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A.A.A. Giovani talenti agricoli cercasi per Oscar Green 2011

Qualcuno ha già deciso di riprovarci come la veneziana Gloria Andretta di 29 anni, titolare di un allevamento di bovini energeticamente autosufficiente e il bellunese Marco De Bacco, 21 anni, l’unico viticoltore feltrino che coltiva vigneti autoctoni sulle Dolomiti, ma per gli altri candidati Coldiretti Veneto ha già avviato le ricerche sul territorio per raccogliere le iscrizioni alla V^ edizione del concorso nazionale “Oscar Green” che nel 2011 proclamerà le giovani imprese agricole di successo.

Un confronto a livello nazionale giocato tutto sul talento e classificato in sei categorie che rappresentano le varie sfumature della multifunzionalità agricola: dalla valorizzazione del territorio alla salvaguardia ambientale, dal recupero della tradizione, all’innovazione e la tecnologia, dal contributo alla qualità della vita sociale all’identità locale. Storie personali interessanti legate non tanto al destino di rimanere in agricoltura ma alla scelta convinta di investire nel settore magari dopo esperienze professionali di tutt’altra matrice. Coldiretti Veneto ricorda infatti che dal primo bando 2008 del Piano di Sviluppo Rurale promosso dalla Regione Veneto fino al terzo del 2009, sono diventati imprenditori agricoli  a titolo principale più di 300 giovani apportando migliorie alle aziende in conduzione.

C’è bisogno di un’agricoltura rigenerata e moderna. “Si tratta di vera e propria linfa vitale per l’agricoltura veneta –  spiega Alberto Mantovanelli leader di Giovani Impresa e promotore dell’evento – neo imprenditori con in tasca tesi di laurea o master in economia che investono nel mestiere agricolo con entusiasmo, segno anche di una politica regionale che guarda nella nostra stessa direzione, ovvero verso un’agricoltura rigenerata e moderna, che ha basi solide nella cultura contadina e che va sostenuta dalla presenza di un’amministrazione pubblica che favorisce stili di fare impresa creativi a sostegno della qualità della vita, della sicurezza alimentare e salvaguardia ambientale.

(fonte Coldiretti Veneto)

Ministero Agricoltura: approvati interventi economici a favore di zucchero, filiera ovicaprina, pesca e settore irriguo-bonifica per il Sud

Giancarlo Galan, Ministro delle Politiche Agricole

Il Cipe (Comitato Interministeriale per la programmazione economica) ha approvato la proposta di riparto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, dei 100 milioni di euro destinati al settore agroalimentare nell’ambito del Fondo Infrastrutture (ai sensi dell’art. 2, comma 55, della Legge n. 191/2009, finanziaria 2010).

Le risorse sono destinate per 64 milioni di euro a copertura del fabbisogno per l’erogazione dell’aiuto nazionale alla quota zucchero prodotta in Italia nelle campagne di commercializzazione 2009/2010 e 2010/2011. Altri 4 milioni sono stanziati per interventi tesi a sostenere il rilancio della filiera ovicaprina. Tale intervento si affianca alle altre azioni definite dal Mipaaf nell’ambito del Tavolo di filiera, e che riguardano l’azione specifica per i formaggi ovini nell’ambito del Programma Indigenti 2011 e la definizione di un accordo interprofessionale ai sensi del D.lgs. 102/2005. Gli interventi a favore della ristrutturazione del settore della pesca, in particolare riferiti alla razionalizzazione della catena logistica e di commercializzazione avranno una dotazione di 15 milioni di euro. Altri 7 milioni di euro sono destinati al rifinanziamento dei Piani di settore, e 4 milioni di euro al rifinanziamento del Piano di azione del settore dell’agricoltura biologica. Ulteriori 6 milioni di euro sono destinati a supporto dei sistemi informativi e dei controlli nei settori agricolo e della pesca.

Fondi per il settore irriguo e bonifica per il Sud. Il Cipe ha inoltre approvato un importante programma di interventi nel settore irriguo e della bonifica, per un importo di circa 177 milioni di euro. Si tratta di infrastrutture, localizzate nel Sud d’Italia, strategiche non solo per l’agricoltura italiana, ma anche per l’assetto del territorio e la protezione del suolo, ruolo che, sempre più spesso, il complesso sistema irriguo è chiamato a svolgere. Gli interventi previsti, realizzati dai Consorzi di bonifica, coniugano obiettivi di risparmio e uso razionale della risorsa idrica, quando essa è scarsa, regolazione delle acque, quando esse siano eccessive e, infine, presidio del territorio, con opere di stabilizzazione di sponde e tratti franosi. Approvata anche una disposizione che scoraggia ritardi nella realizzazione delle opere, prevedendo la revoca dei finanziamenti nel caso in cui le procedure per l’appalto dei lavori non siano concluse entro 18 mesi dalla concessione.

