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11 giugno 2018, a Padova un evento di importanza strategica mondiale per la ricerca sulla fusione termonucleare controllata: si inaugura SPIDER, primo passo per far nascere “un piccolo Sole sulla Terra”. Se ne parla oggi al corso di formazione per giornalisti organizzato in collaborazione con Argav e l’Ordine dei Giornalisti del Veneto

Nell’ambito della Settimana europea dell’energia sostenibile si tiene oggi, mercoledì 6 giugno, a Padova, dalle 9 alle 13, nell’Area della Ricerca CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) in zona industriale, il corso di formazione per giornalisti organizzato dal Consorzio RFX in collaborazione con Argav dal titolo “Il progetto Iter: riprodurre il sole in laboratorio è possibile?“. Il corso anticipa i temi dell‘inaugurazione in calendario lunedì 11 giugno 2018, sempre nell’area della Ricerca CNR a Padova, con cui il Consorzio RFX (composto da ENEA, CNR, INFN, Università di Padova e Acciaierie Venete Spa) lavora per raggiungere l’obiettivo di produrre energia da processi di fusione termonucleare controllata.

A Padova un evento di importanza strategica italiana per la ricerca sulla fusione. L’esperimento dell’11 giugno fa parte di un grande laboratorio di prova per gli iniettori di fasci neutri ed è costruito presso la sede del Consorzio RFX, centro di eccellenza italiano. E’ un onore per l’Italia ospitare un impianto così prestigioso, frutto di una collaborazione internazionale unica nel suo genere. L’Italia e il Consorzio RFX hanno realizzato le infrastrutture e fornito le competenze industriali e gran parte del personale. Fusion for Energy ha finanziato la maggior parte dei componenti, basandosi sull’esperienza delle organizzazioni di ricerca e dell’industria in Europa. ITER India ha contribuito, in stretta collaborazione, con attrezzature scientifiche. L‘ITER Organization, in quanto principale committente di SPIDER (Source for the Production of Ions of Deuterium Extracted from a Radiofrequency plasma), ha guidato la progettazione e la supervisione della realizzazione e opererà la struttura di ricerca del tokamak ITER, dove l’innovazione prodotta a Padova vedrà la sua piena espressione.

La fusione dell’idrogeno cambierà il sistema energetico mondiale. La fusione dell’idrogeno avviene in natura nel Sole e nelle stelle; la sua energia, irradiata sul nostro pianeta, permette la vita sulla Terra. Riprodurre reazioni analoghe a quelle che accadono spontaneamente nel Sole, dove l’idrogeno si fonde in elio liberando energia, sono alla base delle ricerche sulla fusione termonucleare controllata in modo da ottenere una fonte praticamente inesauribile di energia, sicura e carbon free. Al Consorzio RFX si persegue questo obiettivo attraverso lo studio della fisica dei plasmi da fusione con l’esperimento RFX-mod, grazie al quale sono già stati prodotti numerosi risultati. L’istituto è parte integrante del progetto ITER, il più grande esperimento di fusione termonucleare controllata al mondo, in costruzione nel sud della Francia grazie alla cooperazione di tutti i gruppi di ricerca mondiali che lavorano per dimostrare nei fatti che siamo in grado di costruire un reattore in cui l’energia prodotta grazie al processo di fusione nucleare è maggiore di quella utilizzata per tenerlo in funzione.

La fusione termonucleare è considerata una scienza matura, con più di 60 anni di ricerca sperimentale. Concettualmente è semplice: in definitiva si tratta di fondere nuclei del primo elemento più semplice della tavola periodica: l’ idrogeno. Dove sta allora la difficoltà? I nuclei di idrogeno sono elettricamente carichi e tutti di carica positiva e quando si avvicinano interviene una forza di repulsione, in maniera analoga a quello che accade con le calamite quando tentiamo di avvicinare poli con segno uguale. Nella fusione, i due nuclei di idrogeno devono invece riuscire a incontrarsi, vincendo la repulsione, e ad avvicinarsi fino a distanze confrontabili con la loro dimensione. A queste distanze infinitesimali, interviene una forza di attrazione fino a 100 volte più grande di quella di repulsione, che consente la fusione.

