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9 maggio, Festa dell’Europa: mille ragioni per crederci

Il 9 maggio è la Festa dell’Europa. Nel 1950 il Ministro degli Esteri francese Robert Schuman fece la dichiarazione sulla necessità di cooperare a livello europeo nei settori del carbone e del’acciaio, come metodo per evitare futuri conflitti tra i Paesi del Continente. Da quel momento partì l’avventura della costruzione europea, portata avanti dai Padri fondatori, come Konrad Adenauer, Jean Monnet e Alcide De Gasperi, e negli anni successivi da Jacques Delors, Helmut Kohl o Francois Mitterand tra gli altri, che hanno contribuito alle principali realizzazioni della storia dell’Unione, dal mercato unico all’euro. Nel 1985, al vertice tenuto a Milano tra i Capi di Stato e di Governo, si decide di celebrare la Festa dell’Unione Europea.

Uno sguardo al recente passato. Il 9 maggio di un anno fa rappresentò una delle date più difficili nella storia dell’Unione europea, che ormai ha superato il mezzo secolo. In una maratona notturna molto più drammatica del solito i rappresentanti dei 27 Paesi si trovarono di fronte a un bivio che, se preso nella direzione sbagliata, avrebbe anche potuto portare alla fine del percorso di integrazione europea. Si trattava di scegliere se lavorare insieme o abbandonare alla deriva la moneta unica, in preda a una tempesta di dimensioni impressionanti attorno al mare greco. Non si poteva più continuare ad avere una moneta sola e una serie di politiche economiche nazionali prive del minimo coordinamento tra di loro. Quella notte, venne presa la decisione più impegnativa, ponendo le basi per il futuro non solo dell’euro, ma dell’Unione europea stessa. Venne definito il nuovo sistema di governance economica che, attraverso una serie di decisioni prese nel corso dei mesi successivi, oggi cerca di garantire sia la stabilità del sistema, sia le prospettive di crescita economica e di creazione di lavoro.

La tempesta non è ancora passata, certo. Anzi, altri fronti che hanno chiamato l’Europa ad agire di fronte alle proprie responsabilità si sono aperti in seguito: dall’intervento in Libia, alla gestione dei fenomeni migratori, alla necessità di migliorare il funzionamento del mercato interno e di definire le strategie per il decennio che si apre. Non in tutti questi settori le risposte sono finora state all’altezza degli obiettivi e delle potenzialità. A dare forza agli sforzi nostri e di tutte le istituzioni comunitarie resta un principio che è ormai quasi unanimemente accettato: tutte le sfide importanti sono comuni, e per risolverle occorrono risposte politiche forti e condivise a livello di Unione europea. In Italia, quest’esigenza ce la ricorda continuamente il Presidente della Repubblica Napolitano, ma anche gli esponenti politici del governo e dell’opposizione, ciascuno dal proprio punto di vista.

Insomma, ci vuole più Europa. Questo è il senso, importante, di tutte le celebrazioni che si svolgono sul territorio attorno al 9 maggio, promosse o sostenute dalla Rappresentanza e dalla rete Europe Direct. Dal Festival dell’Europa di Firenze, all’evento sui giovani alla Bicocca a Milano, alla Festa di Parma organizzata con l’EFSA, fino alle svariate occasioni a livello locale, gli eventi ci ricordano che siamo tutti cittadini europei, e ciascuno di noi ha un ruolo attivo da svolgere per raggiungere l’obiettivo di un’Europa più forte e più efficace.

(fonte Asterisco Informazioni)

“No” del Consiglio europeo all’etichettatura dei cibi da animali clonati

la pecora Dolly, primo animale clonato

I negoziati sulle modifiche alla legislazione sui nuovi alimenti (detti “novel foods”) si sono conclusi senza un accordo a causa del rifiuto del Consiglio europeo di accettare l’offerta finale presentata dal Parlamento. Forte la delusione dei parlamentari, in particolare del Presidente della delegazione del Parlamento europeo, l’italiano Gianni Pittella, che ha manifestato la frustrazione per il rifiuto del Consiglio di ascoltare le preoccupazioni dei cittadini e sostenere misure urgenti e necessarie volte a proteggere i consumatori.

La posizione del Parlamento europeo. Il Parlamento europeo, a grandissima maggioranza, ha chiesto una messa al bando degli alimenti derivanti da animali clonati e dalla loro discendenza. Si è seriamente cercato di raggiungere un compromesso, ma non c ‘è stato nulla da fare: secondo l’Assemblea, non si deve sacrificare il diritto dei consumatori di sapere se il proprio cibo deriva da animali clonati. Poiché l’opinione pubblica europea è a stragrande maggioranza contraria alla clonazione per fini di alimentazione, l’etichettatura di tutti i cibi derivati da animali clonati è necessaria.

