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6/11, i soci ARGAV in visita all’Ecovillaggio “La nuova Terra” di Codroipo (Ud)

Foto-ecovillaggio CodroipoGiovedì 6 novembre 2014 i soci ARGAV andranno in visita all’Ecovillaggio “La Nuova Terra”   (via Ferrovia, 70   tel 0432-905724) a Codroipo (Ud). L’iniziativa stampa, proposta dal consigliere Maurizio Drago, è realizzata in collaborazione con la Cooperativa Eureka, ed è finalizzata alla conoscenza della struttura e delle sue modalità di gestione, dei progetti che l’Istituto di Ricerca Eureka ha sviluppato e sta sviluppando in ambito nazionale ed internazionale, nonché del metodo innovativo biologico-omedinamico inventato ed applicato alla produzione agricola.

Programma. Arrivo previsto, ore 10.30 circa.  Saluti di benvenuto di Enzo Nastati, presidente Eureka, e consegna della cartella stampa ai giornalisti presenti. Si proseguirà con  la visita alle serre ed ai campi coltivati con il metodo biologico-omeodinamico. La prima parte della visita si concluderà nei campi sperimentali dove Eureka ha da anni avviato l’attività di sperimentazione e rigenerazione di alcune varietà di ortive e cereali. Ore 13.00. Pranzo  assieme ai membri dell’Ecovillaggio,  a base di alcuni prodotti biologici coltivati nello stesso. Ore 14.15.  Si proseguirà con la visita agli edifici  costruiti in bio-edilizia.  Ore 15.00.  Convegno di chiusura su metodo, nuova agricoltura e sperimentazioni in corso. Ore 16.00. Saluti di commiato.

Biologico, nei primi cinque mesi del 2014 registrata una crescita del 17,3% rispetto all’anno precedente

bio europaPresentata l’anteprima del rapporto “Bio in cifre 2014”, elaborato da Sinab e Ismea. Secondo lo studio, i consumi nel mercato italiano del biologico sono cresciuti del 17,3% nei primi cinque mesi del 2014 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta dell’aumento di consumi nel comparto più elevato dal 2002.

Tutti i dati/1. Le uova risultano essere il prodotto bio più acquistato, con un’incidenza del 9,5% sulla spesa totale. Gli operatori del settore biologico, al 31 dicembre 2013, risultano essere 52.383, con un aumento complessivo del 5,4% rispetto al 2012. I produttori esclusivi sono 41.513; 6.154 i preparatori esclusivi (comprese le aziende che effettuano attività di vendita al dettaglio); 4.456 che effettuano sia attività di produzione che di preparazione; 260 operatori che effettuano attività di importazione. È in aumento rispetto al 2012 anche la superficie coltivata secondo il metodo biologico, che al 31 dicembre 2013 risulta pari a 1.317.177 ettari (circa il 10% del totale della superficie coltivata nazionale) con un aumento complessivo annuale del 12,8%.

Tutti i dati/2. I principali orientamenti produttivi sono i pascoli, il foraggio e i cereali. Segue, in ordine di estensione, la superficie investita ad olivicoltura. Per le produzioni animali, distinte sulla base delle principali specie allevate, i dati evidenziano rispetto allo scorso anno un aumento consistente, in particolare per gli equini (+38,7% del numero di capi, che tuttavia registrano in termini assoluti valori naturalmente contenuti) e per la categoria “altri animali” (+31,4% del numero di capi), nella quale rientrano ad esempio i conigli. “Siamo leader in Europa nel settore bio – ha commentato il ministro dell’Agricoltura Martina – e il trend positivo di crescita del comparto sotto il profilo produttivo e dei consumi ne è la conferma. Parliamo di un settore che vale 3 miliardi di euro nel nostro Paese e che riguarda oltre il 10% della superficie agricola nazionale. Durante il semestre italiano di Presidenza dell’Ue lavoreremo sulla riforma della normativa europea sul biologico, sulla quale già nel primo Consiglio dei Ministri dell’agricoltura a Bruxelles si è aperto un positivo dibattito”. “Il quadro del bio delineato dal Sinab – ha aggiunto il viceministro Andrea Olivero, che ha la delega all’agricoltura biologica – è positivo e incoraggiante, soprattutto per quella parte di agricoltura ‘green’. La sostenibilità premia: mentre il trend dei consumi alimentari decresce, la domanda del bio risulta in totale controtendenza. Puntare su prodotti eco, innovare i processi produttivi in chiave sostenibile sono i fattori di successo della nostra agricoltura e su questi obiettivi è indirizzata la nostra azione politica”.

