
da sx Marco Vecchiato e Fabrizio Stelluto
(di Marina Meneguzzi) Influenzati dalla piacevolezza dei sentori, solitamente non si pensa al profumo come ad una sostanza inquinante. A rendercene più consapevoli, è stato Marco Vecchiato, giovane laureato in Scienze Ambientali e ricercatore all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha effettuato uno studio sull’inquinamento da profumi nella laguna veneziana, presentato ai soci Argav lo scorso settembre al circolo Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd), nel consueto appuntamento di fine mese moderato dal presidente Fabrizio Stelluto (nella foto a sx insieme a Vecchiato).
Una quantità enorme di fragranze. Alla base della ricerca, il desiderio di Vecchiato di analizzare gli inquinanti emergenti, costituiti dai prodotti per la cura personale – saponi, cosmetici, profumi, shampoo, ecc. – usati in quantità massive ogni giorno (in Italia, utilizziamo 12,6 kg di cosmetici pro capite l’anno, contro i 10 kg usati in media in Europa) e composti da una molteplicità di fragranze sintetiche (ne esistono oltre 10 mila), impiegate in quantità diverse a seconda dei prodotti, ma di cui sono ancora ignoti gli effetti nell’ambiente, in cui vengono immesse attraverso le acque di scarico. Essendo Venezia priva di un sistema fognario adeguato alla raccolta delle acque reflue, una larga parte di queste sostanze viene riversata dapprima nei canali urbani interni e poi, da qui, può venire trasportata fino alle aree più esterne della laguna.
Sostante naturali e chimiche. Vecchiato ha selezionato 17 sostanze da analizzare, scegliendole in base a caratteristiche, stabilità e persistenza. Tra queste, vi sono alcuni composti salicilati (in chimica organica, nome generico dei sali e degli esteri dell’acido salicilico, al mondo ne esistono migliaia, molti dei quali di origine naturale). Vecchiato ci ha riferito che il loro impiego è in netto aumento, ad esempio la produzione mondiale di benzil salicilato (usato nella preparazione di aromi e profumi di genere comune), è passata da 5.700 t l’anno nel 2000 alle 8.500 t nel 2010.
Le analisi effettuate da Vecchiato hanno rivelato alte concentrazioni di profumi salicilati, specie nei canali interni della laguna, ma anche in quelli esterni, rivelando quindi un’alta persistenza di queste sostanze. Quando la marea è bassa, aumentano peraltro le concentrazioni, arrivando ad essere 500 volte superiori che in laguna aperta. Accertata la presenza di queste sostanze nelle acque della laguna veneziana, il passo successivo sarà quello di capire le conseguenze, e cioé se queste si sedimentano, si disperdono nell’aria o se vengono assorbite dalla fauna ittica. Alle prossime ricerche, dunque l’ardua sentenza.
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