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Florovivaismo in Veneto, nel 2024 produzione stabile, prezzi in aumento, aziende in calo

Il settore florovivaistico veneto si attesta su valori di produzione mai toccati prima. A evidenziarlo è il report pubblicato da Veneto Agricoltura sull’andamento congiunturale 2024 del comparto che, con 223 milioni di euro, ha raggiunto il valore più alto dell’ultimo decennio (+ 4,3% rispetto al 2023). A generare tale valore hanno contribuito in maniera preponderante le attività di sistemazione di parchi e giardini e la produzione di fiori e piante, che hanno generato rispettivamente un valore di 112 e 83 milioni di euro. L’incremento, tuttavia, è dovuto principalmente al tendenziale aumento dei prezzi in atto a livello economico.

Infatti, la significativa crescita dei valori non trova corrispondenza nella produzione florovivaistica veneta del 2024, che è stata pressoché identica a quella del 2023, con 1,98 miliardi di pezzi prodotti. Lo stesso vale per le superfici coltivate, in sostanziale stabilità: gli ettari dedicati al florovivaismo rimangono di poco superiori ai 2.400, confermando l’equilibrio instauratosi negli ultimi cinque anni, dopo una lunga fase di riduzione.  

La componente principale della produzione veneta continua a essere il materiale vivaistico (79,8% del totale) che, come per il 2023, viene destinata principalmente al circuito professionale (l’85,7% è stato venduto ad altri vivaisti e aziende agricole). La commercializzazione è avvenuta in larga parte entro i confini locali (39,3%) e regionali (17,5%), seppur i volumi destinati all’estero non siano da trascurare (8,6%, in leggera crescita rispetto al 2023). Il restante 34,6% delle vendite è invece avvenuto sul territorio nazionale. 

In questo contesto di sostanziale stabilità, il numero di aziende florovivaistiche operative in Veneto presenta un’ulteriore flessione, passando dalle 1.311 del 2023 alle 1.277 del 2024 (-4,8%). I cali più rilevanti sono attribuibili alla provincia di Rovigo (-14,3%), mentre Padova rimane la provincia con il maggior numero di aziende in Veneto (396 unità, -4,6% in confronto al 2023), seguita da Treviso (307 aziende, -2,5%) e Verona (197 unità, -6,2%). 

Distinguendo invece tra i vari comparti produttivi, il vivaismo ornamentale risulta essere il più numeroso, con 1.151 aziende, pari all’86,9% del totale (-4,7% rispetto al 2023). Seguono il comparto orticolo, a cui si dedica il 31,9% delle aziende (423 unità, -6,6%) e il comparto frutticolo, dove operano 203 imprese (il 15,3% del totale veneto, -4,7%). Più stabili le aziende del vivaismo viticolo e impegnate in altre produzioni di nicchia, mentre si segnalano i cali del numero di aziende che si dedicano alla produzione di fiori recisi (75 unità, -9,6%) e al vivaismo forestale (47 aziende, -6,0%).

Fonte testo e foto: servizio stampa Veneto Agricoltura  

Da Flormart 2022 partita la campagna “The green Italy” per la riforestazione urbana. Ma per il settore del florovivaismo c’è allarme costi e “invasione” dall’estero.  

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Da Flormart 2022, conclusasi a Padova fiere lo scorso 23 settembre, è partita la campagna “The Green Italy” per la riforestazione delle città e per l’ampliamento delle aree verdi su tutto il territorio nazionale. Un contributo rilevante nel contesto di una risposta globale al cambiamento climatico, all’inquinamento e alla siccità.

L’Italia, come è noto, ha aderito all’Agenda europea 2030 per il Green Deal, consapevole che la forestazione urbana favorisce lo stoccaggio di CO2 e l’assorbimento delle polveri sottili, contribuendo a far sì che le strade trafficate e le aree vicino a parchi giochi, asili nido e scuole diventeranno più puliti se alberi e pianti potranno legare piccole particelle e biossido di azoto. “The Green Italy” significa far procedere speditamente la transizione ecologica, con progetti per realizzare giardini verticali, per riutilizzare aree industriali dismesse, il vertical farming, la logistica e le tecniche sostenibili di produzione in serra e in campo. Anche con progetti di privati, basti pensare al progetto KilometroVerdeParma che ha già messo a dimora 46.000 alberi e prevede di piantare ulteriori 30.000 piante. A Flormart 22 ha partecipato e preso la parola anche Josep Pagès, segretario generale di ENA, European Nurserystock Association, Associazione dei vivaisti europei, che promuove “Green Cities Europe”, un progetto, finanziato all’80% dall’Europa Unita, cui aderiscono 13 Paesi europei, tra cui l’Italia. “Il verde urbano ha un impatto notevole sull’ambiente – ha dichiarato Pagès – perché riduce l’inquinamento, brucia CO2, produce ossigeno e rende le città più belle e i cittadini più sani e felici”. Il progetto prevede l’attivazione di congressi, seminari e incontri B2B, per assistere i professionisti che svolgono un ruolo decisivo nell’urbanistica e nella pianificazione del paesaggio.

Per “The Green Italy” sarà importante anche lavorare per la educazione verde dei cittadini, effettuando un cambio di rotta culturale, coinvolgendoli nella gestione attiva e responsabile del territorio e del verde, rendendo i giardini luoghi incantevoli e sicuri. C’è attesa tra i vivaisti italiani per la i programmi di riforestazione urbana che beneficeranno dei fondi del PNRR e dell’interesse di varie Amministrazioni Locali, nonché di Enti privati. L’Italia oggi ha una disponibilità immediata di circa 4 milioni di nuovi alberi l’anno, ma si potrà fare di più se si investirà sul florovivaismo e sullo sviluppo fisico dei vivai in particolare, per trovare nuove superfici utilizzabili per le piantagioni e superare ostacoli burocratici e vincoli ambientali. “Non era facile ripartire con Flormart dopo la lunga pausa dovuta al Covid – ha detto Gino Gandolfi, presidente di Fiere di Parma, ente che ha organizzato la fiera per la prima volta e che continuerà nel prossimo decennio – ma ci siamo impegnati perché siamo convinti che il florovivaismo sia un’altra eccellenza del made in Italy, anch’essa da esportare, potenziando maggiormente quanto già fatto finora. Ci rassicura la soddisfazione espressa dalle aziende florovivaistiche espositrici e dai 150 buyer esteri, giunti qui a Padova grazie alla collaborazione con ICE – Agenzia”.

1 prodotto su 5 arriva dall’estero. E’ l’allarme lanciato da Coldiretti, che denuncia come, con un’analisi su dati Crea in occasione del Flormar, i vivai siano stati travolti da rincari dell’energia che colpiscono l’intera filiera, dai fertilizzanti agli imballaggi, dalla plastica dei vasetti alla carta delle confezioni fino al gasolio per il riscaldamento delle serre con il calo delle temperature per l’arrivo dell’autunno. Le aziende florovivaistiche – evidenzia Coldiretti Padova- stanno affrontando aumenti di costi a valanga: +250% per i fertilizzanti, +110% per il gasolio, +15% per i fitosanitari contro i parassiti, +45% per i servizi di noleggio. Ma gli incrementi colpiscono anche gli imballaggidalla plastica per i vasetti dei fiori (+72%) al vetro (+40%) fino alla carta (+31%) per i quali peraltro si allungano anche i tempi di consegna, in qualche caso addirittura quintuplicati. E sono esplose anche le spese di trasporto in un paese come l’Italia dove l’85% delle merci viaggia su gomma. Il florovivaismo – afferma Coldiretti – è un comparto strategico per il Paese con 30mila ettari di territorio coltivati da 21.500 imprese coinvolte fra produzione di piante e fiori in vaso (14mila) e quelle di piantine da trapianto (7.500) messo sotto pressione dalle importazioni dall’estero cresciute del +59% nei primi sei mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con oltre 2/3 (71%) rappresentati dagli arrivi dall’Olanda. Fra gennaio e giugno di quest’anno, le importazioni di piante e fiori hanno sfiorato i 452 milioni di euro coprendo in sei mesi il 77% del valore registrato in tutto il 2021. In pratica, 1 prodotto su 5 arriva dall’estero, nonostante la frenata degli scambi internazionali causati dalle tensioni per la guerra in Ucraina con la riduzione nella Ue del 40% del commercio di fiore reciso e della perdita del 30% del potere d’acquisto dei consumatori dell’Unione, secondo le ultime stime del Copa Cogeca. “Occorre combattere la concorrenza sleale di prodotti importati dall’estero facendo in modo che piante e fiori vendita in Italia ed in Europa rispettino le stesse regole su ambiente, salute e diritti dei lavoratori” afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova, nel sottolineare “l’importanza di preferire in un momento difficile per l’economia nazionale le produzioni Made in Italy scegliendo l’acquisto di fiori tricolori, direttamente dai produttori o da punti vendita che ne garantiscano l’origine, per sostenere le imprese, l’occupazione e il territorio”.

Fonte: Servizio stampa Flormart 2022/Coldiretti Veneto

Riaperta al pubblico la vendita nei garden, finito il tiremmolla tra ordinanze regionali e nazionali

Da ieri i garden e le imprese florovivaistiche hanno riaperto i cancelli al pubblico. Lo annunciano Coldiretti e Confagricoltura Veneto, affermando che, con l’ordinanza di ieri del governatore Luca Zaia, è stato ridato il via libera alle manutenzioni del verde e alla vendita al dettaglio di piante e fiori nei vivai, come prevedevano di fatto i decreti del Governo, che non hanno mai vietato la vendita diretta di fiori e piante nelle serre.