La difficoltà sta quindi nel riuscire ad avvicinare i nuclei fino a fare in modo che si fondano. Non basta infatti iniettare del gas all’interno di un contenitore e aspettare che gli atomi si incontrino vagando nel vuoto; potremmo aspettare secoli o millenni. Non succederà mai. La chiave di tutto sta nel riscaldare il gas aumentando la temperatura. Infatti, le particelle si muovono più velocemente aumentando la probabilità di entrare in collisione tra di loro a velocità tali da superare la barriera di repulsione per poi fondersi. Per rendere tutto ciò possibile, il gas deve essere riscaldato fino a 150 milioni di C°, una temperatura straordinaria, se si pensa che è circa 10 volte quella del Sole! Ci sono varie tecniche per arrivare a tali temperature: facendo circolare nel gas una corrente elettrica (riscaldamento ohmico), tramite sistemi di riscaldamento esterni (riscaldamenti addizionali) o con una combinazione dei due metodi. In tutti i casi, l’energia usata per riscaldare il gas non è certamente poca. Ma quando si innesca la fusione, l’energia prodotta è molto maggiore. Ovviamente, per avere un sistema energetico win-win, cioè vantaggioso in termini di energia utilizzata e di energia ottenuta, l’energia prodotta con la fusione deve essere maggiore di quella immessa per riscaldare il plasma.

Un reattore dalla forma a ciambella. A quelle temperature tutto il gas è ionizzato, cioè nuclei ed elettroni sono liberi, e il gas si trasforma in plasma, il quarto stato della materia. Un plasma caldo, anzi caldissimo, e poco denso di particelle, che va tenuto lontano dalle pareti interne del contenitore per non fonderlo e per non dissipare energia. Essendo elettricamente carico, il plasma risente dei campi magnetici che vengono utilizzati per dargli forma e tenerlo distante dalle pareti, in un anello di plasma come sospeso all’interno del contenitore, da qui la tipica forma a ciambella del reattore. E’ qui, nel cuore del reattore a fusione, che si raggiungono le condizioni di temperatura e densità del plasma per ottenere le reazioni di fusione e produrre un’enorme quantità di energia senza scorie nucleari e a bassissimo impatto ambientale per consentire in futuro all’uomo di progredire e svilupparsi in armonia con l’ambiente.

Qui si fa la storia. Lunedì 11 giugno a Padova si darà quindi avvio della sperimentazione della sorgente di fasci di ioni negativi più potente al mondo, SPIDER, per l’appunto. Tutti i sistemi sono stati collegati, ingegneri e fisici si preparano ad accendere l’interruttore. Il successo di questo esperimento sarà un passo fondamentale verso il funzionamento di ITER e quindi verso la produzione di energia da fusione. La vera potenza motrice dei sistemi di riscaldamento di ITER saranno due iniettori di neutri, con la previsione di un terzo opzionale durante il funzionamento. L’iniezione di fasci neutri è un sistema già utilizzato per il riscaldamento del plasma in impianti a fusione, ma le dimensioni di ITER pongono una serie di nuove sfide: i fasci di particelle devono essere molto più densi e le particelle molto più veloci per viaggiare sino a raggiungere il cuore del plasma. SPIDER contribuirà allo sviluppo di questa nuova tecnologia.

Una sfida di altissimo profilo. Le sfide tecnologiche che si stanno affrontando in questi anni, con il progetto ITER e con il suo successore DEMO, il primo reattore predisposto per immettere energia elettrica nella rete, sono molto impegnative, dallo sviluppo dei sistemi di riscaldamento, alla produzione di bobine superconduttrici per la realizzazione dei campi magnetici di contenimento del plasma, allo sviluppo di materiali avanzati compatibili con l’utilizzo sui reattori. Dal punto di vista tecnologico, com’è facile immaginare, la sua realizzazione industriale pone aspetti critici che richiedono processi produttivi di alta innovazione, verifica e prova molto stringenti. La sfida è quindi di altissimo profilo, ma i benefici sono altrettanto attraenti: una disponibilità praticamente illimitata di energia per il progresso dell’umanità e la tutela del nostro pianeta.

