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Espropri Pedemontana, c’è l’accordo

Lo scorso 10 marzo, nella sede di Veneto Strade a Mestre (Ve), è stato firmato dall‘assessore regionale Mobilità e Infrastrutture Renato Chisso, i manager di Sis-Itinere e le associazioni di categoria l’accordo sulle procedure di esproprio della superstrada Pedemontana, l’arteria che collegherà l’A27 tra Conegliano e Treviso con l’A4 dopo Vicenza Ovest, zona dell’Alta pianura veneta altamente edificata e industrializzata.

Tutti i numeri della Pedemontana. 140 milioni di euro il finanziamento a disposizione per le indennità previste dal Piano Economico Finanziario, gli espropri interessano 7,8 milioni di metri quadri (800 ettari di terreno fertile) mentre le aziende coinvolte sono 2.843, per un tracciato lungo 94 km di cui 43 in trincea, 36 in rilevato, 14 in galleria e uno su viadotto. A firmare l’accordo insieme al commissario delegato Silvano Vernizzi, Giorgio Piazza di Coldiretti Veneto, Valter Brondolin di Cia, Renzo Aldegheri di Copagri, Guidalberto di Canossa di Confagricoltura e Paolo Casagrande di Anpa.

I commenti di Coldiretti e Confagricoltura Veneto. “Da parte nostra – ha riferito Giorgio Piazza di Coldiretti Veneto – abbiamo lavorato per la massima tutela delle imprese agricole e delle loro proprietà, assicurando al meglio l’aspetto ambientale e il riconoscimento adeguato degli indennizzi pari a tre volte tanto il valore agricolo dei terreni soggetti all’esproprio”. “La preoccupazione di Confagricoltura Veneto – ha commentato Guidalberto di Canossa – è sempre stata quella di fare tutto il possibile perché i diritti degli espropriati vengano salvaguardati. A questa logica, fatta propria dalla Regione Veneto, appartiene la positiva stagione degli accordi regionali in materia di espropri, avviata con quello sottoscritto per il Passante di Mestre; una scelta che ha permesso di ridurre il contenzioso garantendo, per quanto possibile, un rapido ed equo indennizzo non solo agli agricoltori espropriati ma anche a tutti coloro comunque danneggiati dalla realizzazione delle opere”.

Novità e tempistica. L’accordo è stato pensato sulla base di quello fatto per il Passante con l’aggiunta di alcune novità che dovrebbero diminuire i contenziosi, tra cui l’indennità per il rumore e le vibrazioni per chi si trova entro la fascia dei 40 metri dal ciglio stradale (per il Passante erano 60). Se il valore del danno è oltre il 75 per cento, il proprietario ha la possibilità di essere espropriato oppure gli può essere riconosciuto il danno in termini economici. E’ stata creata una commissione “conciliativa” composta da 8 persone: 4 rappresentanti del mondo agricolo, 3 di nomina commissariale e un avvocato veneziano al servizio degli espropriandi che non trovano un accordo. L’80 per cento del denaro arriverà al momento della firma, il 20 per cento alla conclusione del frazionamento. I primi espropri inizieranno tra 6 mesi, i cantieri dopo l’estate.

(fonte: Regione Veneto/Coldiretti Veneto/Confagricoltura Veneto)

Un piano nazionale d’intervento per riportare la carne di coniglio sulla tavola degli italiani

Veneto Agricoltura da tempo tiene sotto la lente di ingrandimento alcuni comparti del settore primario, come quello della coniglicoltura. Perché? Perché il coniglio richiama la tradizione contadina; carne prelibata per puerpere e festività, forma di reddito integrativo per le famiglie mezzadrili, anche moneta per pagare i vecchi canoni d’affitto; per cui un tempo tutti avevano i conigli e li sapevano allevare. E’ quanto sostenuto da Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura nell’aprire i lavori del Convegno nazionale svoltosi lo scorso 9 marzo 2010 nella Corte Benedettina di Legnaro (PD). Il Piano nazionale di intervento per il settore cunicolo, presentato in anteprima da Giovanni Di Genova della Segreteria Tecnica del MIPAF,  individua interventi e linee d’azione finalizzati al potenziamento economico e produttivo di uno dei settori forti della economia agricola nazionale e veneta al fine di sostenerne la competitività sui mercati, sia quello interno che quello internazionale.

