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Il Delta del Po negli anni Cinquanta protagonista della mostra fotografica “Pietro Donzelli. Terra senz’ombra” in corso fino al 2 luglio 2017 a Rovigo

Si tiene fino al 2 luglio 2017 a Rovigo, al Palazzo Roverella, una mostra fotografica che riunisce oltre 100 scatti di Pietro Donzelli: stampe vintage e moderne che raccontano con l’intensità del bianco e nero il Delta del Po negli anni Cinquanta.

L’autore. Pietro Donzelli, milanese di nascita, arriva per la prima volta nel Polesine nel ’45 e se ne innamora subito. Ci torna alcuni anni dopo per realizzare la serie di fotografie intitolate “Terra senz’ombra”, capolavoro della fotografia neorealista e documento prezioso della storia del territorio. Fotografa il Po di Levante, il Po di Volano, Adria, Goro, Rosolina, Mesola, Scardovari, l’Isola di Ariano. Ambienti meravigliosi e drammatici, abitati da gente che vive tra terra e acqua, costretta a misurarsi con una natura spesso ostile, di cui egli restituisce un ritratto di grande dignità. “Terra senz’ombra”, racconta la curatrice Roberta Valtorta, “racchiude in sé la piattezza del paesaggio, il silenzio e la fatica, il senso della vita nell’ampiezza della pianura assolata. Ma c’è anche qualcos’altro nel titolo, cioè il racconto che sarà senz’ombra, schietto e vero”. La mostra è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi.

Chi dovesse visitare la mostra, ha l’opportunità di vedere gratuitamente con il biglietto della mostra di Donzelli la Pinoteca dell’Accademia dei Concordi e del Seminario Vescovile di Rovigo, situata all’interno di Palazzo Roverella. Vi sono esposte le tele di celeberrimi pittori che hanno segnato la storia dell’arte. Tra i principali: Giovanni Bellini, Tiziano Vecellio, Dosso Dossi, Jacopo Tintoretto, Palma il Giovane, Giambattista Piazzetta e Giambattista Tiepolo. Inoltre, di fronte a Palazzo Roverella, si trova Palazzo Roncale, costruito tra il 1550 e il 1562 per volontà di Giovanni Roncale, in cui sono esposte alcune opere del Novecento “recente” della collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo: dal Gruppo N con Alberto Biasi e Manfredo Massironi, a Enrico Castellani, da Concetto Pozzati a Bruno Munari (ingresso gratuito).

Fonte: Servizio Stampa Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo

27 gennaio 2017, a Creazzo (VI), l’arte celebra la terra, la tavola e il cibo

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Il mangiatore di fagioli, Annibale Carracci, 1584/85, Galleria Colonna, Roma

Si chiama “L’Arte a Tavola” l’iniziativa organizzata da Università del Gusto e Biblioteca Internazionale La Vigna che prevede due conferenze aperte a tutti, previa iscrizione, in programma il 27 gennaio e il 28 aprile, nelle quali seguire il percorso dell’alimentazione – dal lavoro dei campi alla mensa – attraverso straordinarie immagini, frutto di un’attenta ricerca iconografica sul tema.

27 gennaio, “Dalla terra alla mensa”. Gli incontri avranno come guida d’eccezione lo storico dell’arte Fernando Rigon Forte, una delle voci più autorevoli e più aggiornate nel panorama italiano dell’iconografia e che si terranno all’Università del Gusto (via Piazzon 40, Creazzo-Vicenza). Si inizia il 27 gennaio  alle ore 17.30 con “Dalla terra alla mensa”. La Terra , il “fondamento” stesso della Natura, madre e matrigna. La Terra non come pianeta vagante nel cosmo, ma come grembo di generazione e nutrimento, su cui l’uomo poggia e si sostiene. Dopo la colpa originale i Progenitori dovettero guadagnarsi la sussistenza col sudore della fronte per il duro lavoro volto a coltivare e a far fruttificare la Terra. Il risultato della raccolta prima, dell’agricoltura e dell’allevamento dopo, approdano ad una mensa, in un rito sacrale di ringraziamento e di espiazione. La mensa intesa nella sua complessità di tavola, di imbandigione, di convitati in una coralità concorde e solidale nell’esaltare la continuità della vita non solo tramite l’alimentazione, ma nel tripudio della festa comune.

