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Cannabis: il “no” della Cassazione non ferma la proposta di legge regionale di Coldiretti

Il boom della canapa interessa anche il Veneto che sta scoprendo un rinnovato interesse con esperienze innovative praticate in particolar modo dai neo imprenditori agricoli. Proprio gli under 30 di Coldiretti sono stati promotori di una proposta di legge regionale volta a sostenere la filiera per incrementare la coltivazione di questa pianta su tutto il territorio. Dopo il passaggio in terza commissione consiliare, il testo deve essere discusso per le correzioni e le eventuali migliorie. “Rilevante il fatto che si intende sostenere anche economicamente la produzione e trasformazione del prodotto locale attivando progetti pilota dal forte valore ambientale e ancora studi di fattibilità prevedendo una meccanizzazione ad hoc per agevolare le aziende nella raccolta”,  spiega Alex Vantini, delegato regionale e vice nazionale di Giovani Impresa.

Nessun divieto per fini agroalimentari e agroindustriali. La recente sentenza delle Sezione Unite Penali della Corte di Cassazione afferma che non è possibile commercializzare le foglie, le infiorescenze, l’olio, la resina ottenuti dalla coltivazione della canapa salvo che siano privi di efficacia drogante, ma non ha vietato la coltivazione della pianta ai fini agroalimentari e agroindustriali cosi come previsto dalla legge n. 242 del 2016, precisando, invece, che queste sono le finalità della legge. L’iniziativa legislativa che si basa sulla normativa nazionale mira proprio a incentivare la filiera agroalimentare e può quindi continuare il suo iter.

Tante sono le varianti della canapa nel piatto, dai biscotti e dai taralli al pane di canapa, dalla farina di canapa all’olio, ma c’è anche chi usa la canapa per produrre ricotta, tofu e una gustosa bevanda vegana, oltre che la birra. Dalla canapa si ricavano soluzioni per la cosmetica, resine e tessuti naturali ottimi sia per l’abbigliamento, poiché tengono fresco d’estate e caldo d’inverno, sia per l’arredamento, grazie alla grande resistenza di questo tipo di fibra. Se c’è chi ha utilizzato la canapa per produrre veri e propri eco-mattoni da utilizzare nella bioedilizia per assicurare capacità isolante sia dal caldo che dal freddo, non manca il pellet di canapa per il riscaldamento.

A metà del secolo scorso, nella produzione di canapa Italia seconda solo all’Urss. Per Coldiretti, si tratta di un ritorno alla coltivazione che fino agli anni ‘40 del secolo scorso era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore di canapa al mondo (dietro soltanto all’Unione Sovietica). Il declino, spiega la Coldiretti, è arrivato per la progressiva industrializzazione e l’avvento del “boom economico” che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, ma anche dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un ombra su questa pianta. ll Governo italiano nel 1961 sottoscriveva una convenzione internazionale chiamata “Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti” (seguita da quelle del 1971 e del 1988), in cui la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore mentre nel 1975 esce la “legge Cossiga” contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

 

Maltempo in Veneto, i danni all’agricoltura superano già i 10 milioni di euro

Nichesola_Terranegra12 mila pulcini sono già annegati, ma a rischio ci sono anche 30 mila polli e un migliaio di tori nelle stalle allagate del padovano mentre nel bellunese gli allevatori sono costretti a gettare il latte che non riescono a trasportare per l’isolamento causato dalla neve. È questo il primo bilancio dei danni all’agricoltura che superano già i 10 milioni di euro, presentato da Coldiretti Veneto al presidente nazionale Roberto Moncalvo in visita alle aree alluvionate.

