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Arrivano al supermercato i prodotti firmati dagli agricoltori italiani

A partire dal 3 maggio 2018, i consumatori potranno acquistare i prodotti a marchio “FDAI – Firmato Dagli Agricoltori Italiani”: li troveranno sugli scaffali degli oltre 600 punti vendita italiani di Lidl Italia e sono il frutto dell’accordo che l’azienda leader della Gdo ha stipulato con la Filiera Agricola Italiana spa, realtà che che sostiene e promuove gli imprenditori agricoli.

Nell’accordo importante anche l’aspetto etico della produzione agricola. Il progetto nasce dalla volontà di Lidl Italia, che conta oggi più di 2.000 prodotti di cui l’80% made in Italy, di compiere un ulteriore passo avanti verso un assortimento sempre più votato alla sostenibilità e al territorio. Filiera Agricola Italiana spa ha affiancato Lidl Italia nello sviluppo di questa nuova linea di prodotti che si caratterizza per l’utilizzo di materie di prima scelta, 100% italiane e tracciabili. Il risultato è un ricco paniere di articoli, tra cui riso Carnaroli IGP, pasta trafilata al bronzo con grano lucano, olio toscano IGP e succo di frutta con agrumi di Calabria, che brillano per qualità e bontà, oltre che per gli elevati standard di etica e trasparenza.”Questo accordo – spiega Stefano Albertazzi, direttore generale di Filiera Agricola Italiana spa – è uno strumento importante e innovativo che da una parte valorizza i prodotti agroalimentari dei territori italiani e dall’altro favorisce tutti i componenti della filiera dal campo alla tavola: agricoltori, grande distribuzione e consumatori. Si tratta di un passo in avanti per un nuovo modello di relazioni economiche che punti sempre più sulla cooperazione virtuosa e sulle scelte condivise”. Dichiara Eduardo Tursi, amministratore delegato acquisti di Lidl Italia: “Ci siamo impegnati a fondo in questo progetto che arricchisce la nostra proposta di eccellenze made in Italy e consolida la passione di Lidl per il territorio”.

Fonte: Garantitaly.it

Latte, Coldiretti: stop a “Far west” su prezzo e contratti

Stop al “Far west” sui contratti per il latte. E’ quanto chiede la Coldiretti di fronte alle comunicazioni unilaterali di variazione al ribasso del prezzo alla stalla, o di riduzione delle quantità richieste rispetto agli accordi presi, che le industrie stanno mandando agli allevatori e che mettono a rischio la sopravvivenza e il lavoro di oltre 30mila aziende agricole, senza considerare l’indotto.

La questione. “Si tratta – spiega la Coldiretti – di una situazione generata anche dalla pratica fuori legge ma ancora in uso di stipulare intese verbali e di durata inferiore ai 12 mesi per la quale si chiede l’intervento degli organismi di controllo del Ministero delle Politiche Agricole insieme all’attivazione di tutte le contromisure legali disponibili in caso di necessità. La legge 91 del luglio 2015 – ricorda la Coldiretti – prevede infatti l’obbligo di contratti scritti della durata minima di 12 mesi. E proprio ai sensi della normativa vigente alla Coldiretti continuano ad affluire le deleghe firmate dai singoli allevatori che incaricano l’organizzazione a rappresentarli sia di fronte alle industrie in sede di trattative per il prezzo sia di fronte ai magistrati nel caso scoppiasse una vera e propria guerra giudiziaria con le aziende di trasformazione”.

Segnali positivi. “Le modifiche unilaterali al ribasso del prezzo del latte – afferma la Coldiretti – vanno contro una situazione di mercato che invece offre segnali positivi, a partire dalle quotazioni del Parmigiano Reggiano che con stagionatura a 18 mesi sulla Borsa di Parma ha toccato il record di 10,63 euro al chilo, la quotazione più alta registrata negli ultimi cinque anni. Volano anche i valori del burro che ha toccato i 4,80 euro al chilo con un progresso del 10,47% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, un trend accompagnato anche da un aumento del 12,5% della spesa delle famiglie. In progresso anche il latte spot (quello venduto al di fuori dei normali contratti di fornitura) che alla Borsa di Lodi, principale piazza di riferimento italiana, ha ripreso a crescere con un balzo di quasi il 7% nell’ultimo mese. Come se non bastasse – continua la Coldiretti – mai così tanto formaggio italiano è stato consumato all’estero come nel 2017 che ha fatto segnare un record storico con l’aumento del 6% in quantità rispetto allo scorso anno che ha portato a ben il 63% l’incremento delle spedizioni nel corso di un decennio, come in Francia dove è diretto quasi un quarto del totale esportato (23%), in Germania che si colloca al secondo posto tra i principali clienti, in Gran Bretagna e negli gli Stati Uniti dove nell’ultimo anno si è verificato un aumento del 10% delle spedizioni”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