(Fonte Ministero Politiche Agricole)

Nasce il Centro Studi e Cultura Dieta Mediterranea

E’ stata presentata nei giorni scorsi nella sede di Unioncamere la nascita di un ‘‘Centro studi sulla dieta mediterranea”, riconosciuta di recente patrimonio dell’Unesco.  Il centro studi si occuperà di organizzare corsi di formazione con gli chef piu’ prestigiosi di tutto il mondo. La scuola sara’ ricavata dai ”Sassi di Matera”, recuperando gli spazi primordiali con la creazione di ambientazioni suggestive che evocano la cucina lucana. Ultimo obiettivo del Centro sara’ quello di sviluppare un progetto ”Fiera Diffusa”, con almeno due appuntamenti annuali, uno dedicato a prodotti e produttori agroalimentari e l’altro dedicato al vino.

(fonte Asca)

Cioccolato d’eccellenza alla conquista del mercato mondiale

foto Mirco Della Vecchia

Il settore del cioccolato non conosce crisi e la dimostrazione di questo e’ che le vendite di questo prodotto, in Italia e all’estero, ricoprono un ruolo sempre piu’ centrale. E’ giusto quindi promuovere questo ”oro nero” italiano, come patrimonio artigianale del Bel Paese, che le grandi industrie imitano e non possono eguagliare. Con questo spirito e’ nato il progetto ”Cioccolati d’Italia” ideato dalle Camere di Commercio di Belluno, Cuneo e Ragusa in collaborazione con la ”Fine Chocolate Organization”. L’iniziativa e’ stata presentata nei giorni scorsi alla stampa nella sede di Unioncamere, presenti tra gli altri, il maestro cioccolatiere bellunese Mirco Della Vecchia, il vice sindaco di Modica Enzo Scarso e la presidente dell’Associazione Amici del Cioccolato di Cuneo Giovanna Chionetti.

(fonte Asca)

Rapporti con il credito del settore primario: “Basilea 3” non schiaccerà l’agricoltura italiana, ma crisi per il settore fino al 2012

VeronafiereFieragricola ha chiesto a Giorgio Amadei, già professore della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna e presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, come le future regole che impongono agli istituti di credito una maggiore ricapitalizzazione influiranno sul mondo agricolo. Ecco una sintesi dell’intervista, pubblicato nella versione integrale sul sito www.fieragricola.it.

Avanti con cautela. Partendo dall’assunto che le imprese agricole scontano l’assenza di bilanci aziendali, aspetto che potrebbe renderne meno immediato il rating, Amadei è convinto che l’impatto in Italia di Basilea 3 non sarà così negativo. Per il fatto che – nonostante gli strali di una crisi che ha avuto il culmine nel 2008, ma che non è ancora passata – il modello di banca commerciale italiana appare abbastanza robusto. «Non vorrei sembrare troppo ottimista, visto che l’agricoltura non sta attraversando un momento di grande serenità – dichiara il professor Amadei – ma ritengo che Basilea 3 non influirà negativamente sul settore primario. Almeno non come in altri comparti». Naturalmente, quando nel 2015 entrerà in vigore la prima fase di Basilea 3, per le imprese agricole «serviranno dei convincenti piani di sviluppo come supporto alle domande».

L’agricoltura italiana sconta alcune difficoltà dovute sia alla concorrenza sleale in termini di contraffazione (il cosiddetto «Italian sounding») che ad uno scenario globale non sempre felice. «Nonostante qualche rimbalzo positivo dei listini, legato ad una carenza temporanea internazionale di materie prime agricole, carenza amplificata da una forte ripresa dei giochi speculativi, numerose difficoltà stanno penalizzando il comparto almeno dal 2008», spiega Amadei. Lento, almeno alle condizioni attuali, il recupero. «Credo servano almeno quattro anni – preconizza il presidente dell’Accademia nazionale di Agricoltura -. Quindi, se prendiamo il punto di tracollo mondiale del 2008, penso che saremo fuori dalla crisi, in via del tutto prudenziale, nel 2012».

(fonte Veronafiere)

Imprese agricole: a fine 2010 ne sono state chiuse 50mila, in 10 anni 500mila. Pochi i giovani.

