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12 novembre, alla Biblioteca Internazionale La Vigna (Vicenza), l’incontro dedicato a come i fiumi sono rappresentati negli affreschi delle ville palladiane

Mercoledì 12 novembre alle ore 17.30, la Biblioteca Internazionale “La Vigna” ospiterà l’incontro culturale “I fiumi negli affreschi delle ville palladiane”, a cura del prof. Fernando Rigon, storico dell’arte. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con gli Amici dei Musei e dei Monumenti di Vicenza e il CISA Palladio ed è inserita nel ciclo “I mercoledì della Vigna”, una serie di incontri culturali promossi dal Consiglio scientifico della Biblioteca. Il programma propone temi legati a libri, storia, arte, scienza e cultura, con uno sguardo sempre attento alle collezioni della Biblioteca, per valorizzarle e farle conoscere al pubblico.

Come per tutta l’umanità, l’acqua e i fiumi sono una “linfa vitale” per la vita e l’economia della civiltà palladiana. Ma nella sua cultura i corsi d’acqua divengono “immagine” di prestigio di un’intera società. Personificati “umanisticamente” in figure umane di vegliardi sdraiati e ignudi, appoggiati a un otre che riversa fiotti abbondanti del prezioso liquido, essi vengono rappresentati secondo le regole dell’iconografia classica greco-romana dai grandi artisti, collaboratori del Palladio in quasi tutti gli edifici da lui progettati in villa e in un paio di casi anche in palazzi di Vicenza. Ne sono autori nomi illustri di frescanti come G.B. Zelotti e G.A. Fasolo.

Modalità di partecipazione in presenza, è gradita la registrazione: https://bit.ly/4nG21PR

Galzignano Terme (Padova), fino al 16 febbraio incontro tra arte e vino nei Colli Euganei con la mostra WineArt al MuCE. Il 7 febbraio in programma l’AperiMuCE con i produttori del territorio

Sarà aperta fino al 16 febbraio a Galzignano Terme (Padova), all’interno del Museo dei Colli Euganei (MuCE), la mostra “WineArt”, dedicata alle opere dell’artista Pietro Barbera. L’esposizione rappresenta un connubio tra arte figurativa e mondo enologico. Utilizzando il vino come pigmento, Barbera riesce infatti a trasmettere la ricchezza delle emozioni umane su tele che parlano della gioia, dell’amore e della vita quotidiana. Le sue opere non sono solo rappresentazioni visive, ma si accompagnano a forme letterarie per un racconto che riesce a trasformare il vino in uno strumento di comunicazione e di sensibilizzazione (giorni e orari di visita: mar-dom, 9-18, ingresso libero).

“WineArt” ha già suscitato l’interesse dell’Istituto scuola di agraria Duca degli Abruzzi di Padova, dove hanno preso forma l’idea e quei contenuti che ne definiscono gli scopi divulgativi, e ora il MuCE offre una nuova ambientazione all’iniziativa, apportando anche alcune variazioni ai soggetti esposti, per arricchire ulteriormente l’esperienza di visita. L’idea è piaciuta anche al Consorzio dei Vini dei Colli Euganei che si è reso disponibile come partner dell’iniziativa, visto che l’esposizione apre la possibilità di un dibattito e di un approfondimento sul tema dell’enologia euganea. L’area dei Colli Euganei – del resto – è da anni in ascesa nel panorama vitivinicolo italiano. I suoi vigneti, caratterizzati da un terroir unico e da pratiche viticole attente alla qualità, hanno portato a una produzione di vini distintivi, sempre più apprezzati a livello nazionale e internazionale, come il Fior d’Arancio DOCG o il Serprino, la bollicina euganea per eccellenza. L’ambiente naturale e i valori pedoclimatici, influenzati dalla formazione vulcanica delle colline, contribuiscono a creare un contesto ideale per la di alta qualità. I Colli Euganei, in questo modo, hanno la possibilità di posizionarsi come una delle aree vinicole più promettenti d’Italia, contribuendo in modo significativo all’economia locale e all’attrattiva turistica della zona.

