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Stasera, al circolo Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD),corso di formazione giornalisti promosso da Argav con focus sull’agroalimentare fra diritti e doveri: promozione, ispezione, vigilanza e controllo

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Stasera, venerdì 24 giugno,  ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd) si svolgerà dalle ore 18.00 alle ore 21.00 un corso di formazione accreditato promosso da Argav, gruppo di specializzazione del Sindacato Giornalisti del Veneto presso il Circolo di Campagna Wigwam (Via Porto, 8) dal titolo “L’agroalimentare fra diritti e doveri. Promozione, Ispezione, Vigilanza e Controllo”. Sarà l’occasione per comprendere di più e meglio i meccanismi di funzionamento delle attività ispettive, di vigilanza, di controllo e di repressione a tutela del made in Italy agroalimentare e della promozione delle sue eccellenze.

Relatori.  Flavio Innocenzi, direttore del Consorzio Tutela Formaggio Asiago che interverrà su “Ruolo dei Consorzi come aggregatori di sistema e promotori di sviluppo, nel contesto della nuova normalità”; Luca Giavi, direttore del Consorzio di Tutela del Prosecco doc su “Le eccellenze del made in italy agroalimentare, l’italian sounding e il ruolo dei Consorzi di Tutela. Un patrimonio da difendere. Come?”; Biagio Morana, direttore ICQRF di Conegliano su “Ispezione, controllo e vigilanza pubblica e privata sui prodotti agroalimentari”; Daniel Melis, Generale di Brigata, Comandante del nucleo Carabinieri per la tutela agroalimentare su “Le frodi agroalimentari e le attività di repressione”. Coordinatore il giornalista Gian Omar Bison membro del direttivo Argav. Il corso è in piattaforma http://www.formazionegiornalisti.it e i giornalisti interessati a partecipare possono iscriversi.

Banca delle Terre Agricole 2022: fino al 5 giugno in vendita 19.800 ettari di terreni

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Dal 7 marzo scoso sono in vendita 19.800 ettari di terreni coltivabili a favore degli imprenditori agricoli italiani. Ismea, Istituzione vigilata dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ha infatti pubblicato il nuovo bando per la cessione di aree che hanno un valore di circa 312 milioni di euro. E’ possibile presentare l’offerta economica e la manifestazione di interesse per i singoli terreni distribuiti in tutta Italia entro le ore 24:00 del 5 giugno 2022.

La Banca nazionale delle Terre Agricole costituisce, in particolare, l’inventario completo dei terreni agricoli che si rendono disponibili nel nostro Paese e riveste il ruolo di strumento prezioso per agevolare l’attività dei giovani agricoltori. I giovani sotto i 41 anni, infatti, possono pagare il prezzo del terreno ratealmente, con un piano di ammortamento fino a 30 anni.
La Banca è stata istituita dalla legge 154/2016 e comprende terreni agricoli, già coltivati e in grado di produrre reddito fin da subito, assegnati da Ismea tramite una procedura di vendita all’asta semplice e trasparente. Grazie all’impegno di Ismea e del  con il quinto bando della Banca delle Terre Agricole è possibile da subito rendere operative fino a 827 aziende agricole.  Sul sito http://www.ismea.it/banca-delle-terre è possibile consultare le modalità di partecipazione, le caratteristiche dei terreni e inviare le manifestazioni di interesse.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf

Firmato  il decreto da 100 milioni di euro per l’ammodernamento dei frantoi oleari 

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olive pronte per il frantoio

È stato firmato lo scorso 31 marzo, in rispetto del cronoprogramma di attuazione del PNRR, il decreto direttoriale che fornisce le direttive per le Regioni e le Province autonome per la successiva definizione dei bandi regionali PNRR per l’ammodernamento dei frantoi oleari. Sono a disposizione 100 milioni di euro di contributi a valere sui fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che saranno destinati alle aziende agricole e alle imprese agroindustriali titolari di frantoi oleari che effettuano estrazione di olio extravergine di oliva, iscritte al SIAN, per sostituire o ammodernare i frantoi più obsoleti con l’introduzione di impianti di molitura ad estrazione a “2 o 3 fasi” di ultima generazione.  

