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Regione Veneto accantona 12 milioni di euro per le aziende agricole colpite dall’emergenza aflatossine

aflatossine-pigozzoUna buona notizia giunge dal bilancio di previsione 2013 della Regione Veneto, appena approvato dopo tre settimane di sedute di Consiglio a causa della difficoltà di far quadrare i conti in una situazione di cronica carenza di risorse come l’attuale.

Raccolte le istanze di Confagricoltura, CIA e Copagri. “Dalle informazioni ricevute – afferma Confagricoltura Veneto – sarebbe stata accolta la richiesta, formalmente presentata dalla nostra organizzazione insieme a CIA e Copagri, di utilizzare circa 12 milioni di euro assegnati al Veneto in conseguenza della chiusura del vecchio obiettivo comunitario 5a, a favore delle oltre 70 mila aziende maidicole della regione colpite dalla emergenza aflatossine a causa della disastrosa siccità dell’estate scorsa. Dopo una prima risposta positiva ma interlocutoria fornita dal presidente della Regione Luca Zaia, secondo il quale la cifra era stata sì riservata dal ministro alla Regione ma quest’ultima non ne aveva ancora la disponibilità, l’iscrizione in bilancio rappresenta un passo ulteriore verso il riconoscimento della legittimità dell’istanza da noi avanzata”.  Se le notizie pervenute saranno confermate, quindi, si può senz’altro affermare che lo stanziamento di questi 12 milioni rappresenta il primo punto fermo su cui i produttori possono contare nella confusione generale che ha segnato a tutti i livelli l’emergenza aflatossine; una risposta concreta ad un problema reale, finalmente”.

(Fonte: Confagricoltura Veneto, CIA Veneto, Copagri)

Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna: energia verde dal mais danneggiato per siccità 2012

aflatossine-pigozzoIl mais gravemente danneggiato dalla siccità del 2012 sarà utilizzato esclusivamente per produrre energia rinnovabile negli oltre 500 impianti a biogas della pianura padana. E’ quanto prevede l’accordo di filiera promosso dagli assessori regionali all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni e della Lombardia Giuseppe Elias, indirizzato alle principali organizzazioni agricole e ai consorzi di biodigestori, con l’obiettivo di risolvere un problema che rischia di avere pesanti ripercussioni per l’agricoltura e la zootecnia del nord Italia: quello delle ingenti quantità di mais che, a causa delle pessime condizioni meteo climatiche della scorsa estate, presentano caratteristiche che lo rendono non idoneo all’alimentazione umana e animale. Solo il mais di elevata qualità organolettica e igienico-sanitaria può essere infatti destinato a queste finalità.

L’accordo messo a punto dalle tre Regioni permette di costruire un percorso chiaro, trasparente e sicuro, in linea con le indicazioni fornite dal Ministero della Salute. E’ infatti prevista una precisa procedura di tracciabilità del prodotto – definita dalle tre Regioni e approvata dal Ministero della Salute – che ne assicura un corretto utilizzo, evitando così il rischio di frodi e garantendo maggior sicurezza al consumatore. Ecco cosa prevede l’accordo di filiera: l’accordo, valido per tutto il 2013, punta ad agevolare l’incontro tra domanda e offerta, impegnando le parti a precise garanzie contrattuali, di prezzo e di programmazione del flusso di prodotto, che si stima di circa 350 mila tonnellate. Per aderire, ogni azienda interessata (sia per la parte agricola che per la parte dei biodigestori) deve sottoscrivere un modulo disponibile nei siti web delle tre Regioni. Per il VenetoClicca qui. Nei siti regionali (www.regione.veneto.it, www.ermesagricoltura.it www.agricoltura.regione.lombardia.it ) sarà anche mantenuto l’aggiornamento delle adesioni e il monitoraggio dell’iniziativa.

(Fonte: Regione Veneto)

CIA, Confagricoltura e Copagri del Veneto a Zaia: “Destinare ai maiscoltori colpiti dall’emergenza aflatossine i soldi ritornati da Roma al Veneto”

aflatossine-pigozzoLa buona notizia è freschissima, risale al 18 febbraio, una volta tanto viene da Roma ed è contenuta in una lettera firmata dal ministro delle Politiche agricole Mario Catania: dall’applicazione del programma comunitario di attuazione del vecchio Obiettivo 5a sono avanzati 12,4 milioni, che ora sono messi a disposizione del Veneto.

