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Imu:le organizzazioni agricole chiedono di rinviare i pagamenti al 15 dicembre

Sull’Imu agricola la strada scelta dal governo, con l’emendamento al decreto fiscale, non è sufficiente. Le proposte non sono infatti ancora coerenti con gli impegni assunti dall’esecutivo al Tavolo di confronto con le organizzazioni agricole. Appare opportuno che per l’agricoltura il pagamento venga rimandato al prossimo 15 dicembre, al termine dell’operazione di accatastamento dei fabbricati rurali che scade il prossimo 30 novembre. Soltanto allora sarà, infatti, possibile quantificare il gettito che il settore dovrà sostenere e ridefinire, di conseguenza, come condiviso al Tavolo, le aliquote sui fabbricati.

Azione congiunta delle organizzazioni agricole. La stessa norma di esenzione per i fabbricati siti nei territori montani al di sopra dei mille metri, se non corretta, suona come una beffa, poiché gli agricoltori di quelle zone saranno chiamati a pagare, per la prima volta, l’Irpef. Anche questa norma, dunque, necessita di correzione. E’ quanto sollecitano Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri in un comunicato congiunto.

(Fonte: Confederazione Italiana Agricoltori)

Aziende del latte vicentine e trevigiane vantano crediti verso lo Stato per 14 milioni di euro, in difficoltà oltre un migliaio di famiglie

da six Gianni Pinton (Latterie Vicentine), Lorenzo Brugnera (Latteria di Soligo), Alberto Bizzotto (Centrale del Latte di Vicenza)

Latteria di Soligo, Latterie Vicentine e Centrale del Latte di Vicenza lanciano un forte grido d’allarme alla politica, alle associazioni di categoria e alle organizzazioni sindacali affinché lavorino in rete per tutelare le imprese venete del lattiero caseario. Motivo del contendere con lo Stato è il mancato rimborso die crediti Iva che al 31.12.2011 ammonta ad una cifra complessiva di 14 milioni di euro, ma che al 30 Marzo 2012 è destinata a salire di altre 3 milioni di euro.

Ritardi insostenibili. La necessità di liquidità da parte di queste tre aziende, si fa sempre più urgente e il ritardo dello Stato nell’erogazione del debito dovuto è oramai insostenibile: “Abbiamo dei buoni rapporti con i creditori – ha spiegato Gianni PintonPresidente di Latterie Vicentine, e paghiamo i fornitori e il latte ai soci produttori entro 70 giorni dal conferimento. In questa filiera l’unico soggetto non virtuoso è lo Stato e noi ci troviamo a sostenere un ruolo che non è nostro: stiamo facendo da banca allo Stato.”

La questione dell’Iva, nel settore lattiero caseario è infatti un pò particolare, le cooperative e le aziende che operano nel settore acquistano il latte dal produttore con l’Iva al 10%, acquistano i beni di consumo (carta, confezioni…) con l’Iva al 21% e rivendono il prodotto finito con l’Iva al 4%. Il gap di Iva viene colmato per una parte attraverso la compensazione che prevede però un tetto massimo di 516.000 euro l’anno, una cifra che è sostenibile per aziende medio piccole, ma che è inefficace per realtà più grandi, che quindi si trovano ad essere creditori nei confronti dello Stato. Latterie Vicentine infatti ha una base sociale di 470 aziende e Latteria di Soligo conta su una base di oltre 250 soci. Il mancato recupero dell’Iva dovuta da parte dello Stato sta mettendo in difficoltà oltre 700 aziende territoriali.

Pagare i debiti, così lo Stato salva il Mady in Italy. “Stiamo soffrendo amaramente – ha spiegato Lorenzo Brugnera, Pres. Latteria di Soligo. Se l’Italia vuole mettere in difficoltà le aziende produttrici di base dell’agricoltura territoriale ci sta riuscendo, poi però è inutile riempirsi la bocca con il tanto decantato Made in Italy. Noi vogliamo investire nella ricerca, competere e garantire un futuro a questo settore nei mercati, ma abbiamo bisogno che i patti vengano rispettati. La BCE da i soldi alle banche con l’interesse all’1%, le banche li danno a noi, quando ci concedono un prestito, con l’interesse al 5% se questo è sviluppo. Oggi ci troviamo a dover chiedere prestiti alle banche perché lo Stato non ci da soldi per 14 milioni di crediti accertati dall’Agenzia delle Entrate. La situazione è grave.”