I danni in agricoltura. “Le coltivazioni a seminativo in pianura di cereali – sottolinea la Coldiretti – soffrono di asfissia e il raccolto è compromesso. Non va meglio per gli ortaggi in pieno campo allagati che stanno marcendo. I pregiati vigneti Doc del Piave sono stati sommersi dall’acqua mentre nelle serre – continua la Coldiretti – a causa dell’umidità le muffe stanno distruggendo le coltivazioni. Ci sono tutte le condizioni per chiedere lo stato di calamità per i danni all’agricoltura”. “Servono le opere infrastrutturali per la raccolta e la regimazione delle acque in una situazione in cui nell’82 per cento dei comuni italiani sono presenti aree a rischio idrogeologico per frane e/o alluvioni”, commenta Moncalvo. Che aggiunge: “A questa situazione non è certamente estraneo il fatto che un modello di sviluppo sbagliato ha tagliato del 15 per cento le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) che vengono abbandonati o occupati dal cemento”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Maltempo in Veneto, nella disattenzione di TV e Governo nazionali, pianura e montagna unite nell’emergenza

cervo in stalla

Foto Coldiretti Veneto

Mentre in pianura si cominciano a contare i danni delle esondazioni avvenute nella giornata di ieri e si scruta con preoccupazione il cielo per le piene dei fiumi e le piogge attese nei prossimi giorni, tra le storie che stanno caratterizzando le difficoltà in Veneto a causa del maltempo c’è anche quella del cervo smarrito tra la neve di Belluno che trova riparo nella stalla dell’allevatore Ghedina Stefano a due passi da Cortina.

Imprenditori agricoli custodi di un territorio sempre più delicato. Da qualche giorno l’animale si è rifugiato tra vacche e polli trovando cibo, cure e attenzioni nell’azienda agricola. Ma non è il solo, altri trenta capi, quotidianamente si rifocillano al fienile aziendale. Un’insolita convivenza tra bestie domestiche e selvatiche dettata dal disagio, ma anche una situazione che fa pensare al valore della presenza delle fattorie a ridosso dei centri abitati e nelle aree marginali in termini di solidarietà e sussidarietà nonostante i problemi di frane e crolli siano costanti. “Agricoltori a presidio di un territorio sempre più fragile – commenta Coldiretti – ma che grazie alle buone prassi e i servizi alla collettività continuano a rimanere una delle poche garanzie di salvaguardia ambientale”. Da circa una settimana, infatti, gli imprenditori di Coldiretti stanno provvedendo con mezzi propri e trattori a sgombrare strade e piazzali degli ospedali oltre che centri di soccorso alpino. Un’attività ritenuta prioritaria quanto l’emergenza di spalare i tre metri di neve sui tetti degli annessi rustici e delle loro abitazioni che fino ad ora han fatto registrare danni ingenti alle piccole cooperative di trasformazione di latte.

Fabio Bristot RufusMontagna, stanca di essere considerata “un parco giochi”. A questo riguardo, fortemente (e giustamente, ndr) critico nei confronti di media e istituzioni l’intervento di Fabio Bristot, responsabile del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico: “Da Pieve e nell’interno fino ad Arabba sono isolati da giovedì scorso. Ormai le risorse scarseggiano, i negozi sono svuotati, le stalle buttano via quintali di latte al giorno. Le previsioni meteo dicono che entro domenica potrebbero cadere altri 80 cm…C’è preoccupazione. E c’è anche rabbia, perché Stato centrale e tv nazionali parlano semmai solo di Cortina, dove i problemi sono praticamente risolti, dove l’Esercito si è scomodato per tirare giù la neve dai tetti, mentre ci sono centinaia e centinaia di persone che da giovedì scorso sono isolate dal resto del mondo, sommerse dalla neve. Spesso in pianura, purtroppo, queste cose non si vedono, non si colgono, non si capiscono. E non si interviene, la politica non interviene. Troppo comodo, usare la montagna come un parco giochi”.

(Fonte: Coldiretti Veneto/Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico)

Maltempo in Veneto, questa volta in crisi la rete idrografica minore. Zaia dichiara lo stato di crisi.

Nichesola_Terranegra“Rispetto a quanto avvenuto nel 2010, il maltempo nel Veneto ha messo in luce una criticità diversa: si sta allagando il sistema secondario dei corpi idrici e non è possibile smaltire l’acqua in eccesso verso i grandi fiumi perché sono già pieni. Stiamo quindi cercando di centellinare la quantità d’acqua da far defluire”. E’ quanto ha fatto rilevare l’assessore regionale alla difesa del suolo Maurizio Conte commentando, al termine dei lavori della giunta, la situazione di emergenza conseguente al maltempo che ha colpito il Veneto.

Dal Patto di Stabilità le risorse per far fronte al dissesto idrogeologico. “L’ultimo mese – ha detto Conte – è stato pesante sul fronte delle precipitazioni. Ma il dato importante è che grazie alle opere realizzate fino ad oggi è stata data risposta alle possibilità di resistenza degli argini dei corsi d’acqua. Ricordo infatti a chi dice che finora non si è fatto niente che nel 2010 l’alluvione è stata causata da oltre trenta rotture arginali sul territorio regionale. Finora gli argini hanno tenuto”.  “L’azione forte da fare nei confronti del governo – ha evidenziato l’assessore – è di tornare a chiedere di liberare dal Patto di stabilità le risorse destinate a far fronte al dissesto idrogeologico. Attualmente, infatti, anche in presenza di un piano di interventi, le risorse non potrebbero essere spese a causa di questi vincoli. Inoltre, per accelerare la tempistica rispetto all’emergenza ci vorrebbe un commissario con poteri speciali”. Con le procedure ordinarie, ad esempio, per fare un bacino di laminazione servono anni. Con riferimento alle opere utili sul piano della mitigazione del rischio, l’assessore Conte ha infine reso noto che è appena stato presentato da privati un progetto da cento milioni di euro in project financing per la pulizia dell’alveo del fiume Piave.

Paura anche per le temperature miti che faranno scogliere la neve in montagna. Il governatore Luca Zaia ha dichiarato, con un decreto, lo stato di crisi in Veneto a causa del maltempo. “Abbiamo assegnato per le prime necessità un milione di euro”, ha annunciato Zaia al termine della seduta odierna della giunta regionale nel corso della quale è stato deciso di presentare immediatamente la richiesta di recepimento da parte del governo per lo stanziamento delle risorse necessarie a far fronte all’emergenza. “Nel Veneto già colpito dall’alluvione del 2010 – ha aggiunto – i danni sono inimmaginabili e incalcolabili e i dati meteo sono peggiori rispetto al 2010. L’attuale calamità coinvolge tutto il Veneto e c’è grande preoccupazione per quanto riguarda le temperature in questi giorni che dovrebbero essere i più freddi dell’anno. Questo caldo rischia di far sciogliere la neve che si è accumulata in montagna e riversare una mole enorme di acqua nei fiumi già ingrossati. Se si verificasse, sarebbe peggio che nel 2010”.

(Fonte: Regione Veneto)

Rischio alluvione in Veneto, stato di allarme fino alle ore 14 di oggi. In alcuni comuni del trevigiano, divieto di bere l’acqua del rubinetto fino a martedì 13 novembre.

11.11.12, Vicenza, Ponte degli Angeli

E’ stato di allarme su tutto il territorio del Veneto, sia per rischio idraulico, sia per rischio idrogeologico, fino alle ore 14 di oggi, lunedì 12 novembre. Lo ha dichiarato il Centro Funzionale Decentrato (CFD) della Protezione Civile del Veneto, in riferimento all’aggiornamento della situazione meteorologica attesa.

Alle 21:04 di ieri, 11 novembre, il comune di Vicenza ha dichiarato il fine allarme alluvione, oggi dunque a Vicenza riaprono le scuole mentre a Padova è attesa da mezzogiorno in poi la piena del Bacchiglione e Brenta. Una piena, quest’ultima, che si stima lunga e  lenta nonchè un mezzo metro più bassa del novembre 2010.

Utilizzo acqua potabile nel trevigiano. «A seguito delle intense precipitazioni e delle conseguenti frane nonché dei rilevanti fenomeni di dilavamento, delle copiose venute d’acqua delle sorgenti montane, essenzialmente a scopo precauzionale, Alto Trevigiano Servizi srl in qualità di gestore del servizio idrico integrato raccomanda vivamente di utilizzare l’acqua erogata dal pubblico acquedotto per soli usi civili evitandone il consumo per uso alimentare fino a martedì 13 novembre. In tale lasso temporale Alto Trevigiano Servizi srl provvederà a verificare puntualmente i requisiti di potabilità dell’acqua erogata in tali are. Comuni interessati: Alano di piave – Quero – Vas – Borso del Grappa – Cavaso del Tomba – Crespano del Grappa – Paderno del Grappa – Pederobba – Possagno – Asolo – Caerano di San Marco – Castelcucco – Fonte – Maser – Monfumo – Segusino –  Valdobbiadene –  Vidor –  Crocetta del Montello – zona Montello Montebelluna –Biadene – zona Montello Volpago del Montello – zona Montello – Cison di Valmarino – Miane – Farra di soligo – Follina – Revine Lago – Tarzo – Mussolente.