Tanta confusione. Ora per le aziende del settore si apre la possibilità di una ripresa in un periodo centrale dove si concentra il  70% della produzione. Coldiretti Veneto sottolinea che il comparto è tra i più colpiti a causa dell’emergenza sanitaria: “Tuttora non c’è garanzia di alcun risarcimento né le misure indicate sono all’altezza della sofferenza economica sopportata dalle imprese”. Confagricoltura afferma: “È meglio farsi mandare una visura camerale dal proprio commercialista, in modo da mostrare il codice dell’azienda in caso di controlli. La confusione fatta è stata tanta. Molte, infatti, le telefonate dei cittadini che chiedono se i garden sono aperti per l’acquisto di piantine da orto”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti e Confagricoltura Veneto

 

Florovivaismo, nel Padovano un’orchidea in omaggio a 1500 famiglie e attivata una rete on line per la consegna a domicilio. Regione Veneto conferma la possibilità di curare il verde.

Oggi, giovedì 9 e domani, venerdì 10 aprile, la floricolutura Menin di Carceri, in provincia di Padova, consegnerà alle famiglie del paese (1500 abitanti) le orchidee Phalaenopsis di loro produzione come dono pasquale, in segno di speranza e rinascita.  “Suoneremo il campanello e, senza attendere risposta, lasceremo le piante sul cancello, rispettando così tutte le norme di sicurezza. Il nostro augurio è che il colore dei nostri fiori illumini un poco questi giorni bui”.

Confagricoltura Veneto spera nel buon senso per il prossimo Dpcm e per l’ordinanza regionale. Dall’inizio dell’emergenza Covid-19, la floricoltura Menin, leader in Italia nella produzione delle orchidee Phalaenopsis, 2,5 milioni di piante prodotte ogni anno in 60.000 metri quadrati di serre e distribuite dai grossisti nelle fiorerie e nei garden di tutta Italia, ha mandato al macero migliaia di orchidee, con enormi perdite di fatturato ogni settimana.“Anche in questo momento difficilissimo le nostre aziende dimostrano di avere una grande capacità di reagire e un cuore grande – applaude Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova, che ha l’azienda agricola a Carceri -. Ora ci aspettiamo però anche il buon senso nel prossimo Dpcm e nelle ordinanze regionali, che devono tornare a consentire la vendita dei prodotti florovivaistici in punti vendita autonomi. Lasciare aperti solo gli angoli verdi dei supermercati, come ha stabilito l’ultima ordinanza Zaia, e vietarlo a garden e vivai, che lavorano in grandi spazi aperti e con clientela frazionata, non ha alcun senso e comporta un danno enorme per tutta la categoria. La vendita online, poi, ci porta più lavoro di spostamenti che reddito”.

Nell’online credono invece le aziende florovivaistiche padovane associate a Coldiretti. Diego Masaro, imprenditore di Legnaro nonché presidente della consulta florovivaistica di Coldiretti Padova, ha lanciato l’idea di fare squadra e mettere in rete le aziende padovane organizzate con la vendita a distanza e la consegna a domicilio. L’elenco delle aziende è pubblicato e aggiornato sul sito web di Coldiretti Padova, a questo indirizzo https://padova.coldiretti.it/news/fiori-a-casa-tua/. “I clienti ci possono contattare telefonicamente o via mail, siamo pronti a rispondere e a consegnare al più presto i nostri prodotti freschi”, afferma Masaro. Con 450 aziende su 1.487 Padova è leader del settore florovaistico veneto che, nonostante il calo strutturale delle imprese, aveva registrato una sostanziale tenuta della produzione, il cui valore è di circa 215 milioni di euro con un patrimonio di 1,6 miliardi di piantine. In provincia di Padova, dove il florovivaismo è diffuso nel distretto di Saonara come in diversi centri della Bassa Padovana, le aziende fatturano poco meno di 80 milioni di euro. La produzione di fiori e piante vale in Veneto circa 52 milioni mentre quella vivaistica è a 29 milioni e il servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese vale 126 milioni.