Quei soldi sono dell’agricoltura. Del Veneto, certo, ma del Veneto agricolo, dal momento che sono fondi stanziati per un programma comunitario che riguarda il settore primario e che devono restare in quell’ambito anche adesso che ci sono stati restituiti. Forti di questa certezza, quindi, CIA, Confagricoltura e Copagri del Veneto si sono rivolti al presidente della Regione Luca Zaia sollecitandolo ad utilizzare l’inaspettata sopravvenienza attiva a favore delle oltre 70 mila aziende produttrici di mais che, a seguito della siccità e delle elevate temperature della scorsa estate, vedono a rischio il loro raccolto, contaminato dalle aflatossine, ed il loro reddito.  CIA, Confagricoltura e Copagri del Veneto chiedono l’adozione in tempi brevi di un provvedimento che metta a disposizione queste risorse direttamente delle aziende colpite dall’emergenza, permettendo loro di superare la crisi e di riprendersi sul piano economico.

(Fonte: CIA, Confagricoltura e Copagri del Veneto)

Aflatossine nel mais, Coldiretti scrive al Ministero della Sanità

aflatossine-pigozzoSi devono trovare soluzioni per le imprese agricole, ma non si può derogare la tutela della salute dei consumatori: la determinazione dei limiti di micotossine spetta alle autorità scientifiche, per cui qualsiasi scelta di modificare in alto o in basso i livelli non può essere demandata all’improvvisazione senza il supporto della competenza sanitaria. Con questa premessa Coldiretti ha interessato il Ministero della Salute sulla questione aflatossine presente in forte concentrazione nelle coltivazioni di mais dell’area del bacino padano.

Necessario un chiarimento ufficiale. In relazione alle rinnovate richieste di rivisitazione dei parametri manifestate da più parti – si legge nella lettera firmata da Coldiretti – è doveroso procedere tenendo conto della gerarchia degli interessi implicati nella filiera alimentare. Per questo Coldiretti chiede alla struttura ministeriale di chiarire ufficialmente il corretto limite di aflatossine nei mangini e negli alimenti e, non ultimo, l’intervento dell’Istituto Superiore di Sanità per adottare tutte le risposte richieste per una migliore gestione dei rischi del sistema zootecnico veneto. “Qualsiasi soluzione non deve penalizzare il comparto agricolo, da otto mesi alla mercè di facili speculazioni – sottolinea il presidente Giorgio Piazza – anzi, a livello regionale è prioritario che il governo tenga conto delle preoccupazioni degli imprenditori per un’emergenza nuova collegata ai cambiamenti climatici”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Aflatossine del mais, Coldiretti Verona chiede tutela per le imprese agricole e attenzione da parte delle Istituzioni

aflatossine-pigozzoSi continua a lavorare sul problema delle aflatossine del mais su cui Coldiretti Verona si è espressa da tempo anche durante l’incontro avvenuto con il Prefetto Perla Stancari alcuni giorni fa ed in in cui si erano presi impegni precisi che non possono essere travisati né smentiti. Si tratta di tenere in considerazione la salute dei consumatori e di non penalizzare il comparto agricolo, oggi alla mercè di facili speculazioni.

I produttori non devono essere lasciati soli. “Sul tema – dice la Coldiretti di Verona – si sono spesi tutti e tutte le forze politiche, istituzionali e scientifiche sono state da tempo adeguatamente informate, sollecitate e invitate a fronteggiare un problema con un approccio che guarda al contingente ma che non può e non deve evitare di guardare al futuro su come prevenire queste situazioni. Ogni componente istituzionale deve dare risposte precise e inequivocabili e non di circostanza”.  Coldiretti Verona ha richiesto che in tale emergenza i produttori non vadano lasciati soli. In circostanze del genere, infatti, è importante che sia previsto un aiuto a superare tale momento. Si tratta ora di far fronte al problema anche con le necessarie dotazioni finanziarie per una vera e propria emergenza magari affrontando la questione in sede di conferenza Stato-Regioni per rinvenire risorse straordinarie anche dal bilancio europeo.

Attenzione alle speculazioni. “Nell’immediato – continua la Coldiretti di Verona – si può prevedere una dotazione finanziaria all’uopo istituita e concertata con Istituti di credito, come indicato anche dal Prefetto nell’incontro scorso. Non per ultimo, si sta sollecitando la Regione a trovare risorse finanziarie da destinare a imprese agricole in difficoltà”. Coldiretti Verona denuncia tentativi di speculazione da parte di tutti coloro che di questo problema ne vogliono approfittare, prima di tutto pensando di potersi appropriare di fondi dell’agricoltura, e quindi destinati alle imprese agricole, per interventi che non vanno a sostegno del mondo agricolo e in secondo luogo di ingenerare uno stato di paura che induce le imprese a dare un basso valore al prodotto in un momento in cui il mercato mondiale è fortemente deficitario di mais.

Le norme vigenti della Regione Veneto prevedono una gestione del mais contaminato attraverso campionature e separazione dei lotti nella fase di stoccaggio. Chi, invece, non ha seguito tali indicazioni e ha ammassato il mais in modo indistinto, si trova ora in difficoltà a gestire la situazione nella fase di remunerazione alle imprese.  Il Consorzio Agrario Lombardo Veneto (Calv), a tal proposito, ha adottato rigide procedure, già condivise a livello regionale, atte a diversificare, sin dalla prima fase di consegna, le operazioni di stoccaggio del mais consegnato, prevedendo altresì operazioni di controllo e di separazione a costi contenuti, con la finalità specifica di tutelare i produttori ed il loro prodotto contro facili speculazioni. “Non possiamo – conclude la Coldiretti di Verona – limitarci a dare risposte solo nel breve periodo ma, nel guardare alla semina del 2013, stiamo approntando un progetto agronomico con il sistema dei Consorzi Agrari per arginare e superare il problema delle aflatossine che potrebbe ripresentarsi oltre a sollecitare che vengano attivate misure che tendono a tutelare le imprese da tali rischi”.

Manzato: subito richiesta al Ministero sulla salubrità della granella. Dal canto suo, l’assessore all’agricoltura e alla tutela del consumatore del Veneto Franco Manzato chiederà formalmente ai ministeri della Sanità e delle Politiche agricole maggiori e migliori specifiche che facciano definitivamente chiarezza sulla questione della presenza di aflatossine nel mais. In proposito, in Veneto è infatti pervenuto all’attenzione del “Tavolo Verde” uno studio che prende in considerazione possibili soluzioni alternative a quella attualmente adottata. “Ritengo opportuno chiedere ai ministeri e agli apparati statali competenti di prendere posizione netta su questa spinosa questione. La situazione richiede un intervento urgente con due obiettivi strettamente connessi: tutelare la salute del consumatore e non penalizzare l’economia di un comparto che quest’anno ha subito fin troppi effetti negativi”. “Serve chiarezza – ha concluso Manzato – su una partita che riguarda anche altre Regioni, con li quali manteniamo un contatto costante e collaborativo per dare risposte al problema”.

(Fonte: Coldiretti Verona/Regione Veneto)

Aflatossine del mais e influenza aviaria, i consumatori possono stare tranquilli ma non altrettanto i comparti economici agricoli

da sx, Stefano Marangon, Igino Andrighetto, Giorgio Cester, Roberto Angeletti

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Antefatto. Nella seconda metà dell’estate 2012, in Veneto si sono riscontrate due situazioni che hanno comportato un forte coinvolgimento dei servizi veterinari regionali e territoriali delle Usl: valori anomali di aflatossine (microtossine tossiche di origine naturale ) nel mais in raccolta, che hanno messo in crisi la produzione di granoturco già fortemente provata dalla siccità e la presenza di virus di influenza aviaria in alcuni allevamenti avicoli.

Obiettivo ARGAV: avere “un’informazione informata”. Per fare dunque il punto sulla situazione di aflatossine e influenza aviaria, ARGAV,  su iniziativa del presidente Fabrizio Stelluto, ha organizzato in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e l’Ordine dei Giornalisti del Veneto un incontro di approfondimento professionale che si è svolto ieri, giovedì 25 ottobre, nella sede dell’ISVe a Legnaro (PD). All’incontro, erano presenti in veste di relatori Giorgio Cester, dirigente responsabile dell’Unità di Progetto Veterinaria della Regione Veneto, Igino Andrighetto, direttore generale dell’IZSVe, Roberto Angeletti, direttore della Struttura complessa Chimica dell’ISVe e Stefano Marangon, direttore Sanitario dell’ISVe.