Le immagini a corredo e illustrazione della conferenza privilegeranno aspetti dell’arte antica raffiguranti “le opere e i giorni” dell’uomo che coltiva, che produce, che raccoglie. Particolare attenzione verrà data poi a miniature medievali fino all’introduzione dell’arte della stampa a spettro cronologico dal romanico al gotico “internazionale”, che sta alla base della nascente cultura europea, il cui patrono è S. Benedetto da Norcia con il suo motto “ora et labora”.

Fonte: Biblioteca La Vigna

 

 

13 maggio-3 luglio 2016, a Treviso una mostra sui meli selvatici kazaki del Tien Shan, premio Carlo Scarpa per il Giardino 2016

01_Malus-sieversii-in-primavera-2Oggi, venerdì 13 maggio alle ore 18, apre al pubblico, negli spazi Bomben di Treviso, la mostra documentaria e fotografica dedicata a Le foreste dei meli selvatici del Tien Shan, luogo designato dal Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2016, organizzato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche.

Aperta fino a domenica 3 luglio, l’’esposizione sarà inaugurata con un incontro pubblico con musiche “dalle antiche vie della seta”, con Siamak Guran (liuti orientali e voce) e Pino Petraccia (percussioni); letture di Isabella Panfido. La mostra, realizzata dalla Fondazione Benetton, prende avvio dai contenuti che presentano in sintesi le finalità e l’’organizzazione del Premio Carlo Scarpa, con un primo sguardo agli aspetti peculiari del luogo, caratterizzato dalla straordinaria presenza del melo selvatico, così come ci appare dal risultato di campagne fotografiche svolte dall’’associazione Alma – e in particolare da Catherine Peix,  dal 2010 impegnata per sensibilizzare il governo kazako e la comunità internazionale, per diffondere la conoscenza e preservare le foreste dei meli selvatici.

Una seconda sezione descrive il contesto storico e geografico del luogo designato rispetto all’’Asia Centrale, e i legami che in passato sono esistiti con i flussi commerciali, politici e culturali delle antiche vie della seta. A questo si affianca la descrizione delle foreste, nella loro collocazione geografica e ambientale rispetto al sistema montuoso del sud-est kazako.
Vengono in particolare descritti i caratteri della specie Malus sieversii che caratterizza queste formazioni, per ripercorrere la storia della sua scoperta e le vicende che accompagnano il rapporto tra il regime sovietico e la ricerca scientifica nel campo genetico e biologico, con una speciale attenzione alla vicenda umana e scientifica di Aymak Djangaliev (1913-2009), che tra il 1930 e il 1990 si è dedicato per primo allo studio della popolazione kazaka di Malus sieversii e alla sua salvaguardia.

Una terza sezione si sofferma sulla storia e il lavoro portato avanti dall’’associazione Alma. Viene qui proiettato continuativamente il film documentario di Catherine Peix Les origines de la pomme ou “Le jardin d’Eden retrouvé”/Le origini della mela ovvero “il giardino dell’Eden ritrovato”, messo a disposizione dalla regista e dal produttore Kri-Kor Films-Seppia-arte-fr3 (2010) in un’’apposita nuova edizione in lingua italiana della durata di circa 30 minuti; il film sarà proiettato anche presso il Teatro Comunale di Treviso sabato 14 maggio alle ore 17 in apertura della cerimonia di consegna del Premio.

