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I “ricciarelli di Siena” diventano Igp, la “patata di Bologna” Dop. A breve, Igp anche il “Marrone della Valle di Susa”

La Commissione Europea ha iscritto nel registro delle DOP e IGP i “Ricciarelli di Siena” e la “Patata di Bologna”. A breve,  anche il Marrone della Valle di Susa verrà inserito nell’elenco delle indicazioni geografiche tutelate.

Patata di Bologna Dop. Questo tubero presenta tradizionalmente un contenuto medio di sostanza secca e una buona consistenza della polpa, elementi che la rendono particolarmente adatta ad essere utilizzata in molteplici modi in cucina. Il gusto tipico ma non troppo pronunciato e la sua buona conservabilità ne fanno ancora oggi il riferimento ottimale per il mercato. La DOP si lega da sempre alla zona di produzione, come confermano le peculiarità qualitative della Patata di Bologna (odore, gusto, intensità del colore della polpa e della buccia), determinate, oltre che dalla genetica, anche dall’ambiente di coltivazione (suolo, clima, tecnica colturale, tipologia di conservazione) tipico della provincia di Bologna.

Ricciarelli di Siena IGP. Nati come dolci tipici delle ricorrenze natalizie, i Ricciarelli di Siena hanno esteso il loro consumo anche agli altri mesi dell’anno, soprattutto per effetto della forte affluenza nel territorio di visitatori e turisti di ogni parte del mondo. Fin dall’antichità Siena si è caratterizzata per una forte presenza dell’artigianato dolciario, retaggio del ruolo importante svolto nei secoli dalle locali spezierie che, sorte nel Medioevo, sono state le depositarie della produzione tipica del territorio.

Marrone della valle di Susa, presto Igp. È stata inoltre pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la domanda di riconoscimento come IGP del “Marrone della Valle di Susa”. È dunque iniziata la procedura comunitaria che prevede sei mesi di tempo per permettere agli altri Stati Membri di presentare domanda di opposizione alla richiesta di IGP. Trascorso questo periodo il Marrone della Valle di Susa verrà iscritto nel registro ufficiale europeo delle DOP e IGP. Il Marrone della Valle di Susa si caratterizza per il colore e la croccantezza della polpa, per il sapore dolce e profumato e per la pezzatura medio grossa: elementi che hanno reso il Marrone della Valle di Susa molto apprezzato sul mercato interno ed estero. Fin dal 1200 si hanno notizie della coltivazione dei castagneti da frutto. Merita di essere ricordato il «Castagneretum di Templeris», situato tra i comuni di Villarfocchiardo e San Giorio di Susa, appartenente all’ordine dei Templari, ove ancora oggi vi sono le più antiche ceppaie.

(fonte: Ministero delle politiche agricole)

19 febbraio 2010: a Mogliano (Tv) seminario su mense scolastiche e biologico

foto sportellomensebio.it

Venerdì 19 febbraio, alle ore 9.00 presso Villa Braida (Mogliano Veneto-TV) si tiene un seminario di Veneto Agricoltura e Regione su mense e biologico.  L’iniziativa, volta a promuovere una sana, sicura e corretta alimentazione fin dalle prime fasce d’età, quelle più sensibili e a rischio, si rivolge innanzi tutto agli operatori di settore (imprese di ristorazione), ai comuni, al mondo della scuola, a pediatri e dietisti.

Mangiare biologico a scuola: ancora qualche difficoltà ma c’è da sperare. Con la terza tappa a Villa Braida (Mogliano Veneto-TV), si chiude quindi il ciclo di seminari sulla qualità della ristorazione scolastica pubblica nel Veneto; nell’incontro saranno presentati i risultati dell’indagine condotta da Veneto Agricoltura in collaborazione con la Regione, per verificare la conformità da parte delle Amministrazioni locali alla legislazione in materia di alimentazione biologica. Ddll’indagine, condotta da luglio a settembre 2009, è emersa una realtà di diffusa non conformità alla normativa nazionale (legge 488/1999) e a quella regionale (legge 6/2002), che impongono alle mense l’utilizzo quotidiano di prodotti biologici. In ogni caso, le aspettative per l’immediato futuro fanno ben sperare, in quanto gran parte dei comuni interpellati ha anche espresso un significativo interesse all’introduzione di prodotti biologici nelle proprie mense scolastiche nel 2010.

Parlano al seminario. Tra i relatori, provenienti da realtà istituzionali, della sanità, della ricerca, della progettazione e gestione della ristorazione collettiva, Roberto Pinton (Segretario Nazionale Assobio), Guido Moro Primario del Centro di alimentazione infantile Ospedaliero Melloni di Milano, Laura di Renzo Istituto Nazionale per la dieta mediterranea e la nutrigenomica, Università Tor Vergata – Roma.

