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Emissioni gas a effetto serra, la Corte dei conti europea avvisa l’Ue: “Occorre raddoppiare gli sforzi per ottenere i risultati prefissati”

Per il 2071‑2100, il clima dell’Europa sarà significativamente diverso da quello del periodo 1961‑1990, con un aumento della temperatura di 2°C rispetto ai livelli preindustriali. L’aumento di 2°C previsto da questo scenario è una media globale: anche se sarà realizzato, in alcune regioni l’aumento delle temperature sarà di gran lunga superiore ai 2°C.

Alla fine del secolo, il clima dell’Europa sarà ben diverso. Ad esempio, per il 2071‑2100, in alcune zone della Scandinavia le temperature invernali potrebbero aumentare in media di 5-8°C rispetto a quelle del periodo 1961‑1990. In estate, in gran parte della Spagna e nella Scandinavia settentrionale le temperature potrebbero aumentare in media di 3-4°C. Per il 2071‑2100, le precipitazioni invernali potrebbero aumentare di oltre il 25% in alcune parti dell’Europa centrale rispetto a quelle del periodo 1961‑1990. I livelli delle precipitazioni estive potrebbero diminuire di oltre il 50% in buona parte delle coste mediterranee dell’UE.

Tagliare le emissioni di gas a effetto serra. Secondo una nuova analisi panoramica pubblicata dalla Corte dei conti europea sull’azione dell’UE in materia di energia e cambiamenti climatici, è essenziale intraprendere interventi efficaci per affrontare quest’ultimi.  Secondo la Corte, la produzione di energia da combustibili fossili e l’uso di energia da parte dei trasporti, dell’industria, dei nuclei familiari e dell’agricoltura sono responsabili complessivamente del 79% delle emissioni di gas a effetto serra nell’UE. Molte di queste questioni possono essere affrontate al meglio se gli Stati membri collaborano tra loro e se a dette questioni viene attribuita alta priorità nel programma di lavoro dell’UE. L’UE deve tagliare le emissioni di gas a effetto serra ed anche adattarsi ai cambiamenti climatici. Le proiezioni attuali indicano la necessità di realizzare ulteriori progressi nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per conseguire gli obiettivi stabiliti per il 2030 e il 2050. Per l’UE e gli Stati membri sarà anche una grande sfida anticipare e pianificare correttamente l’adattamento, in modo da ridurre la necessità di reagire agli eventi, adottando azioni tardive che comporterebbero maggiori costi”, ha dichiarato Phil Wynn Owen, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione.

Mercato interno Ue dell’energia ancora da realizzare. Nel settore energetico, afferma la Corte, una parte importante dell’azione dell’UE consiste nella creazione di un mercato interno che consenta il libero flusso e il commercio senza frontiere di gas e di energia elettrica in tutta l’UE. Il mercato interno dell’energia mira a realizzare gli obiettivi della politica energetica dell’UE, ossia un approvvigionamento energetico sicuro, sostenibile, competitivo e a prezzi accessibili con un soddisfacente rapporto costi-efficacia. Nonostante i notevoli progressi in alcune regioni dell’UE, questo mercato interno dell’energia non è stato ancora realizzato.

Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, la maggior parte delle azioni dell’UE si focalizzano sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. L’UE ha stabilito target di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 20% entro il 2020 e del 40% entro il 2030. Entro il 2050, l’UE intende ridurre le emissioni di gas a effetto serra nell’UE dell’80%-95% rispetto al 1990. Gli approcci alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra variano da un settore all’altro. Con il proprio sistema di scambio di quote di emissioni, l’UE ha stabilito un limite alle emissioni totali prodotte da alcuni settori dell’approvvigionamento energetico, industrie ad alta intensità energetica e voli interni al SEE. Con l’istituzione di un mercato per le quote di emissioni, ha stabilito un “prezzo” per il carbonio. In altri settori ha scelto di tagliare le emissioni, introducendo target di riduzione vincolanti per ciascuno Stato membro.

Risultati non sicuri se non saranno incentivate le misure di riduzione. I target e gli obiettivi dell’UE per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 e il 2050 non verranno raggiunti se non vi sarà un maggiore e significativo impegno in tal senso, afferma la Corte, e tutti i settori economici dovranno contribuire. Per raggiungere i target per il 2030, nel prossimo decennio occorrerà aumentare del 50% gli sforzi annualmente compiuti per ridurre le emissioni. Il cambiamento più significativo, tuttavia, sarà richiesto dopo il 2030, quando il tasso di riduzione delle emissioni dovrà superare i livelli storici di tre o quattro volte per raggiungere l’obiettivo fissato per il 2050.

Interventi ancora non obbligatori. La strategia di adattamento dell’UE del 2013 incoraggia gli Stati membri ad agire, ma non rende obbligatori gli interventi. Gli auditor della Corte hanno consultato 269 relazioni di audit stilate dall’UE e dagli Stati membri. Nel settore dell’energia, nonostante la crescita delle energie rinnovabili e la riduzione del loro costo a livello mondiale, gli audit hanno rilevato un insoddisfacente rapporto costi-efficacia e ostacoli agli investimenti. Gli audit sull’efficienza energetica hanno costantemente individuato problemi nel rapporto costi/efficacia degli interventi. Nel campo dell’energia nucleare, gli audit hanno riscontrato significativi ritardi e aumenti dei costi. Gli audit hanno mostrato inoltre che il passaggio a trasporti a basse emissioni di carbonio non sta progredendo a sufficienza. Per quanto riguarda l’adattamento ai cambiamenti climatici, gli audit sono stati incentrati soprattutto sulle alluvioni. In questo caso, gli auditor hanno riscontrato problemi relativi alla prevenzione, alla protezione e alla risposta alle alluvioni.

Sette sfide principali. Fino ad oggi, il lavoro di audit ha riguardato in misura limitata alcuni settori fondamentali, quali l’adattamento ai cambiamenti climatici, gli inventari nazionali e UE dei gas a effetto serra, le emissioni del trasporto su strada e quelle dell’agricoltura. L’analisi panoramica della Corte individua sette principali sfide: governance dell’energia e dei cambiamenti climatici, elaborazione e attuazione delle politiche sulla base di dati concreti, transizione energetica, efficace utilizzo di ricerca e innovazione, pianificazione e gestione dell’adattamento, finanziamento, coinvolgimento dei cittadini dell’UE.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei conti europea

 

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