…e quella del Consiglio. Il Consiglio invece si è detto pronto a sostenere solo una proposta di etichettatura per un unico tipo di prodotto: la carne fresca. Le misure che riguardano la prole degli animali clonati sono assolutamente indispensabili, poiché i cloni hanno un valore commerciale solo per l’allevamento, non per la produzione alimentare. Nessun agricoltore spenderebbe, infatti, 100.000 euro per un toro clonato, solo per farne hamburger. Il Consiglio europeo si è inoltre opposto alla possibilità che il Parlamento eserciti il suo diritto di veto nel caso di nuovi cibi aggiunti alla lista dei nuovi alimenti. L’incapacità di accettare il compromesso si traduce anche nella bocciatura di altre importanti modifiche previste dal pacchetto: fra queste, continuerà a non esserci nessuna regola specifica sull’uso dei nano-materiali nei prodotti alimentari. Di conseguenza, la legislazione adottata nel 1997 resta in vigore.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Nuove sfide nel controllo dei parassiti del riso

I produttori europei di riso chiedono delle soluzioni per far fronte alla mancanza di prodotti fitosanitari sul mercato. Senza l’uso di fungicidi si corre il rischio di registrare una riduzione del 50% dei raccolti. La questione è stata discussa nei giorni scorsi dai produttori i quali hanno ribadito che i prodotti fitosanitari sono essenziali per assicurare la produzione di riso nell’UE.

Nel 2008, il raccolto italiano di riso ha subito gravi danni, registrando delle perdite fino al 50% imputabili al ritiro dal mercato di fungicidi specifici. Questa situazione minaccia la sicurezza alimentare dell’UE e la competitività del settore agroalimentare, proprio nel momento in cui si nota una volatilità crescente dei prezzi. Si ricorda che i produttori di riso europei compiono già enormi sforzi per utilizzare i prodotti fitosanitari in maniera sostenibile e che in Spagna e Francia sono attualmente applicate pratiche di gestione integrata delle specie nocive. Tuttavia, dal 1993 il 74% degli erbicidi, degli insetticidi e dei fungicidi non è più disponibile sul mercato comunitario, senza che siano state proposte delle alternative.

Una coltura che richiede attenzioni. Rispetto ad altre colture, il riso è coltivato su una superficie più limitata ma non abbastanza ridotta per essere classificato come coltura minore e beneficiare di alcune disposizioni ad essa applicate. Ne sono risultate ingenti perdite economiche nei principali Paesi produttori. In Spagna, ad esempio, il 25-30% del raccolto del 2009 è stato danneggiato a causa della mancanza di insetticidi efficaci per controllare parassiti quali gli afidi. Esistono anche nuove specie invasive che presentano effetti dannosi sulle superfici destinate alla risicoltura. Pertanto, è indispensabile cercare soluzioni specifiche per risolvere i problemi cui sono confrontati i risicoltori dell’UE e per garantire loro un futuro a lungo termine. Una scelta sufficiente di prodotti fitosanitari risulta indispensabile per prevenire lo sviluppo di resistenze. In aggiunta, le autorità nazionali devono provvedere ad applicare piani di prevenzione contro le specie invasive e a migliorare l’armonizzazione e il riconoscimento reciproco dei prodotti fitosanitari approvati.

(fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Agricoltura penalizzata negli accordi internazionali

La Commissione europea dovrebbe evitare di fare concessioni che potrebbero avere un impatto negativo sull’agricoltura comunitaria quando negozia accordi commerciali con Paesi terzi. Lo chiedono gli europarlamentari in una risoluzione nella quale vengono sottolineati i rischi connessi ai negoziati con il Mercosur (il blocco commerciale dei Paesi dell’America latina) e si critica il recente accordo con il Marocco.

I deputati europei chiedono all’Esecutivo di interrompere la consuetudine di fare concessioni per ottenere accesso ai mercati di Paesi terzi a discapito del settore agricolo. Gli europarlamentari vogliono che gli standard in materia di qualità dei prodotti, ambiente, benessere degli animali, ecc., che devono essere rispettati dai produttori europei, siano applicati anche ai beni importati, al fine di garantire la sicurezza del consumatore e una giusta competizione commerciale. Il Parlamento chiede inoltre di essere regolarmente informato sull’andamento di tutti i negoziati, non come successo per i negoziati con Canada e Ucraina, iniziati nel 2009, e sui quali i deputati sono tutt’ora all’oscuro dello stato dei contatti.