C’è il via regionale alla cura del verde. Arriva dalla Regione Veneto la conferma dell’interpretazione normativa sostenuta da Coldiretti in merito alla cura del verde. Le imprese agricole e florovivaistiche che si occupano del green pubblico o privato possono continuare a svolgere regolarmente l’attività in quanto tale possibilità è data dal quadro normativo ordinario nell’ambito agricolo (Codice Ateco 01) per cui la cura del verde risulta essere una attività connessa che non è sospesa dalla normativa statale per il contenimento del Covis19. In merito al nuovo decreto, tra l’altro non ancora pubblicato e che non parla di risarcimenti, Coldiretti Veneto giudica troppo breve il termine di 6 anni per la restituzione dei prestiti ed esprime preoccupazione per i tempi di erogazione che probabilmente non saranno corti. Occorrono inoltre scadenze lunghe per la sospensione dei pagamenti di imposte e contributi perché non si possono pagare a maggio o giugno attività che per due o tre mesi non hanno realizzato ricavi”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova/Coldiretti Padova/Coldiretti Veneto

Emergenza nuovo coronavirus, via libera alla vendita di piante e fiori

“E’ consentita la vendita al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti, ammendanti e di altri prodotti simili”. E’ grande la soddisfazione delle organizzazioni agricole sindacali per il chiarimento arrivato dal Governo in merito alle loro richieste per il settore florovivaistico.

Si guarda ad aprile con fiducia, ma restano ancora dei dubbi. In Veneto questo settore conta 1.500 aziende che impiegano qualche decina di migliaia di addetti, con un fatturato pari a 500 milioni – sottolinea Claudio Padovani, presidente dei florovivaisti di Confagricoltura Veneto – In marzo abbiamo perso gran parte del fatturato annuale, a causa dello stop delle vendite in una stagione cruciale, buttando milioni di piante e piantine al macero. La speranza è che ora, ricominciando a vendere ai garden e alla grande distribuzione, si possa recuperare un po’ in aprile, che insieme a marzo costituisce l’80 per cento del nostro fatturato annuo. Tuttavia, ci sono molti dubbi che derivano dalle disposizioni del decreto, in base al quale ci si può spostare da Comune a Comune solo per motivi di necessità, salute e lavoro. Si potrà fare per acquistare fiori o piante? E se sì, la gente si muoverà? Abbiamo inoltre un altro problema di non poco conto, che è quello di tutelare i dipendenti. La situazione è complicata e temiamo che ci saranno ripercussioni molto pesanti per tutte le nostre aziende. Sarà fondamentale, perciò, continuare la nostra azione sindacale per la tutela del comparto sia con la messa in atto di misure specifiche, come gli indennizzi per chi ha subito o subisce il blocco dell’attività, sia per consentire alle aziende di mantenere una sufficiente liquidità per proseguire l’attività”.

#balconifioriti”. “L’art. 1, comma 1, lettera f), del Dpcm del 22 marzo 2020 ammette espressamente l’attività di produzione, trasporto e commercializzazione di “prodotti agricoli”, Peraltro – continua il testo – tale attività rientra fra quelle produttive e commerciali specificamente comprese nell’allegato 1 dello stesso Dpcm “coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali”, con codice ATECO “0.1.”, per le quali è ammessa sia la produzione sia la commercializzazione. Deve conseguentemente considerarsi ammessa l’apertura dei punti di vendita di tali prodotti, ma in ogni caso essa dovrà essere organizzata in modo da assicurare il puntuale rispetto delle norme sanitarie in vigore”, sottolinea Ettore Prandini, presidente Coldiretti. “Lanciamo ora un appello alla grande distribuzione, ai mercati e a tutti i punti vendita aperti affinchè promuovano la vendita di fiori e piante Made in Italy” e invitiamo tutti gli italiani a mettere fiori e piante nei propri giardini, orti e balconi come segno benaugurante della primavera che segna il momento del risveglio con la mobilitazione #balconifioriti”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto

 

 

 

 

Emergenza nuovo coronavirus. Florovivaisti: “Lasciateci portare le piante a domicilio”

“Stiamo buttando migliaia di piantine al macero e perdendo centinaia di migliaia di euro di fatturato. Ma quello che ci fa più rabbia è vedere che i giganti del Web possono consegnare piantine a domicilio e noi no, e che i supermercati vendono piante e terriccio che si fanno arrivare dall’Olanda, mentre noi siamo costretti allo stop. Questo non è giusto. Servono regole uguali per tutti”.

In piena produzion con fiori, piante aromatiche e da orto. Lo sfogo è di Francesco Montagnese, referente dei florovivaisti di Confagricoltura Belluno e titolare del vivaio Top Green di Feltre: da più di un mese, come tutti i vivai del Veneto, è stato costretto a chiudere l’azienda e non può vendere neanche una piantina. “Per noi florovivaisti bellunesi i mesi primaverili costituiscono il 50 per cento del giro commerciale annuo – spiega -. Siamo in piena produzione con gerani, viole, petunie e tante altre piante da fiori, ma anche con tutte le piante aromatiche e le piantine da orto del periodo: insalate, cappuccio, verze, porri, prezzemolo, alberi da frutto. La gente di montagna aspetta questo periodo tutto l’inverno, per uscire di casa e comprare quello che serve per l’orto, il campo e il giardino, compresi terriccio e letame. Invece è tutto fermo. Qualcuno dice che noi potremmo portare le piante a domicilio, altri dicono di no. Facciamo parte del settore primario, quindi possiamo o no ritenerci inclusi tra le attività di prima necessità previste dal decreto? Visto che le piante sono in produzione, possiamo recapitarle a casa? Ci vorrebbe qualcuno che facesse chiarezza e ci desse risposte. Non possiamo rischiare la denuncia penale perché ci ferma la Finanza e ci dice che non siamo in regola”.