Fonte: Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali

Biologico italiano anti-crisi e registra un + 8,8% nei primi sei mesi del 2013

agricoltura_biologicaIl biologico italiano non sente la crisi, e registra un nuovo incremento delle vendite dell’8,8% nella prima metà del 2013, assicurandosi così il settimo anno di crescita consecutiva. Quasi 50mila le aziende “bio” nazionali (49.709, +3%) e, come evidenzia la Cia, oggi il 76% degli italiani dichiara di acquistare prodotti biologici almeno due volte al mese. Ben 1,1 milioni sono gli ettari bio lavorati, +6,4% sul 2012. In particolare, nell’ultimo anno è cresciuta soprattutto la superficie organica coltivata a olivo (+16,2 per cento), agrumi (+15,5 per cento), cereali (+14,4 per cento) e a vite (+8,6 per cento).

L’iniziativa di Veneto Agricoltura “Aziende aperte-protocolli aperti”, indica il forte impegno dell’Azienda regionale nella diffusione, comunicazione e divulgazione dei risultati delle attività attuate nelle sue Aziende e Centri sperimentali. In particolare delle migliori tecniche per una agricoltura sostenibile sia dal punto di vista ambientale che della redditività dell’impresa.  Oggi, giovedì 03.10.2013 a Villiago, Sedico (BL), in evidenza l’agricoltura biologica, con anche visita campi prova (10.00-12.30/14.30-18.30), accompagnati dai tecnici di Veneto Agricoltura. A tutti i partecipanti sarà consegnata la nuova pubblicazione che raccoglie i protocolli delle prove e la descrizione dei risultati fin qui conseguiti.

Veneto tra le legioni leader. Un’iniziativa in linea con l’apprezzamento che il biologico riscontra sia tra gli addetti del settore che i consumatori. Infatti il recente Rapporto BioBank 2013 (dati 2012) indica il Veneto tra le regioni leader per numero di operatori, ponendola al quarto posto dopo Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. Meglio il comparto della vendita diretta: al primo posto l’Emilia-Romagna con 417 realtà, pari al 14,9% del totale, seguita da Toscana con 334 (11,9%) e Veneto con 258 (9,2%). I negozi specializzati di alimenti biologici si concentrano soprattutto al nord con 826 punti vendita pari al 65% sul totale di 1.270 – al centro 269 (21,2%) e 175 al sud (13,8%) -, con un quadro sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. La Lombardia mantiene saldamente il primato (17,6%), seguita dal Piemonte e Veneto (12,1%, 154 esercizi). Riguardo alle mense scolastiche, leadership ancora alla Lombardia, seguita da Emilia-Romagna e Veneto che con 174 mense (14,5%) si aggiudica il terzo posto. Ultima notazione a difesa del consumatore: ricordiamo che dallo scorso 17 giugno è entrato in vigore l’obbligo di tracciare specificatamente le più importanti materie prime d’importazione biologiche (olio d’oliva, frumento, riso, granturco, grano saraceno, soia, olio di girasole etc).

(Fonte: Veneto Agricoltura)

6-9 aprile 2014, a Verona anche Vinitalybio

Vino con grappoloVinitalybio è il nuovo salone specializzato dedicato ai vini biologici certificati, nato dall’accordo siglato tra Veronafiere e FederBio. La prima edizione sarà realizzata nell’ambito del 48° Vinitaly, in programma dal 6 al 9 aprile 2014.

Innovare per adeguarsi ai cambiamenti di mercato. Si tratta di un progetto per valorizzare la produzione enologica certificata secondo le norme del regolamento UE n. 203/2012 sulla produzione e l’etichettatura del vino biologico, entrato in vigore il 1° agosto dell’anno scorso.  Vinitalybio è un marchio Veronafiere e verrà realizzato in collaborazione con FederBio, che verificherà il rispetto dei requisiti degli espositori italiani ed esteri produttori di vini biologici.  «Il progetto – spiega Ettore Riello, presidente di Veronafiere – risponde alla logica dell’Ente di innovare continuamente i propri prodotti per adeguarli ai cambiamenti del mercato. Vinitalybio è una grande occasione di visibilità per le cantine biologiche italiane che rappresentano il 6,5% del vigneto nazionale con 53 mila ettari coltivati, ponendo l’Italia al secondo posto per estensione a livello mondiale. L’Italia, inoltre, con una quota del 13% rappresenta il terzo esportatore di vini bio negli Stati Uniti».