In difficoltà oltre un migliaio di famiglie. “Si tratta di un problema generalizzato – è intervenuto Alberto Bizzotto, AD de LA Centrale del Latte di Vicenza, che si trascina da troppo tempo. Ora la situazione è davvero insostenibile ed è venuto il momento di dirlo con forza. Per questo abbiamo voluto a questo incontro anche la politica, le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria. E’ fondamentale che nasca un’azione comune per risolvere il problema.” “Lo Stato pretende dai cittadini il rispetto delle regole – ha affermato Gianni Pinton – bene è giusto che sia esso stesso a dare l’esempio per primo. Così sta mettendo in difficoltà oltre un migliaio di famiglie che gravita attorno all’attività di Latterie Vicentine. Io ho l’obbligo di dare risposte ai miei associati e ai miei dipendenti e pertanto ho il dovere, nel pieno rispetto dei ruoli, di fare la voce grossa se vedo lesi i nostri diritti. L’Agenzia delle Entrate ci ha accordato il credito, ora tocca ad Equitalia corrispondere la cifra, ma a quanto pare per la provincia di Treviso e quella di Vicenza i rubinetti sono chiusi. Non così la situazione per province come Mantova o Belluno, dove il credito è già stato corrisposto. Ci chiediamo il perché di questo trattamento.”

Chiesto l’intervento delle Istituzioni regionali. “Abbiamo già spiegato al situazione anche alla Regione del Veneto e all’Assessore Manzato – ha proseguito il Presidente Brugnera – ci auguriamo che ora la Regione faccia tutto quello che è in suo potere per portare avanti queste istanze legittime, e che l’argomento sia portato nella prossima conferenza Stato-Regioni.” Per le associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali erano presenti: Giorgio Piazza Pres. Coldiretti Veneto, Walter Brondolin Dir. CIA Veneto e Adolfo Andrighetti di Confagricoltura, mentre per i sindacati era presente Ugo Costantini della Cigl Veneto, che hanno fatto quadrato intorno alle istanze delle aziende, condividendo il grido d’allarme lanciato ed impegnandosi a portare la questione sul tavolo nazionale per trovare quanto prima risposta.

Presto un’Interrogazione Parlamentare. Per il mondo della politica locale erano presenti Floriano Zambon, Vicepresidente della Provincia di Treviso in rappresentanza dei parlamentari del Pdl,  l’On. Simonetta Rubinato (PD) e l’On. Antonio De Poli (UDC) che hanno raccolto i problemi emersi nel corso dell’incontro ed hanno proposto la presentazione al Ministro di un’Interrogazione Parlamentare Urgente, da condividere con le altre forze politiche venete, per chiarire il perché del ritardo nei pagamenti risolvendo in tempi rapidi la situazione e soprattutto il perché di una tale disparità di trattamento tra province. L’On. De Poli ha inoltre avanzato la possibilità di richiedere un incontro diretto con il Min. Passera per stabilire le modalità d’intervento al fine di risolvere questa situazione.

(Fonte: Latteria di Soligo/Latterie Vicentine/Centrale del latte di Vicenza)

CODIRO, 40 anni in difesa delle colture polesane

Quarant’anni di associazionismo hanno consentito di abbattere i costi delle polizze assicurative ed hanno garantito contro le calamità atmosferiche 2.525 imprese agricole socie (dati al 2011) per un valore assicurato di oltre 135 milioni di euro. Il futuro è fatto di polizze agevolate multirischio e fondi mutualistici per contrastare i cambiamenti climatici e l’altalena dei prezzi, finanziati con contributi europei. Ha festeggiato così il compleanno della maturità il “Consorzio polesano di difesa di attività e produzioni agricole” (Codiro), che ieri ha organizzato un convegno celebrativo e informativo al Censer, con la collaborazione del sistema dei consorzi di difesa nazionale Asnacodi e regionale Condifesa Veneto.

