Circa 300 ettari, sparsi sul territorio, dedicati all’ambiente: è questo, il totale delle superfici
che i consorzi aderenti all’Unione Veneta Bonifiche stanno destinando a progetti in campo ambientale. “Questi sono solo alcuni degli interventi che i consorzi di bonifica realizzano in campo ecologico. La salvaguardia dell’ambiente – afferma Giuseppe Romano, Presidente dell’Unione Veneta Bonifica – è infatti la cosiddetta “quarta fase della Bonifica” e, come sempre, la perseguiamo nel nome di quella “cultura del fare” alla base del nostro quotidiano operare”.
Interventi nel veronese. In questo 2011, riconosciuto dall’ONU come “L’anno delle foreste”, il Consorzio di bonifica Veronese ha aderito al progetto di riqualificazione delle golene lungo l’argine “Il fiume che vive”: è stata così realizzata un’area verde di 7 ettari, in cui sono state piantate oltre 3600 specie arboree di varie essenze autoctone per riportare la zona alla sua originale tipicità e ricreare l’habitat faunistico della zona umida. Oltre a ciò, i bandi della Regione Veneto per il Programma di Sviluppo Rurale2007-2013 hanno permesso di poter investire fondi nell’imboschimento dei terreni agricoli e nella realizzazione di corridoi ecologici, fasce tampone, siepi e boschetti. Tra le opere più importantirealizzate, con i suoi 81 ettari tra Verona e Mantova, c’è la palude del Busatello nelle Valli GrandiVeronesi: accanto ad una ricca quantità di vegetazione palustre, si può trovare un bosco planiziale di arbusti autoctoni. Sempre nel veronese è presente l’ “area del bussè”, caratterizzata dallo scorrere quasi parallelo di 4 corsi d’acqua, la cui vegetazione è formata da salici di diverse specie ed alberi come l’olmo, il pioppo, il noce, l’acero, il sambuco; una realtà, che appartiene anche al Bosco del Tartaro, area con 15.000 piante autoctone appartenenti a 43 specie diverse. Infine, semprequest’anno, il Consorzio di bonifica Veronese ha presentato il progetto “Ala Valli Grandi”, atto apromuovere piantagioni ed essenze di pregio, finalizzate all’utilizzo per il mobile d’arte veronese; il progetto, grazie ad un finanziamento regionale di 11.700.000 euro, prevede la piantumazione di alberi di noci e di altre essenze di pregio da destinare all’artigianato locale.
Interventi nel padovano e veneziano. Un’altra interessante esperienza, sviluppata dal Consorzio di bonifica AdigEuganeo, si trova traCodevigo (PD) e Chioggia (VE): è l’ecosistema palustre e boschivo di Cà di Mezzo, un’area che,con i suoi 29 ettari comprendenti 3 bacini con una capacità complessiva di 300.000 metri cubi d’acqua, riveste un ruolo esemplare nel disinquinamento della laguna di Venezia: attraverso
l’attività di fitodepurazione, svolta dalla vegetazione, si abbatte la presenza di azoto e fosforo nell’acqua (-50%), evitando che terminino annualmente, in laguna, circa 50 tonnellate di azoto e 5 di fosforo. Analogamente, nel veneziano, il Consorzio di bonifica Acque Risorgive ha rinaturalizzato due ex-cave: a Noale, è stata creata una zona umida ampia 38 ettari e di grande pregio naturalistico; il progetto di fitodepurazione attuato nell’Oasi per l’abbattimento del carico di inquinanti nel Rio Draganziolo si inserisce nell’ottica di disinquinamento della Laguna di Venezia. Per le sue specificità, l’area delle cave di Noale si identifica come una zona umida d’acqua dolce con tutte le realtà tipiche: specchi d’acqua, canneto, bosco igrofilo, lo stagno, il sistema siepe; l’insieme costituisce una importante riserva per la conservazione della biodiversità, riconosciuta anche dalla Comunità Europea (ReteNatura2000). A Salzano, le cave sono conosciute anche con il nome di Lycaena, dal nome della particolare farfalla, che qui vive e si riproduce. Le zone a bosco occupano circa i due terzi dell’area, intervallate da stagni ed ampie zone d’acqua. Nei mesi di dicembre e gennaio, vaste aree si colorano di rosso acceso per la presenza di numerosi arbusti di sanguinella, che con i loro rami vermigli, spogli dalle foglie, formano suggestivi contrasti di colore; nel tardo inverno, invece, sgargianti macchie gialle, formate dalle corolle dei fiori del farfaraccio, ricoprono gli argini del fiume, anticipando l’arrivo della primavera.
Interventi nel trevigiano. Presso l’Azienda Pilota Dimostrativa Diana di Veneto Agricoltura, nel comune di Mogliano Veneto (TV), è stato inverce realizzato un impianto forestale sperimentale, dove viene deviata acqua dal vicino fiume Zero, affinchè siano monitorati gli effetti dell’azione delle piante sugli inquinanti presenti nelle acque. I risultati positivi riscontrati (una percentuale di sottrazione di azoto fino al 60%) confermano che la fasce tampone boscate in ambiente agricolo sono un valido sistema per la depurazione delle acque di superficie: se opportunamente integrati con il sistema idraulico del territorio, tali impianti contribuiscono alla riduzione del temuto fenomeno dell’eutrofizzazione.
Interventi nel rodigino. In provincia di Rovigo, c’è l’Oasi di Cà di Mello, un’area di 40 ettari, facente parte della zona valliva del Delta del Po. Situata all’interno del Parco Regionale Veneto del Delta del Po, l’Oasi oggiè costituita dal relitto palustre di Ca’ Mello, dal Bosco della Donzella e dalla Pineta di Cassella, funge da Centro di Educazione Naturalistica (C.E.N.), rappresentando un nodo della rete regionale
IN.F.E.A. ( INformazione Formazione Educazione Ambientale). L’area naturalistica, gestita dal Consorzio di bonifica Delta del Po, riveste rilevante importanza come zona umida d’acqua dolce e centro per la ricerca scientifica. Il bosco della Donzella ha un’estensione di circa 80 ettari e costituisce uno dei più estesi interventi di forestazione, attuati in ambito regionale; per la sua ubicazione tra le zone umide dell’Oasi di Ca’ Mello e del biotopo Bonello, l’area boschiva svolge un’importante funzione di corridoio ecologico tra i due biotopi. Per la realizzazione del bosco sono state impiegate oltre 115.000 piantine forestali di specie autoctone, tipiche di presenze litoranee e planiziali: leccio, roverella, farnia, frassino oxyphillo, orniello, pioppi, salici, ontani, olivello, tamerice, biancospino, ginepro. Alcune zone, interne o al margine del bosco, sono mantenute a prateria; in alcune aree, dove più forte è la presenza di salinità nel suolo, è caratteristica la presenza di salicornia e di altre specie alofite.
Interventi nel vicentino. Infine va ricordato che, dagli anni ’60, le falde acquifere hanno dato evidenti e preoccupanti segnidi impoverimento, indicati, ad esempio, dalla scomparsa di numerosi fontanili. In questa situazione,risulta evidente l’ importanza, che assume ogni intervento finalizzato ad immettere acqua nelsottosuolo ed a ricaricare bacini acquiferi utilizzati già ora oltre le loro disponibilità. Il Consorziodi bonifica Brenta ha pertanto acquisito un’area di circa un ettaro in comune di Schiavon (Vicenza), dove sono state scavate piccole canalette, affiancate da alberature e dove viene immessa acqua nelle stagioni di abbondanza, determinandone l’infiltrazione nel terreno. L’iniziativa associa benefici idraulici ed ambientali: la messa a dimora di specie arboree a ciclo breve consente infatti, ad anni alterni, di ottenere una produzione di biomassa, utile per un impiego energetico da fonte rinnovabile, con un interessante recupero dei costi.
(fonte: Unione Veneta Bonifiche)
Filed under: anno delle foreste, Consorzi di bonifica | Tagged: Anno delle Forese, anno delle foreste, conso, UVB interventi ambientali | Leave a comment »







