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Alluvione in Veneto: presentato a Vicenza dai Consorzi di bonifica il piano interventi di sicurezza idrogeologica

Dopo la presentazione del Piano di Difesa Idraulica 2010-2015 tenutasi a Verona e le iniziative a carattere locale di Padova ed Este, è toccato significativamente a Vicenza ospitare la presentazione di Unione Veneta Bonifiche all’pinione pubblica del Piano di interventi a tutela delle zone alluvionate e alluvionabili delle province di Padova e Verona, oltre che vicentina.

Il programma degli interventi prevede una spesa complessiva di euro 317.485.000,00 così suddivisi: euro 120.755.000,00 nel comprensorio del Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta (interessante le province di Vicenza, Verona e Padova); euro 6.430.000,00 per il comprensorio del Consorzio di bonifica Bacchiglione (interessante le province di Padova e Venezia); euro 138.300.000,00 nel comprensorio del Consorzio di bonifica Brenta (interessante le province di Padova, Vicenza e Treviso); euro 52.000.000,00 per il comprensorio del Consorzio di bonifica Adigeuganeo (interessante le province di Padova e Venezia).

Sono stati illustrati alcuni interventi particolarmente importanti, quali la creazione del bacino del Vanoi, al confine con il Trentino, per la regolazione delle piene del fiume Brenta o il potenziamento delle idrovore sul fiume Bacchiglione. Soddisfazione è stata espressa per il recente finanziamento, deciso dalla Regione Veneto, alla realizzazione di due progetti da tempo in lista d’attesa: le casse di espansione di Trissino per la tutela idraulica della città di Vicenza e la trasformazione in serbatoi idrici delle cave dismesse di Riese Pio X, funzionali alla salvaguardia idrogeologica delle zone di pianura trevigiane e veneziane.

Il rischio non aspetta tempo. “I piani di intervento presentati in questi giorni –  commenta Giuseppe Romano, Presidente dell’Unione Veneta Bonifiche – non sono ovviamente il frutto di un lavoro svolto adesso, bensì la testimonianza del costante presidio territoriale, operato dai consorzi di bonifica. E’ bastato “aprire i cassetti” per dimostrare come i problemi idrogeologici del Veneto fossero conosciuti e le soluzioni indicate. Purtroppo è stata necessaria una disastrosa evenienza alluvionale per creare maggiore sensibilità collettiva verso queste tematiche. Le polemiche, comunque, non servono. Guardiamo avanti, sperando che le nuove volontà espresse in questi giorni non si fermino: per migliorare la sicurezza idrogeologica del nostro territorio servono piani complessivi, di cui noi rappresentiamo una parte importante, cui però vanno affiancati interventi strutturali sulle grandi aste fluviali. Serviranno ingenti risorse ed anni di lavoro; fondamentale, però, è avere la consapevolezza che il rischio non aspetta tempo!”

(fonte Unione Veneta Bonfiche)

Oggi 3 dicembre alle ore 16:30 presentazione a Rovigo della Guida d’Archivio “I precedenti storici del Consorzio Adige Po”.

Il Consorzio di bonifica “Adige Po” di Rovigo, presieduto da Giuliano Ganzerla, organizza per oggi, venerdì 3 dicembre, la presentazione della Guida d’Archivio “I precedenti storici del Consorzio Adige Po” che si terrà alle 16:30 nella sede consortile di Palazzo Campo (via Verdi, 12 Rovigo). Il valore nel contesto polesano dell’opera sarà illustrato da Erilde Terenzoni, Soprintendente archivista per il Veneto, Massimo Canella, Dirigente del Servizio Beni librari, archivistici e musei della Regione Veneto, Francesca Pivirotto, Archivista “L’inchiesta del 1883 sulle condizioni igienico-sanitarie del Polesine” e Lorenzo Maggi, Archivista “I precedenti storici del Consorzio Adige Po e il contributo di Giuseppe Marchiori”.

Il Consorzio di bonifica “Adige Po”, nato dalla fusione dei Consorzi “Polesine Adige Canalbianco” e “Padana Polesana”, gestisce un comprensorio di oltre 120.000 ettari fronteggiando quotidianamente la fragilità idraulica insita nel territorio polesano.
Nell’ottica di sottolineare l’importanza della Bonifica si inserisce anche la presentazione della quinta Guida d’archivio curata dagli “Archivisti Veneti”. I giornalisti sono invitati a partecipare.

(fonte Consorzio di bonifica Adige Po)

Inizia l’invio degli avvisi di pagamento dei contributi consorziali, ecco le modalità

foto Consorzio di bonifica Acque Risorgive

Inizia in questi giorni l’invio degli avvisi di pagamento del contributo consorziale del Consorzio di bonifica “Acque Risorgive”, nato dalla soppressione degli ex Consorzi “Dese Sile” e “Sinistra Medio Brenta”, a seguito dell’entrata in vigore della Legge Regionale che ha riordinato la Bonifica nel Veneto.

Destinatari sono i circa 157.000 contribuenti urbani che risiedono nei 52 Comuni (18 in provincia di Venezia, 23 di Padova e 11 di Treviso) del nuovo comprensorio di Bonifica; la Legge Regionale n. 25 del 19/11/2010 consente, infatti, ai Consorzi di riscuotere, oltre ai contributi provenienti dalle zone agricole, quelli provenienti dalle zone urbane servite da pubblica fognatura. Il tributo da pagare, che viene suddiviso tra gli immobili inseriti nell’archivio catastale del Consorzio, rappresenta il corrispettivo dell’attività che l’Ente, a beneficio di tutti gli immobili ricadenti nel proprio comprensorio, svolge sul territorio. In base alle vigenti disposizioni di legge i proprietari di immobili che traggono beneficio dall’attività del Consorzio, sono tenuti a contribuire alle spese di manutenzione, gestione e sorveglianza delle opere di Bonifica.

Abbassate le spese. Anche per il 2010 la riscossione dei contributi, al pari della spedizione degli avvisi di pagamento, viene effettuata direttamente dal Consorzio e, grazie a tale modalità, vengono abbassate le spese, a tutto vantaggio dei contribuenti. Sono previste varie modalità di pagamento, anche on-line (con carta di credito) collegandosi al sito http://www.acquerisorgive.it. Per informazioni il Consorzio di bonifica Acque Risorgive mette a disposizione dei contribuenti i numeri verdi gratuiti 800.189572 (per il comprensorio dell’ex Cdb Sinistra Medio Brenta), 800.189571 (per il comprensorio dell’ex Cdb Dese Sile) e il fax gratuito 800.190555.

(fonte Consorzio di bonifica Acque Risorgive)

Riduzione rischio idrogeologico nelle zone vicentine, veronesi e padovane a rischio alluvione: incontro stampa Anbi a Vicenza mercoledì 1 dicembre 2010

Il Piano di interventi per la Riduzione del Rischio Idrogeologico nelle zone vicentine, veronesi e padovane a rischio alluvione sarà presentato mercoledì 1 dicembre p.v. alle ore 11.30 nel corso di una conferenza stampa in programma all’Hotel Viest di Vicenza (in via U. Scarpelli, 124).

Saranno presenti il Presidente, Massimo Gargano ed il Direttore Generale dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (Anbi), Anna Maria Martuccelli. Si completa così il concreto impegno dei Consorzi di bonifica per dotare il Veneto di documenti analitici e proposte operative in un campo, quello della gestione idraulica, che non conosce confini amministrativi, ma presenta evidenti interrelazioni fra bacini ricompresi in province diverse ed il cui mancato rispetto può comportare drammatiche conseguenze per le popolazioni residenti. Come le recenti alluvioni hanno dimostrato. I giornalisti sono invitati a partecipare.

(fonte Anbi)

Consorzio di Bonifica Brenta (PD): urge realizzare l’invaso del Vanoi per migliorare sicurezza idraulica nel bacino del Brenta

Nei giorni critici dell’alluvione, che a inizio novembre ha sconvolto migliaia di ettari urbani e agricoli nel Padovano e nel Vicentino, il Consorzio di bonifica “Brenta” ha lavorato, ancora una volta, in silenzio. Ora però, passata la fase acuta dell’emergenza, il presidente dell’Ente consortile, Danilo Cuman, tiene a fare il punto della situazione attuale guardando soprattutto alle prospettive future e alle urgenze cui fare fronte.

Durante l’alluvione di novembre, salvati dal disastro i comuni di Veggiano, Mestrino, Selvazzano, Saccolongo e Rubano.L’idrovora di Brentelle, uno dei cinque impianti di sollevamento del Consorzio – spiega Cuman -, funzionando ininterrottamente nel momento di massima criticità ha protetto un bacino scolante di 2.000 ettari, per lo più urbanizzati, corrispondenti alla periferia nord di Padova, nei comuni di Veggiano, Mestrino, Selvazzano, Saccolongo e Rubano. Il canale Brentella, che collega i fiumi Brenta e Bacchiglione, è fondamentale per scolmare le piene: ma quando se ne parla è indispensabile ricordare la necessità di realizzare a monte, a confine tra il Trentino e il Veneto, l’invaso del Vanoi che consentirebbe di migliorare notevolmente la sicurezza idraulica nel bacino del Brenta”.

Consorzi di bonifica “carrozzoni inutili”? L’utilità e l’urgenza serbatoio del Vanoi è stata ulteriormente confermata durante i recenti episodi alluvionali, quando proprio la presenza di un bacino a monte (il lago del Corlo, nel bellunese) ha fatto sì che il fiume Brenta non provocasse gli stessi danni che il Bacchiglione ha causato nel Vicentino. “A tutt’oggi quando c’è troppa acqua nessuno la vuole, al contrario di quando ce n’è poca. Ebbene –  ribadisce il presidente Cuman – questa mentalità va superata al più presto, intervenendo per prevenire i problemi anzichè limitarsi a gestirli quando si presentano. Non è comunque mai troppo tardi per imparare, anche se c’era già stata l’alluvione del 1966: allora la commissione-De Marchi aveva già dato precise indicazioni, molte però sono rimaste sulla carta. C’è ancora chi parla dei Consorzi di bonifica come di “carrozzoni” inutili, ma i fatti dimostrano il contrario alla faccia degli slogan che testimoniano una palese ignoranza della realtà.

Danni alle opere consortile per 700 mila euro. Mentre per il bacino del Vanoi non resta che auspicare che le istituzioni del Veneto e del Trentino ne accelerino la realizzazione, il Consorzio Brenta ha già pianificato decine di progetti ed interventi per oltre 373 milioni di euro, posti all’attenzione della Regione Veneto, in attesa di finanziamento pubblico. “L’alluvione di inizio novembre ha provocato danni alle opere consortili per 700 mila euro – aggiunge Umberto Niceforo, direttore del Consorzio – soprattutto nell’idrovora di Veggiano che è stata completamente allagata dall’esondazione del fiume Tesina Padovano. Ma fortunatamente il pieno funzionamento dell’idrovora Brentelle ha salvato i centri urbani a nord di Padova. Abbiamo inoltre segnalato alcune opere prioritarie a favore delle zone oggetto degli eventi, per un importo di 8.300.000,00 euro”.

(fonte Consorzio di bonifica “Brenta”)

Emergenza idrogeologica nel padovano: mercoledì 24 novembre 2010 ore 13:00 incontro stampa del Consorzio di bonifica Brenta all’Idrovora di Brentelle (PD)

Piove ancora in Veneto e nel padovano, già provato dall’alluvione, viene naturale porsi alcune domande: se si fermasse l’idrovora di Brentelle, se l’invaso del Corlo fosse colmo, cosa succederebbe? Senza i necessari interventi, è possibile un’altra alluvione? Per illustrare i possibili scenari di emergenza idrogeologica il Presidente Danilo Cuman del Consorzio di bonifica Brenta di Cittadella (PD) ha indetto per mercoledi 24 novembre p.v. alle ore 13:00 una conferenza stampa che si terrà nell’Idrovora di Brentelle (PD) in via Lungargine Brusegana. I giornalisti sono invitati a partecipare. e-mail: info@consorziobrenta.it.

(fonte Unione Veneta Bonifiche)

Emergenza maltempo: vicentino e padovano situazione oramai normalizzata. A Soave, vendemmia salva ma danni al comparto ingenti

foto Asterisco Informazioni

«Qualora nel fine settimana dovesse piovere, il territorio vicentino sarà in condizione di ricevere l’acqua. Certamente non le quantità eccezionali cadute nei giorni scorsi». Il presidente del Consorzio di bonifica “Alta Pianura Veneta”, Antonio Nani, conferma come nel vicentino la situazione sia pressoché normalizzata. «Il Bacchiglione è notevolmente calato, scorre nel suo alveo, riceve senza problemi le acque degli altri corsi, ed è quindi stato possibile “tappare” tutte le falle venutesi a creare sugli argini – spiega –. Il deflusso naturale viene attualmente agevolato anche attraverso il ricorso a impianti ausiliari che pompano 5.000 litri al secondo. Più di così davvero non si può fare». Nel week end le previsioni del tempo non lasciano però del tutto tranquilli. «Eventi atmosferici eccezionali come quello da cui si sta faticosamente ripartendo – aggiunge il presidente Nani – sono fortunatamente rari. Nel caso specifico oltre che per le grandi quantità di pioggia caduta in poche ore, la situazione è stata aggravata dallo scioglimento della neve a partire dalla quota molto elevata di 2.300-2400 metri. Ora come ora possiamo dire che il territorio nei prossimi giorni potrà “gestire” una pioggia normale».

foto Asterisco Informazioni

Allarme rientrato nella Bassa Padovana per quanto riguarda il fiume Bacchiglione. La piena è ormai transitata, le acque del fiume stesso scorrono nell’alveo e continuano lentamente a sfociare in mare. Lungo il Bacchiglione all’altezza, tra gli altri, dei comuni di Bovolenta, Pontelongo, Correzzola e Codevigo, i tecnici del Consorzio di bonifica “AdigEuganeo” stanno monitorando con particolare attenzione la stabilità degli argini falcidiati inevitabilmente dalle consistenti inflitrazioni d’acqua. In località Saletto, invece, nella mattinata di giovedì 4 novembre è stata finalmente tappata (per ora in maniera provvisoria ma ugualmente efficace) la falla del fiume Frassine che non riversa più le sue acque sui campi circostanti. Tuttavia l’attività di sgombero degli stessi è al momento sospesa per l’innalzamento dei livelli del fiume Fratta Gorzone, troppo alti per poter ricevere un ulteriore travaso.

foto Consorzio di tutela Vini Soave)

Nel Soave, sono circa 500 gli ettari di vigneto appartenenti alla denominazione (7000 ettari in totale) ad essere stati interessati dalla violenta alluvione, causando la tracimazione dei fiumi Alpone e Tramigna. Le zone più colpite si trovano nei comuni di Soave e di Monteforte d’Alpone, nella parte sud della doc. L’acqua e il fango hanno raggiunto anche l’altezza di 2 metri, arrivando in alcuni punti a coprire completamente i vigneti. Impossibile ad ora fare una stima precisa dei danni alla filiera vitivinicola, motore dell’economia locale. Fatta salva la vendemmia, conclusa già da giorni, si tratterà di valutare adesso quanto siano state compromesse le strutture produttive. Al momento infatti si registrano ingenti danni agli impianti elettrici e ai sistemi informatici delle aziende, difficilmente recuperabili. A questo si aggiungono i danni ai magazzini, alla perdita di materiale lì stivato, ai macchinari e annessi rustici delle aziende viticole che ospitano trattori e macchine operatrici, oltre ai danni alle botti in quelle cantine che risultano ancora sotto acqua. Nell’ambito dei 500 ettari ancora invasi da acqua e fango sarà inoltre necessario valutare i tempi e i costi del ripristino della viabilità rurale e delle reti per il deflusso delle acque, oltre ai costi per l’eventuale recupero delle altre strutture gravemente compromesse dall’evento.
In una situazione di tale emergenza il fattore umano ha fatto la differenza, mettendo in evidenza il ruolo strategico dei viticoltori della zona, quali figure che presidiano e tutelano il territorio. Sono stati molti i produttori e i viticoltori che si sono impegnati in prima persona e con i mezzi a loro disposizione – trattori, carri e rimorchi – nelle operazioni di sgombero e di salvataggio. A Soave e Monteforte d’Alpone si è creata una vera e propria rete di solidarietà che ha saputo dare un aiuto concreto nelle fasi di soccorso. Oltre al trasporto degli sfollati, molti viticoltori si sono impegnati nelle operazioni di pulizia trasportando terra e materiale di diverso tipo, curandosi di sistemare negli appostiti luoghi per lo smaltimento differenziato quanto di irrecuperabile.

(fonte Asterisco Informazioni)

Emergenza idrogeologica al Nord Italia: Consorzi di bonifica in prima linea

Vicenza: via XX settembre all'altezza della pasticceria Bolzani (foto 2punti.it)

Di fronte all’emergenza idrogeologica che sta colpendo il Nord Italia, Massimo Gargano, presidente Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.) afferma: ” I Consorzi di bonifica sono in prima linea e continueranno a fare la loro parte, spetta però a Governo e Regioni operare scelte concrete per la prevenzione della sicurezza del territorio”.

L’Italia non può permettersi la perenne emergenza. “Stavolta il maltempo colpisce il Nord Italia e, per l’ennesima volta, siamo a piangere morti e contare i danni, scrutando il cielo – continua Gargano-. Da molte ore i lavoratori dei consorzi di bonifica sono impegnati, assieme alle altre realtà operanti sul territorio, a contenere le conseguenze di una situazione di grave crisi idrogeologica; abbiamo grande stima per l’opera della Protezione Civile, ma l’Italia non può permettersi di operare perennemente in emergenza. E’ necessario investire nella prevenzione.”

Ancora nello scorso febbraio, abbiamo presentato un Piano Pluriennale per la Riduzione del Rischio Idrogeologico, che prevede 1365 interventi, perlopiù immediatamente cantierabili in tutte le regioni italiane, per un investimento complessivo di 4.183 milioni di euro da reperire anche attraverso una proiezione quindicennale dell’impegno di spesa, che potrebbe realizzarsi mediante mutui.  “Siamo tuttora in attesa – conclude Gargano – di un cenno di disponibilità da parte del Ministero dell’Ambiente. Noi continueremo a fare la nostra parte, ma ci appelliamo a Governo e Regioni, affinchè si dia vita ad un programma di azioni concrete in grado di ridurre il sempre più grave rischio idrogeologico dando, alle comunità ed al territorio, quella sicurezza, elemento indispensabile allo sviluppo della vita sociale ed economica.”

(fonte Anbi)

Adige: più acqua per dare più sicurezza e avere meno costi

paesaggio con fiume Adige

Alzare il livello del fiume Adige, migliorando sicurezza idrogeologica ed ambiente: è il progetto presentato a Legnago dal presidente del Consorzio di bonifica Veronese, Antonio Tomezzoli, all’assessore all’ambiente della Regione Veneto, Maurizio Conte.

L’Adige è il secondo fiume d’Italia e la prima risorsa idrica del Basso Veneto, ma sta “morendo” a causa del continuo abbassamento del fondale: in media, ben 6 metri in circa 50 anni (in alcune zone anche oltre 8 metri!); tale fenomeno sta avendo importanti conseguenze sulle attività agricole, dato che l’acqua irrigua deve essere pompata dal fiume con notevoli costi e non più semplicemente derivata dai sifoni (a costo zero), come accadeva una volta. Inoltre ci sono gravi problemi di sicurezza idraulica: l’erosione dell’alveo mina, infatti, la stabilità delle fondazioni dei ponti, come è già accaduto a Legnago e sta ora accadendo ad Albaredo.

Obiettivo: stabilizzare il fondo del fiume. L’ente consortile ha così predisposto uno studio di fattibilità per “stabilizzare” il fondo del fiume, riportandolo al livello del 1996, mediamente 2 metri più alto rispetto all’attuale quota. Il progetto pilota prevede la realizzazione di una o più “soglie”, cioè muraglioni subacquei in pietra, che attraversano l’alveo e ne stabilizzano il fondo. “ E’ un progetto, che certo dovremo prendere in considerazione – commenta l’assessore Conte – Si potrebbe ampliarlo, creando salti d’acqua per produrre energia idroelettrica.” Lo studio di fattibilità delle prime 2 soglie è stato già approvato dall’Autorità di Bacino dell’Adige, ma ora è fermo in attesa di uno studio di fattibilità, esteso a tutto il tratto di fiume da Zevio fino al mare. “L’Adige – spiega il direttore, Roberto Bindi fatto non è più un fiume: è diventato un vero e proprio canale regolato, giacchè tutta l’acqua proviene da bacini idroelettrici del Trentino Alto Adige. Ne è stata così modificata la struttura e la vita naturale: venendo meno l’apporto di detriti provenienti da monte, il fondo si è sempre più abbassato nel tratto di pianura.” Il progetto ora presentato prevede la costruzione di una prima soglia in pietrame nella zona di Legnago; qualora i risultati non fossero soddisfacenti, la briglia potrà essere rimossa senza alcun danno ambientale.

(fonte Asterisco Informazioni)

Bonifica e territorio: raccolta firme di Cia Veneto per modifica legge regionale

Lo scorso 2 luglio è scattata  la raccolta firme di Cia Veneto per la presentazione della proposta di legge d’iniziativa popolare di modifica della legge regionale sulla Bonifica e la tutela del territorio. L’obiettivo ambizioso è di raggiungere entro l’anno 20.000 firme.

Poca chiarezza. Alla base della raccolta firme, l’accusa da parte di Cia a Regione Veneto e Consorzi stessi di immobilismo, poca informazione sulle risorse disponibili e scarsa chiarezza sulla nuova legge che regola i consorzi veneti entrata in vigore circa 6 mesi fa. In particolare, non sono chiare, secondo Cia,  le nuove disposizioni che prevedono l’assegnazione di un contributo per lo scolo delle acque provenienti da immobili urbani serviti da pubblica fognatura a carico dei gestori del servizio idrico integrato. Una somma questa considerata dalla Cia significativa, visto che è pari fino a un quarto delle entrate totali dei consorzi.

La proposta di modifica di Cia Veneto. Questi i capisaldi: 1) allargamento degli organi amministrativi (Assemblea e reintroduzione Collegio dei Revisori); 2) introduzione di criteri e di modalità certe nelle elezioni; 3) riaffermazione del potere impositivo dei Consorzi; 4)  distinzione e/o parità  del ruolo degli eletti ( contribuenti) e dei nominati (enti pubblici), parificazione dei contribuenti; 5) diminuzione degli indici di contribuenza dei terreni agricoli che svolgono una funzione attiva nella difesa idraulica del territorio.

(fonte Cia/La Nuova Venezia)