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22 aprile 2016, l’accordo con FIS porta i soci ARGAV a lezione nel vigneto di Toni Bigai a Lison di Portogruaro (VE)

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La firma del protocollo d’intesa tra Mimmo Vita (UNAGA), Raul D’Alessandro (FIS Veneto) e Fabrizio Stelluto (ARGAV)

L’ARGAV,  in collaborazione con F.I.S. (Fondazione Italiana Sommelier) Veneto, ha deciso di continuare il percorso formativo sul vino e la viticoltura attraverso l’organizzazione di giornate didattiche in azienda, mirate alla formazione di giornalisti e comunicatori. L’obiettivo resta quello di dare, a chi scrive e parla di vino, strumenti minimi, ma adeguati a descriverlo in maniera appropriata oltre che aprirci a realtà produttive importanti del comparto veneto.

Grazie al protocollo d’intesa sottoscritto con F.I.S. Veneto, abbiamo visitato quattro aziende significative, con lezioni e degustazioni specifiche in un minicorso di avvicinamento al vino, che ha visto soci F.I.S. impegnati nella veste di relatori e guide alla degustazione. Considerata la qualità della proposta, abbiamo ora deciso di darle seguito con giornate tematiche, replicandone le modalità organizzative: tendenzialmente di venerdì, alle ore 17.15; un’ora di formazione tematica, visita dell’azienda e poi degustazione didattica di due vini “foresti” e due vini aziendali.

Il prossimo appuntamento è previsto venerdì 22 aprile alle ore 17.15 presso l’Azienda “A Mi Manera” di Toni Bigai a Lison di Portogruaro (Ve). La lezione sarà in vigneto e tenuta da un tecnico esperto per parlare di qualità in vigna: dalla scelta della cultivar al clone al portainnesto, il sesto di impianto, i diversi sistemi allevamento, le potature verdi e secche.

Nella Bassa Padovana, il museo (San Salvaro) e la cantina (Ponte al Masero) che non ti aspetti

(di Marina Meneguzzi) Giovedì 24 marzo scorso i soci ARGAV hanno visitato un’oasi di pace nella campagna veneta, il Monastero di San Salvaro, (via Pozzotto 1, San Salvaro-Urbana), uno degli edifici più antichi della Bassa Padovana.

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Un modellino del Monastero di San Salvaro presente nel Museo delle Antiche Vie

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da sx Alice Cavatton e Roberto Soliman

Nostri gentili anfitrioni sono stati Roberto Soliman, già sindaco di Urbana, attivo per anni nella valorizzazione culturale del monastero ed Alice Cavatton di Historia Tourism, associazione di giovani che gestisce attualmente il complesso museale. Ed è stata proprio Cavatton ad illustrarci la rinnovata realtà turistica, che oggi rappresenta un punto di partenza ideale per conoscere un ambiente del tutto caratteristico, sospeso tra percorsi storici e vie d’acqua. Il monastero di San Salvaro si trova, infatti, sul lato destro del fiume Fratta, al confine con la provincia veronese.

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Nel Museo delle Antiche Vie si può vedere la riproduzione di una mappa storica del territorio

Un po’ di storia. “Il Fratta rappresentava già in epoca romana una preziosa risorsa per il trasporto di merci e persone nonché per l’approvvigionamento idrico di campagne e persone, come possono documentare alcune carte e mappe conservate oggi al museo”, ha raccontato Cavatton. “Il centro monastico di San Salvaro, nei documenti Santissimo Salvatore, poi abbreviato per consuetudine in “Salvaro”, nasce attorno all’’XI secolo quando gli Estensi, avendo molte proprietà nel territorio della “scodosia”, fecero le loro prime donazioni alla chiesa affinché si sviluppassero monasteri e abbazie. Dal 1407 fino al 1690 il monastero passò sotto la guida dei Camaldolesi che già si erano stabiliti nella vicina Carceri. E’ probabilmente in quest’epoca che il monastero raggiunse il suo massimo splendore, arrivando ad ospitare fino a 15 monaci. Sappiamo dai documenti che la comunità monastica era autosufficiente, i monaci producevano miele, vino ed olio, curavano e lavoravano le terre e molto probabilmente anche la gestione di un piccolo giardino officinale con piante a fini medicamentosi”.

