
(di Marina Meneguzzi, consigliere Argav) “Stralunato come deve essere uno scienziato, ma determinato come un dirigente. Mai stanco di ricercare, ha portato originali tasselli al mosaico della conoscenza umana. Fedele al motto “Nemo propheta in patria” è diventato entomologo di fama internazionale. Eclettico comunicatore spiega da anni la necessità di non forzare la natura, incapace di accettare che lo capiscano più gli insetti degli uomini. Onorati ed orgogliosi di conoscerlo, gli attribuiamo il Premio Argav 2024 nella speranza che i suoi costanti appelli per pratiche agronomiche e stili di vita più sostenibili trovino il maggiore ascolto possibile”. Così, il presidente Argav Fabrizio Stelluto ha motivato l’assegnazione dell’edizione 2024 del Premio Argav, che ricordiamo premia esponenti veneti o trentini, oppure altrove nati, che abbiano positivamente illustrato le terre cui fa riferimento la nostra associazione, a Lorenzo Furlan, nato a Valdobbiadene (Treviso) nel 1961 e cresciuto a San Donà di Piave (Venezia), laureato in Scienze Agrarie a Padova.
E le ricerche sul mondo degli insetti posizionano il ricercatore ed entomologo, nonché dirigente all’Innovazione e Sperimentazione a Legnaro (Padova) di Veneto Agricoltura, nel ristretto elenco degli scienziati mondiali più importanti del settore.
La specie da cui ha iniziato la sua carriera di scienziato è quella degli elateridi, una famiglia di coleotteri che negli anni Ottanta del secolo scorso non erano ancora stati classificati, chiamati dai contadini Ferretti o “picoi feri”, in quanto sono lunghi e stretti e sembrano dei piccoli chiodi. Piccoli ma micidiali, perché possono distruggere intere coltivazioni di mais, girasole, barbabietola, colza, ma anche orticole come la lattuga, il radicchio, la patata e il pomodoro.
I suoi studi, fatti nel laboratorio costruito nel garage di casa (in linea con i fondatori di Google, Amazon, Apple, tanto per citare i colossi americani originati nello stesso modo) e con l’aiuto concreto della mamma, che nutriva gli insetti mane e sera, sono stati i primi in materia. Ad aiutarlo via via diverse persone: dal professor Giuseppe Platia di Gatteo (Forlì-Cesena) che gli ha insegnato il metodo di allevamento per gli insetti in questione, all’ingegner Biasio, direttore al tempo della ricerca della De’ Longhi, che lo ha aiutato trasformando un forno a microonde in una cella colturale, dai sigg. Sandrin e Redolfi, titolari dell’azienda Rosa Meccanica di Pordenone, specializzata nella produzione di materiale plastico, che lo hanno aiutato a fare gli stampi resistenti per le trappole (e che oggi vende in tutto il mondo) ad altri scienziati stranieri, un ungherese, un russo e un tedesco, che lo hanno aiutato a costruire le trappole. Alla fine, il suo metodo – classificazione, biologia, monitoraggio, trappole – è usato in tutto il mondo.
Mai domo, per concludere la carriera vorrebbe arrivare a fare una tabella della suscettibilità delle colture agli elateridi, ponendo come unità di riferimento le soglie di danno individuate per il mais. A Veneto Agricoltura, il suo gruppo di ricerca sta sperimentando scenari di agricoltura del futuro, provata dai cambiamenti climatici, che consentano di aumentare la sostanza organica dei terreni, ripristinare una buona biodiversità e ridurre il ricorso ai fitofarmaci (vedi video sottostante)=. Questo a beneficio dell’ambiente e di tutte le specie viventi. Anche gli insetti, tra cui gl iimpollinatori selvatici così utili al ciclo vitale del creato, non se la passano molto bene, nonostante la riduzione dei fitofarmaci più pericolosi.
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