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Terlanzo (Bz), al convegno sui piccoli frutti, si è parlato di protezione antigelo e Drosofila suzukii

frutta-di-boscoNel convegno sui piccoli frutti e le drupacee svoltosi lo scorso 22 febbraio 2013 a Terlano (Bz), gli esperti del Centro di Sperimentazione Laimburg hanno riferito i risultati delle attuali ricerche sulla Drosofila suzukii e sulle novità in fatto di difesa delle piante dal gelo.

Metodi di protezione. “Nella coltivazione di drupacee e piccoli frutti bisogna considerare che nel giro di ogni quattro a cinque anni le colture soffrono danni causati dal gelo”,  ha affermato Max Zago, esperto del Centro di Sperimentazione Laimburg. Uno dei motivi della sensibilità al gelo è la fioritura precoce delle drupacee che avviene in media da metà marzo ai primi di aprile. In tre successive relazioni sono stati presentati molteplici metodi di protezione antigelo e la loro efficacia. Oltre alle esperienze con l’irrigazione antibrina e metodi di riscaldamento sono stati riferiti i risultati di ricerche sulla resistenza alle basse temperature da parte di varietà e di portainnesti di ciliegio. La resistenza al gelo, infatti, dipende dalla varietà scelta e dallo stato nutrizionale delle piante.

Drosofila suzukii. L’insetto che colpisce soprattutto i piccoli frutti e le drupacee non ha causato gravi danni nella stagione 2012. Difatti, la crescita della popolazione dei parassiti è iniziata due settimane più tardi rispetto al 2011 e non ha raggiunto il livello dell’anno precedente. Questo il risultato delle rivelazioni di 45 trappole sparse per tutto il territorio della provincia; oltre a ciò ci sono stati rilevazioni sull’infestazione dei frutti. I danni non sono stati gravi; tra le colture più colpite, figurano i lamponi. La ricerca attuale si concentra sull’influsso delle condizioni climatiche e della presenza di cibo per i parassiti nei boschi sulla crescita della popolazione della Drosofila. I ricercatori stanno, inoltre, elaborando un modello per poter valutare il rischio d’infestazione.

Utilizzo prodotti fitosanitari. La direttiva 2009/128 dell’Unione Europea mira a ridurre i rischi legati all’utilizzo dei pesticidi sulla salute umana e sull’ambiente. Gli stati membri dovranno pertanto definire dei piani d’azione nazionali per raggiungere tale meta. Ci saranno inoltre cambiamenti per gli utenti di prodotti fitosanitari: l’aquisizione del patentino fitosanitario sarà legato ad una formazione apposita con rispettivo esame. Saranno inoltre vincolanti dei corsi di formazione per il rinnovo del patentino. I patentini già emessi resteranno validi fino alla scadenza stabilita e saranno poi integrati nel nuovo sistema.

(Fonte: Provincia di Bolzano)

Frutta nelle scuole, l’educazione alimentare nasce dai campi

logo-frutta-nelle-scuoleOltre 99 mila bambini tra i 6 e gli 11 anni di 649 nuove scuole elementari del Veneto aderiscono anche quest’anno a “Frutta nelle scuole”, progetto nazionale finanziato dall’Unione Europea per educare ed abituare i giovani al consumo di frutta e verdura.

Motivare bambini (e genitori) al consumo di frutta e verdura. I prodotti verranno distribuiti alle sedi scolastiche due volte la settimana, per un totale di oltre 795 tonnellate di prodotti freschi, dal Raggruppamento temporaneo di Imprese (RTI) “Benessere a Colori”, che si è aggiudicato l’appalto. La fornitura riguarda frutta e verdura di tutti i tipi a seconda della stagionalità: pere, arance, albicocche, carote, clementine, fragole, cachi, mandarini, mele, pomodori, pesche, susine, uva e ancora spremute d’arancia e centrifugati di mele. “Benessere a Colori” non si limiterà al trasporto di ortofrutticoli, ma attuerà un piano di lavoro che punta ad incoraggiare e motivare i bambini (e attraverso loro le famiglie) al consumo di questi prodotti. In particolare, metterà a disposizione degli insegnanti informazioni, mezzi, laboratori, uscite didattiche e materiali vari. Ogni Scuola che ne farà richiesta, inoltre, riceverà in omaggio il gioco “L’orto in classe”, una vera e propria serra per coltivare frutta e verdura in tutte le stagioni.