Fonte: Consorzio Rfx

Energia, nuovi obiettivi europei su efficenza e rinnovabili. Entro il 1 gennaio 2019, anche l’Italia dovrà presentare alla Ue il proprio “Piano nazionale integrato per l’energia e il clima”.

Il Parlamento Europeo  ha approvato nuovi obiettivi vincolanti a livello UE per un miglioramento del 35% dell’efficienza energetica, una quota minima pari almeno al 35% di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia e una quota del 12% di energia da fonti rinnovabili nei trasporti entro il 2030. Per raggiungere tali obiettivi, gli Stati Membri dell’UE sono invitati a fissare le necessarie misure nazionali, che saranno monitorate secondo le nuove regole sulla governance dell’Unione dell’energia. Vediamo in sintesi i contenuti dei nuovi obiettivi europei.

Efficienza energetica dell’UE: obiettivo vincolante del 35%. Per quanto riguarda l’efficienza energetica, il Parlamento ha votato in favore di un obiettivo minimo vincolante del 35% e di obiettivi nazionali indicativi. Tale obiettivo sarà definito sulla base del consumo energetico previsto per il 2030 seguendo il modello PRIMES (simulando il consumo energetico e il sistema di approvvigionamento energetico nell’UE). La risoluzione sull’efficienza energetica è stata approvata con 485 voti favorevoli, 132 contrari e 58 astensioni.

Energia rinnovabile: obiettivo vincolante del 35%. In una risoluzione legislativa separata, approvata con 492 voti favorevoli, 88 contrari e 107 astensioni, i deputati hanno affermato che nel 2030 la quota di energie rinnovabili deve essere pari al 35% del consumo energetico dell’UE. Dovrebbero inoltre essere fissati obiettivi nazionali, dai quali gli Stati Membri sarebbero autorizzati a discostarsi, a determinate condizioni, fino a un massimo del 10%.

Trasporti: biocarburanti più avanzati, olio di palma vietato entro il 2021. Nel 2030, ogni Stato Membro dovrà garantire che il 12% dell’energia consumata nei trasporti provenga da fonti rinnovabili. Il contributo dei biocarburanti cosiddetti di “prima generazione” (composti da colture alimentari e da mangimi) dovrà essere limitato ai livelli del 2017 con al massimo il 7% del trasporto stradale e ferroviario. I deputati intendono inoltre vietare l’uso dell’olio di palma a partire dal 2021. La quota dei biocarburanti avanzati (che hanno un impatto minore sull’uso del suolo rispetto a quelli basati sulle colture alimentari), dei carburanti rinnovabili per i trasporti di origine non biologica, dei combustibili fossili a base di rifiuti e dell’elettricità rinnovabile, dovrà essere pari almeno all’1,5% nel 2021, con un aumento fino al 10% nel 2030.

Stazioni di ricarica. Entro il 2022, il 90% delle stazioni di rifornimento lungo le strade delle reti transeuropee dovrà essere dotato di punti di ricarica ad alta potenza per i veicoli elettrici.

Biomassa. I regimi di sostegno alle rinnovabili derivanti dalla biomassa devono essere concepiti in modo tale da non incoraggiare un uso inappropriato della biomassa ove esistano impieghi industriali o materiali che offrono un valore aggiunto più elevato, in quanto il carbonio catturato nel legno verrebbe liberato se fosse bruciato per riscaldamento. Per quanto riguarda la produzione di energia, occorre pertanto dare priorità alla combustione dei rifiuti di legno e residui.

Autoconsumo e comunità energetiche. Il Parlamento europeo vuole garantire che i consumatori che producono energia elettrica nei loro edifici (autoconsumo) abbiano il diritto di consumarla e di installare sistemi di stoccaggio senza dover pagare oneri, canoni o imposte. Il mandato negoziale chiede inoltre agli Stati Membri di valutare gli ostacoli esistenti all’autoconsumo di energia prodotta nei territori dei consumatori, di promuovere tale consumo e di garantire che i consumatori, in particolare le famiglie, possano aderire alle comunità delle energie rinnovabili senza essere soggetti a condizioni o procedure ingiustificate.

