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15 marzo 2013, a Padova, giornata di informazione e confronto “Gli insetti vanno a tavola”, scenari possibili dell’entomologia applicata all’alimentazione sostenibile e come nuova opportunità di lavoro

Incontro EsapolisFolclore, cucina, scienza, ecologia, sostenibilità e legislazione della nuova frontiera dell’alimentazione globale: tante le motivazioni per cui può interessare la giornata di informazione e confronto in programma venerdì 15 marzo 2013 dalle 15 alle 22 presso Esapolis, il grande museo del MicroMegaMondo della provincia di Padova. L’incontro è rivolto soprattutto ad addetti ai lavori, studenti e a tutti coloro che manifestano interesse per un possibile futuro alimentare.

Programma. Ore 15, Enzo Moretto, direttore Esapolis, parlerà del ruolo del museo da lui diretto nella divulgazione del mondo degli insetti anche per incentivare un utilizzo sostenibile delle risorse e la creazione di nuovi mercati e professioni. Ore 15.50, Maurizio G. Paoletti, Università di Padova, parlerà dell’utilizzo sostenibile della biodiversità, gli insetti. Ore 16.50, Valerio Giaccone, Università di Padova, parlerà di come far diventare gli insetti un “alimento” per l’uomo: aspetti igienico sanitari e di normativa. Ore 18.20, Elisabetta Torcoli, laurenda Università di Padova, parlerà dell’esperienza di allevamento di Acheta domestica (il grillo) e Galleria Mellonella (la tarma) con caratterizzazione chimica e microbiologica a scopo alimentare umano. Ore 18.50, Silvia Cappellozza, Ricercatrice CRA, parlerà di quando mangiare insetti fa bene alla salute: il baco da seta fra nutrizione e nutraceutica (neologismo sincratico da “nutrizione” e “farmaceutica”). Ore 19.20 Irene Amoruso, Università di Padova, parlerà degli spin-off universitari: come valorizzare il ponte tra la ricerca accademica e le imprese. Ore 19.40, Enzo Moretto riprenderà la parola per un’introduzione all’entomologia con la presentazione di alcune specie di artropodi utilizzati. Alle ore 20.00 c’è la Prova del cuoco, con incontro con un cuoco professionista che interagirà con il pubblico. Ore 20.45. La cena, per chi desidera fermarsi (costo a carico del partecipanti, con 20% di sconto sul listino) sarà però nella pizzeria Daniel, accanto al Museo (via dei Colli 28, con parcheggio sul retro da via Eulero, lat. di via Ciamician). Prenotazione obbligatoria: tel. 049.89.10.189 email: info@butterflyarc.it

Partner. L’iniziativa è realizzata dal Museo Esapolis in collaborazione con Università di Padova, Provincia di Padova, Centro di Ricerca Agricoltura (CRA), Unità di Apicoltura e Bachicoltura di Bologna del CRA, Associazione Universitaria Studenti Forestali, Amici della Terra Italia Onlus.

(Fonte: Museo Esapolis)

Caso Nestlè. Confartigianato Veneto: “Volete certezza degli ingredienti? Tornate a comperare prodotti artigiani 100% made in Italy”

Pasta artigianale fiera Sapori Italiani Longarone Fiere 2012“Non ci saranno problemi di sicurezza alimentare, come si è preoccupata di dichiarare subito la Nestlè mentre ritirava dagli scaffali italiani e spagnoli ravioli e tortellini di manzo Buitoni (società che fa capo al colosso alimentare) dopo che sono state rinvenute tracce di Dna di carne di cavallo pari all’1%. Sta di fatto però che, se i consumatori vogliono essere sicuri di quello che comperano –e mangiano-, farebbero bene a tornare ad acquistare prodotti artigianali freschi non solo per le occasioni speciali e le feste ma per l’alimentazione di tutti i giorni!” A dichiararlo Luca Da Corte, pastaio cadorino e Presidente Nazionale e Regionale Veneto dei produttori di pasta fresca aderenti a Confartigianato.

Colossi alimentari ≥ piccoli pastifici. “Da alcuni anni stiamo assistendo –prosegue Da Corte- ad una accentuata dicotomia in fatto di pasta. Da un lato abbiamo la pressione dei colossi alimentari per globalizzare, uniformare e sterilizzare la loro offerta a scapito della qualità, del gusto e soprattutto del controllo di filiera che porta, periodicamente, a “scandali” come quello di queste ultime settimane. Dall’altro c’è il crescente interesse in tema di biodiversità e prodotti a km 0 per opera e merito soprattutto dei piccoli pastifici (quasi 150 nella nostra Regione) che lavorano pasta fresca. Un lavoro straordinario, e sempre più apprezzato, frutto di un mix sapiente di tradizione, conoscenza, opera delle mani e ricerca di prodotti di qualità e soprattutto territoriali”.