Concorrenza sleale. Montagnese, che ipotizza per questo lungo stop una perdita di fatturato pari a 80.000 euro, afferma”: O ci fermiamo tutti o nessuno, le regole devono essere uguali per tutti. Io troverei corretto che anche noi potessimo portare la merce a casa, rispettando le norme di sicurezza con mascherine e guanti. Voglio ricordare che in questo momento, in cui molte famiglie si attrezzavano per fare il proprio orto familiare, non è possibile per tanta gente di montagna trovare le piantine, con la conseguenza che non potranno produrre gli ortaggi a loro necessari per la prossima estate. Molte persone saranno costrette a comperare gli ortaggi prodotti chi sa dove e a che prezzo, anziché raccoglierli nel proprio orto. E questo sarà un danno soprattutto per gli anziani che hanno pensioni basse e devono fare economia per sopravvivere”. Montagnese ricorda, infine, che in questo momento così difficile i fiori possono anche alleviare la tristezza e la sofferenza: fanno bene al morale e alla salute. “Ho regalato tante bellissime orchidee all’ospedale Santa Maria del Prato per ringraziare medici, infermieri e tutto il resto del personale in prima linea per tutti noi. È stato bello ricevere in cambio un sorriso. Ed è quello che vorremmo di nuovo vedere sui volti delle persone, portando a casa piante e fiori”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura veneto

Emergenza Coronavirus, florovivaisti, appello a Zaia affinchè non chiuda i negozi di fiori, pena il fallimento della categoria

Floricoltura Tomasin

“Sono d’accordo con il presidente veneto Luca Zaia: si chiudano tutti i negozi, se può servire a fermare il virus. Ma si lascino aperti quelli con prodotti deperibili, come quelli del settore florovivaistico, o saremo protetti a chiudere”. L’appello viene lanciato da Roberto Tomasin, florovivaista di Confagricoltura Padova, titolare dell’Ortofloricultura omonima di Polverara, che a nome anche di altri grandi florovivaisti delle zone vicine, come Pietro Favaro di Arzergrande e altri di Piove di Sacco, spiega come milioni di piantine da orto e da fiore rischino di finire nelle pattumiere se le attività verranno chiuse.

In produzione milioni di piante orticole. “Si stanno considerando tutte le attività agricole come settore primario, ma il nostro no – protesta Tomasin -. Invece anche la nostra deve essere inclusa tra quelle che non vanno chiuse. In questo momento stiamo producendo milioni di piante di insalata, cavoli, verze, bietole, erbe aromatiche e altre stagionali. Tra poco partiremo con quelle da strapiantare con un clima più mite. Poi abbiamo viole, gerani, surfinia, bulbi. Tutta merce che, se non viene venduta nel giro di 15 giorni, va buttata via. Stiamo per perdere il fatturato più importante dell’anno e rischiamo di lasciare a spasso centinaia di dipendenti, che, essendo stagionali, non hanno neppure paracaduti sociali. Io ne ho 14, Favaro ne ha 52, altri anche di più. Un intero settore rischia di andare all’aria”.

Nei garden, stesse precauzioni usate nei supermercati. Tomasin e altri florovivaisti come lui lavorano soprattutto con grossi centri come Garden e Flover, che in questo momento sono chiusi, ma anche con le fiorerie (pure chiuse), i mercatini, gli ambulanti, le fiere e con gli allestimenti di interni, che pure sono al momento paralizzati. “Vorremmo che ci considerassero alla stessa stregua degli allevatori e del food – reclama -. Non vendiamo ferro, che può restare fermo per sei mesi, ma materiale deperibile. È inutile che ci abbiano dato la possibilità di circolare, se i nostri clienti hanno tutti chiuso baracca. Ci piacerebbe coinvolgere l’opinione pubblica e i politici, per trovare soluzioni ragionevoli. I garden sono grandi, spaziosi e con spazi aperti. Si trovino modalità per farci continuare a lavorare, con tutte le precauzioni che vengono messe in atto nei supermercati, altrimenti milioni di euro e centinaia di posti di lavoro andranno in fumo”.