Piani nazionali e ruolo della Commissione europea. Per raggiungere gli obiettivi dell’Unione dell’energia, ogni Stato Membro deve notificare alla Commissione un “Piano nazionale integrato per l’energia e il clima” alla Commissione europea entro il 1° gennaio 2019 e, successivamente, ogni dieci anni. Il primo Piano coprirà il periodo dal 2021 al 2030, mentre i Piani seguenti copriranno il periodo di dieci anni immediatamente successivo alla fine del periodo coperto dal Piano precedente. La Commissione dovrebbe valutare i “Piani nazionali integrati per l’energia e il clima” e formulare raccomandazioni o adottare misure correttive qualora ritenesse che i progressi compiuti siano insufficienti o che siano state adottate azioni insufficienti. La risoluzione sulla governance dell’Unione dell’energia è stata approvata con 466 voti favorevoli, 139 contrari e 38 astensioni.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Energie rinnovabili, occorre accelerare il passo

Fonti Rinnovabili 101L’obiettivo dell’Unione Europea sulle energie rinnovabili, ovvero raggiungere il 20% del consumo totale entro il 2020, è già stato raggiunto da molti Stati Membri, altri invece sono in ritardo e devono fare di più. Lo chiedono gli europarlamentari in una risoluzione votata nei giorni scorsi.

Tempi. In una seconda risoluzione, approvata nella medesima seduta, si sottolinea inoltre che per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica – risparmio del 20% entro il 2020 – gli Stati Membri devono attuare in pieno la legislazione comunitaria e in tempi più rapidi. Nella risoluzione si precisa che utilizzare tutti i meccanismi di finanziamento esistenti in modo efficace è fondamentale per raggiungere tali obiettivi e si ribadisce la richiesta dell’Europarlamento di introdurre obiettivi vincolanti capaci di garantire che le energie rinnovabili rappresentino almeno il 30% del consumo totale di energia entro il 2030. D’altra parte, l’obiettivo generale di efficienza del 20% è a rischio se gli Stati Membri non procedono alla piena attuazione dell’attuale legislazione UE.

Un accordo migliore per i consumatori. I deputati europei hanno sottolineato che l’autogenerazione e l’autoconsumo sono “diritti fondamentali” e che la prossima revisione della Direttiva sulle energie rinnovabili dovrebbe prevedere misure per promuovere e incoraggiare gli investimenti in questi settori. Un mercato più integrato è essenziale per lo sviluppo delle energie rinnovabili e la riduzione dei costi energetici. Il Parlamento ha dunque invitato l’UE a investire maggiormente in programmi di informazione e di sostegno negli Stati Membri, che potrebbero aiutare ad aumentare la partecipazione agli attuali regimi obbligatori di efficienza energetica locali, nonché promuovere nuovi progressi tecnici in settori quali raffreddamento, illuminazione e isolamento. Il ruolo dei consumatori, infatti, è decisivo per il raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica, ad esempio attraverso la ristrutturazione degli edifici, il teleriscaldamento e i sistemi di raffreddamento; la ristrutturazione ad alta efficienza energetica degli edifici dovrebbe essere una priorità, in modo da aiutare i residenti colpiti da povertà energetica. La risoluzione sull’efficienza energetica è stata approvata con 253 voti a favore, 193 contrari e 4 astensioni. La risoluzione sulle energie rinnovabili è stata approvata con 444 voti a 103, e 23 astensioni. A queste raccomandazioni seguiranno ora le proposte legislative sull’Unione energetica da parte della Commissione europea.

Fonte: Europe Direct Veneto

13-17 giugno 2016, anche in Veneto la “Settimana Europea dell’Energia Sostenibile”

Settimana sostenibile europeaLa Commissione Europea promuove dal 13 al 17 giugno 2016 la “Settimana Europea dell’Energia Sostenibile” (EUSEW), dedicata all’efficienza energetica ed alle energie rinnovabili. Lo slogan di quest’anno è “Building the Energy Union Together” per un utilizzo consapevole e sostenibile dell’energia e per costruire un’economia a basse emissioni di carbonio attraverso l’impiego delle fonti di energia rinnovabile.