Nella quarta sezione la mostra illustra le vicende storiche e agronomiche che accompagnano in tempi più recenti la coltivazione del melo in diverse realtà italiane ed europee. Le riflessioni si estendono a temi come la conoscenza e la salvaguardia delle coltivazioni tradizionali, la moderna frutticoltura e i problemi ambientali ed ecologici a essa connessi; lo sguardo, infine, sulle attuali condizioni del luogo d’’origine dei meli, in particolare sulla collocazione geopolitica del Kazakistan, al centro di flussi per i quali è possibile parlare di vie della seta in un’’accezione contemporanea. In questa sezione sarà disponibile anche la bibliografia raccolta in relazione alle ricerche svolte e un video-diario del viaggio di studio in Kazakistan e Uzbekistan, realizzato con la Fondazione dal regista Davide Gambino. I contenuti della mostra nascono da quelli della pubblicazione Le foreste dei meli selvatici del Tien Shan. Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, XXVII edizione, a cura di Giuseppe Barbera, Patrizia Boschiero, Luigi Latini, con Catherine Peix, Fondazione Benetton Studi Ricerche, Treviso 2016. Il progetto di allestimento, la grafica e la realizzazione dei pannelli sono a cura di Anna Costa.

La mostra in pratica. Inaugurazione pubblica venerdì 13 maggio alle ore 18, aperta da sabato 14 maggio a domenica 3 luglio 2016 da martedì a venerdì ore 15-20, sabato e domenica ore 10-20 spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso ingresso libero. Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it.

Fonte: Servizio Stampa Fbsr

7 marzo-11 aprile 2015, a Venezia, l’arte contemporanea parla di cibo e agricoltura nella mostra “Portati dal Vento” e nelle performance “Fondi di Carciofo”

-1Dal 28 marzo all’11 aprile 2015 si terrà a Venezia, nello spazio espositivo Spiazzi,  la mostra personale dell’artista Giorgia ValmorriPortati dal Vento“, a cura di Silvia Petronici. L’esposizione, patrocinata dal comune di Venezia, affronta il rapporto con la natura e declina il linguaggio dell’arte contemporanea in azioni, performance e installazioni partecipative nelle quali il pubblico potrà riflettere, in un contesto di esperienza condivisa, sui temi di volta in volta sollevati.

L’arte contemporanea sarà chiamata in causa per parlare di agricoltura, relazione, cibo, esperienza, artificio e sentimenti. Tra i momenti d’interazione, c’è il progetto “Fondi di Carciofo”,  tre giornate performative con il collettivo artistico Panem Et Circenses per unire la riflessione sul cibo (dal punto di vista dell’interazione tra natura e cultura) all’arte contemporanea con azioni e interventi installativi finalizzati al coinvolgimento del pubblico: sabato 7 marzo è in programma l’esperienza arte e agricoltura, sabato 21 marzo si tratterà la relazione cibo/artificio e sabato 4 aprile si sposterà l’attenzione su relazione/sentimenti.

Il seme alla base del progetto artistico. A partire dal titolo, la mostra, la sua comprensione e fruizione prendono una direzione: tutto il progetto ha inizio intorno alla nozione di seme, al suo valore simbolico ma anche alla sua reale potenzialità creativa. L’artista insiste sulla speranza. Confida nella comprensione e nella cura. Con i suoi lavori e insieme al collettivo Panem Et Circenses, pone domande, si impegna per avviare nuove germinazioni, distribuisce semi e immagina giardini dove ognuno può ritrovare i suoi ricordi, godere della restituzione del suo dono.

Fonte: Associazione Culturale Spiazzi

Fino all’11 maggio 2014, in mostra a Venezia le meraviglie del nostro Pianeta (ancora) integre

©SebastiãoSalgado/Amazonas	Images

Isole South Sandwich, 2009 © Sebastião Salgado/Amazonas Images

Sarà aperta al pubblico fino all’11 maggio 2014 a Venezia presso la Casa dei Tre Oci la mostra “Genesi. Fotografie di Sebastião Salgado“, realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, da Amazonas Images e prodotta da Contrasto e Civita Tre Venezie, a cura di Lélia Wanick Salgado.