2018 Anno del cibo italiano: nominati i 13 esperti del Comitato tecnico di coordinamento, tra Petrini, Farinetti, Bottura, Cottarella, Calabrese e Montanari anche “l’artigiano della pizza” napoletano Enzo Coccia

Il Ministro Franceschini (Cultura e Turismo) ha approvato la direttiva che dedica il 2018 “Anno del cibo italiano“. Attraverso la costituzione di un apposito Comitato e la stretta collaborazione con il Mipaaf (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali), saranno promosse iniziative e azioni in grado di rappresentare durante l’anno la produzione eno-gastronomica e la cucina italiana come grandi attrattori turistici del nostro Paese.

I 13 esperti del Comitato. Franceschini ha nominato i 13 esperti di chiara fama che faranno parte del Comitato Tecnico di Coordinamento presieduto dal direttore generale Turismo del MiBACT, Francesco Palumbo: 1) Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, 2) Oscar Farinetti, imprenditore e presidente fondazione E. di Mirafiore 3) Cristina Bowerman, presidente Ambasciatori del Gusto 4) Massimo Bottura, chef 5) Riccardo Cottarella, presidente dell’Unione Internazionale Enologi 6) Giorgio Calabrese, medico nutrizionista e docente di Alimentazione e Nutrizione umana all’Università del Piemonte Orientale 7) Marco Gualtieri, presidente di Seeds&Chips 8) Claudia Sorlini vice presidente del Touring Club Italiano, già professore ordinario di Microbiologia Agraria all’Università degli Studi di Milano e membro della Steering Committee of the EU Scientific Programme for Expo 2015 9) Enzo Coccia, pizzaiolo 10) Elisabetta Moro, professore ordinario di Antropologia culturale e Tradizioni Alimentari del Mediterraneo all’Università suor Orsola Benincasa di Napoli 11) Mauro Rosati, direttore Generale Fondazione Qualivita 12) Massimo Montanari, professore ordinario di storia dell’Alimentazione e presidente di Casa Artusi 13) Raffaele Borriello, direttore generale di Ismea

Azioni rivolte all’estero. Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) e Mipaf attueranno una completa ricognizione di prodotti agricoli e agroalimentari di eccellenza, ricette della cultura alimentare e culinaria dei territori italiani, circuiti ed itinerari di offerta enogastronomica, eccellenze di conoscenze e sapere. Questi interventi sono funzionali anche al rafforzamento di itinerari interregionali di offerta turistica, in coerenza con il lavoro già realizzato con il 2016 Anno dei Cammini e il 2017 Anno dei Borghi. Dell’infinito patrimonio italiano, verrà promossa la conoscenza internazionale, con particolare riferimento all’organizzazione di esperienze gustative relative ai prodotti a denominazione di origine e ad indicazione geografica. Insieme al MAECI (Ministero degli Affari Esteri)  ed agli Istituti Italiani di Cultura all’estero, verrà realizzata una grande campagna di comunicazione internazionale sul brand Italia. Inoltre, il progetto “Vivere all’italiana” consentirà una promozione della lingua italiana, arte e cultura, archeologia e sistema museale, enogastronomia, università e ricerca, scienza e tecnologia, design, industria culturale e creativa, sport, territori. Insieme al Mipaaf, al Maeci e al Miur (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca) verrà promossa la cucina italiana di qualità. Attraverso l’organizzazione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo Ambasciate, Consolati e Istituti italiani di Cultura presenteranno i prodotti alimentari di eccellenza rappresentativi dell’Italia e del gusto italiano a milioni di consumatori nel mondo, in prosecuzione delle tematiche di Expo Milano 2015.