In particolare, venerdì 7 febbraio sarà l’occasione per unire in dialogo le arti visive con le produzioni enologiche dell’area di Galzignano, secondo la formula già sperimentata dell’AperiMuCE (ore 18, ingresso libero). Si tratta di una degustazione organizzata anche con la collaborazione dell’Associazione Culturale ArtEuganea.Net, che avrà tra i protagonisti gli stessi produttori vitivinicoli. Dunque: le opere di Pietro Barbera, oltre a trovare un dialogo con le esposizioni permanenti nel Museo dedicato al territorio, troveranno approfondimento anche negli assaggi e nei valori proposti dalle cantine che prenderanno parte all’iniziativa. Un connubio che promette un’atmosfera viva e dinamica, permettendo ai visitatori di godere di un’esperienza multisensoriale che stimola sia l’apprezzamento dell’arte che quello delle produzioni enologiche locali.

Pietro Barbera  “artista di_vino”

“Cerco di portare freschezza e leggerezza nel mondo dell’arte con una tecnica innovativa: la pittura con il vino, un genere che ho battezzato con il nome di WineArt, dipingendo “vinarelli” su cartoncino. Il mio approccio alla pittura è un’ode all’inventiva e alla sperimentazione – continua – utilizzando il vino come mezzo espressivo cerco di creare opere d’arte intrise di ricchezza cromatica e profondità emozionale, usandolo da solo e/o arricchendolo con altri colori acrilici o acquerelli. Cerco  di combinare tonalità e sfumature attraverso le sue varietà, solitamente uso i rossi più intensi,  ottenendo un effetto visivo unico, rendendo ogni dipinto un’esperienza sensoriale avvincente. Oltre all’aspetto visivo, l’uso del vino aggiunge un livello di simbolismo e significato alle opere, trasmettendo la storia e la cultura di questo nettare italiano.”

Il messaggio di WineArt

“Ho voluto rendere omaggio al vino, un elemento così comune nella cultura italiana, trasformandolo in un medium artistico complesso. Attraverso le mie opere, vorrei comunicare l’amore per la tradizione vinicola italiana, ma anche sfidare le convenzioni artistiche tradizionali. Penso di possedere la capacità di fondere l’arte e la cultura del vino in modo armonioso  tanto da essere degna di ammirazione.”

Fonte: servizio stampa MuCE

15 novembre-22 dicembre 2024, a Treviso la mostra “Italia giardino del mondo” dedicata al patrimonio dei giardini italiani, classici e contemporanei

S’inaugura venerdì 15 novembre alle ore 18, in Fondazione Benetton studi ricerche, nella sede di Palazzo Bomben a Treviso, l’esposizione fotografica “Italia giardino del mondo” (Where Nature meets Art, Craft and Design), prima tappa italiana della mostra itinerante dedicata al patrimonio dei giardini italiani, classici e contemporanei, concepita, insieme all’omonima pubblicazione, come progetto di promozione integrata dell’Italia, prodotto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. All’inaugurazione pubblica, dopo un saluto di Luigi Latini, direttore della Fondazione Benetton studi ricerche, interverrà, con una relazione introduttiva, Chiara Santini, professoressa ordinaria di Storia dei giardini e del paesaggismo all’Ecole nationale supérieure de paysage di Versailles, coordinatrice del comitato scientifico e curatoriale della mostra. L’esposizione sarà aperta fino a domenica 22 dicembre, il venerdì ore 15-19, sabato e domenica ore 10-13, 15-19. Ingresso libero.

L’immagine e la cultura del “giardino italiano”

Sono questi gli aspetti al centro di un percorso espositivo prevalentemente iconografico, che descrive, in una prospettiva di lunga durata storica, dal Rinascimento ai nostri giorni, uno straordinario patrimonio di “monumenti viventi”, visto attraverso fotografie d’autore e documenti storici. Ma anziché procedere cronologicamente, o per modelli formali o regionali, la mostra si propone di dar conto della ricchezza di questo patrimonio articolando il percorso espositivo attorno a sette chiavi tematiche che attraversano la storia del giardino italiano: il rapporto con il paesaggio, il disegno, l’acqua, la ricerca botanica, il dialogo con le arti, la dimensione sociale, il valore del mestiere; si vuole puntare così l’obiettivo su quell’insieme di saperi e tecniche di cui i giardini italiani sono espressione attraverso il tempo, e che offrono uno sguardo su quel patrimonio di creatività tutta italiana che è stato una delle matrici della cultura europea, non solo dell’arte dei giardini, ma anche del paesaggio e più in generale del rapporto uomo/natura.