Nella certificazione la “forza” dei vini bio. «Grazie al progetto Vinitalybio – afferma Paolo Carnemolla, presidente di FederBio – avremo l’opportunità di dare finalmente visibilità e voce al vino biologico certificato, che rappresenta l’unica garanzia per chi intende acquistare un vino ottenuto secondo i principi e le rigorose normative dell’UE in materia di biologico. La sua forza è quindi proprio nella certificazione, affidata a partire dalla coltivazione delle uve e fino all’imbottigliamento a organismi terzi, espressamente autorizzati dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Questo è l’unico requisito indispensabile per partecipare alla manifestazione e sul rispetto del quale FederBio supporterà Veronafiere con apposito personale e verifiche mirate. La certificazione biologica è del resto ormai riconosciuta a livello internazionale pure fuori dall’UE, dunque è un’opportunità straordinaria anche per il vino italiano per migliorare ulteriormente il proprio posizionamento sui mercati».

Vini bio nel padiglione 11. «Con l’entrata in vigore nel 2012 del regolamento sulla produzione biologica anche per il vino – spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – , abbiamo colto l’occasione per adeguare alla normativa europea la nostra offerta fieristica, dando uno spazio distinto alle produzioni certificate. Come tutte le iniziative che mettiamo in campo per le rassegne, anche Vinitalybio è pensato per favorire il business e per questo l’accordo con FederBio prevede anche un’attività di incoming per portare a Verona buyer provenienti dai mercati più interessanti per il consumo di vini biologici, in particolare Germania, Svizzera e Paesi Scandinavi». Vinitalybio si configura come uno spazio espositivo ben identificato all’interno del padiglione 11, che ospiterà produttori italiani ed esteri. A loro disposizione tavoli d’assaggio organizzati per ospitare gli operatori interessati. Oltre agli stand, all’interno dello spazio dedicato verrà allestita un’enoteca, che metterà in degustazione tutti i vini biologici presenti a Vinitaly, allargando la possibilità di partecipazione a quelle aziende espositrici che, oltre ai vini prodotti con metodi convenzionali, propongono una linea bio.

(Fonte: Veronafiere)

Agricoltura bio in Italia e nella UE, quale futuro? INEA ne parla a Sana (Bologna, 9 settembre 2013)

Invito_SANA_defLa riforma della PAC e dei regolamenti comunitari per l’agricoltura biologica impone una riflessione sulle possibili strategie per una maggiore integrazione delle politiche a livello comunitario, nazionale e regionale. L’INEA intende, in occasione del SANA, a Bologna (7-10 settembre 2013) presentare la propria attività di ricerca e discutere con esperti su come tali politiche possano contribuire congiuntamente a dare nuovo slancio al settore e quale possa essere il ruolo della ricerca in Italia, in sinergia con quanto previsto nel Programma Quadro Horizon 2020.

Programma. Il seminario “Il futuro dell’agricoltura bIologIca In ItalIa e nell’UE: quali opportunità per una maggiore integrazione delle politiche?” si svolgerà il 9 settembre all’interno della fiera (sala Allemanda, Piano ammezzato – Padiglione 33, Ingresso Aldo Moro). Questo il programma:  ore 10.00 registrazione; ore 10.30 apertura dei lavori, Annalisa Zezza, Inea; ore 10.40  L’agricoltura biologica in Italia: spunti da alcuni studi INEA
Laura Viganò, Inea; ore 11.00 Modelli organizzativi e politiche per l’agricoltura biologica in Francia: strategie presenti e future, Anaïs Riffiod, agence BIo; ore 11.20 Il Piano d’azione europeo per l’agricoltura biologica:
integrare differenti politiche e attori nell’UE, Jürn Sanders, Johann HeInrIch Von Thünen-Institut ; ore 11.40 Ricerca e innovazione nel quadro delle politiche europee a favore  dell’agricoltura biologica, Eduardo Cuoco, TP organIcs; ore 12.00 Interventi programmati,  Valtiero Mazzotti, regIone EmIlIa-Romagna,  Bruno Sebastianelli, la Terra e Il cIelo; ore 12.30  Dibattito; ore 13.15 Conclusioni.

Partecipazione. Chi fosse interessato a partecipare è invitato a segnalarlo alla segreteria organizzativa: Francesco Ambrosini (ambrosini@inea.it – 06/47856.416); Laura Guidarelli  (guidarelli@inea.it – 06/47856.455); Anna Lapoli (lapoli@inea.it – 06/47856.207), nonché a presentare l’invito all’ingresso del SANA (il giorno del seminario) per poter accedere gratuitamente alla manifestazione.