Favorito l’accesso al credito delle imprese del settore turistico-culturale-enogastronomico. Verrà definito un accordo tra Ministero e Cassa Depositi e Prestiti per sviluppare i servizi di accoglienza (informazione, didattica, visite guidate, agri-musei, etc.) rivolti ai turisti presenti lungo gli itinerari di turismo lento. L’obiettivo è favorire l’accesso al credito delle imprese operanti nel settore turistico-culturale e del turismo enogastronomico con investimenti diretti allo sviluppo di prodotti agricoli ed enogastronomici che possano arricchire i percorsi di visita. In tutta Italia il Mibact compone, selezionando e patrocinando iniziative regionali e territoriali, il Calendario delle Attività dell’Anno del Cibo. Un lungo cartellone di eventi, un grande viaggio da Nord a Sud del Paese, che rappresenterà un ulteriore elemento di attrattività per i turisti di tutto il mondo. Particolare attenzione sarà dedicata ad una campagna di comunicazione, anche sui social, da realizzarsi insieme ad Enit. E’ in corso di realizzazione una piattaforma informativa orientata, oltre che alla diffusione delle iniziative realizzate, all’approfondimento e alla divulgazione dei temi trattati dall’Anno del Cibo.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf

Scatta l’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta per il riso e la pasta

Da oggi, 17 febbraio 2018 scatta l’obbligo di indicazione dell’origine della materia prima in etichetta per il riso e per la pasta. Sono entrati pienamente in vigore, infatti, i decreti firmati dai Ministri Maurizio Martina (Agricoltura) e Carlo Calenda (Sviluppo Economico) che consentono ai consumatori di conoscere il luogo di coltivazione del grano e del riso in modo chiaro sulle confezioni. Nel solco di quanto fatto per latte e derivati, la sperimentazione è prevista per due anni.

Cosa cambia. Il decreto grano/pasta prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture: a) Paese di coltivazione del grano; b) Paese di molitura (in cui il grano è stato macinato); se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE; c) se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”. Il provvedimento prevede che sull‘etichetta del riso devono essere indicati: a) “Paese di coltivazione del riso”; b) “Paese di lavorazione”; c) “Paese di confezionamento”. Se le tre fasi avvengono nello stesso Paese è possibile utilizzare la dicitura “Origine del riso: Italia”. Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

Origine visibile in etichetta. Le indicazioni sull’origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili. I decreti restano in vigore fino alla piena attuazione dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011, che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l’applicazione all’adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.

L’Italia e la UE. Commenta il Ministro Martina: “La trasparenza deve essere una battaglia comune, da condurre con tutta la filiera anche in Europa. Non c’è dubbio che l’iniziativa italiana abbia ottenuto anche un risultato politico importante: dopo 4 anni la Commissione Ue ha presentato una prima bozza di regolamento attuativo della norma sull’etichettatura. Un passo avanti che va migliorato, a partire dall’indicazione obbligatoria e non facoltativa dell’origine delle materie prime. Stiamo lavorando per una proposta che trovi il supporto della nostra filiera e di altri Paesi europei a partire dalla Francia. Se non cambierà la proposta, siamo pronti a dare voto negativo nel comitato che è chiamato ad esprimersi a Bruxelles”.

Coldiretti, 1/4 spesa alimentare in Italia resta ancora anonima.“L’obbligo di indicare in etichetta l’origine è una battaglia storica della Coldiretti che con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare ha portato all’approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004. L’Italia, sotto il pressing della Coldiretti, ha fatto scattare il 19 aprile 2017 l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo made in Italy mentre, a partire dal 1° gennaio 2008, vigeva l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. A livello comunitario – continua la Coldiretti – il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto. Le prossime battaglie riguardano l’obbligo di indicare in etichetta l’origine della frutta utilizzata nelle bevande e quello della carne impiegata nei salumi. Occorre vigilare affinché la normativa comunitaria risponda realmente agli interessi dei consumatori e non alle pressioni esercitate dalle lobbies del falso made in Italy che non si arrendono ai pronunciamenti della Giustizia e vogliono continuare ad ingannare i cittadini cercando subdolamente di frenare nel nostro Paese l’entrata in vigore di norme di trasparenza e di grande civiltà”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

Fonte: Servizio Stampa Mipaaf/Coldiretti Veneto

2018, anno nazionale del cibo italiano

I ministri Maurizio Martina (Politiche agricole alimentari e forestali) e Dario Franceschini (Beni culturali e del turismo) hanno proclamato il 2018 Anno nazionale del cibo italiano. Da gennaio prenderanno il via manifestazioni, iniziative, eventi legati alla cultura e alla tradizione enogastronomica dell’Italia.