Obiettivo della misura è quella di rafforzare la competitività del sistema alimentare, ammodernare le strutture di trasformazione dell’olio extravergine di oliva, settore strategico per l’industria agroalimentare italiana, migliorare la qualità del prodotto e la sostenibilità del processo produttivo attraverso la transizione energetica, ridurre i sottoprodotti e favorirne il riutilizzo a fini energetici. Nello specifico, si prevede di favorire l’ammodernamento dei frantoi esistenti attraverso l’introduzione di macchinari e tecnologie che migliorino le prestazioni ambientali dell’attività di estrazione dell’olio extravergine di oliva, nel rispetto del  principio europeo -“non arrecare un danno significativo all’ambiente”. Il rinnovo degli impianti tecnologici porterà anche al miglioramento della qualità della produzione olearia e ad un generale incremento della sostenibilità dell’intera filiera. A seguire, il Ministero disciplinerà l’attuazione concreta della misura d’intesa con le Regioni, che emaneranno i bandi regionali attuativi nel corso dei prossimi mesi.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf

Da UE il via alla semina di altri 200mila ettari in Italia, oltre 12 mila in Veneto. Coldiretti: “Sì a import ma senza pericoli per la salute”.

 

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Dall’Unione Europea arriva il via libera alla semina in Italia di altri 200mila ettari di terreno per una produzione aggiuntiva di circa 15 milioni di quintali di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione, necessari per ridurre la dipendenza dall’estero. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti al vertice con il Ministro Stefano Patuanelli in riferimento alle misure europee adottate per fronteggiare la crisi per la guerra in Ucraina con la messa a coltivazione di ulteriori quattro milioni di ettari nella Ue per ridurre la dipendenza dalle importazioni dei principali prodotti agricoli e dei fattori produttivi, che sta mettendo in difficoltà la capacità di approvvigionamento in Italia e nell’Unione Europea. Tra le regioni più interessate – sottolinea la Coldiretti – ci sono la Campania con 10.500 ettari, la Lombardia con 11.000, il Veneto con 12.300 ettari, il Piemonte con 17.544 e l’Emilia-Romagna con 20.200.

Con gli interventi straordinari decisi dalla Commissione Ue può essere garantita all’Italia una produzione aggiuntiva stimata in circa 15 milioni di quintali di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e di tenero per fare il pane secondo l’analisi della Coldiretti, che sottolinea come nel medio periodo si tratti di un quantitativo che può aumentare di almeno cinque volte con la messa a coltura di un milione di ettari lasciati incolti per la insufficiente redditività, per gli attacchi della fauna selvatica e a causa della siccità che va combattuta con investimenti strutturali per realizzare piccoli invasi che consentano di conservare e ridistribuire l’acqua. Un obiettivo raggiungibile per l’Italia che – secondo la Coldiretti – ha abbandonato negli ultimi 25 anni più di un appezzamento agricolo su quattro (il 28% della superficie coltivabile), perché molte industrie hanno preferito approvvigionarsi all’estero speculando sui bassi prezzi degli ultimi decenni anziché fare accordi di filiera con compensi equi come propone la Coldiretti per stabilizzare le quotazioni e garantire nel tempo l’approvvigionamento. Una soluzione che consentirebbe di limitare fortemente la dipendenza dell’Italia dall’estero da dove arriva ora – continua la Coldiretti – circa la metà (47%) del mais necessario all’alimentazione del bestiame il 35% del grano duro per la produzione di pasta e il 64% del grano tenero per la panificazione, che rende l’intero sistema e gli stessi consumatori in balia degli eventi internazionali. 

Appare però del tutto insufficiente – evidenzia la Coldiretti – l’annunciato impiego della riserva di crisi della Politica Agricola Comune che per l’Italia significa un importo inferiore ai 50 milioni di euro i quali, anche se possono essere cofinanziati per il 200%, sono assolutamente inadeguati a dare risposte concrete alle difficoltà che stanno subendo aziende agricole e della pesca e gli allevamenti, costretti ad affrontare aumenti insostenibili per energia, mangimi, concimi. Insufficienti secondo la Coldiretti anche i livelli di aiuto previsti dal Quadro temporaneo aiuti di Stato per la crisi Ucraina, appena pubblicato, che prevede un tetto massimo di 35.000 per azienda agricola, ampiamente al di sotto delle reali esigenze. “A livello comunitario servono più coraggio e risorse per raggiungere l’obiettivo fissato dai capi di Stato a Versailles di “migliorare la nostra sicurezza alimentare riducendo la nostra dipendenza dalle importazioni dei principali prodotti agricoli e dei fattori produttivi” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare però come sia necessario che “alle importazioni venga applicando il concetto della reciprocità negli standard produttivi in modo che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute. Al contrario, va avversato – precisa Prandini – ogni tentativo di ridurre gli standard di sicurezza alimentare con l’autorizzazione di importazioni che mettono a rischio la salute, dal glifosate utilizzato in preraccolta nel grano in Canada alle aflatossine cancerogene in eccesso nei mangimi dagli Usa fino alla concessione di pericolose deroghe ai prodotti contaminati con principi chimici vietati perché pericolosi. “A questo proposito – conclude Prandini – preoccupa il richiamo della Commissione alla flessibilità temporanea ad alcune norme sulle importazioni ma anche le deroghe concesse in Italia dove è già stato consentito di non indicare nelle etichette degli alimenti la provenienza degli olii di semi indicati mettendo a rischio la trasparenza dell’informazione ai consumatori”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Coldiretti, pronti a produrre 75 milioni di quintali di mais e grano in più per sopperire alle difficoltà di approvvigionamento estero determinate dalla guerra

