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Origine obbligatoria in etichetta per latte e formaggi in Italia, decreto inviato a Bruxelles

latte-11Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha inviato a Bruxelles per la prima veriica lo schema di decreto che introduce l’indicazione obbligatoria dell’origine per i prodotti lattiero caseari in Italia, avviando così l’iter autorizzativo previsto a livello europeo. Questo sistema consentirà di indicare con chiarezza al consumatore la provenienza delle materie prime di molti prodotti come latte, burro, yogurt, mozzarella, formaggi e latticini.

Martina: “Svolta storica per la nostra agricoltura”. Il settore lattiero caseario italiano nel suo complesso vale più di 20 miliardi di euro e, grazie a questo passo, storico, vogliamo dotarlo di più strumenti per competere. Con questo decreto sarà possibile sfruttare questi spazi, perché finalmente i consumatori potranno essere pienamente informati. L’indicazione chiara ed evidente dell’origine della materia prima è un elemento cruciale per valorizzare il lavoro di più di 34mila allevatori che rappresentano il cuore pulsante di questo settore. Il nostro impegno per salvaguardare il loro reddito è quotidiano e spingiamo perché ci sia un ulteriore rafforzamento dei rapporti di filiera nel nostro Paese. Lavoriamo ancora a Bruxelles perché questa sperimentazione apra la strada ad un passo europeo ancora più forte”.

Il prodotto tracciato vale di più. Da un’indagine demoscopica commissionata da Ismea emerge che il 67% dei consumatori italiani intervistati si dichiara disposto a pagare dal 5 al 20% in più per un prodotto lattiero caseario che abbia chiara in etichetta la sua origine italiana.
Per 9 italiani su 10 è importante conoscere l’origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per latte fresco e i prodotti lattiero-caseari. Si è espresso così, infatti, il 95% degli oltre 26 mila partecipanti alla consultazione pubblica online tra i cittadini sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Le novità del decreto. In particolare, il decreto prevede che il latte o i suoi derivati dovranno avere obbligatoriamente indicata l’origine della materia prima in etichetta con le seguenti diciture: a) “Paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”; b) “Paese di confezionamento: nome del paese in cui il prodotto è stato confezionato”; c) “Paese di trasformazione: nome del paese nel quale è stato trasformato il latte”. Qualora il latte o il latte utilizzato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari, sia stato munto, confezionato e trasformato, nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo di una sola dicitura: ad esempio “Origine del latte: Italia”. In ogni caso sarà obbligatorio indicare espressamente il paese di mungitura del latte. Se le fasi di confezionamento e trasformazione avvengono nel territorio di più paesi, diversi dall’Italia, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: origine del latte: Paesi UE origine del latte: Paesi NON UE origine del latte: Paesi UE E NON UE. Sono esclusi solo i prodotti Dop e Igp che hanno già disciplinari relativi anche all’origine e il latte fresco già tracciato.

Fonte: Servizio Stampa Mipaaf

Latte, saltata intesa Regioni-Ministero sul fondo zootecnia

quote_latteNessuna intesa tra Regioni e Governo sul fondo per gli interventi nel settore lattiero caseario che dovrebbe ammortizzare gli effetti dello stop alle quote latte. Il coordinamento degli assessori all’Agricoltura della Conferenza permanente Stato-regioni ha rinviato la proposta di decreto del Ministero dell’Agricoltura sul fondo sollecitando il governo a formulare una proposta diversa. In prima fila, a contestare la proposta governativa, l’assessore all’agricoltura del Veneto, che insieme ai colleghi di Lombardia e Piemonte ha bocciato l’idea di un “prelievo di  solidarietà” tra allevatori.

Un fondo…senza fondi. I rappresentanti delle Regioni hanno verificata l’impossibilità di individuare modalità di utilizzo che permettano una gestione amministrativa efficiente delle risorse del fondo. Ma ancor prima hanno espresso dubbi sull’opportunità stessa di crearlo, posto che – spiega l’assessore veneto – “attualmente il fondo non ha consistenza e solo probabilmente a gennaio 2018 potrebbe esserne definita una prima ripartizione; le procedure per il recupero delle multe sulle quote latte imputate in eccesso e non riscosse, che dovrebbero alimentare il fondo, hanno tempistiche non definibili in quanto passibili di contenzioso; inoltre, la ridefinizione di una nuova modalità di ridistribuzione del prelievo in eccesso potrebbe tener conto di quanto rilevato dai TAR, che hanno accordato la sospensiva ai ricorrenti rilevando elementi di incostituzionalità della normativa di riferimento  che impone un prelievo pari a 100 milioni quando gli obblighi comunitari richiedono un pagamento pari a 30 milioni”.