Quale futuro per la copertura dei rischi in agricoltura?Il presidente del Codiro, Mauro Giuriolo, ha fatto un excursus storico: «Il Consorzio è stato costituito l’8 marzo 1972 con 32 soci fondatori – ha ricordato – A fine 1973, dopo il primo anno di operatività delle polizze assicurative limitate a frutta, uva e pomodoro, contava 865 soci per un valore assicurato di tre miliardi e 158 milioni di vecchie lire (1,6 milioni di euro). Oggi – ha detto Giuriolo – siamo 2.529 soci con un valore assicurato di 135 milioni di euro fra produzioni vegetali, serre e strutture per impianti frutticoli, allevamenti di bovini e suini. Nel 2007 abbiamo introdotto le polizze pluri-rischio (copertura per i vento in aggiunta alla grandine); nel 2010, le polizze multi-rischio (grandine, vento, gelo e brina, eccesso di pioggia, siccità, colpo di sole, alluvione) che nel 2011 hanno inciso per il 30 per cento sul totale delle polizze: un orgoglio per noi ed una migliore copertura assicurativa per i nostri soci».

Cosa succede con la PAC post 2013. Il futuro del Codiro e del sistema dei consorzi di difesa è destinato ad aumentare di importanza poiché le ultime riforme della Politica agricola comunitaria/ Pac (la Healt check 2009-2013 e l’Europa 2020 2014-2020), ovvero di tutto il sistema di finanziamento europeo al settore primario, stabiliscono un contributo del tutto nuovo per la gestione del rischio in agricoltura, ossia per le assicurazioni e la mutualità. «La riforma della Pac che entrerà in funzione dal 2014 fino al 2020 – ha spiegato Angelo Frascarelli, professore associato di “Economia e politica agraria” all’Università di Perugia – in materia di gestione rischi, parte da due problematiche: i cambiamenti climatici che faranno aumentare gli eventi estremi nei prossimi anni (per l’Italia: rischio siccità e precipitazioni abbondanti e concentrate in brevi periodi, ondate di caldo ed erosione del suolo); e l’impressionante volatilità dei prezzi, che è diventata un fatto strutturale, ineliminabile, con la quale bisognerà convivere». Se questo è il futuro, un buon sistema assicurativo, che preveda entrambi questi “rischi” è una delle strategie necessarie per le aziende agricole. Infatti: «La Pac prevede fondi per i rischi sia nelle Ocm vino e ortofrutta – ha spiegato Frascarelli – ma, soprattutto, ed è la vera novità, prevede che i contributi europei arrivino attraverso la Politica di sviluppo rurale dei vari Piani di sviluppo rurale, oggi regionali (Psr)». «Attraverso i Psr – ha spiegato Frascarelli – arriveranno i contributi per i premi di assicurazione agevolate (max 65% come oggi); inoltre, saranno creati ex novo dei fondi di mutualizzazione per coprire le fitopatie e le emergenze ambientali; infine, un fondo di stabilizzazione del reddito che prevede degli indennizzi per perdite del raccolto superiore al 30%».«Questo futuro – ha concluso Frascarelli – significa che sarà necessario trovare una gestione rischi nazionale, perché è impensabile che sia frammentata tra i diversi Psr regionali attuali, con perdita di risorse e possibilità di disparità di trattamento tra aziende di regioni diverse. Il sistema dei consorzi veneto, che è già all’avanguardia nella sperimentazione di nuove forme di mutualizzazione, dovrà arrivare pronto al 2014, con progetti cantierabili, in modo da partire all’entrata in vigore della riforma».

Primario unico settore dove il costo assicurativo è in calo. Una riflessione sulla posizione degli agricoltori europei, rappresentati da Copa-Cogeca è arrivata da Paola Grossi, presidente del relativo “Gruppo gestione rischi” dell’organizzazione. «Il primario è l’unico settore – ha ricordato – dove il costo assicurativo è calato. Anche grazie all’aggregazione che le imprese agricole hanno sviluppato e la possibilità di contrattare con le compagnie assicurative, attraverso i Consorzi».«Noi andremo a chiedere in Europa – ha annunciato – che il sistema di gestione rischi deve servire unicamente a rafforzare le imprese agricole e non a creare business per le assicurazioni. Chiederemo che la gestione rischi avvenga con un Psr nazionale, flessibile, che non distorca la concorrenza tra aziende, e con un budget dedicato. Inoltre, crediamo che sia necessario incrementare la base assicurativa e fare mutualità tra tutte le regioni italiane, altrimenti i fondi stanziati non saranno sufficienti per coprire tutte le domande».