Con 452 aziende su 1.487 Padova è leader del settore florovaistico veneto che, nonostante il calo strutturale delle imprese, registra un aumento della produzione complessa regionale, stimata a poco oltre 1,6 miliardi di pezzi. Il valore della produzione sfiora i 210 milioni di euro.​ “Pur essendo abituati a combattere contro avversità meteorologiche e fitopatologiche, nulla hanno potuto i nostri imprenditori contro il Covid-19. Fiere internazionali bloccate, eventi sul territorio pure, l’anticipo della stagione primaverile che ha velocizzato le fioriture  – spiega Paolo Vettoretto, presidente dell’associazione dei produttori florovivaisti del Veneto – le serre sono piene di prodotto invenduto. In questo contesto di azzeramento della marginalità è difficile prevedere che il settore trovi le risorse per poter investire, ammodernarsi, creare occupazione e crescere. Ed ancor più difficile sarà orientare il settore verso quella sostenibilità ambientale da tutti invocata. A tal proposito è bene ricordare che mai come in questi anni gli addetti al settore veneti sono stati il motore di diversi progetti che hanno fatto della tutela ambientale la vera grande priorità ed il grande valore aggiunto delle proprie produzioni, collocandosi in questo settore tra le aziende più all’avanguardia a livello europeo”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova/Coldiretti Padova

Florovivaismo in Veneto, il report 2017 registra la difficoltà ad uscire dalla fase di stagnazione

Come ogni anno, Veneto Agricoltura ha fotografato il florovivaismo regionale che, anche nel 2017, ha confermato di attraversare una fase di transizione. I numeri ben aiutano a fornire le dimensioni e le dinamiche del comparto.

Numero aziende pressoché invariato. L’istantanea dell’Agenzia regionale segnala che il numero delle aziende venete attive è rimasto sostanzialmente invariato, ovvero 1.487 unità (-0,3% rispetto al 2016). In calo soprattutto le province di Rovigo (-0,9%) e Padova (-0,9%), che tuttavia si conferma la prima provincia per numero di aziende (452), seguita da Treviso (316 aziende, invariata) e Verona (233 aziende), unica provincia che fa segnare un incremento (+1,7%). Le aziende si concentrano principalmente nel comparto del vivaismo ornamentale (1.335 unità, -0,7% rispetto al 2016), seguito, per numerosità, dal vivaismo orticolo (527 aziende, -0,9%) e dal vivaismo frutticolo (253 aziende, -7%).

La superficie destinata al florovivaismo in Veneto è ulteriormente diminuita, scendendo al di sotto dei 2.700 ettari coltivati (-1,4%). La flessione riguarda esclusivamente le superfici coltivate in piena aria (2.030 ha, -1,8%), mentre registrano un lieve incremento quelle in coltura protetta (circa 660 ha, +1%). A livello provinciale, si registra una consistente riduzione delle superfici investite a Padova (780 ettari, -13,5%), che si conferma comunque la prima provincia in regione. Verona al contrario presenta un notevole aumento degli investimenti (550 ettari, +18,7%).

Bene i dati della produzione complessiva regionale, che viene stimata a poco oltre 1,6 miliardi di pezzi, +12% rispetto al 2016. Un buon risultato questo, fortemente influenzato dal comparto del vivaismo orticolo, la cui produzione supera l’1,3 miliardi di piantine (+15,7%). Tra gli altri comparti si registra un lieve calo nella produzione del vivaismo frutticolo (18,3 milioni di piante, -1,5%) e di piante ornamentali (287 milioni di piante, -0,9%), mentre è più rilevante la flessione del vivaismo viticolo (8,4 milioni di pezzi, -12,3%).

La produzione di materiale vivaistico rappresenta sempre la parte preponderante della produzione florovivaistica regionale, con una quota dell’83%, mentre il rimanente 17% è costituito da piante finite. Per quanto riguarda il valore della produzione, pur segnando nel 2017 un leggero miglioramento (209 milioni di euro, +1,3% rispetto al 2016), va ricordato che è dal 2011 che tale valore non si discosta dal muro dei 200 milioni di euro, con un andamento sostanzialmente altalenante. Va detto che questo è frutto di dinamiche contrapposte tra le diverse macro-attività del comparto: la produzione di fiori e piante (52,6 milioni di euro) e la produzione vivaistica (circa 29 milioni di euro) sono entrambe in calo dell’1%, mentre il servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese ha quasi raggiunto i 128 milioni di euro (+1%).

Commercializzazione. Il Report di Veneto Agricoltura individua poi interessanti segnali dall’area di commercializzazione, che registra variazioni importanti nella distribuzione delle vendite. Si evidenzia infatti la flessione delle vendite a livello regionale, la cui quota sul totale scende dal 21,5% al 20,3% e ancora di più di quelle a livello locale, scese al 29,2% dal 33,1% del 2016. Tutto ciò a favore sia dell’aumento della quota di vendite destinate all’Estero in ambito UE, che registrano un’ulteriore crescita passando dal 6,3% al 8,9%, sia delle vendite sul territorio nazionale, passate dal 38,7% al 41,4%.