Richiesto nuovo incontro entro maggio. “Gli assessori all’agricoltura delle Regioni e delle Province autonome – conclude l’assessore veneto – hanno chiesto un incontro entro maggio con la Commissione agricoltura del Senato per predisporre un disegno di legge più appropriato e rispondente alle reali esigenze del settore. Gli allevatori stanno attraversando difficoltà pesantissime, e in parecchi casi letali per la loro azienda, e chiedono che il Senato si attivi per lo stato di crisi. Il fondo per interventi nel settore ad oggi è vuoto, a zero  risorse: è impensabile rimpinguarlo con i soldi di chi è già in crisi e sta morendo. Sarebbe come togliere sangue a chi sta morendo dissanguato”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Ibridi di mais, sperimentazione nazionale del Crea di Bergamo a rischio per mancanza fondi

4768253-d-39-oro-delle-sementi-di-mais-come-sfondoRiceviamo da Assomais e pubblichiamo la seguente nota stampa:

“La sperimentazione nazionale sugli ibridi di mais del Crea – Unità di Ricerca per la Maiscoltura di Bergamo -,  che rappresenta da diversi anni uno strumento di fondamentale utilità per gli agricoltori, è a rischio. Da qualche mese, infatti, è venuto meno il finanziamento che ha permesso in questi anni la realizzazione della sperimentazione sugli ibridi di mais da granella e da trinciato integrale. “Il Crea si sta accollando i costi per la sperimentazione in questione, non senza difficoltà, dirottandovi i fondi previsti per altre ricerche e senza garanzia di riuscire a continuare la sperimentazione in futuro” dice Carlotta Balconi, direttore dell’Unità di Ricerca per la maiscoltura di Bergamo. “Questo imprevisto capita in un momento assai critico per i maiscoltori nazionali che devono affrontare un mercato con prezzi della granella in calo, criticità climatiche che aumentano il rischio di contaminazione”.
“Insomma – continua la nota – un’ulteriore tegola che si abbatte sul mais italiano, già colpito da una politica agricola comunitaria che non premia questa coltura, che pur rimane in termini di volumi e superfici rispettivamente la prima e la seconda in Italia. Solo 11 anni fa – denuncia Assomais, tavolo di confronto per la filiera maidicola italiana che ha tra i propri sostenitori i principali esperti e operatori nazionali – la superficie nazionale a mais sfiorava 1.450.000 ettari mentre le ultime stime indicano meno di 800.000 ettari, il nostro Paese sta sottovalutando la riduzione di superfici coltivate che in questi anni sta interessando questa coltura così strategica, per tutte le filiere dei prodotti zootecnici più importanti e tipiche del nostro Made in Italy, con il rischio di aggravare la dipendenza di queste dall’estero e, in definitiva, di vedere dislocare le produzioni fuori dai confini nazionali”.
“Per superare tale crisi – conclude la nota – è essenziale che gli agricoltori siano messi nelle condizioni di coltivare il mais potendo mirare ad esprimere al massimo il potenziale produttivo della coltura limitando allo stesso tempo il rischio di contaminazione della granella da micotossine; l’aggiornamento completo e super partes offerto dal Crea di Bergamo è uno strumento che aiuta a raggiungere l’obiettivo di fare agricoltura in modo sostenibile ambientalmente, socialmente ed economicamente. Assomais, assieme ai suoi tanti sostenitori, ha inviato una lettera al ministro del Mipaaf Maurizio Martina e agli assessori delle principali Regioni maidicole perché venga presa in seria considerazione la possibilità di stanziare dei fondi specifici per sostenere l’attività di sperimentazione del Crea di Bergamo per far sì che gli agricoltori possano continuare anche in futuro a disporre di uno strumento informativo aggiornato e indipendente indispensabile per la loro attività”.

Agtech, ovvero, quando i prodotti agricoli sposano il web

prodotti tipiciIl nuovo vocabolo che sta facendo irruzione nel mondo dell’agroalimentare è “agtech” e mette insieme i prodotti agricoli con la tecnologia informatica.