Il 2010 si chiudera’ con 50 mila imprese agricole in meno rispetto al 2009, con una contrazione del 2,4%. Sono le stime diffuse dalla Cia, sottolineando che si tratta di ”un quadro allarmante al quale si aggiunge il fatto che dal 2000 hanno chiuso i battenti piu’ di 500 mila imprese”. Nel 2010, inoltre, la Cia stima un calo del 3,5% degli investimenti imprenditoriali. Inoltre, osserva la Confederazione italiana degli agricoltori, solo 112 realta’ imprenditoriali hanno un conduttore giovane, il 6,6 per cento del totale. ”Il che significa che nell’agricoltura italiana non vi e’ ricambio generazionale: soltanto il 16 per cento delle nuove aziende e’ guidato da un giovane e solo nel 2,3 per cento delle aziende storiche e’ subentrato un giovane nella conduzione”.

(fonte Asca)

Spese agricole irregolari: Italia deve restituire ca.39 mln

Ammonta a quasi 39 milioni di euro il totale dei rimborsi sui fondi UE ricevuti a titolo della politica agricola e spesi indebitamente che l’Italia deve restituire in base a una decisione appena adottata dalla Commissione europea. Il nostro Paese non è il primo della lista: in tutto, infatti, gli Stati UE dovranno restituire 578,5 milioni di euro, con la Grecia che batte tutti “accaparrandosi” oltre metà dei ritorni da effettuare verso il bilancio comunitario, in seguito all’accertamento di violazioni delle norme sulla spesa agricola e di inadempienze nelle procedure di controllo applicate dagli Stati membri.

Il motivo? Carenze nei controlli e scorretta applicazione di sanzioni. Se infatti gli Stati dell’UE sono responsabili del pagamento e della verifica delle spese della politica agricola comune (PAC), spetta alla Commissione controllare che essi abbiano fatto un uso corretto dei fondi. Commentando la decisione, il commissario per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale Dacian Cioloș ha dichiarato: “Ci stiamo adoperando per controllare attentamente la spesa agricola e garantire che il denaro del contribuente sia speso bene”. Sono tre le voci che riguardano l’Italia, nelle quali è suddiviso il totale di 39 milioni. La più importante tocca 22 milioni e 800 mila euro di restituzione per carenze nei controlli sugli aiuti per superficie: identificazione dei terreni, informazioni geografiche, applicazione non corretta di riduzioni ed esclusioni, controlli nel settore della frutta a guscio. Le irregolarità risalgono al periodo compreso tra il 2004 e il 2007. Seconda voce: le carenze nella gestione dei debitori per l’esercizio 2009: oltre 14 milioni di “multa”. Infine, 1 milione e 700.000 euro di rimborsi nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari, per la scorretta applicazione di sanzioni sul tenore di latte in polvere negli alimenti per animali nel periodo 2003-2005.

Gli altri Stati toccati da questa decisione sono Bulgaria, Cipro, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovenia, Spagna e Svezia. Oltre alla Grecia le sanzioni più significative riguardano Romania, Portogallo, Olanda e Bulgaria. A livello di filiera, o se si vuole di tipologia d’intervento, ben oltre metà dei ritorni al livello UE riguardano gli aiuti per superficie, ovvero le irregolarità nelle dichiarazioni dei Paesi sulle dimensioni dei terreni accessibili agli aiuti. Al secondo posto i premi per animali, con ritorni che superano i 50 milioni di euro, soglia superata anche dai prodotti ortofrutticoli. Seguono poi le misure di sostegno allo sviluppo rurale, e poi l’audit finanziario, la fecola di patate, e il tabacco sopra i 10 milioni, mentre le altre irregolarità settoriali non arrivano a questa soglia.

(fonte Asterisco Informazioni)

Acqua minerale: normativa italiana troppo rigorosa. L’UE chiede di abbassare le restrizioni per facilitare l’importazione di questo prodotto

L’Italia produce una grande quantità di acqua minerale ma limita l’importazione dagli altri Paesi europei attraverso norme di sicurezza più elevate rispetto a quelle previste a livello comunitario. Per questo motivo la Commissione ha chiesto una modifica della legislazione italiana sulle acque in bottiglia per renderla conforme alle norme europee sulla libera circolazione delle merci.

