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Mercati ortofrutticoli veneti, nel 2010 meno merce, più valore

Dopo la flessione del 2009, continua a diminuire nel 2010 la quantità di merce transitata per i mercati ortofrutticoli del Veneto pari a circa 1.050.000 tonnellate (-2% sul 2009). Nota positiva, il valore degli scambi posizionati nuovamente sopra il miliardo di euro (1,03 miliardi, +3,6% sul 2009). Questa la sintesi dell’analisi degli esperti di Veneto Agricoltura, sui dati forniti dai mercati veneti all’ingrosso.

Tra i mercati più importanti, quelli di redistribuzione, ancora in flessione Verona (circa 410 mila tonnellate, -5,5%), mentre Padova (350 mila tonnellate, +3%) e Treviso (115 mila tonnellate, +4%) hanno registrato un aumento delle quantità commercializzate. Questi mercati concentrano oltre l’83% delle merci che transitano per i mercati all’ingrosso della Regione. Notevole la flessione dei volumi veicolati dai mercati al consumo: se Venezia – Mestre rimane sostanzialmente stabile (circa 44 mila t), Bassano del Grappa (circa 20 mila t) e Vicenza (poco più di 9 mila t) fanno segnare cali di quasi il 20%. Nei mercati alla produzione, sempre nel 2010, le quantità sono scese per la prima volta sotto le 100 mila tonnellate (-5% rispetto al 2009): da segnalare la crescita registrata dai mercati orticoli polesani (Lusia, con 31.500 t, +4% e Rosolina, 14.100 t, +6,6%) e dai mercati delle ciliegie veronesi (in particolare San Pietro in Cariano, con 2.800 t, cresce del 55%). Diminuiscono drasticamente le quantità aggregate nei mercati veronesi che concentrano la produzione di pesche e altra frutta fresca (kiwi, mele, ecc.), in particolare Valeggio sul Mincio (13.200 t, -23%) e Bussolengo (4.000 t, -35%).

Nel dettaglio, per quanto riguarda l’origine delle merci, in ripresa quelle provenienti dal territorio regionale (circa 293 mila t, +12%), che hanno costituito il 28% circa del prodotto totale immesso nei mercati e che nel 2010 hanno rappresentato il 24% dell’intera produzione regionale (nel 2009 erano il 20%). Stabili le provenienze estere (20% del totale immesso), composte principalmente dall’Unione Europea (57%), ma anche dal Centro (18%) e Sud America (14%).  Diminuiscono le merci provenienti da altre regioni d’Italia (52% del totale immesso).

Per quanto riguarda le destinazioni, in leggero calo le merci che rimangono dentro i confini regionali per essere consumate (42,1%) e quelle destinate all’estero (35,7%) a conferma delle difficoltà commerciali dovute alla crisi economica internazionale incontrate anche dagli operatori ortofrutticoli del Veneto. Cresce invece (22,3%) la quantità di merce veicolata a livello nazionale verso altre regioni, in prevalenza Trentino-Alto Adige, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia. In definitiva, nonostante nel 2010 vi sia stato un calo delle provenienze dalle altre regioni d’Italia, una leggera flessione degli acquisti della Distribuzione Moderna (DM) e una sostanziale stabilità delle spedizioni verso l’estero, i mercati ortofrutticoli veneti si confermano essere delle vere e propri e piattaforme di rilancio dei prodotti ortofrutticoli non solo regionali, ma anche nazionali, verso tutto il nord Italia e soprattutto all’estero, in particolare verso i mercati di sbocco nel Nord Est Europa e della Russia.

(fonte Veneto Agricoltura)

AOP Veneto Ortofrutta, un Piano operativo 2012 che supera i 9 milioni di euro

il "tavolo tecnico" di OPO Veneto Ortofrutta

“Bisogna valorizzare tutte le risorse europee messe a disposizione: proprio tutte, fino in fondo, superando strettoie, cavilli, pretesti burocratici”. Ecco molto in sintesi l’impegno che si è posto l’AOP Veneto Ortofrutta (associazione di organizzazioni di produttori ortofrutticoli) e le OP aderenti (Organizzazioni di produttori).  Tutto questo sembra scontato, ma non lo è. Il percorso per raggiungere l’obiettivo è piuttosto ostacolato e progettare lo sviluppo in queste condizioni è un’impresa.

Normativa fluida e spesso intralciante, costi aggiuntivi che costituiscono pesi, condizionamenti più che incentivi (buone intenzioni sempre dichiarate, ma nei fatti deluse) a carico delle imprese associate. A Zero Branco, in provincia di Treviso, nella sede di AOP Veneto Ortofrutta si è riunito il “Tavolo tecnico” per valutare il che fare per il Piano operativo 2012, vale dire mettere a fuoco richieste, proposte, impegni, attività. Un ragionamento a tutto campo sul piano di sviluppo sui base pluriennale (5 anni) che AOP si è data per raggiungere gli obiettivi di sviluppo contemplati dall’OCM (Organizzazione comune di mercato) ortofrutta.   AOP Veneto Ortofrutta ha superato i 120 milioni di euro di fatturato proveniente dai soci. Il piano operativo, attorno al quale si sta lavorando, supera i 9 milioni di euro. Presenti alla riunione di Zero Branco, oltre a Giorgio Fregonese e a Simone Natali, Luca Lanzoni (OP Europ, Giacciano con Barucchella, Rovigo), Giorgio Lavezzo (OP Cop San Giovanni Lupatoto, Verona) e il direttore di AOP Veneto Ortofrutta Cesare Bellò. Fanno parte di AOP Veneto Ortofrutta, presieduta da Fausto Bertaiola, O.P. C.O.P. di San Giovanni Lupatoto (VR); O.P. EUROP di Giacciano con Barucchella (RO); O.P. IL NOCETO di Chiarano (TV); O.P. ORTI DEI BERICI di Pojana Maggiore (VI); O.P. ORTOROMI di Borgoricco (PD); O.P.O. VENETO di Zero Branco (TV); O.P. CONSORZIO PICCOLI FRUTTI di San Giovanni Lupatoto (VR).

(fonte OPO Veneto)

Batteriosi del kiwi, agricoltori preoccupati nonostante i fondi stanziati dalla Regione Veneto

Preoccupazione degli agricoltori di Coldiretti Verona, nonostante il via libera della Regione Veneto, su proposta dell’Assessore all’agricoltura Franco Manzato, agli indennizzi per i coltivatori che hanno dovuto distruggere le piante di kiwi (actinidia) per prevenire il diffondersi del cancro batterico.

Una malattia che colpirà ancora migliaia di piante. “Gli importi stanziati, per complessivamente 281 mila euro da assegnare alle imprese agricole per risarcirle dei danni subiti – commenta Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – rappresentano solo l’inizio degli aiuti necessari per gli agricoltori. Siamo, infatti, molto preoccupati per la malattia che ha colpito e colpirà migliaia di piante per cui sono necessari altri fondi da destinare al monitoraggio delle piante e alla ricerca di una soluzione. Di fondamentale importanza è stato il lavoro svolto dal Servizio Fitosanitario Regionale, che ringraziamo e che ci auguriamo prosegua anche nei prossimi mesi per il bene delle nostre colture”.

A Verona, situazione critica per una risorsa importante. Il kiwi rappresenta nella provincia di Verona una risorsa economica di grande importanza. Nel 2010 sono stati prodotti, infatti, 550 mila quintali di frutti per un valore di circa 40 milioni di euro in oltre 2000 ettari di terreno. La situazione a Verona, relativamente alla batteriosi del kiwi, è già critica. A cura del Servizio Fitosanitario Regionale sono stati controllati 328 ettari circa il 10% della superficie regionale investita a kiwi. Il 75% degli impianti piantati nel 2011 è risultato positivo al batterio PSA (Pseudomonas syringae pv. Actidinidiae). Su 175 campioni analizzati, 152 sono risultati positivi al batterio e su 95 piante prelevate e analizzate, 67 sono risultate positive. E’ importante anche l’analisi effettuata su 57 campioni asintomatici dei quali 42 sono risultati negativi, ma il 26% è tuttavia positivo senza dare segni esteriori e visibili. In questo momento, complice il clima caldo la malattia non si manifesta con virulenza; per un esame più approfondito bisognerà aspettare il prossimo inverno.

Da verificare il possibile blocco degli impianti. “La malattia ha una capacità di diffusione molto rapida e per i batteri, al momento, non esiste una cura – sottolinea Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – L’unica cosa da fare è la prevenzione, specie nelle stagioni più a rischio come la primavera e l’autunno. Occorre, inoltre, continuare a fare opera d’informazione presso gli agricoltori per tenere basso il propagarsi della batteriosi, effettuare il monitoraggio continuo nei frutteti ed estirpare le piante malate o con sintomi. Resta aperto il problema del blocco degli impianti, cioè il divieto di mettere a dimora nuovi impianti senza l’assoluta sicurezza sanitaria, a oggi in vigore solo in Piemonte”.

(fonte Coldiretti Verona)

Agricoltura “alla frutta”, a Rovigo le pesche a kmzero vanno a ruba, a Verona sfilata di trattori con pesche in beneficenza

Venti quintali di pesche letteralmente bruciati lo scorso 2 agosto a Rovigo in Piazza Vittorio, in occasione della manifestazione della Coldiretti Polesana organizzata per denunciare lo stato di crisi in cui versano gli agricoltori rodigini costretti a “regalare” frutta e ortaggi a causa delle speculazioni della filiera ortofrutticola.

I cittadini hanno lasciato un’offerta volontaria e simbolica per premiare il lavoro dei produttori che, secondo Mauro Giuriolo, presidente provinciale di Coldiretti Rovigo, a fronte del crollo dei prezzi in campo registrano una remunerazione pari al 50% del costo di produzione, mentre al consumo si assiste all’aumento medio  del 14 % rispetto all’anno scorso.A peggiorare la situazione anche la Grande Distribuzione Organizzata che preferisce siglare accordi con l’estero, scegliendo prodotti a qualità inferiore rispetto alle eccellenze del Made in Italy”.

Le Istituzioni insieme agli agricoltori. A fianco degli agricoltori durante la manifestazione c’erano anche il vice presidente della IV commissione consiliare agricoltura Graziano Azzalin, il consigliere regionale Cristiano Corazzari, il vice prefetto Carmine Fruncillo, l’assessore provinciale all’agricoltura Claudio Bellan,  l’assessore delle attività produttive del comune di Rovigo Matteo Zangirolami. Puntuale l’intervento dell’Assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato che ha sollecitato l’Unione Europea di farsi carico completamente del prelievo dell’invenduto, innalzando il prezzo del ritiro della merce a 30 centesimi al chilo.  Servono strumenti politici – insiste Giuriolo – che incentivino filiere tutte agricole e italiane, che permettano il giusto riconoscimento economico a tutti i soggetti coinvolti  per impedire le speculazioni a cui stiamo assistendo».

Situazione critica anche per la raccolta pere. Coldiretti Rovigo che manifesta  preoccupazione anche per l’imminente campagna di raccolta pere già critica come quella appena conclusa di pesche e nettarine, in accordo con le altre organizzazioni professionali, chiede un intervento del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali nei confronti della grande distribuzione al fine di sottoscrivere intese eque e regolamentare l’uso del sottocosto e ridurre i tempi di pagamento.

E domani a Verona, pesche in beneficenza. Contro la speculazione che sta facendo chiudere le aziende agricole e impedisce ai consumatori di gustare al giusto prezzo l’ottima frutta e verdura italiana, Coldiretti Verona ha promosso per domani, venerdì 5 agosto, l’iniziativa “Trattori a Verona. Meglio regalare le pesche che svenderle”. I trattori degli agricoltori di Coldiretti Verona sfileranno per la città, per consegnare ad alcuni enti caritatevoli ottime pesche locali. L’obiettivo dell’iniziativa è denunciare le speculazioni che trasformano i pochi centesimi pagati nei campi ai produttori in euro per il portafoglio dei consumatori.La consegna della frutta avverrà verso le ore 9.30 alla Ronda della Carità in Via Silvestrini e alle ore 10.15 ai Frati Cappuccini del Barana in Via Colonnello Fincato. L’iniziativa si concluderà verso le ore 11.00 in Prefettura in cui il Vice Prefetto Dott. Iginio Olito riceverà i vertici della Coldiretti di Verona e i gli agricoltori. Al Vice Prefetto sarà affidato un documento che evidenzia la crisi di mercato e gli interventi urgenti per il settore ortofrutticolo.