La rincorsa è tumultuosa: gli investimenti per aziende e startup agtech nel 2015 sono arrivati a 4,6 miliardi di dollari ed entro il 2017 gli italiani spenderanno 300 milioni di euro sugli e-commerce di prodotti alimentari. AgFounder ha diffuso un’analisi basata su dati di CrunchBase, dalla quale si evince che nel 2015 gli investimenti sono raddoppiati: di questi, una quota pari al 35%, è andata al Food e-Commerce, quindi 1,65 miliardi di dollari, che comprendono i costi di consegna. Più precisamente, per quanto riguarda il food delivery, si stima che il mercato globale del takeaway e della consegna a domicilio raggiungerà i 90 miliardi di dollari nel 2019.

In Italia. Euromonitor ritiene che il mercato digital food in Italia entro il 2017, arriverà probabilmente a 329 milioni, con un quasi +20% annuo. Ma i margini di crescita sono più ampi viste le novità che riguardano il retail: lo scorso anno l’e-commerce dei retailer di settore è fermato allo 0,25% del venduto, ma ci sono oggi supermercati che permettono la spesa online con un ritiro presso chioschi distribuiti in orari differenziati rispetto i servizi classici.

Fonte: Garantitaly.it

10-13 aprile 2016, in contemporanea a Vinitaly, torna Sol&Agrifood, che “racconta” l’agroalimentare di qualità italiano e come difenderlo

prodottiL’agroalimentare italiano torna protagonista a Sol&Agrifood. Il salone internazionale di Veronafiere, dal 10 al 13 aprile, in contemporanea a Vinitaly, propone le migliori produzioni made in Italy nel campo dell’olio extravergine di oliva, ma non solo: paste e prodotti da forno, birre artigianali, formaggi, cioccolata, caffè, conserve, condimenti e salumi completano l’offerta delle aziende espositrici presenti nel’ampliato padiglione C di Veronafiere. In fiera anche espositori esteri, da Austria, Baviera, Belgio, Malta, Marocco e Croazia.

L’inaugurazione ufficiale del salone è prevista lunedì 11 aprile (ore 10.30 sala Polifunzionale, del padiglione di Sol&Agrifood) con il convegno “Agropirateria: quando l’Italia sa difendersi”, al quale parteciperà il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina. Un appuntamento che vuole fare il punto su rischi e opportunità dei mercati internazionali e sulla battaglia all’Italian sounding per conquistare nuove quote di mercato. Tra i relatori Giancarlo Caselli, magistrato ora presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Guida il dibattito Colomba Mongiello, vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale.

Tra gli eventi in programma, domenica 10 aprile (ore 16, Sala Vivaldi, Palaexpo, piano -1) si tiene la degustazione “Oli d’Italia 2016 – I migliori extra vergine della raccolta 2015”, organizzata da Gambero Rosso e Unaprol, in collaborazione con Veronafiere. Martedì 12 aprile (ore 10.30, Sala Polifunzionale) si parla di etichette nel seminario della Guida agli extravergini di Slow Food Editore “Leggere l’olio extravergine di qualità: quali informazioni per tutelare consumatori e produttori?”. E sempre martedì, Giorgio “Giorgione” Barchesi, testimonial di Sol&Agrifood 2016, nonché volto noto su Gambero Rosso Channel e autore del best seller “Giorgione: orto e cucina”, incontra giornalisti e operatori, alle ore 17, nella Sala Polifunzionale. Mercoledì 13 aprile (ore 11.30, Sala Polifunzionale) esperienze a confronto con “I consumatori internazionali sempre più agguerriti: buono, pulito e giusto è sufficiente?”, evento realizzato insieme a Teatro Naturale e che vede la partecipazione dei rappresentanti delle principali riviste di consumatori europee.

Fonte: Servizio Stampa Verona Fiere

 

 

Registro unico dei controlli, stop a ispezioni fotocopia nelle aziende agricole

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisi“Abbiamo casi di aziende agricole che hanno ricevuto anche sette visite ispettive per lo stesso motivo, una evidente perdita di tempo per i nostri imprenditori ma anche per il personale pubblico e le forze dell’ordine impegnate in questi inutili doppioni. Ora finalmente ci auguriamo che le ispezioni fotocopia abbiano fine con l’introduzione del nuovo Registro unico dei controlli ispettivi sulle imprese agricole”. Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova, commenta così l’avvio dell’archivio informatico nel quale confluiranno tutte le informazioni sui controlli e le ispezioni già eseguite nelle aziende agricole.

Fino a 100 giorni l’anno per incombenze burocratiche. “E’ passato più di un anno dalla sua istituzione – aggiunge Miotto – ma adesso finalmente ci siamo. Non temiamo certo il “grande fratello” in agricoltura, anzi ci auguriamo che finalmente questo nuovo database metta fine all’inutile duplicazione dei controlli nelle aziende agricole. Un dispendio di energie e di risorse, anche pubbliche, che non ha motivo di essere in un sistema ormai completamente tracciato e informatizzato. Prima di procedere ad una nuova ispezione infatti sarà possibile recuperare tutte le informazioni sulle visite precedenti in materia fiscale, previdenziale, urbanistico, della sicurezza sul lavoro, della qualità merceologica dei prodotti agroalimentari, ambientale, agricolo e sanitaria. Già i nostri agricoltori, come abbiamo più volte denunciato, impiegano anche fino a 100 giorni l’anno per le incombenze burocratiche. Se riusciamo a semplificare anche questo aspetto ne guadagnano i nostri imprenditori e ne guadagna anche la pubblica amministrazione”.

Il Registro, istituito al Ministero delle politiche agricole, integrato nell’anagrafe nazionale delle aziende agricole attraverso il Sian, nasce con l’intento di evitare duplicazione dei controlli nelle aziende e rendere più efficiente il lavoro degli organismi che svolgono le verifiche. Costituisce uno strumento di supporto alle amministrazioni pubbliche per effettuare i controlli di propria competenza e per una più razionale programmazione degli stessi, ferma restando l’attuazione dei controlli straordinari ed urgenti. Nel database affluiscono i dati concernenti i controlli effettuati da parte di organi di polizia e dai competenti organi di vigilanza e di controllo e degli organismi pagatori, nonché da organismi privati autorizzati allo svolgimento di compiti di controllo a carico delle imprese agricole. Nell’ archivio entreranno anche le ispezioni della Guardia di Finanza in materia fiscale, sull’ impiego della manodopera e sull’ utilizzo delle erogazioni comunitarie, nonché sulla contraffazione agroalimentare e sull’ origine dei prodotti per la tutela del made in Italy. Prima dell’ avvio dei controlli amministrativi alle imprese agricole, dunque, i reparti della Guardia di Finanza dovranno procedere a una preventiva consultazione del Registro per verificare se il soggetto è già “censito” nell’ archivio perché ha già subito un controllo da parte di un altro organo ispettivo.

Eccezione per reati a carico delle persone fisiche. Sui controlli da considerare oggetto di riscontro si dovrà fare riferimento a tutte le attività “finalizzate al riscontro del corretto adempimento sostanziale agli obblighi cui sono tenute le imprese agricole” che comportano ispezioni e sopralluoghi presso le imprese. I dati delle ispezioni, una volta concluse, dovranno essere inviati al Registro. Faranno eccezione solo i dati relativi a fatti di reato a carico delle persone fisiche titolari delle ditte individuali o legali rappresentanti delle imprese agricole. Il pubblico funzionario, prima di effettuare una nuova ispezione, verifica attraverso il Ruci gli esiti dei controlli precedenti al fine di evitare sovrapposizioni e di intralciare l’esercizio dell’attività d’impresa.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Padova

 

Birra, aumenta l’interesse in Veneto per gli agribirrifici

Birra Antoniana

Birra Antoniana

L’interesse per la birra è aumentato anche in Veneto – commenta Coldiretti nell’apprendere la notizia dell’offerta giapponese per il marchio italiano Peroni. I consumatori  non solo non si accontentano più di bere la classica rossa o bionda, cercano la curiosità, il prodotto di nicchia. La risposta arriva soprattutto dagli agricoltori più giovani che hanno inaugurato in questi anni dei veri agribirrifici dove realizzare proposte incredibili utilizzando luppolo, orzo coltivati localmente dove la vicinanza al mare o alla montagna fa la differenza.

Aumento export birra italiana del 17% nel 2015. Questa tendenza ha incrementato la semina di varie colture, ideali per le miscele di sapori. Sono nati dei veri marchi ispirati alla territorialità o alla fantasia imprenditoriale. Dal micro birrificio agricolo “Santjago” di Vittorio Veneto (TV) gestito da fratelli Dei Tos, Mattia e Raffaele di 27 e 21 anni, che raccolgono i cereali dei 55 ettari vicino a Caorle per fare la weizzner di casa,  allo storico Birrificio Antoniano in provincia di Padova che ha scelto di lanciare “La Veneta” prima produzione certificata a kmzero: dalla finestra dello stabilimento è possibile vedere i campi di materia prima (qui l’articolo post visita al birrificio dei soci ARGAV). Insomma il nord est racconta molte esperienze simili a queste da Belluno a Venezia passando per tutte le province dove le nuove generazioni incoraggiate dalla legislatura hanno intrapreso questa attività. L’operazione internazionale in corso – sostiene Coldiretti – è motivata dall’aumento delle esportazioni di birra italiana nel mondo che crescono del 17% nel 2015 e sono praticamente triplicate nell’arco di un decennio lo testimoniano i 400 miliardi di yen (poco più di 3 miliardi di euro) in mano al produttore giapponese di birra Asahi per rilevare il marchio italiano Peroni dal gruppo SABMiller.

Birra, un indotto italiano rilevante. Non si tratta in realtà dell’ennesimo passaggio di marchi italiani storici in mani straniere poichè la Birra Peroni era già stata ceduta nel 2003 ed entrata a far parte del Gruppo sudafricano SABMiller plc al quale è stata ora fatta l’offerta del gruppo giapponese Asahi, la cui strategia di mercato si concentra sull’Asia e l’Oceania e intende espandersi su mercati dalla lunga tradizione che le consentirebbero anche una maggiore penetrazione della sua etichetta Super Dry. Il Gruppo Birra Peroni è oggi uno dei player principali nel settore dell’industria birraria ed è parte del Gruppo SABMiller plc che in Italia SABMiller è presente con tre stabilimenti produttivi (Roma, Padova e Bari). Nell’operazione internazionale c’è in gioco – sottolinea la Coldiretti – un indotto rilevante. A garantire la produzione italiana di birra ci sono infatti le coltivazioni nazionali con una produzione di circa 860.000 tonnellate di orzo su una superficie complessiva investita di circa 226.000 ettari. Per quanto concerne la produzione di birra, la filiera cerealicola unitamente al Ministero delle Politiche Agricole ipotizzano un impegno annuo di granella di orzo pari a circa 90.000 tonnellate. In questa situazione di grande dinamicità, a supporto della trasparenza dell’informazione dei consumatori, è però necessario – conclude la Coldiretti – qualificare le produzioni nazionali con l’indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine, per evitare che vengano spacciati come Made in Italy produzioni straniere.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

Istituto Nazionale Grappa, il veneto Elvio Bonollo riconfermato presidente anticipa la trasformazione dell’Istituto in Consorzio e regole più ferree sull’imbottigliamento.

Elvio Bonollo

Elvio Bonollo

Elvio Bonollo è stato rieletto per il secondo mandato alla presidenza dell’Istituto Nazionale Grappa. La conferma, al termine del Consiglio che si è riunito lo scorso 10 febbraio a Verona.

Tutela e valorizzazione della grappa. “Ringrazio per la fiducia che mi è stata rinnovata – ha commentato Bonollo –  la considero un riconoscimento per il lavoro che insieme al Consiglio abbiamo portato avanti negli anni. Alcuni degli obiettivi che ho proposto e condiviso durante il mio primo mandato, sono ancora attuali e l’intenzione è quella di proseguire in questa direzione al fine di porre le basi per la tutela e la promozione che la nostra acquavite di bandiera –l’’Indicazione Geografica Grappa- si merita. Proprio in merito all’Indicazione Geografica Grappa – aggiunge il rieletto presidente –  grazie all’importante impegno profuso e alla collaborazione col MIPAAF, si è giunti finalmente dopo anni di lavoro alla pubblicazione del decreto 747 del 28/01/16, il quale, sostanzialmente, ci permette di  fare importanti passi in avanti proprio nella tutela e nella valorizzazione della grappa”.

Dall’1 agosto 2016 più rigore sull’imbottigliamento della grappa al di fuori della zona di produzione. Altra priorità per l’Istituto Nazionale Grappa è la necessità di creare le condizioni per un piano di controllo efficace in Italia e all’estero: insieme alla tutela e alla valorizzazione, rappresentano l’obiettivo primario del secondo mandato di Bonollo,  ma anche la mission del Consorzio di Tutela e Promozione nel quale si ha intenzione di trasformare lo stesso Istituto, rimarcando ulteriormente quanto il mondo della grappa necessiti di unità di intenti per difendere l’autenticità del prodotto. Nel presentare tale ipotesi, Bonollo si è altresì soffermato sull’importanza dell’identità territoriale per il  prodotto grappa e sulle ricadute positive che questo asset può fornire all’economia nazionale ma anche a quelle locali: “il fatto di avere la produzione della grappa all’interno del territorio italiano produzione –dalla coltivazione delle uve all’ottenimento del distillato pronto per essere consumato- ci permette di garantirne al consumatore l’autenticità del profilo organolettico, ovvero quell’elemento che rende unica l’acquavite di bandiera italiana distinguendola dalle altre acqueviti. Un aiuto in tale direzione potrebbe arrivare già con il citato decreto del Mipaaf che di fatto introduce dal 1 agosto prossimo, regole più rigorose sull’imbottigliamento del prodotto grappa al di fuori della zona di produzione a tutela del consumatore che richiede autenticità del prodotto e quale strumento di contrasto alle contraffazioni”.

Fonte: Servizio Stampa Istituto Nazionale Grappa

Riforma Pa: nato il comando per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiCon l’approvazione della Riforma della Pubblica Amministrazione è nato il Comando per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare, attraverso la riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato all’interno dell’Arma dei Carabinieri. “Il nuovo Comando – 7 mila uomini specializzati impiegati sul campo – assicurerà professionalità, specializzazione e un ramificato presidio del territorio rappresentando di certo una delle esperienze più avanzate d’Europa”, ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina.

Le principali novità della riorganizzazione. Perché è carabinieri. L’Arma dei Carabinieri, per il modello organizzativo e operativo di presidio del territorio, garantisce il più alto livello di potenziamento della tutela agroambientale. Negli anni proprio i Carabinieri hanno sviluppato anche competenze specifiche in questo campo con Nuclei specializzati come i Nac (Nucleo Anticontraffazioni Carabinieri) e Noe (Nucleo operativo ecologico), oltre all’attività dei Nas (Nucleo anti sofisticazioni). Viene potenziato il livello di presidio del territorio attraverso il rafforzamento dell’attuale assetto con la cooperazione della capillare rete di strutture dell’Arma, delle sue capacità investigative e delle sue proiezioni internazionali per le attività preventive e repressive. Nel nuovo comando viene assicurata la specializzazione attraverso l’impiego del personale del Cfs e anche i nuovi immessi verranno specificamente formati, così da garantire un alto livello professionale nelle materie agroambientali. Il personale mantiene le competenze possedute e viene impiegato nell’attuale sede di lavoro e incarico ricoperto. Nascono per questa ragione i Ruoli forestali nell’Arma. Anche le progressioni di carriera vengono salvaguardate rispettando i criteri attualmente esistenti. La riorganizzazione prevede poi il trasferimento di 750 agenti ad altre forze di polizia o amministrazioni. Con la riorganizzazione del Cfs e le altre misure contenute nel decreto legislativo vengono efficientati i costi di gestione. Il nuovo comando è posto alle dipendenze funzionali del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali a conferma dello stretto collegamento del comparto di specialità con le competenze, le tematiche e gli obiettivi del Ministero.

Fonte: Mipaaf

Dai cocktail in Nord America e Canada, alle pasticcerie in Italia e Giappone, il nome Luxardo è…sulla bocca di tutti! E nel 2016, l’azienda padovana festeggia 195 anni di storia.

Soci ARGAV Luxardo(di Marina Meneguzzi) Una pasticceria su cinque, in Italia, si serve di prodotti Luxardo. Basterebbe questo dato per far comprendere il successo dell’azienda, leader mondiale nel settore dei liquori dolci, ed incastonata nei colli Euganei, a Torreglia, in provincia di Padova. Il 4 dicembre 2015, i soci ARGAV hanno avuto l’opportunità di vistare lo stabilimento – dal campo di marasche all’imbottigliamento, passando dalla distilleria alle botti di invecchiamento – accompagnati da Filippo Luxardo (sesta generazione della famiglia, arrivata alla settima, nella foto in alto insieme ai soci ARGAV), direttore commerciale dell’azienda.

2015, miglior fatturato di sempre. 48 dipendenti, rapporti commerciali con oltre 70 Paesi, oltre all’Italia i più importanti mercati di riferimento per l’azienda padovana sono Stati Uniti e Canada, Paesi in cui prospera la “cultura del cocktail“, bevanda che ha nel celebre maraschino una componente importante. E poi, ancora, il Giappone, Paese che ama la pasticceria di tradizione europea. La sambuca  è il loro liquore più venduto, seguito da limoncello, maraschino e “sangue morlacco”. Nel 2015, l’azienda ha registrato 20 milioni di euro di fatturato, “il miglior  risultato di sempre grazie soprattutto all’export e al dollaro debole, che aiuta le esportazioni“, ha spiegato Luxardo. “Siamo un’azienda che investe molto sul proprio futuro, abbiamo appena finito di raddoppiare lo stabilimento, e questo senza mai ricorrere al credito bancario“, ha aggiunto. Una scelta, questa, che denuncia una  solidità finanziaria aziendale, ma soprattutto un certo rigore nell’approccio al lavoro che rimanda al mix d’origine ligure-austro-ungarico- veneto della famiglia.

Nel 2016, si festeggiano 195 anni di storia. L’azienda, infatti, è stata fondata nel 1821 a Zara dal genovese Girolamo Luxardo,  arrivato nel 1817 in Dalmazia in qualità di rappresentante consolare del Regno di Sardegna, dal quale si sarebbe poi sviluppato il nuovo Regno d’Italia. Perfezionata la produzione del maraschino ricorrendo alla distillazione, Girolamo ottenne nel 1829 un “privilegio”, ossia un brevetto, dall’imperatore d’Austria che riservava ai Luxardo la produzione esclusiva del maraschino per 15 anni, a conferma della superiore qualità del loro liquore. Esclusività che l’azienda ama ricordare ancor oggi nella ragione sociale, con la denominazione “Privilegiata Fabbrica Maraschino Excelsior“. Dopo anni di splendore – nel 1939 lo stabilimento occupava oltre 200 persone ed era considerato tra i più importanti d’Italia -, nel 1943, nel corso della seconda guerra mondiale, la fabbrica venne semidistrutta dai bombardamenti anglo-americani. In seguito alla ritirata delle truppe italiane e tedesche dalla Dalmazia, nel 1944, il territorio fu occupato dai partigiani di Tito ed i Luxardo, come gli altri italiani presenti in Istria e Dalmazia, patirono vittime in famiglia e furono obbligati a partire esuli verso l’Italia. Distrutto lo stabilimento e dispersa la famiglia, sembrava che l’attività della Luxardo fosse destinata a cessare. Senonché, Giorgio Luxardo, unico superstite della quarta generazione agli eventi bellici, approdò per una serie di fortunate coincidenze a Torreglia, dove rilevò l’attuale fabbrica di distillazione, iniziando un nuovo capitolo della storia Luxardo.

Botti di larice e frassino finladese. Oggi l’azienda è proprietaria di 30 mila piante di ciliegie marasche, coltivate tra i colli Euganei e i colli Berici. La marasca è una varietà di ciliegia acida e particolarmente rustica, la pianta è piccola, come è piccolo il frutto, molto sugoso, prodotto in una quantità variabile da 10/20 Kg per pianta. Il frutto viene raccolto tra fine giugno-inizio luglio e sottoposto a una pressatura morbida. Il “fiore” del succo viene utilizzato per produrre in infusione il “sangue Morlacco”, che deve il nome al poeta D’Annunzio, al tempo legato alla famiglia Luxardo da un rapporto d’affari e d’amicizia. Il maraschino, prodotto ancor oggi secondo la ricetta originale ottocentesca, dopo l’infusione alcolica in tini di legno viene distillato in alambicchi di rame a metodo discontinuo, quindi fatto invecchiare e poi trasformato in liquore con l’aggiunta di sciroppo d’acqua e zucchero raffinato. Particolare attenzione viene riservata alle botti per l’invecchiamento: nelle primi fasi di produzione viene impiegato il larice, un legno poroso che garantisce una forte ossidazione e dà al prodotto un boquet particolare. Dopodiché, si prosegue con botti di frassino finlandese, che non “contamina” il profumo della materia prima e conserva la trasparenza del maraschino.