Testimonianze di comuni con mensa biologica. A completare un quadro informativo concepito come contributo all’affermazione di un’agricoltura e di un’alimentazione di qualità, sostenibile e sicura non mancheranno le testimonianze di comuni che da tempo hanno felicemente avviato la mensa biologica; nell’occasione, sarà distribuita una pubblicazione che illustra, con dati di ricerche scientifiche nazionali e internazionali, gli effetti positivi dei prodotti biologici sulla salute e sull’ambiente, con indicazioni utili agli amministratori locali e sanitari, ai genitori e ai responsabili scolastici.

(fonte: Veneto Agricoltura)

I giornalisti Argav alla scoperta di Montagnana e del prosciutto Veneto Berico-Euganeo

Attilio Fontana, presidente prosciuttificio Fontana, insieme ai giornalisti Argav

(di Pietro Bertanza) E’ risaputo, il prosciutto crudo resta uno dei must dell’agroalimentare italiano, specialmente se Dop (denominazione di origine protetta). Proprio per questo l’apertura della stagione 2010 delle uscite tecniche dei giornalisti Argav si è svolta presso il prosciuttificio Attilio Fontana di Montagnana (Padova). Un prosciuttificio che produce cosce d’alta gamma – ha esordito il presidente Attilio Fontana – e che non ha risentito molto della crisi, in quanto capace di ricavarsi un mercato di nicchia. Il presidente ha proseguito spiegando ai giornalisti, provenienti da tutto il Veneto e Trentino-Alto Adige, l’importanza della scelta delle materie prime. Infatti per i loro prosciutti eseguono un’accurata selezione delle cosce. Cosce di maiali nati e allevati in sole 11 regioni del Nord-Centro Italia.

La stagionatura al prosciuttificio Attilio Fontana

Il segreto del prosciutto Fontana. La visita è continuata all’interno del prosciuttificio, dove Fontana ha illustrato le varie fasi per ottenere dei prosciutti di alta qualità. La selezione delle cosce avviene al momento del loro arrivo dal macello, «si valutano più di 15 parametri – ha proseguito Fontana – tra cui la consistenza, il colore, l’altezza del grasso (fondamentale per il processo di stagionatura), la mancanza di ematomi, ecc». Dopo l’arrivo in azienda e dopo aver superato la dura selezione, la coscia viene lavorata per perdere l’acqua e il sangue che contiene, al fine di permetterne la conservazione. A questo scopo è posta in cella di salatura dove resta, al massimo, 15 giorni. Il nostro cicerone ci svela anche il segreto del mestiere: nel prosciuttificio Fontana, per ogni Kg di coscia fresca questa deve stare 1 giorno sotto sale (la quantità di sale occorrente è quindi bassissima). La coscia viene nuovamente lavorata, sempre per aiutare la perdita di acqua e sangue, e posta in una nuova cella dove l’umidità è un po’ più alta rispetto alla prima cella. Dopo questo passaggio inizia la vera stagionatura in un locale con temperatura e umidità controllata. Qui le cosce restano come minimo 16 mesi (12 sono quelli previsti dal disciplinare Dop) e, se la coscia è all’altezza, sino a 18 mesi per il prosciutto riserva.

foto di gruppo giornalisti Argav davanti al Duomo di Montagnana

La città di Montagnana. La giornata è proseguita con la visita alla cittadina di Montagnana. L’ufficio turistico ha voluto presentare ai giornalisti agroambientali le opere della città murata partendo dal Duomo, intitolato a Santa Maria Assunta. Nella splendida chiesa si possono ammirare due affreschi del Giorgione. Proprio nel 2010 ricorre il 500° dalla morte del famoso pittore e la città ne approfitta per fare i dovuti festeggiamenti. Dopo la visita alla chiesa di Montagnana la guida ha accompagnato gli attenti auditori a visitare il cortile del castello di San Zeno e la splendida torre. Edificio militare più antico della città, che domina dall’alto dei suoi 38 metri e rappresenta una delle caratteristiche salienti della cinta fortificata.
Ultimo appuntamento dell’intensa mattinata è stata la tappa nell’enoteca Tomanin con un prelibato menu degustazione dove, ovviamente, il prosciutto Veneto non poteva mancare.

Non resta che dare appuntamento al prossimo incontro tecnico alla scoperta dei saperi e sapori delle nostre Terre.