Meglio far beneficenza che essere vittime del mercato. “I prezzi delle pesche – sottolinea Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – come abbiamo già più volte denunciato, aumentano di oltre cinque volte (+427 per cento) nel passaggio dal campo alla tavola. Pertanto, in Italia i coltivatori sono costretti a svendere il frutto dell’estate a poche decine di centesimi di euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione delle imprese agricole che rischiano di dover abbattere le piante. Meglio, quindi,  regalare le proprie pesche ai più poveri piuttosto che essere vittime dei ricatti del mercato”. “Con questo gesto gli agricoltori – dice Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona –  vogliono far conoscere il valore di prodotti di qualità ai quali tantissime persone devono rinunciare per i prezzi elevati al dettaglio mentre è crisi profonda nei campi e a rischio il primato della frutta  e della verdura Made in Italy”. Basta pensare che per acquistare un caffè occorre 3,5 kg di pesche e che per comprare un pacchetto di sigarette servono 23 kg di pesche.“Occorre – aggiunge Piccioni – ridisegnare le regole con la grande distribuzione (GDO), agevolare interventi sul credito, definire un piano di ristrutturazione del settore per ridurre il trend negativo degli ultimi anni e interventi immediati e urgenti a sostegno delle imprese in crisi”.

(fonte Coldiretti Rovigo/Coldiretti Verona)

Crisi ortofrutta, martedì 2 agosto 2011 Coldiretti Rovigo offre pesche in piazza

Se gli agricoltori “sono alla frutta”, tanto vale offrire le nettarine in piazza: un gesto simbolico dei produttori di Coldiretti per affermare forte e chiaro che la crisi del prezzi alla produzione non si risolve con l’aumento dei prezzi al consumatore, ma con strumenti politici che incentivino filiere tutte agricole e italiane, che permettano la giusta remunerazione a tutti i soggetti coinvolti e dove il ricarico sul prezzo finale sia reso trasparente, per impedire le speculazioni.

E’ la motivazione della grande manifestazione che i produttori di pesche di Coldiretti Rovigo hanno organizzato per martedì mattina, 2 agosto, in piazza Vittorio Emanuele a Rovigo, a seguito del tonfo dei prezzi alla produzione dell’ortofrutta polesana (nettarine e pesche, cocomeri, meloni, lattughe e verdure estive), ceduta a prezzi inferiori ai costi alla produzione, mentre i consumatori continuano a pagarli molto salati al momento della spesa.

Offerta libera dei cittadini per le nettarine. Da un grande gazebo giallo Coldiretti, i produttori di pesche cederanno, a offerta libera ai cittadini, dei cestini di splendide nettarine di prima scelta (categoria A), maturate al sole delle campagne dell’alto Polesine. Frutta che ha un costo di produzione di 50 centesimi al chilo e che viene attualmente pagata all’agricoltore 25 centesimi, mentre le famiglie le comprano ad euro 1,50-2,00 al chilo.

Un concerto di fattori negativi. «I prezzi alla produzione della nostra frutta sono affondati in seguito ad una congiuntura di fattori negativi – spiega Floriano Sinico, presidente di Cofruta di Giacciano con Baruchella, la maggiore cooperativa ortofrutticola polesana – Un lieve incremento della produzione ma, soprattutto, un andamento stagionale di basse temperature nel Nord Europa, dove la nostra coop esporta il 70-80 per cento del prodotto nostrano, che ha fatto contrarre i consumi. In Germania richiedono le pezzature medio-piccole, che quest’anno sono in prevalenza, mentre il mercato italiano chiede pezzature più grandi. La contrazione della domanda tedesca fa riversare tutto sul mercato interno. Quando il fresco non tira, l’agroindustria ne approfitta – continua Sinico – e paga il prodotto per succhi e concentrati a 3-4 centesimi al chilo. Una certa influenza l’ha avuta la psicosi da “batterio killer”, seppure la salubrità e sicurezza della nostra frutta “made in Italy” sia indiscutibile».

Contrazione consumi famiglie. Alla Cofruta, che raccoglie le produzioni di pesche, cocomeri e meloni di Castelmassa, Bergantino, Melara e Oltrepo mantovano si traccia un quadro della situazione: «Le produzioni sono state buone un po’ in tutta Europa – spiega Massimo Milani, direttore commerciale della cooperativa – Ciò significa una presenza importante di prodotto sul mercato e che Spagna e Grecia competono con noi. A questo si aggiunga la contrazione dei consumi delle famiglie: l’ortofrutta è l’ultimo prodotto che si mette sul carrello della spesa e al quale si rinuncia più facilmente».

Ortofrutta, 100 chili in meno all’anno per famiglia. Coldiretti ha calcolato che gli acquisti di frutta e verdura sia diminuito di 100 chili/anno per famiglia negli ultimi tre anni (-22 per cento) a causa degli aumenti di prezzo al consumo, mentre le remunerazioni degli agricoltori sono crollate, tanto che si stima che negli ultimi 15 anni siano stati abbattuti la metà dei frutteti italiani. A causa delle distorsioni, delle inefficienze e delle eccessive intermediazioni nel passaggio della frutta dall’azienda agricola al carrello della spesa i prezzi aumentano di 5-6 volte senza giustificazioni. «Produrre meloni costa 30 centesimi al chilo – continua Milani – mentre vengono pagati 20 centesimi ed il consumatore li compra a un euro e 50: di questo divario le famiglie non si accorgono, i ricarichi non sono trasparenti e questo apre le porte alle speculazioni. Lungo la filiera ci sarebbe spazio perché tutti guadagnino il giusto ed i consumatori possano acquistare a prezzi più favorevoli maggiori quantità».

(fonte Coldiretti Rovigo)

Coldiretti Rovigo: agricoltori strozzati e consumatori “salassati”

E’ possibile che un chilo di nettarine (pesche noci), maturate al sole polesano, perfettamente sane, venga pagato al produttore 15-25 centesimi, all’insaputa del consumatore che le compra ad euro 1,50-2,20 e che non sa che per produrre quella frutta l’agricoltore ha speso 50 centesimi al chilo? Praticamente cinque chili di pesche per una tazzina di caffè.

Per l’ortofrutta polesano, crisi di prezzi mai vista prima. Le pesche sono il prodotto di punta della campagna estiva polesana, ma un ragionamento analogo si ripropone per gli altri ortofrutticoli del territorio: angurie, meloni e verdure, soprattutto le lattughe. «La nostra ortofrutta sta attraversando una crisi dei prezzi mai vista – afferma il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo – I prezzi stracciati alla produzione non sono diminuiti per il consumatore, che continua a pagare salato la frutta e la verdura. In questo momento la grande distribuzione organizzata, che detiene l’80 per cento dei consumi, sta strozzando i produttori agricoli. Le nostre imprese ortofrutticole rischiano di chiudere perché non possono giocare a rimetterci l’azienda. In un momento di grave crisi per tutti – dichiara Giuriolo – noi di Coldiretti riteniamo che non si possa e non si debba muovere guerra tra categorie e che non sia etico che qualcuno approfitti della situazione: tutti debbono poter guadagnare, ma in modo leale, non soltanto alle spalle dei produttori del primario».

Mauro Giuriolo, presidente Coldiretti Veneto

Necessario un rapporto trasparente tra mondo agricolo e commercio. «In questo momento la grande distribuzione ed i commercianti ad essa collegati – spiega Giuriolo – stanno chiedendo ai produttori di cedere le pesche senza prezzo e di accontentarsi di guadagnare a seconda di quanto riuscirà a ricavare il supermercato: non vorremmo che nelle prossime settimane i nostri consumatori si trovassero davanti a super offerte speciali! E’ necessario – conclude il presidente di Coldiretti Rovigo – trovare un rapporto trasparente tra mondo agricolo e commercio che renda in chiaro i prezzi, perché in gioco non c’è solo la sopravvivenza delle nostre aziende agricole, ma l’intera economia. Per questo ci battiamo da tempo per attivare delle filiere trasparenti, che per noi sono tutte agricole e tutte italiane, cioè filiere dove appare evidente al consumatore ciò che mangia e come si forma il prezzo di ciò che compra. Siamo arrivati al limite: non escludo che i nostri produttori organizzino atti di sensibilizzazione e protesta pubblici».

(fonte Coldiretti Rovigo)

Allarme prezzi, a rischio le imprese ortofrutticole veronesi e l’indotto

Un po’ per colpa dei prezzi e del calo di consumi, un po’ per colpa delle conseguenze dovute all’allarme del batterio killer, è sempre più crisi per l’ortofrutta veronese. “Il mese scorso il prezzo al consumo della frutta è salito del 4,8%, ma ai produttori è stata pagata il 10% in meno – afferma il presidente di Coldiretti Verona Damiano Berzacola  -. A fronte di tale situazione occorrono politiche agricole mirate ed interventi volti a migliorare il posizionamento degli agricoltori all’interno della filiera”.

Allarme E-coli all’origine della crisi. “Siamo in presenza di fattori destabilizzanti che stanno mettendo a serio rischio la redditività dei nostri agricoltori – aggiunge Berzacola – senza i quali non ci sarebbe più materia prima per l’agroalimentare Made in Italy, fatto che ridimensionerebbe inevitabilmente, ed irrimediabilmente, tutta la filiera nazionale del settore”. La situazione di volatilità dei prezzi si è fatta sentire fortemente anche a giugno, a seguito dell’allarme E.coli. in Germania. Tutto il mercato dell’ortofrutta è stato completamente paralizzato. La chiusura per circa un mese del mercato russo ha paralizzato il mercato, con cali generalizzati degli ordinativi, e i conti delle aziende ortofrutticole sono peggiorati ulteriormente.  A oggi la situazione anche sul fronte delle esportazioni non si è ancora stabilizzata.

 

In crisi coltivatori di pesche, meloni e colture orticole. “In forte apprensione sono in questo momento i coltivatori di pesche con la produzione che è praticamente in perdita perché il costo di raccolta è superiore al prezzo di realizzo ma analogo discorso vale per i meloni, altro frutto di stagione, e le colture orticole – precisa il direttore di Coldiretti Verona Pietro Piccioni – Esiste un divario rilevante tra il prezzo della produzione e quello che pagano i consumatori, il che fa scontenti tutti. Non si tratta, però, di un problema di giacenza delle pesche poiché la richiesta c’è e il mercato assorbe tutta la produzione ma con prezzi inadeguati per i coltivatori”.

Un altro fattore negativo è il gran caldo registrato nella seconda metà di aprile che ha determinato un anticipo di produzione causando la sovrapposizione dei prodotti veronesi con il Sud Italia e la Spagna. “Tale situazione – conclude Piccioni – se vista assieme ad un avvio di stagione poco esaltante in termini di prezzo, cui si aggiunge un calo stimato attorno al 10% della domanda interna, genera sicuramente tensione sui mercati”. La crisi delle aziende ortofrutticole veronesi mette seriamente a rischio circa 40.000 posti di lavoro tra settore agricolo, commercio, servizi e produzioni dedicate, come imballaggi, trasporti e distribuzione.

(fonte Coldiretti Verona)

ARGAV visita O.P.O. Veneto, “l’orto d’Europa” che serve 100 milioni di consumatori in 24 ore

Il direttivo ARGAV ad OPO Veneto, da dx Angelo Squizzato e Cesare Bellò, direttore della struttura

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Il bello dei direttivi itineranti ARGAV nelle provincie venete è che ogni volta si scopre cosa di buono “cresce” nel territorio. Lo scorso 24 maggio, ad esempio, accogliente sede del direttivo è stata una delle più importanti realtà a livello nazionale del settore ortofrutticolo (30 milioni di fatturato nel 2010), l’Organizzazione Produttori Ortofrutticoli (OPO) Veneto di Zero Branco, in provincia di Treviso. Squisiti anfitrioni, il direttore di O.P.O. Veneto, Cesare Bellò, persona dalla forte capacità aggregativa, anima dell’ortofrutta veneta e nazionale (nonché entomologo di fama con all’attivo oltre 100 specie nuove scoperte), insieme all’infaticabile Ettore Ramponi, trentino d’origine (nato in val di Sole) ma trevigiano d’adozione, responsabile in O.P.O. Veneto di Qualità, Formazione nonché dei prodotti DOP e IGP e al collega Angelo Squizzato, già giornalista di RAI 3 Veneto (ricordiamo con nostalgia i suoi servizi sull’agricoltura), oggi collaboratore per la comunicazione dell’associazione di ortofrutta trevigiana.

da sx Cesare Bellò ed Ettore Ramponi di OPO Veneto

Il chi è di OPO Veneto, organizzazione innovativa per spirito e azione. Nata nel 2001 sull’esperienza di due storiche cooperative degli anni ’60, (Associazione Ortofrutticoltori Marca Trevigiana S.Bovo di S. Alberto di Zero Branco e la Cooperativa Ortolani Sottomarina di Sottomarina di Chioggia), nel giro di pochi anni OPO Veneto ha visto l’adesione di numerose realtà associative venete e non (tra i soci ci sono anche aziende singole o associate del Centro e Sud Italia) fino ad arrivare alla data dell’ultimo C.d.A. (31/03/2011) con una base sociale di 409 soci diretti singoli e 114 soci indiretti tramite le strutture associate. Innovativa per spirito e azione, O.P.O. Veneto riesce a portare dal campo alla tavola nel giro di 24 ore frutta e prodotti orticoli, quest’ultimi loro specializzazione, attraverso GDO, Mercati Ortofrutticoli, HORECA, ristorazione, ambulanti e vendita diretta, rispondendo alla richiesta di 100 milioni di consumatori tra nord Italia (fino a Firenze) ed estero (Olanda, Croazia, Slovenia, Ungheria, Austria e Germania).

da sx Cesare Bellò, direttore di OPO Veneto e Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV

“Prodotti a km zero? Noi preferiamo parlare di filiera virtuosa, in grado di fornire al consumatore prodotti della migliore qualità al minor costo, anche se, va da sé, è sempre preferibile consumare l’orticolo della zona perché più fresco e meno costoso”– spiega Bellò. Che aggiunge: “OPO Veneto tiene molto a promuovere la formazione degli orticoltori, per sostenerne la coesione e l’aggregazione, per incentivare culture ecocompatibili nel rispetto della biodiversità (dal 2010 hanno aderito al progetto di certificazione Biodiversity Friend, ndr).  “L’orticoltura – ha puntualizzato Bellò – ma tutta l’agricoltura in genere, la frutticoltura, devono puntare su prodotti di eccellenza, quindi non di massa, in cui si riconosca la qualità di un territorio sano e pulito. Prodotti certificati. Perché sul terreno della quantità tentare di essere competitivi sarebbe velleitario: mancano, nella sostanza, le oggettive condizioni rispetto a Paesi che si muovono in situazioni decisamente più vantaggiose. L’Italia – ha concluso Bellò – è il Paese d’Europa con più biodiversità e dobbiamo cercare di preservarle perché rappresentano un valore e un’opportunità”.

I prodotti OPO Veneto. Orticoli: Radicchio Rosso di Treviso IGP,  Radicchio Variegato di Castelfranco IGP, Radicchio di Chioggia IGP, Radicchio di Verona IGP, Asparago Bianco di Bassano DOP, Aglio Bianco Polesano DOP, Asparago di Badoere IGP, Insalata di Lusia IGP, Carota di Chioggia (prodotto tradizionale), Patata dolce di Anguillara e Stroppare (prodotto tradizionale), Patata dolce di Zero Branco (prodotto tradizionale), Patata del Quartier del Piave (prodotto tradizionale), Patata Cornetta (prodotto tradizionale), Peperone di Zero Branco (prodotto tradizionale), Pomodoro del Cavallino (prodotto tradizionale), Radicchio bianco o variegato di Lusia (prodotto tradizionale), Zucca Marina di Chioggia (prodotto tradizionale), Cetriolo, Fagiolo, Melanzana, Porro, Sedano, Funghi coltivati, ecc., una vasta scelta di prodotto orticolo fresh-cut e IVa  gamma. Frutta: Ciliegia di Marostica IGP, Marroni di Monfenera Igp, Figo Moro da Caneva. (prodotto tradizionale).

Batterio del kiwi: Coldiretti, Polesine sano, ma urge massima allerta

Il Polesine è ancora sano, ma la virulenza della malattia del kiwi richiede la massima allerta da parte dei produttori e di chiunque possiede anche poche piante nell’orto o nel giardino. E’ il messaggio di Coldiretti Rovigo in riferimento al diffondersi del batterio Pseudomonas syringae pv. Actinidiae (Psa) sulle piante di kiwi (actinidia). La batteriosi sta mettendo in crisi le principali aree italiane di produzione, a partire dal 2008, nella provincia di Latina, dove sono stati estirpati centinaia di ettari di piantagioni. Dall’inizio del 2011 sono già state segnalate decine di casi in provincia di Verona, soprattutto su impianti giovani, di 1 – 3 anni. La Psa è arrivata in Veneto nel 2010, nel trevigiano.

A chi rivolgersi. Coldiretti ed i Servizi fitosanitari della Regione Veneto invitano i coltivatori che sospettano la presenza del batterio sulle proprie piante di kiwi a segnalarlo all’Unità periferica degli stessi Servizi fitosanitari di Rovigo (tel. 0425-397307) o di Verona (tel. 045-8676910 oppure 8676919). «In provincia di Rovigo la superficie coltivata a kiwi è di circa 180 ettari, principalmente nella varietà Hayward, a polpa verde, che si raccoglie a fine ottobre», spiega Gabriele Zecchin dei Servizi fitosanitari della Regione Veneto.

I sintomi «Il batterio penetra nella pianta attraverso qualsiasi apertura, sia naturale, come stomi e lenticelle – chiarisce ancora Zecchin -, sia attraverso ferite da grandine, lesioni da gelo, da vento, tagli di potatura, raccolta dei frutti, caduta delle foglie. Si insedia nel sistema linfatico e si diffonde all’interno della corteccia, fuoriuscendo poi sotto forma di essudato, ossia di gocce di colore bianco “mieloso”, che successivamente diventano rossastre, e possono colare lungo i cordoni e il tronco. Questi sintomi sono molto evidenti già in pieno inverno, fino a metà primavera, anche su piante apparentemente sane l’anno prima». «La batteriosi è virulenta e di difficile controllo – continua Zecchin – per questo l’obiettivo principale è di evitarne la diffusione nel territorio, che è avvenuta prevalentemente attraverso la messa a dimora di materiale vivaistico infetto. Consigliamo di fare un attento controllo visivo delle piante di actinidia per verificare la presenza di sintomi della malattia, sia nei frutteti che negli orti famigliari».

Nessun pericolo per i consumatori. Il problema riguarda principalmente i produttori in quanto le piante infettate non possono essere curate e devono essere estirpate. Invece per i consumatori non c’è alcun pericolo per la salute. Anzi, il kiwi è tra i frutti più naturali che esistano. «Il frutto del kiwi non ha residui chimici – rassicura Gabriele Zecchin – La pianta di actinidia non viene trattata con fitofarmaci poiché non subisce attacchi di malattie particolari. Questa batteriosi è la prima che si registra». Maggiori informazioni sono disponibili sul sito della Regione del Veneto, dove è possibile visionare la scheda con i sintomi e il decreto ministeriale approvato il 7 febbraio 2011 che prevede “Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo o l’eradicazione del cancro batterico dell’actinidia”.

(fonte Coldiretti Rovigo)

Trentino, impossibile produrre ciliegie bio

ciliegie varietà Kordia

(di Sergio Ferrari, socio ARGAV) I primi impianti di ciliegi a taglia bassa su portainnesto nanizzante realizzati in Alta Val di Non, zona Salobbi, erano destinati a produrre ciliegie varietà Kordia e Regina da vendere con certificato biologico. Dopo 3 anni i proprietari degli impianti hanno dovuto abbandonare la coltivazione biologica perché non riuscivano a contenere gli attacchi di mosca senza eseguire uno o più trattamenti chimici. La protezione degli impianti o di singole piante con rete di plastica a maglia sottile non era sufficiente ad evitare l´infestazione ed il conseguente danno ai frutti.