Dal Rinascimento e dall’affermarsi del cosiddetto “Giardino all’italiana”

Riferibile al modello dei giardini cinquecenteschi toscani e laziali, la mostra giunge ai giorni nostri, attraverso parchi pubblici e privati, ville storiche, giardini monumentali e richiami ai saperi e alle pratiche che, attraverso il tempo, hanno rivelato il “saper fare” italiano in questo campo. In tal senso, emergono da questo viaggio alcune delle figure protagoniste del progetto del giardino nell’Italia contemporanea. Primi fra tutti, Pietro Porcinai (1910-1986), paesaggista fiorentino cui dobbiamo il maggiore contributo al formarsi di un’idea di paesaggio italiano moderno, per la sua capacità di confrontarsi e intrepretare in chiave progettuale un’eredità ricchissima, riuscendo al tempo stesso a far dialogare storia e innovazione, evocando un ampio spettro di temi quali l’ecologia, la collaborazione tra le professioni, la missione sociale del paesaggio, allora del tutto estranei alla cultura italiana. E Maria Teresa Parpagliolo (1903-1974), capace di affermarsi, nel periodo tra le due guerre e nel secondo dopoguerra, in un campo professionale nuovo per l’Italia – quello dell’architettura del paesaggio – e sostenere l’importanza di un progetto sinergico tra parchi pubblici e giardini privati in cui conciliare funzione estetica e valori ambientali.

In mostra anche libri e carte sul tema del giardino italiano

Accompagna la mostra una pubblicazione che raccoglie tutte le immagini esposte, le fotografie d’autore e il materiale iconografico storico, con saggi accademici per ogni sezione. Inoltre, il percorso espositivo, in questa tappa italiana in Fondazione Benetton, sarà arricchito da una selezione, curata da Michele Tobia (architetto, borsista in Fondazione Benetton nel 2022), di libri e carte sul tema del giardino italiano posseduti nelle sezioni e nei fondi speciali del patrimonio documentario della biblioteca della Fondazione Benetton Studi Ricerche. La mostra sarà protagonista di un tour internazionale con il sostegno della rete di Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura e sarà una vetrina itinerante di una bellezza e capacità inventiva italiana da valorizzare o ancora da scoprire, favorendo nuovi itinerari di turismo sostenibile e la diffusione di una rinnovata sensibilità ambientale e paesaggistica. Il progetto è stato curato da Sabina Minutillo Turtur e Renato Fontana, prodotto dalla Bye Bye Silos con il contributo di un comitato scientifico curatoriale di accademici specializzati in storia del giardino e architettura del paesaggio: Chiara Santini (École nationale supérieure de paysage, Versailles), Paolo Cornaglia e Marco Ferrari (Politecnico di Torino), Luigi Latini, Andrés Holguín e Lorenza Gasparella (Università Iuav di Venezia). Sono partner dell’iniziativa anche l’Associazione parchi e giardini Italiani, il Fondo per l’ambiente italiano e Grandi giardini italiani.

Fonte: servizio stampa Fondazione Benetton studi e ricerche/foto giardino del Castello Ruspoli

10-14 aprile, a Bibione (VE) una rassegna di eventi dedicati al mare e alla difesa del suo ecosistema attraverso le arti e la divulgazione scientifica

CALMAPIATTA_CARTOLINAIncontri divulgativi pubblici, spettacoli teatrali, cinema, arte e laboratori: dal 10 al 14 aprile prende il via a Bibione (VE) “Calma piatta. Pensieri per smuovere le acque”, il primo festival dedicato al mare in occasione della “Giornata nazionale del mare”, che ricade annualmente l’11 aprile.

La mostra nasce dal desiderio di smuovere le coscienze e incoraggiare pensieri e azioni tesi verso l’obiettivo comune di salvaguardare l’importante patrimonio ambientale marino, fortemente colpito dagli effetti della crisi climatica e dall’impatto antropico sul suo ecosistema” ha spiegato Tommaso Sandri, presidente dell’associazione “Menti libere” che ha organizzato il festival in collaborazione con importanti partner, quali il Wwf Area Marina Protetta di Miramare, Ispra Cn-Cos Area Lagune e Maree, Università Ca’ Foscari di Venezia e Veneto Agricoltura – il programma è patrocinato e finanziato dal Comune di San Michele al Tagliamento con il contributo della società benefit e agenzia Bibione Green&Smart e Lions Club Bibione e Lignano. La tutela del patrimonio ambientale, e in particolare di quello marino” ha commentato il sindaco Flavio Maurutto, “è un elemento fondante per la nostra località. Siamo per questo entusiasti di poter ospitare a Bibione la prima edizione di questo festival che, attraverso i linguaggi della scienza, dell’arte e della cultura, siamo certi saprà ispirare il pubblico, sensibilizzandolo in merito all’importanza di adottare comportamenti e stili di vita in linea con i valori positivi dell’ecologia. “Calma piatta” può contribuire a divulgare un messaggio importantissimo: salvaguardare le bellezze naturali significa salvaguardare noi stessi, la nostra salute e il nostro benessere, sia fisico che psicologico.”

Il faro portavoce di nuove correnti di cambiamento. Il luogo prescelto per questo importante appuntamento sarà il faro di Bibione, che  con la sua eredità storica di stazione di segnalazione marittima, ha anche suggerito il tema di questa edizione di ‘Calma piatta’: le corrispondenze. Il richiamo va alle bandiere di segnalazione, che un tempo venivano issate nell’alto palo da segnali che si stagliava sul mare. Le bandiere erano portatrici di messaggi, di corrispondenze graficamente codificate e universalmente riconosciute. “Il festival intende reinterpretare la memoria storica del faro, calandola nei temi urgenti della contemporaneità e chiedendosi quali messaggi voglia consegnarci, oggi, il mare.” ha spiegato Sandri. “Solo quando saremo capaci di fondere la nostra prospettiva con quella del mare, ci accorgeremo che l’essere umano è il mare, gli corrisponde, e ci sentiremo parte di un unico, universale, racconto.”

La programmazione degli eventi. Il festival prevede un calendario di eventi che spaziano dall’arte allo spettacolo e a dibattiti divulgativi pubblici, oltre ad attività didattiche e laboratori creativi rivolti ai giovani. Ad aprire la programmazione di questa prima edizione è stata una residenza artistica che ha visto ospite a Bibione l’artista piemontese Laura Pugno. Durante la settimana di residenza a contatto con l’ambiente costiero di Bibione, l’artista ha lavorato a un’opera la cui restituzione pubblica avverrà il giorno 11 aprile, con una marcia-performance lungo l’arenile della spiaggia di Bibione. Per tutta l’estate sarà allestita una mostra in una delle sale del faro, che illustrerà nel dettaglio il progetto, corredato da materiale fotografico e video. Mercoledì 10 aprile al Savoy Beach Hotel sarà ospite Fabio Trincardi, geologo marino e geofisico, direttore del Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del CNR, che parlerà del futuro dei sistemi costieri e delle sue spedizioni di ricerca in Antartide. A seguire, la proiezione del docu-film “Into the ice” del regista Lars Ostenfeld, in versione originale sottotitolata, a cura di Cinemazero. Domenica 14 aprile è prevista un’intera giornata di attività al faro. Tra le proposte, una lettura musicata tratta dal libro “Lettere tra due mari” di Siri Ranva Hjelm Jacobsen, che verrà eseguita dalla compagnia Teatro della Sete, l’incontro divulgativo pubblico “Storie di resilienza: le sfide della crisi climatica e l’importanza degli habitat costieri” e un’eco-camminata alla scoperta della biodiversità dell’ambiente costiero di Bibione, a cura di Foce del Tagliamento o.d.v. e Wwf Area Marina Protetta di Miramare. Anche i bambini potranno esplorare il mondo marino, grazie ai laboratori organizzati da Eupolis. Verranno coinvolte anche le scuole, grazie al supporto di Lions Club Bibione e Lignano, in particolare la scuola primaria “Aristide Gabelli” di Bibione, i cui alunni parteciperanno all’ultima fase di piantumazione nell’area di foce della pineta che fu colpita da un incendio nell’estate 2022. In caso di maltempo, ove possibile, le attività verranno spostate nella sala convegni della Delegazione Comunale di Bibione, in Via Maja 84. Per maggiori informazioni, consultare le pagine social dell’associazione ed il sito www.mentilibere.org

L’associazione Menti libere nasce a Lignano nel 2012 per promuovere il rispetto ambientale e l’inclusione sociale attraverso il linguaggio universale dell’arte e le sue potenzialità quale veicolo di comunicazione, cambiamento e azione. Con “Calma piatta. Pensieri per smuovere le acque” il collettivo approda per la prima volta a Bibione, con il desiderio di avviare un percorso condiviso di rigenerazione del legame tra uomo e mare, superando i confini regionali e unendo Lignano e Bibione nella costruzione di nuovi comportamenti di cura ambientale. Il mare che abitiamo non conosce confini.

Fonte: Servizio stampa comune di Bibione, crediti fotografici Federico Pilli

Visita Argav in Valsugana (TN) al parco-museo Arte Sella, magico luogo dove arte e natura si fondano da oltre 30 anni e al Maso Tezza, produttore di deliziosi piccoli frutti 

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(di Maurizio Drago, consigliere Argav) Pieno successo della giornata formativa Argav a Borgo e Telve Valsugana, in provincia di Trento, a cui hanno partecipato alcuni soci sabato 15 luglio scorso. A contribuire alla realizzazione dell’evento è stata la “Rete di Riserve del Fiume Brenta”, presieduta da Enrico Galvan a cui è stata consegnata la “Penna Argav” come riconoscimento del loro lavoro di valorizzazione e promozione del territorio.

Organizzata dal vicepresidente Argav e referente per il Trentino Giancarlo Orsingher, la giornata è culminata con la visita del parco-museo naturale “Arte Sella”. Immerse nel verde sono esposte grandi e significative opere di scultori e artisti provenienti dalle varie parti del mondo, tutte a significare quanto l’opera dell’uomo deve essere rispettosa della natura. Il presidente dell’associazione Arte Sella, l’ingegnere biomedico Giacomo Bianchi, ha guidato i soci Argav (nella foto in alto) percorrendo la grande esposizione di Nature Art nei boschi, un luogo magico dove arte e natura si incontrano e si fondono da oltre 30 anni. Tantissime le grandi opere da ammirare nascoste nel bosco o appoggiate sui fianchi della valle. Arte Sella è entrata a far parte di network internazionali quali Elan (European Land Art Network) e Grandi Giardini Italiani. Si possono effettuare le visite tutto l’anno, info a: www.artesella.it.

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Dopo il pranzo tenutosi al ristorante Dall’Ersilia a Malga Costa in Val di Sella, il gruppo Argav ha visitato l’azienda agricola “Maso Tezza” a Telve Valsugana (nella foto in alto), produttrice di piccoli frutti che poi vengono conferiti alla cooperativa Sant’Orsola di Pergine. L’azienda, a conduzione familiare, è gestita da Gustavo e Afra Pecoraro insieme ai figli Mirko e Giulia. A 720 metri di altitudine l’azienda si è dotata di serre per produrre fragole, ciliegie e mirtilli. Gustavo precisa di aver effettuato delle visite di formazione in Olanda per la piantumazione dei piccoli frutti, raccolti ogni giorno e conferiti a Sant’Orsola, poi venduti nei supermercati in Italia e all’estero per arrivare infine sulle nostre tavole.

La Grande Alluvione in mostra a Rovigo a partire dal 23 ottobre 2021

 

Da una catastrofe può derivare anche qualcosa di positivo? L’interrogativo – non privo di attualità – è alla base della mostra “70 anni dopo. La Grande Alluvione” promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e curata da Francesco Jori, in programma a Rovigo a Palazzo Roncale dal 23 ottobre al 31 gennaio prossimi. Ricordare oggi, a settant’anni di distanza, quell’evento è un dovere sociale”, afferma il presidente della Fondazione, Gilberto Muraro. “Non tanto, o non solo, per ripercorre una cronaca che si è fatta storia. Ma per capirne la genesi, ciò che nel tempo ha condotto a quei terribili giorni. Per riflettere, nell’oggi, sull’eterna e disattesa urgenza di rispettare i fiumi e l’ambiente. Ed è anche occasione per capire, mentre i testimoni diretti dell’evento diventano sempre più rari, cosa di esso sia rimasto nel dna personale e sociale dei Polesani, di quelli che hanno continuato a vivere in Polesine e dei Polesani costretti a nascere e crescere altrove. Per i quali la Grande Alluvione è un brano importante della storia familiare, ancora presente ma fatalmente destinato ad evaporare generazione dopo generazione”. Ma – aggiunge il Presidente Muraro – questa mostra intende soprattutto focalizzare come quella tragedia si ripercuota oggi nel tessuto fisico, sociale ed economico del Polesine. Cercando di indagare “cosa”, oltre al ricordo, al dolore, alle tragedie personali e sociali, derivi oggi – 70 anni dopo – da quell’Alluvione. Che certamente “bloccò” un territorio ma che orgogliosamente, grazie anche alle previdenze statali per le aree disagiate e agli aiuti di molti italiani e non solo, ebbe la forza di riprendersi, pur restando estraneo all’esplosione industriale che a partire dagli anni Sessanta mutò il volto di altre province del Veneto”.

“In carenza di un vero sviluppo del comparto industriale”, annota il curatore della mostra Francesco Jori –il Polesine ha puntato su quello agricolo, riqualificandolo e riqualificandosi, dal riso alla orticoltura. Un territorio che ha fatto di un Delta abbandonato e nemico, di una terra di malaria prima e di pellagra poi, una delle più ambite e importanti aree umide d’Europa, riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio della Biosfera. Che ha saputo qualificare anche il patrimonio del suo mare, con la mitilicoltura e la pescicoltura di eccellenza. Che da quella tragedia è stato spinto a rispettare, tutelare e valorizzare il suo ambiente. E che ha ricominciato a guardare alla globalizzazione, ricordando di essere stato, per un millennio, quando Adria dava il suo nome ad un mare, uno dei gangli di incontro delle reti commerciali del mondo. In questi 70 anni non sono certo mancati distorsioni ed errori, fisiologico frutto dei tempi e della legittima necessità di lavoro e di benessere. Ma nel suo insieme questo territorio costituisce oggi un patrimonio ambientale e umano altrove perduto. Un patrimonio che consente oggi al Polesine di continuare a pianificare un futuro di qualità”. Foto in alto (un fotoreporter con la sua macchina fotografica cammina nell’acqua durante l’alluvione nelle campagne del Polesine; alle sue spalle in lontananza un operatore con cinepresa, 17 novembre 1951 ©Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo)

Fonte: Servizio stampa 

22 dicembre 2019, a Treviso Toio De Sarvognani, premio Argav 2017, racconta emozioni e lacrime, quelle arrivate con Vaia, nell’evento “Il Cansiglio…e la Luna”

Le meraviglie della Foresta del Cansiglio (BL-TV) e il disastro della tempesta Vaia saranno il filo conduttore del racconto che Toio De Savorgnani, premio Argav 2017 proporrà domenica 22 dicembre alle ore 18:00 sotto la Loggia del Cavalieri, in centro a Treviso. L’alpinista, ambientalista e scrittore vittoriese sarà l’attore principale dell’evento “Il Cansiglio… e la Luna”, e sotto la storica loggia proporrà le emozioni dei giochi di luci e ombre che si creano nella magica storica foresta, oggi gestita da Veneto Agricoltura.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Da Mel (BL) ad Asiago (VI), la Grande Guerra ricordata in mostre d’arte, dedicate anche alle recenti calamità naturali che hanno colpito la montagna veneta

Il socio Argav Edoardo Comiotto ci rende partecipi di una bella iniziativa in corso fino al prossimo 30 dicembre nel seicentesco Palazzo delle Contesse di Mel (BL). Si tratta di una trentina di opere in mostra realizzate da 18 artisti che si sono ispirati al libro “Pikadi par an fià – Appesi per un fiato, di cui Comiotto è autore. La collettiva, che gode del patrocinio della provincia di Belluno, del comune di Mel e della pro loco Zumellese, è visitabile il sabato e la domenica dalle ore 9 alle ore 12 e dalle 15 alle 18. Il libro unisce storia e contesto socio-economico fra la fine dell’Ottocento e del Novecento e le vicende della Prima Guerra mondiale. Protagonista un giovane: Giuseppe Belunat, o meglio Bepi come è conosciuto dai suoi compaesani zumellesi, arruolato al Settimo Reggimento Alpini di Belluno. Attraverso la narrazione della sua vita, il lettore ha modo di immergersi in quel mondo ormai lontano nel tempo, ma che ha risvolti e situazioni emozionali tutt’ora presenti in tutti noi.

Una mostra che onora una terra colpita dalle recenti calamità naturali. Ad Asiago (Vi), invece, nel museo Le Carceri, fino al 6 gennaio 2019, si tiene la mostra “Parole e oggetti tra guerra e pace“, offerta gratuitamente da Bruno Zama e Gian Paolo Marchetti, due collezionisti e saggisti emiliano-romagnoli, per testimoniare la loro vicinanza e quella dell’Emilia Romagna alla cittadina dopo la recente calamità naturale della distruzione dei boschi. Realizzata con il patrocinio dell’assessorato al Turismo e Cultura del comune di Asiago, la mostra espone materiale bellico della Grande Guerra riutilizzato per la vita quotidiana e giornali nazionali originali. Curatrice dell’esposizione, la direttrice del museo, Lucia Spolverini, che ha approntato la mostra con la collaborazione delle associazioni “La Gavetta” (del vicentino), la “Squadriglia del Grifo” di Lugo di Romagna e la Cooperativa di solidarietà sociale “Il Faggio” di Asiago.

I collezionisti. Bruno Zama, faentino emigrato a Lugo di Romagna, bancario, colleziona oggetti bellici modificati, trasformati e riusati delle due Guerre Mondiali, studiandoli ha realizzato nel 2012 e 2014 due libri sui riutilizzi bellici. Dopo quei libri-cataloghi anche in Italia si è formato sull’argomento consapevolezza, conoscenza e coscienza ed un mercato di riutilizzi bellici inerti. Gian Paolo Marchetti è di Ferrara, dottore, ricercatore, appassionato della montagna, risulta fra le guide del parco della zona di Asiago, colleziona quotidiani originali dalla prima guerra mondiale e fino agli anni trenta, oltre a realizzare vari splendidi libri sulla Grande Guerra.

La mostra. Per la prima volta insieme, le mostre dei due collezionisti vanno a rappresentare il 1918, ultimo anno di guerra, con rari quotidiani di Gian Paolo Marchetti originali del periodo, ma anche tangibili oggetti bellici, modificati, trasformati e riutilizzati per la vita quotidiana della collezione Bruno Zama. Fra gli oltre 150 reperti di oltre 100 anni fa, spiccano un piccolo crocefisso realizzato da fante italiano in prima linea con il filo spinato, molti oggetti riusati dai soldati al fronte trasformando gavette, gavettini, copri-spolette, bombe a mano, proiettili, bossoli, badili. Oppure da abili agricoltori, o artigiani elmetti trasformati dopo il conflitto in scaldaletto, imbuti, scolapasta, in pale, o svuota letame detti “Stoss” (fra cui uno addirittura utilizzato fino alla sua parziale usura, che fu aggiustato grazie alla latta di una grossa scatola di sardine!) e tanti altri intriganti riutilizzi per la vita quotidiana. Ma anche bossoli in ottone bulinati, o trasformati, come portagioie, borse per l’acqua calda, porta caramelle, vasi di fiori, calamai, schiacciapatate, macinino, alcuni realizzati in prima linea per le esigenze dei soldati, altri son vere opere d’arte, realizzate nel primo dopoguerra da sapienti artigiani. In mostra simbolicamente anche rami e foglie di alberi abbattuti dalle intemperie, inseriti come ornamento nei vasi realizzati riutilizzando e modificando elmetti, o bossoli della Grande Guerra. Miseria che portò proprio alla necessità, per potere vivere, di trasformare gli oggetti bellici per la realizzazione di tali manufatti, riusando ciò che la guerra lasciò abbandonato sui campi di battaglia. Una valenza anche ecologica questa del riuso! Di grande impatto i laboratori didattici e le visite guidate per bambini a cura del museo (dalle 16,30 alle 17,30 del 24-28-30 dicembre 2018 e del 3 gennaio 2019). Orari ingresso mostra: tutti i giorni 10-12.30 e 15,30-18,30, tel. 0424-600255 museolecarceri@gmail.com, previste visite guidate dai curatori la mostra, info su http://www.asiago.to

 

Alla sezione speciale del Premio Internazionale Arte Laguna dedicata alla sostenibilità vince un’artista australiana con un’opera in vetro riciclato. La mostra del Premio è a ingresso gratuito ed è aperta sino all’8 aprile 2018.

Arriva dall’Australia Can you Handle it? (2017) l’opera di Michelle Stewart vincitrice del premio speciale “ARS del vetro”, che il Premio Internazionale Arte Laguna dedica a Arte, Riuso e Sostenibilità, per questa 12^ edizione, insieme a CoReVe il Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti e in collaborazione con Cà Foscari Sostenibile dell’Università Ca’ Foscari Venezia.

Vetro riciclato per realizzare le foglie che compongono l’opera. Can you Handle it? (in italiano, puoi tenerlo con le mani?) è un’opera che collega la sostenibilità del materiale scelto ad un profondo messaggio di amore e rispetto per l’ambiente in una forma che colpisce per la sua bellezza e intensità. Il lavoro presenta foglie realizzate con la tecnica pasta di vetro, completamente riciclato ed è composto da duecento i pezzi che vanno da una dimensione di 4 centimetri a 20 e che compongono l’intera opera di oltre due metri di diametro. Questo lavoro di vetro riciclato parla della fragilità del nostro ambiente naturale, che è sotto la costante minaccia dell’impatto umano.