Di seguito, l’ultimo aggiornamento dato ieri, 11 novembre, dall’Unione Veneta Bonifiche in merito al rischio alluvione. Il peggio è passato a Vicenza. La situazione è sotto controllo. Un importante ruolo in questa lotta al maltempo è stata svolta dall’invaso del Corlo che ha permesso di contenere l’ondata d’acqua che sta scendendo a valle. Si attende l’onda di piena nel padovano. Mentre il Fratta non crea problemi, entro un’ora e mezza si dovrebbe capire il volume di portata del Tesina nel Bacchiglione. Secondo il Presidente del Consorzio Brenta, Danilo Cuman, non ci saranno gli stessi danni del 2010, soprattutto a Veggiano, dove secondo una stima dei tecnici il livello del fiume raggiungerà il limite ma non creerà grossi danni. L’idrovora che 2 anni fa era stata sommersa dalle acque ora è attiva e in funzione. Non resta che attendere e sperare che le piogge si siano calmate.

Trevigiano. I fiumi Muson e Monticano son in leggera diminuzione. Grande attenzione per Piave e Livenza. Gli invasi di contenimento sono tutti pieni. Nella pedemontana trevigiana sono piovuti in poche ore 150mm. Ora sembra le precipitazioni stiano dando una tregua alla Marca. Continua l’azione di monitoraggio, sperando in una serata senza grossi danni. A causa delle straordinarie precipitazioni verificatesi fin dalle prime ore di domenica 11 novembre, il comprensorio dell’Alta padovana è stato messo a dura prova tanto che il Consorzio di bonifica Acque Risorgive ha mobilitato tutto il personale in servizio, con il coordinamento del direttore Carlo Bendoricchio e dei capi area Vladi Vardiero e Stefano Raimondi. Le forti piogge hanno messo in difficoltà tutta la rete, principale e secondaria, dei corsi d’acqua gestiti dal Consorzio. In particolare hanno creato problemi il Tergola, il Vandura, il Muson Vecchio e il Muson dei Sassi, Roggia Riale.

Gli interventi realizzati sono stati numerosi. Si sono tenuti in funzione gli impianti idrovori del Muson dei Sassi che ha fatto segnare livelli molto allarmanti a Castelfranco. Il Muson Vecchio ha tracimato in alcuni tratti di Loreggiola e Camposampiero. Per evitare gravi conseguenze sul centro abitato di Camposampiero si è governata la piena con le paratoie. Il Consorzio ha poi provveduto a deviare il Tergola a Villa del Conte, riducendone la portata. Ciò nonostante esso ha subito innalzamento di livello importanti con tracimazioni nel territorio di San Giorgio delle Pertiche. In particolare è stato allagato anche l’impianto idrovoro Anconeta che così è stato messo fuori uso.

Altro intervento è stato fatto per mettere sotto controllo la tracimazione sul Tergola con impianto idrovoro e limitare i danni nella zona delle scuole di Campodarsego. Qui si è dovuto provvedere ad un innalzamento della sponda nel tratto interessato dal cantiere che, a causa di alcuni problemi sorti durante i lavori, non si è potuto chiudere in tempo. Altri problemi si sono verificati sulla rete minore. Il Consorzio ha messo all’opera tutte le pompe disponibili nell’area di Camposampiero. Tecnici e operai saranno al lavoro tutta la notte per monitorare la situazione e completare gli interventi in atto sui tratti interessati da tracimazioni. Il direttore del consorzio Bendoricchio per questo vuole esprimere un grazie a tutti i dipendenti che si stanno impegnando con grande disponibilità a ridurre i danni provocati da questa pesante ondata di maltempo.