Convegno della Regione il 17 giugno. Per tutto il mese di giugno 2016 saranno organizzati degli Energy Days (ED). Gli ED sono attività ed eventi volti a promuovere buone pratiche in tema di energia, sensibilizzare cittadini e stakeholder riguardo a efficienza, risparmio energetico e fonti di energia rinnovabile, stimolare nuove idee e costruire alleanze per contribuire al raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici dell’UE. Potranno essere organizzate mostre, conferenze, eventi online, spettacoli, visite guidate ad impianti FER, open door days, workshop, campagne mediatiche e concerti, ecc.. A tale riguardo, la Giunta Regionale ha stabilito di aderire alla EUSEW 2016 con l’obiettivo, da un lato di organizzare per il 17 giugno un convegno (qui il Programma) nell’ambito del progetto Europeo “Mayors in Action”, dall’altro di sostenere i Soggetti nel proprio territorio che intendano aderire.

Settimana veneziana. A questo riguardo, la città di Venezia partecipa per il sesto anno consecutivo all’iniziativa europea con l’organizzazione di una serie di eventi ad ingresso libero e gratuito dislocati nelle località di Chirignago, Marghera, Mestre, Mirano, Spinea e Venezia. Qui il Programma_2016 nel dettaglio. La Manifestazione è organizzata dallʼAssociazione NordEstSudOvest e Europe Direct del Comune di Venezia.

Fonte: Regione Veneto, Europe Direct Venezia

 

Minicogenerazione, aiuti per circa 6 miliardi di euro

biomasse-legnose-freefoto-Firewood_web“Ci stiamo battendo perché l’Unione Europea riconosca ancora gli incentivi alle aziende agricole che vogliono investire nella cogenerazione”. A dirlo è stato Giuseppe Castiglione, sottosegretario al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, intervenuto ieri a Progetto Fuoco, in corso a Verona Fiere fino al 28 febbraio, al convegno organizzato da AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) sulla mini cogenerazione da biomasse.

Una filiera che coinvolge 150 mila imprese agricole. Il rappresentante del governo con delega alle energie rinnovabili, si è detto soddisfatto per la collaborazione avviata negli ultimi due anni con le parti che rappresentano una filiera di 150.000 imprese agricole. “Collaborazione da cui è nata la nuova programmazione 2014/2020 e un proficuo rapporto con le Regioni finalizzato a usare al meglio le risorse del territorio. Nel decreto di luglio abbiamo messo l’impresa agricola al centro dell’attenzione sulle rinnovabili insistendo perché Bruxelles mantenga gli incentivi”. Il sottosegretario ha ribadito l’impegno affinché quest’anno vengano assegnate le risorse e perché tra il 2017 e il 2020 in materia di mini cogenerazione ci sia finalmente una disposizione univoca.

La cogenerazione, tecnica che permette di produrre energia elettrica e calore da fonti rinnovabili non fotovoltaiche con impianti sotto i 200 kW elettrici, è attualmente regolata in Italia dal decreto ministeriale 6 luglio 2012 che sta per essere scalzato da un nuovo decreto ministeriale attualmente al vaglio di Bruxelles: decreto che tuttavia scadrà il 31 dicembre 2016. Evidenti quindi le difficoltà per chi, nel settore primario, voglia investire in queste tecnologie fruendo degli aiuti che per l’anno in corso ammontano a 5,8 miliardi di euro. Marco Mezzadri, referente tecnico del gruppo mini cogenerazione da biomasse e biogas di AIEL, ha spiegato che c’è ancora spazio per le richieste dal momento che diverse aziende si sono viste respingere le domande. Esistono vari tipi di generatori di piccola taglia e di gassificatori, per i quali le tariffe relative al vecchio decreto restano in vigore per un anno dall’entrata in vigore del prossimo DM sugli incentivi. “Il mio consiglio a chi sta sotto i 200 kW elettrici- ha detto Mezzadri – è di fare immediatamente l’investimento; per impianti superiori bisogna invece attendere l’entrata in vigore del nuovo decreto”.