Alcuni esempi. Doha Round – Un offerta molto generosa sull’agricoltura è stata fatta dall’UE nel quadro dell’Agenda di Doha per lo sviluppo, senza però ottenere equivalenti concessioni commerciali. I deputati chiedono dunque alla Commissione di evitare di fare proposte che possano ostacolare la prossima riforma della PAC. Mercosur – Proteggere gli interessi degli agricoltori europei nei negoziati con il Mercosur rappresenta una questione di estrema rilevanza. La Commissione dovrebbe sempre garantire “concessioni tariffarie simmetriche” quando discute accordi di libero scambio, specialmente nei Paesi con un forte settore agricolo. I deputati criticano la Commissione per aver ripreso i negoziati con il Mercosur senza preventivamente discuterne con Consiglio e Parlamento ed esprimono forte preoccupazione per gli effetti di un accordo commerciale sul settore agricolo europeo. Chiedono pertanto alla Commissione di proteggere gli interessi degli agricoltori europei e di presentare una valutazione d’impatto da discutere prima della conclusione dei negoziati.

(fonte: Veneto Agricolura Europa)

Chieste nuove norme sulla presenza di OGM nei mangimi animali

Le organizzazione agricole Copa (Agricoltori Europei) e Cogeca (Cooperative Agricole Europee) hanno chiesto agli Stati membri di accordarsi su nuove norme relative il basso livello di presenza di OGM nei mangimi animali. Questo per evitare che gli allevatori debbano affrontare un forte aumento dei prezzi dei fattori produttivi.

Si ricorda infatti che l’UE dipende per oltre l’80% dalle importazioni di proteine vegetali per le quali non esistono possibilità alternative a breve scadenza. Tale situazione provoca un ulteriore aumento dei prezzi dei mangimi e, quindi, un aggravamento della crisi nel settore dell’allevamento europeo, in particolare in quello suinicolo, poiché i mangimi rappresentano nell’UE fra il 50 e il 65 per cento dei costi di produzione. Dato che queste materie prime vengono utilizzate nella catena alimentare animale e umana, sarebbe preferibile trovare una soluzione tecnica sia per i prodotti alimentari che per i mangimi.

Occorre un progetto di regolamento. L’auspicio è quello di arrivare ad un progetto di regolamento che autorizzi almeno la presenza di OGM non autorizzati nei mangimi fino a una soglia massima dello 0,1%. Dal momento che negli scambi internazionali i cereali vengono movimentati sfusi, risulta impossibile rispettare una politica di tolleranza zero per il basso livello di presenza di materiale non autorizzato. Occorre perciò trovare una soluzione pratica a breve termine, altrimenti agli agricoltori europei tutto questo costerà centinaia di milioni di euro. Per il periodo invernale 2009-2010, l’Università di Wageningen (Olanda) ha valutato il costo globale a circa un miliardo di euro per sei mesi.

Copa-Cogeca chiede dunque agli Stati membri di adottare misure urgenti per evitare una delocalizzazione all’estero del settore dell’allevamento europeo; a più lungo termine, invece, invita l’UE a sviluppare maggiormente il proprio approvvigionamento proteico e a reintrodurre l’uso di proteine animali trasformate per ridurre la sua dipendenza dalle importazioni di soia.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)

Presidenza ungherese dell’UE e politica agricola

L’Ungheria, Presidente di turno dell’Unione Europea, in questo primo semestre 2011, sta mostrando di avere a cuore le sorti dell’agricoltura europea.  Il dibattito politico sul futuro della PAC rappresenta il principale tema discusso in sede di Consiglio dei Ministri agricoli europei in questo avvio di 2011.

Obiettivi del semestre. Per quanto riguarda invece le iniziative legislative, la Presidenza ungherese intende proseguire i lavori sul “pacchetto qualità” e sul “pacchetto latte” nonché sulla proposta relativa alla contrattualizzazione nel settore latte. Il follow-up dell’allineamento della legislazione PAC con il Trattato di Lisbona costituirà altresì un aspetto qualificante del semestre. Nei settori alimentare, veterinario e forestale l’accento sarà posto sulle informazioni sui prodotti alimentari per i consumatori,  e la presidenza cercherà di raggiungere un accordo definitivo sui nuovi alimenti.