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Nell’ex granaio/fienile del Monastero oggi trova posto il Museo delle Antiche Vie

Luogo di ristoro per i pellegrini. Il monastero era posto lungo una via minore di pellegrinaggio che permetteva di raggiungere Santiago de Compostela, fungeva dunque anche da locanda per ristoro di genti e animali, luogo di rifugio per anime bisognose e meno abbienti. Dopo il 1690, l’intero patrimonio architettonico, compresi i quasi 3000 campi padovani, venne messo all’’asta, probabilmente per finanziare le guerre della Repubblica di Venezia, ma anche per una carenza di vocazioni. Tre anni dopo il monastero con le sue proprietà venne acquistato dalla famiglia nobile Carminati, originaria di Milano ma trasferita prima a Bergamo e poi a Venezia, che trasformò l’intero complesso in azienda agricola di campagna fino agli anni 50 del ‘900. Il complesso monastico fu quindi acquistato prima dalla parrocchia di San Salvaro e poi dal comune di Urbana nel 1997. Intorno agli anni 2000,  è stato sottoposto ad un importante progetto di restauro e recupero funzionale degli spazi per restituirlo in tutto il suo splendore alla comunità”.

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Tra gli oggetti conservati nel Museo delle Antiche Vie, anche le scarpe-zoccolo di un tempo

Il monastero oggi. Oltre alla chiesetta adiacente, che conserva un bell’affresco, all’interno dell’ex complesso monastico si può ammirare il Museo delle Antiche Vie, piccolo centro di documentazione storica del territorio della Bassa Padovana, che mette in luce le vie di comunicazione, i collegamenti, i costumi e i mestieri che caratterizzarono la storia e l’evoluzione di queste terre. In virtù dell’antico ruolo di ricovero, nella struttura è stato ricavato un ostello destinato all’accoglienza di pellegrini e turisti, anche amanti delle vacanze in bici, nonché adatto ad accogliere campi scuola e soggiorni estivi residenziali (anche in autogestione ) sia durante i mesi invernali che estivi. Varie e molteplici le attività proposte dall’associazione Historia Tourism: visite guidate alle città d’arte, escursioni, programmi didattici, giochi, laboratori naturalistici,visite alle aziende agrituristiche, attività all’aria aperta.

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I soci ARGAV nell’ingresso-osteria del Monastero di San Salvaro

Nell’ingresso-osteria del Museo si trova il punto informazioni in cui lo staff dell’Associazione Historia Tourism dispensa consigli ai visitatori per la visita del territorio, ricco di centri minori, monumenti, chiese, aziende agricole e fattorie didattiche, in autonomia o in compagnia delle guide turistiche. Nell’osteria è presente anche la Bottega dei sapori tipici, come i vini del Merlara Doc, il prosciutto crudo Berico-Veneto, gli insaccati della Bassa Padovana, i formaggi della latteria di Urbana, miele e marmellate a km 0.

25 aprile, pic nic al Monastero, 1 maggio a spasso con il botanico. Per chi volesse visitare il complesso museale, può approfittare delle prossime iniziative in programma. All’insegna di cultura e benessere, la proposta di lunedì 25 aprile, con il Museo aperto con orario continuato e nel pomeriggio attività ricreative per i più piccoli (laboratori di baby yoga, decorazione di mandala e favole nel bosco). Martedì 26 aprile, alle ore 20.30, è previsto invece il corso “Le piante che ci appartengono, come riconoscere e utilizzare le specie vegetali, le piante aromatiche e officinali del nostro territorio“, tenuto da Giovanni Nalin e propedeutico all’escursione naturalistica che ci sarà domenica 1 maggio con partenza alle ore 15 dal Monastero di San Salvaro (iscrizione 10/5 euro). Maggiori info: 347-6238422.

Manuel Bisin

Manuel Bisin, titolare insieme alla famiglia dell’azienda agricola Ponte al Masero

La Doc Merlara più piccola del Veneto ha 2 soci, una cantina sociale e Ponte al Masero. A proposito di sapori tipici della Bassa Padovana, terminata la visita al monastero, i soci ARGAV hanno visitato l’azienda agricola Ponte al Masero di Merlara, che deve il nome all’antica tradizione della lavorazione della canapa, un tempo qui fatta macerare (masero) in un corso d’acqua. Ad accoglierci, c’era Manuel Bisin, giovane viticoltore che, dopo gli studi in Trentino (Fondazione Mach) e nel Collio (Cormons), ha preso in mano le redini dell’azienda vinicola paterna, che conferiva le uve alla cantina sociale di Merlara (oggi gruppo Collis), per farne un’azienda agricola che punta su ricerca e qualità.

