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Al via l’Osservatorio dei Cittadini sulle piene nel territorio del fiume Adige

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Integrare il sistema di gestione delle emergenze da alluvioni nel veronese e vicentino attraverso la collaborazione e lo scambio di informazioni tra Amministrazioni e cittadini così da creare una comunicazione bidirezionale, in grado di coinvolgere attivamente la cittadinanza al fine di renderla partecipe durante un evento alluvionale. È questo l’obiettivo dell’“Osservatorio dei Cittadini sulle piene” che coinvolgerà i comuni ricadenti nella parte veneta del bacino dell’Adige sia nella provincia veronese che vicentina.

Cittadini sentinelle del territorio. L’Osservatorio si presenta attraverso una piattaforma virtuale, amicoalpiorientali.eu, che permette di visionare in tempo reale i dati delle stazioni di monitoraggio che verranno installate in siti strategici lungo il corso del fiume Adige. Inoltre, grazie all’applicazione mobile COapp, scaricabile su ogni smartphone e facile da usare, i cittadini potranno inviare segnalazioni territoriali e ricevere notifiche in anticipo in caso di pericolo di alluvione, verificare il livello dei corsi d’acqua in diversi luoghi di interesse. Uno strumento che darà vita a una community gestita dai tecnici dell’Autorità di bacino Distrettuale delle Alpi Orientali che, tramite una cabina di regia, coinvolgeranno – con ruoli diversi e integrati tra loro – cittadini, amministrazioni comunali e stakeholder dei comuni del territorio veronese e vicentino.

Attualmente sono già attivi tre Osservatori dei cittadini: sul bacino del Brenta-Bacchiglione, sul bacino del Tagliamento e sul bacino del Piave, quest’ultimo operativo dal 14 febbraio scorso.

Fonte: Servizio stampa Ordine degli Ingegneri di Verona

Maltempo, Anbi Veneto, le casse anti allagamento salvano il territorio, ma sono necessari anche i bacini multifunzione

 

Retrone 28-2-2024I Consorzi di bonifica sono stati impegnati in questi giorni, con squadre che operano 24 ore su 24, a fronteggiare eventi meteo che hanno messo a dura prova soprattutto i territori vicentini e padovani. Attraverso gli impianti idrovori hanno cercato svuotare il più velocemente possibile l’acqua presente nel reticolo idraulico in gestione e nelle campagne. In alcuni punti lo scarico nella rete principale è stato rallentato per consentire il passaggio delle onde di piena causate anche dai rilasci dei bacini più a monte. Particolarmente delicata è stata la situazione del reticolo afferente al fiume Gorzone (nella foto in alto Alessandro Bedin)  i cui livelli hanno costretto a tener spenti alcuni impianti di pompaggio causando allagamenti in diverse aree, per lo più agricole.

Aumento temperatura in quota pericolose. “È una corsa contro il tempo – spiega Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto – perché in queste ore ore sono previste ulteriori precipitazioni che, secondo le previsioni, dovrebbero essere meno intensi, ma che destano preoccupazione perché si preannunciano diffusi e interesseranno terreni già saturi e una rete idraulica ai limiti. In questo contesto, incideranno anche i prossimi aumenti delle temperature in quota e il conseguente scioglimento delle nevi che andrà ad aumentare gli apporti a valle.”

Rimpiangeremo l’acqua dolce di questi giorni la prossima estate? Aggiunge Cazzaro: “Le casse di laminazione realizzate dopo l’alluvione del 2010 hanno dimostranto la loro grande utilità nel garantire la sicurezza delle aree urbane.È opportuno comunque ricordare che esse hanno funzione di sicurezza idraulica e dunque, necessariamente, passato il maltempo, saranno svuotate; è dunque importante affiancare a queste grandi strutture, una rete di bacini multifunzione in grado di trattenere l’acqua in eccesso per utilizzarla nelle campagne nei momenti siccitosi. La situazione meteorologica che stiamo attraversando in queste ore sarà sempre più frequente a causa del cambiamento climatico; l’auspicio è che tra qualche mese, con la stagione irrigua, non ci si trovi a rimpiangere l’acqua dolce che si sta riversando sul nostro territorio e che è destinata a defluire a mare.”

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

23 Agosto 2020, nubifragio in Veneto, la conta dei danni

Mezzane (VR)

Il Presidente del Veneto Luca Zaia ha firmato la dichiarazione dello stato di crisi per il Comune di Verona e altri comuni del Veronese, colpiti ieri dal maltempo che ha causato danni a infrastrutture e opere pubbliche, imprese industriali e agricole e causato danni ai privati. Constatati i danni provocati dall’ondata di maltempo, il decreto sullo stato di crisi potrebbe essere esteso anche ad altri comuni del Veneto.