Ruggine del grano

Siamo pronti a coltivare da quest’anno 75 milioni di quintali in più di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione, per rispondere alle difficoltà di approvvigionamento dall’estero determinate dalla guerra. Lo ha annunciato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in occasione del tavolo sull’emergenza grano convocato al Ministero delle Politiche Agricole dal Sottosegretario all’agricoltura Gian Marco Centinaio sulla carenza di materie prime che ha costretto ai primi razionamenti negli allevamenti ma anche nei supermercati, come è successo in qualche caso in Italia.

Accordi di filiera. Proponiamo all’industria alimentare e mangimistica – ha affermato Prandini – di lavorare da subito a contratti di filiera con impegni pluriennali per la coltivazione di grano e mais e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti nel rispetto della nuova normativa sulle pratiche sleali, per consentire di recuperare livelli produttivi già raggiunti nel passato. “Un obiettivo che può essere più facilmente raggiunto grazie all’impegno del Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli al quale va un sincero ringraziamento per aver accolto in Consiglio dei Ministri le nostre proposte per incentivare operazioni di ristrutturazione e rinegoziazione del debito bancario delle imprese agricole, adottare misure per sostenere la domanda interna, finanziare specifiche misure a favore delle filiere più esposte e appunto sostenere il potenziamento delle produzioni nazionali” ha precisato Prandini nel ricordare che “dal Ministero è stato anche annunciato un regime di aiuto straordinario sul modello dell’emergenza Covid e sostenuta l’esigenza, per quanto riguarda la Politica Agricola Comune (Pac), di rimuovere il vincolo al non incremento della superficie irrigabile, per aumentare la produttività del settore agroalimentare”.

Speculazioni. Un impegno che – precisa Prandini – ridurrebbe sensibilmente la dipendenza dall’estero da dove arriva circa la metà del mais necessario all’alimentazione del bestiame il 35% del grano duro per la produzione di pasta e il 64% del grano tenero per la panificazione, che rende l’intero sistema e gli stessi consumatori in balia degli eventi internazionali. L’Italia oggi è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti per anni agli agricoltori che sono stati costretti a ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque perché, secondo la Coldiretti, la politica ha lasciato campo libero a quelle industrie che per miopia hanno preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale, approfittando dei bassi prezzi degli ultimi decenni, anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale.

Ora è possibile recuperare alla coltivazione di cereali in Italia almeno un milione di ettari di terreno garantendo redditività alla coltivazione ma anche – ha precisato Prandini – contrastando seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono ed intervenendo inoltre seriamente sulle normative comunitarie che spingono a non coltivare i terreni, eliminando ad esempio l’obiettivo del 10% di terreni incolti. E poi investire – ha concluso Prandini – per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità nei terreni, con un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per i principali cereali dal grano al mais e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica e le NBT a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Mercati alle stelle per cereali e semi oleosi, Ismea: «Diversificare le produzioni»

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«In questa fase di incertezza le imprese agricole devono diversificare le produzioni e le imprese di trasformazione diversificare le fonti di approvvigionamento, perché la soluzione dell’acquisto di materie prime nel breve periodo può mettere in difficoltà le aziende. Serve maggiore trasparenza dei mercati e rafforzare le filiere nazionali, cogliendo questa fase di tensione dei prezzi per ipotizzare nuove soluzioni operative». Sono queste le indicazioni che il prof. Angelo Frascarelli, presidente di Ismea ed economista agrario, consegna alla platea di Fieragricola di Verona (fino al 5 marzo) per fronteggiare un 2022 all’insegna della volatilità, nell’ambito del convegno «I mercati agricoli nel 2022: previsioni, attese e strategie».