Ingredienti made in Italy. “Nel mio pastificio ad esempio –spiega il Presidente- per le paste ripiene usiamo grano che si coltiva nel centro Cadore, ortaggi raccolti sotto le crode del monte Antelao e la carne è quella di agnello d’Alpago protagonista di un presidio Slow Food. Una attenzione che possiamo ritrovare nelle botteghe di tutti i miei colleghi veneti e non, dai “bigolari” di Treviso, Padova e Vicenza, sino a Valeggio sul Mincio dove abbiamo laboratori che producono i rinomati tortellini “nodo d’amore” il cui ripieno viene creato dalle mani sapienti di cuoche che bolliscono la carne e la tritano a mano ogni giorno”.

Pasta fresca e “pasta fresca pastorizzata”.  “E’ importante che i consumatori cambino le loro abitudini –precisa Da Corte- ma è assolutamente necessario che la Politica emani norme che aiutino le persone a distinguere le diverse produzioni e non il contrario. L’Unione Europea, ad esempio, invece che scendere in campo ed approvare una raffica di test su carne di manzo per verificarne la composizione a seguito del dilagare dello scandalo della carne di cavallo, farebbe bene ad intervenire sul grande scippo che è stato operato ai danni della piccola impresa artigiana con l’abrogazione della norma che fissava, in cinque giorni dalla data di produzione, la durabilità della pasta fresca. Un grosso regalo alle imprese industriali che ha annullato le differenze tra il prodotto artigiano e quello industriale, pregiudicando la libertà del consumatore di poter scegliere. Chissà che questo scandalo possa portare ad una ridenominazione delle paste sfuse in “pasta fresca” e “pasta fresca pastorizzata” dove, ovviamente, è solo la pasta fresca quella che garantisce ai consumatori tutte le peculiarità e le caratteristiche organolettiche del vero prodotto artigianale italiano”.

(Fonte: Confartigianato Veneto)

Fondazione Mach, tracciata origine del caffè, ricerca utile per accrescere la tutela del consumatore

Identificata l’origine geografica di 62 campioni di caffe’. La ricerca, condotta dalla Fondazione Mach di S.Michele all’Adige (Trento), si e’ aggiudicata il premio per il migliore lavoro al convegno internazionale ”MS-Food Day’‘ della Societa’ Chimica italiana svoltosi a Trieste. La giuria ha premiato il lavoro ‘‘Composizione isotopica e multielementare di chicchi di caffe’ provenienti da diverse origini geografiche”. L’uso combinato di profili minerali, rapporti isotopici e modelli statistici finalizzati alla tracciabilita’ ha permesso di caratterizzare caffe’ di 62 produzioni mondiali e di discriminarne l’origine rispetto alle quattro maggiori aree di coltivazione mondiale: America Meridionale, America Centrale, Africa e Asia. Lo strumento e’ apparso assai promettente per accrescere la tutela del consumatore in un mercato sempre piu’ vasto, sottolineano i ricercatori.

(fonte ANSA)

Mirtilli amici del cuore, anti-tumori e anti-age

Che il mirtillo coltivato facesse bene alla salute già si sapeva, è noto infatti essere una straordinaria fonte di composti bioattivi, le antocianine. Tuttavia nei laboratori dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige si è scoperto che questi piccoli frutti contengono altre sostanze molto preziose: i flavonoli glicosidi, in particolare la quercetina, una classe di composti naturali noti per le loro proprietà antiossidanti, anticancerogene e di protezione dalle malattie coronariche.

Mirtillo coltivato “buono” come il mirtillo di bosco. Lo studio, durato quattro anni e finanziato dalla Provincia autonoma di Trento, è stato pubblicato di recente sulla rivista scientifica americana “Journal of food composition and analysis”. L’articolo firmato da Urska Vrhovsek, Domenico Masuero, Luisa Palmieri e Fulvio Mattivi riguarda appunto l’identificazione e la quantificazione dei flavonoli glicosidi nelle differenti cultivar di mirtillo. “Abbiamo scoperto -spiega Urska Vrhovsek, ricercatrice del Dipartimento Qualità Alimentare e Nutrizione del Centro ricerca e innovazione – che il mirtillo coltivato è del tutto simile nella composizione al mirtillo di bosco. Può contenere in media circa 200 mg/kg di una complessa miscela contenente fino a 23 diversi flavonoli. Una singola porzione di mirtilli (150 grammi), fornisce quindi in media 30 milligrammi di flavonoli, ossia due-tre volte superiore a quelli che vengono giornalmente assunti nella dieta occidentale. Questo significa che il mirtillo coltivato è in assoluto una tra le fonti più concentrate di flavonoli glicosidi nella dieta umana”.

Mirtilli in cifre. La produzione attuale in Italia è di circa 1500 tonnellate a stagione (Fonte FAO 2009) ed è in forte aumento. La varietà più coltivata in Italia è la Duke (50 % della produzione totale), seguita da Brigitta Blue (30%). In Trentino, la produzione di mirtillo è iniziata nei primi anni Novanta grazie alla introduzione della varietà Brigitta e ha avuto un notevole aumento nei primi anni del Duemila per arrivare alle 680 tonnellate attuali (Fonte: Centro Trasferimento Tecnologico IASMA).

(fonte IASMA)