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Ad Expo Milano 2015, primo forum italo-cinese per la cooperazione nel settore agroalimentare. Tra gli obiettivi, il riconoscimento di 100 Indicazioni Geografiche europee.

prodottiA Expo Milano si è tenuto il primo forum italo-cinese per la cooperazione nel settore agroalimentare. Tra gli obiettivi, il riconoscimento di 100 Indicazioni Geografiche europee
Alla presenza di oltre 200 imprese italiane e cinesi, è stato siglato un accordo tra il China Council for the promotion of international trade (CCPTI) e l’Italian Trade Agency (ICE).

Conclusi negoziati su olio d’oliva e agrumi. L’accordo, frutto di un lavoro durato due anni, punta al rafforzamento di relazioni e partnership strategiche su alcuni temi chiave come l’innovazione e la tecnologia. In particolare, i due Paesi intendono rafforzare la collaborazione sul fronte scientifico, a partire dalla genomica animale e vegetale. “In merito alla cooperazione bilaterale Italia-Cina – ha ricordato il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina – abbiamo recentemente concluso i negoziati per due accordi su olio d’oliva e agrumi. Crediamo sia tempo per un ulteriore salto di qualità che possa favorire l’export italiano di prodotti come il riso, l’ortofrutta o il tabacco, così come auspichiamo che vengano superate le limitazioni relative alle carni. La Cina sarà senza dubbio protagonista della grande sfida alimentare dei prossimi anni e per questo ci proponiamo come partner, vista la nostra leadership a livello mondiale nella produzione di macchinari per l’agricoltura e la trasformazione alimentare”.

Registrate 10 Ig cinesi in Europa e 10 Ig europee in Cina. Un ruolo chiave è giocato anche dalle relazioni commerciali nel settore agricolo, dalla tutela delle Indicazioni Geografiche e la grande sfida dei controlli alimentari. “L’export nel 2014 – ha detto Martina – ha superato i 367 milioni di euro e vogliamo crescere ancora. A questo proposito, riteniamo molto positivo il progetto 10+10 che ha consentito la registrazione di 10 Indicazioni Geografiche cinesi in Europa e di 10 IG europee in Cina, tra le quali i nostri Grana Padano e Prosciutto di Parma. L’obiettivo è quello di arrivare a quota 100, accelerando con i negoziati che sono in corso tra l’UE e il Paese asiatico”. ù

Fonte: Europe Direct Veneto Ufficio Stampa di Veneto Agricoltura

Utilizzo satelliti e droni in agricoltura, il Ministro Martina annuncia un piano nazionale per lo sviluppo dell’agricoltura di precisione. Ed in Veneto, il robot scende in campo.

TrinciaturaIl Ministro Maurizio Martina ha annunciato l’avvio di un tavolo tecnico di lavoro presso il Ministero, per la redazione del primo Piano nazionale per lo sviluppo dell’agricoltura di precisione, valorizzando a tal fine le risorse della Rete Rurale nazionale prevista nell’ambito del secondo pilastro della PAC.

Obiettivo: entro fine anno i primi risultati. “Unendo le professionalità di enti e istituzioni pubbliche, a cominciare dal CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) con le migliori esperienze private di settore, è possibile arrivare entro fine anno alla redazione di una vera e propria strategia d’investimento italiana sulla frontiera dell’agricoltura di precisione a tutto vantaggio delle peculiarità del nostro modello agricolo. Sono convinto che l’Italia possa diventare leader in Europa nell’utilizzo di tecnologie e innovazioni in grado di rendere più efficienti le pratiche agricole, puntando sulla sostenibilità ambientale e aumentando la competitività delle nostre imprese”, ha dichiarato il Ministro Martina.

