
Riceviamo dal geologo Giuseppe Pomerico e volentieri pubblichiamo la sua analisi tecnica realizzata a partire dallo studio Cnr-Iret/ UNY-ESF pubblicato su npj Urban Sustainability (1) e intitolata “Copertura arborea urbana e mitigazione delle ondate di calore: evidenze modellistiche su dieci città italiane e implicazioni per la pianificazione di bacino”.
L’intensificarsi della frequenza e della severità delle ondate di calore rappresenta, per i territori urbanizzati, un fattore di pericolosità climatica che si somma e in molti casi interagisce con le criticità idrogeologiche e idrauliche tradizionalmente oggetto di pianificazione di bacino. L’impermeabilizzazione dei suoli, la riduzione della capacità di infiltrazione e la contrazione delle superfici a vegetazione naturale non incidono infatti solo sul regime dei deflussi superficiali e sulla ricarica delle falde, ma condizionano direttamente il bilancio energetico urbano, amplificando l’effetto isola di calore (Urban Heat Island, UHI).
In questo quadro, un recente studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iret) condotto in collaborazione con il College of Environmental Science and Forestry della State University of New York (SUNY-ESF) fornisce elementi quantitativi utili a orientare le scelte di pianificazione forestale urbana come misura di adattamento, con ricadute dirette anche sulla gestione integrata della risorsa idrica e sulla mitigazione del rischio idrogeologico. Il team di ricerca — composto da Theodore Endreny, Marco Ciolfi, Anna Endreny, Francesca Chiocchini e Carlo Calfapietra — ha condotto un’analisi comparativa su un campione di dieci città italiane selezionate per eterogeneità dimensionale, morfologica e climatica: Bari, Bologna, Bolzano, Cagliari, Firenze, Genova, Palermo, Roma, Torino e Verona. Lo scenario controfattuale adottato è quello della storica ondata di calore dell’estate 2003 (molto simile per durata ed intensità a quella del giugno 2026), assunta come evento di riferimento per la calibrazione degli impatti sanitari.
La stima delle dinamiche di raffrescamento urbano è stata effettuata mediante il modello i-Tree Cool Air, strumento che integra dati di temperatura e umidità dell’aria, uso e copertura del suolo, e distribuzione della vegetazione per simulare gli effetti combinati di ombreggiamento ed evapotraspirazione, quest’ultima intesa come processo di rilascio di vapore acqueo in atmosfera da parte della componente vegetale, con conseguente sottrazione di calore latente all’ambiente circostante. Il modello consente quindi di tradurre scenari di variazione della copertura arborea in variazioni di temperatura a scala di quartiere, propedeutiche alla stima dell’eccesso di mortalità nella popolazione anziana (età ≥ 65 anni), utilizzata come proxy (tipo di metrica utilizzata per misurare le prestazioni aziendali in assenza di dati diretti) di impatto sanitario.
Lo scenario simulato prevedeva il raggiungimento di una copertura arborea non inferiore al 30% in ciascun quartiere delle città analizzate. In tali condizioni, il modello stima una riduzione dell’ordine del 36% dell'eccesso di mortalità da calore nella fascia di popolazione più vulnerabile, rispetto allo scenario di base rilevato durante l’ondata del 2003. L’effetto di mitigazione risulta più marcato nei quartieri a maggiore densità edilizia e più elevato grado di impermeabilizzazione, laddove l'intensità dell’isola di calore urbana è massima e il potenziale di raffrescamento per unità di superficie arborea aggiuntiva è quindi più elevato.
Dal punto di vista idrogeologico, il dato più rilevante ai fini della pianificazione di bacino riguarda la dipendenza dell’efficacia del raffrescamento evapotraspirativo dalla disponibilità idrica nel suolo. Gli autori sottolineano come, in ambito mediterraneo — contesto climatico caratterizzato da regimi pluviometrici sempre più irregolari e da fenomeni siccitosi ricorrenti — l’incremento della copertura arborea non possa essere concepito come misura isolata, ma debba essere integrato con infrastrutture verdi (superfici permeabili, aree di infiltrazione, sistemi di bio-ritenzione) e con sistemi efficienti di gestione delle acque meteoriche, al fine di garantire la sopravvivenza e la funzionalità ecofisiologica degli apparati arborei senza indurre, per contro, un eccessivo incremento dell’umidità relativa in ambito urbano. Questo aspetto ha una ricaduta operativa diretta per le autorità di bacino distrettuali: la progettazione di piani di forestazione urbana su larga scala non può prescindere da una verifica di compatibilità con il bilancio idrico locale, con particolare riferimento a disponibilità della risorsa per l’irrigazione di soccorso nella fase di attecchimento, capacità di invaso e infiltrazione dei suoli di impianto, e coerenza con gli strumenti di pianificazione già vigenti (Piani di Gestione del Rischio di Alluvioni, Piani di Bacino, Piani Urbani di Drenaggio Sostenibile).