Patrimonio enogastronomico parte del patrimonio culturale e dell’identità italiana. Si punterà sulla valorizzazione dei riconoscimenti Unesco legati al cibo come la Dieta Mediterranea, la vite ad alberello di Pantelleria, i paesaggi della Langhe Roero e Monferrato, Parma città creativa della gastronomia e all’Arte del pizzaiuolo napoletano iscritta di recente. Sarà l’occasione per il sostegno alla candidatura già avviata per il Prosecco e la nuova legata all’Amatriciana. Allo stesso tempo saranno attivate iniziative per far conoscere e promuovere, anche in termini turistici, i paesaggi rurali storici, per il coinvolgimento e la promozione delle filiere e ci sarà un focus specifico per la lotta agli sprechi alimentari. Lo stretto legame tra cibo, arte e paesaggio sarà inoltre il cuore della strategia di promozione turistica che verrà portata avanti durante tutto il 2018 attraverso l’Enit e la rete delle ambasciate italiane nel mondo e permetterà di evidenziare come il patrimonio enogastronomico faccia parte del patrimonio culturale e dell’identità italiana.

Nuovo progetto dei distretti del cibo. “Non si tratta di sottolineare solo i successi economici di questo settore che nel 2017 tocca il record di export a 40 miliardi di euro, ma di ribadire il legame profondo tra cibo, paesaggio, identità, cultura. Lo faremo dando avvio al nuovo progetto dei distretti del cibo. Lo faremo coinvolgendo i protagonisti a partire da agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi. E credo che in quest’ottica sia giusto dedicare l’anno del cibo ad una figura come Gualtiero Marchesi, che ha incarnato davvero questi valori facendoli conoscere a livello internazionale”, ha dichiarato Martina.

Campagna social musei statali. Franceschini ha annunciato l’avvio dal primo gennaio 2018 di una campagna di comunicazione social dei musei statali che pone l’attenzione sul rapporto, nei secoli, tra arti e enogastronomia, sottolineandone il ruolo fondamentale nella costruzione del patrimonio culturale italiano. L’account Instagram @museitaliani posta e condivide circa 50 locandine digitali, tra le quali figurano la stele di Karo al Museo Egizio di Torino, la Cena con sponsali di Gherardo delle Notti, la Natura morta con peperoni e uva di Giorgio De Chirico, così come le sculture di Darren Bader al Museo Madre di Napoli e i manifesti pubblicitari conservati al Museo Salce di Treviso. Non potevano poi mancare l’Ultima Cena di Leonardo, gli affreschi di Pompei, le nature morte della Villa Medicea di Poggio a Caiano e i dipinti della Scuola Napoletana. Le regole della campagna social non cambiano: continua l’invito a visitare gli oltre 420 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura italiani, a cercare, fotografare e condividere il tema del mese con l’hashtag #annodelciboitaliano.

Fonte: Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali

Andamento dell’economia agraria italiana nel 2017, le prime stime sono negative

Il 2017 è stato un anno difficile per l’agricoltura italiana. Nei primi nove mesi dell’anno il settore primario aveva già accumulato un calo del 3,4% del valore aggiunto in termini reali rispetto allo scorso anno; il resto dell’economia, invece, ha proseguito la tendenza di crescita registrando sinora un aumento del PIL di un punto e mezzo percentuale. Secondo le stime del Centro Studi Confagricoltura, se queste variazioni saranno confermate su base annua, il valore aggiunto del settore agricolo tornerà al di sotto di quello registrato nel 2012.

Fase congiunturale difficile. Questo dato è lo specchio di un settore agricolo che, al di là dell’entusiasmo enfatico di certi commentatori, vive una fase congiunturale difficile, ancora una volta in controtendenza (ma stavolta in negativo) rispetto all’andamento dell’economia generale del Paese. Livelli delle produzioni insoddisfacenti per vari motivi (andamento climatico, calo degli investimenti ecc.), instabilità dei prezzi di vendita (spesso in forte calo) di molti prodotti agricoli, alti costi dei mezzi di produzione, e problemi di varia natura, hanno compromesso la redditività di coltivazioni e allevamenti, e la fiducia delle imprese.

