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Siccità inverno 2019, mancanza di neve e riserve d’acqua sotto la media: in Veneto la scarsità d’acqua desta attenzione

Niente allarmismi ma la scarsità di precipitazioni che sta caratterizzando questo primo mese d’inverno ha comportato un abbassamento dei livelli d’acqua dei fiumi veneti che comincia a destare attenzione”, ad affermarlo è Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica della Regione. “La stagione delle irrigazioni è ancora lontana ma ad oggi la situazione generale è vicina a quella registrata nel 2017, l’anno più siccitoso degli ultimi due secoli“.

Mancanza di pioggia e impoverimento risorse nivali. Romano commenta così i dati emersi nella prima riunione dell’anno, svoltasi nei giorni scorsi, dell’Osservatorio delle Risorse Idriche, che riunisce Autorità di Bacino Distrettuale Alpi Orientali, Arpa di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino e le Anbi del Nord Est (i Consorzi di Bonifica), e che rappresenta lo strumento ufficiale di analisi e gestione delle crisi idriche. Non solo mancanza di piogge dunque, a influire sulle portate dei corsi d’acqua è anche il generale impoverimento delle riserve nivali delle montagne del Veneto e del Trentino. Il manto nevoso, del tutto assente sotto i 1.500 metri raggiunge livelli coerenti con le medie stagionali solo a partire da quota 1.700. In Veneto il serbatoio nivale del bacino del Piave equivale attualmente a 80 milioni di metri cubi d’acqua, valori al di sotto della media seppur non di molto.

Sostanzialmente nella media è la risorsa idrica invasata nei laghi trentini, che contribuisce in maniera fondamentale alla portata dell’Adige e in parte del Brenta. L’invaso di Santa Giustina, il più importate per capienza, è al 70%, sostanzialmente in linea con la media del periodo. In linea con la media stagionale è anche il lago di Forte Buso, al 50% della sua capacità, mentre un po’ sotto alla media è l’invaso di Stramentizzo, in questi giorni pieno al 30%.

In Veneto i laghi del Bacino del Piave (Santa Croce il più importante) sono al 60% della capacità d’invaso, un po’ meno rispetto alla media del periodo. L’Invaso del Corlo, che alimenta il Brenta, desta la maggiore attenzione. Al 60% della propria capacità d’invaso segna di fatto un – 25% rispetto alla media del periodo. Sono infine nella media, grazie alle precipitazioni dello scorso autunno, i valori delle falde acquifere. “E’ evidente che stiamo risentendo dei cambiamenti climatici in atto, con situazioni che appaiono surreali: si pensi che siamo passati dall’emergenza alluvionale ad una situazione di quasi siccità in appena due mesi .È necessario che lo Stato investa maggiori risorse sugli invasi e sull’efficientamento della rete irrigua e che al contempo velocizzi la burocrazia per aprire i cantieri delle opere già finanziate nel Piano Invasi”, ha concluso Romano.

Fonte: Servizio Stampa Anbi Veneto

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