In 40 anni di attività, 5 presidenti. Il presidente di Asnacodi, Albano Agabiti, ha ricordato che il tasso medio è sceso dal 9,75% del 2003-04 all’attuale 5,50-5,60%, con un risparmio di 300 milioni di euro all’anno per gli agricoltori. Così ha lanciato le sfide prossime: «Grazie alla sperimentazione avvenuta in Veneto – ha detto – possiamo partire da quest’anno con un fondo mutualistico nazionale che agirà sul multi-rischio; stiamo mettendo in campo azioni per la semplificazione della gestione e pensiamo che ci siano ancora margini per espandere il nostro mercato: è vero che abbiamo abbassato i tassi e migliorato le condizioni contrattuali, ma dobbiamo aumentare le superfici assicurate per avere ancora una maggiore distribuzione di rischi e dei costi». Al convegno sono, quindi, stati ricordati i cinque presidenti che si sono avvicendati alla guida del Codiro dal 1972 ad oggi: prima chi non c’è più, Vito Barion e Antonio Mella. Poi, Mariano Patergnani, Paolo Piccolo e Mauro Giuriolo, cui sono stati attribuiti dei riconoscimenti, assieme al vicepresidente Lauro Ballani, alla dipendente Ettorina Destro (35 anni di lavoro) e al direttore Luigi Garavello. Presente alla giornata tutto il mondo delle organizzazioni agricole polesane, Coldiretti, Confagricoltura e Cia, oltre al sindaco di Rovigo Bruno Piva, alla presidente della Provincia Tiziana Virgili, al vice presidente della Commissione regionale Agricoltura Graziano Azzalin, al consigliere veneto Cristiano Corazzari.

(Fonte: Coldiretti RovigoI

IMU agricola, a Rovigo possibile riduzione solo su fabbricati e beni strumentali

da sx Mauro Visentin, presidente Coldiretti Rovigo e Fortunato Sandri, segretario Coldiretti Rovigo

Il Comune di Rovigo non ridurrà l’Imu sui terreni per gli imprenditori agricoli professionali, come proposto da Coldiretti e dalle altre associazioni agricole polesane. Lo fa sapere l’Associazione polesana Coldiretti che, lo scorso 13 febbraio, attraverso il presidente della zona di Rovigo, Mauro Visentin ed il segretario Fortunato Sandri, ha incontrato il sindaco di Rovigo Bruno Piva e l’assessore al Bilancio e tributi, Luigi Paulon.

Il vertice Sindaco-Coldiretti. «Non è accettabile da parte del mondo agricolo che siano tassati i beni strumentali degli imprenditori agricoli – commenta il presidente Mauro Visentin – Il pressing di Coldiretti per differenziare, dal punto di vista fiscale, la professionalità di chi vive di agricoltura da tutti gli altri soggetti (meri proprietari e investitori), continuerà sia a livello locale che nazionale».«In questo momento di grave crisi economica per il primario – commenta il segretario Coldiretti di Rovigo interno, Fortunato Sandri – l’Imu colpirà pesantemente le aziende. Il sindaco – continua Sandri – ci ha detto che, per le esigenze di cassa comunale, è quasi impossibile ridurre l’aliquota Imu sui terreni, mentre si sta studiando la possibilità di riduzione sui fabbricati e beni strumentali». L’incontro col sindaco di Rovigo fa parte del programma di incontri con tutti i 50 primi cittadini polesani che Coldiretti si è riproposta di portare a termine, dopo aver inviato a tutte le amministrazioni locali l’invito ad esercitare il potere, stabilito per legge, di ridurre fino al 50 per cento l’aliquota Imu sui fabbricati rurali e sui terreni agricoli.