Grido di allarme per il nostro pianeta. Genesi è l’ultimo grande lavoro di Sebastião Salgado, il più importante fotografo documentario del nostro tempo: uno sguardo appassionato, teso a sottolineare la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, di cambiare il nostro stile di vita, di assumere nuovi comportamenti più rispettosi della natura e di quanto ci circonda, di conquistare una nuova armonia.

In mostra circa 240 fotografie: dalle foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea ai ghiacciai dell’Antartide, dalla taiga dell’Alaska ai deserti dell’America e dell’Africa fino ad arrivare alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia. Genesi di Sebastão Salgado è un viaggio fotografico nei cinque continenti per documentare, con immagini in un bianco e nero di grande incanto, la rara bellezza del nostro principale patrimonio, unico e prezioso: il nostro pianeta.

Cinque sezioni. Salgado ha realizzato le fotografie andando alla ricerca di quelle parti del mondo ancora incontaminate, di quei segmenti di vita ancora intatta, in cui il nostro pianeta appare ancora nella sua grandiosa bellezza e dove gli elementi, la terra, la flora, gli animali e l’uomo, vivono in un’armonia miracolosa, come in una perfetta sinfonia della natura. La mostra è suddivisa in cinque sezioni che ricalcano le zone geografiche in cui Salgado ha realizzato le fotografie: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl. In mostra anche le immagini che ritraggono popolazioni che ancora vivono in totale armonia con gli elementi, con le piante native e con gli animali selvatici; gli Yanomami e i Cayapó dell’Amazzonia brasiliana; i Pigmei delle foreste equatoriali del Congo settentrionale; i Boscimani del deserto del Kalahari in Sudafrica; le tribù Himba del deserto namibico; le tribù delle più remote foreste della Nuova Guinea.

Il ruolo dell’uomo in natura. Dice Salgado: “Personalmente vedo questo progetto come un percorso potenziale verso la riscoperta del ruolo dell’uomo in natura. L’ho chiamato Genesi perché, per quanto possibile, desidero tornare alle origini del pianeta: all’aria, all’acqua e al fuoco da cui è scaturita la vita; alle specie animali che hanno resistito all’addomesticamento; alle remote tribù dagli stili di vita cosiddetti primitivi e ancora incontaminati; agli esempi esistenti di forme primigenie di insediamenti e organizzazione umane. Nonostante tutti i danni già causati all’ambiente, in queste zone si può ancora trovare un mondo di purezza, perfino d’innocenza. Con il mio lavoro intendo testimoniare com’era la natura senza uomini e donne, e come l’umanità e la natura per lungo tempo siano coesistite in quello che oggi definiamo equilibrio ambientale”.

Info utili. La casa dei Tre Oci (tel. 041-2412332), sede della mostra, si raggiunge dalla stazione di Venezia Santa Lucia con il vaporetto n. 2 (fermata Zitelle). Orario: tutti i giorni 10-19, venerdì 10-21, chiuso martedì. Biglietti: 10 euro intero, 8 euro ridotto, 22 euro speciale famiglia, 4 euro speciale scuole.

(Fonte: Genesi, Sebastião Salgado)

2-5 ottobre 2013, a Treviso ortaggi di “design” in mostra

2MODESIGNE’ suggestivo il progetto “Modesign dalla terra alla tavola” dedicato ai prodotti ortofrutticoli tipici del territorio: parte dall’Iuav, istituto universitario di architettura di Venezia, corso di laurea in disegno industriale e multimedia, e si propone di valorizzare e approfondire i valori del cibo.

Esposizione nella sede dei musei civici di Treviso. Gli studenti di graphic e di product design si sono confrontati direttamente con agricoltori e produttori, un incontro che è stato fertile di idee e di proposte, che saranno esposte in una mostra che sarà aperta a Treviso dal 2 al 5 ottobre, a Santa Caterina, sede dei musei civici. La rassegna sarà il cuore di eventi culturali che ruoteranno attorno agli ortaggi, alla frutta, ai cibi, alla cucina, alle tendenze gastronomiche, al design e alla comunicazione che ne possono esaltare identità, tipicità, proprietà nutritive, il piacere del gusto, l’eleganza della presentazione, la tradizione e l’innovazione, l’estetica.