Italia secondo produttore al mondo dopo la Cina, a contenderci il posto c’è il Venezuela. Nonostante questo “podio”, nell’ultimo decennio abbiamo assistito a una significativa crisi di redditività per i nostri produttori, è stato detto dal V.Presidente di AVITALIA e Presidente del “Coniglio Veneto” Stefano Bison. Diversi sono stati i fattori: variabilità dei prezzi, stagionalità della domanda, ciclicità delle produzioni, evoluzione continua delle norme su qualità, sicurezza alimentare e benessere animale; una struttura produttiva molto polverizzata, l’assenza di specifiche ed adeguate politiche di promozione e informazione alimentare, consumatori con un’età anagrafica alta.

Tutti i numeri della coniglicultura. Comunque, il comparto cunicolo chiude un’annata migliore delle precedenti proprio sul piano della redditività, grazie alla tenuta delle quotazioni sul mercato all’origine e al contenimento dei costi di produzione, che ha consentito agli allevamenti almeno di non produrre in perdita. La produzione mondiale annua di carne di coniglio, ha segnalato Gabriele Zampieri di Veneto Agricoltura, è stimata in circa un milione di tonnellate, metà delle quali prodotte nell’Unione Europea. I principali produttori sono la Cina, con circa un terzo del totale, l’Italia (un quinto), Spagna e Francia (9%), in crescita come detto il SudamericaIn Italia la coniglicoltura è un importante settore della zootecnia da carne, dopo quello dei bovini, dei suini e dei polli, con una produzione lorda vendibile di circa 340 milioni di euro. Sono oltre diecimila gli addetti, attivi direttamente e nell’indotto. A concorrere alla produzione di 43.450 tonnellate di carni macellate è soprattutto il Nord, con oltre i quattro quinti (82,18%) della produzione italiana. Regioni leader il Veneto, con ben il 39,6% della produzione complessiva, l’Emilia Romagna con il 22,3%, il Piemonte con l’11,2% e la Lombardia con il 9,1%. Oggi la provincia di Treviso ha circa il 40% della produzione cunicola veneta, seguita dalle provincie di Padova, Verona, Vicenza e Venezia. Per Belluno l’attività cunicola si colloca nella Valbelluna e per Rovigo nell’alto Polesine.

La realtà cunicola veneta è molto composita.  Si va dagli allevamenti di qualche centinaio di conigli a quelli con svariate migliaia. La gestione del coniglio richiede professionalità e dedizione dovendolo accudire per 365 giorni all’anno, alla stessa stregua delle vacche da latte. Ragion per cui il livello professionale veneto è più che buono. Benessere animale, prassi igienica, salubrità del prodotto e tracciabilità sono le garanzie che gli allevatori di coniglio del Veneto offrono ai consumatori. Il bilancio dell’ultimo quinquennio però è fortemente negativo avendo avuto un anno positivo, tre consecutivi negativi e quest’ultimo a pareggio. La realtà del mercato ha portato purtroppo al fermo produttivo di molti allevamenti ha segnalato Bison. Stime di questi giorni, è emerso duirante il dibattito, calcolano nel Veneto un calo attorno al 15% che porta, nel 2009, la produzione attorno ai 19/20 milioni di conigli prodotti. Ciò anche perché il comparto si caratterizza per uno spiccato individualismo che indebolisce i produttori e impedisce l’effettuazione di azioni comuni di sostegno.

La crisi si vince informando scuole, mense scolastiche, pediatri. E’ necessaria infatti una azione di comunicazione sulle qualità della carne di coniglio coinvolgendo ad esempio le scuole, le mense scolastiche e i pediatri: idee queste contenute nel nuovo Piano nazionale. Quella del coniglio infatti è una carne magra, povera di colesterolo, adatta ai bambini ed alle puerpere, che può essere tranquillamente acquistata e facilmente consumata, come quella del pollo. Nonostante ciò, per quanto riguarda i consumi, si registra una marcata diminuzione della domanda interna (superiore al 10%), preoccupante sia dal punto di vista alimentare che per il futuro del comparto.

(fonte: Veneto Agricoltura)

320 milioni di euro per gli agricoltori italiani in difficoltà

La Commissione europea ha autorizzato un regime di aiuti per circa 320 milioni di euro destinato a sostenere gli agricoltori in difficoltà a causa della crisi finanziaria ed economica in corso. Gli aiuti che dipendono da questo nuovo regime potranno essere concessi, per un massimo di 15.000 euro ad azienda, fino al 31 dicembre 2010 e saranno erogati sotto varie forme dagli enti locali e regionali, nonché da altre istanze pubbliche.