Cantina Ponte al Masero

esterno cantina Ponte al Masero

Malvasia istriana, irrigazione sotteranea e sensori per la fermentazione. “La nostra prima scelta è stata quella di differenziare la produzione incentivando la coltivazione di Malvasia istriana, oggi pressoché abbandonata nel territorio a favore del prosecco”, ha raccontato Bisin. “Quindi abbiamo guardato alla ricerca, collaborando con Università, centri di ricerca specializzati, come il Crea-vit di Conegliano e il CNR, nonchè con privati, mettendo a punto tecnologie all’avanguardia, come i sensori che rivelano lo stato di fermentazione del vino ed un sistema di irrigazione sotteranea. Siamo fortunati, la nostra zona è caratterizzata da una buona escursione termica, che dà alle uve aromi e concentrazione zuccherina, il terreno, un mix di sabbia, limo, argilla, dona invece ai nostri vini la mineralità. Per il resto, c’è un grande lavoro in vigna, abbiamo persino sviluppato una tecnica agricola per salvare il grappolo dalla grandine. Oltre alla Malvasia, i nostri 10 ettari sono vitati a Tai, Merlot e Cabernet Franc, raggiungiamo una produzione di 6/700 ettolitri all’anno, con prospettive di crescita. Vendiamo soprattutto nel territorio – vini in bottiglia e sfusi – ma abbiamo una piccola esportazione in Francia, dove hanno iniziato ad apprezzare i nostri vini rosso e rosato”. Vini dal buon rapporto qualità/prezzo, che abbiamo potuto degustare e comprare nella saletta che accoglie i visitatori, ripromettendoci di tornare per ulteriori assaggi e acquisti quando saranno pronti quelli del 2015, “una grande annata”, ha annunciato Bisin.

 

5 aprile 2016, il direttivo ARGAV si riunisce nel Padovano

lets-write-something-writing-4545938-1024-768Il prossimo direttivo ARGAV si terrà stasera, martedì 5 aprile, alle ore 18,30 nella sede di Dragopress, del socio e cosigliere Maurizio Drago, che si trova a Monselice (PD), in piazza XX Settembre 7/C. Questo l’ordine del giorno: approvazione verbale precedente; comunicazioni del presidente; comunicazione della segretaria; domande iscrizione nuovi soci, bilancio consuntivo 2015, bilancio preventivo 2016, programmazione prossime attività 2016, varie ed eventuali.

25 marzo 2016, all’incontro ARGAV-Wigwam si parla del “caso Pfas” e dell’Orto Botanico di Padova

lets-write-something-writing-4545938-1024-768Eccoci all’appuntamento prepasquale dei nostri incontri organizzati in collaborazione con Wigwam, che si terrà venerdì 25 marzo verso le ore 19.00 ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd). All’incontro parteciperanno Giorgio Strapazzon, architetto, autore del progetto del nuovo orto botanico di Padova e Marina Lecis, dottore forestale, consulente ambiente sul “caso PFAS”,  questione su cui tenere alta la nostra attenzione come giornalisti e cittadini interessati alla tutela dell’ambiente.

Informazione agricola, per Coldiretti una possibilità residuale, più che scelta strategica

Il presidente Fabrizio Stelluto, il Direttivo e i soci ARGAV esprimono grande sconcerto per la decisione di Coldiretti Rovigo di non avvalersi più da gennaio 2016 della collaborazione professionale di Beatrice Tessarin, giornalista e nostro vice presidente vicario, che con l’organizzazione professionale agricola polesana aveva un contratto di collaborazione per l’attività di Ufficio Stampa.

La comunicazione le è stata data l’antivigilia di Natale 2015, senza che niente lasciasse intravvedere una simile decisione, dopo otto anni in cui la collega Tessarin ha contribuito con il suo lavoro a dare a Coldiretti Rovigo una grande visibilità mediatica.

Coldiretti Rovigo ha motivato la decisione come una scelta di contenimento dei costi. Ancora una volta, dispiace quindi constatare che, fra i primi a pagare per scelte indipendenti dalla loro volontà, siano gli operatori della comunicazione, a testimonianza di come questa sia ancora vissuta non come una scelta strategica, bensì come una possibilità residuale. E’ un’opzione legittima, purché si sia consci che la professionalità acquisita in anni di lavoro (senza contare l’impegno personale) non è valore facilmente sostituibile, come invece sembra pensare Coldiretti Rovigo. Che pare abbia delegato la comunicazione locale a personale interno che non ha titolo per svolgere attività giornalistica.