Con i Psr più di 1 miliardo di euro disponibili per l’innovazione. “Vogliamo lavorare con le Regioni per sfruttare al meglio le opportunità che abbiamo – ha proseguito Martina – con la nuova programmazione dei fondi europei per investire nella sperimentazione e nello sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative con i Partenariati europei per l’innovazione, che vedranno protagonisti enti di ricerca, università e imprese. Allo stesso tempo grazie ai Programmi di sviluppo rurale fino al 2020 avremo più di 1 miliardo di euro da dedicare agli investimenti innovativi delle imprese, con un contributo che va da un minimo del 40% a un massimo del 50%. Per incentivare ulteriormente l’ammodernamento delle aziende agricole abbiamo promosso la stipula di convenzioni tra Regioni, Organismi pagatori e Abi per concedere prestiti agevolati fino al 100% delle spese che rientrano in questi programmi”. “Siamo leader nella meccanizzazione agricola, nei sistemi esperti di irrigazione, e crediamo sia venuto il momento di fare un ulteriore salto di qualità. Con il piano nazionale avremo finalmente una strategia unitaria e una sinergia nuova tra pubblico e privato per dare futuro alla nostra agricoltura”, ha concluso il Ministro.

Nel trevigiano, il robot va in vigneto. A questo proposito, nei giorni scorsi nel trevigiano si è tenuta una giornata dimostrativa organizzata da Condifesa Treviso con Unacma (Unione Nazionale Commercianti Macchine Agricole) e in collaborazione con il Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore per presentare oltre 30 i macchinari innovativi con prove pratiche in vigneto. Tema centrale della giornata era la gestione del sottofila in vigna sia in piano, su pendenze trattorabili, ma anche in alta collina sulle ripidità più impervie. “In particolare – ha spiegato Filippo Codato, direttore Condifesa Treviso – per quelle zone collinari che caratterizzano l’area storica del Prosecco dove, ancora oggi, a causa delle pendenze e dei pericoli di ribaltamento di mezzi tradizionali, è necessario il lavoro manuale per la gestione dell’inerbimento. Per queste esigenze oggi l’innovazione consente di introdurre la robotica in vigneto, come ad esempio robot cingolati, di piccoli dimensioni, funzionanti senza operatore perché telecomandati con joystick a distanza. Crediamo che questa, assieme all’agricoltura di precisione che sfrutta la tecnologia GPS sia davvero l’avanguardia della viticoltura sostenibile. In un futuro davvero prossimo potremo pensare a robot a controllo satellitare in grado di operare con la massima precisione nei terreni più impervi”.

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali/Condifesa Treviso

“Latticini senza latte”, nessun pericolo per i prodotti Dop, ma a rischio altre produzioni tipiche non tutelate dalla denominazione. Entro fine luglio la risposta dell’Italia all’Europa.

Formaggi veneti

formaggi veneti

La Commissione europea ha inviato nei giorni scorsi una lettera all’Italia per chiedere “la fine del divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, concentrato e ricostituito per la fabbricazione di prodotti lattiero-caseari, previsto da una legge nazionale che risale al 1974”.
Di fatto, spiega Confagricoltura Veneto, entro fine di luglio l’Italia dovrà dare una risposta all’Europa, a seguito dell’ammonimento della Commissione UE (infrazione n. 2014/4170), che per la legge vieta nel nostro Paese l’utilizzo di latte condensato o latte in polvere o latte ricostituito.

Normativa italiana “ostacola” la libera circolazione delle merci. Secondo la Commissione europea la normativa italiana, che proibisce l’uso di surrogati, è un ostacolo alla “libera circolazione delle merci”, stante che nel resto dell’Unione europea i “latticini senza latte” sono di uso comune. Per il presidente della Sezione Economica lattiero-casearia di Confagricoltura Veneto Fabio Curto: ”Questa disposizione europea non tocca in alcun modo le produzioni di qualità certificata e i nostri formaggi Dop che nel Veneto sono l’Asiago Dop, la Casatella Trevigiana Dop, il Grana Padano Dop, il Montasio Dop, il Monte Veronese Dop e il Piave Oro Dop. Ma anche le altre specificità dei formaggi italiani e veneti prodotti con latte fresco vanno salvaguardate. Non dobbiamo permettere la cancellazione della tipicità delle nostre produzioni che sono frutto di cultura e tradizioni centenarie. Ci sono svariati formaggi di qualità e di eccellenza, come i formaggi di malga, che non possono essere uniformati cancellando gusti e sapori tipici frutto della nostra storia. La Comunità europea deve unire le identità nazionali, non cancellarle”.