Gli ortaggi si combinano, sospesi, in un gioco equilibrato di forme e di colori. La mostra si annuncia con una magnifica composizione che riassume quanto di più bello e di più gustoso la terra veneta offre in questa stagione: carote, patata americana, radicchi, peperoni, fagioli, pomodoro, kiwi, mele, cipolla. Incuriosiscono e appagano l’occhio e il desiderio di gustarli. Sono coinvolti nel progetto autorevoli esponenti del made in Italy agroalimentare, nomi di grande prestigio che danno peso e valenza alla mostra, esaltandone gli aspetti innovativi e creativi.

(Fonte: www.ortoveneto.it)

Fino al 26 maggio 2013, in mostra a Padova “De Nittis”, artista “green” che “conosceva tutti i colori e i segreti dell’aria e del cielo nella loro intima natura”

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Giuseppe De Nittis, I pioppi. Olio su tavola, cm. 40,7×32,4 Collezione privata

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Poiché “non di solo pane vive l’uomo”, questa volta vogliamo parlarvi di paesaggio e ambiente attraverso le opere di uno straordinario pittore italiano, tra i protagonisti assoluti della pittura dell’Ottocento europeo, Giuseppe De Nittis. L’occasione è data dalla mostra in corso a Padova, a Palazzo Zabarella, fino al 26 maggio 2013, e che comprende 120 capolavori dell’artista pugliese, provenienti dai più prestigiosi musei e collezioni pubbliche italiane e francesi.

Un artista di indole indipendente e insofferente verso qualunque tipo di schema, attento all’intimo sentire. La statura internazionale di De Nittis, il più grande insieme a Boldini degli Italiens de Paris, si deve al fatto che ha saputo reggere il confronto con Manet, Degas e con gli Impressionisti con cui ha condiviso, pur nella diversità del linguaggio pittorico, l’aspirazione a rivoluzionare l’idea stessa della pittura, scardinando una volta per sempre la gerarchia dei generi, nel raggiungimento di quell’autonomia dell’arte che sta alla base della modernità. Come i francesi, De Nittis ha affrontato temi come il paesaggio, il ritratto e la rappresentazione della vita moderna.

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Giuseppe De Nittis, Il passaggio degli Appennini, 1867, Olio su tela, cm. 41,5×77
Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte

Un pittore lirico e moderno, attento a cogliere gli stimoli artistico-visivi dell’epoca, come la fotografia. La rassegna, curata da Emanuela Angiuli e Fernando Mazzocca e promossa da Fondazione Bano di Padova e Fondazione Antonveneta, è divisa in sezione cronologiche che danno un visione esaustiva della vita, professionale e privata, di questo straordinario pittore, nato a Barletta nel 1846 e morto in Francia, a Saint-Germain-en-Laye nel 1884. Tra le diverse sezioni, per “affinità elettive” segnaliamo le prime due, in ordine di visione, di straordinaria bellezza: “1864-1871. la scoperta della natura: dalla luce di Napoli e delle Puglie al cielo di Parigi” e “1871 – 1872. Sulle falde del Vesuvio“. In queste opere del periodo di formazione del pittore, De Nittis s’immedesima nella natura e traspone sulle tele, davvero magnifiche, quella che chiamava “l’atmosfera diversamente identificata secondo il mutare delle stagioni e delle ore del giorno”.

La mostra in breve. De Nittis, Padova, Palazzo Zabarella Via degli Zabarella, 14. Orario: mar-dom 9.30 – 19.00 (biglietteria chiude 45 minuti prima), chiuso i lunedì non festivi, aperto lunedì 1 e 29 aprile. Biglietti: intero euro 12,00 previste riduzioni, audioguida 5 euro, prenotazione obbligatoria per gruppi e scolaresche (euro 1 a persona). Info:  tel. 049- 8753100 email: prenotazioni@palazzozabarella.it