ARGAV esprime profonda solidarietà a Beatrice, collega che stimiamo per l’impegno e la professionalità dimostrata nella sua attività giornalistica e associativa, che ha sofferto e sta soffrendo molto per una scelta che le riserva grandi incognite per il suo futuro lavorativo. Una scelta, quella compiuta da Coldiretti Rovigo, che ci sconcerta particolarmente visto che l’Organizzazione opera in una provincia dove l’agricoltura è settore economico e sociale trainante, e che assume una valenza pesante per il già ridotto scenario dell’informazione agricola veneta per migliorare il quale ci stiamo impegnando.

1 marzo 2016, il direttivo ARGAV si incontra ad Arzerello di Piove di Sacco (PD)

lets-write-something-writing-4545938-1024-768Il direttivo ARGAV si riunisce domani, martedì 1 marzo 2016 alle ore 18,30 nella sede del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd) con il seguente ordine del giorno: approvazione verbale precedente, comunicazioni del Presidente, comunicazione della Segretaria, domande iscrizione nuovi soci, programmazione prossime attività, varie ed eventuali.

Incontro ARGAV-Wigwam, stasera si parla di emergenza ambientale nel vicentino, bacari veneziani, reti di impresa agricole, Asiago Dop e olio Evo veronese e campano

Carlo Favero, direttore del Consorzio Vini Venezia illustra la fusione ai soci ARGAV

foto di repertorio incontro ARGAV-Wigwam

Si tiene stasera, verso le ore 19, l’ incontro di fine mese ARGAV al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd), ospiti del socio Efrem Tassinato, giornalista-chef e consigliere UNAGA.

Avremo ospiti Adriano Berton, vicepresidente Arit (Associazione Italiana Reti d’Impresa), che parlerà di “Nuove reti d’impresa agricole: normativa e incentivi“, Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio Formaggio Asiago DOP, che parlerà di “Numeri e fenomenologia di un prodotto tipico di successo“, Gianni Girotto, senatore Movimento 5 Stelle, che parlerà del grave inquinamento che sta interessando le falde acquifere di popolose zone del vicentino, Sandro Brandolisio, scrittore, che parlerà del suo libro “Quando a Venezia non ghe gera i fast-food, ghe gera i bacari”, Bernardo Ricci, enologo della Cantina Coop di Premaore, e i produttori di olio Evo Gigino Rosolia, di Sicignano degli Alburni e Monica Vaccarella di Verona. A moderare l’incontro, sarà come di consueto il presidente ARGAV Fabrizio Stelluto.

22 gennaio 2016, a Chirignago (VE) il prossimo direttivo ARGAV

lets-write-something-writing-4545938-1024-768Il prossimo direttivo ARGAV si terrà venerdì 22 gennaio, a Mestre (VE) (da ore 18,30 a ore 20,00) nella pizzeria Positano di Marco Savastano (via Trieste 211, Chirignago), specializzata nella cucina amalfitana. L‘ordine del giorno è il seguente: approvazione verbale precedente, comunicazioni del presidente, comunicazione della segretaria, domande iscrizione nuovi soci, programmazione prossime attività 2016, varie ed eventuali.

Dai cocktail in Nord America e Canada, alle pasticcerie in Italia e Giappone, il nome Luxardo è…sulla bocca di tutti! E nel 2016, l’azienda padovana festeggia 195 anni di storia.

Soci ARGAV Luxardo(di Marina Meneguzzi) Una pasticceria su cinque, in Italia, si serve di prodotti Luxardo. Basterebbe questo dato per far comprendere il successo dell’azienda, leader mondiale nel settore dei liquori dolci, ed incastonata nei colli Euganei, a Torreglia, in provincia di Padova. Il 4 dicembre 2015, i soci ARGAV hanno avuto l’opportunità di vistare lo stabilimento – dal campo di marasche all’imbottigliamento, passando dalla distilleria alle botti di invecchiamento – accompagnati da Filippo Luxardo (sesta generazione della famiglia, arrivata alla settima, nella foto in alto insieme ai soci ARGAV), direttore commerciale dell’azienda.