Criticità. Permangono comunque, anche nel 2017, le criticità che hanno contraddistinto il settore negli ultimi anni: la ristrutturazione del comparto non pare essere ancora del tutto conclusa e in termini di competitività, salvo casi di eccellenza, le imprese venete soffrono ancora troppo le capacità e le potenzialità dei leader produttivi nazionali, con la conseguenza che il comparto fatica ad uscire dalla fase di stagnazione e a trovare soluzioni migliorative per affrontare il mercato.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Florovivaismo veneto, calano le aziende ma tiene la produzione

Il settore florovivaistico veneto conferma di attraversare una fase di transizione. Nel 2016, infatti, nonostante alcuni segnali positivi, come per esempio l’incremento delle aziende più strutturate e con maggiori propensioni all’export, si sono confermate le difficoltà di mercato che perdurano da 5-6 anni, fortemente influenzato dalla debolezza della domanda interna e dai prezzi. È questa, in sintesi, l’analisi del comparto effettuata lo scorso settembre al Flormart di Padova, il Salone Internazionale del florovivaismo, dagli esperti economici dell’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario.

Alcuni dati spiegano la situazione: continua nel Veneto il calo del numero di aziende sceso a 1.491 unità (-2,4% rispetto al 2015): Padova, seppur in flessione dell’1,3%, si conferma la provincia con più aziende (456), seguita da Treviso (316, -3,4%). In diminuzione anche la superficie, scesa a circa 2.730 ettari coltivati (-1,1%), dato che però riguarda esclusivamente le superfici coltivate in piena aria (2.070 ha, -1,6%), mentre le superfici in coltura protetta risultano in ripresa (circa 660 ha, +1%). Una nota positiva giunge invece dalla produzione complessiva regionale che, sempre nel 2016, ha raggiunto quasi 1,5 miliardi di pezzi, in crescita del 7,3% rispetto al 2015 e costituita in maniera prevalente (77%) da materiale vivaistico, cioè prodotto venduto ad altri operatori professionali, mentre il rimanente 23% è costituito da prodotto finito.

La fase di stagnazione che il settore sta attraversando trova conferma anche nella stabilità del valore della produzione che nel 2016 si è attestato a circa 206 milioni di euro, in crescita solo del +0,5% rispetto all’anno precedente. Questo risultato è frutto di dinamiche contrapposte tra le diverse macro-attività del comparto: la produzione di fiori e piante (52,6 milioni di euro) e la produzione vivaistica (circa 28 milioni di euro) sono entrambe in calo dell’1%, mentre il servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese ha quasi raggiunto i 125 milioni di euro (+1%).

La ristrutturazione del settore non pare essere ancora del tutto conclusa: positivo, in tal senso, il calo delle aziende iscritte come “piccolo produttore” (684 aziende, -5,9%) a fronte di una crescita di quelle iscritte al Registro Unico dei Produttori (820 aziende, +1%) e di quelle in possesso dell’autorizzazione all’uso del Passaporto fitosanitario necessario per l’esportazione (410 aziende, +7,6%) e che hanno ottenuto la CAC (Conformità Agricola Comunitaria) necessaria per la commercializzazione nell’UE, che nel 2016 sono state 225 (+5%). Tuttavia, nei primi sei mesi del 2017 le imprese venete hanno fatto segnare un risultato negativo del commercio con l’estero di piante vive: il deficit è salito a -34,4 milioni di euro (+28,2%), in seguito all’aumento delle importazioni (57 milioni di euro, +6,5%) e al contestuale calo delle esportazioni (22,6 milioni di euro, -15,3%). Un trend in decisa controtendenza rispetto al dato nazionale, che registra invece un miglioramento del saldo positivo (276 milioni di euro, +18,5%).

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Florovivaismo veneto, 2016 anno difficile, ma cresce la produzione complessiva. Con l’acquisizione della CAC (Conformità Agricola Comunitaria) cresce la propensione all’export.

Anche nel 2016 il settore florovivaistico veneto conferma di attraversare una fase di transizione: calano ancora le aziende e le superfici, ma le quantità prodotte risalgono. Nonostante alcuni segnali positivi, legati alle certificazioni e alla propensione all’esportazione, permangono tuttavia le difficoltà di mercato, fortemente influenzate dalla debolezza della domanda interna e dai prezzi.

La ristrutturazione del settore non pare essere ancora del tutto conclusa, come si può cogliere dai dati sulle fonti di approvvigionamento e sui canali commerciali che indicano come siano in atto ulteriori cambiamenti nelle scelte strategiche da parte delle aziende, nel tentativo di trovare soluzioni migliorative per affrontare il mercato. È questo, in sintesi, quanto emerge dall’analisi annuale effettuata dagli esperti economici dell’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario.