L’esportazione cresce (+4,7%) e supererà i 40 miliardi di euro nel 2017. Anche il “boom” delle esportazioni di prodotti agricoli e alimentari, che nel 2017 dovrebbero superare i 40 miliardi di euro, in realtà evidenzia la conferma della dinamica positiva per i prodotti dell’industria alimentare, dal 2015 con saldo positivo tra esportazioni ed importazioni (nel 2017 saldo stimato +2,8 miliardi di euro), ma anche il persistere del saldo negativo tra esportazioni ed importazioni per quanto riguarda gli scambi di prodotti agricoli (nel 2017 saldo stimato -7,3 miliardi di euro).

L’occupazione del settore agricoltura, selvicoltura e pesca diminuisce (-2,7%) mentre l’occupazione del totale dell’economia aumenta (+1,1%) Notizie non buone vengono anche dal versante dell’occupazione in agricoltura: diminuiscono soprattutto gli indipendenti (-3,2%), e in particolare le donne (-7%); segno negativo, sia pure più contenuto, per i dipendenti (-2,2%) con, anche in questo caso, una flessione più rilevante per le donne (-8,4%).

Fonte: Centro Studi Confagricoltura

20-21 ottobre 2017, a Susegana (Tv) il Global Food Forum sul futuro dell’agricoltura

Venerdi 20 e sabato 21 ottobre 2017 il Castello di San Salvatore a Susegana (Tv) ospiterà il secondo Global Food Forum, organizzato da Farm Europe (un think tank multiculturale nato con lo scopo di stimolare il pensiero sulle economie rurali) con il sostegno di Confagricoltura. La manifestazione vedrà la partecipazione di alti rappresentanti di istituzioni europee e nazionali, organizzazioni agricole, società dell’agroalimentare ed esperti del settore, provenienti da tutta Europa, con l’obiettivo di riflettere assieme e sviluppare una visione comune sul futuro delle politiche agricole ed alimentari dell’Unione europea.

Sostenibilità economica ed ambientale. Dopo la prima edizione dedicata ai nuovi volti dei sistemi alimentari europei, che si è svolta l’anno scorso in provincia di Pavia, il tema di quest’anno sarà “Definire il futuro della nostra agricoltura”, con un’attenzione ai temi della sostenibilità nelle sue due declinazioni, che non possono prescindere l’una dall’altra: quella economica e quella ambientale. Saranno presenti Angelino Alfano, ministro degli Affari esteri; Maurizio Martina, ministro dell’agricoltura, Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente; Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo; Jirky Katainen, vicepresidente della Commissione europea; Paolo De Castro, europarlamentare. Per Confagricoltura ci saranno il presidente nazionale Massimiliano Giansanti e il presidente regionale Lodovico Giustiniani.

Confagricoltura: “PAC, necessario un cambio di marcia”. In un momento in cui i sistemi agroalimentari, già molto sollecitati dalle nuove dinamiche di mercato, devono affrontare crisi strutturali e diplomatiche, il Forum costituisce un’opportunità per costruire una visione per il futuro capace di guardare avanti, guidata da un vero spirito europeo. “La Politica agricola comune deve mantenere una reale ambizione economica – spiega Giansanti -. Per questo è necessario dare il via a un vero e proprio cambio di marcia. L’insieme degli agricoltori europei deve avere la possibilità di investire, di innovare e di utilizzare la tecnologia per fare un salto in avanti in termini di competitività e sostenibilità. Ma se la Pac, la Politica agricola comune, non ci darà le risposte che vogliamo, solo una piccolissima minoranza sarà in grado di investire e quindi essere pronta all’appuntamento con il futuro. Gli investimenti, invece, dovrebbero costituire per tutti la leva principale per andare verso una maggiore sostenibilità del nostro settore. Se vogliamo un’agricoltura sostenibile, ancorata ai nostri territori e capace di garantire il ricambio generazionale, l’Europa deve mettere l’impresa e l’imprenditore agricolo al centro del processo decisionale, accompagnando gli agricoltori sul piano ambientale, senza ingessarli con eccesso di norme, ma fissando obiettivi da raggiungere e dando loro fiducia sugli strumenti da utilizzare”.