Il boom dei prezzi delle materie prime, su tutti cereali (mais passato da 170 a 287 €/tonnellata, grano duro da 280 a 522 €/ton, grano tenero da 186 a 307 €/ton, orzo da 159 a 295 €/ton) e semi oleosi (soia da 357 a 627 €/ton, farina di soia da 320 a 549 €/ton, farina di girasole da 161 a 281 €/ton) stanno mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento a livello mondiale, con la previsione per buona parte del 2022 che i listini si mantengano su livelli alti. A tutto ciò si aggiungono le tensioni sui prezzi del gas, del petrolio e dell’energia, partita già da alcuni mesi. «L’agricoltura ha davanti a sé tre sfide enormi – ha dichiarato al convegno di Fieragricola Maurizio Martina, vicedirettore aggiunto della Fao e già ministro delle Politiche agricole -. La pandemia, i cambiamenti climatici e il conflitto che si è aperto fra Russia e Ucraina». Per l’Europa sarebbe assolutamente necessario impostare un piano di autonomia strategica, perché Russia e Ucraina sono player fondamentali dei mercati agricoli globali: insieme rappresentano il 30% del commercio di grano, il 32% dell’orzo, il 50% del volume totale dei semi oleosi, il 18% dei volumi totali del mais».

L’autonomia strategia per l’Europa. Di autonomia strategica il Consiglio europeo, ricorda Martina, «ne sta parlando dal 2020, come conseguenza della crisi pandemica; oggi il contesto è cambiato dal punto di vista strutturale, dobbiamo pensare al cambiamento climatico e alla questione ambientale non più come una variante temporanea, ma strutturale e con la crisi ucraina il tema dell’autonomia strategica deve riguardare sia l’agroalimentare che l’energia, senza per questo condannare a priori la globalizzazione, perché gli scambi internazionali hanno contribuito in questi anni a far uscire dalla povertà milioni di persone». Tensioni in vista dopo la guerra in Ucraina? «L’agricoltura è l’infrastruttura economicosociale più importante e decisiva, perché coinvolge 4 miliardi e mezzo di persone, che lavorano e vivono attraverso la loro partecipazione ai sistemi agroalimentari – puntualizza Martina -. Il Covid e la crisi climatica hanno portato nell’insicurezza alimentare 161 milioni di persone in pochissimo tempo, che si aggiungono agli oltre 800 milioni di persone che soffrono la fame. Ora l’instabilità geopolitica fra Russia e Ucraina potrebbe generare altre tensioni». Martina ricorda bene le rivolte del 2007-2008 nel Nord Africa, scatenate per i rialzi dei prezzi del grano e del pane. «Paesi come l’Egitto acquistano una buona parte del grano da Ucraina e Russia, dove acquisteranno in futuro? con quali conseguenze».

La domanda cinese e i cambiamenti climatici. I rialzi sui prezzi, in particolare per il mais, sono stati generati dall’import crescente della Cina, che detiene – precisa il prof. Frascarelli – il 65% delle scorte mondiali. Ma altre tensioni dei listini coinvolgono soia, frumento tenero e frumento duro, con prevedibili rincari su pane, pasta, prodotti da forno. «In questa fase a soffrire maggiormente sono le filiere zootecniche – ha spiegato il presidente di Ismea – in quanto i costi di produzione tra energia, mezzi tecnici, trasporti, razione alimentare sono cresciuti, comprimendo così la redditività dei produttori, in particolare di latte e di suini».

Fonte: servizio stampa Veronafiere

A Fieragricola l’appello di seminare più mais per colmare il calo di import dall’Ucraina

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«Serve una presa di coscienza generale da parte delle istituzioni e degli operatori e, visto che siamo in prossimità delle semine primaverili, dovremmo seminare almeno 70-80.000 ettari in più di mais per recuperare il prevedibile calo di importazione dall’Ucraina, vista la criticità attuale». A lanciare l’appello per una coalizione agricola finalizzata a incrementare le superfici italiane di mais dalla 115ª Fieragricola di Verona (rassegna internazionale in programma fino a sabato 5 marzo) è Giulio Gavino Usai, responsabile economico di Assalzoo, l’associazione di rappresentanza dell’industria mangimistica, che associa oltre 100 aziende per una rappresentatività del 75% della produzione nazionale di mangimi, occupa 8.300 persone e sviluppa un fatturato aggregato del settore superiore a 8 miliardi di euro (dato del 2020, fonte: Assalzoo), grazie a una produzione di 15,1 milioni di tonnellate di mangime composito.