(Fonte: Regione Veneto/Unione Veneta Bonifiche/Ats)

Illustrato a Padova il Patto per il Territorio dell’Unione Veneta Bonifiche

Un momento dell'incontro UVB a Padova

“Investimenti produttivi  “a rischio frane o allagamenti” non se ne fanno, senza sicurezza territoriale non può esserci crescita economica.” In questa efficace immagine del Direttore Generale A.N.B.I. (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni), Anna Maria Martuccelli, è racchiuso il senso dell’iniziativa dell’Unione Veneta Bonifiche che ha presentato a Padova mercoledì 18 maggio scorso le linee direttrici dei Protocolli d’Intesa, concordati con A.N.C.I. (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Veneto, Unione Regionale Province Venete e Protezione Civile Regionale.

I relatori. A fare da cornice è stata la tavola rotonda “Uniti per la sicurezza del territorio veneto”, cui hanno partecipato, a testimonianza dell’importanza dell’evento, Maurizio Conte e Daniele Stival (rispettivamente Assessore all’Ambiente ed Assessore alla Protezione Civile della Regione Veneto), Leonardo Muraro (Presidente di U.R.P.V. e della Provincia di Treviso), Andrea Pellizzari (A.N.C.I. Veneto), Roberto Tonellato (Unità Progetto Protezione Civile Veneto), Giuseppe Romano (Presidente U.V.B.).

Protocolli d’intesa siglati a breve. Il confronto ha confermato la necessità di migliorare il coordinamento fra enti operanti sul territorio, avviando il percorso per individuare una regia unica e condivisa. I Protocolli d’Intesa, che saranno siglati, entro breve e che discendono da analoghi strumenti sottoscritti a livello nazionale, prevedono 5 obbiettivi: una pianificazione coordinata per la difesa idraulica, lo sviluppo di una progettualità condivisa, una gestione coordinata delle emergenze, la condivisione delle informazioni, azioni comuni di formazione e comunicazione.

Si apre così una pagina nuova soprattutto in materia di prevenzione del rischio idrogeologico, pur rimanendo irrisolte numerose questioni, in primis l’adeguamento della normativa sulla gestione del territorio, oggi frammentata e che dimentica un’evidenza: il fluire delle acque non rispetta i confini amministrativi. In apertura dell’iniziativa “Un patto per il territorio”, Andrea Crestani (Direttore Unione Veneta Bonifiche) ha riassunto i dati di una recente indagine SWG-ANBI sulla percezione del rischio idrogeologico: i veneti temono, soprattutto, allagamenti ed alluvioni, per la cui prevenzione attribuiscono un ruolo fondamentale agli enti di bonifica.

(fonte UVB)

Salvaguardia dell’ambiente/1: il lavoro “silenzioso” dei Consorzi di bonifica

da sx, Giuseppe Romano, presidente UVB, Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV, Andrea Crestani, direttore UVB

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Che le tasse siano una “cosa bellissima e civilissima, un modo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili come salute, sicurezza, istruzione e ambiente” l’aveva detto nell’ottobre 2007 l’allora Ministro dell’Economia Padoa-Schioppa (1940-2010). Non si può che concordare con il pensiero dell’economista italiano anche se i servizi che dovrebbero essere resi in contropartita dallo Stato spesso si rivelano mancanti o inadeguati, con conseguente sconforto del cittadino-utente.

Necessario spiegare la “cultura della bonifica”. In ogni caso, mercoledì 11 maggio scorso, alla fine dell’incontro di formazione professionale ARGAV tenutosi al circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD), tutti i presenti erano più “contenti” all’idea di dover pagare il tributo al proprio Consorzio di bonifica. Il merito va a Giuseppe Romano e Andrea Crestani, rispettivamente presidente e direttore dell’Unione Veneta Bonifiche (UVB), invitati da Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV, a parlare della loro attività in occasione della settimana nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione (7-15 maggio 2011).

