2015, anno internazionale dei suoli. Ma in Italia il disegno di legge per tutelarli è bloccato da tre anni con il rischio di utilizzi a macchia d’olio di terreni per motivi urbanistici. Le prospettive più ottimistiche? “Riprenderlo a gennaio dopo l’approvazione della legge di stabilità, se non vengono posti nuovi blocchi – ha anticipato a L’Informatore Agrario Mario Catania, fautore nel 2012 della “Legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo”, ad oggi ancora al vaglio della Camera. Tra i punti forti rientrano il divieto quinquennale di mutamento di destinazione d’uso, previsto per tutte le aree coltivate e disposizioni transitorie che vietano per tre anni il consumo di nuovo suolo, a eccezione di quello necessario per i lavori già previsti dai piani regolatori”.
In base a dati Cnr ogni giorno 55 ettari di terreno vengono “impermeabilizzati” dalla cementificazione e quasi il 21% del territorio italiano è a rischio desertificazione. Fame di suolo nella nostra Penisola spesso si scontra insomma con fame di nuovi terreni per l’edilizia. “Occorre invece cambiare prospettiva e indirizzare l’edilizia verso il riuso e la riqualificazione delle aree degradate e già costruite, anziché verso l’occupazione di aree prive di edificazione, come indirizza la proposta di legge” spiega Catania, presidente della Commissione anticontraffazione. Filiera del cemento e resistenze politiche permettendo. “Non dimentichiamo che in Italia si continua a occupare suolo agricolo con nuove costruzioni al posto di valorizzare un gran numero di immobili invenduti o inutilizzati” aggiunge Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario.
Un problema non solo europeo. Il consumo irrazionale di suolo legato all’espansione del settore edilizio non è però un problema solo nazionale. Tra il 1997 e il 2012 l’Europa, il continente più urbanizzato del mondo, ha perso una superficie di terra coltivabile pari all’estensione di Cipro, cioè abbastanza per produrre pane per la Germania per un anno. A livello legislativo l’Europa, rispetto all’Italia, è penalizzata non da un blocco ma da un dietrofront normativo: dopo sette anni di dibattito inconcludente, il 30 aprile 2014 la Commissione Europea ha ritirato la sua proposta di direttiva quadro sulla gestione dei suoli. Il motivo – paradossale? Nonostante contenesse misure contro la cementificazione e l’impermeabilizzazione dei terreni, i primi ad attaccare il progetto sono stati gli agricoltori, contrari a nuove pratiche burocratiche. Tradotto in business: gli imprenditori rurali si sono sorprendentemente dimostrati più disposti a perdere la risorsa strategica del loro core business che non a compilare i documenti utili per evitarlo.
Fonte: Servizio Stampa Edizioni L’Informatore Agrario
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