Aflatossine mais, le cause. Ebbene, ciò che è emerso chiaramente  dalle dichiarazioni degli esperti – Dr. Cester, prof. Andrighetto e Dr. Angeletti – è che il problema della contaminazione profonda di aflatossine nel mais in valori molto elevati esiste ed è presente a macchia di leopardo non solo in Veneto, che con 250 mila ettari di superficie dedicata, rappresenta nel contesto nazionale la regione con la maggiore superficie destinata alla coltura, ma anche in Lombardia orientale, parte del Friuli-Venezia Giulia e gran parte dell’Emilia Romagna. La causa dell’aumento anomalo del fungo è riconducibile a fattori ambientali, tipici della pianura Padana ed in parte già riscontrati nella calda estate del 2003, altro anno che segnò un rialzo anomalo dei valori di aflatossine: prolungata siccità, che quest’anno è arrivata a superare anche le 90 giornate consecutive, temperature ed umidità elevate.

I consumatori possono star tranquilli. Poiché il mais è l’alimento principale per gli allevamenti, il rischio maggiore per noi tutti sarebbe rappresentato dal consumo di latte, prolungato per più giorni, con un livello di contaminazione di aflatossina M1, derivato dalla B1 presente nell’alimentazione della vacca da latte, con un valore superiore ai 50 ppt (parti per trilione o nanogrammi per kilo). Dico sarebbe perchè questo pericolo è stato scongiurato dalla regione Veneto che ha approntato da agosto ad oggi un piano integrato di controlli intensificando la verifica e le analisi del servizi veterinari delle Asl ed eliminando le eventuali partite di latte contaminate.

Allarme più economico che salutare. Se la tutela del consumatore è salva, rimane aperta la questione relativa all’utilizzo della granella di mais, che deve rispettare limiti di legge prestabiliti e fissati in comunità europea a 20 ppb (parti per bilione o microgrammo per kilo), attualmente giacente presso gli essiccatoi in fase di lavorazione e decontaminazione, al fine di poter essere immessa in commercio per le ditte mangimistiche oltre che per un uso diretto dell’allevatore. La situazione sta mettendo in grande difficoltà il comparto della zootecnia veneta, a rischio di approvvigionamento di mais per l’alimentazione del bestiame, anche a causa del calo di produzione globale dovuto alla siccità e al conseguente aumento del prezzo. La questione è all’ordine del giorno del Ministero della Salute, che sta valutando i possibili rimedi, tra cui l’utilizzo dell’ammoniaca per la detossificazione della granella, metodo ammesso dalla comunità europea ma finora mai utilizzato in Italia. Certo è che in futuro, per far sì che le aflatossine del mais non diventino un problema, bisognerà lavorare sempre più sulla selezione di varietà più adatta e sulla buona prassi delle tecniche colturali e di conservazione.

Dalle tossine al virus: l’influenza aviaria. “Dal 1997 al 2005 l’Italia è stata interessata da diverse epidemie di influenza aviaria sia ad alta che a bassa patogencità, con il coinvolgimento di milioni di volatili”, ha spiegato il dr. Marangon. “Ad essere colpite, soprattutto Veneto e Lombardia, aree in cui è concentrato il 65% per cento ca del patrimonio avicolo nazionale, con conseguenti notevoli danni economici. Dopo anni di “silenzio sierologico”, nei campionamenti eseguiti dalla regione per il monitoraggio di influenze aviarie nelle aziende avicole, sono stati riscontrati a fine agosto 2012 alcuni casi di positività per virus di influenza aviaria a bassa patogenicità  in provincia di Treviso e Verona. Oltre ai casi veneti, la presenza di virus influenzale a bassa patogenicità è stata rilevata anche in alcuni allevamenti industriali di tacchini della provincia di Brescia. Sono quindi scattate una serie di misure, sia da parte del Ministero della Salute che da parte regionale, volte alla salvaguardia del patrimonio avicolo. Tra queste, anche l’abbattimento dei capi risultati positivi al virus, con conseguenti rilevanti danni per l’economia del comparto. Allo stato attuale, non sono stati segnalati altri casi di positività.