Fra gennaio e novembre dello scorso anno, secondo i dati elaborati da Teseo.Clal.it, l’Italia ha importato dall’Ucraina circa 733.000 tonnellate di cereali, prevalentemente mais (600.000 tonnellate, pari al 13% degli acquisti internazionali), su un totale di 4,6 milioni di tonnellate di import cerealicolo nazionale, con il rischio oggi che le importazioni dai porti ucraini si blocchino. Di scarso impatto, invece, gli acquisti italiani di soia e semi oleosi dall’Ucraina (circa 72.000 tonnellate nei primi 11 mesi del 2021). Poco meno di 100.000 tonnellate di mais arrivano in Italia dalla Russia, mentre i principali fornitori sono Ungheria, Ucraina, Slovenia, Croazia, Austria e Romania. «Il nodo principale riguarda il mais – prosegue Usai – con l’Italia che dovrà cercare altri mercati in un sistema maggiormente concorrenziale e con il rischio che i prezzi si mantengano elevati». In termini economici, un rischio tanto per l’industria mangimistica che deve acquistare materie prime dall’estero quanto per gli allevatori, che vedono aumentare sensibilmente i costi di produzione alla stalla. Per il responsabile economico di Assalzoo è necessario da parte dell’Unione europea un cambio di passo. «Alcune varietà di cereali e semi oleosi prodotte negli Stati Uniti non hanno ancora l’autorizzazione all’import da parte di Bruxelles – sottolinea –. Poi abbiamo una questione legata al tasso di autoapprovvigionamento e su questo l’Unione europea dovremmo incrementare le rese in campo e aumentare le superfici e le produzioni». Con 6,79 milioni di tonnellate di mais prodotte nel 2020-2021, l’Italia ha un tasso di autoapprovvigionamento del mais pari al 55% (nel 2014-2015 era del 71,9%, fonte: Teseo), contro un tasso dell’Unione europea pari all’86,3 per cento.

Fonte: servizio stampa Veronafiere

2-5 marzo 2022, a Veronafiere la 115a rassegna internazionale di agricoltura, anticipata oggi da un summit che celebra i 60 anni della Politica agricola comune

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Un Summit internazionale al palazzo della Gran Guardia di Verona celebra oggi, martedì 1 marzo, i 60 anni della Politica agricola comune (Pac) e guarda al futuro del settore primario. L’evento è organizzato da Fieragricola, il salone internazionale dedicato all’agricoltura, in programma dal 2 al 5 marzo 2022 a Veronafiere, con oltre 520 espositori da 11 Paesi e buyer in arrivo da 29 nazioni.

“Sessant’anni di Politica agricola comune: quali sfide per la Pac? La vision del 2050”, questo il titolo del summit che rappresenta una giornata di riflessione dedicata alla prima politica di aggregazione dell’Europa unita, applicata dal 1962. Oggi, in vista della riforma che entrerà in vigore a partire da gennaio 2023, sono molti i temi sotto la lente. Tra questi: garantire un reddito equo agli agricoltori; aumentare la competitività; riequilibrare la distribuzione del potere nella filiera alimentare; agire per contrastare i cambiamenti climatici; tutelare l’ambiente; salvaguardare il paesaggio e la biodiversità; sostenere il ricambio generazionale; sviluppare aree rurali dinamiche; proteggere la qualità dell’alimentazione e della salute. A discuterne un panel di relatori che vede, tra gli altri, Maciej Golubiewski, Capo di Gabinetto dell’Agriculture and Rural Development della Commissione Europea; Pekka Pesonen, segretario generale Copa-Cogeca; Paolo De Castro e Herbert Dorfmann, deputati Parlamento europeo. In collegamento Julien Denormandie, ministro francese dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, e Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali.