Il regime italiano è aperto agli agricoltori di tutti i sottosettori della produzione agricola primaria, sempre che non risultassero già in difficoltà in data 1° luglio 2008 (ovvero prima dell’inizio della crisi). Questo regime completa altre misure di crisi già realizzate dall’Italia ai sensi del quadro temporaneo per gli Aiuti di Stato e approvate dalla Commissione e, naturalmente, rispetta tutte le condizioni instaurate dal quadro temporaneo per gli Aiuti di Stato. Il testo integrale della decisione della Commissione sarà pubblicato nel Registro degli Aiuti di Stato sul sito della DG Concorrenza con il numero 686/2009 http://ec.europa.eu/competition/state_aid/register/ (Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Piante officinali, “nuova” risorsa per valorizzare la montagna

Camomilla, lavanda, melissa, malva, timo, rosmarino: le piante officinali sono utilizzate dai tempi più remoti come alimento, per aromatizzare vivande, preparare infusi e tisane nonché per la cura e il benessere del corpo. Ebbene, oggi possono rappresentare un nuovo strumento per valorizzare la montagna, implementare l’offerta integrata prodotti/territorio, generare e favorire il turismo “naturale” nelle aree più marginali. E’ il messaggio scaturito a Vigalzano di Pergine Valsugana (Tn), nella sede periferica dellIstituto Agrario, nell’ambito del convegno organizzato lo scorso 3 marzo sulle esperienze di coltivazione delle piante officinali e aromatiche che ha visto una buona partecipazione di produttori e appassionati, in cui sono intervenuti i tecnici del progetto speciale “produzioni ortoflorofrutticole” dal Centro Trasferimento Tecnologico, ricercatori e operatori del settore provenienti da varie regioni alpine.

Una nuova e buona integrazione di reddito per gli agricoltori. Il settore delle piante officinali cresce e riscontra sempre maggior interesse presso i consumatori. In particolare per chi opera nel settore agricolo, queste erbe dalle particolari proprietà di cui è ricchissimo il Trentino, sono diventate negli ultimi anni una nuova e buona integrazione di reddito, soprattutto nelle aree marginali. “Un numero sempre maggiore di agricoltori –spiega il tecnico Flavio Kaisermann, che ha moderato l’incontro-  le coltiva nei propri orti per poi trasformarle e commercializzarle sottoforma di tisane, prodotti alimentari come sali e confetture alle erbe, ma anche cosmetici, soprattutto sali da bagno e creme”. L’utilizzo di tali prodotti si è particolarmente diffuso presso le varie strutture ricettive in ambiente rurale, nei mercati agricoli di prossimità ed attraverso reti commerciali dedicate.

La Provincia di Trento ha creato l’albo dei produttori e un marchio apposito.  “Con l’adozione di una serie di provvedimenti normativi nel corso dell’anno 2008 la Provincia di Trento ha voluto favorire lo sviluppo del settore delle piante officinali” ha affermato Federico Bigaran, dell’Ufficio produzioni biologiche della Provincia autonoma di Trento. E’ stato creato un albo dei produttori e un apposito marchio, “Trentinerbe”, per valorizzare le produzioni trentine, qualificare i prodotti e garantire il consumatore attraverso controlli rigorosi. Attualmente operano in provincia di Trento due associazioni di coltivatori di erbe officinali,Montagna & Benessere” e “Florere”, ma anche numerosi singoli produttori.

Prossimo incontro sulle erbe officinali il 20 marzo alla Mostra mercato dell’agricoltura di montagna
. Per coltivare le piante officinali è necessaria un’adeguata preparazione ed il compendio normativo ha previsto l’istituzione di specifici corsi formativi. Come quello organizzato per il secondo anno dall’Istituto di San Michele, che ha registrato un elevatissimo numero di iscritti. Nel corso dell’incontro si è parlato di coltivazione di piante alimentari spontanee (Dente di cane, Pungitopo, Silene, erba “Buon Enrico”, ecc.) e della proposta dell’orto botanico di valle, uno strumento per integrare l’offerta turistica, che prevede la messa a dimora di diverse piante officinali e non (alimentari, tessili, per tisane, ad uso cosmetico, coloranti, per la cura degli animali) tradizionalmente coltivate e utilizzate un tempo dagli abitanti del luogo. Di erbe officinali e aromatiche si parlerà anche il 20 marzo, alle 14.30, a Trento fiere, nell’ambito della Mostra mercato dell’agricoltura di montagna.

(fonte Fondazione Edmund Mach Istituto Agrario di San Michele all’Adige)