Cosa fanno i Consorzi di bonifica? Si occupano di manutenere efficiente il reticolo idrografico minore, vale a dire 18 mila km di fossi e canali ad uso bonifica ma anche irrigui. Il costo di tale manutenzione è di 300 milioni di euro l’anno, di cui 100 ricavati dai tributi dei cittadini. Dieci i Consorzi di bonifica veneti riuniti in UVB, 1200 persone che  vi lavorano per 365 giorni l’anno 24 ore su 24. Una continuità necessaria perché un terzo del Veneto è sotto il livello del mare e se si dovesse fermare qualche idrovora la nostra regione tornerebbe ad essere per metà una palude con conseguenti disastri ambientali, economici e umanitari. “Il nostro – hanno detto Romano e Crestani – è un lavoro “silenzioso” salvo quando succedono eventi tragici come l’alluvione di novembre 2010”. In verità, in quell’occasione, la rete di bonifica ha tenuto, mentre a cedere sono stati gli argini dei fiumi, la cui manutenzione  è in capo a Stato e Regione, a seconda della grandezza.

Prevenire attraverso la manutenzione continua. Fenomeni meteo straordinari come quello dello scorso autunno – 500 mm di pioggia in 48 ore –  sono fortunatamente rari, ma il problema è che oggi i terreni non riescono a trattenere l’acqua  a causa della cementificazione. “La sicurezza del territorio – hanno concluso Romano e Crestani – passa soprattutto attraverso la prevenzione, che si concretizza nella manutenzione continua delle opere idrauliche esistenti“.

18 maggio p.v., a Padova la firma di un “Patto” per la salvaguardia del territorio. A coronamento della Settimana  della Bonifica e dell’Irrigazione, l’Unione Veneta Bonifiche organizza mercoledì 18 maggio alle ore 9.30 (Hotel Crowne Plaza di Padova) una tavola rotonda di presentazione del “Patto per il territorio, uniti per la sicurezza del territorio veneto” finalizzata al delicato tema della salvaguarda territoriale. A questo riguardo, si ritiene indispensabile l’azione comune di tutti gli attori responsabili per una seria programmazione delle attività da svolgere al fine di non essere travolti dalle emergenze e, attraverso uno sviluppo sostenibile, rendere più sicura la nostra regione. Durante l’incontro verrà così sottoscritto un protocollo d’intesa tra ANBI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), l’UVB, Regione Veneto, l’ANCI (Associazione  Nazionale Comuni d’Italia), l’URPV (Unione Regionale delle Province del Veneto) e la Protezione Civile.

E per concludere, ecco un video sintesi della recente ricerca SWG-ANBI sui Consorzi di bonifica

Alluvione in Veneto, Zaia: entro aprile 60 nuovi cantieri, altri 40 entro l’anno, 129 già realizzati. Presto il piano dei bacini di laminazione

Luca Zaia, governatore del Veneto

Entro l’anno corrente i Geni Civili Regionali apriranno in Veneto oltre 100 nuovi cantieri per ripristinare e migliorare  le opere idrauliche distrutte o danneggiate dall’alluvione che ha devastato il Veneto lo scorso autunno: una sessantina ad aprile, il resto nei mesi successivi. Questi interventi si aggiungono a quelli già realizzati dai Servizi Forestali e ai 129 cantieri di somma urgenza attivati dai Geni Civili e dai Consorzi di Bonifica durante e subito dopo il tragico evento. Si tratta di un complesso di lavori per una spesa complessiva che sfiora i 99 milioni di euro di opere, delle quali il presidente del Veneto Luca Zaia ha consegnato alla stampa gli elenchi, sia del già fatto sia di quello che si sta facendo e si farà.

Zaia: polemiche in vista delle prossime elezioni. “Ho voluto mettere tutto nero su bianco per difendere una squadra di persone che lavorano gratis per il Veneto e i suoi cittadini – ha affermato Zaia – una squadra che merita rispetto. Il nostro pensiero va agli alluvionati, non alle polemichette, magari da comitatini che si apprestano a proporsi nella prossima competizione elettorale locale. Noi non abbiamo tempo da perdere con queste cose, e andiamo avanti. Abbiamo già realizzato opere per una quarantina di milioni, ora apriamo i nuovi cantieri progettati in questi mesi e quelli necessari alle somme urgenze dell’evento alluvionale di una decina di giorni fa. Qualcuno non si è neanche accordo che abbiamo fatto opere pubbliche per 40 milioni e se c’è chi vuole spiegarci come si può fare meglio ce lo dica”.

