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A Venezia, un “fast food della salute” che serve verdure e frutta in coppa come un gelato

Ha l’aria di una gelateria, in realtà è un “boutique” di frutta e verdura freschissime, quasi solo di stagione, che vengono servite in coppette allegre proprio come avviene con il gelato. Al posto del cucchiaino forchette e tovaglioli. Le vaschette si possono consumare sul posto, passeggiando o si possono portare via. Il negozio si chiama “Maquva”, è stato aperto da poco ed è un esempio di “Fruits & veggies boutique” che sta suscitando grande curiosità ed interesse.

Il locale si trova a Venezia, vicino a Piazzale Roma, nei pressi dei Tre Ponti, punto di grande passaggio nonché zona universitaria e rappresenta un’ottima opportunità di educazione al gusto e d’invito ai giovani a mangiare verdura e frutta. E’ anche un modo di fare una colazione rapida, genuina, leggera, salutare e dietetica, particolarmente adatta nei mesi estivi, anche se frutta e verdura fanno sempre bene! Le insalate sono servite scondite: chi le consuma sul posto si serve degli ingredienti messi a disposizione nel locale; chi invece acquista per l’asporto può chiedere che siano condite. Verdura e frutta, pronte per essere servite, sono sposte in vaschette allineate sul bancone e negli scaffali.

Amministratore di Maquva è Luciano Quaggio, alle spalle una lunga esperienza nel settore orticolo: oltre a gestire l’azienda “Quaggio”, una bella realtà a Campagna Lupia, in provincia di Venezia, è presidente del Consorzio “Freschissimi”, che associa una trentina di aziende. “Siamo soddisfatti – racconta Quaggio – il negozio è molto frequentato e piace molto sia ai veneziani che ai turisti. Abbiamo cercato di curare bene il design e l’arredo: un ambiente fresco, gioioso, moderno, intonato con i prodotti serviti. Chi entra lo trova bello e si sente a suo agio. E’ il caso di sottolineare che non è un negozio per vegetariani, ma per tutti coloro che vogliono mangiare bene, leggero e in maniera equilibrata”. Oltre a frutta e verdura, nel locale, aperto dalle 8 alle 20, sono disponibili altri prodotti della terra, tutti rigorosamente selezionati. L’esperienza è assolutamente nuova in Italia: analoghe iniziative si trovano in America e rientrano nel modello “Healthy fast food”, i fast food della salute,  dove si mangia sano e genuino

(fonte OPO Veneto)


Ehi ragazzi!

Risotto al petto di fagianella e verdure, Trattoria Brunello di Scandolara, Zero Branco (TV)

Da oggi, venerdì 3 giugno 2011, inauguriamo una nuova rubrica di servizio per i nostri lettori, si chiama “Ehi ragazzi!” e raccoglierà contributi e segnalazioni in merito a posti di ristoro  – agriturismi, osterie, trattorie, ristoranti – “testati” dai soci ARGAV e accomunati da un unico fattore: l’offerta di un buon rapporto qualità/prezzo. Una volta pubblicate, le notizie saranno “archiviate” nella sezione omonima che sarà visibile on line sul nostro sito in alternanza alla rubrica “Agricultura in scena”.

Franca, chef Trattoria Brunello di Scandolara-Zero Branco (TV)

(contributo del socio ARGAV Marina Meneguzzi). Ehi ragazzi, se amate i risotti, c’è un locale in quel di Scandolara, frazione di Zero Branco (TV) che ne serve di buonissimi. Si tratta della Trattoria Brunello (tel. 0422.345106), da sempre luogo di ritrovo del paese e dunque, volutamente, rimasto un locale semplice nell’aspetto.

La specialità della casa è il risotto al petto di fagianella e verdure, (per il riso, rigorosamente il vicentino vialone nano di Grumolo delle Abbadesse), preparato con assoluta maestria dalla “chef de cuisine” Franca Cazzaro, mamma di Andrea Brunello, giovane patron del locale che, dopo esperienze in ristoranti quotati, ha deciso di “giocare in casa” puntando sulla qualità e su un’offerta culinaria mai banale.