Etichette prodotti lattiero-caseari, meglio specificare. Lorenzo Nicoli, presidente di Confagricoltura Veneto aggiunge: “L’Italia deve attivare da subito una migliore etichettatura dei prodotti lattiero-caseari, obbligando la distinzione chiara tra quelli ottenuti utilizzando latte fresco e quelli per i quali sono stati impiegati anche latte condensato o in polvere, poiché la normativa europea sull’etichettatura, a detta anche della Commissione, permetterebbe una tale distinzione. Dobbiamo assolutamente difendere la qualità e l’eccellenza della produzione casearia del Veneto e questo si può fare attraverso un’etichettatura mirata del prodotto e attraverso la sua pubblicizzazione e promozione sia in Italia, sia all’estero.

Il Ministro: “Latte, difenderemo le nostre qualità. No a passi indietro”. “Difenderemo fino in fondo la qualità del sistema lattiero caseario italiano e la trasparenza delle informazioni da dare ai consumatori. Ribadiremo alla Commissione europea la necessità di un intervento più approfondito sull’etichettatura del latte, che sappia rispondere meglio alle esigenze dei nostri produttori soprattutto dopo la fine del regime delle quote. Non siamo disposti a fare passi indietro su questi principi. È importante comunque ribadire che non sono interessati da questa vicenda i nostri grandi formaggi Dop, per i quali non sarà mai possibile l’utilizzo di materie prime diverse da quelle previste dai disciplinari. Nel frattempo continueremo a portare avanti un lavoro di confronto con le organizzazioni agricole e con la filiera e gli altri Ministeri interessati per evitare penalizzazioni da parte dell’Unione europea.”

Fonte: Confagricoltura Veneto/Ministero Politiche Agricole, Alimentari e Fortali

Birra, per renderla più vivace, ci vuole il batterio giusto

bicchiere birraUltimamente stanno prendendo piede anche da noi le birre artigianali. Ed i nostri mastri birrai vanno alla ricerca di proporre queste bevande frutto della fermentazione di orzo e luppolo, con caratteristiche originali e sempre più legate al territorio.

Birre acide. Nei laboratori dell’Istituto di Veneto Agricoltura per la Qualità e le Tecnologie Agroalimentari di Thiene (VI), in collaborazione con BIOAGRO, azienda partecipata di Veneto Agricoltura specializzata nella vendita di batteri lattici per applicazioni agro-alimentari, sono state effettuate delle ricerche per selezionare dei ceppi di Lactobacillus plantarum e di Pediococcus pentosaceus. Si tratta di due specie di batteri lattici da utilizzare per la produzione di birre caratteristiche per acidità, profumo, aroma e sapore. Infatti, non tutti sanno che nel vasto mondo della birra c’è posto anche per le birre acide. In verità hanno una lunga storia, una grande diffusione in particolare nel Belgio, come in quasi tutti i paesi di tradizione birraia.  Ciò che tutte hanno in comune è per l’appunto l’acidità, qualità che dona vivacità e freschezza.

Il procedimento. Innanzitutto sono stati selezionati ceppi di batteri lattici che non producano bioammine, sostanze tossiche che si possono trovare in molti alimenti fermentati, tra cui anche qualche birra a fermentazione spontanea.  Poi sono stati verificati anche due caratteri: assenza di produzione di EPS (EsoPoliSaccaridi, responsabili della “malattia del filante”), e la sensibilità al luppolo, indispensabile per scongiurare la possibilità di “contaminazione crociata” dei ceppi di batteri lattici, selezionati per la produzione di “birre acide”, con lavorazioni di birre tradizionali. Utilizzando i ceppi così selezionati si potrà procedere aggiungendo lo starter di batteri lattici prima della bollitura in mosto raffreddato a 30-35°C, ed ottenere così in sole 12-16 ore un deciso abbassamento di pH. Successivamente si potrà quindi procedere con bollitura, luppolatura, raffreddamento ed inoculo del lievito, concludendo così il processo di birrificazione in modo tradizionale.