Il numero di aziende venete attive è sceso a 1.491 unità (-2,4% rispetto al 2015): in calo soprattutto le province di Rovigo (-4,5%), Vicenza (-4,2%). Padova, seppur in flessione dell’1,3%, si conferma la prima provincia per numerosità delle aziende (456), seguita da Treviso (316), che presenta però un calo più rilevante (-3,4%). La superficie destinata al florovivaismo in Veneto è leggermente diminuita, scendendo a circa 2.730 ettari coltivati (-1,1%). La flessione riguarda esclusivamente le superfici coltivate in piena aria (2.070 ha, -1,6%), mentre sono in ripresa quelle in coltura protetta (circa 660 ha, +1%). A livello provinciale, Padova (900 ettari) e Treviso (circa 500 ettari) fanno segnare le maggiori flessioni in valore assoluto, perdendo circa una ventina di ettari ciascuna; da segnalare le maggiori superfici coltivate a Verona (465 ettari) e Rovigo (290 ettari circa), trainate dall’aumento di ettari destinati a vivaismo frutticolo.

Nota positiva, la produzione complessiva regionale viene stimata a poco meno di 1,5 miliardi di pezzi, in crescita del +7,3% rispetto al 2015. Risultato fortemente influenzato dal comparto del vivaismo orticolo, la cui produzione supera l’1,1 miliardi di piantine (+9,5%); in aumento anche la produzione del vivaismo frutticolo (18,6 milioni di piante, +11,8%), mentre è sostanzialmente stabile quella di piante ornamentali e in flessione l’output del vivaismo viticolo (-9%). La produzione di materiale vivaistico torna a rappresentare una parte rilevante della produzione veneta, con una quota del 77% (+18 punti percentuali rispetto al 2015) mentre il rimanente 23% è costituito da prodotto finito.

Manutenzione parchi e giardini in attivo. Il fatto che il settore non sia ancora del tutto uscito dalla situazione di difficoltà trova riscontro nella stagnazione del valore della produzione che nel 2016 si è attestato a circa 206 milioni di euro, in leggera crescita rispetto all’anno precedente (+0,5%), ma con un andamento alquanto altalenante negli ultimi cinque anni. Va detto, tuttavia, che questo risultato è frutto di dinamiche contrapposte tra le diverse macro-attività del comparto: la produzione di fiori e piante (52,6 milioni di euro) e la produzione vivaistica (circa 28 milioni di euro) sono entrambe in calo dell’1%, mentre il servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese ha quasi raggiunto i 125 milioni di euro (+1%).

Canali commerciali. Rispetto alla provenienza delle forniture, è in ripresa la scelta di auto approvvigionamento del materiale di base, utilizzata in maniera massiccia dalle aziende del vivaismo orticolo, dove costituisce l’80% della provenienza del materiale di lavorazione, e il 61% degli approvvigionamenti per gli altri comparti. Da segnalare il forte calo delle forniture provenienti da paesi esteri dell’Unione Europea, a favore di un incremento delle forniture nazionali e soprattutto da altri paesi extra-UE, in particolare per quanto riguarda i comparti ornamentali e frutticoli. Per quanto riguarda i canali commerciali, l’aumento della produzione di materiale vivaistico ha portato con sé la conseguenza di una ripresa delle vendite ad altri vivaisti e/o aziende agricole, la cui quota si è riportata al 77,4% sul totale, a scapito di tutti gli altri canali di vendita (a privati/hobbisti, dettaglianti e grossisti), che registrano un calo.

Sale l’export. Poche variazioni invece per quanto riguarda l’area di commercializzazione: si segnala la flessione delle vendite a livello regionale, la cui quota sul totale scende dal 22,6% al 21,5% e locale (33,1%) a favore dell’aumento della quota di vendite destinate all’estero in ambito UE, che registrano un’ulteriore crescita passando dal 5,2% al 6,3%, e delle vendite sul territorio nazionale (38,7%). Positivo, in tal senso, il calo delle aziende iscritte come “piccolo produttore” (684 aziende, -5,9%) a fronte di una crescita di quelle iscritte al Registro Unico dei Produttori (820 aziende, +1%) e all’incremento ancora più consistente di quelle in possesso dell’autorizzazione all’uso del Passaporto fitosanitario necessario per l’esportazione (410 aziende, +7,6%). Se a ciò si aggiunge la crescita registrata nelle aziende che hanno ottenuto la CAC (Conformità Agricola Comunitaria) necessaria per la commercializzazione nell’UE, che nel 2016 sono state 225 (+5%), è ipotizzabile una maggiore propensione e capacità delle aziende venete ad esportare nei mercati esteri le proprie produzioni.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura