La crescita del sistema delle Reti d’ Imprese, avviato nel 2010, accelera: solo negli ultimi due anni (2015-2016) sono state costituite 1.459 nuove Reti, appena 468 meno di quelle create nel quinquennio precedente (2010-2014), quando ne erano state costituite 1.927.
Cosa sono. Si ha una Rete d’Imprese quando due o più imprese stabiliscono un accordo di collaborazione allo scopo di mettere in comune conoscenze, e/o attività, e/o risorse, per migliorare il perseguimento dei rispettivi obiettivi produttivi ed economici attraverso l’innovazione e la maggiore competitività sul mercato. Ebbene, a fine 2016, l’incremento complessivo dei Contratti di Rete, l’accordo che stabilisce gli obiettivi, gli impegni e le modalità di collaborazione fra le imprese che partecipano a una Rete d’Imprese, rispetto al 2014 è stato del 75,7%; i Contratti con soggettività giuridica sono più che raddoppiati. Le imprese partecipanti a Contratti di Rete sono cresciute più dei Contratti (+79,5%), sicché il numero medio delle imprese che costituiscono una Rete è aumentato del 2%.
La regione col maggior numero d’imprese “in Rete” si conferma la Lombardia, seguita da Toscana e Lazio, che negli ultimi due anni hanno scavalcato l’Emilia Romagna, fino al 2014 seconda in graduatoria. Otto regioni, nell’ultimo biennio, hanno più che raddoppiato il numero di imprese partecipanti alle Reti d’Impresa. Fra le imprese che partecipano a Contratti di Rete, il maggior numero opera nel settore dei servizi (30%), seguito da quelli delle attività manifatturiere (22%) e dell’agricoltura, selvicoltura, acquacoltura e pesca (16%). Il settore agricolo è quello che nell’ultimo biennio ha registrato la maggiore crescita di imprese “in Rete” passando da un’incidenza sul totale del 5,9% nel 2014, al 15,6% nel 2016. Gli altri settori più dinamici sono quelli dei servizi, del turismo e dei trasporti.
Le aziende del settore primario (agricoltura, selvicoltura, acquacoltura e pesca) che partecipano a Reti d’Imprese sono arrivate, a fine 2016, vicine a quota 3.000, con larga prevalenza di quelle che svolgono attività di coltivazione e allevamento del bestiame (poco meno di 2.900). La distribuzione regionale delle aziende del settore primario che partecipano a Reti d’Imprese ordinarie (in cui ciascuna impresa partecipa alla Rete conservando la propria autonomia giuridica e fiscale e il contratto stabilisce i rapporti fra le imprese che lo stipulano) vede ai primi posti, nell’ordine, Toscana, Lazio e Friuli Venezia Giulia. La prima regione del Mezzogiorno è la Campania (4° posto) e, fra le isole, la Sardegna (6° posto).
Le aziende del settore primario partecipano complessivamente a 568 Reti d’Imprese ordinarie, oltre la metà delle quali (55%): indicano come azienda di riferimento un’azienda agricola), sono composte prevalentemente da imprese agricole, hanno per finalità esclusiva o prevalente il sostegno alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti primari oppure alla promozione di attività di agriturismo e agricoltura sociale. Le altre Reti cui partecipano aziende agricole riguardano soprattutto promozione e commercializzazione di diversi prodotti, promozione dell’offerta turistica di un determinato territorio.
Fonte: Centro Studi Confagricoltura
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“I boschi italiani rappresentano il 35% del territorio italiano, una percentuale in crescita. Non delegabile rimane la loro funzione di tutela dal rischio idrogeologico, quindi indispensabili per la salvaguardia del paesaggio, il contrasto ai cambiamenti climatici e la difesa della biodiversità. È altresì fondamentale il rilancio della cosiddetta filiera foresta-legno, ovvero il riconoscimento di questa basilare attività imprenditoriale, anche quale motore dello sviluppo socio-economico delle aree montane del nostro paese”. Con queste parole Alberto Negro, ingegnere, direttore di Veneto Agricoltura – l’Agenzia della Regione per l’innovazione nel settore primario, ha accettato la nomina a presidente dell’
Il rilevamento ISTAT sull’andamento del valore delle vendite al dettaglio degli esercizi in sede fissa permette di conoscere gli orientamenti di spesa, non solo delle famiglie, ma anche delle piccole imprese al servizio del consumatore finale, come, ad esempio – con specifico riferimento all’agroalimentare -, alberghi e ristoranti. L’analisi del
E’ il veneto Diego Scaramuzza il neo eletto presidente di Terranostra, associazione agrituristica di Coldiretti che rappresenta oltre 3mila agriturismi italiani.“E’ una sfida bellissima che accolgo entusiasta – ha dichiarato Scaramuzza, classe 1970, titolare de “La Cascina” a Mestre ed un passato da chef nei ristoranti top di Venezia – perché credo che il marchio ‘Agriturismo di Campagna Amica’, in uso esclusivo all’Associazione Terranostra, sia un importante valore aggiunto per tutti coloro che hanno multifunzionalità agricola, in quanto simbolo che evoca i valori della sostenibilità e della distintività oggi fortemente apprezzati dal consumatore e dalla società”.
Le cronache recenti trasmettono, come mai in precedenza, l’allarme degli agricoltori italiani per il “crollo” dei prezzi di vendita della produzione di grano: i ricavi non sono più sufficienti a compensare i costi, molte aziende rischiano di chiudere, tante altre abbandoneranno la coltivazione di grano, soprattutto nel Mezzogiorno, in particolare del grano duro che, proprio nel nostro Paese, rappresenta la materia prima per la produzione della pasta, eccellenza del Made in Italy agroalimentare che alimenta una quota consistente del nostro export di settore.
(di Nadia Donato) Se si parla di Bologna viene in mente anche la mortadella. Se si parla di mortadella si parla molto di Alcisa, azienda leader che si trova a pochi chilometri dal capoluogo emiliano-romagnolo, a Zola Predosa. Il prestigioso mortadellificio apre le porte dello stabilimento alla visita (e agli assaggi) di chi vuole visitare il processo produttivo del prodotto, nel 2016 ha compiuto 70 anni di attività, una ottantina di lavoratori, un fatturato che sfiora i 45 milioni di euro.
Marchio Igp
Un po’ di storia
Dalla sede centrale escono ogni settimana 1500 quintali di mortadella
Il Centro Studi di Cia-Agricoltori italiani ha diffuso un’analisi sui dati relativi alle vendite al dettaglio alimentari nel mese di giugno. Nonostante la perdita dello -0,1% sul mese precedente, queste continuano a restare positive sia rispetto allo stesso periodo del 2015, con il +0,2%, sia nel primo semestre dell’anno,con un +0,4% tendenziale.
In attesa che siano operativi gli strumenti del Pacchetto Latte anticrisi adottato da Bruxelles, con la dote complessiva di 500 milioni di euro (dei quali 350 nella disponibilità degli Stati Membri e 150 a sostegno della riduzione volontaria delle consegne di latte), gli allevatori italiani chiedono che venga costituita una Organizzazione comune di mercato (Ocm Latte) per sostenere l’export nei Paesi terzi e che il contenimento volontario della produzione lattiera tenga conto dello stato di autoapprovvigionamento dei singoli Paesi dell’Unione europea.