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Irrigazione e sicurezza idraulica, raddoppiati i costi, i Consorzi di bonifica chiedono sostegno alla Regione Veneto

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“I costi energetici peseranno sempre più nei bilanci dei Consorzi di bonifica a causa dei mutamenti climatici che richiedono lavoro extra sia per il pompaggio di acqua irrigua in estate, sia per il funzionamento delle idrovore chiamate a mantenere in sicurezza il territorio in presenza di precipitazioni dal carattere sempre più torrenziale” Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, l’associazione dei Consorzi di bonifica, intervenuto nei giorni scorsi in Regione nelle audizioni della Commissione Bilancio.

La richiesta. “I Consorzi di bonifica sono tenuti al pareggio di bilancio e non vogliono gravare interamente sulle spalle di agricoltori e cittadini, già oberati dall’inflazione, chiediamo pertanto alla Regione un impegno finanziario concreto.” Dati alla mano, il 2022, tra siccità e caro bolletta, passerà agli annali come annus horribilis anche per il sistema dei Consorzi di bonifica cui spetta la sicurezza idraulica e la gestione dell’acqua irrigua e che, a tal proposito, gestiscono circa 400 impianti di pompaggio per l’irrigazione a pressione e altrettanti impianti idrovori. “Secondo le nostre previsioni – ha spiegato il direttore di ANBI Veneto Andrea Crestani in Commissione-, a fronte di un +15% di energia utilizzata, i Consorzi del Veneto dovranno far fronte a una bolletta del 103% in più rispetto all’anno scorso. In euro significa 19 milioni non previsti a inizio anno: da 18,2 milioni del 2021 ai 37 milioni del 2022”. Nell’audizione ANBI Veneto ha anche chiesto alla regione di sostenere il “Piano Laghetti”, attualmente in fase di definizione, fondamentale per realizzare invasi in grado di aumentare la capacità del territorio di trattenere acqua da utilizzare nei periodi siccitosi.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

Confartigianato Imprese Veneto traccia la prima mappa interattiva del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato per farne una futura risorsa

Schermata 2022-11-06 alle 21.56.39“Dopo diversi anni nel corso dei quali il settore delle costruzioni è stato oggetto di decine di interventi legislativi, da quelli finalizzati alla nuova residenzialità, per passare a quelli volti alla riqualificazione del patrimonio pubblico e privato, fino quelli più recenti dedicati alla ristrutturazione edilizia ed efficienza energetica nonché, dopo la pandemia da COVID-19 che ha influito anche sul nostro stile di vita, nasce l’esigenza di individuare nuovi obiettivi e nuove strategie compatibili con un approccio alla pianificazione ed alla progettazione urbanistica sempre più orientate a soddisfare esigenze di benessere e salute dei cittadini. Da queste considerazioni, è nato il progetto diConfartigianato Veneto, mirato a definire un quadro del sistema del recupero edilizio e territoriale del futuro, in supporto alle politiche economiche e territoriali della Regione del Veneto, a partire dal patrimonio pubblico inutilizzato, valutando le opportunità generate dalla riconversione e/o rottamazione di tale patrimonio sia dal punto di vista economico che ambientale. Un processo in grado di trasformare tali vuoti in risorsa per le imprese, i cittadini e il territorio”. A dirlo Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Veneto, nel presentare la prima mappa interattiva da loro tracciata con i dati del Veneto su 58mila unità immobiliari pubbliche.

I dati. Il patrimonio pubblico del Veneto è composto da 58.130 unità immobiliari per un totale di 35,6 milioni di mq di superfici. Un immobile su quattro è stato costruito prima del ’45. A livello di unità immobiliari il 46% è da ricondurre a residenza. A livello di superfici invece prevale la destinazione scolastica, che ricopre il 26% delle superfici pubbliche. I principali proprietari del patrimonio pubblico sono i Comuni sia a livello di unità immobiliari (83%) che di superfici (45%).  L’8% di tale patrimonio pubblico in Veneto è inutilizzato: si tratta di 4.900 unità immobiliari, per una superficie complessiva pari a 1,67 milioni di metri quadrati. Di questi 1.430 inutilizzabili (il 30% dell’inutilizzato). Sono 429 mila metri cubi circa da demolire ed eventualmente ricostruire. A livello di unità immobiliari l’inutilizzato si concentra prevalentemente nei comuni con oltre 100.000 abitanti ma a livello di superfici sono i comuni più piccoli tra 10.000 e 50.000 abitanti quelli che concentrano la maggior parte di patrimonio inutilizzato.

Dunque sono i comuni i principali interlocutori nel processo di valorizzazione dei beni pubblici: 1 fabbricato su 2 del patrimonio pubblico dismesso è infatti di proprietà del comune (pari al 45% delle superfici totali inutilizzate). Del patrimonio dismesso inutilizzabile quasi 1 fabbricato su 3 è stato costruito antecedentemente al 1945 e il 54% tra il 1945 e il 1980, mentre a livello di superfici la maggior parte dell’inutilizzato è stato costruito antecedente al 1945 (circa il 50%). La maggior parte delle superfici inutilizzate ha una destinazione ricollegabile a strutture quali carceri, penitenziari e caserme (19%), fabbricati produttivi (13%), abitazioni (13%), edifici scolastici (12%), ospedali e case di cura (9%) e uffici (8%).

L’indagine ha mappato tutti i 4.900 edifici nel territorio, attraverso una analisi georeferenziata che andrà a costituire un sistema informativo a disposizione di Confartigianato Imprese Veneto per promuovere azioni di intervento e riuso sul territorio. Nel sistema informativo web sarà possibile conoscere nel dettaglio ogni singolo elemento costituente ciascun bene immobiliare, grazie alle informazioni mappate e derivanti dalla banca dati del MEF – Dipartimento del Tesoro.  Il patrimonio pubblico inutilizzato rappresenta un costo rilevante per gli enti pubblici oltre che un elemento di disvalore per il territorio in termini di qualità urbana, sicurezza ed in termini sociali (spazi potenziali di interesse sottratti alla comunità per i nuovi bisogni). Intervenire sul riuso funzionale di tale patrimonio significa per il Veneto attivare processi sostenibili e circolari in direzione di una riduzione del consumo di suolo, di un miglioramento della qualità e della sicurezza delle città; si tratta di un’opportunità in grado di restituire una nuova identità ai territori, ridando valore agli spazi non solo fisicamente (mediante ristrutturazioni e miglioramento delle performance energetiche) ma anche socialmente attraverso processi e meccanismi in grado di far incontrare all’offerta di spazi la nuova domanda sociale.

Si tratta di un’azione che mette in gioco tanto gli aspetti economici (in termini di investimenti per il settore delle costruzioni e in termini di risparmio o introiti per le pubbliche amministrazioni) quanto quelli sociali ed ambientali e che presuppone l’attivazione di sinergie tra pubblico-privato tra singolo-collettività, tra operatori economici e sociali. La forte varietà del patrimonio pubblico inutilizzato comporta modalità di intervento e azioni di messa in valore che si diversificano in base allo stato manutentivo, all’epoca di costruzione, alla destinazione d’uso attivando tutta la filiera delle costruzioni: dal restauro conservativo, alla demolizione e ricostruzione, alla ristrutturazione, ai piccoli interventi di adeguamento, all’efficientamento energetico; interventi di piccole e grandi dimensioni rivolte quindi sia ai piccoli artigiani che alle grandi società.

“In prospettiva dopo il 110% -conclude Boschetto- intervenire sul patrimonio pubblico inutilizzati del Veneto consentirebbe nel complesso di generare un beneficio economico per il settore di 1,7 miliardi di euro: 40 milioni dalle demolizioni, 7,5 milioni dalle rinaturalizzazioni, 116 da ricostruzioni; 258 da restauro conservativo, 38 milioni da adeguamento e256 da efficientamento. Ma gli effetti benefici vedono anche la possibilità di rinaturalizzare 185.000 metri quadrati di suolo, risparmiare 1,23 milioni di kg di CO2, ridurre ulteriormente la CO2 grazie a interventi di efficientamento energetico negli immobili pubblici, con un risparmio a regime di oltre 29 milioni di kg di CO2, risparmiare suolo per nuove costruzioni pari ad una superficie di 607.800 metri quadrati, altro elemento molto positivo considerando che il Veneto è la seconda regione italiana per suolo consumato. Da considerare infine l’occasione per dare una risposta concreta alle nuove domande della società, generando contesti urbani più vivibili, più belli e più sicuri. Il nostro obiettivo è progettare tutto questo assieme in primis ai Comuni proprietari di 1 immobile su 2 inutilizzato e a seguire con tutti gli altri enti in una rete che porti beneficio a tutti”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto 

23 Ottobre 2022, a Battaglia Terme (PD) in programma la giornata “Dalle cave ad un’economia Green, 50 anni dalla legge che ha salvato i Colli Euganei”, con escursione e dibattito

Schermata 2022-10-20 alle 18.55.53 Domenica 23 ottobre 2022 a Battaglia Terme (Pd), in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, è in programma un’escursione al Monte delle Croci e un convegno al Centro Bachelet, in ricordo della battaglia per la chiusura delle cave dei Colli Euganei, avvenuta grazie alla legge del 1971. L’episodio fu prodomo della nascita di Wigwam, oggi a valenza internazionale, che fu tra le prime associazioni ecologiste ad esordire in Italia e che oggi è l’unica in Veneto riconosciuta dal Ministero della Transizione Ecologica quale Associazione di Tutela Ambientale a valenza Nazionale ai sensi dell’art. 13 della Legge n. 349/86. La giornata, dal titolo “Dalle cave a un’Economia Green, 50 anni dalla legge che ha salvato i Colli Euganei”, vuole offrire una visione prospettica sul futuro dell’area euganea, senza peraltro dimenticare, e semmai valorizzare, che qui si è stata generata la prima legge di tutela ambientale italiana. Un provvedimento che ha fatto scuola e che continuerà ad essere esempio e punto di riferimento per il futuro. L’escursione inizierà alle ore 15:30 presso l’area Bar Fiore – Parco ex cava Monte Croci, nella zona dov’era l’antica Abbazia di Santa Maria del Monte delle Croci. Alle ore 18:00, presso il Centro Bachelet, si svolgerà l’incontro con testimonianze di ieri e di oggi e un brindisi finale. Saranno presenti: Gianni Sandon e Franco Sandon, già rispettivamente presidente e vicepresidente dei Comitati Difesa dei Colli Euganei; Claudio Pedron, presidente dell’Associazione La Vespa di Battaglia Terme; Christianne Bergamin del Comitato Lasciateci Respirare e portavoce delle Associazioni Ambientaliste della Comunità del Parco dei Colli Euganei; Renato Malaman, giornalista, socio Argav, coautore del volume “I Colli ritrovati”; Toni Mazzetti, naturalista e coautore del volume “I Colli ritrovati” ed infine Efrem Tassinato, fondatore e presidente di Rete Wigwam, socio Argav, già vicepresidente del Comitato Difesa Colli Euganei di Padova. La partecipazione è libera ed aperta a tutti. Info e adesioni: La Vespa, info@lavespa.org +39 340 9889232 (Giacomo); Wigwam, direzione@wigwam.it +39 333 3938555 (Efrem). Cinquant’anni fa la legge 1097/71, cosiddetta “Romanato-Fracanzani” salvò i Colli Euganei dalla distruzione, imponendo la chiusura immediata di una settantina di cave allora in attività. Fu la prima legge in materia di tutela ambientale varata dal Parlamento italiano. L’escursione proposta ha come suggestivo teatro la ex Cava del Monte delle Croci di Battaglia Terme, dove iniziò la battaglia civile (avviata da Comitati di giovani) che portò alla legge. Iniziò dalla protesta per la demolizione di ciò che rimaneva di un monastero millenario. L’escursione sarà guidata da alcuni protagonisti dell’epoca. La legge 1097/71 ha il merito di aver contribuito a cambiare la sensibilità verso l’ambiente (e non solo sui Colli Euganei) e, attraverso un’agricoltura di eccellenza (vino, olio) e nuove forme di turismo, a dare significato al concetto di sostenibilità. Che ora è al centro della candidatura dei Colli Euganei (oggi area protetta da un parco regionale) a un riconoscimento Unesco. Fonte: Servizio comunicazione Wigwam

Da Flormart 2022 partita la campagna “The green Italy” per la riforestazione urbana. Ma per il settore del florovivaismo c’è allarme costi e “invasione” dall’estero.  

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Da Flormart 2022, conclusasi a Padova fiere lo scorso 23 settembre, è partita la campagna “The Green Italy” per la riforestazione delle città e per l’ampliamento delle aree verdi su tutto il territorio nazionale. Un contributo rilevante nel contesto di una risposta globale al cambiamento climatico, all’inquinamento e alla siccità.

L’Italia, come è noto, ha aderito all’Agenda europea 2030 per il Green Deal, consapevole che la forestazione urbana favorisce lo stoccaggio di CO2 e l’assorbimento delle polveri sottili, contribuendo a far sì che le strade trafficate e le aree vicino a parchi giochi, asili nido e scuole diventeranno più puliti se alberi e pianti potranno legare piccole particelle e biossido di azoto. “The Green Italy” significa far procedere speditamente la transizione ecologica, con progetti per realizzare giardini verticali, per riutilizzare aree industriali dismesse, il vertical farming, la logistica e le tecniche sostenibili di produzione in serra e in campo. Anche con progetti di privati, basti pensare al progetto KilometroVerdeParma che ha già messo a dimora 46.000 alberi e prevede di piantare ulteriori 30.000 piante. A Flormart 22 ha partecipato e preso la parola anche Josep Pagès, segretario generale di ENA, European Nurserystock Association, Associazione dei vivaisti europei, che promuove “Green Cities Europe”, un progetto, finanziato all’80% dall’Europa Unita, cui aderiscono 13 Paesi europei, tra cui l’Italia. “Il verde urbano ha un impatto notevole sull’ambiente – ha dichiarato Pagès – perché riduce l’inquinamento, brucia CO2, produce ossigeno e rende le città più belle e i cittadini più sani e felici”. Il progetto prevede l’attivazione di congressi, seminari e incontri B2B, per assistere i professionisti che svolgono un ruolo decisivo nell’urbanistica e nella pianificazione del paesaggio.

Per “The Green Italy” sarà importante anche lavorare per la educazione verde dei cittadini, effettuando un cambio di rotta culturale, coinvolgendoli nella gestione attiva e responsabile del territorio e del verde, rendendo i giardini luoghi incantevoli e sicuri. C’è attesa tra i vivaisti italiani per la i programmi di riforestazione urbana che beneficeranno dei fondi del PNRR e dell’interesse di varie Amministrazioni Locali, nonché di Enti privati. L’Italia oggi ha una disponibilità immediata di circa 4 milioni di nuovi alberi l’anno, ma si potrà fare di più se si investirà sul florovivaismo e sullo sviluppo fisico dei vivai in particolare, per trovare nuove superfici utilizzabili per le piantagioni e superare ostacoli burocratici e vincoli ambientali. “Non era facile ripartire con Flormart dopo la lunga pausa dovuta al Covid – ha detto Gino Gandolfi, presidente di Fiere di Parma, ente che ha organizzato la fiera per la prima volta e che continuerà nel prossimo decennio – ma ci siamo impegnati perché siamo convinti che il florovivaismo sia un’altra eccellenza del made in Italy, anch’essa da esportare, potenziando maggiormente quanto già fatto finora. Ci rassicura la soddisfazione espressa dalle aziende florovivaistiche espositrici e dai 150 buyer esteri, giunti qui a Padova grazie alla collaborazione con ICE – Agenzia”.

1 prodotto su 5 arriva dall’estero. E’ l’allarme lanciato da Coldiretti, che denuncia come, con un’analisi su dati Crea in occasione del Flormar, i vivai siano stati travolti da rincari dell’energia che colpiscono l’intera filiera, dai fertilizzanti agli imballaggi, dalla plastica dei vasetti alla carta delle confezioni fino al gasolio per il riscaldamento delle serre con il calo delle temperature per l’arrivo dell’autunno. Le aziende florovivaistiche – evidenzia Coldiretti Padova- stanno affrontando aumenti di costi a valanga: +250% per i fertilizzanti, +110% per il gasolio, +15% per i fitosanitari contro i parassiti, +45% per i servizi di noleggio. Ma gli incrementi colpiscono anche gli imballaggidalla plastica per i vasetti dei fiori (+72%) al vetro (+40%) fino alla carta (+31%) per i quali peraltro si allungano anche i tempi di consegna, in qualche caso addirittura quintuplicati. E sono esplose anche le spese di trasporto in un paese come l’Italia dove l’85% delle merci viaggia su gomma. Il florovivaismo – afferma Coldiretti – è un comparto strategico per il Paese con 30mila ettari di territorio coltivati da 21.500 imprese coinvolte fra produzione di piante e fiori in vaso (14mila) e quelle di piantine da trapianto (7.500) messo sotto pressione dalle importazioni dall’estero cresciute del +59% nei primi sei mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con oltre 2/3 (71%) rappresentati dagli arrivi dall’Olanda. Fra gennaio e giugno di quest’anno, le importazioni di piante e fiori hanno sfiorato i 452 milioni di euro coprendo in sei mesi il 77% del valore registrato in tutto il 2021. In pratica, 1 prodotto su 5 arriva dall’estero, nonostante la frenata degli scambi internazionali causati dalle tensioni per la guerra in Ucraina con la riduzione nella Ue del 40% del commercio di fiore reciso e della perdita del 30% del potere d’acquisto dei consumatori dell’Unione, secondo le ultime stime del Copa Cogeca. “Occorre combattere la concorrenza sleale di prodotti importati dall’estero facendo in modo che piante e fiori vendita in Italia ed in Europa rispettino le stesse regole su ambiente, salute e diritti dei lavoratori” afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova, nel sottolineare “l’importanza di preferire in un momento difficile per l’economia nazionale le produzioni Made in Italy scegliendo l’acquisto di fiori tricolori, direttamente dai produttori o da punti vendita che ne garantiscano l’origine, per sostenere le imprese, l’occupazione e il territorio”.

Fonte: Servizio stampa Flormart 2022/Coldiretti Veneto

Settimana Europea dell’Energia Sostenibile, a Venezia il convegno “Ri-abitare l’Europa con le nuove energie”

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Sino al 30 settembre 2022 si tiene la Settimana Europea dell’Energia Sostenibile con un ricco programma di eventi in tutta Europa. Tema di questa edizione è “Going green and digital for Europe’s energy transition”.”Diventiamo verdi e digital per la transizione energetica in Europa“. Europe Direct Comune di Venezia partecipa da oltre 10 anni alle manifestazioni, in linea con l’evento centrale di Bruxelles, in collaborazione con NordEstSudOvest, associazione senza scopo di lucro. In particolare, con il convegno “Ri-abitare l’Europa con le nuove energie“, che si tiene giovedì  29 settembre presso all’Ateneo Veneto di Venezia (Campo San Fantin, 1897 Venezia). Contatti: Associazione NordEstSudOvest, Via Canetti, 28 – 30175 Marghera Venezia info@nordestsudovest.org Europe Direct del Comune di Venezia, Via Spalti, 28 – 30174 Mestre Venezia, numero verde gratuito 800 496200 infoeuropa@comune.venezia.it. A questo link le iniziative in programma.

Fonte: Servizio stampa Europe Direct Comune di Venezia

Gestire l’acqua nel territorio: nè troppa, nè troppo poca. Conferenza alla Biblioteca La Vigna oggi alle 17, iniziativa nell’ambito del Festival dell’Agricoltura di Bressanvido (VI)

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Oggi, mercoledì 28 settembre alle ore 17.00 si terrà alla Biblioteca La Vigna di Vicenza un’interessante conferenza sulla gestione delle acque dal titolo: “Gestire l’acqua nel territorio: né troppa, né troppo poca”. Relatore sarà il prof. Vincenzo D’Agostino, ingegnere civile idraulico, direttore del Dip. TESAF dell’Università di Padova ed esperto nel campo delle tematiche inerenti le sistemazioni idrauliche e la difesa del suolo, autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali. L’evento si colloca nell’ambito delle iniziative del Festival dell’Agricoltura di Bressanvido 2022, di cui “La Vigna” è partner, che in questa ottava edizione, da titolo “Agroecologia: è tempo di smuovere le acque!”, vuole concentrare l’attenzione sul mondo idrico e sulle criticità che sta attraversando. Siccità, consumi, infrastrutture, investimenti: l’acqua rimane un tema sempre importante per la tutela del nostro pianeta.

Dell’acqua ci si preoccupa durante le alluvioni, dovute per lo più a piogge che risultano critiche per un certo territorio, e durante i periodi di siccità, quando la disponibilità idrica compromette i molteplici usi che facciamo della risorsa acqua. Entrambe le situazioni stanno diventando più ricorrenti a causa della combinazione di cambiamento climatico, trasformazione poco oculata del territorio, pratiche antropiche poco sostenibili. Muovendo da queste premesse, l’intervento di D’Agostino presenterà quelle che possono essere moderne pratiche di gestione e controllo dell’acqua, sottolineando come scelte virtuose che operano in modo diffuso siano vincenti e riducano la necessità di ricorrere a soluzioni più onerose e, spesso, più impattanti per il territorio. L’appuntamento, inserito nel ciclo Liber&Lectio della Biblioteca “La Vigna”, viene proposto anche come Living Lab del progetto europeo “Cities 2030” – Co-creating resilient and susTaInable food systEms towards FOOD2030”, a valere sul bando “FOOD 2030 – Potenziare le città come agenti di trasformazione del sistema alimentare”, nell’ambito del Programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. Il progetto, incentrato sui temi dell’economia circolare e della creazione di laboratori sull’urban food, si concluderà nel 2024. Coordinato dall’Università Ca’ Foscari Venezia, “Cities 2030” vede tra i partner il Comune di Vicenza e tra i partner associati la Biblioteca “La Vigna”.

Interventi. Saluti istituzionali di Mario Bagnara, membro del Comitato tecnico scientifico del Festival e Consigliere scientifico de “La Vigna”; Danilo Gasparini, presidente del Consiglio scientifico della Bibl. Int. “La Vigna”; Raffaele Cavalli, consigliere scientifico della Biblioteca Int. “La Vigna”; Vincenzo D’Agostino, direttore del Dip. TESAF dell’Università di Padova. Partecipazione a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti disponibili, prenotatili a questo link: https://bit.ly/3TPdyOP

Fonte: Biblioteca La Vigna

Zanzare che trasmettono virus: tracciarle è importante. Con l’app Mosquito Alert, i cittadini aiutano i ricercatori

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L’Italia è sempre al centro della ricerca scientifica sulle zanzare, che mai come ora vanno studiate con attenzione anche nel nostro paese. Con le loro fastidiose punture, infatti, le zanzare possono anche trasmettere malattie a uomo e animali. Questo succede prevalentemente in regioni tropicali dove oltre 700.000 morti all’anno sono attribuite a malattie trasmesse da zanzare. Si stima che circa metà della popolazione mondiale viva in aree dove è possibile contrarre un’infezione dalla puntura di una zanzara.

Quest’estate, l’Italia sta vivendo un forte aumento di casi del virus di West Nile rispetto agli anni precedenti. Questo virus viene normalmente trasmesso da zanzare a uccelli (e viceversa), e occasionalmente alcuni mammiferi come cavalli ed esseri umani possono essere infettati attraverso la puntura di una zanzara che a sua volta si è infettata pungendo un uccello malato. La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo, mentre circa il 20% presenta sintomi leggeri: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Solo in rari casi, e prevalentemente nelle persone anziane, il virus produce seri problemi neurologici e può essere letale. Dalla sua prima segnalazione nel 1937 in Uganda nell’omonimo distretto, il virus West Nile è ormai presente in Medio Oriente, Nord America, Asia Occidentale ed Europa, dove è comparso nel 1958 e in Italia dal 2008A differenza del cavallo, nell’essere umano non esiste ancora un vaccino per la malattia di West Nile e la prevenzione consiste solo nel difendersi dalle punture di zanzara, per esempio con repellenti e zanzarierechiarisce Alessandra della Torre, coordinatrice del gruppo di ricerca di entomologia medica di Sapienza. “La prevenzione va effettuata soprattutto a livello individuale, ma tanto i cittadini quanto le amministrazioni pubbliche devono vigilare: l’obiettivo è quello di eliminare, quando possibile, i siti dove maturano le larve (raccolte d’acqua, canali di irrigazione, vasche ornamentali, caditoie stradali) delle zanzare che trasmettono il virus, o di trattare tali siti con insetticidi a basso impatto ambientale, in modo da ridurre infine il numero delle zanzare adulte”.

West Nile in Italia, ecco un po’ di numeri: dall’inizio di giugno al 30 agosto 2022, il bollettino periodico dell’Istituto Superiore di Sanità, del Ministero della salute, riporta 386 casi umani di infezione confermata, con 22 decessi; il primo caso è stato in Veneto e prevalgono le segnalazioni al nord, ma se ne registrano anche più a sud come in Toscana ed Emilia-Romagna, nonché in Sardegna. La sorveglianza veterinaria su cavalli, zanzare e uccelli (selvatici e stanziali) al 30 agosto conferma la circolazione del virus West Nile in Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia e Sardegna. E tra tutte le infezioni umane West Nile segnalate all’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) dai paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo, dall’inizio della stagione di trasmissione al 31 agosto 2022, la maggior parte arriva proprio dall’Italia.

Mosquito Alert Italia, a cui partecipano l’Istituto Superiore di Sanità, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, MUSE- Museo delle Scienze di Trento e Università di Bologna, con il coordinamento del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive di Sapienza, è un progetto di scienza partecipata (Citizen Science), che coinvolge cioè i cittadini nel monitoraggio delle zanzare. Basta avere uno smartphone, scaricare l’app gratuita Mosquito Alert e inviare ai ricercatori foto di zanzare e di possibili siti riproduttivi dell’insetto (es., tombini), ma anche segnalazioni delle punture ricevute. E’ inviando fotografie di zanzare, infatti, che si potrà davvero fare la differenza, permettendo alla task force di Mosquito Alert Italia di identificarne le specie; si potranno anche inviare fisicamente interi esemplari dell’insetto ai ricercatori di Sapienza. Il tracciamento sarà indirizzato a tutte le specie di zanzara: sia quelle che hanno ampliato la loro distribuzione a seguito di fenomeni quali cambiamento climatico, globalizzazione e aumento degli spostamenti internazionali (specie invasive), sia quelle già presenti in origine sul territorio (autoctone), come la cosiddetta “zanzara comune” o “zanzara notturna” (Culex pipiens), responsabile della trasmissione del virus West Nile in Italia. Riferimenti: www.mosquitoalert.it  https://www.epicentro.iss.it/westNile/bollettino

Fonte: servizio stampa ISZVe

Finapp, start up padovana che opera in ambito di prevenzione e tutela ambientale, cresce ed assume

foto luca stevanato finapp padova

In un’estate con temperature sempre torride, Finapp, start up innovativa di Padova, fondata nel 2018 da Luca Stevanato con altri due ricercatori, Marcello Lunardon, Sandra Moretto e l’imprenditore Angelo Amicarelli, che sono stati nostri ospiti n occasione degli incontri mensili organizzati in collaborazione con Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) per presentare le sonde da loro prodotte che permettono di rilevare la quantità d’acqua nel terreno su vasta scala, una tecnologia che trova molteplici applicazioni in ambito di prevenzione e tutela ambientale, sta riscuotendo maggiore interesse e molte aziende hanno deciso d’investirvi, dimostrando di essere una delle realtà più interessanti del panorama tecnologico veneto.

Un esempio virtuoso di spin off dell’Università di Padova che ha sviluppato un sensore innovativo per misurare il contenuto idrico del suolo, basato sulla misura dei neutroni ambientali prodotti dai raggi cosmici (Cosmic-Ray Neutron Sensing). In particolare, l’idea sfrutta i neutroni ambientali, sottoprodotti dei raggi cosmici, che investono il nostro pianeta 24 ore su 24. I processi di interazione dei neutroni sono descritti da modelli matematici che permettono di risalire alla quantità media di acqua presente attorno alla sonda, non solo nel suolo ma anche fuori suolo sottoforma di neve o di biomassa. Grazie a nuove metodologie e materiali, Finapp è riuscita a innovare la misurazione dei neutroni ambientali. E in questo momento di siccità, questo dispositivo è in grado di dare una grossa mano all’agricoltura e poter irrigare al meglio. «L’importante siccità, i fenomeni climatici con piogge violenti che stiamo vivendo e i cambiamenti climatici a livello mondiale – spiega il fondatore Luca Stevanato – ci pongono degli obiettivi importanti per il futuro, è ora di agire subito per mitigare il più possibile quello che sta accadendo. Finapp in questo contesto, grazie all’innovativo sensore per la misura dell’acqua tramite raggi cosmici, può dare un grande contributo. Lo può dare sia in termini di risparmio idrico, come nel caso dell’agricoltura o nella ricerca di perdite idriche lungo gli acquedotti, sia nel monitoraggio climatico e/o previsioni di eventi estremi, anch’essi purtroppo in forte crescita a causa dei cambiamenti climatici».

Dopo l’estate, Finapp prevede il trasferimento a Montegrotto Terme (PD), per aumentare personale, produzione ed essere sempre più competitivi. L’azienda è intenzionata a mantenere tutta la struttura in Italia, compresa la produzione tecnologica; nuovi uffici dove si trasferiranno gli attuali dipendenti, che diverranno otto per la fine del 2022 con l’obiettivo di raddoppiarli entro la fine del 2023 e avere una capacità produttiva più ampia (450 metri quadri), passando dalla possibilità di creare 30 sonde annue a oltre 200 per poter guardare, oltre al mercato italiano anche a quelli internazionali. Inoltre, a fine luglio 2022, c’è stato un nuovo aumento di capitale, che vede protagonisti Progress Tech Transfer, Crédit Agricole e Tech4Planet per una raccolta complessiva di oltre 1,2 milioni di euro. Dopo l’ingresso nell’estate 2020 di Progress Tech Transfer (il fondo lanciato da MITO Technology e finalizzato alla valorizzazione delle tecnologie nel campo della sostenibilità) con un investimento di 200 mila euro, grazie a questo ulteriore round potrà proseguire nel progetto di espansione. L’ingresso di nuovi soci permetterà a Finapp di essere sempre più all’avanguardia e di aumentare il portafoglio clienti su scala mondiale. «Questo aumento di capitale –prosegue Stevanato – per noi è molto importante, perché potremo accelerare lo scaleup del business su tutti i mercati e a livello mondiale. Gli ultimi anni sono stati molto intensi, abbiamo validato e sviluppato nuove applicazioni, abbiamo predisposto il sensore per la produzione su larga scala e abbiamo acquisito molti clienti in tutto il mondo. Nei prossimi mesi ci concentreremo sull’avvio della produzione in serie e sull’ampliamento dell’organico per scalare il business in tutto il mondo. Ringrazio moltissimo Progress Tech Transfer per aver rinnovato la fiducia in noi dopo un biennio di forte crescita e collaborazione. Inoltre, siamo orgogliosi di avere a bordo due realtà importanti come Credit Agricole e Tech4Planet che daranno un importantissimo contributo in termini di scalabilità del business e visibilità a livello internazionale».

Fonte: Servizio stampa Finapp

Dopo essere stati ospiti i ricercatori Luca Stevanato, Marcello Lunardon, Sandra Moretto e l’imprenditore Angelo Amicarelli della star up padovana Finapp, informano del

Dall’Ordine Agronomi e Forestali Verona un vademecum per la corretta gestione delle piante pro ambiente e contro la siccità

Piante

Per contrastare l’impatto ambientale dei cambiamenti climatici nelle nostre città serve una maggiore cura del verde sia da parte delle Pubbliche Amministrazioni che dei privati. Gestire in modo corretto il patrimonio di piante e alberi significa purificare l’aria, migliorare la vita delle persone, preservare l’acqua e rendere più bello il paesaggio che acquista maggior valore economico. Per sensibilizzare il settore pubblico e i privati su un’adeguata attenzione e manutenzione di parchi, giardini e siepi, l’Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali della Provincia di Verona ha predisposto un vademecum pratico.

I benefici effetti. Gli alberi e tutte le altre piante, infatti, oltre ad avere un valore estetico sono necessarie per purificare l’aria, producono ossigeno, riducono l’anidride carbonica, catturano polveri, particolati e PM10, agiscono come barriere acustiche e visive e aiutano a risparmiare energia grazie al potere rinfrescante in estate ed alla protezione dai freddi venti in inverno. Una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili mentre un ettaro di piante è in grado di aspirare dall’ambiente ben 20mila chili di anidride carbonica (CO2) all’anno. Da non dimenticare gli effetti di mitigazione sui microclimi metropolitani visto che la differenza di temperatura estiva delle aree urbane rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 2°C nelle città più grandi, secondo uno studio Ispra. Gli spazi verdi nelle città inoltre vanno progettati con piante adeguate ai cambiamenti climatici, come i lunghi periodi siccitosi, favorendo la diffusione del verde pubblico e privato con le essenze più adatte alle condizioni climatiche e ambientali dei singoli territori.

Il vademecum. Gli alberi in città devono essere potati. Gli alberi devono essere curati, nel pieno rispetto della loro struttura, e della loro capacità di adattarsi all’ambiente frutto di milioni di anni di evoluzione. Conoscere le responsabilità per la gestione delle piante. Tutti gli attori coinvolti nella gestione delle piante sono responsabili della salute della pianta e dei danni che essa può arrecare a terzi. Affidarsi a personale qualificato permette di gestire al meglio queste responsabilità. Gli attori coinvolti nella gestione degli alberi urbani sono: il proprietario/gestore che possiede le piante e che normalmente richiede l’intervento di potatura. Il tecnico: è il professionista che valuta lo stato di salute della pianta ed il rischio ad essa connesso. Individua e propone gli interventi (se necessari) atti a mitigare il livello di rischio. L’operatore: colui che opera seguendo le prescrizioni del tecnico. Piantare piante adatte ai cambiamenti climatici. Nella progettazione dei verdi urbani o privati è importante scegliere specie di piante che siano in grado di vivere in un microclima, quello urbano, talvolta molto diverso da quello dell’immediata periferia rurale. Non esiste un vademecum delle specie migliori da mettere a dimora, piuttosto è importante valutare bene il sito di impianto sotto i molteplici aspetti che lo compongono. Si deve porre attenzione al suolo, alla disponibilità di spazio, alla luce e a qualsiasi possibile interferenza ambientale tipica delle città. Per i motivi descritti non vale la regola di scegliere la specie autoctona poiché la città è un ecosistema a parte. Vale piuttosto l’orientamento di scegliere la specie più idonea e performante per contrastare i cambiamenti climatici. Potare il giusto al momento giusto Potare troppo una pianta significa indebolirla. Una potatura corretta dovrebbe asportare non più del 15-20% della chioma per non creare pericolosi squilibri nella pianta. Le piante caducifoglie possono essere potate sia durante la stasi autunno-invernale che in estate (potatura verde). Bisogna evitare di potare le piante quando hanno da poco aperto le gemme (le si sottopone ad un inutile stress energetico) ed in autunno, quando la pianta si sta preparando per il riposo invernale e l’ambiente è ricco delle spore dei funghi cariogeni, pericolosi nemici delle piante, che potrebbero più facilmente infettare le ferite. Curare le ferite delle piante con prodotti adeguati. Le piante, durante tutta la loro evoluzione, hanno sviluppato sistemi per difendersi dalle ferite. È stato ampiamente dimostrato che l’utilizzo di prodotti come il mastice è addirittura dannoso per le piante. Occorre non recidere il colletto (l’attaccatura del ramo tagliato) e lasciar asciugare le ferite. Potare con la pioggia facilita la penetrazione di funghi cariogeni. Eventualmente si può intervenire con l’irrorazione delle ferite con prodotti disinfettanti appositamente sviluppati. Le piante hanno valore. Grazie a moderni algoritmi sviluppati da professionisti in collaborazione con Università italiane ed estere, oggi i professionisti sono in grado di stimare il valore economico di una pianta. Tale valore economico è dato dall’impatto estetico, dalle condizioni di salute, ma anche dalla stima del valore dei benefici ambientali apportati dalle piante. Le piante possono hanno l’importante ruolo di fungere da “spazzini” delle polveri sottili (PM10) che danno problemi respiratori nelle città. Servirsi di professionisti per la cura degli alberi.  Il consiglio dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali è di affidarsi a persone esperte e qualificate in materia arboricolturale. Conoscere i regolamenti a tutela delle piante .Il Comune di Verona ha adottato uno specifico regolamento (reperibile sul sito istituzionale del Comune). Nel documento sono riportate le normative di riferimento e le schede tecniche in grado di guidare il cittadino nella scelta del miglior piano gestionale comprese le sanzioni per danneggiamento alberi, come potature errate o scavi che ne possano compromettere l’apparato radicale.

Verde alleato dei cittadini. “Se le piante non sono gestite in modo adeguato – spiega il presidente dell’Ordine Lorenzo Tosi – il rischio è quello di avere alberi piantati correttamente ma non utili ed efficaci per la riduzione dell’inquinamento urbano o per contrastare gli effetti del clima. Molte pubbliche Amministrazioni, come Verona, hanno adottato specifici regolamenti ma sono ancora numerosi i Comuni e i privati che non prestano abbastanza attenzione alle piante o non si affidano a professionisti competenti. Il verde è un vero alleato dei cittadini per le sue funzioni sull’ambiente e sul paesaggio con un significativo valore economico. Gestire bene le piante e gli alberi significa migliorare la qualità della vita delle persone, migliorare il paesaggio e risparmiare risorse come l’acqua, bene sempre più prezioso in periodi di siccità come questo. Invitiamo tutti coloro che hanno piante e giardini a leggere il vademecum per salvaguardare un patrimonio che non appartiene solo ai proprietari ma è soprattutto collettivo”.

Fonte: Servizio stampa Ordine Agronomi e Forestali Verona

Borse di studio sul paesaggio, aperto il bando dell’ edizione 2022/2023 rivolto a laureati e post laureati, domande entro mercoledì 31 agosto 2022 

paesaggio Val di ZoldoLaureati e post laureati italiani e stranieri hanno tempo fino alle ore 12 di mercoledì 31 agosto 2022 per partecipare al bando della ottava edizione delle Borse di studio sul paesaggio, istituite dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e orientate a un lavoro di ricerca su tematiche legate ai suoi programmi culturali. L’obiettivo è garantire, nella propria sede e valorizzando i propri strumenti, una maggiore circolazione di idee, un vivace scambio di contributi, su linee innovative da declinare sia sul piano internazionale che su quello dei rapporti con realtà locali.

Le borse di studio sono indirizzate a tre aree tematiche che corrispondono al profilo culturale e al campo operativo di tre figure fondamentali per il lavoro scientifico della Fondazione fin dalla sua istituzione: Sven-Ingvar Andersson (Progetto di paesaggio), Rosario Assunto (Teorie e politiche per il paesaggio) e Ippolito Pizzetti (Natura e giardino). L’ottava edizione 2022/2023 prevede l’attivazione di due borse di studio semestrali, ognuna corrispondente a una delle tre aree tematiche, a scelta del candidato. Saranno privilegiate proposte dai contenuti originali, innovativi e coerenti con l’indirizzo scientifico della Fondazione. I candidati possono presentare, individualmente, un solo progetto di ricerca. La durata delle borse di studio, residenziali e non prorogabili, è di sei mesi, dal 15 gennaio 2023 al 15 luglio 2023. Il valore di ciascuna borsa è fissato in euro 10.000,00 (lordi). Possono candidarsi laureati (laurea magistrale) e post laureati italiani e stranieri, che non abbiano compiuto i 40 anni alla data del 31 agosto 2022. Non possono concorrere i titolari di assegni di ricerca, né coloro i quali ricoprano un impiego pubblico o privato e svolgano una qualunque attività lavorativa in modo continuativo. Il modulo per la candidatura è disponibile, con il bando, nel sito www.fbsr.it. La domanda, con i vari allegati, dovrà essere inviata tramite posta elettronica all’indirizzo paesaggio@fbsr.it. I risultati della selezione delle candidature, insindacabili, saranno resi noti entro il 31 ottobre 2022 mediante pubblicazione nel sito http://www.fbsr.it e successiva comunicazione via e-mail ai selezionati.

Fonte: Servizio stampa Fbsr