Un modo per distinguersi sul mercato. In questa maniera si produrranno nella birra gli effetti positivi (acidificazione e produzione di aromi) derivanti dal metabolismo dei batteri lattici senza che questi, data la loro sensibilità al luppolo, possano inquinare altre produzioni di birre tradizionali nelle quali potrebbero provocare dei difetti. Ciò rende quindi possibile per qualsiasi birrificio artigianale, anche tradizionale, produrre birre acide senza alcun rischio di contaminazione crociata con le altre birre. Un’ottima opportunità per differenziare i propri prodotti sul mercato.

Fonte: Veneto Agricoltura

Expo 2015, il 30 giugno a Mestre (Ve) incontro su ricerca e innovazione nel comparto agroalimentare

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiNell’ambito delle iniziative programmate dalla Regione Veneto in occasione di Expo 2015 per promuovere la qualità delle produzioni del territorio, il comparto agroalimentare sarà al centro di un incontro martedì 30 giugno prossimo all’Auditorium del Campus universitario di Via Torino, a Mestre (Venezia). “Ricerca e innovazione delle Università del Veneto per la sostenibilità e la valorizzazione del settore agroalimentare” è il titolo dell’evento organizzato in collaborazione con Veneto Innovazione e con Unioncamere del Veneto – Eurosportello Veneto.

Incontro rivolto soprattutto alle aziende del settore. Ad aprire la giornata, a partire dalle 9.00 Infoday di Programma Life, il programma per l’Ambiente e l’Azione per il Clima dell’Unione Europea per il 2014-2020. Seguirà dalle 14.15 l’incontro dedicato alla sostenibilità e alla valorizzazione del settore agroalimentare, che sarà aperto dal Prorettore alla Ricerca dell’Università Ca’ Foscari Venezia Achille Giacometti e da Antonio Bonaldo, direttore della Sezione Ricerca e Innovazione della Regione. Cibo e cultura, sicurezza alimentare, produzioni e stabilimenti sostenibili saranno alcuni dei temi trattatati nelle successive relazioni di docenti e ricercatori provenienti dall’Università Ca’ Foscari Venezia, Università di Verona, Università di Padova, e Università IUAV di Venezia.

Fonte: Regione Veneto

Liberalizzazione quote latte, la qualità può “salvare” il latte italiano, ma bisogna farla conoscere

latte_16492Da un sistema protezionistico che ha imposto per trent’anni all’Italia una quota di produzione inferiore alle reali necessità, ad un sistema di totale liberalizzazione produttiva: l’impatto del “dopo quote latte”, regime abolito dal primo Aprile 2015 si fa sentire con forza, soprattutto in Veneto. Se ne è parlato nei giorni scorsi, nel corso del convegno organizzato a Treviso da A.Pro.La.V., Associazione Produttori Latte del Veneto sul tema: “Il mercato del latte senza quote, sarà sufficiente la qualità italiana?”.

 “Il Veneto, terzo produttore nazionale, risente in particolare della concorrenza di Paesi dell’Est, Slovenia, Romania, Bulgaria. Dalle nostre frontiere il latte sta entrando anche sotto i 30 centesimi al litro con il risultato che il latte delle nostre stalle resta a terra. Continuiamo a ricevere segnalazioni che ci preoccupano”, denuncia Terenzio Borga, presidente A.Pro.La.V.  Tanti gli allevatori presenti in sala, oltre ai rappresentanti delle principali cooperative lattiero-casearie del Veneto e dei Consorzi di Tutela. Tra gli ospiti illustri Nicola Shadbold, consigliere della Neozelandese Fonterra, uno dei maggior player mondiali del latte (22 miliardi di litri raccolti ogni anno, praticamente quanto la produzione italiana), ma anche allevatori da Francia e Irlanda.