Coldiretti, milioni di euro di danni nei campi. Summit in Coldiretti a Verona ieri per la conta dei danni alle campagne dopo il violento nubifragio che si è abbattuto nel cuore della città ma che non ha risparmiato vigneti e frutteti dell’immediata periferia. La furia del maltempo ha devastato persino le reti antigrandine atterrando coltivazioni di actinidia e sradicando viti con grappoli pronti alla vendemmia. Nel Padovano colpite sia l’area della bassa che la zona dell’alta: si segnalano serre distrutte e annessi rustici scoperchiati. Salvi cavalli e animali nelle stalle rovinate da grandine e dalle raffiche di vento. La coda della tromba d’aria ha investito oltre a Padova anche Vicenza e Rovigo seppur in maniera minore creando disagi nei centri urbani dove si registrano alberi caduti e allagamenti lungo le strade. Frane nel bellunese in un territorio già fragile provato dalle calamità naturali. “I cambiamenti climatici hanno fatto esplodere il pericolo idrogeologico – sottolinea la Coldiretti – su un territorio reso più fragile dalla cementificazione e dall’abbandono con la perdita negli ultimi 25 anni di oltre ¼ (-28%) della superficie agricola utilizzabile in Italia ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari, con il risultato che sono saliti a 7252 i comuni italiani, ovvero il 91,3% del totale, che sono a rischio frane e/o alluvioni secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra”.

Confagricoltura Verona e Consorzio tutela vini Valpolicella, danni ingenti ma limitati. È questo il primo bilancio tracciato da Christian Marchesini, presidente dei viticoltori di Confagricoltura Verona e del Consorzio di tutela vini Valpolicella, sulla forte tempesta che ha colpito pesantemente il territorio veronese ieri pomeriggio.“Grandine e vento hanno sferzato la fascia che va da San Pietro Incariano a Negarine e Pedemonte, più o meno la zona già colpita violentemente all’inizio di giugno – sottolinea -. Stavolta però il raggio si è allargato a Montorio, Ponte Florio e Poiano, nella Bassa Valpantena. Danni molto pesanti, ma limitati a circa il 4 per cento della superficie della denominazione. I pochi che sono stati colpiti, però, rilevano perdite molto importanti e non più recuperabili, visto che mancano pochi giorni alla vendemmia”. Dagli associati di Confagricoltura sono arrivate segnalazioni anche dalle zone agricole attorno alla città. Si tratta di danni al patrimonio ambientale, soprattutto alberature e olivi e vigne sulle Torricelle, e alberi da frutto. “Gli agricoltori devono purtroppo fare i conti con eventi imprevedibili, frequenti e di forte intensità e abituarsi considerare il proprio lavoro in maniera diversa. Non è compito nostro analizzare i motivi dei cambiamenti climatici di cui si parla sempre più frequentemente, ma sollecitare ad alta voce forme di tutela assicurative sempre più mirate e porre maggiore attenzione ai fondi mutualistici, che oggi sono ancora marginali, ma che diventeranno uno strumento importante a cui rivolgersi nel prossimo futuro, in quanto si tratta di forme integrative di ristoro da danni dovuti sia a malattie o insetti alieni, sia ad eventi meteo catastrofici”, ha aggiunto Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona.

Nel Padovano. Segnalazioni di danni sono arrivate a Confagricoltura Padova dalla fascia che va da Monselice a Conselve, con episodi anche a Pernumia, Terrassa e Bovolenta.  Riferisce Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova: “Soprattutto il vento ha fatto qualche danno sui vigneti e la parte maggiormente colpita è la zona della Monselice mare. Colpiti più che altro i grappoli di Pinot Grigio, di cui si sta iniziando la raccolta. Difficile quantificare ora a quanto ammonterà il danno, perché servirà qualche giorno per accertarlo con certezza. Di primo acchito sembra essere stata una tempesta a intensità media, che non dovrebbe avere causato danni ingenti. A Terrassa e Bovolenta possiamo invece dire con certezza che i danni sono stati marginali”.

Momento di riflessione. “Emerge soprattutto nelle periferie quanto sia importante la conservazione del territorio da parte di noi agricoltori: dove non c’è agricoltura sono maggiori le frane e gli smottamenti. Ma vogliamo promuovere anche momenti di studio e incontro con i più importanti player del mondo assicurativo per capire come meglio proteggere le nostre colture. Infine non è più rimandabile un momento di forte riflessione sui cambiamenti climatici”, ha commentato Piergiovanni Ferrarese, presidente dei Giovani di Confagricoltura.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto/Confagricoltura Verona e Veneto