Il pomo della discordia. La legislazione italiana in vigore, secondo la Commissione, restringe in modo ingiustificato la commercializzazione dell’acqua da bere non classificata né come acqua minerale naturale né come acqua di sorgente. Queste restrizioni, inoltre, ostacolano l’importazione in Italia di acqua potabile in bottiglia confezionata o commercializzata legalmente in altri Paesi dell’UE. Se entro due mesi l’Italia non comunicherà le misure adottate per rispettare gli obblighi imposti dalla normativa comunitaria, la Commissione potrà decidere di rinviare il dossier alla Corte di Giustizia dell’UE. Qual è il pomo della discordia? In Italia, le procedure di controllo sono più rigorose di quelle stabilite dalla direttiva europea sulla qualità delle acque destinate al consumo e ciò impone oneri ingiustificati agli importatori di acque in bottiglia. In particolare, secondo la normativa italiana, le acque in bottiglia importate da un altro Stato UE devono essere sottoposte a nuovi controlli, anche se il rispetto delle norme europee è già stato verificato. Nel Mercato Unico europeo questo è assolutamente proibito. Le norme nazionali che assicurino un’alta qualità dell’acqua potabile e la protezione della salute sono non solo giustificate ma previste dalla stessa legislazione europea.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa/UE)

Effetto globalizzazione a tavola: più ananas che pesche

Il consumo di ananas degli italiani e’ raddoppiato mentre si e’ quasi dimezzato quello delle pesche negli ultimi dieci anni, con le banane che sono addirittura diventate il terzo frutto piu’ consumato dagli italiani dopo mele e arance. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti della globalizzazione a tavola dalla quale si evidenzia che la frutta straniera rappresenta oggi ben il 15% di quella consumata nonostante l’Italia sia il primo produttore di frutta e verdura in Europa. Accanto all’arrivo di frutta ”esotica”, negli ultimi dieci anni si e’ anche assistito ad una crescita degli sbarchi di frutta straniera ”contro” stagione come i mirtilli dall’Argentina (+560 per cento), le ciliegie dal Cile (+122 per cento) o l’uva dal Sudafrica (+50 per cento), prodotta in abbondanza anche in Italia. Una tendenza che, denuncia l’organizzazione agricola, ”comporta spreco di denaro, energia e inquinamento ambientale per i trasporti, spesso dovuta alla perdita di conoscenza dei cicli stagionali e amplificata dalla mancanza di trasparenza sull’origine dei prodotti in etichetta”, sulla quale la Coldiretti chiede di ”intensificare i controlli”.

(fonte Asca)

Confagricoltura: allarme terrorismo sui raccolti, ”troppi parassiti”

mappa land grabbing

L’elenco e’ lungo: diabrotica e piralide, due killer del mais; lo Pseudomonas syringae che sta facendo strage di kiwi; il cinipide, distruttore di castagne; la metcalfa, annientatrice di vigneti; la varroa, che spopola gli alveari. Basta pensare ai danni che ognuno di questi parassiti riesce a provocare per rendersi conto di come l’agricoltura sia vulnerabile e, se (a parte qualche caso sospetto) le invasioni sinora sono state ”naturali”, il rischio che possano essere provocate a scopo commerciale o politico per destabilizzare un Paese e’ ben piu’ che un’ipotesi. Ecco perche’ l’agricoltura e’ stata inserita tra i possibili obiettivi di azioni terroristiche, consistenti nell’uso deliberato di parassiti per distruggere intere coltivazioni o contaminare derrate agricole che porterebbero a conseguenze drammatiche non solo nei settori della produzione, trasformazione e commercio, ma anche in quelli della ristorazione e del turismo.

A lanciare l’allarme e’ il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, che, commentando lo studio di Agrinnova, presentato durante un convegno dell’organizzazione agricola a Torino, spiega: ”In questi ultimi mesi abbiamo toccato con mano l’importanza del settore agricolo a livello geopolitico. La crisi climatica in Russia ha fatto diminuire l’offerta di frumento e impennare i prezzi, il che e’ bastato per far scoppiare incidenti in Mozambico, con dieci morti e centinaia di feriti. Inoltre e’ proseguito il land grabbing, che ha gia’ determinato, a livello globale, il passaggio di mano di circa 15 milioni di ettari, pari al 4/5 per cento della superficie del Pianeta coltivati a cereali. Ad investire sono i Paesi con ingenti risorse finanziarie, ma che hanno fame di terra e la comprano soprattutto in Africa e in America Latina. Questo – prosegue il presidente di Confagricoltura – dimostra come un’agricoltura forte, in grado di fornire cibo per tutti e a prezzi accessibili a tutti, sia un pilastro della stabilita’ di una nazione”.

(fonte Asca)