(di Marina Meneguzzi, vicepresidente Argav) In uno degli ultimi incontri organizzati da Argav in collaborazione con Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), abbiamo incontrato Giancarlo Ferron che, oltre a fare il guardiacaccia sui colli Berici, nel Vicentino, è uno dei più apprezzati scrittori italiani di montagna. L’ultima sua pubblicazione s’intitola “Lo sguardo del lupo” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine), romanzo che racconta di una montagna abitata dai lupi, di una ragazza e di un uomo che riscoprono assieme la Natura selvaggia.
La Natura ritorna in possesso della montagna. Ferron ha raccontato di salire le Prealpi vicentine ogni giorno, per lavoro e per passione, montagne che sono sempre più abbandonate dall’uomo e che per questo, vengono occupate nuovamente dalla Natura. Negli ambienti montani c’è quindi maggiore presenza di biodiversità, fattore positivo da un lato, e sono ritornati animali come il capriolo, il camoscio e il cervo (mufloni e cinghiali sono stati invece introdotti dall’uomo). Insieme a loro, però, sono arrivati, in modo naturale, i grandi predatori, orsi e lupo. Per quanto riguarda quest’ultimo, Ferron ha ricordato che negli anni ’70 del secolo scorso il lupo, oggi protetto a livello internazionale, era presente nel Centro-Sud Italia in 100/200 esemplari e che da allora, non è in espansione lungo la Penisola, mentre lo è nel versante alpino, perché i lupi non sono stanziali, amano spostarsi. A confermarlo, l’esempio dell’esemplare maschio che ha percorso 1800 chilometri dalla Slovenia per incontrarsi con una femmina di lupo appenninica in Lessinia, dando origine al branco presente nella montagna veronese.
Lupo, un pericolo per l’uomo? Ferron ha anche riportato alcune cifre: nel periodo 1984-2009, 32 persone sono state uccise da cani domestici, non ha però nessuna notizia di un uomo ferito da un lupo. Anche per quanto riguarda i danni da fauna selvatica (rimborsati agli allevatori al 100 per cento), le cifre parlano chiaro: nel periodo 1999-2002, il 18 per cento di questi sono stati causati dal lupo, il 72 per cento sono stati invece provocati dai cinghiali.
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