(Fonte: INEA)

Agricoltura bio, Italia leader in Europa

L’Italia è leader europea in agricoltura biologica. Lo conferma il rapporto “Green economy per uscire dalla crisi”, realizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Nella classifica del numero di aziende biologiche per singolo Stato, il nostro Paese è in cima con 48.509 imprese agricole biologiche. Il risultato è merito della fiducia prestata dai consumatori italiani agli alimenti biologici che ha permesso a molti imprenditori di investire nella coltivazione a impatto zero, raggiungendo più di un milione e centomila ettari di terreno coltivato con tecniche sostenibili per l’ambiente e l’uomo. Si tratta del 18,7% della superficie agricola utilizzata nell’intero Paese, un dato che rende esplicita l’enorme importanza di questo comparto dell’agricoltura italiana.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Da luglio 2012 il logo biologico europeo è realtà

Dallo scorso 1 luglio il logo biologico dell’UE sarà obbligatorio su tutti gli alimenti biologici preconfezionati prodotti negli Stati Membri dell’Unione e rispondenti agli standard prescritti. Il logo resterà invece facoltativo per i prodotti biologici non confezionati e per quelli importati. Continueranno ad essere ammessi, insieme al marchio UE, altri loghi nazionali, regionali o privati.

Concluso il periodo transitorio di 2 anni. Si ricorda che il logo biologico europeo, rappresentato dalla “foglia europea”, è stato introdotto il 1° luglio 2010 ma era previsto che diventasse obbligatorio su tutti i prodotti solo al termine di un periodo transitorio di due anni, per consentire agli operatori di adattarsi alle nuove norme ed evitare lo spreco degli imballaggi esistenti. Nel campo visivo del logo devono figurare anche il numero di codice dell’organismo di controllo e il luogo di produzione delle materie prime agricole. Un recente sondaggio di Eurobarometro sull’atteggiamento degli europei nei confronti degli alimenti contiene informazioni sul logo biologico europeo, tra cui la notizia incoraggiante che, da quando è stato introdotto nel luglio 2010, il logo è riconosciuto da un quarto (24%) dei cittadini europei.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

2 marzo 2012, Confagricoltura Emilia-Romagna organizza un convegno per rilanciare il bio

In un contesto  economico difficile per tutti ed in particolare per il settore agricolo, il mercato dei prodotti bio sta vivendo una continua crescita. A tale forte richiesta tuttavia non corrisponde un eguale incremento delle aziende agricole e delle superfici convertite al biologico che anzi, in Emilia-Romagna, seppur di poco, registrano una leggera flessione (- 2,9%).

Bologna, venerdì 2 marzo, ore 10.00, Aula Magna Regione Emilia-Romagna. Al fine di approfondire le dinamiche di domanda e offerta e di ricercare le cause e le problematiche che generano queste incongruenze tra mercato e produzione bio per dare risposte e soluzioni alle imprese agricole, Confagricoltura Emilia-Romagna, raccogliendo le sollecitazioni giunte dal territorio, ha organizzato, in collaborazione con la Regione e il Ministero, un convegno per il prossimo venerdì 2 marzo 2012. L’evento è rivolto principalmente agli attori della filiera Bio ed agli imprenditori agricoli, ma vuole essere anche un costruttivo momento di confronto con tutti gli interessati ad avvicinarsi al settore. Info: Eugenio Zedda, tel. 051.251866, email: zedda@confagricoltura.it. Per scaricare la locandina del convegno: invitoconfagri.pdf

(Fonte: Confagricoltura Emilia-Romagna)

 

Vino, via libera Ue all’etichetta “biologica” dalla prossima vendemmia

Via libera dall’Ue al riconoscimento del vino biologico, che dalla prossima vendemmia potrà avere le sue etichette. Il Comitato permanente per la produzione biologica (Scof) ha infatti approvato lo scorso 8 febbraio nuove norme europee che saranno pubblicate nelle prossime settimane nella Gazzetta ufficiale dell’Ue.

Il nuovo regolamento stabilisce infatti che, a partire dalla vendemmia 2012, i viticoltori biologici potranno utilizzare il termine “vino biologico” sulle etichette, che dovranno riportare il logo biologico dell’Ue, il numero di codice del competente organismo di certificazione e rispettare le altre norme in materia di etichettatura del vino. Le norme in vigore concernenti il “vino ottenuto da uve biologiche” non coprono le pratiche enologiche, ossia l’intero processo di vinificazione. Il settore vitivinicolo è infatti l’unico al quale ancora non si applica integralmente la normativa Ue sulla produzione biologica.