2015, miglior fatturato di sempre. 48 dipendenti, rapporti commerciali con oltre 70 Paesi, oltre all’Italia i più importanti mercati di riferimento per l’azienda padovana sono Stati Uniti e Canada, Paesi in cui prospera la “cultura del cocktail“, bevanda che ha nel celebre maraschino una componente importante. E poi, ancora, il Giappone, Paese che ama la pasticceria di tradizione europea. La sambuca  è il loro liquore più venduto, seguito da limoncello, maraschino e “sangue morlacco”. Nel 2015, l’azienda ha registrato 20 milioni di euro di fatturato, “il miglior  risultato di sempre grazie soprattutto all’export e al dollaro debole, che aiuta le esportazioni“, ha spiegato Luxardo. “Siamo un’azienda che investe molto sul proprio futuro, abbiamo appena finito di raddoppiare lo stabilimento, e questo senza mai ricorrere al credito bancario“, ha aggiunto. Una scelta, questa, che denuncia una  solidità finanziaria aziendale, ma soprattutto un certo rigore nell’approccio al lavoro che rimanda al mix d’origine ligure-austro-ungarico- veneto della famiglia.

Nel 2016, si festeggiano 195 anni di storia. L’azienda, infatti, è stata fondata nel 1821 a Zara dal genovese Girolamo Luxardo,  arrivato nel 1817 in Dalmazia in qualità di rappresentante consolare del Regno di Sardegna, dal quale si sarebbe poi sviluppato il nuovo Regno d’Italia. Perfezionata la produzione del maraschino ricorrendo alla distillazione, Girolamo ottenne nel 1829 un “privilegio”, ossia un brevetto, dall’imperatore d’Austria che riservava ai Luxardo la produzione esclusiva del maraschino per 15 anni, a conferma della superiore qualità del loro liquore. Esclusività che l’azienda ama ricordare ancor oggi nella ragione sociale, con la denominazione “Privilegiata Fabbrica Maraschino Excelsior“. Dopo anni di splendore – nel 1939 lo stabilimento occupava oltre 200 persone ed era considerato tra i più importanti d’Italia -, nel 1943, nel corso della seconda guerra mondiale, la fabbrica venne semidistrutta dai bombardamenti anglo-americani. In seguito alla ritirata delle truppe italiane e tedesche dalla Dalmazia, nel 1944, il territorio fu occupato dai partigiani di Tito ed i Luxardo, come gli altri italiani presenti in Istria e Dalmazia, patirono vittime in famiglia e furono obbligati a partire esuli verso l’Italia. Distrutto lo stabilimento e dispersa la famiglia, sembrava che l’attività della Luxardo fosse destinata a cessare. Senonché, Giorgio Luxardo, unico superstite della quarta generazione agli eventi bellici, approdò per una serie di fortunate coincidenze a Torreglia, dove rilevò l’attuale fabbrica di distillazione, iniziando un nuovo capitolo della storia Luxardo.

Botti di larice e frassino finladese. Oggi l’azienda è proprietaria di 30 mila piante di ciliegie marasche, coltivate tra i colli Euganei e i colli Berici. La marasca è una varietà di ciliegia acida e particolarmente rustica, la pianta è piccola, come è piccolo il frutto, molto sugoso, prodotto in una quantità variabile da 10/20 Kg per pianta. Il frutto viene raccolto tra fine giugno-inizio luglio e sottoposto a una pressatura morbida. Il “fiore” del succo viene utilizzato per produrre in infusione il “sangue Morlacco”, che deve il nome al poeta D’Annunzio, al tempo legato alla famiglia Luxardo da un rapporto d’affari e d’amicizia. Il maraschino, prodotto ancor oggi secondo la ricetta originale ottocentesca, dopo l’infusione alcolica in tini di legno viene distillato in alambicchi di rame a metodo discontinuo, quindi fatto invecchiare e poi trasformato in liquore con l’aggiunta di sciroppo d’acqua e zucchero raffinato. Particolare attenzione viene riservata alle botti per l’invecchiamento: nelle primi fasi di produzione viene impiegato il larice, un legno poroso che garantisce una forte ossidazione e dà al prodotto un boquet particolare. Dopodiché, si prosegue con botti di frassino finlandese, che non “contamina” il profumo della materia prima e conserva la trasparenza del maraschino.

 

Buone feste da ARGAV!

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Buon Natale e Felice nnno nuovo da ARGAV!