Proposte legislative per il settore pesca. Un’altra priorità, gia affrontata nella sessione di gennaio, ha riguardato la modifica della legislazione sulla febbre catarrale degli ovini e sulla salute delle api. Infine, la presidenza ha sottolineato l’importanza di formulare un quadro politico per una gestione sostenibile delle foreste in tutta Europa. Per quanto riguarda le priorità relative la Politica della Pesca, la Presidenza ungherese intende concentrarsi sugli elementi essenziali che porteranno alla sua riforma, per la quale, durante questo semestre saranno senz’altro presentate delle proposte legislative. Relativamente alle norme orizzontali in materia di pesca, si cercherà di adottare la proroga della legislazione transitoria sulle misure tecniche. Si cercherà inoltre di incoraggiare la conclusione di accordi di partenariato di pesca con paesi terzi.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

UE: no a richiesta italiana di aumento tasso arsenico acqua

L’Unione Europea ha risposto NO alla richiesta dell’Italia di innalzare il tasso di arsenico nell’acqua che per l’Organizzazione Mondiale della Sanità non deve superare i 10 mg per litro. Secondo l’UE tassi di 30, 40 e 50 milligrammi per litro d’acqua possono determinare rischi seri per la salute dell’uomo – spiega il presidente dell’ADICO, Carlo Garofolini – in particolar modo per la formazione di alcune forme di cancro. Possono essere concesse solo delle deroghe con limite massimo che sale a 20 mg per litro, ma solo per brevi periodi.

Una notizia che coinvolge 128 comuni italiani, eppure la notizia sembra non aver scosso più di tanto gli amministratori locali. A rigor di logica, e di legge, la decisione europea avrebbe dovuta essere seguita da un immediato intervento dei sindaci che, per tutelare la salute dei loro cittadini, avrebbero dovuto chiudere i rubinetti o fare un’ordinanza pubblica per vietare l’uso alimentare dell’acqua di casa, almeno per i bambini. Eppure, al momento, solo due Comuni hanno preso provvedimenti di questo tipo: quello di Luson, provincia di Bolzano (dove entro 1 mese dovrebbe essere installato un impianto di trattamento), e quello di Velletri in provincia di Roma il cui sindaco ha dichiarato non potabile l’acqua per le utenze di 4mila abitanti e ha installato distributori di acqua “a prova di arsenico” per i bambini fino a 3 anni. Gli altri, per una ragione o per l’altra, non hanno ritenuto di prendere alcun provvedimento. Un po’ perché, hanno tentato di spiegare, la richiesta di deroga è stata avanzata nel luglio 2009 e nel frattempo i valori sono rientrati nei limiti, un po’ perché finché il ministero della Salute non recepisce la decisione europea vale ancora la deroga concessa all’inizio dell’anno.

(fonte Asterisco Informazioni)

Allarme api: a rischio un insetto indispensabile

La mortalità delle api è aumentata drasticamente, in alcune zone è già all’80%. Secondo i deputati europei servono più finanziamenti per il settore dell’apicoltura. Dobbiamo aspettarci un’estate insolitamente silenziosa il prossimo anno? Il rapporto al Parlamento europeo del deputato Paolo de Castro spiega i rischi e propone soluzioni per contrastare la minaccia estinzione. Circa il 60-70% del nostro cibo, infatti, proviene da piante impollinate dalle api. E siamo davvero pronti a vivere in un mondo senza ciliegie, pomodori e altri prodotti della natura?

Le api muoiono per diversi fattori: la debolezza causata da agenti patogeni e parassiti, l’uso dei pesticidi, il cambiamento climatico, la diminuzione del cibo per la modifica dell’utilizzo delle terre, e anche i campi magnetici. I deputati invocano pratiche di coltivazione attente all’impollinazione e chiedono più finanziamenti per combattere l’aumento di mortalità delle api e sostenere il comparto apicoltura. I veterinari europei dovrebbero iniziare ad occuparsi anche delle malattie delle api e delle medicine necessarie. Una nota anche per il miele venduto in Europa che nell’etichetta dovrà indicare chiaramente origine e contenuto.

Le voci dei deputati europei. Secondo gli esperti, le api diminuiscono e sono sempre meno resistenti per colpa dell’inquinamento ambientale. Secondo il deputato sloveno e apicoltore Alojz Peterle: “Non bastano i farmaci, quello di cui abbiamo davvero bisogno è di diminuire l’uso dei pesticidi. Il comparto agricolo dovrebbe farne un uso più responsabile, e diventare il maggior alleato degli apicoltori”. La svedese Astrid Lulling ha chiesto che la Commissione europea, nelle sue proposte di revisione della PAC che presenterà a breve “assicuri i fondi di aiuto al settore, che oggi sono utilizzati a più del 90%. Si tratta di programmi utili e necessari, che devono essere rinforzati. I 32 milioni di euro che assicureremo alla filiera nel 2011 sono noccioline rispetto alla ricchezza agricola che dipende direttamente dall’attività impollinatrice delle api”.