La nuova tassa patrimoniale Imu, creata col “decreto Salva Italia”, colpirà pesantemente terreni agricoli e fabbricati rurali, stalle, fienili vecchi e nuovi, capannoni e rimesse per ricoverare trattori e attrezzi. In questo modo il decreto Salva-Italia andrà di fatto a tassare quelli che sono a tutti gli effetti mezzi di produzione per le imprese agricole, mentre Coldiretti ritiene che la terra coltivata da una impresa agricola, deve avere un trattamento fiscale ben diverso da quello riservato a chi la possiede per fini speculativi o hobbistici.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Agriturist (Confagricoltura): l’abusivismo nel turismo va contrastato con maggiore efficacia

I controlli (fiscali, previdenziali, igienico-sanitari, amministrativi, ecc.) sono una garanzia di leale competizione fra le imprese. L’Italia, nel momento in cui cerca di recuperare e valorizzare le proprie  risorse imprenditoriali, non può più tollerare uno stato generalizzato di illegalità, che penalizza le imprese migliori, soprattutto in settori strategici come il turismo e l’agricoltura.
Un’evasione fiscale che vale 36 miliardi di euro. Lo sottolinea Agriturist (Confagricoltura), facendosi interprete della diffusa protesta proveniente dalle aziende agricole associate, di fronte al dilagare dell’abusivismo turistico, del furto di macchine agricole, bestiame, prodotti sulle piante e perfino mobilio. Secondo una recente stima del Cescat (Centro Studi Casa Ambiente e Territorio, di Assoedilizia), l’evasione fiscale nel turismo “vale” 36 miliardi di euro, con mancati introiti per le casse dello Stato di 13,5 miliardi. Interessa soprattutto pensioni, b&b, sistemazioni di tipo familiare, stabilimenti balneari, bar, ristoranti, e varia dal 20% al nord, al 35% nel sud e le isole. L’ISTAT parla addirittura di una evasione del 50%. Nei fatti, questo significa che i “furbi” possono offrire ospitalità a prezzi inferiori del 30%, rispetto agli onesti che finiscono inevitabilmente fuori mercato. Tanti nostri associati – prosegue la nota di Agriturist – conoscono vicine attività turistiche che operano senza autorizzazione, non regolarizzano i dipendenti, adottano sistematicamente procedure per aggirare i doveri fiscali. E’ uno stato di cose che non “torna” con la frequenza dei controlli cui molte aziende agrituristiche sono sottoposte.
Vuol dire che altri non sono altrettanto cercati e controllati? Altrimenti, come è possibile il persistere di tanta diffusa illegalità? C’è forse una logica dei controlli che si concentra verso le aziende più “in ordine”, evitando di affrontare quelle più “difficili”? Sono interrogativi inquietanti sui quali l’Associazione di Confagricoltura sollecita la risposta delle autorità competenti. Soprattutto nel Mezzogiorno, il sospetto di pesanti condizionamenti da parte della malavita organizzata, è più che una ipotesi. Non sappiamo, né possiamo sapere – conclude Agriturist – se siano in ballo fenomeni di corruzione  oppure semplicemente deterrenti “ambientali”: di fatto, rileviamo che, almeno nel settore agrituristico, aziende solitamente corrette ricevono anche più visite ispettive nel corso dello stesso anno per controlli di vario genere, mentre continua la concorrenza sleale da parte di aziende che praticano sistematicamente l’evasione fiscale, previdenziale o di altra natura.
Problema IMU. Agriturist esprime forte preoccupazione anche per gli effetti della pesante tassazione sulle attività agricole e agrituristiche introdotta con l’IMU: molte aziende agricole e agrituristiche sono in grave difficoltà e potrebbero cedere alle pressioni della malavita organizzata, che già da tempo si offre per acquistarle, forte di una enorme disponibilità finanziaria. Gli effetti di questo fenomeno sul sistema produttivo, sono già dirompenti; a breve la situazione potrebbe essere irrecuperabile con effetti esiziali per il futuro dell’economia sana del Paese.
(Fonte: Confagricoltura)

Tassa sui controlli sanitari in agricoltura, Coldiretti denuncia: tutta Italia la sopprime tranne il Veneto

Dopo che anche l’assessorato regionale alla sanità dell’Emilia-Romagna ha di fatto svincolato le aziende agricole dall’ennesimo balzello previsto dal decreto legislativo 194 del 2008, che prevede un tributo sui controlli sanitari comprovanti la qualità dei prodotti agroalimentari, Coldiretti Veneto denuncia il fatto che l’imposta è prevista solo in Veneto, dove da tre anni gli agricoltori con piccoli laboratori di trasformazione aspettano una decisione politica chiara rispetto a questo provvedimento.

