“Il Veneto ha deciso di applicare i limiti più drastici esistenti al mondo – più di quelli nazionali, della Germania, della Svezia, e di quelli del New Jersey -, rispetto all’inquinamento dell’acqua potabile da sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas). La nostra Regione sarà l’unica d’Italia, tra le varie coinvolte, checchè ne dicano i Ministeri, ad avere suoi limiti volti alla difesa della salute dei cittadini. E’ una decisione ufficiale accompagnata da un’informativa. Gli atti conseguenti seguiranno nelle prossime ore, indietro non si torna”. Ad ufficializzare la decisione di imporre limiti molto stringenti alla presenza nelle acque potabili di queste sostanze inquinanti è stato lo scorso 25 settembre il Presidente della Regione, affiancato dagli Assessori all’Ambiente e alla Sanità e dal Direttore Generale di Arpav Nicola Dell’Acqua, nella sua veste di coordinatore della Commissione Tecnica Ambiente, che dallo scorso 13 giugno ha assorbito le competenze della Commissione Tecnica Pfas.
I nuovi limiti-obiettivo. “Imponiamo un filtraggio dell’acqua molto aggressivo che i Consorzi Acquedottistici dovranno applicare. Sono tutte strutture pubbliche e per questo stanzieremo i fondi necessari per coprire i costi, che calcoliamo in circa un milione di euro all’anno per installare i nuovi filtri e sostituirli quando sarà necessario. Soldi pubblici, che naturalmente chiederemo indietro a chi verrà condannato per l’inquinamento, secondo il principio del chi inquina paga”, ha aggiunto il Governatore. I nuovi limiti-obbiettivo indicano per tutto il territorio veneto, come limite guida tendenziale, 90 nanogrammi per litro, intesi come somma di Pfoa e Pfos, considerando il limite di 30 nanogrammi per litro come concentrazione massima di Pfos. Nei Comuni più colpiti, quelli nella cosiddetta “zona rossa” con oltre 200 mila abitanti nelle province di Vicenza, Verona e, in parte minore, Padova, viene fissato un limite-obbiettivo di performance per i Pfoa che non superi i 40 nanogrammi per litro. Per il “principio di precauzione” viene anche abbassata a 300 nanogrammi per litro la somma degli altri Pfas “a catena corta” (quindi ad esclusione di Pfos e Pfoa), anche se ancora nessun Paese al mondo ha posto questo limite specifico.
Chiesto lo Stato di Emergenza. Con una lettera inviata in data 19 settembre 2017 al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e ai Ministri della Salute Beatrice Lorenzin e dell’Ambiente Gianluca Galletti, (il giorno successivo alla nota del Dipartimento Prevenzione del Ministero della Salute che respingeva la richiesta della Regione Veneto di fissare limiti nazionali per l’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche), il Presidente della Regione Veneto ha chiesto formalmente la deliberazione dello Stato di Emergenza, con poteri che implicano la gestione della situazione in forma commissariale. Nella lettera, il Presidente fa riferimento al “Documento di Sintesi Settembre 2016 – Giugno/Settembre 2017” sulla “Contaminazione da Sostanze Perfluoro Alchiliche”, dal quale risulta di tutta evidenza “che la situazione che si è delineata dai dati recentemente acquisiti, può essere affrontata solo con mezzi e poteri straordinari”.
Screening sulla popolazione, probabili anche nelle zone limitrofe a quella “rossa”. Rispondendo alle domande dei giornalisti, l’Assessore alla Sanità ha detto che “gli screening sul sangue delle persone proseguono regolarmente” e che “seguendo un principio di gradualità del rischio, potrebbero essere allargati anche alla zona contermine a quella rossa, alle persone in età pediatrica e agli anziani per un totale di esaminati di circa 350 mila persone”.
Ministero dell’Ambiente: “Ogni Regione può fissare in autonomia valori limite, già previsto dal Codice ambientale”. Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, ha affermato: “Oggi in Italia ci sono standard di qualità ambientale per le acque superficiali e sotterranee che includono – primi in Europa- anche i PFAS. Come dice inequivocabilmente il Codice ambientale all’articolo 101, la Regione nell’esercizio della sua autonomia può, tenendo conto degli scarichi massimi assimilabili, definire valori limite anche diversi. In sostanza – chiarisce il ministro – spetta alla Regione creare le condizioni di maggior tutela per il proprio territorio, conciliandole con le esigenze di sviluppo e armonizzandole alla legislazione europea e nazionale”. “Per aiutarla in questo lavoro – aggiunge Galletti – il ministero coordina ormai da un anno un gruppo tecnico in cui i rappresentanti della Regione Veneto e ARPAV possono confrontarsi sulle migliori pratiche disponibili e sulle soluzioni con i rappresentanti del mondo scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità, di Ispra e di Irsa-Cnr, oltre che con i nostri tecnici. Abbiamo messo a disposizione fondi statali per le infrastrutture e l’approvvigionamento idrico di acqua non contaminata per la Regione Veneto. E’ proprio di pochi giorni fa il decreto che sblocca gli ulteriori 80 milioni promessi nell’ambito dei Fondi Sviluppo e Coesione, assieme agli altri 23 già disponibili (10 milioni circa per il distretto conciario e per gli interventi di corretta gestione dei fanghi e 13 sulle fognature e depurazione in un’area molto complessa per la concentrazione di Pfas). Per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti con sostanze chimiche che è disciplinata dal regolamento europeo Reach, l’Italia ha sostenuto in ogni sede la linea restrittiva dei composti Pfas: questa è stata approvata sulla più rilevante delle sostanze, il Pfoa, presente in abbigliamento come nei prodotti alimentari. Ciò vuol dire – chiude Galletti – che entro tre anni prodotti e articoli contenenti limiti superiori a quelli indicati non potranno essere più in commercio”.
Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto/Ministero dell’Ambiente
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