In corso il “tagliando” delle opere della Repubblica Veneta. “Sull’alluvione ci stiamo giocando una partita importante per il nostro territorio. Abbiamo poi tutta la grande partita delle casse di espansione e dei bacini di laminazione sui quali stiamo lavorando – ha detto ancora Zaia – e non escludo di potervi fornire entro un mese anche il cronoprogramma degli impegni che possiamo già assumerci anche su quel fronte. Di sicuro dobbiamo riprendere in mano un lavoro enorme: stiamo ‘tagliandando’ le opere della Repubblica Veneta e dobbiamo recuperare decenni perduti”.

Nessuna addizionale sul gasolio. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Zaia ha ribadito che non è assolutamente oggetto di discussione alcuna tassa di scopo: “stiamo ancora trattando con il Governo per vedere se possono arrivare ulteriori risorse e in corso di negoziato non si tira certo fuori un discorso di addizionali, che comunque in ogni caso non riguarderanno il gasolio”.

(fonte Regione Veneto)

Coldiretti Veneto, la rete di bonifica tiene ma cedono i fiumi

Un'immagine dell'alluvione di marzo 2011 a Soave

“Il Veneto è una regione delicata dal punto di vista idraulico, possiamo paragonarla all’Olanda d’Italia. Ma voglio sottolineare – spiega Giorgio Piazza Presidente di Coldiretti Veneto – che a distanza di cinque mesi dall’alluvione di novembre, ancora una volta regge la rete di bonifica e cedono i fiumi.

I numeri parlano chiaro – conitnua Piazza – nella nostra regione la superficie gestita dai Consorzi di Bonifica, che assicurano la salvaguardia idraulica del territorio regionale è di 1 milione 178 mila ettari, ovvero tutta la pianura e una parte significativa della collina veneta. Di questi ben 538 mila ettari sono a rischio inondazione nel caso di tracimazione dei corsi d’acqua. Il 16% è al di sotto del livello del mare e il 31% sarebbe sicuramente allagata senza il pompaggio delle 317 idrovore.
La fittissima rete idrografica, cosiddetta minore, è affidata alle cure degli enti consortili e questo sistema continua a tenere egregiamente limitando in modo significativo gli effetti della piena.

La manutenzione di buona parte dei fiumi è invece affidata al Genio Civile, ed è un fatto che proprio la rottura di alcuni argini ha determinato i recenti fenomeni in zone che non sono sotto il livello del mare. Dobbiamo quindi prendere atto della necessità di un continuo attento presidio del territorio che non può prescindere dall’esistenza di strutture capillari, alle quali partecipano da protagonisti proprio gli agricoltori che per tutti sono i primi garanti della salvaguardia idraulica. “Rimangono fondamentali – secondo Piazza – le semplici regole, la buona prassi agricola, che fanno la differenza nella prevenzione anche se per evitare i danni non basta solo sollevare l’acqua, mantenere gli argini rinforzandoli, occorre nei punti più critici attuare dei sistemi di laminazione delle piene che si originano quasi sempre in zona montana. Per mettere in sicurezza le province più sensibili come Vicenza, Padova, Treviso esistono già dei progetti pilota che possono essere tradotti in vere opere infrastrutturali che rappresenterebbero una novità anche a livello nazionale, come l’utilizzo delle cave dismesse quali serbatoi per l’accumulo delle piene, utili – tra l’altro – nel periodo di irrigazione dei campi.

(fonte Coldiretti Veneto)

Maltempo: a Soave 20 evacuati, ma ora il paese non è più allagato

fiume Tramigna (foto L'Arena.it)

Sono una ventina finora le persone evacuate dalle loro case a Soave (Verona) a causa della tracimazione del Tramigna, dopo le forti piogge abbattutesi ieri in Veneto. La zona piu’ colpita e’ stata il quartiere San Giorgio, sommerso da quasi un metro e mezzo d’acqua. La situazione è però ora sotto controllo e il paese non è più allagato. Oltre al danno per i cittadini, sono le attivita’ commerciali e artigianali a trovarsi in ginocchio per la seconda volta in cinque mesi, dopo l’alluvione del novembre 2010.

(fonte Ansa.it)