Meno di 4 mila le stalle in Veneto. Dopo un anno, il 2014, che ha segnato un picco nel prezzo del latte (pagato alla stalla a 44 cent/litro), il 2015 si è aperto con una discesa in picchiata. Attualmente siamo intorno ai 37 centesimi ma le prospettive sono di ulteriore ribasso: “Una volatilità esasperata dei prezzi, una corsa all’incremento produttivo a livello globale che i nostri produttori, gravati dai costi produttivi più alti d’Europa, rischiano di non poter sostenere”, ha aggiunto Borga. Il settore della zootecnia da latte ha subito negli ultimi 15 anni una trasformazione radicale: oggi sono meno di 4mila le stalle in Veneto (contro le oltre 11mila del 1999), anche se la dimensione media è accresciuta. Il 70% del latte Veneto (contro il 50% del latte nazionale) viene utilizzato per la produzione di formaggi DOP, caratteristica storica che ha finora rappresentato un’ancora di salvezza per la valorizzazione della materia prima.

Difendere la nostra qualità fin dal banco frigo. Ma il direttore del Consorzio Grana Padano, Stefano Berni, mette in guardia: “In questo momento il sistema Grana Padano, la DOP più venduta al Mondo e che assorbe il 50% della produzione di latte, vede crescere l’export del 12% e vi è una corsa a poter entrare da parte dei produttori. Tuttavia le nostre capacità di trasformazione e la limitata possibilità di assorbimento del mercato ci impongono di contenere questa corsa per non cadere in una involuzione dei prezzi che farebbe crollare l’intero sistema. Come difendere la nostra qualità? Una grande responsabilità ce l’ha l’UE che ha impedito la trasparenza, considerando illegittimo esplicitare in etichetta la provenienza del latte nei prodotti trasformati. Ma anche la GDO italiana, a differenza di quella francese, non sa ancora valorizzare i prodotti tipici. E’ necessario che fin dal banco frigo i prodotti DOP siano ben distinti dai “copioni”. Qui si sta facendo dello sciacallaggio cercando di ingannare il consumatore che non è messo nelle condizioni di distinguere i prodotti e oggi viene “fregato” da formaggi fatti a imitazione, di cui in etichetta nulla si dice sulla provenienza: Li comprerebbe se sapesse che arrivano da Romania o Estonia?”.

Indebitamento pregresso quote latte, introdotta compensazione tra aziende. Mentre l’andamento globale imporrebbe un accrescimento della produzione e quindi una fase di investimenti, le aziende italiane e venete restano zavorrate anche per la mole di indebitamento dovuta alle quote. Sul tema è intervenuto Antonio Mario Caira, della Direzione Internazionale politiche Internazionali- MIPAAF: “Oltre alla rateizzazione nel triennio, è stata introdotta la compensazione tra aziende (cioè chi ha superato le quote fino al 12% può compensare fino al 6%) inoltre il Ministero ha previsto fondi per il settore latte al fine di garantire una maggiore liquidità per le aziende. E tuttavia, l’unico sistema di protezione per il nostro latte e i nostri formaggi resta la qualità”.

Fonte: Aprolav

 

I contoterzisti del Veneto si allargano al Friuli Venezia Giulia

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Gianni Dalla Bernardina, presidente Fimav

I conterzisti veneti si allargano al Friuli Venezia Giulia. L’assemblea della Fimav, la Federazione delle Imprese di Meccanizzazione Agricola del Veneto, che rappresenta 1500  imprese ha approvato una modifica statutaria che le consentirà di associare anche le imprese agromeccaniche friulane. Nell’assise tenutasi a Confindustria Rovigo sono stati anche rinnovati i vertici dell’associazione ed è stato riconfermato alla presidenza Gianni Dalla Bernardina, imprenditore veronese che presiede anche l’Apima, l’associazione provinciale di meccanizzazione agricola che raggruppa 300 contoerzisti scaligeri.