Agricoltura 4.0. Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Treviso e Veneto, ricorda che tra le sfide cruciali per il settore agricolo ci sarà quella della digitalizzazione. “Informatizzazione, Internet, nuovi software e banche dati sono la chiave di volta per passare a un’agricoltura 4.0 – sottolinea -, che porti non solo allo snellimento della burocrazia, ma apra le porte all’e-commerce, all’internazionalizzazione, all’agricoltura di precisione e a nuove professioni. Per essere competitive e affrontare le future sfide del mercato le aziende agricole devono necessariamente innovarsi, accrescendo qualità e produttività. E anche su questo fronte l’Ue ha un ruolo di sostegno molto importante”.

L’agricoltura è un settore strategico per l’agenda dell’Unione europea su crescita e occupazione. Pesa molto di più del 2% del Pil, il 10% circa degli occupati a livello Ue, il 50% dei nostri territori, il 100% della nostra alimentazione. La giornata di venerdì 20 ottobre sarà suddivisa in due momenti: la sessione del mattino si concentrerà sull’approccio strategico da sviluppare per un’ambizione condivisa tra i sistemi alimentari dell’Ue e la società dell’Ue, mentre le discussioni tra i partecipanti su tematiche specifiche saranno sviluppate durante le sedute pomeridiane con sei laboratori. Sabato 21 ottobre i partecipanti avranno la possibilità di discutere con i leader politici dell’Ue sul modo di creare catene di valore economiche e ambientali resilienti.

Fonte: Servizio Stampa Confragricoltura

Consumo di suolo in Italia, ripresa economica rischia di dimuire ancor più la superficie agricola. In Europa, Italia vicina ai valori massimi riscontrati di suolo edificato.

Dopo un precedente report di ottobre 2014, il Centro Studi Confagricoltura torna ad analizzare l’evoluzione del consumo di suolo in Italia, alla luce delle ultime stime, aggiornate al 2016 e in parte correttive delle precedenti, pubblicate dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Nella seconda metà del secolo scorso l’urbanizzazione, pur fortemente sostenuta fino agli anni ‘80 dall’incremento demografico e dallo sviluppo economico, ha contribuito marginalmente (15%) al ridimensionamento della superficie destinata alle attività agricole, determinato soprattutto dalla cessazione delle coltivazioni nelle zone scarsamente produttive.

Dall’inizio del secolo attuale, il quadro è sostanzialmente cambiato: si è costruito molto e disordinatamente in presenza di contenuti incrementi demografici e di una crescita economica prima rallentata (2000-2006), poi negativa (2007-2012), oggi (2013-2016) in debole ripresa. In questo periodo, oltre il 40% della diminuzione della SAU (-781 mila ettari fra il 2000 e il 2013) deve attribuirsi alla crescita netta del suolo urbanizzato; altra SAU si è perduta a causa della diffusa frammentazione delle aree agricole e delle aree urbanizzate che ha compromesso la sopravvivenza soprattutto delle piccole aziende agricole (-580 mila per -423 mila ettari fra il 2000 e il 2010, quelle di superficie inferiore ai 2 ettari). Nel 2016 il suolo coperto da costruzioni ha raggiunto il 7,6% del territorio nazionale con un’incidenza del 13% nei terreni pianeggianti, che per l’agricoltura sono i più produttivi.

Nell’Unione Europea. Uno studio sul consumo di suolo nell’Unione Europea, condotto su incarico della Commissione nel 2012, colloca l’Italia al quarto posto, fra i principali paesi agricoli dell’Unione, per quota complessiva di suolo edificato rispetto alla superficie nazionale, dopo Olanda, Belgio e Germania. Tuttavia, se prendiamo in considerazione il consumo di suolo nei territori con pendenza inferiore al 10% (circa 13% nel 2016), vediamo che, pur tenendo conto della disparità temporale dei dati, il nostro paese è molto vicino ai valori massimi riscontrati nell’UE, che riguardano appunto paesi (Olanda e Belgio) il cui
territorio è pressoché totalmente pianeggiante.

Preoccupazioni. Anche in considerazione del fatto che il settore agroalimentare è un punto di forza dell’economia taliana, è essenziale ed urgente arrestare la sottrazione di suolo all’agricoltura adottando politiche di più razionale uso del suolo già urbanizzato, peraltro in parte previste da un discusso disegno di legge attualmente all’esame del Parlamento. Vi sono, infatti, fondate preoccupazioni che, con l’auspicata piena ripresa dello sviluppo economico, il consumo di suolo, leggermente rallentato negli ultimi anni, riprenda a crescere a ritmo sostenuto, compromettendo ulteriormente le potenzialità produttive del settore agricolo e i preziosi servizi ecosistemici connessi allo stato naturale del suolo (mitigazione del clima, mantenimento degli equilibri idrogeologici, miglioramento della qualità dell’aria, ecc.). Chi desidera leggere il report completo, può scaricarlo qui.