Frutta Day. Le Scuole ospiteranno anche i “Frutta Day”, condotti da animatori che parleranno ai bambini di educazione alimentare attraverso un percorso completo e multidisciplinare alla scoperta della frutta e dei suoi benefici. Anche le famiglie potranno partecipare al Progetto, tramite il sito dedicato www.benessereacolori.it, dove grandi e piccoli potranno testare le loro conoscenze in materia, giocare, informarsi e condividere esperienze, impressioni e immagini nell’area blog dedicata. Sempre dal sito sono scaricabili le Linee guida dove trovare tante informazioni e spunti per imparare.

Al RTI “Benessere a Colori” aderiscono: OP COP, Organizzazione di produttori veronese costituita da 13 cooperative; BRIO SPA, filiale commerciale dell’OP APO Scaligera di Verona; OP APOVF con sede a Treviso e operatività prevalentemente in Veneto e Friuli Venezia Giulia; AOP UNOLOMBARDIA (che associa 12 OP con più di 1250 soci); OP KIWI SOLE LATINA (associa agricoltori in Lazio, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Basilicata, Piemonte e Trentino Alto Adige); AOP ARMONIA, con sede legale a Salerno (associa 2 OP con circa 100 aziende agricole concentrate prevalentemente nella Piana del Sele); AOP PIEMONTE (associa 3 OP e opera in cinque Regioni: Piemonte, Lazio, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta. In Europa, l’iniziativa coinvolge otto milioni i bambini, cui vanno 43 mila tonnellate di frutta e verdura. Il commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos ha annunciato, in proposito, che intende presentare una proposta legislativa per accrescere l’impatto dei programmi già esistenti.

(Fonte: Regione Veneto)

Ortofrutta veneta, luci e ombre

ortofruttaCompetitività e aggregazione. Sono questi i punti chiave per il rilancio dell’ortofrutta veneta emersi durante la tavola rotonda “Ortofrutta Veneta, rilancio o lento declino?” organizzata dal Consorzio Ortofrutticolo Padano, realtà scaligera che associa 1500 aziende e 15 cooperative, sabato 26 gennaio scorso a Veronamercato.

Luci e ombre. Dopo l’introduzione di Gabriele Tibaldo, direttore del Consorzio Ortofrutticolo Padano, che ha tracciato un’analisi di luci e ombre sulla situazione dell’ortofrutta veneta, è intervenuta Veronica Bertoldo, dirigente dell’assessorato all’agricoltura regionale che ha evidenziato l’importanza del Veneto in ambito agricolo “con 19 OP ortofrutticole, il maggior numero di prodotti DOP e IGP a livello nazionale, il più elevato grado di biodiversità. A seguire Adele Biondani, presidente dell’associazione Banco Alimentare del Veneto ha ricordato l’importanza degli apporti alimentari, specie ortofrutticolo, con 4472 tonnellate di cibo distribuito all’anno a quasi 90.000 persone. L’associazione conta 114 volontari, due magazzini nel Veneto di cui uno a Verona. Fausto Bertaiola, presidente del Consorzio Ortofrutticolo Padano ha detto: “in un momento in cui l’agricoltura tiene il passo nonostante la crisi, ci sono ancora molti problemi da risolvere per i produttori. Si registra nell’ultimo anno un calo di consumi di ortofrutta dell’1,5% e nel territorio veronese, che vale l’80% della produzione ortofrutticola regionale, c’è una riduzione di produzioni e di superfici coltivate. La melicoltura veronese, ad esempio, vive una situazione di crisi cronica con prezzi praticamente invariati negli ultimi vent’anni ma i costi di produzione sono quasi raddoppiati, la produzione delle pesche si è ridotta del 30%”.

Mercato globale, servono regole comuni. “Le priorità su cui dovrebbero concentrasi gli sforzi del comparto ortofrutticolo e della politica – ha sottolineato Bertaiola – sono la competitività delle aziende agricole in un mercato europeo unico, dove il prezzo è uguale per tutti e, in un mercato mondiale sempre più globale, il produttore italiano non riesce ad essere concorrenziale per i costi di produzione troppo elevati. Purtroppo, l’equazione più qualità è uguale a più competitività non regge. Servono regola e misure di sostegno affinchè la frutticoltura italiana possa tornare a essere competitiva”. “L’altra priorità – ha aggiunto il presidente del Consorzio Ortofrutticolo Padano – riguarda la necessità di accorciare la filiera, troppo occupata da passaggi che sottraggono valore aggiunto alla produzione. E’ quindi necessario aggregare la produzione e creare soggetti forti in grado di confrontarsi alla pari con la grande distribuzione. Non è più il tempo per i produttori di restare da soli, è necessario fare rete e mettersi insieme”.

Abbattere le “finte” barriere fitosanitarie. Paolo Bruni, Presidente CSO, Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara, ha messo in evidenza come sia necessario creare intese tra pubblico e privato poiché “nessuno da solo ce la può fare”. “Tutta l’Italia, – ha precisato – non si tratta solo del Veneto, non è riuscita a fare sistema. Cioè a definire una specifica programmazione e controllo delle dinamiche di produzione per governare relazioni di mercato complesse specie di fronte a un mercato globalizzato”. “E’ necessario per i produttori – ha specificato Bruni – conquistare nuovi mercati ma allo stesso tempo la politica deve intervenire come ad esempio ad abbattere le finte barriere fitosanitarie. Cosa che ha fatto con la Corea del sud in cui adesso si può esportare il kiwi ma non con altri Paesi come gli Stati Uniti in cui non è ancora possibile esportare mele e pere”.

Per fronteggiare la crisi, i produttori devono guardare all’aggregazione. Il tema dell’aggregazione è stato al centro della relazione di Ambrogio De Ponti, Presidente Unaproa, Unione nazionale dei produttori ortofrutticoli agrumari e di frutta in guscio, che ha detto “il tentativo che dobbiamo fare è di lavorare insieme e fare un lavoro sistemico. E’ necessario anche ridurre la burocrazia. Ad esempio il recente articolo 62, che regola i contratti e i pagamenti, è un chiaro esempio che si può intervenire”. “E’ importante – ha aggiunto De Ponti – che i produttori italiani siano messi nelle stesse condizioni di competere con i concorrenti stranieri come spagnoli e francesi e che le realtà virtuose italiane che si sono aggregate vengano premiate”.  In chiusura della tavola rotonda, il Ministro dell’agricoltura Mario Catania ha evidenziato: ”Il prodotto veneto è ottimo ma va supportato con strategie specifiche. Infatti, come per il resto d’Italia, il problema è che aumentano i costi di produzione ma non altrettanto i guadagni dei produttori. A parte alcune situazioni di nicchia, è sempre più difficile per il comparto far quadrare i conti delle imprese. Sul mercato c’è un’offerta crescente di prodotti: a quelli nazionali si aggiungono i prodotti esteri tra cui spiccano Spagna, Olanda e Nord Africa. La distribuzione trattiene circa l’80% del prezzo del prodotto. Allora è sempre più necessaria l’aggregazione dell’offerta perché solo in questo modo si può raggiungere una certa massa critica da condizionare il mercato. Inoltre, è importante lavorare sull’origine e tracciabilità del prodotto perché il consumatore è disposto anche a spendere qualcosa in più per comprare un prodotto italiano di qualità e controllato. C’è un lavoro da fare tra politica e produttori anche per recuperare sui consumi. Il vino italiano, ad esempio è riuscito a recuperare con l’esportazione quello che perde internamente; l’ortofrutta ha tutte le capacità per fare altrettanto”.

(Fonte: Consorzio Ortofrutticolo Padano)

Redditività in frutticoltura, il futuro sta nella sostenibilità, ne parla L’Informatore Agrario a Macfrut 2012

La prossima PAC dal 2014 chiederà agli agricoltori europei comportamenti sempre più virtuosi sotto il profilo della tutela ambientale e della sostenibilità delle tecniche di coltivazione. Tenendo conto dell’attuale stato di crisi quali prospettive può ritagliarsi il frutticoltore per coniugare sostenibilità e reddito? Se ne parlerà nel convegno “Il futuro della redditività in frutticoltura passa attraverso la sostenibilità” organizzato da L’Informatore Agrario il 26 settembre p.v. alla Fiera di Cesena a Macfrut (26-28/9/12) alle 14.30 in .

Tecniche amiche dell’ambiente. Nuove opportunità per contenere i costi e ridurre gli input chimici nascono da sistemi agronomici come l’allevamento dei frutteti in parete stretta, dall’impiego di reti protettive o dalle siepi usate come barriere naturali. Tra i vantaggi: un’esposizione al sole più uniforme dei frutti per una qualità più omogenea, una difesa più efficace dagli agenti atmosferici e dalle malattie e una meccanizzazione più spinta per le operazioni che pesano maggiormente sui bilanci delle aziende. «Il fabbisogno annuale di manodopera si aggira in media sulle 500-600 ore/ha (di cui circa 450 ore sono dedicate a raccolta, potatura e diradamento) pari al 55% del costo di esercizio globale – spiega Alberto Dorigoni, ricercatore della Fondazione E. Mach di San Michele all’Adige, da anni impegnato in studi pioneristici sulle tecniche “verdi” da adottare in frutteto. Attraverso i nuovi sistemi di allevamento e meccanizzazione potremmo risparmiare fino a un terzo delle ore di manodopera per la raccolta, la potatura e il diradamento».

Certificazione: a che punto siamo. In Italia i casi sono limitati a poche imprese del settore agroalimentare ma all’estero cresce la percentuale di aziende ortofrutticole che valutano l’impatto ambientale e comunicano in etichetta i risultati raggiunti dalla certificazione sostenibile traducendoli in strumenti di marketing. «L’attenzione alla sostenibilità ripaga ogni investimento – spiega Alessandro Cerutti, ricercatore al Dipartimento di colture arboree dell’Università di Torino. Tra le attività che un’azienda sostenibile deve imparare a gestire per limitare le proprie emissioni rientrano la somministrazione di agrofarmaci, di fertilizzanti e la gestione della raccolta. Queste tre fasi da sole possono ricoprire fino al 60% dell’impatto ambientale dell’intera azienda».

Le prospettive della PAC. «La novità più sostanziale è che vi sarà la possibilità di ottenere pagamenti diretti per tutte le aziende ortofrutticole italiane, piccole, medie e grandi – spiega Ermanno Comegna, consulente e collaboratore de L’Informatore Agrario. Il prerequisito per ottenerli sarà proprio la sostenibilità. Il sistema di aiuti funzionerà ad ettaro disaccoppiato prevedendo dai 200 ai 450 Euro/ha a seconda delle scelte nazionali».

(Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario)

Produzione kiwi 2012 nel veronese, buone le previsioni ma tempi (e kiwi) ancora non maturi

Si prospetta quest’anno una buona raccolta per il kiwi sia per la qualità che per la richiesta del mercato. Fondamentale, però, non anticipare la raccolta per non danneggiare i prodotti. Il frutto verde, infatti, se staccato prima del tempo rischia di essere un boomerang negativo per i produttori sia per una questione di credibilità che di reddito.

Tempi (e kiwi) ancora non maturi. «Per far aumentare la propensione al consumo di frutta, l’elemento su cui fare leva è la qualità dell’offerta – dice Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – pertanto è un grave errore anticipare la raccolta dei kiwi e immettere sul mercato italiano e straniero prodotti senza i necessari requisiti qualitativi. La raccolta e la commercializzazione precoce dei frutti rischiano di causare disaffezione da parte dei consumatori verso queste produzioni e offuscare l’immagine di tanti produttori che operano correttamente. E’ fondamentale, pertanto, che gli agricoltori seguano quanto stabilito dal decalogo dell’Accordo interprofessionale del kiwi italiano».

Raccolta a partire dal 10 ottobre. Il decalogo, sulla base di un regolamento comunitario, stabilisce che non si può mettere sul mercato frutta con un grado zuccherino inferiore a 6,2 gradi brix alla raccolta, e a 11 gradi brix al consumo. La raccolta, inoltre, non può iniziare prima del 10 ottobre e la commercializzazione non prima del 15, quando si spedisce all’estero. Il limite diventa il 15 novembre per la vendita in Italia. Il calibro minimo, infine, è 65 millimetri. A carico dei trasgressori sono previste sanzioni pecuniarie. “Quest’anno – aggiunge Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – si prospetta una significativa annata per i kiwi con una positiva richiesta da parte del mercato e buona qualità del prodotto. La raccolta anticipata determina, perciò, anche una perdita di reddito per i coltivatori perché il frutto aumenta di peso di un 15-20% proprio nelle ultime settimane di maturazione. Inoltre è sempre importante mantenere alti gli standard qualitativi della frutta italiana anche a fronte della concorrenza straniera soprattutto quella neozelandese. Invitiamo gli organismi di controllo a vigilare per tutelare i produttori che rispettano le regole (Agecontrol, ICQRF, Ispettorato centrale qualità repressione frodi)».

In provincia di Verona il 9 per cento della produzione nazionale. Il kiwi è una voce importante per l’economia agricola poiché, al pari della ciliegia, registra un aumento costante di consumi diversamente da altri tipi di frutta e dalla crisi in corso. Nella provincia di Verona si raccolgono in media 550 mila quintali di frutti che rappresentano il 9% della produzione nazionale. Il 70% del kiwi italiano è esportato in 80 Paesi.

(Fonte: Coldiretti Verona)

Mezzo miliardo di euro il valore della produzione agricola commercializzata dalle OP venete

Nel Veneto, l’11% della produzione agricola è dato dal valore della produzione delle Organizzazioni di Produttori (OP). Solo nel comparto ortofrutticolo però questa quota assume dimensioni significative. Basti pensare infatti che nel 2010 (i dati 2011 non sono ancora disponibili) il valore della produzione delle OP ortofrutticole venete ha raggiunto il 42% del valore del settore, superando per la prima volta la media europea. È questo il dato più significativo delle analisi effettuate dagli esperti di Veneto Agricoltura sul mondo dell’aggregazione, consultabili nel sito internet aziendale (sezione “Temi” di Economia e mercato).

I comparti. Le OP, che rappresentano la forma più evoluta di aggregazione dei produttori, sono diffuse prevalentemente nel settore ortofrutticolo: delle 27 OP riconosciute in Veneto nel 2010, 17 operano proprio in questo comparto, mentre le altre 10 OP operano nel comparto tabacchicolo (3), lattiero-caseario (2), olivicolo (2), zootecnico (2) e pataticolo (1). Complessivamente, nel Veneto le OP aggregano circa 6.700 produttori agricoli, con un valore della produzione commercializzata (VPC) che si aggira attorno ai 550 milioni di euro.

I risultati positivi conseguiti dalle OP ortofrutticole venete sono dovuti al significativo aumento del numero dei produttori associati negli ultimi cinque anni (4.964 nel 2010 in ripresa rispetto al 2009 e +30% rispetto al 2005) e all’incremento delle superfici coltivate (15.200 ettari nel 2010, +16% rispetto al 2005), prevalentemente investite a frutta (circa 9.700 ha, +8% rispetto al 2009) e in misura inferiore ad ortaggi (5.700 ha, +17% rispetto al 2009). In crescita anche la quantità di prodotto veicolata, che si è attestata a circa 415.000 tonnellate (+6% rispetto al 2009) e, soprattutto, il valore della produzione commercializzata, che nel 2010 ha superato i 356 milioni di euro (+19% rispetto al 2009), quasi il doppio rispetto al 2005. Va inoltre sottolineato l’aumento delle dimensioni medie delle singole OP ortofrutticole. Se nel 2005 il valore della produzione commercializzata in media da ogni OP era di circa 12 milioni di euro, nel 2010 questo valore è stato di poco inferiore ai 21 milioni di euro, con una crescita particolarmente significativa negli ultimi due anni (+31%).

Vantaggi per la base produttiva agricola. I dati di Veneto Agricoltura evidenziano la sempre maggiore capacità delle OP ortofrutticole di aggregare i produttori agricoli, oltre che di concentrare e valorizzare la produzione regionale sfruttando canali commerciali che consentono di trattenere una maggior quota di valore aggiunto presso la base produttiva agricola. Negli ultimi anni sono infatti diminuite le vendite realizzate all’ingrosso ad altri commercianti o tramite mercati ortofrutticoli (la quota è passata dal 48% nel 2005 al 33% nel 2010), mentre allo stesso tempo sono aumentate le vendite dirette a supermercati o a catene della grande distribuzione moderna (salite dal 21% al 34%). La quota di prodotto destinata all’esportazione, pur dimostrando un andamento altalenante, ha raggiunto il 24%, trovando nuovi mercati di destinazione soprattutto verso l’Europa Orientale.

Le insalate (rucola, valeriana, baby leaf e indivia) sono il prodotto con il maggior VPC aggregato dalle OP, con un valore di 44,9 milioni di euro nonostante una flessione del 10% rispetto al 2009. Considerando anche il VPC di lattughe (25,4 milioni di euro, +61%) e radicchi (12,7 milioni di euro, -36%), passa attraverso le OP oltre il 97% del valore regionale di questi produzioni. Elevati VPC si registrano anche per le mele (40 milioni di euro, +27% rispetto al 2009, circa il 55% del valore complessivo regionale), i funghi (38,8 milioni di euro, -5%, pari al 45% del totale veneto) e le fragole, il cui valore aggregato (28 milioni di euro, +43%), rappresenta il 67% di quello regionale.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Frutticoltura, sinergia tra Veneto ed Emilia-Romagna fa nascere “Oi pera”, obiettivo: regolamentare e valorizzare la produzione e la commercializzazione della pera

Maturazione pere Abate

E’ stato costituito unitariamente, dalle organizzazioni agricole e dalle associazioni di produttori, il Comitato promotore che dovrà dare vita ad un “Organismo interprofessionale per la pera” (Oi pera), in particolare per la varietà Abate. Un ente aggregativo, previsto dal diritto comunitario, che avrà lo scopo principale di regolamentare la produzione della pera e valorizzarne la commercializzazione, stabilendo un prezzo di vendita che non scenda mai sotto il costo di produzione.

Ferrara leader in Italia nella produzione di pere. Lo annuncia Coldiretti Rovigo, che attraverso le Coldiretti Emilia Romagna, Ferrara e Modena, ha seguito lo svolgimento del percorso progettuale, partito lo scorso febbraio da Ferrara (la provincia maggiormente produttiva di pere: 43% della produzione emiliana che è 65% di quella nazionale) ed esteso, poi, agli altri territori vocati al pero, al Polesine in particolare, che fornisce il 31% della produzione veneta, la quale costituisce il 12% della produzione nazionale (seconda regione dopo l’Emilia Romagna). Tutti i produttori di pere polesani associati alle “organizzazioni di produttori” saranno coinvolti nel progetto dalle rispettive associazioni; quelli non associati saranno, invece, chiamati dalle rispettive organizzazioni professionali agricole per aderire all’Oi pera, sempre che si concretizzino i requisiti normativi e gli obiettivi di costituzione dell’Organismo.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Primizie in tavola, è tempo dei “figomori da Caneva”

Il caldo sta anticipando la maturazione dei “Fioroni”, la prima buttata di frutti del “Figomoro” (Fico moro), varietà di fico che storicamente è coltivato sulla Pedemontana che va dalla provincia di Pordenone a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso. Già si stanno gustando i primi, ma storicamente questo non è una novità. Stando agli “Annali del Friuli”, “il fior di fico lo si trovava mangiabile diggià ai 8 di giugno”.

Il cuore della produzione è Caneva, tanto da essere chiamato il fico di Caneva, in terra friulana. In documenti della Serenissima Repubblica di Venezia è citato come il “frutto speciale che i porta da Caneva”. Il fiorone è bellissimo da vedere, si gusta con l’occhio, ma è meno saporito dei “figomoro” che arriveranno nella seconda metà di agosto e che sono la seconda buttata di frutti della pianta, che ha due fioriture, la prima a metà marzo, la seconda a fine maggio; quindi due raccolti all’anno. Il consumo del fiorone è perlopiù locale. Lo chiedono appassionati delle cose sfiziose, territoriali, diverse, curiose. Il motivo è dovuto alla scarsa dolcezza, soprattutto se viene paragonato al fratello figomoro, considerato tra i fichi più saporiti e più carichi di proprietà nutrizionali. Bellissimo dunque, ma poco gustoso. Eppure, essendo il primo fico fresco della stagione, può avere un maggiore appeal e trovare una sua valida nicchia di mercato. Ne è convinta OPO Veneto che, d’intesa con il “Consorzio per la tutela e valorizzazione del Figomoro da Caneva”, si è impegnata per la sua valorizzazione.

Coltivato da una quarantina di produttori. “E’ un fico bellissimo: una primizia molto interessante che si lascia mangiare dagli occhi; credo che, presentato bene, possa essere apprezzato dai consumatori”, commenta Giovanni Coan che è un po’ il regista della riscoperta del figomoro e l’anima del Consorzio, del quale è presidente Sandro Mutton. Per Sergio Tronchin di OPO Veneto il frutto ha tutte le caratteristiche del prodotto stagionale, territoriale, di qualità. E’ una novità commerciale che può riservare sorprese positive. Il Figomoro è una pianta familiare sulla Pedemontana trevigiana e friulana. Si trovava in tutte le case contadine come un’importante risorsa alimentare; oggi è ritenuta anche pianta ornamentale in giardini. E’ coltivato da una quarantina di produttori. Il frutto è un fico nero, colore che gli dà il nome, che si caratterizza per la forma allungata (per questo è chiamato localmente anche Longhet, lunghetto). La pianta può superare i tre metri e mezzo, il colore del tronco è sul grigio chiaro, mentre le foglie, verdi brillanti, scabre e pubescenti, si presentano con cinque lobi e grosse nervature che partono dall’attacco del gambo.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Fondazione Mach, sequenziato il genoma del moscerino dei piccoli frutti

Dopo il sequenziamento del genoma della vite, del melo e della fragola a San Michele all’Adige è stato raggiunto un altro importante risultato in questo campo. Un team multidisciplinare di ricercatori della Fondazione Edmund Mach, infatti, ha sequenziato il genoma di Drosophila suzukii, il moscerino che preoccupa da qualche anno i produttori di piccoli frutti in tutto il mondo.

Punto di partenza, Valsugana. Per raggiungere l’obiettivo si è partiti da alcuni insetti raccolti in Valsugana, la zona più importante per la produzione di piccoli frutti in Italia e che ha fronteggiato le conseguenze più gravi dagli attacchi dell’insetto. Si è fatto uso delle moderne tecnologie di sequenziamento che rispetto ad un recente passato sono molto più efficaci ma anche di gran lunga meno dispendiose.

Ancora numerosi i punti oscuri. I dati sono stati depositati in una banca dati internazionale al fine di condividerli con la comunità scientifica mondiale che si occupa di questa problematica. Il progetto dei ricercatori della Fondazione Edmund Mach di San Michele prevede di utilizzare questi dati per chiarire gli ancora numerosi punti oscuri sull’origine dell’insetto ed accelerare la messa a punto di metodi di controllo innovativi, sfruttando anche l’enorme mole di conoscenze prodotte su Drosophila melanogaster, il moscerino dell’aceto, parente stretto di Drosophila suzukii e organismo modello per eccellenza. Questa scoperta potrebbe quindi contribuire a capire come contrastare in maniera efficace il moscerino dei piccoli frutti, favorendo l’attività agricola dei produttori.

La diffusione. Originario del sud-est asiatico, Drosophila suzukii si è diffusa contemporaneamente negli Stati Uniti e Canada, ed in Europa nel 2008-2009. Attualmente è segnalata nella maggior parte delle regioni d’Italia, in Francia, Spagna, Svizzera, Austria, Germania, Belgio, Slovenia e Croazia. Questo insetto può infestare un’ampia gamma di piante e le sue femmine, a differenza delle altre drosofile che attaccano frutti già in deperimento, inseriscono l’uovo direttamente nella polpa dei frutti sani prima che essi giungano a completa maturazione, portandoli al disfacimento in pochi giorni. Finora l’efficacia dei trattamenti chimici è risultata insufficiente e la mancanza di adeguate strategie di controllo alternative in particolare per le colture di piccoli frutti sta destando sempre più preoccupazione tra i produttori del settore.

Biotecnologie per il controllo di questa nuova specie invasiva. Alla Fondazione Mach un gruppo di lavoro composto da ricercatori e sperimentatori del Centro Ricerche e Innovazione e del Centro di Trasferimento Tecnologico è impegnato in numerose indagini volte a individuare mezzi di controllo sostitutivi o integrativi alla difesa chimica. Risultati incoraggianti si sono ottenuti utilizzando trappole e reti anti-insetto. Promettenti su lungo periodo sembrano essere anche le metodiche biologiche che sfruttano l’azione di limitatori naturali o che operano interferendo con il comportamento riproduttivo e sul rapporto con le piante ospiti. “Il sequenziamento del genoma di Drosophila suzukii – ha affermato il direttore del Centro Ricerca e Innovazione, Roberto Viola – rappresenta un ulteriore tassello che contribuirà allo sviluppo di biotecnologie mirate al controllo di questa nuova specie invasiva. E’ un’occasione per stabilire anche un ponte più diretto tra la ricerca di base e l’applicazione e per creare una task force pronta ad intervenire nei confronti di altre specie esotiche invasive, problematica sempre più d’attualità in campo agricolo e sanitario. Il raggiungimento di questo risultato – ha concluso Viola – è stato possibile anche grazie al recente accordo di collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler, che ha consentito un rapido assemblaggio del genoma”.

(Fonte: Istituto Agrario di San Michele all’Adige)

Fioriti con grande anticipo i ciliegi sulle colline venete

E’ uno scenario incantato la fioritura di ciliegi sulle colline venete: uno spettacolo di primavera che quest’anno si è esibito con oltre una settimana di anticipo, il che fa presagire che avremmo ciliegie, quelle precocissime già nella prima quindicina di maggio.

Fioritura bellissima in particolare sulle colline vicentine di Marostica, tra i fiumi Astico e Brenta, dove si coltivano le varietà precoci, come le sandre, varietà locale che matura prima di tutte : il prodotto di quest’area, particolarmente pregiato, è stato il primo in Europa ad ottenere il marchio di tutela Igp. “La fioritura è splendida, promette bene, ma – commenta con un po’ di preoccupazione Giuseppe Zuech, presidente del Consorzio di tutela della ciliegia Igp di Marostica – sulla maturazione e sulla qualità c’è l’incognita siccità. Si è vista pochissima pioggia finora, e non c’è stata neve sulle montagne; senza acqua le ciliegie non ingrossano bene”. In altri termini, il ciliegio si “disseta” e si alimenta dai frutti anziché dal suolo.

Sulle colline venete, prodotte in media 16 mila tonnellate di ciliegie. Sono un po’ più tranquilli i coltivatori della zona dove arriva l’irrigazione, ma si tratta di un’area ancora limitata: i progetti di estendere gli impianti sono di fatto fermi per carenza di finanziamenti. Potrebbe esserci scarsità di acqua per la stessa irrigazione, sempre che non cambino le condizioni meteo. La cerasicoltura sulle colline venete si sta sensibilmente qualificando ed è promossa anche in funzione ambientale. La produzione media annua è di circa 16.000 tonnellate su una superficie di circa 2800 ettari. Intanto, si sta lavorando per la salubrità dei ciliegi e per programmare la raccolta e la distribuzione. 

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)