Andrea Brunello, patron della Trattoria Brunello, Scandolara-Zero Branco (TV)

Pietanze davvero sorprendenti. Dagli antipasti (il prosciutto di Sauris con asparagi gratinati al forno era davvero delizioso) ai primi (oltre al risotto, da provare anche la sopa coada, la tipica ministra a base di piccione), dai secondi (il loro fiore all’occhiello è la cacciagione) ai dolci (il millefoglie con crema Chantilly e fragoline fresche era da applauso), tutto sorprende per la bontà dei sapori e degli accostamenti. Quanto al vino, grande passione di Andrea, si può scegliere fra 300 etichette nazionali ed estere. Il locale è chiuso il lunedì, in sala ha posto per 50 coperti, prezzi con ricarichi onesti vista la qualità offerta, con menu completo a 40 euro vini inclusi.

Da fine marzo a metà maggio 2011, tra le terre del Piave e del Sile “germoglia” l’Asparago Igp

Asparago bianco di Cimaldolmo IGP

Con l’arrivo della nuova stagione gli asparagi si candidano a diventare i ”re della cucina” veneta. Nella Marca trevigiana (ma un evento è previsto anche nel veneziano) da fine marzo a meta’ maggio 2011 andra’ in scena la quarta edizione della rassegna denominata ”Germogli di primavera – Andar per mostre dell’asparago Igp tra le terre del Piave e del Sile: 9 grandi eventi, da conoscere, vivere e degustare”. La rassegna, patrocinata da enti e amministrazioni locali, ha come obiettivo la valorizzazione di uno dei prodotti della terra veneta piu’ ricercati e apprezzati in assoluto.

Si comincera’ da Quinto di Treviso, dove dal 24 al 27 marzo e’ prevista la mostra intitolata ”Colori e Sapori di Primavera”. Nel mese di aprile l’11 a Zero Branco, si terra’ la 15/ma edizione della Mostra dell’Asparago, mentre domenica 17 e’ previsto un doppio appuntamento: a San Polo di Piave ”Gemme d’Aprile” e a Vazzola ”Primavera di Vino in Borgo Malanotte” con la Mostra dell’Asparago bianco di Cimadolmo; nella frazione Badoere di Morgano, per due settimane, dal 25 aprile all’8 maggio, verra’ proposta la 44/ma Mostra dell’Asparago bianco di Badoere.

Gli ultimi quattro appuntamenti sono in programma a maggio: dal 5 al 15, a Cimadolmo, 36/ma edizione della Mostra dell’Asparago bianco di Cimadolmo Igp; dal 6 al 15 a Scorze’ (Venezia) 35/ma Festa dell’Asparago e della Fragola; a Preganziol, il 14 e il 15, e’ in calendario la Mostra dell’Asparago e delle Erbe spontanee e infine, sempre domenica 15, San Biagio di Callalta ospitera’ la Mostra dell’Asparago.

(fonte Ansa.it).

Ismea, freno tirato per i consumi alimentari nel 2010 (-0,6%)

Segno meno nel 2010 per i consumi alimentari in Italia. Lo rileva  l‘Ismea che su base annua calcola una flessione degli acquisti domestici dello 0,6% in volume, accompagnata da una riduzione dei prezzi dello 0,5%.

Il bilancio negativo riflette, in termini quantitativi, una contrazione della domanda domestica di carni bovine (-4,6% rispetto al 2009), vini (-3,4%), prodotti ittici (-2,9%) e frutta (-1,8%). Al contrario sono aumentati nel 2010 gli acquisti di oli d’oliva (+3,7%), grazie soprattutto agli extravergini, derivati dei cereali (nonostante la flessione di pane e pasta), carni suine e salumi (+0,6%), mentre è emerso un andamento complessivamente stazionario per latte e derivati, ortaggi e carni avicole (bene il pollame, male il tacchino).

Tra i lattiero-caseari crescono gli acquisti di latte e yogurt, mentre segnano il passo i formaggi. Nel comparto ortofrutticolo le rilevazioni dell’Ismea indicano, più in dettaglio, riduzioni per pere, mele, kiwi e banane. E’ proseguito invece il buon andamento degli acquisti di ortaggi di IV gamma (lavati e confezionati), mentre i freschi tradizionali hanno subito complessivamente una battuta d’arresto.

Relativamente ai canali di vendita, iper e supermercati, che concentrano il 70% della spesa alimentare domestica, hanno confermato sostanzialmente i volumi di vendita del 2009. Negativo invece il dato rilevato da Ismea per il dettaglio tradizionale, mentre  liberi servizi e discount hanno segnato entrambi una crescita rispetto al 2009. A livello territoriale, infine, la flessione dei volumi ha riguardato tutte le aree geografiche ad eccezione del Nord-Ovest (+0,4%). Più accentuato il calo degli acquisti nel Mezzogiorno (-1,3% rispetto al 2009), mentre nelle regioni del Centro Italia e del Nord-Est si rilevano riduzioni rispettivamente dello 0,6 e dello 0,3 per cento.

(fonte Ismea)

L’Italia, paese principe della Dieta Mediterranea, è sempre piu’ grassa: uno su tre e’ in sovrappeso

Italia paese pigro, vinto dalle cattive abitudini (fumo, alcol) che diventano quasi ‘normali’ nella percezione comune, e soprattutto un paese grasso. Ogni anno, nel nostro Paese, circa 50.000 decessi vengono attribuiti all’obesità, i cui tassi sono in preoccupante aumento soprattutto tra bambini e adolescenti. Ecco la foto che il Rapporto Osservasalute 2010 scatta anche quest’anno allo stato di salute degli italiani e del Servizio sanitario nazionale.

Nella penisola oltre un terzo della popolazione adulta (35,5%) è in sovrappeso, mentre circa una persona su dieci è obesa; in totale, il 45,4% della popolazione adulta è in eccesso ponderale. Per quanto riguarda i bambini, la quota complessiva di quelli grassi è del 34%, il 2% in meno rispetto al precedente Rapporto. Tra gli otto e i nove anni sovrappeso e obesità riguardano rispettivamente 22,9% e 11,1% dei bambini, con ampia variabilità regionale: dall’11,4% di bimbi in sovrappeso nella PA di Bolzano al 28,3% in Abruzzo; dal 3,5% di piccoli obesi nella PA di Trento al 20,5% in Campania.

Confrontando i dati con quelli dell’anno precedente (Rapporto Osservasalute 2009), si osserva la tendenza all’aumento delle persone in sovrappeso nella maggior parte delle regioni, senza differenze geografiche; una lieve, ma non significativa, diminuzione si riscontra in Campania e Sicilia. Per quanto riguarda le persone obese, dieci regioni presentano tassi maggiori rispetto allo scorso anno e dieci regioni registrano una minor prevalenza, lasciando il dato medio nazionale inalterato. Nel periodo 2001-2008 la percentuale di persone di 18 anni e oltre in condizione di sovrappeso e obesità è andata aumentando passando, rispettivamente, dal 33,9% nel 2001 al 35,5% nel 2008 e dall’8,5% nel 2001 al 9,9% nel 2008.
Rispetto al Rapporto Osservasalute 2009, quest’anno si registra un leggero incremento della quota di persone che svolgono solo qualche attività fisica e una conseguente riduzione nella quota di sedentari.

(fonte Agi.it)

Veneto a tavola: il “rampusolo” dei Berici

E’ un prodotto di nicchia molto amato dai gourmet, ma soprattutto un alimento della tradizione berica, specie area Colli, che si tramanda da secoli. E’ il raperonzolo, nel Vicentino chiamato rampuzolo (”rampusolo” in dialetto), un’erba spontanea particolarmente apprezzata in cucina per il gusto molto gradevole della sua radice, bianca e carnosa, e delle sue foglie.

Sino a fine marzo, a questo prodotto viene dedicata per la prima volta  la rassegna gastronomica denominata ”A tavola col rampuzolo de Villaga”, organizzata dalla locale amministrazione e dai locali del paese aderenti ai Ristoratori di Vicenza della Confcommercio provinciale.

Il territorio di Villaga, comune che fa parte dell’area dei Colli Berici, offre ottime condizioni per la crescita di questa pianta erbacea molto ambita dai grandi cuochi: va ricercata, con pazienza e occhio attento, ai margini dei boschi e dei prati tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. La rassegna enogastronomica proporra’ il ”rampuzolo de Villaga” in tantissime varianti: come insalata e’ il modo piu’ classico per gustarlo, ma anche come ingrediente di antipasti sfiziosi e di saporiti primi e secondi piatti, a volte viene utilizzato anche per guarnire alcuni dolci, tra cui le frittelle.

Queste le serate previste e i locali aderenti (inizio cena ora 20.00): domenica 6 marzo all’agriturismo “Monte degli Aromi” di Villaga; venerdì 11 marzo alla Trattoria “Gemma dei Berici” di Pozzolo di Villaga; venerdì 18 marzo alla Trattoria “Valle Verde” di Pozzolo di Villaga; venerdì 25 marzo alla Trattoria pizzeria “All’Alpino” di Villaga.’

(fonte Ansa.it)

Consumi alimentari “fermi”, italiani costretti a cambiare carrello della spesa

La crisi economica non fa crescere le vendite alimentari, anzi costringe gli italiani a modificare il carrello della spesa. Anche nel 2010 i consumatori restano cauti negli acquisti, tanto che prodotti di prima necessità come il pane e la pasta calano rispettivamente in un anno del 2,6 per cento e dell’1,7 per cento. Ma cambia anche la tipologia di esercizio commerciale scelto: ci si orienta sempre più spesso verso canali convenienti come i discount e si abbandonano invece le piccole botteghe di quartiere. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi la scorsa settimana dall’Istat sul commercio fisso al dettaglio.

Nel complesso del 2010 le vendite di beni alimentari – spiega la Cia – hanno subito una flessione dello 0,3 per cento, più accentuata per le imprese operanti su piccole superfici (meno 0,4 per cento) mentre resiste la Grande distribuzione organizzata (più 0,7 per cento), seppure con grosse differenze. Nell’ambito della Gdo, infatti, gli italiani si dirigono sempre di più verso gli hard-discount (che crescono dell’1,3 per cento) e poco negli ipermercati e nei supermercati (rispettivamente meno 0,3 per cento e più 0,4 per cento). Un trend che si spiega con il bisogno di risparmiare, tanto che nell’ultimo anno il 30 per cento degli italiani si è rivolto quasi esclusivamente alle “promozioni” commerciali.

Ma la crisi costringe pure una famiglia su tre a modificare il menù quotidiano, tagliando sui generi alimentari per niente superflui: nel 2010 – osserva la Cia analizzando i dati Ismea -, le stime parlano di una contrazione tendenziale della domanda di pane (meno 2,6 per cento) e di pasta (meno 1,7 per cento), di carni bovine (meno 4,4 per cento) e di prodotti ittici (meno 3,1 per cento), di vini e spumanti (meno 2,9 per cento), di frutta e agrumi (meno 1,8 per cento) e, in misura minore, di ortaggi e patate (meno 0,3 per cento).

Una domanda più vivace, invece, resta per il latte fresco (più 2,1 per cento) e per l’olio d’oliva (più 3,2 per cento). In crescita anche i consumi di uova (più 1,1 per cento), pollo (più 2,5 per cento), sostituti del pane come grissini e cracker (più 4,6 per cento), latte e derivati (più 0,3 per cento). Un vero e proprio exploit viene registrato dagli ortaggi di IV gamma (i freschi confezionati), che sono aumentati ben del 7,9 per cento. E le previsioni per il 2011 – conclude la Cia – non sono buone. Quest’anno la situazione dovrebbe mantenersi “stazionaria”, con gli acquisti domestici alimentari ancora in lieve riduzione, tra il meno 0,2 e il meno 0,3 per cento.

(fonte Cia – Confederazione Italiana Agricoltori)

Farmer Market: tra i banchetti degli agricoltori veneti si nascondono introvabili chicche

Nespole

Nespole, giuggiole, radicchio di cavin, miele di barena: tutti prodotti d’autore. Han passaporto per il mondo trimbato “genuino” e un curriculum ricco di tradizione.

Antichi detti, sapori attuali. Perché chi non ha mai detto almeno una volta “col tempo maturano anche le nespole” senza sapere magari che questo frutto ha proprio bisogno di passare qualche mese tra la paglia prima di essere pronto per essere mangiato. E quella frase usata per esprimere un particolare momento romantico come “sono in brodo di giuggiole” ? Ebbene niente di nuovo per i coltivatori di Arquà Petrarca in provincia di Padova che attribuiscono ad una vecchia leggenda questo modo di dire secondo la quale il sommo poeta che qui ha vissuto scriveva versi rapito d’amore.

Miele e radicchio. Grado di parentela lontano rispetto a quello più famoso, non per questo meno importante, soprattutto raro come i suoi semi è il “radicchio di cavin o di troso” dipende da dove viene raccolto (cavin nel dialetto padovano o vicentino sta per capezzagna come identico è il significato del trevigiano “troso”). Stessa storia per il miele di barena, particolare area lagunare sempre più compromessa dal flusso dei motoscafi, che per la presenza di piante autoctone offre alle api fiori dal nettare insolito.

Chicche della biodiversità veneta. Non c’è bisogno di setacciare in lungo e largo tutta la regione per imbattersi in queste prelibatezze. Lo sa bene chi frequenta i circa 90 mercatini agricoli di Campagna Amica della Coldiretti. Ognuna di loro appartiene ad una stagione, ma può essere anche conservata e trasformata. Quel che serve sapere è che ognuna di loro ha anche un indirizzo preciso e la garanzia del volto di un agricoltore custode: Rinaldo Zambellin detto il “cencio” nell’alta padovana ha ancora gli arbusti di Nespolo, Loris Bressanin sui Colli Euganei gli alberi del Giuggiolo, Carlo Meggiarin nel vicentino  raccoglie per la vendita diretta il radicchio di campo le cui sementi sono tramandate da padre in figlio e l’apicoltore veneziano Giancarlo Montagner porta a spasso nella laguna minore, quella meno conosciuta, i suoi sciami. Un tempo produzioni comuni, sacrificate da attività agricole più redditizie, ora non hanno più  un preciso interesse economico. La straordinarietà sta nelle persone che le tutelano gli unici in grado di svelare i segreti di una cultura senza età anticipando a volte insospettabili verità: ad esempio la nespola che era presente negli orti dei conventi per fare elisir e decotti è ora ingrediente principe per alcuni brandy e liquori di fattura industriale.

(fonte Coldiretti Veneto)

E’ nato il Consorzio di tutela dell’Insalata IGP di Lusia (RO)

Venerdì 21 gennaio scorso, presso il Mercato Ortofrutticolo di Lusia (RO), è stato costituito il Consorzio di tutela dell’Insalata IGP di Lusia. Il Consorzio promuoverà e diffonderà l’insalata certificata polesana dal produttore al consumatore. Avrà inoltre il compito di sorvegliare la corretta produzione e commercializzazione dell’insalata IGP di Lusia, difendendone il marchio e promuovendolo sui mercati nazionali ed esteri. A far parte del Consorzio, che sarà effettivamente attivo dalla prossima primavera, 20 produttori e 6 confezionatori. Il CdA è composto da 6 produttori (Alessandro Braggion, Presidente,  Mauro Magon,  Vice Presidente e poi Giovanni Dal Bello, Paolo Barsison, Giovanni Pavarin, Gianni Pomaro) e da 3 confezionatori (Luca Gastaldello, Fabio Masiero e Renato Maggiolo).