Fonte: Centro Studi Confragricoltura

 

Causa siccità e scarsa convenienza economica, crolla la produzione di grando duro in Italia

Non è solo la raccolta di uve da vino (in calo sul 2016) a preoccupare l’agricoltura italiana. Anche per il grano duro la campagna 2017 si annuncia molto difficile con una perdita media di quasi il 30% sull’annata record precedente, che equivale a 1,5 milioni di tonnellate di frumento duro in meno. Lo riporta il settimanale L’Informatore Agrario, che ha incrociato le rilevazioni degli esperti del settore su tutto il territorio nazionale.

Rese migliori al Nord. La siccità ha compromesso gran parte della produzione nel Centro-Sud del Paese, con cali che vanno dal -41% in Toscana al -37% del Molise, dal -30% in Puglia, Basilicata e Umbria al preoccupante -50% nel Lazio. Meglio è andata al Nord, dove le superfici sono calate del 28%, le produzioni del 18%, ma le rese, complice un’annata molto positiva per la coltura, sono aumentate dell’11%. In generale il raccolto presenta una qualità eccellente per il 60-70% della produzione mentre il calo produttivo è da imputare tanto al clima, che ha penalizzato le rese, quanto alla riduzione delle superfici seminate a causa della scarsa convenienza economica per gli agricoltori che ha caratterizzato le ultime campagne del grano duro.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Emergenza siccità, in Italia si perdono 9 litri di pioggia su 10, necessaria una nuova cultura della prevenzione

In Veneto si è già alla terza ordinanza della Regione sullo stato di crisi per siccità. Il provvedimento ha lo scopo di contingentare l’acqua, perché la situazione è d’emergenza, come conferma Coldiretti che ieri, a Roma, ha presentato il “Dossier Siccità”.

2017, tra i più caldi e siccitosi da oltre 200 anni. Secondo i dati raccolti lungo tutta la Penisola, salgono a circa 2 miliardi le perdite provocate alle coltivazioni e agli allevamenti da un andamento climatico del 2017 del tutto anomalo che lo classifica tra i primi posti dei più caldi e siccitosi da oltre 200 anni, ma segnato anche da disastrosi incendi e violenti temporali che si sono abbattuti a macchia di leopardo. “E’ necessario passare dalla gestione dell’emergenza con enorme spreco di risorse, per abbracciare una nuova cultura delle prevenzione in una situazione in cui quasi 9 litri di pioggia su 10 sono perduti”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo all’Assemblea nazionale con un focus dedicato alla eccezionale situazione di crisi idrica del Paese. L’Italia resta un paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente, ma per le carenze infrastrutturali se ne trattengono solo l’11%, secondo Coldiretti.

Necessari interventi strutturali. “Non c’è programmazione in un Paese che è ricco della risorsa acqua, ma che deve fare i conti con cambiamenti climatici in atto. Aumento delle temperature estive, sfasamenti stagionali con autunno caldo e primavera anticipata, più elevato numero di giorni consecutivi con temperature estive elevate, ma soprattutto modificazione della distribuzione delle piogge e aumento dell’intensità delle precipitazioni con una forte perdita per scorrimento sono effetti dei cambiamenti climatici prevedibili che – insiste Moncalvo – richiedono interventi strutturali”.

Un paesaggio agreste che cambia con il clima. “La stessa richiesta vale anche per il Nordest – spiega Martino Cerantola, presidente regionale presente all’assise romana – il paesaggio veneto si sta lentamente modificando con l’introduzione di colture come il sorgo,  meno esigente rispetto al mais e le semine sempre più cospicue di cereali autunno vernini, che consentono di affrontare meglio le alte temperature. Lo sforzo degli agricoltori nella direzione dell’uso razionale dell’acqua, l’applicazione di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti deve essere riconosciuto da una politica più attenta agli investimenti che potenzino la rete di invasi sui territori, creando bacini aziendali e utilizzando anche le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere l’acqua piovana”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto