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Strategia forestale dell’UE: risultati positivi ma limitati

legname foreste

Sebbene negli ultimi trent’anni sia aumentata nell’UE la superficie coperta da foreste, il loro stato di conservazione è in peggioramento. Le pratiche di gestione sostenibili sono essenziali per conservare la biodiversità e contrastare i cambiamenti climatici nelle foreste. In una relazione speciale la Corte dei conti europea traccia un bilancio della strategia forestale dell’UE per il periodo 2014-2020 e delle principali politiche UE in questo ambito e segnala che la Commissione europea avrebbe potuto svolgere un’azione più incisiva a tutela delle foreste dell’UE, nei settori in cui quest’ultima ha piena competenza ad agire. Ad esempio, si poteva fare di più per combattere il disboscamento illegale e concentrare maggiormente sulla biodiversità e sulla lotta ai cambiamenti climatici le misure forestali attuate nell’ambito dello sviluppo rurale.

Le superfici boschive ricevono dal bilancio UE finanziamenti di gran lunga inferiori a quelle agricole, sebbene le due tipologie siano equiparabili per estensione. I finanziamenti UE per la silvicoltura rappresentano meno dell’1 % del bilancio della PAC e l’attenzione è posta soprattutto sul sostegno alle misure di conservazione e alle attività di piantumazione e ripristino delle superfici boschive. Il 90 % dei finanziamenti dell’UE per la silvicoltura è erogato tramite il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR). “Le foreste assolvono una pluralità di funzioni utili a fini ambientali, economici e sociali, per cui è in corso la fissazione di limiti ecologici, ad esempio, per l’utilizzo delle foreste a scopi energeticiha dichiarato Samo Jereb, responsabile della relazione all’interno della Corte dei conti europea. “Le foreste possono servire da importanti pozzi di assorbimento del carbonio e aiutarci a ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici (quali incendi boschivi, nubifragi, siccità) e del calo della biodiversità, ma questo solo se sono in buone condizioni. Spetta alla Commissione europea e agli Stati membri intensificare gli sforzi per assicurare la resilienza delle foreste.”

La Corte ha constatato che le principali politiche UE affrontano i problemi della biodiversità e dei cambiamenti climatici nelle foreste dell’Unione, ma il loro impatto è limitato. Ad esempio, sebbene il regolamento UE sul legno vieti la commercializzazione di legno e prodotti da esso derivati di provenienza illegale, il disboscamento illegale continua a essere praticato. Vi sono debolezze nell’applicazione del regolamento da parte degli Stati membri e spesso mancano controlli efficaci, anche da parte della Commissione. Il telerilevamento (dati di osservazione della Terra, mappe e fotografie georeferenziate) offre un grande potenziale per il monitoraggio efficace di grandi superfici con un buon rapporto tra costi ed efficacia, ma la Commissione non ne fa un uso sistematico.

L’UE ha adottato varie strategie per ovviare alla scarsa biodiversità e al mediocre stato di conservazione delle foreste dell’UE. La Corte ha però constatato che la qualità delle misure di conservazione destinate agli habitat forestali rimane problematica. Benché l’85 % delle valutazioni degli habitat protetti riportino uno stato di conservazione cattivo o mediocre, le misure di conservazione sono per la maggior parte finalizzate a mantenere tale stato anziché a ripristinarne uno migliore. In alcuni progetti di imboschimento, gli auditor della Corte hanno riscontrato raggruppamenti di monocolture, mentre la combinazione di specie diverse avrebbe accresciuto la biodiversità e la resilienza a nubifragi, siccità e infestazioni. La Corte conclude che le misure di sviluppo rurale hanno avuto un impatto modesto sulla biodiversità forestale e sulla resilienza ai cambiamenti climatici, in parte a causa dei limitati importi spesi a favore delle foreste (in pratica, il 3 % della spesa totale per lo sviluppo rurale) e delle debolezze nella definizione delle misure. La mera esistenza di un piano di gestione forestale – condizione per ricevere i finanziamenti FEASR – offre scarse garanzie che i finanziamenti siano destinati ad attività ecosostenibili. Inoltre, il sistema comune di monitoraggio dell’UE non misura gli effetti delle misure forestali in termini di biodiversità o di cambiamenti climatici.