Fino ad oggi  ci sono stati solo rimpalli tra assessorati – spiega Coldiretti Veneto – da quello dell’agricoltura a quello della salute e tutti si sono ben distanziati dal rifiuto concreto come hanno invece fatto i rispettivi colleghi di Umbria, Piemonte, Lombardia, Toscana ed ora anche Emilia Romagna, che con lettera ai direttori USL del territorio ordina di non procedere alla riscossione, neppure degli arretrati. Se le altre amministrazioni italiane hanno rispedito al mittente imposta e controlli con circolari ad hoc, perché in Veneto si procede con le cartelle di riscossione agli imprenditori considerati “inadempienti” a causa di una mancata presa di posizione ?

Con direttive alla mano e azioni legali Coldiretti Veneto è  determinata a tutelare  cantine e piccoli laboratori da questa ulteriore scusa per far cassa. La normativa comunitaria originaria – conclude Coldiretti – ha di fatto escluso la produzione primaria trasformata da questo procedimento a carico delle attività agroalimentari interessate già da una pluralità di verifiche di vario genere, che non hanno certo l’esigenza dell’ennesima dimostrazione burocratica per comprovare la salubrità di prodotti tipici.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Passa la risoluzione IMU in Consiglio regionale, il Veneto pioniere

Il Consiglio regionale, votando ieri all’unanimità la risoluzione IMU proposta dal Veneto in sede di conferenza con tutte le altre  regioni d’Italia, restituisce la speranza al settore agricolo, privato senza preavviso del regime di fiscalità speciale fino ad ora riconosciuto alle aziende agricole per la loro funzione di salvaguardia del territorio e della sicurezza alimentare.

Accolte le istanze degli agricoltori. Il governo ha di fatto paragonato gli strumenti di lavoro (terreni, annessi rustici e fabbricati rurali) a beni di lusso tassandoli come tali – spiega Coldiretti Veneto che, ricordando il lavoro di concertazione svolto tra le associazioni di categoria e i rappresentanti dei comuni seduti allo stesso tavolo, ha prodotto un documento attraverso il quale si inoltrano al Governo tre decisive istanze: riduzione drastica della patrimoniale, la revisione del meccanismo di calcolo relativo ai terreni condotti dagli agricoltori e l’immediata apertura di un tavolo Governo-Regioni con il fine di individuare alternative all’applicazione dell’imposta.

Veneto pioniere. “Applicare la riduzione dell’aliquota fino al 50% – sottolinea Coldiretti Veneto, che auspica un’ approvazione a cascata lungo tutta la Penisola – è  una soluzione praticabile e legale che non comprometterà le casse delle amministrazioni anzi, sarà una vera e propria sperimentazione di federalismo fiscale che riserverà entrate in bilancio”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Un Piano di Sviluppo da 11 milioni di euro per la promozione del turismo rurale nel Veneto orientale

“6.000.000 di buone idee e opportunità per lo sviluppo del nostro territorio”. Con questi propositi Carlo Miollo, presidente dell’agenzia di sviluppo VeGAL, presenterà il Piano di Sviluppo Locale del Veneto Orientale in un appuntamento strategico che si svolgerà a Caorle giovedì 21 aprile 2011, alle ore 15, presso la sede del Centro Civico in piazza Vescovado.

15 le misure del Programma di Sviluppo Locale. “La programmazione oggi sta entrando in una fase strategica per il nostro territorio di riferimento. La sfida è quella di concretizzare il potenziale della fruizione turistica di un’area ambientalmente e paesaggisticamente unica qual è il nostro entroterra rurale – spiega il presidente del VeGal – Per questo abbiamo voluto la presenza anche del Ministero, della Regione e della Provincia. Con un gioco di squadra per il territorio riusciremo a coordinare lo sviluppo del nostro territorio garantendo agli operatori degli strumenti coordinati e soprattutto tra loro in armonia”. Sono 15 le misure del Programma di Sviluppo locale (PSL) del Veneto orientale incluse quelle destinate allo sviluppo della cooperazione interterritoriale e transnazionale, che verranno lanciate al territorio con una quota di  finanziamenti previsti pari a € 6.191.000,00 ed una spesa privata richiesta di circa € 4.991.000,00 per un totale di circa € 11.182.000,00 di interventi.