La Commissione europea ha già approvato programmi nazionali per tutti i 27 Stati per migliorare la produzione e la commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura. Per questo è stato previsto un aumento del contributo annuale al settore da 26 milioni di euro per il periodo 2008-2010 a 32 milioni di euro per il 2011-2013. “I programmi nazionali si sono rivelati efficaci, ma il crescente fenomeno della mortalità apistica richiede misure e azioni urgenti”, sostiene Paolo De Castro, presidente della commissione agricoltura. “Dobbiamo rafforzare le politiche di settore nel quadro della riforma della Politica agricola comune dopo il 2013”.

(fonte Asterisco Informazioni)

La denominazione “cioccolato puro” contro il diritto UE

La Corte di giustizia europea vieta all’Italia di denominare “puro” il cioccolato”. Secondo la Corte, la denominazione, che distingue il cioccolato tra puro e non, viola la direttiva europea, per la quale il consumatore debba essere informato dall’etichettatura solo sulla presenza o meno nel cioccolato di grassi vegetali sostitutivi.

Le norme europee sull’etichettatura dei prodotti di cacao e di cioccolato armonizza le denominazioni di vendita di questi prodotti. Quando contengono fino al 5% di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, la loro denominazione resta immutata, ma la loro etichettatura deve contenere, in grassetto, la specifica dizione: «contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao». Per i prodotti di cioccolato che contengono unicamente burro di cacao, è possibile indicare sull’etichettatura tale informazione, purché sia corretta, imparziale, obiettiva e non induca in errore il consumatore.

La legge italiana prevede che la dicitura «cioccolato puro» sia aggiunta o integrata nelle denominazioni di vendita o sia indicata in altra parte dell’etichettatura dei prodotti che non contengono grassi vegetali sostitutivi e, in caso di violazione, applica ammende da 3000 a 8000 euro. L’obiettivo delle norme UE è quello di garantire la coerenza delle regole nel mercato interno, attraverso un’armonizzazione completa delle denominazioni di vendita dei prodotti di cacao e di cioccolato. La disciplina europea non prevede né la denominazione di vendita «cioccolato puro» né l’introduzione di un’altra denominazione da parte del legislatore nazionale. Quindi, secondo la Corte la norma italiana è in contrasto con il sistema UE delle denominazioni di vendita. Il sistema di duplice denominazione italiano non rispetta neppure il diritto dei consumatori a disporre di un’informazione corretta, imparziale ed obiettiva che non lo induca in errore. La Corte, infatti, ha già dichiarato che l’aggiunta di grassi sostitutivi a prodotti di cacao e di cioccolato che rispettano i contenuti minimi previsti dalla normativa non modifica la loro natura al punto di trasformarli in prodotti diversi. Di conseguenza, una distinzione delle loro denominazioni di vendita non è giustificata.

(fonte Asterisco Informazioni)

Agricoltura: Ue proroga aiuti fino a tutto il 2011

La Commissione Europea ha prorogato al 31 dicembre 2011 il regime di aiuto temporaneo di importo limitato fino a 15.000,00 euro erogabile in favore delle imprese che operano nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli. Lo rende noto un comunicato del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.

Domande di aiuto entro il 31 marzo 2011. Si tratta – spiega la nota – di una decisione molto attesa, sollecitata piu’ volte dal Ministero, perche’ rappresenta uno dei pochi strumenti attivabili a sostegno delle imprese agricole colpite dalla crisi finanziaria. Non si tratta di nuovi finanziamenti, ma di una deroga alle norme sugli aiuti di Stato in agricoltura, a condizione che l’importo dell’aiuto non superi i 15.000,00 euro per azienda. La proroga al 31 dicembre 2011 e’ concessa a condizione che le domande di aiuto siano presentate entro il 31 marzo 2011. La proroga di un anno – l’attuale regime prevedeva infatti la scadenza del 31 dicembre 2010 – e’ stata disposta a causa del permanere di condizioni di incertezza sulle prospettive economiche dei Paesi membri, tali da giustificare, prosegue il ministero, il ricorso alle misure eccezionali previste dalla Commissione.

(fonte Asca)