Oltre alla mitigazione termica, lo studio quantifica una serie di co-benefici ambientali associati
all’incremento della copertura arborea urbana, di diretto interesse per la pianificazione idraulico-forestale integrata: riduzione dell'inquinamento atmosferico per intercettazione e deposizione del particolato sulla chioma; riduzione del deflusso superficiale (runoff) grazie all’aumento delle superfici permeabili e all’intercettazione fogliare della precipitazione, con conseguente effetto di laminazione dei picchi di piena a scala di sotto-bacino urbano; incremento del sequestro di carbonio atmosferico (CO₂); valore economico complessivo dei servizi ecosistemici stimato in circa 56.000 dollari statunitensi per anno e per chilometro quadrato di superficie forestata. Tali co-benefici, sebbene non oggetto primario dell'analisi, risultano coerenti con l’approccio delle Nature- based Solutions (NbS) già recepito in numerosi strumenti di pianificazione distrettuale per la riduzione del rischio idraulico, rafforzando la logica multi-obiettivo degli interventi di forestazione urbana.
Sul piano applicativo, gli autori evidenziano l’esigenza di sviluppare modelli a risoluzione più fine, in grado di identificare a scala di quartiere le aree prioritarie per l’impianto di nuova vegetazione arborea. Per i professionisti e gli enti coinvolti nella gestione del territorio, tale prospettiva suggerisce alcune linee di azione: integrare gli obiettivi di copertura arborea (soglia indicativa del 30%) nei quadri conoscitivi dei piani di bacino e nei piani urbanistici comunali, con priorità per i quartieri a maggiore densità di impermeabilizzazione e maggiore vulnerabilità sociale (popolazione anziana); condizionare la pianificazione forestale urbana a una verifica preventiva di sostenibilità idrica, in raccordo con i Piani di Gestione del Rischio di Alluvioni e con gli strumenti di gestione delle acque meteoriche; valutare la sinergia tra forestazione urbana e misure strutturali di invarianza idraulica, ai fini di una progettazione integrata che persegua contestualmente la riduzione del rischio da ondata di calore e la mitigazione del rischio idraulico; supportare l’aggiornamento dei modelli di riferimento (es. i-Tree Cool Air) con dati locali di dettaglio (uso del suolo, tipologia dei suoli, disponibilità idrica) per affinare le stime a scala di quartiere.
In conclusione. Lo studio Cnr-Iret / SUNY-ESF fornisce una base quantitativa robusta a supporto dell’inserimento della forestazione urbana tra le misure di adattamento climatico prioritarie per le città italiane, con una stima di riduzione dell’impatto sanitario delle ondate di calore nell'ordine del 36% al raggiungimento di una copertura arborea del 30%. Per i professionisti e gli enti tecnici operanti nel campo della difesa del suolo e della pianificazione di bacino, il dato di maggior rilievo risiede nella necessità di trattare la forestazione urbana non come intervento a sé stante, bensì come componente di un approccio integrato alla gestione della risorsa idrica e del rischio idrogeologico, in coerenza con i principi delle soluzioni basate sulla natura.
(1) Cnr — Consiglio Nazionale delle Ricerche, “Foreste urbane per ridurre l’impatto delle ondate di calore”. Studio di T. Endreny, M. Ciolfi, A. Endreny, F. Chiocchini, C. Calfapietra (Cnr-Iret; College of Environmental Science and Forestry, State University of New York), pubblicato su npj Urban Sustainability (Nature Partner Journals).
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Nell’ambito della Settimana europea dell’energia sostenibile si tiene oggi, mercoledì 6 giugno, a Padova, dalle 9 alle 13, nell’Area della Ricerca CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) in zona industriale, il corso di formazione per giornalisti organizzato dal Consorzio RFX in collaborazione con Argav dal titolo “Il progetto Iter: riprodurre il sole in laboratorio è possibile?“. Il corso anticipa i temi dell‘inaugurazione in calendario lunedì 11 giugno 2018, sempre nell’area della Ricerca CNR a Padova, con cui il Consorzio RFX (composto da ENEA, CNR, INFN, Università di Padova e Acciaierie Venete Spa) lavora per raggiungere l’obiettivo di produrre energia da processi di fusione termonucleare controllata.