Cos’è il premio “Ars del vetro”. Dal 2015, il Premio Arte Laguna, organizzato dal 2006 dall’associazione culturale (MoCA – Modern Contemporary Art), ha dato vita ad una sezione speciale del concorso dedicata alla Sostenibilità e all’Arte promuovendo quindi una sensibilizzazione del gesto artistico, della creatività nel design e in generale delle arti visive e performative nei confronti delle strategie di Riuso Riduco Riciclo di alcuni materiali. La call for artist lanciata dal premio ha chiamato a raccolta artisti, designer, fotografi, video artisti e performer da tutto il mondo, da cui è nata la scelta per l’opera dell’australiana Michelle Stewart. Tra i temi toccati il consumo e il comportamento voyeuristico che gli esseri umani si accontentano di mantenere.

Premio Arte Laguna. La cerimonia di premiazione si è tenuta lo scorso sabato 17 marzo a Venezia, nelle Nappe dell’Arsenale Nord.”Promuovere e valorizzare l’arte contemporanea in un contesto in trasformazione è la mission del Premio Arte Laguna che da dodici edizioni costruisce e favorisce relazioni nazionali e internazionali in cui dare visibilità e opportunità artistiche ai finalisti del premio – ha affermato nell’occasione Igor Zanti, presidente di Giuria del Premio fin dalla prima edizione – mantenendo un costante legame con il periodo di grande trasformazione che stiamo vivendo attraverso le sezioni del Premio come quelle legate alla grafica digitale, video arte, all’arte ambientale e all’arte urbana; ma anche facendo diventare il Premio un promotore di riuso e sostenibilità del vetro, argomento di quest’anno nella sezione ARS (Arte Riuso e Sostenibilità) che beneficia anche del patrocinio morale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. La mostra sarà aperta fino all’8 aprile con ingresso gratuito, orario 10-18 e la possibilità di prenotare visite guidate, sempre gratuite. Maggiori info www.premioartelaguna.it

Fonte: Servizio stampa Premio Internazionale Arte Laguna

29 aprile 2017, 300 anni dall’erbario Patarol, a Venezia fra nomi e immagini di piante

Fu tra il 1717 e il 1719 che il veneziano Lorenzo Patarol creò un erbario che oggi costituisce la più antica raccolta botanica conservata al Museo di Storia Naturale di Venezia con oltre un migliaio di esemplari di piante essiccate, talvolta accompagnate da farfalle e libellule. A 300 anni di distanza, uno dei preziosi tomi esce dai depositi del museo e viene esposto al pubblico per una settimana laddove venne realizzato, il palazzo Rizzo Patarol, oggi sede dell’Hotel Boscolo Venezia (Fondamenta Madonna dell’Orto 3500)  con lo splendido giardino affacciato sulla laguna nord.

Inaugurazione. In occasione di questo anniversario, sabato 29 aprile 2017, alle ore 16.00 Wigwam Club Giardini Storici Venezia ha realizzato l’evento “300 anni dell’erbario Patarol“, con l’inaugurazione dell’esposizione dell’erbario Patarol, della cartellinatura delle piante più significative presenti nel giardino del palazzo e della mostra fotografica a cura di Francesca Saccani. Alla presentazione, interverranno: Martina Di Luca, direttrice del Boscolo Venezia, Mauro Bon, responsabile del Museo di Storia Naturale di Venezia, Mariagrazia Dammicco, presidente del Wigwam Club Giardini Storici Venezia, Raffaella Trabucco, curatrice del Museo di Storia Naturale di Venezia, Anna Saccani e Marcello Santin, graphic e product designer, autori del progetto di cartellinatura. Seguirà una passeggiata fra storia e scienza nel giardino con la biologa Chiara Baradello e la naturalista Fabrizia Gianni.

L’esposizione continua fino ai primi di maggio. Da domenica 30 aprile a venerdì 5 maggio, saranno organizzate visite guidate all’erbario e al giardino a cura del Wigwam Club Giardini Storici Venezia. L’evento rientra nel progetto “Venezia è un Giardino” promosso dal Wigwam Club grazie alla donazione di un socio danese. Prenotazione obbligatoria sia per sabato 29 aprile che per la successiva settimana di visite (giardini.storici.venezia@gmail.com 328.8416748 / 388.4593091). L’iniziativa nasce dalla collaborazione fra Wigwam Club Giardini Storici Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia/Museo di Storia Naturale, Boscolo Venezia Hotel, Laguna Fiorita onlus.

Fonte: Wigwam Club Giardini Storici Venezia