Cosa ci attende nel prossimo futuro. In una fase di incertezza per le tensioni geopolitiche, il climate change e il boom dell’energia e delle materie prime, il prossimo 2 marzo (Auditorium Verdi, ore 15), Fieragricola affronterà il tema dei «Mercati agricoli nel 2022. Previsioni, attese e strategie», con la partecipazione, fra gli altri, di Maurizio Martina, vicedirettore generale aggiunto della Fao, Angelo Frascarelli, presidente di Ismea, e i rappresentanti delle organizzazioni agricole.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere

25 febbraio 2022, incontro Argav-Wigwam all’insegna dello zucchero biologico

Barbabietole da zucchero

Venerdì 25 febbraio p.v., dalle ore 18.30 alle ore 20.30, nella consueta sede del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), terremo il corso di formazione accreditato dall’Ordine dei Giornalisti (2 crediti) sul tema “Zucchero biologico: una buona carta da giocare per il veneto e l’italia”. Il corso è gratuito ed il numero massimo di partecipanti ammessi è 20 nel rispetto dei protocolli anti Covid. Per chi desiderasse i crediti, le iscrizioni vanno fatte obbligatoriamente attraverso la nuova piattaforma formazionegiornalisti.it.

Programma. Ore 18.30 – Saluti: Ordine Giornalisti Veneto/Sindacato Giornalisti Veneto Fabrizio Stelluto, presidente Argav. Relatori: Alessandro Benincà, direttore generale  Italia Zuccheri/Coprob, “Il mercato dello zucchero italiano dopo la riforma saccarifera comunitaria, prospettive future“; Piergiorgio Stevanato, ricercatore Dipartimento di Agronomia Animali Alimenti Risorse Naturali e Ambiente – DAFNAE Università di Padova, “I vantaggi ambientali ed economici della coltivazione della barbabietola da zucchero“; Giovanni Campagna, responsabile agronomico Coprob , “Dalla teoria al campo, lo zucchero italiano che ama le api”; Emidio Pichelan, storico locale e Roberto Franco, sindaco di Pontelongo, “Il ruolo dello storico zuccherificio  nello sviluppo sociale ed economico dell’area”; Efrem Tassinato, giornalista enogastronomico e chef, presidente Wigwam Clubs Italia, “I Burci, dolcetti di Pontelongo, che parlano di un territorio”. Coordinatrice: Marina Meneguzzi, giornalista, direttivo Argav.

Al termine del corso, ci sarà il consueto “secondo tempo”, avendo ospiti Luca Stevanato, ceo Finapp, spin off dell’Università di Padova per parlare di un tema di grande attualità: le più moderne tecnologie per la ricerca dell’acqua sotterranea. Lorenzo Busetto, pescatore titolare marchio Mitilla – Chioggia e Settimo Pizzolato, titolare Cantina Pizzolato – Valdobbiadene per presentare il progetto “Back to Basic”. A conclusione, sarà data illustrazione dello stato dell’arte del progetto CEP – Cantieri di Esperienza Partecipativa 2021-22 cui aderisce anche ARGAV., cui seguirà un “terzo tempo” con accompagnamento di cozze e vino.

Rigoni di Asiago (VI) acquisisce un’azienda francese specializzata nel cioccolato biologico

ANDREA RIGONI AD

Rigoni di Asiago (VI), l’azienda italiana leader nel biologico della famiglia Rigoni, ha acquisito Saveurs & Nature, azienda francese specializzata in cioccolato biologico. Partner dell’operazione Crédit Agricole FriulAdria, che ha erogato un finanziamento ESG linked collegato al raggiungimento di precisi obiettivi di sostenibilità da parte dell’azienda.

Fondata nel 1923, Rigoni di Asiago è una delle più importanti aziende produttrici di biologico in Europa, segmento nel quale è stata pioniera. I suoi marchi, realizzati con materie prime biologiche di alta qualità,hanno conquistato milioni di consumatori non solo in Italia ma anche a livello internazionale. Oggi, la Francia è il mercato export più importante per l’Azienda veneta; qui la sua crema spalmabile di nocciole, priva di olio di palma, è diventata la seconda nel ranking delle creme spalmabili (la prima per quanto riguarda il bio).  Nella foto in alto, Andrea Rigoni.

Fondata nel 2001, Saveurs & Nature, incarna i valori dei suoi fondatori, Valérie e Jean-Michel Mortreau, appartenenti a una famiglia di agricoltori biologici . L’azienda è nata nel retrocucina del ristorante biologico “RestObio”, a St Herblain, in cui i cioccolatini bio venivano offerti come accompagnamento al caffè. Il successo di questi cioccolatini fu talmente grande che la famiglia Mortreau decise di dedicarsi completamente alla produzione di cioccolato 100% bio. Nel corso degli anni, i loro prodotti si sono affermati presso la distribuzione specializzata. La società, che si trova in Vandea, nel comune di Saint Sulpice Le Verdon, impiega oggi 70 dipendenti tra cui 32 Maitres Chocolatier.

Fonte: Servizio Stampa Rigoni di Asiago