Categoria riconosciuta a livello regionale ma non ancora in Europa . “I nostri “colleghi” imprenditori friuliani – ha commentato Dalla Bernardina – non hanno una associazione che raccolga e porti le loro istanze agli enti territoriali: una carenza per la nostra categoria che si trova ad affrontare una sfida importante. Siamo un anello fondamentale della filiera agricola: a livello regionale ci è stato riconosciuto il ruolo di imprenditori agro-meccanici quindi siamo componente agricola a tutti gli effetti. Ancora non lo siamo anche per l’Unione Europea e quindi, nonostante il lavoro fatto durante la stesura del documento preparatorio, siamo esclusi dalle misure di intervento del piano di Sviluppo Rurale”. Nonostante l’iscrizione all’albo artigiano, le imprese agromeccaniche sono comunque tenute alla compilazione del quaderno di campagna e agli altri obblighi prescritti alle imprese agricole.

“Abbiamo gli oneri, ma non gli onori – ha aggiunto Dalla Bernardina – la burocrazia eccessiva sì, ma non l’accesso al Psr. Non possiamo partecipare ai programmi di sviluppo dell’agricoltura, per quanto, siamo noi driver dell’innovazione: investiamo 40 milioni di eurol’anno nella meccanizzazione delle pratiche agricole. Il nostro volume d’affari complessivo è elevato, 300 milioni di euro, per cui siamo anche quelli che maggiormente investono in risorse umane: abbiamo 5mila addetti. Ora, superata la fase post elettorale, riprenderemo i proficui colloqui con il Governo Zaia, importante alleato per portare avanti la nostra battaglia per il riconoscimento del nostro ruolo nella filiera agricola a Roma e in Europa”.

Nel nuovo direttivo Dalla Bernardina è affiancato dal vice presidente, Alfredo Zanirato della sezione di Rovigo. Completano la squadra gli imprenditori Carlo Feletto, in rappresentanza di Treviso e Belluno, Sandro Dalla Costa per Venezia e il vicentino Tiziano Pertile. Alla segreteria generale è stato riconfermato Clemente Ballarini, attuale direttore dell’Apima di Verona.

Fonte: Fimav

Sabino Cassese eletto presidente di Creditagri italia, finanziaria promossa da Coldiretti

Sabino Cassese

Il neo presidente di CreditAgri Italia e giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese (a destra) con il direttore generale Roberto Grassa.

Il giudice emerito della Corte Costituzionale professor Sabino Cassese è il nuovo presidente di CreditAgri Italia, la “finanziaria degli agricoltori italiani” promossa da Coldiretti che offre servizi creditizi e tecnico finanziari a beneficio di oltre un milione di imprese agricole, agroalimentari, cooperative e società agroindustriali.

Elezione avvenuta nell’ambito di Expo. Il professore Sabino Cassese è stato chiamato a guidare il più articolato Ente Finanziario di garanzia mutualistica italiano operante in agricoltura e iscritto nell’Elenco Speciale ex Art. 107 del Testo Unico Bancario. Una Finanziaria di interesse pubblico sottoposta al controllo e vigilanza da parte della Banca d’Italia, presente e operativa in tutte le regioni attraverso 74 filiali e oltre 18000 imprese azioniste.  L’elezione è avvenuta nell’ambito del Consiglio di Amministrazione che si è tenuto nel Padiglione Italia all’interno del complesso dell’Expo proprio a rappresentare l’impegno da sempre profuso da CreditAgri Italia nell’offrire servizi e opportunità alle imprese che operano nell’agroalimentare, che rappresenta una leva competitiva e di sviluppo formidabile per superare la crisi e per trainare il Made in Italy nel mondo e tornare così a crescere investendo nelle proprie risorse che sono i territori, l’identità, la cultura e il cibo, coniugando l’innovazione alla tradizione. “Il nostro principale impegno – dichiara il direttore generale Roberto Grassa – è quello di contribuire a favorire l’accesso al credito destinato prevalentemente a sostenere processi di investimento a medio-lungo termine, orientando le imprese alla razionalizzazione e miglior utilizzo della finanza d’impresa”.

