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Grazie al programma Life, reintrodotto in Europa l’ibis eremita, che a dicembre 2020 ha fatto tappa per un mese a Borgo Valsugana (TN)

Agada a Borgo Valsugana foto Sabrina Giotto

(di Giancarlo Orsingher, socio Argav) A sua insaputa “Agada”, l’ibis eremita che per tutto il mese di dicembre ha stazionato a Borgo Valsugana (TN), è diventata una star dei media. E questo grazie a una piccola-grande fotografa del capoluogo della Valsugana, Sabrina Giotto, la quindicenne che accomunando la passione per la fotografia con quella per la natura e gli animali, è riuscita a fotografare questo strano uccello nel pieno della nevicata dell’8-9 dicembre scorsi.

Ma procediamo con ordine. Chi è Agada? E’ un esemplare di ibis eremita (Geronticus eremita), una specie di uccelli migratori dell’ordine dei pelicaniformi, diffusa nei secoli passati in Europa ma poi andata progressivamente a scomparire fino all’estinzione totale nel corso del XVII secolo a causa della pressione venatoria. Due distinte popolazioni hanno però continuato a vivere in Marocco e in Siria-Turchia.

Nel 2014 il progetto europeo “Reason for Hope”, finanziato dal programma LIFE e coordinato dall’associazione austriaca “Förderverein Waldrappteam”, si è posto l’obiettivo di reintrodurre questa specie migratrice sulla sua area di origine, ristabilendo la rotta migratoria dei volatili dai quartieri riproduttivi in Germania e Austria all’area di svernamento in Toscana.

In natura i giovani ibis apprendono la rotta migratoria seguendo i genitori, così è stato messo a punto un programma specifico per fare in modo che gli uccelli possano seguire in volo degli esseri umani. Grazie all’imprinting, ovvero l’attaccamento che si sviluppa tra i piccoli di alcune specie animali e la prima figura che vedono dopo la nascita, le figure umane sono diventate dei veri e propri genitori adottivi, in grado di condurre gli uccelli una volta adulti nella migrazione, accompagnandoli con un ultraleggero. Il viaggio inizia dalle due aree di riproduzione di Burghausen, in Germania, e Kuchl, in Austria, fino alla Laguna di Orbetello. Gli individui apprendono in questo modo la rotta migratoria potendo in primavera tornare autonomamente nelle aree di riproduzione. E così gli ibis eremita possono costituire una popolazione selvatica in grado di migrare autonomamente tra i quartieri riproduttivi a nord e l’area di svernamento a sud.

Agada è uno dei 165 esemplari di ibis eremita che attualmente fanno parte della popolazione europea reintrodotta con il progetto LIFE; a questi vanno aggiunti un’altra sessantina di soggetti che formano una colonia stanziale nella zona di Cadice, nei pressi dello stretto di Gibilterra, introdotti con un progetto spagnolo. Ciascuno dei 165 ibis dell’iniziativa “Reason for Hope” è monitorato costantemente tramite dei chip che portano sul dorso ed è grazie a questo accorgimento che possiamo dire che il “nostro” ibis è proprio “Agada”. Tra l’altro ce lo dice anche la App “Animal tracker” che registra praticamente in tempo reale la presenza nel mondo di questi volatili e di altre specie.

Agada foto Dino Pianezzola

Ma come mai Agada si è fermata per settimane in Valsugana? Fino a inizio novembre si trovava in val di Fiemme, prima all’interno di uno stormo di otto esemplari e poi in compagnia del solo “Grignolino” con il quale si è diretta verso Valdagno, dove i due uccelli sono rimasti per alcuni giorni attorno al 20 novembre. Poi “Grignolino” ha preso la direzione sud, mentre Agada forse ha perso l’orientamento arrivando così a Borgo; trattandosi di un esemplare giovane, di appena due anni, la cosa ci sta. Tra l’altro le temperature  di dicembre non sono state particolarmente rigide in Valsugana, per cui è sicuramente riuscita a trovare cibo con una certa facilità, scegliendo fra i numerosi animali di cui si nutre, come insetti, aracnidi, scorpioni, lombrichi, lumache e vertebrati quali i pesci, anfibi, lucertole e serpenti, piccoli roditori e piccoli uccelli, vivi o morti; oppure bacche, germogli, e rizomi di piante acquatiche di cui pure la specie va ghiotta.

La forte nevicata del 28 dicembre e il successivo abbassamento delle temperature hanno finalmente convinto Agada a prendere la via del sud e infatti l’app “Animal tracker” la segnalava alla periferia di Bassano del Grappa nella serata dicembre. Non era comunque scontata la sua migrazione verso il meridione perché, come ci dicono gli esperti, il cambiamento climatico in atto sta spostando verso nord le aree di svernamento di alcuni esemplari. Come detto Agada è salita agli onori della cronaca grazie alle due passioni di Sabrina Giotto: gli animali e la fotografia. Soggetti preferiti della quindicenne di Borgo Valsugana, che frequenta la classe II del Liceo per le Scienze umane, indirizzo socio economico, sono spesso il fedele cane Sheila e gli animali e la natura in genere, con la caccia fotografica che la porta anche a fare incontri a sorpresa, come è stato appunto quello con Agada. Sogno di Sabrina sarebbe fare diventare un lavoro quello che per ora è un hobby giovanile.   Le fotografie che ha scattato e che la Rete di Riserva del fiume Brenta ha postato sulla propria pagina Facebook hanno riscosso apprezzamento nel mondo dei “navigatori” attirando anche l’attenzione della giornalista Tatiana Marras che ne ha fatto un bell’articolo su  montagna.tv, il sito specializzato su montagna e alpinismo e rilanciando la notizia anche sui social di “Meridiani montagne”. Proprio dall’articolo di Tatiana Marras apprendiamo che nel corso del progetto “Reason for Hope” è già successo di imbattersi in ibis eremita che non seguano la rotta e i tempi dettati dalle migrazioni; “Idefix”, ad esempio è stato un ibis che aveva la chiara tendenza ad… andare contromano. Per ben 5 stagioni riproduttive ha scelto per le sue “vacanze estive” il Gargano, trascorrendo il suo tempo tra Manfredonia e Peschici. Prima di tornare, con tempismo perfetto, a Orbetello mentre i suoi conspecifici rientravano dalla Baviera. Una storia simpatica che purtroppo non si ripeterà. Nell’estate 2020 Idefix, a pochi chilometri ormai da Orbetello, deve aver affrontato un qualche imprevisto che lo ha portato a tornare indietro, dirigendosi verso l’Aquila. Il suo segnale Gps si è interrotto il 30 luglio e la sua carcassa è stata ritrovata cinque giorni più tardi, a una quota di 1.600 metri, dopo essere stato forse predato da un’aquila.

La predazione da parte di uccelli rapaci, la caccia illegale e anche il disturbo da parte della popolazione, soprattutto nei luoghi di deposizione delle uova, sono tra i fattori che possono rendere più difficile la reintroduzione di questo interessante volatile. E’ per questo che Dino Pianezzola, membro veneto del team di “Bentornato ibis”, che monitora quotidianamente Agada, raccomanda di avvicinarsi il meno possibile al volatile, cercando di non disturbarlo. Buon viaggio Agada!

Fonte: L’articolo del collega è stato pubblicato in precedenza su Il Cinque

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