Maggiori garanzie per i consumatori. Soddisfazione è stata espressa dal commissario Ue all’agricoltura Dacian Ciolos, che si è detto “lieto che sia stato infine raggiunto un accordo” sulla questione. “Era importante fissare norme armonizzate per garantire un’offerta chiara ai consumatori, che sono sempre più interessati ai prodotti biologici”, ha sottolineato il commissario, constatando “che le norme adottate stabiliscono in modo trasparente la differenza tra vino convenzionale e vino biologico, come è il caso per altri prodotti biologici”. In questo modo, ha concluso, “si dà ai consumatori la certezza che un ‘vino biologico’ sia stato prodotto applicando norme di produzione più rigorose”.

(Fonte: Adnkronos.com)

Tra le novità di Vinitaly 2012, il salone delle produzioni enologiche da agricoltura biologica e biodinamica

Si chiama Vivit – Vigne, Vignaioli, Terroir, il salone che Vinitaly dedica quest’anno per la prima volta ai vini naturali prodotti da agricoltura biologica e biodinamica. Lo spazio sarà allestito al 1° piano del Palaexpo, ingresso A. «Con questa iniziativa Vinitaly – spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere coglie la richiesta che viene dal mercato di conoscere meglio i vini da agricoltura biologica e biodinamica. Il nostro approccio, già sperimentato con successo in varie edizioni, ultimo Sparkling Italy nel 2011, mira a dare evidenza a singoli segmenti produttivi con focus dedicati per mettere in contatto con efficacia offerta e domanda.»

Autocertificazione sui metodi di produzione per le aziende partecipanti. Il dibattito attorno ai vini da agricoltura biologica e biodinamica è in corso già da alcuni anni, perché le tecniche adottate non sono supportate, nella legislazione comunitaria, da regole a cui attenersi lungo tutto il processo di lavorazione. Per questo, dal punto di vista giuridico, si può parlare solo di “vino ottenuto da uve coltivate biologicamente”. Proprio per evitare fraintendimenti su quali vini saranno in esposizione, Vinitaly ha chiesto alle aziende partecipanti a ViVit di sottoscrivere un’autocertificazione molto restrittiva sui metodi di produzione applicati sia in vigneto che in cantina.

Un centinaio le aziende partecipanti. L’idea che il più grande appuntamento internazionale dedicato al vino, in programma a Verona dal 25 al 28 marzo 2012 apra a queste produzioni ha suscitato interesse tra i produttori e sono circa un centinaio le aziende, provenienti dai principali Paesi vitivinicoli, ad aver già aderito all’iniziativa. «Noi partecipanti a ViViT – afferma Elena Pantaleoni, dell’azienda biologica La Stoppa –  siamo vignaioli che hanno come obiettivo primario fare vini legati al territorio. Come dicono i francesi: vins de terroir. Spesso pratichiamo agricoltura biologica o biodinamica, ma non sempre siamo certificati. In cantina mettiamo in atto pratiche che non alterino le caratteristiche del territorio, ma anche dell’annata e del vitigno; cerchiamo con i nostri vini di esprimere l’unicità e la personalità propria di ogni zona vocata.»

Produrre con metodo biodinamico, cioè senza l’applicazione di metodi intensivi, lasciando al terreno la capacità di nutrire le piante senza alcun aiuto esterno «non è, di per sé, una garanzia assoluta di qualità – spiega Nicolas Joly, fondatore de La Renaissance des Appellations, l’associazione di vignaioli creata 2001 che conta circa 200 produttori di 14 Paesi, dei quali 34 in Italia -. Il risultato dipende dal luogo dove si coltiva, dal vitigno scelto, però quando si assaggia uno di questi vini si capisce la differenza perché si torna alla verità del gusto.»

Difficile avere dati precisi sulla viticoltura da agricoltura biodinamica, di territorio o naturali, anche se numerose sono le associazioni attive a livello sovranazionale con un numero di aderenti piccolo, ma significativo. Più monitorato il biologico: secondo il Sinab (Sistema informativo nazionale sull’agricoltura biologica) tra superfici già convertite e quelle in conversione, il biologico in Italia rappresentava nel 2009 poco più del 6% del totale vitato, pari a oltre 43.600 ettari. Le più coinvolte sono le regioni centro-meridionali, mentre tra le regioni grandi produttrici di vini solo la Toscana è interessata con una percentuale rilevante, pari al 10%.

(Fonte: Veronafiere)