Obiettivo, aiutare i piccoli impianti di cogenerazione collegati al mondo agricolo. Per Roberto Murano dell’Enama (Ente Nazionale per la Meccanizzazione Agricola) la brevità di durata del prossimo decreto dipende dal fatto che è uscita una disciplina comunitaria su ambiente ed energia. L’obiettivo italiano ed europeo è aiutare i piccoli impianti di cogenerazione collegati al mondo agricolo, alimentati da biomassa raccolta in loco e finalizzati a beneficiare le comunità locali. “Il nuovo decreto modifica le tariffe solo per gli impianti a regime dopo un anno dalla pubblicazione, mentre per gli altri restano in vigore le vecchie disposizioni”. Altra novità riguarda la sostituzione dei bonus per gli impianti ambientalmente virtuosi con penalità per quelli che non lo sono. Sono stati poi eliminati gli incentivi per colture prettamente alimentari, e questo per non creare turbative al mercato; e i tempi di realizzazione degli impianti si sono dilatati da 22 a 31 mesi. Infine può essere impiegato in tali impianti fino al 30% delle colture dedicate e il 70% di sottoprodotti.

A proposito dei bonus CAR (Cogenerazione ad Alto Rendimento) Massimiliano Sciarrotta del GSE (Gestore Servizi Energetici) ha ricordato agli oltre cento operatori presenti in sala, che il nuovo regolamento non contempla più i gassificatori tra gli impianti ammessi a tale aiuto, in quanto ora viene considerato il gas di sintesi (syngas).

Fonte: Servizio Stampa Progetto Fuoco

La Legge di Stabilità 2016 salva dal catasto gli impianti fotovoltaici

imgIl valore degli impianti fotovoltaici non incide sulla rendita catastale: è quanto stabilisce il comma 21 dell’art. 1 della legge di Stabilità per il 2016.

Fino ad ora era questo l’orientamento consolidato, sia nella prassi sia nella giurisprudenza, perchè si considerava che l’autonomia funzionale e reddituale garantita da questi impianti fosse influente sulla valutazione degli immobili. La nuova formulazione contenuta nella legge di Stabilità parte dalla considerazione che le installazioni fotovoltaiche, architettonicamente integrate o parzialmente integrate nel manufatto, come è per i pannelli che fanno parte costitutiva del tetto o che sono solo posati sopra la copertura, “non hanno autonoma rilevanza catastale e costituiscono semplici pertinenze delle unità immobiliari”. Questo purchè, specifica la norma, siano “impianti di produzione di energia di modesta entità in termini dimensionali e di potenza”. Di fatto, insomma, solo “quelli destinati prevalentemente ai consumi domestici delle abitazioni”. Ben altra valutazione è quella relativa ad impianti maggiori che abbiano per fine il processo produttivo di generazione di energia elettrica.La legge di stabilità, nei due commi successivi, il 22 e il 23, prevede anche la possibilità di procedere alla rettifica delle rendite già attribuite con effetto retroattivo fino al 1° gennaio 2016, rilevante proprio per quelli immobili siano installati impianti fotovoltaici.

Fonte: Asterisco Informazioni

Psr 2014-2020: la Regione Veneto modifica soglie di accesso per investimenti energia rinnovabile e indennità zone montane

Agricoltura montagnaCon il via libera del Comitato di sorveglianza, la Regione Veneto ha adottato alcune modifiche al Psr 2014-2015. La principale novità dal punto di vista dei potenziali beneficiari, riguarda gli impianti per la produzione di energia rinnovabile a partire dalle biomasse. La percentuale minima di energia termica cogenerata e recuperata, utilizzata per autoconsumo rispetto a quella prodotta, scende dal 75% al 40%. “La modifica – spiega l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan – si è resa necessaria per adeguare la percentuale ai limiti tecnologici degli impianti attualmente disponibili e per agevolare le condizioni di verificabilità degli interventi”.

Zone montane. Altra novità riguarda i requisiti di ammissibilità per accedere all’indennità compensativa in zona montana della misura 13. “I richiedenti – prosegue l’assessore – non dovranno più possedere una percentuale di superficie agricola totale (Sat) che ricada almeno per il 50% nel territorio veneto ma sarà sufficiente possedere in zona montana la superficie minima richiesta per accedere all’aiuto. Pertanto si estende la platea dei potenziali beneficiari della misura a sostegno delle aziende che operano in zone svantaggiate e della salvaguardia della montagna veneta”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Eolico, aumenta in Europa ma crolla in Italia

106b415f31Nel 2014, in Europa è stato installato più eolico che carbone e gas messi insieme, anche se, purtroppo, l’Italia non brilla.

Eolico, nel 2014 crollo in Italia del 75,4& rispetto al 2014. Nei 28 Stati membri l’industria eolica ha connesso 11.791 MW alla rete, contro i 3.305 MW del carbone e i 2.338 MW del gas. Questi gli ultimi dati dell’Ewea (European Wind Energy Industry), secondo la quale oggi l’eolico collegato alla rete copre il 10% dei consumi di elettricità dell’Ue, contro l’8% del 2013. In questo contesto l’Italia è in controtendenza, segnando un crollo del 75,4% nella quota di nuove installazioni rispetto all’anno precedente. Il 77,2% di tutte le nuove installazioni dell’industria del vento nel 2014 nell’Ue si sono concentrate in quattro Paesi: Germania, Gran Bretagna, Svezia e Francia. Complessivamente, la capacità degli impianti di eolico in Europa è cresciuta del 5,3% rispetto al 2013, per un totale di 128,8 GW complessivi.

Fonte: Europe Direct Veneto

 

Sostenibilità energetica. Lenta ma progressiva la crescita in Italia e in Europa.

Fonti Rinnovabili 101E’ dedicato all’analisi del settore energetico l’ultimo numero di “Statistiche flash”, pubblicazione periodica curata dalla Sezione Sistema Statistico della Regione Veneto. In particolare, nel periodo 2004-2012, si osserva una lenta ma progressiva crescita a livello europeo che ha portato l’incidenza delle fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia dall’8,3% fino al 14,1 del 2012. Per l‘Italia l’andamento dell’indicatore è in costante crescita e, nel 2012, ha toccato la quota del 13,5%, consentendo all’Italia di arrivare ad una percentuale di raggiungimento del target pari a 79,4%, valore al di sopra della media europea ferma al 70,5%.

L’analisi dei dati sulla produzione di energia elettrica 2000-2013 mostra due realtà diverse tra il Veneto e l’Italia: per quest’ultima si assiste ad una progressiva crescita culminata nel 2008, una riduzione nel 2009, una ripresa a cavallo del 2010 e 2011 e un nuovo calo negli ultimi due anni. Per il Veneto la produzione ha iniziato a contrarsi già dal 2002, raggiungendo il minimo storico nel 2011. Solo negli ultimi due anni si è assistito ad una ripresa nella produzione elettrica regionale. I consumi, contrariamente alla produzione, hanno seguito andamenti speculari per l’Italia e il Veneto, ovvero una crescita fino al 2008, un primo calo nel 2009, una ripresa nel 2010 e 2011 e poi una nuova fase di contrazione nel 2012 e 2013. Riguardo alla copertura dei fabbisogni energetici, la situazione nazionale permane deficitaria per tutto il periodo considerato: nel 2013, nonostante la contrazione dei consumi, questi ammontano a oltre 297.000GWh a fronte di una produzione netta di circa 279.000GWh.

In Veneto si registra un calo ormai più che decennale nella produzione che nel 2013 ha coperto solo il 58,2% del consumo. Dall’andamento dei consumi nelle province si possono osservare tre gruppi distinti: il primo (Padova, Treviso, Verona e Vicenza) presenta un incremento costante dal 2000 fino al 2008, una contrazione nel 2009, una ripresa nel 2010 e 2011 ed infine un calo negli ultimi due anni, in linea con l’andamento medio regionale; il secondo (Rovigo e Belluno), con consumi mediamente più bassi rispetto alle altre province e piuttosto stabili nel tempo; infine Venezia, che nel 2000 presentava il fabbisogno più elevato di tutte le province venete e che ha progressivamente ridotto i consumi fino a portarli al di sotto di tutte le quattro province del primo gruppo, in conseguenza del calo produttivo di Porto Marghera.

Fonte: Regione Veneto

Nel trevigiano-bellunese, avvio di una filiera certificata delle aziende del territorio operanti nel settore legno-energia

1867_energie_rinnovabiliIl Consorzio Agrario di Treviso e Belluno guarda al mercato delle energie rinnovabili e lancia la rivoluzione del consumo di biocombustibile: non più vendita al dettaglio, ma attraverso un servizio integrato che garantisce in un’unica soluzione installazione, manutenzione e fornitura di centrali termiche a biomassa.

Un nuovo modo di vendere e incentivare l’uso di energie rinnovabili, reso possibile grazie all’alleanza strategica che il Consorzio Agrario ha stipulato con un’altra azienda trevigiana, l’opitergina Drusian Impianti. L’obiettivo è costituire una filiera tra aziende del territorio operanti nel settore legno-energia, dalla costruzione degli impianti alla fornitura di biocombustibile, certificata dal marchio SelvaFlama, riconosciuto dall’Associazione Italiana Energie Agroforestali (AIEL). Una sinergia che punta allo sviluppo nelle province di Treviso e Belluno di un servizio integrato di qualità, in grado di offrire in un’unica soluzione contrattuale l’installazione-manutenzione di centrali termiche (generatore a biomasse e silo deposito combustibile), a cura di Drusian, e la fornitura di biocombustibile sfuso (legna, cippato e pellets), mediante consegna per autobotte da parte del Consorzio Agrario. Il tutto realizzato su misura delle esigenze del cliente (aziende e privati), sfruttando gli incentivi fiscali in vigore o investendo a costo zero attraverso innovative formule di contracting energetico.

Pellet al dettaglio consegnato a casa. «Siamo fieri di avviare questa collaborazione, che ci permette di espandere ulteriormente un mercato in cui già siamo molto presenti nelle province di Treviso e Belluno, ottimizzando l’impiego delle nostre strutture aziendali – afferma il presidente del Consorzio Agrario di Treviso e Belluno, Fulvio Brunetta – Sul fronte delle energie rinnovabili attualmente il Consorzio Agrario vanta una buona quota di mercato nella vendita di pellet al dettaglio, ma la nostra intenzione è quella di incentivare la vendita di pellet sfuso, consegnato con autobotte automatica: è un modo intelligente di usare il pellet, in quanto non c’è sforzo per il cliente, non si sporca e non c’è rifiuto di imballaggio». «Le biomasse rappresentano una fonte di energia ecologica e conveniente, valida non solo per usi domestici, ma anche per l’alimentazione di impianti più grandi, come quelli di industrie, edifici comunitari, serre, enti pubblici – spiega il direttore del Consorzio Agrario, Pietro Carniato – Basti pensare che rispetto a metano, gasolio e gpl, i cui valori di consumo si attestano tra i 100 e i 250 euro per MWh, il pellet consegnato in autobotte presenta un valore di consumo di 69 euro per MWh, con un risparmio medio sul costo annuo del riscaldamento di oltre il 50%. Senza dimenticare, ovviamente, l’abbattimento dell’impatto ambientale, aspetto che oggi ha valenza sia ecologica che commerciale: gli edifici serviti da impianti a biomassa, infatti, acquistano automaticamente la classe energetica A, aumentando così il loro valore nel mercato immobiliare».

Destinatari le aziende agricole, ma non solo. «Il Consorzio Agrario vanta oggi un portafoglio di oltre 28mila clienti nelle province di Treviso e Belluno, molti dei quali sono aziende agricole – prosegue Pietro Carniato – I nostri servizi, tuttavia, rispondono alle esigenze di tutte le categorie di consumatori, non solo del settore primario. Sempre in fatto di energie, ad esempio, il Consorzio svolge anche un servizio di consegna a domicilio del gasolio da riscaldamento, offrendo un prodotto di qualità, che non danneggia gli impianti, in modo trasparente: per ogni consegna a domicilio, infatti, effettuiamo una doppia misurazione, prima all’uscita del prodotto dalla cisterna e poi all’erogazione dall’autobotte, in modo da garantire al cliente l’esatta quantità di prodotto richiesta».

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