Il chi è dell’insalata IGP di Lusia. Appartiene alla famiglia Asteracee Lactuca Sativa e si presenta nelle due varietà Capitata o Cappuccia e Crispa o Gentile. La zona di produzione ricade all’interno di alcuni comuni della provincia di Rovigo, quali Lusia, Badia Polesine, Lendinara, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Villanova del Ghebbo e della provincia di Padova quali Barbona, Vescovana e Sant’Urbano. Il periodo di coltivazione garantisce la presenza sul mercato del prodotto per 10/11 mesi all’anno. L’Insalata di Lusia IGP va conservata in luoghi freschi e asciutti, al riparo da luce o fonti di calore. Per non compromettere la turgidità e la croccantezza delle foglie, è importante che le fasi di raccolta, toelettatura, lavaggio e confezionamento dell’Insalata di Lusia IGP siano molto ravvicinate. L’Insalata di Lusia IGP contiene vitami­na A e C, calcio e ferro, è ricca di fibre ed è conosciuta per le sua dote rinfrescante e depurativa. La lattuga è ricca di acido folico regolatore del sistema ormonale che aiuta il risveglio primaverile; inoltre per la composizione del lattice il consumo di lattuga risulta essere un blando analgesico e un ottimo rilassante.

Le origini dell’insalata di Lusia. La produzione di ortaggi ha avuto inizio nel Veneto a partire dai primi anni del Novecento, inizialmente ad esclusiva conduzione familiare. A partire dal 1933 compare chiaramente la dicitura lattuga o salata riferita alla Lattuga Cappuccia. La prima documentazione statistica, che risale agli anni ‘50 e coincide con la fondazione della Centrale Ortofruttucola di Lusia, vede le insalate tra i primi prodotti, in termini quantitativi, seconde alla patata. Negli anni ’60 poi alcuni commercianti di Lusia, che frequentavano il mercato di Verona, notarono la Lattuga Gentile che venne presto introdotta nella maggior parte delle aziende locali, con ottimi risultati. Queste ultime furono così inentivate a mettere in atto una vera e propria selezione per migliorare la coltivazione e le caratteristiche organolettiche di questa insalata.

(fonte flashplaza.it/provincia di Rovigo)

Domenica 30 gennaio 2011 incontro di cucina naturale a Villa Belfiore nel Delta del Po

La socia Argav Nadia Donato ci rende partecipi dell’interessante incontro “Cucinare con l’anima, in equilibrio tra salute e benessere” che si svolgerà  domenica 30 gennaio 2011 dalle 16.00 alle 18.30 ad Ostellato (FE), ai margini del Parco Delta del Po, presso Villa Belfiore, vera oasi verde (via Pioppa, 27).

L’incontro è organizzato da “34 – Circolo Teorie Naturali -“, associazione senza scopo di lucro orientata alla valorizzazione e alla crescita umana, sociale, culturale e della qualità della vita dell’individuo attraverso il miglioramento di vari aspetti della vita quotidiana, tra i quali in primis quelli relativi al benessere psicofisico e all’ambiente.

Giardino con piante officinali di Villa Belfiore

L’appuntamento di cucina naturale ispirata al “metodo Kousminiano” (ndr, da Catherine Kousmine, 1904–1992, medico svizzero di origine russa, pioniera della medicina ortomolecolare e il cui campo di ricerca era lo studio di alcune gravi malattie degenerative come cancro, sclerosi multipla, artrite reumatoide) è condotto dallla naturopata Fiorenza Bertelli e avrà un gustoso epilogo: visto che Villa Belfiore è dotata anche di cucina (oltre che di Spa e sala meeting), si passerà dalla teoria alla pratica con degustazione di pane fatto con chicchi macinati al momento, antipasto di cereali e legumi, un primo piatto a base di farine integrali. Quota di partecipazione comprensiva di tessera associativa valida per un anno: euro 30,00. Info e iscrizioni entro il 28 gennaio 2011  www.teorienaturali.it – email info@teorienaturali.it, tel. 347 4223863.

(fonte Associazione Teorie Naturali)