La dichiarazione di Sabino Cassese. Il giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese si è laureato nel 1956, a Pisa, dove è stato allievo del Collegio Giuridico della Scuola Normale Superiore, è dottore “honoris causa” nelle Università di Aix-en-Provence, di Cordoba (Argentina), di Paris II, di Castilla-la-Mancha, di Atene, di Macerata e dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Ha insegnato nelle Università di Urbino, Napoli, Roma, New York, Parigi e Nantes. E’ stato membro del Consiglio di amministrazione dell’Istat; presidente della Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici. Ha fatto parte anche dei Consigli di amministrazione di Autostrade spa e di Lottomatica, nonché del Consiglio Generale delle Assicurazioni Generali ed è stato presidente di Immobiliare Italia, di Cassa di Risparmio di Roma Factoring e del Banco di Sicilia. E’ stato Ministro per la Funzione Pubblica del 50° Governo della Repubblica italiana, presieduto da Carlo Azeglio Ciampi.“Ho accettato la proposta di assumere la presidenza di CreditAgri perché apprezzo le realizzazioni ed il programma di attività di Coldiretti al servizio dell’agricoltura Italiana”, ha affermato il presidente Sabino Cassese al momento dell’elezione, oltre ad esprimere “una valutazione positiva del disegno organizzativo e operativo di CreditAgri che attraverso  l’accorpamento di 40 confidi locali e la loro gestione unitaria è sia un alleato importante del sistema agricolo italiano, sia un essenziale supporto del sistema creditizio nazionale”.

Fonte: Coldiretti Veneto

 

 

Mais, la chimica non conviene, in tutti i sensi, economico ed ambientale

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dimostrazione trappola nottue

Basare la coltivazione del mais su una agricoltura incentrata sulla chimica è anti economico: è questo il messaggio forte che Condifesa Veneto e Friuli Venezia Giulia insieme con Veneto Agricoltura hanno lanciato agli operatori del settore (tecnici di aziende agricole, periti, agricoltori) invitati, giovedì 4 Giugno, a partecipare alla giornata a Vallevecchia, a Caorle (VE). Le visite ai campi sperimentali dell’azienda agricola di Veneto Agricoltura hanno riguardato, in particolare, i 150 ettari coltivati a mais dove la sperimentazione è avviata ormai da tre anni.

Buone pratiche e lotta integrata. Qui i terreni coltivati non sono trattati con geodisinfestanti, ovvero gli insetticidi comunemente utilizzati per combattere i parassiti dei terreni e i fitofagi, né viene piantato il seme conciato, trattato cioè sempre con insetticidi (una pratica messa sotto accusa perché ormai dimostrato il legame con la mortalità di insetti utili come le api nelle aree dove prevale la coltura del mais). Al contrario, la sperimentazione avviata si basa sull’utilizzo di buone pratiche agronomiche tradizionali e lotta integrata (che unisce metodi colturali come la corretta rotazione e ferilizzazione dei terreni e mezzi biologici e meccanici di contrasto ai principali parassiti grazie anche al monitoraggio degli insetti dannosi mediante trappole a feromoni).

Un risparmio di 50 euro per ettaro. Per i Consorzi di Difesa delle Colture Agrarie, che tra Veneto e Friuli Venezia Giulia arrivano a contare 20mila soci, si tratta di un impegno importante che ha portato a mutare in pochi anni il proprio ruolo e la propria mission: andare cioè oltre il tradizionale compito assicurativo e di assistenza peritale in caso di danni da avversità, per assumere un importante ruolo di promozione dell’agricoltura sempre più innovativa ed eco-compatibile. “Abbiamo fatto toccare con mano – afferma il presidente Condifesa Veneto, Valerio Nadal –  che coltivare il mais senza l’abuso della chimica non solo è possibile, ma è anche conveniente: anzitutto sotto il profilo economico per le aziende agricole che risparmiano in trattamenti, ma anche sul piano ambientale, poiché si riduce l’inquinamento, si tutela la salute degli operatori e si preserva la fertilità dei terreni”. I dati sono lampanti e confermano il successo della sperimentazione: mentre il 50% delle aziende tratta il seme inutilmente, solo l’1% delle superfici non trattate subisce danni significativi da insetti terricoli. Il risparmio economico è quantificabile in circa 50€ per ettaro che a livello Veneto si traduce in oltre 10 milioni di euro oggi spesi in geodisinfestanti.

