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Sisma, Stelluto: “Siamo persone e cittadini, non solo clienti”

(di Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV) Un terremoto, come quello che ha colpito l’Emilia Romagna, induce molte riflessioni. La prima, evidente è sulla caducità della vita: pochi secondi e ci si ritrova senza casa, lavoro, magari affetti familiari: soprattutto, senza futuro.

Ci si accorge che, aldilà delle frasi di prammatica, si è soli perché, passata l’emozione, la comunità guarda già oltre; ora, per giunta, non ci sono più risorse per poter fare fronte a questa come ad altre calamità: si dichiarano stanziamenti, di cui realmente arriva solo una piccola parte (a proposito: le donazioni via SMS giungono completamente a destinazione o sono oberate di qualche balzello?). Per il resto bisogna arrangiarsi.

Capita così che non ci siano disponibilità economiche per mettere in sicurezza idraulica il territorio già martoriato dal sisma: se non piove sarà siccità e perdita di raccolti, perché gli impianti irrigui sono disastrati; se piove sarà rischio alluvione, perché le grandi centrali idrovore sono pericolanti. Occorre intervenire subito, non lambiccarsi in parole.

Ragionando in prospettiva, siamo invitati ad assicurarci contro le calamità naturali, poiché lo Stato non è più in grado di intervenire. E’ il business del domani e così si viene a sapere che i grandi capitali internazionali stanno analizzando le nostre prospettive di vita per decidere, dove posizionarsi ed ovviamente lucrare sulle nostre esistenze.

Guardando gli occhi spaesati e generalmente gioiosi di gente laboriosa come quella dell’Emilia Romagna, viene da chiedersi: ma l’umanità alberga ancora in qualche dove?

Anbi: no a blocco impianti idraulici zone terremoto

“Dobbiamo evitare che gli impianti idraulici si fermino definitivamente”: è questo l’obbiettivo indicato dal Presidente A.N.B.I. (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni), Massimo Gargano al Sottosegretario all’Agricoltura, Franco Braga, accompagnato in sopralluogo alle centrali idrovore ed agli impianti irrigui resi inagibili dal terremoto nelle aree di confine tra Emilia Romagna e Lombardia.

Rete idraulica, danni per 70 milioni di euro. L’esponente del Governo ha annunciato che incontrerà il Ministro allo Sviluppo Economico, Passera, per la determinazione delle risorse disponibili; da una prima stima, i danni alla rete idraulica ammonterebbero a 70 milioni di euro.

Irrigazione coltivazioni a rischio. Due le priorità condivise: innanzitutto riattivare il servizio di irrigazione per evitare gravi danni a produzioni, simbolo del “made in Italy” agroalimentare nel mondo; contestualmente rendere nuovamente operativi i grandi impianti idrovori (attualmente sono dichiarate pericolanti le centrali di Pilastresi e Ca’ Bianca nel ferrarese; Mondine nel mantovano), da cui dipende la sicurezza idrogeologica di una vasta ed abitata area della Pianura Padana, che il blocco delle idrovore espone ad altissimo rischio di alluvione in caso di forti piogge; per questo, i consorzi di bonifica evidenziano la necessità di interventi solleciti. Solo in una seconda fase, invece, si potrà provvedere al rinforzo degli argini, danneggiati dal sisma.

In Emilia, realizzato il 2% del PIL italiano. Soddisfazione per l’impegno assunto dal Governo è stato espresso anche dal Direttore Generale A.N.B.I., Anna Maria Martuccelli, mentre il Presidente dell’Unione Regionale Bonifiche Emilia Romagna, Massimiliano Pederzoli, sottolineando la voglia di riscatto delle genti terremotate, ha sottolineato come in quelle zone si realizzi il 2% del Prodotto Interno Lordo italiano. Il Sottosegretario Braga ha infine annunciato la disponibilità del Governo a condividere con ANBI e con i suoi tecnici l’individuazione di soluzioni antisismiche provvisorie, ma capaci di garantire la ripresa delle attività.

(Fonte: ANBI)

Italia a “rischio terremoti” da sempre, a dimostrarlo il progetto transfrontaliero antisismico “Hareia”, che ha catalogato i terremoti storici avvenuti in Italia e in Austria

da sx, Rodolfo Bassan, direttore ARPAV Belluno, Mariano Carraro, segretario generale all’Ambiente Regione Veneto e Antonio Cavinato, geologo ARPAV Belluno

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Lavorare sulla prevenzione e dunque rivedere la mappa delle zone sismiche in Italia (la più recente è quella istituita una decina d’anni fa dopo il terremo del 2002 in Molise, ndr) nonché istituire una sorta di carta d’identità di ogni immobile per certificarne la sicurezza in caso di sisma: questa l’unica “arma” che abbiamo per rendere meno pericolosi i terremoti, vista l’incapacità di poterli prevedere e soprattutto alla luce del fatto che l’Italia è tra i Paesi d’Europa e al mondo a più alto rischio sismico, come dimostrano i terremoti avvenuti nell’arco dei secoli scorsi nel Belpaese.

Si è parlato di “Hareia”. Di questo si è parlato mercoledì 30 maggio scorso in occasione dell’incontro di aggiornamento professionale ARGAV al circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD) con Mariano Carraro, segretario generale all’Ambiente della Regione Veneto, Rodolfo Bazzan ed Antonio Cavinato, rispettivamente direttore e geologo del Dipartimento ARPAV Belluno, che hanno illustrato ai presenti il progetto transfrontaliero antisismico “HAREIA” (Historical And Recent Eartquakes in Italy and Austria)”, iniziativa comunitaria cui hanno partecipato il Land Tirol, in qualità di Lead Partner, la Provincia Autonoma di Bolzano, la Regione Friuli Venezia Giulia e ARPAV in rappresentanza della Regione Veneto e i cui risultati saranno resi noti nei prossimi mesi del 2012.

Attivati 3 sismografi in provincia di Belluno. Con il progetto HAREIA si è provveduto al completamento della rete sismografica esistente nell’arco alpino orientale con l’attivazione di dodici sismografi di cui 3 in provincia di Belluno (a Cadola di Ponte nelle Alpi presso un istituto scolastico, a Danta di Cadore e sul Passo Valles nel Comune di Falcade). Il progetto ha quindi elaborato un catalogo comune transfrontaliero dei terremoti storici. Questo importante patrimonio informativo potrà essere utilizzato per elaborare misure di prevenzione e piani di protezione civile.