Informazioni sul contesto. In forza degli accordi internazionali sottoscritti (la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, con il relativo obiettivo di sviluppo sostenibile n. 15), l’UE è tenuta a rispettare una serie di valori-obiettivo direttamente correlati alla biodiversità nelle foreste. Inoltre, i trattati dell’Unione europea invitano l’UE ad adoperarsi per lo sviluppo sostenibile dell’Europa. Tuttavia, la relazione 2020 sullo stato delle foreste europee è giunta alla conclusione che il loro stato di conservazione è, in genere, in via di deterioramento, come confermano anche altre relazioni e altri dati forniti dagli Stati membri. La Commissione ha reso nota la sua nuova strategia forestale dell’UE nel luglio 2021. La relazione speciale 21/2021 intitolata “Finanziamenti dell’UE per la biodiversità e la lotta contro i cambiamenti climatici nelle foreste dell’UE: risultati positivi ma limitati” è disponibile sul sito Internet della Corte (eca.europa.eu).

Fonte: Corte dei conti europea

Carbomark, il tesoretto della casa di legno

CarbomarkAbitare nel legno contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera e dal 2013, con la stipula dei primi due contratti in Italia di crediti di carbonio locali, generati dall’uso di legno strutturale, nell’ambito del mercato volontario Carbomark, l’assunto viene a tutti gli effetti certificato.

Gli accordi. Il primo contratto, firmato il 6-03-2013 a Sauris di Sopra (UD), piccola frazione in Friuli Venezia Giulia, è sottoscritto da Samuele Giacometti dell’impresa SaDiLegno e dai fratelli Petris dell’azienda Vivere nel Legno di Sauris (UD), produttori di case di legno. L’accordo in questione prevede la vendita di 10 t di CO2, delle 46 in totale, stoccate nella casa di legno (certificato PEFC) in cui vive la famiglia Giacometti a Prato Carnico (Val Pesarina – UD). L’importo, di 1.000 euro, è stato pagato dall’impresa Vivere nel Legno a parziale compensazione delle proprie emissioni. Il secondo contratto, firmato il 17-05-2013 a Udine in occasione della fiera EOS è sottoscritto sempre da Samuele Giacometti e la società fieristica Udine e Gorizia Fiere spa. L’accordo prevede la vendita di altre 20 t di CO2, appartenenti sempre alle 46 di cui sopra. L’importo, di 2.000 euro, è stato pagato dalla società Udine e Gorizia Fiere a parziale compensazione delle proprie emissioni.

Una casa pluripremiata. Occorre sottolineare che la casa di legno in oggetto è stata costruita seguendo il Metodo SaDiLegno che , il PEFC International, lo scorso anno a Rio de Janeiro durante i lavori di RIO+20, ha presentato come reale esempio di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. L’abitazione, oggetto di studi scientifici svolti in collaborazione con l’ENEA, è stata premiata nel 2010 con il CasaClima Award, la bandiera Verde di Legambiente e nel 2011 con il Best Practice PEFC. L’abitazione è anche il primo edificio residenziale, su scala mondiale, ad aver ricevuto il Certificato di Progetto PEFC. Oggi l’impresa SaDiLegno è impegnata in un progetto innovativo, co-finanziato dalla regione FVG, che ha l’obbiettivo di studiare, progettare e scrivere le procedure per la costituzione della prima rete d’impresa della filiera Foresta-legno in alta Carnia (UD) con l’obiettivo di produrre e proporre sul mercato prodotti legnosi innovativi a basso impatto ambientale utilizzando legname ed imprese locali e lasciando traccia del processo produttivo utilizzato.

(Fonte: Anarf)