Rischio zero con lotta integrata e fondi mutualistici. “Ma qui subentriamo noi come Consorzi di Difesa – conclude Nadal – con l’apposito fondo mutualistico mais: il fondo copre la coltivazione non solo dai danni da avversità atmosferiche (eccesso di pioggia o siccità) ma anche da parassiti (quali elateridi, diabrotica e nottue). Questo significa per l’agricoltore arrivare al rischio zero, con un risparmio economico e ambientale evidente”. Il rischio zero si ottiene cioè mixando le conoscenze tecniche acquisite nella lotta integrata con la copertura del rischio economico (pur di lieve entità) attivata grazie ai fondi mutualistici.

Fonte: Condifesa Veneto e Friuli Venezia Giulia

Mipaaf: Istituito elenco portatori di interessi

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiIl Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è stato firmato il decreto ministeriale che istituisce l’Elenco dei portatori di interesse che possono essere chiamati a partecipare a forme di consultazione da parte del Ministero. È stato inoltre presentato il nuovo “Codice etico e anticorruzione” per i dipendenti dell’Amministrazione.

Martina: Passo importante in direzione della trasparenza. L’obiettivo è incentivare e garantire la partecipazione dei portatori di interessi al processo decisionale per migliorare la qualità e la trasparenza dell’azione amministrativa nella fase di produzione degli atti normativi e dei regolamenti. “Con questo decreto – ha commentato il Ministro Martina – facciamo un passo in avanti importante sul versante della trasparenza nella Pubblica Amministrazione. Migliorerà la qualità dei processi decisionali dell’Amministrazione, un elemento fondamentale per rendere un buon servizio ai cittadini e semplificare la vita alle imprese”.

Elenco suddiviso in tre categorie. Organizzazioni professionali e associazioni di categoria delle filiere agricole e della pesca già note all’amministrazione e consultate durante la fase preparatoria di provvedimenti attuativi di norme e regolamenti; Associazioni dei consumatori e degli utenti membri del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti presso il Mise; Soggetti pubblici o privati con provato interesse per le materie di competenza del Mipaaf. Il decreto ministeriale disciplina l’istituzione e l’aggiornamento dell’elenco attraverso procedure on line direttamente sul sito del Ministero e le modalità con cui l’amministrazione consulta i portatori di interessi.

Per iscriversi all’Elenco, si dovrà compilare un semplice form di registrazione, indicando una serie di dati relativi all’attività svolta. Ogni iscritto presenterà una relazione annuale nella quale dovrà indicare il lavoro di rappresentanza di interessi condotto nei confronti del Ministero. L’Elenco, al pari delle relazioni prodotte, sarà consultabile da chiunque sul sito internet del Mipaaf.

Semplificazioni burocratiche. Nel corso dei lavori della “Giornata della trasparenza” sono stati presentati alcuni risultati raggiunti nel 2014 grazie alle politiche del Mipaaf sulla semplificazione burocratica. Dalla riduzione degli oneri delle procedure burocratiche, a seguito della soppressione di registri cartacei e all’introduzione di semplificazioni previste dal provvedimento Campolibero, sono stati stimati risparmi per gli operatori economici di circa 3,2 milioni di euro.

Tutela del Made in Italy sul web. Le azioni a tutela del Made in Italy sul web hanno condotto a scoprire e bloccare 201 casi sulla piattaforma “Ebay” relativi a prodotti a denominazione contraffatti. Sono 63, invece, i casi in cui è stata attivata la protezione “ex officio”.

Fonte: Servizio Stampa Ministero Politiche Agricole