(si ringraziano per le foto Emanuele Cenghiaro e Mirka Cameran)

16 Comuni tra Colli Berici ed Euganei uniti nel produrre un alimento di grande tradizione. Il Consorzio del Prosciutto Veneto nasce a Montagnana nei primi anni Settanta per iniziativa di alcuni produttori locali ed ha il compito di tutelare e promuovere il Prosciutto che in questa zona viene lavorato e stagionato secondo antiche usanze e tradizioni. Il riconoscimento internazionale più importante e di cui pochi prodotti in Europa possono fregiarsi arriva nel 1996: l’Unione Europea assegna al Prosciutto Veneto Berico Euganeo la D.O.P., ossia la Denominazione di Origine Protetta, marchio che garantisce lo strettissimo legame tra la produzione ed il territorio. L’area di produzione si estende su 16 comuni posti tra i Colli Berici ed Euganei, con Montagnana che ne è il centro più rinomato e sede del Consorzio (Fonte: http://www.fdlstudio.it)

L’aglio bianco Dop polesano l’unico aglio che in cucina può supportare il tartufo

Aglio Polesano Dop (foto Coldiretti Rovigo)

“Quello polesano è il migliore aglio che esiste al mondo”: parola di Renato Maggiolo, esperto di verdure polesane intervenuto lo scorso 9 febbraio nella trasmissione di RAI 1 “Occhio alla spesa” per commentare le qualità dell’Aglio bianco, prima Dop polesana. “Pur avendo una minore intensità olfattiva, ossia un odore meno forte degli altri – ha spiegato Maggiolo -, il suo aroma è più complesso, con un ampio spettro dalle infinite sfumature aromatiche. Per questo, fra l’altro, è l’unico aglio che può supportare il tartufo, in particolare il tartufo nero, ma anche bianco” (video della trasmissione può essere visto in differita sul sito www.occhioallaspesa.rai.it)

L’aglio bianco polesano prima Dop della Provincia di Rovigo. Un regolamento dell’Unione europea, pubblicato sulla Gazzetta del 1° dicembre 2009 e in vigore dal 21 dicembre 2009, concede la protezione a livello europeo alla denominazione “aglio bianco polesano”, che potrà essere utilizzata soltanto dall’aglio prodotto in Polesine, secondo uno specifico disciplinare, che collega la coltura al territorio e alla lavorazione tradizionale. L’aglio Dop sarà riconoscibile dal marchio europeo, un cerchio rosso bordato di giallo. Sono finite le possibilità di imitazione e di frode al consumatore. «E’ un traguardo importante – ha commentato Claudio Salvan, produttore e presidente della coop “Il Polesine”, associata a Coldiretti – che premia il tempo e le energie che i produttori hanno speso per questo obiettivo fin dal 2004, quando si è partiti con la presentazione della prima documentazione al ministero per le Politiche agricole». «La protezione europea – spiega Salvan – garantisce una seria etica comportamentale da parte dei produttori della zona del disciplinare, che si traduce in qualità e salubrità del prodotto. Ma è anche il punto di partenza per riorganizzare la produzione attorno a un piano di marketing che promuova e faccia conoscere il prodotto ai consumatori, affinché lo possano scegliere e ricercare». «Dal punto di vista del consumatore – conclude Salvan – l’ottenimento della Dop significa che, a partire dalla prossima campagna produttiva, il consumatore potrà esigere di acquistare aglio col marchio Dop, con la certezza che è effettivamente coltivato in Polesine, nel rispetto di tutte le normative di produzione del disciplinare».

La tradizione. L’acquisizione della Dop per l’aglio bianco è stata possibile grazie al lungo legame col territorio polesano, dove si sono sviluppate tecniche di produzione che comprendono la selezione dei bulbi per la semina dell’annata successiva e la lavorazione manuale del prodotto estirpato.Storicamente la presenza della coltivazione dell’aglio nella rotazione aziendale è rilevata fin dal XVI secolo. La coltura ha assunto rilevanza nell’evoluzione dell’ordinamento colturale delle aziende di dimensioni medio piccole dell’area Dop. Anche per la commercializzazione l’aglio polesano ha visto nei secoli nella piazza di Rovigo un punto di riferimento, come riportato nell’Archivio storico della Camera di commercio di Rovigo

Aglio polesano Dop (foto agricolturaitalianaonline.it

La coltura. L’aglio bianco polesano è una pianta con bulbi di colore bianco brillante uniforme data l’assenza di striature di altro colore, di forma regolare e compatta, leggermente appiattiti nel punto di inserimento dell’apparato radicale. Le foglie, lanceolate e strette hanno una colorazione verde/azzurra. Il bulbo deve essere di forma rotondeggiante – regolare con un leggero appiattimento della parte basale, di colore bianco lucente, ed esente da fitopatologie. La Dop è ottenuta con l’ecotipo Bianco Polesano e la varietà Avorio. Zone di produzione dell’area Dop: Adria, Arquà Polesine, Bosaro, Canaro, Canda, Castelguglielmo, Ceregnano, Costa, Crespino, Fiesso Umbertiano, Frassinelle, Fratta, Gavello, Guarda Veneta, Lendinara, Lusia, Occhiobello, Papozze, Pettorazza, Pincara, Polesella, Pontecchio, Rovigo, S. Bellino, S. Martino di Venezze, Villadose, Villamarzana, Villanova del Ghebbo, Villanova Marchesana.

(fonte: Coldiretti Rovigo)