
Gli articoli 191 e 192 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) conferiscono all’UE il mandato di salvaguardare, tutelare e migliorare la qualità dell’ambiente, nonché proteggere la salute umana. Più di recente, nell’ambito del Green Deal europeo del 2021, sono stati fissati obiettivi specifici per la riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico entro il 2030. Il fine è non solo ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute (in termini di decessi prematuri) di oltre il 55 % e la minaccia per la biodiversità negli ecosistemi dell’UE del 25 %, ma anche di ridurre del 30 % il numero di persone affette da disturbi cronici dovuti al rumore dei trasporti. Questi obiettivi non sono però vincolanti per gli Stati membri.
Per cui, l’inquinamento urbano nell’UE continua a rappresentare una grave minaccia ambientale per la salute, avverte una relazione della Corte dei conti europea. Nonostante i miglioramenti, le città europee sono troppo rumorose e l’inquinamento atmosferico raggiunge livelli eccessivi. Secondo la Corte, l’UE e i suoi Stati membri dovranno intensificare gli sforzi per applicare le norme più rigide fissate per gli anni a venire, il che desta particolare preoccupazione.
Tre quarti dei cittadini dell’UE vivono in aree urbane e sono quindi particolarmente esposti all’inquinamento atmosferico e acustico. L’inquinamento atmosferico uccide almeno 250.000 persone all’anno in Europa, secondo l’Agenzia europea per l’ambiente. Inoltre, l’esposizione prolungata a un rumore eccessivo può avere effetti negativi sulla salute, come disturbi del sonno, ansia, disturbi cognitivi e problemi di salute mentale, che ogni anno sono all’origine di 48.000 nuovi casi di patologie cardiache e di 12.000 decessi prematuri in Europa. L’UE ha introdotto norme per proteggere i suoi 450 milioni di cittadini dall’inquinamento atmosferico e acustico. La Commissione europea dichiara inoltre di aver destinato 46,4 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 e 185,5 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 al conseguimento degli obiettivi in materia di aria pulita.
“Sono stati compiuti progressi nella lotta contro l’inquinamento urbano, ma sarebbe un errore dormire sugli allori” ha dichiarato Klaus-Heiner Lehne, il Membro della Corte responsabile dell’audit. “L’UE e i suoi Stati membri devono capire che gli obiettivi ambiziosi potranno essere raggiunti soltanto a prezzo di notevoli ulteriori sforzi”. Gli auditor prendono atto del complessivo miglioramento della qualità dell’aria nell’UE. Avvertono però che l’inquinamento atmosferico, in particolare la concentrazione di biossido d’azoto (NO2) causata da auto e mezzi pesanti, resta un problema grave. Nel 2022, 10 Stati membri registravano ancora livelli di NO2 superiori all’attuale limite dell’UE. Dato che ben presto le norme sulla qualità dell’aria dell’UE verranno inasprite, le città dell’UE dovranno impegnarsi ulteriormente per attuarle ed avvicinarsi così ai livelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Il rumore è l’altra faccia dell’inquinamento urbano, ed è spesso trascurato. La Corte conclude che è praticamente impossibile valutare i progressi conseguiti nel ridurre questo tipo di inquinamento nell’UE. Il monitoraggio delle emissioni acustiche è lacunoso e tardivo nella maggior parte degli Stati membri, per cui non si riesce a definire una tendenza. I dati indicano che è improbabile che venga raggiunto l’obiettivo per l’“inquinamento acustico zero” entro il 2030 di ridurre del 30 % il numero di persone che sviluppano patologie a causa del rumore generato dai trasporti. Le stime mostrano che potrebbe scendere, nella migliore delle ipotesi, del 19 % e, nello scenario peggiore, potrebbe addirittura aumentare del 3 % entro il 2030.
Il fatto è che le città hanno difficoltà a ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico per tutta una serie di motivi che vanno dallo scarso coordinamento tra le autorità a misure di dubbia efficacia, per non parlare dell’opposizione locale a tali misure. Prendiamo ad esempio le zone verdi in cui pedoni e ciclisti hanno la precedenza sulle auto. La Corte ha riscontrato che tali misure comportano benefici per chi vive in quelle zone, ma peggiorano la qualità dell’aria e i livelli di rumore nelle strade limitrofe. Analogamente, le zone a basse emissioni, che contribuiscono a ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico, sono un tema sempre più controverso. A Barcellona o a Cracovia, ad esempio, la loro introduzione ha provocato una serie di azioni legali per discriminazione o ostacolo alla libertà di movimento, per cui la misura è stata ridimensionata o ritardata.La Corte ha rilevato inoltre che la procedura d’infrazione della Commissione europea è lunga e non sempre efficace nel garantire il rispetto delle norme dell’UE sull’inquinamento atmosferico ed acustico nelle città sottoposte ad audit.
Fonte testo e foto: servizio stampa Corte dei conti europea
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Slitta al 21 febbraio 2019 la scadenza finale per la presentazione delle domande per gli incentivi sulla riqualificazione energetica “Ecobonus” e per la ristrutturazione edilizia “Bonus Casa” relativi all’anno precedente fondamentali per la riduzione dell’inquinamento e della spesa energetica. E’ quanto spiega Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, in relazione ai provvedimenti anti smog in arrivo in diverse regioni del Nord Italia a causa delle polveri sottili oltre i limiti di legge.
Un libro inchiesta
Premesso che le acque ad uso potabile degli acquedotti pubblici sono state messe in sicurezza con l’installazione di appositi filtri fin dall’agosto 2013; che la sanità regionale sta per avviare un monitoraggio pluriennale su circa 250 mila persone potenzialmente esposte per un costo di circa 150 milioni di euro; e che mancano limiti cogenti fissati dal Governo (che ancora non esistono e che la Regione solleciterà a tutti i livelli), la complessa questione dell’inquinamento da Pfas che è emersa in Veneto da uno studio del Cnr iniziato su vari territori italiani nel 2006 e conclusosi nel 2013, è stata al centro di un vertice tenutosi ieri in Giunta regionale, cui hanno partecipato gli assessori all’Agricoltura, all’Ambiente e alla Sanità, con i rappresentanti del mondo agricolo (Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Anpa Veneto).