I bandi che verranno presentati riguardano: lo sviluppo dell’attività agrituristica, di informazione e promozione agroalimentare, di formazione per gli operatori economici delle aree rurali, la tutela e la riqualificazione del patrimonio rurale, la realizzazione di nuovi itinerari turistici, la qualificazione del paesaggio rurale, degli investimenti forestali, lo sviluppo dell’ospitalità agrituristica e la creazione di fattorie didattiche polifunzionali. Il  PSL prevede,Tra i beneficiari di tali contributi ci potranno essere Enti pubblici, i consorzi di tutela, le aziende agricole e agrituristiche, organismi di formazione, associazioni e consorzi di promozione turistica e altre categorie di soggetti privati.

Gli obiettivi ottenuti. “Nell’ultimo decennio, grazie all’azione combinata del Programma di Sviluppo Rurale, dei Fondi strutturali e dei programmi Leader II e Leader +, l’area ha fortemente rafforzato questa vocazione di turismo rurale nell’entroterra, nella duplice direzione di integrare l’offerta turistica balneare e, progressivamente, di costituire potenziale offerta turistica a sé – sottolinea il Presidente del VeGal, Carlo Miollo –  Sono quindi aumentati in numero e qualità gli operatori agrituristici, nonché le sedi aziendali in particolare per il settore vinicolo, sono stati recuperati i principali centri storici collocati lungo il Lemene, sono stati realizzati itinerari ciclopedonali in particolare lungo i corsi d’acqua e si è avviato il recupero del patrimonio storico-architettonico. Si tratta ora di dar seguito all’azione intrapresa, rafforzando l’azione a sostegno dell’area con un’azione integrata volta a creare degli itinerari di turismo rurale in un ambiente di pregio per la visita e la valorizzazione dei prodotti della terra: questo rappresenta, in sintesi, il “tema centrale” del nostro PSL, da qui al 2015”.

Programma dell’incontro. 14.45 Registrazione partecipanti, 15.00 Carlo Miollo – Presidente VeGal PSL – Opportunità di crescita nel Veneto Orientale, 15.15 Andrea Comacchio – Segretario Settore Primario Regione Veneto, PSR – Strategie e orientamenti della Regione Veneto, 15.30 Renato Chisso – Assessore Infrastrutture e trasporti Regione Veneto Sviluppo locale e politiche infrastrutturali: quali sinergie,  15.45 Mario Dalla Tor – Vicepresidente Provincia di Venezia Il ruolo della Provincia nello sviluppo delle politiche di pianificazione locale. 16.00 Coffee break, 16.30 Nicola De Felice – Referente Ministero del Turismo Quadro strategico delle politiche di promozione del territorio, 16.50 Pietro Cecchinato – Regione Veneto – dal PSR al PSL,  17.10 Giancarlo Pegoraro – Direttore VeGal, PSL: aspetti tecnici e presentazione bandi. 17.30 Diego Frezza – Avepa Venezia Procedure e iter di presentazione delle candidature. 17.50 Dibattito. 18.00 Chiusura lavori

(fonte vegal.it)

Nuovi bandi avviati dai GAL Polesani, Delta Po e Adige, in scadenza il 24 maggio 2011

Nell’ambito del Programma di Sviluppo Locale, sono stati aperti altri sei bandi dai Gal Polesani, Delta Po e Adige a favore di aziende agricole e per investimenti forestali. Con questi nuovi bandi (in scadenza il 24 maggio 2011), sono stati attivati fondi per oltre 2,3 milioni di euro di contributo pubblico.

I bandi riguardano le seguenti misure: Misura 121 Ammodernamento delle aziende agricole; Misura 123 Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli; Misura 221 Azione 1 Boschi permanenti, Azione 2 Fustaie a ciclo medio – lungo, Azione 3 Impianti a ciclo breve; Misura 227 Azione 1 Miglioramenti paesaggistico ambientali. I bandi sono scaricabili nei siti http://www.galdeltapo.ithttp://www.galadige.it. Il Gal Delta del Po, realizzerà le azioni previste nel PSL nell’ambito dei 33 Comuni della fascia “rivierasca” del Po (compresi indicativamente tra il Canal Bianco ed il Po) compreso tutto il Delta e il Gal Adige nei 17 comuni posti tra il Canal Bianco e l’Adige.

(fonte Gal Delta Po e Adige)

L’operatività del Consorzio Agrario di Padova e Venezia si estende in tutto il Polesine

Un accordo storico per il settore primario: il Consorzio Agrario di Padova e Venezia ha sottoscritto lo scorso 25 marzo il contratto d’affitto d’azienda del Consorzio Agrario di Rovigo, reduce da un ventennio di gestione commissariale, per il rilancio dell’attività in tutto il Polesine e una maggiore sinergia sovraprovinciale nel panorama dell’agricoltura veneta.

Dopo la stipula del contratto si passa subito alla fase operativa con la gestione dei dieci punti vendita (agenzie), oltre ad un deposito di carburante, a Rovigo e provincia, nei quali sono impegnati una ventina di dipendenti. Il Consorzio Agrario di Rovigo fattura oltre 37 milioni di euro all’anno, fra mezzi agricoli e cereali, e conta 4.500 clienti. Nel Polesine sono oltre 103 mila gli ettari di superficie agricola utile che si sommano ai 241 mila fra Padova e Venezia, portando così il Consorzio ad essere presente su un vasto territorio coltivato prevalentemente a mais, soia, grano orzo ma con una significativa presenza di colture foraggere, vitivinicole e ortofrutticole. Un sistema agricolo dotato di grandi potenzialità produttive.

“L’operazione che abbiamo condotto su Rovigo – spiega Federico Dianin, presidente del Consorzio Agrario di Padova e Venezia – è nata dalla necessità di offrire al settore primario un servizio sempre più qualificato ed efficiente su un territorio sostanzialmente omogeneo. Con il supporto delle associazioni di categoria del mondo agricolo siamo arrivati a definire un accordo che porterà un beneficio generale non solo a Rovigo ma nell’intera area di nostra competenza. Siamo conviti che i tempi ormai sono maturi per superare i confini territoriali per quanto attiene il sistema dei servizi nel settore primario. La nuova realtà può svolgere il ruolo di supporto degli imprenditori agricoli associati e della loro missione aziendale”.

“Le imprese venete hanno bisogno di servizi qualificati – continua Dianin- e di risposte tecniche adeguate che solo una realtà strutturata come il Consorzio Agrario, con la sua rete di tecnici qualificati e di punti vendita diffusi in maniera capillare, è in grado di offrire. Una capacità di programmazione sovraprovinciale delle azioni commerciali e si servizio permetterà di migliorare l’efficienza complessiva dell’impresa e incrementare le quote di mercato, introducendo miglioramenti tecnologici e qualitativi. E’ il coronamento di un progetto che parte da lontano e che ha come obiettivo una presenza ancor più incisiva sul territorio”.

Nuove opportunità operative. “L’accordo siglato ieri con il Consorzio Agrario di Rovigo – aggiunge Paolo Martin, direttore del Consorzio Agrario di Padova e Venezia – permetterà di creare nuove opportunità operative, con conseguenti migliorie nei rapporti commerciali con le ditte fornitrici e miglior impiego delle risorse finanziarie derivanti dalle economie di scala utili all’ottimizzazione dei servizi aziendali e al raggiungimento di maggiori ricavi generati da una presenta più incisiva su un territorio ancor più vasto. Ricordo che per il comparto macchine agricole il nostro Consorzio lavora da oltre due anni in provincia di Rovigo grazie alla concessionaria esclusiva del brand CNH per i marchi New Holland (gruppo Fiat) e Case. Quindi la nostra presenza in Polesine si rafforza e si consolida, nel comune interesse degli agricoltori”.

(fonte Coldiretti Rovigo)