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Argav in viaggio in Europa, alla scoperta del futuro della PAC a Bruxelles, tra “porte verdi” olandesi, filari di ciliegino coltivati su lana di roccia e verdure bio coltivate con i trattori veneti

(di Marina Meneguzzi, vicepresidente Argav) Minata dagli effetti di una terribile crisi economica, l’Unione Europea sta attraversando uno dei peggiori periodi della sua storia sul piano istituzionale, morale e culturale.

Istituzioni UE aperte alla visita dei cittadini. Tuttavia, chi scrive è convinta che gli ideali di pace, unità e prosperità che hanno ispirato i padri fondatori all’indomani della seconda Guerra Mondiale (Konrad Adenauer, Joseph Bech, Johan Willem Beyen, Winston Churchill, Alcide De Gasperi, Walter Hallstein, Sicco Mansholt, Jean Monnet, Robert Schuman, Paul-Henri Spaak, Altiero Spinelli) non siano parole vuote ma valori di grande attualità e necessità. Sono stata quindi lieta di partecipare lo scorso maggio, insieme ad altri giornalisti europei, ad un interessante viaggio studio organizzato dalla Commissione europea attraverso la Direzione Generale Agricoltura, per parlare del futuro della Politica agricola (PAC) e far conoscere alcuni aspetti del mercato ortofrutticolo europeo. Nel corso della due giorni, abbiamo avuto la possibilità di visitare le principali istituzioni UE: dalla Commissione (il “braccio esecutivo”), composta da un gruppo o collegio di commissari, uno per ciascun paese UE, al Consiglio dell’Unione Europea (composto dai ministri dei governi di ciascun Paese UE) al Parlamento europeo (organo legislativo, il prossimo sarà eletto dai i cittadini UE nel 2019). Istituzioni, queste, sempre aperte aila  visita dei cittadini UE.

La PAC del futuro, come sarà? Non sappiamo ancora l’ammontare del budget ad essa destinato, e dopo l’uscita del Regno Unito, la “coperta finanziaria” UE sarà decisamente più corta, ma certamente dovrà tener conto dei fattori sociali (ricambio generazionale in agricoltura) e ambientali (cambiamento climatico) che sempre più influiscono sui processi decisionali. E’ evidente anche la necessità di modernizzare (agricoltura di precisione)  e di semplificare, perché la troppa burocrazia soffoca l’innovazione e l’efficenza di una struttura che, in ogni caso, ha permesso finora agli agricoltori di fornire ai consumatori un’ampia gamma di alimenti di qualità a prezzi accessibili e prodotti in maniera sostenibile, promuovendo nel contempo le economie rurali. Una prima discussione sul processo di modernizzazione e semplificazione della Pac è stato avviata dalla Commissione europea “dal basso” attraverso una consultazione pubblica on-line, svoltasi dal 2 febbraio al 2 maggio scorso,  che ha ottenuto 322.912 contributi, e che ha visto l’Italia al terzo posto in termini di numero di risposte (38.425) dopo Germania (147.142) e Francia (40.390). Il questionario formulato per la consultazione, tradotto nelle 23 lingue ufficiali UE, consisteva in 28 risposte chiuse e 5 aperte, e dava la possibilità di allegare brevi testi a suffragio delle proprie idee. La maggioranza delle risposte sono state individuali (97 per cento), il restante 3 per cento è stato dato da organizzazioni (private, pubbliche, Ong, di categoria, associazioni). La maggior parte dei contributi individuali appartenevano a persone non coinvolte direttamente in agricoltura (93 per cento), mentre quelli arrivati dalle organizzazioni provenivano da aziende private (61 per cento) e che lavorano nel settore agricolo (77 per cento). L’analisi più approfondita nonché le conclusioni della consultazione pubblica saranno condivisi ufficialmente domani, venerdì 7 luglio, a Bruxelles, nella Conferenza sul futuro della PAC promossa da DG Agricoltura della Commissione europea, presieduta dal Commissario Phil Hogan.

Ortofrutta, in Europa se ne mangia sempre meno. Mentre la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), raccomanda un consumo di almeno 400 gr al giorno di frutta e verdura a persona, circa metà dei Paesi europei – tra cui non figura l’Italia – sono al di sotto di tale soglia. Il consumo di prodotti freschi registra in effetti un calo (-9,4 per cento per la frutta e -10.3 per cento per la verdura, dati 2010 rispetto alla media 2005/2009). Le cifre, fornite nel viaggio studio a Bruxelles da Ag-press-eu, piattaforma rivolta ai giornalisti europei che si occupano di tematiche legate all’agricoltura, spiegano le misure di sostegno elargite dalla Commissione alle organizzazioni di produttori di frutta e verdura europei, colpiti anche dall’embargo russo, vigente dal 2014. Una nuova legislazione che ne regola il mercato è entrata in vigore il 1 giugno 2017, pensata anche per incentivare l’adesione alle organizzazioni di produttori di frutta e verdura, che d’ora in poi beneficeranno di regole più semplici, di un onere amministrativo ridotto e di un maggiore sostegno finanziario. Misure importanti per un settore che vale in Europa 47 miliardi di euro, e che conta una produzione annua di 101 milioni di tonnellate di frutta (44 t) e verdura (57 t), destinati per oltre l’80 per cento al mercato interno, 5,5 milioni gli ettari coltivati, 3,4 milioni le aziende coinvolte, un quarto di tutte le aziende agricole europee.

Ed un bambino su 3 in Europa è sovrappeso. Una conseguenza dovuta a più cause, tra cui anche l’abitudine dei bambini a mangiare merendine confezionate, ricche  di “calorie vuote”. Nel corso del viaggio studio a Bruxelles, ci hanno informato che, per aumentare la quota di cibo sano nella dieta dei giovani, la Commmissione europea ha messo a disposizione per l’anno scolastico 2017/18 250 milioni di euro per il progetto “Frutta, verdura e latte a scuola,  che comprende, oltre alla somministrazione del cibo in questione (per l’Italia, 21.704.956 euro per frutta e verdura e 9.261.220 di euro per il latte), lezioni ai bambini (6-12 anni) sulla dieta salutare, nonché monitoraggio e valutazione dell’azione di sensibilizzazione intrapresa.

Cooperativa Zon Frutta e Verdura, peperoni smistati a seconda delle dimesioni, cambia il prezzo

Olanda, “porta verde” d’Europa. Una giornata del viaggio studio a Bruxelles è stata dedicata alla visite in “campo”, dapprima ad una delle più importanti cooperative ortofrutticole in EuropaZon fruit&vegetables, che si trova a Venlo, in Olanda. Fondata nel 1915, la cooperativa oggi conta 220 soci agricoltori, serve 30 milioni di consumatori europei – compresi i clienti di molti supermecati italiani – ed ha registrato nel 2016 un fatturato di 295 milioni di euro. Leader nella produziome di peperoni, cetrioli, asparagi e pomodori, la cooperativa serve soprattutto il mercato tedesco (80 per cento), quindi il resto d’Europa. Suddivisa in Frutta & Verdura (commercializzazione, vendita, logistica, imballaggio, controllo qualità e tracciabilità), Piccoli frutti (vendita e imballaggio), impressiona la realtà del Fresh Park Venlo, un moderno ed efficiente “parco” di 130 ettari che dà occupazione a 1500 persone (3000 nel periodo di picco), che ospita più di 130 aziende di produzione e servizi e che, grazie alla posizione strategica ed ai collegamenti con le principali vie di comunicazione, è tra i più importanti centri logistici in Europa per i prodotti freschi.

Filari di pomodori, tra bombi e lana di roccia. Abbiamo visitato anche uno dei soci della cooperativa Zon, Westburg BV , dei fratelli Bas e Ton val Leeuwen, che in 14 ha all’interno di 3 serre all’avanguardia producono da 25 anni pomodorini ciliegino rossi e gialli e pomodorini datterino per un totale di 4.500 tonnellate l’anno. I pomodori vengono coltivati a filari su un substrato di lana di roccia con ricircolo dell’acqua di irrigazione, il che consente di risparmiare acqua (10 litri per un kg di pomodori anziché 100 litri) e di gestire in maniera più semplice l’intero processo di crescita. Le piante vengono impollinate in modo naturale con i bombi, contro i parassiti viene usata la lotta integrata, e la raccolta viene fatta a mano (rappresenta il 50 per cento dei costi di produzione) sei giorni su sette da fine gennaio a novembre. L’energia necessaria per la produzione nelle serre è ottenuta da un sistema di cogenerazione che combina energia e calore. Un computer controlla le quantità d”acqua e di calore necessari, a seconda delle condizioni meteo. La maggior parte dell’elettricità generata è venduta alla società elettrica del posto, quando tutti i loro sistemi sono operativi, forniscono una produzione di energia sufficiente a coprire il fabbisogno elettrico di oltre 9 mila famiglie. Ho assaggiato i pomodorini, il gusto era saporito, forse non così persistente come quelli maturati al sole, un po’ impressionante la lunghezza e l’altezza dei filari, che fanno pensare ad una sorta di “catena di montaggio” verde, molto efficiente e adatta a soddisfare le esigenze di consumatori che vogliono trovare in tavola i pomodorini in qualsiasi periodo dell’anno.

da sx, Frank, la figlia Kim e la moglie Chris

Tra i fiamminghi, un po’ di Veneto. Infine, abbiamo visitato un produttore di porri, finocchi e cavolfiori bio, Frank Schelfhout, la cui azienda di dieci ettari, condotta con la moglie Chris e la figlia Kim, si trova  a Bornem, nelle Fiande, la parte fiamminga del Belgio. Frank ha iniziato a produrre bio nel 2008, ci ha spiegato che trapianta piantine “convenzionali”, che non tratta però poi con prodotti chimici di sintesi, e che osserva rigorosamente la rotazione agraria, vendendo il totale della produzione alla cooperativa belga Bel’Orta. Frank ha meccanizzato al massimo le varie fasi di coltivazione per ragioni di costo di manodopera, che altrimenti lieviterebbe. Tra i mezzi da lui utilizzati, in bella mostra c’era anche un trattore con un’attrezzatura Gaspardo, multinazionale con sede a Campodarsego, nel Padovano.

Aiuti UE ai giovani agricoltori, Corte dei conti Europea: “Da migliorare obiettivi perseguiti e misurazione dei progressi ottenuti per favorire il ricambio generazionale in agricoltura”

Nell’ultimo decennio il numero complessivo degli agricoltori dell’UE (Croazia esclusa) ha registrato un rapido declino, scendendo dai 14,5 milioni del 2005 ai 10,7 milioni del 2013. Nello stesso periodo, il numero dei giovani agricoltori è diminuito da 3,3 milioni a 2,3 milioni. Dato che il numero di agricoltori è calato in tutte le fasce di età, la percentuale di giovani agricoltori è rimasta relativamente stabile, appena al di sopra del 20%. Si notano però significative differenze tra gli Stati membri.

Aiutati circa 200 mila giovani agricoltori. Tra il 2007 e il 2020, l’UE ha stanziato 9,6 miliardi di euro in aiuti ai giovani agricoltori, allo scopo di promuovere la competitività delle aziende e il ricambio generazionale in agricoltura. Se si aggiunge il co-finanziamento, da parte degli Stati membri, a titolo della misura di insediamento prevista dal pilastro 2, il sostegno pubblico ammonta in totale a 18,3 miliardi di euro. Nel periodo 2007‑2013 quasi 200 mila giovani agricoltori hanno ricevuto, da parte dell’UE, aiuti per l’insediamento.

Favorire il ricambio generazionale. Stando a una nuova relazione della Corte dei conti europea, troppo spesso il sostegno dell’UE ai giovani agricoltori è definito in maniera inadeguata, senza specificare i risultati o l’impatto. La Corte dei conti europea invita, quindi, a rendere più mirato il sostegno per promuovere efficacemente il ricambio generazionale. L’audit si è incentrato sui quattro Stati membri dell’UE che registrano le spese più rilevanti a favore dei giovani agricoltori (cioè di età non superiore a 40 anni): Francia, Spagna, Polonia e Italia. La Corte ha rilevato differenze notevoli tra la gestione dei pagamenti del “pilastro 1”, che prevedono per i giovani agricoltori l’integrazione dei pagamenti diretti con un ulteriore 25%, e i pagamenti del “pilastro 2” versati ai giovani agricoltori al loro primo insediamento.

Nell’ambito del pilastro 1, l’aiuto non si basa su una valida valutazione delle esigenze, non rispecchia l’obiettivo generale di incoraggiare il ricambio generazionale, non è sempre erogato ai giovani agricoltori che ne hanno bisogno ed è talvolta fornito ad aziende in cui i giovani agricoltori svolgono un ruolo soltanto secondario. Gli Stati membri non coordinano i pagamenti del pilastro 1 con il sostegno del pilastro 2 ai giovani agricoltori. L’aiuto viene erogato in forma standardizzata, senza rispondere ad altre esigenze specifiche se non quella di fornire un reddito supplementare. Il quadro comune per il monitoraggio e la valutazione non comprende indicatori di risultato.

Il pilastro 2, pur essendo basato in linea generale su una valutazione vaga delle esigenze, persegue finalità che, in parte, rispecchiano di fatto l’obiettivo generale di incoraggiare il ricambio generazionale. L’aiuto risponde più direttamente alle esigenze dei giovani agricoltori in materia di accesso alla terra, al capitale e alla conoscenza. L’importo dell’aiuto è generalmente collegato alle esigenze e modulato per incentivare azioni specifiche (ad esempio, l’introduzione dell’agricoltura biologica o di iniziative per il risparmio idrico o energetico). I piani aziendali sono strumenti utili, ma la loro qualità variava da uno Stato membro controllato all’altro. Le autorità di gestione non sempre hanno applicato procedure di selezione atte a dare priorità ai progetti migliori. “È essenziale che il sostegno ai giovani agricoltori sia efficace, se si intende assicurare un’attività agricola sostenibile per le generazioni a venire,” ha affermato Janusz Wojciechowski, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “Abbiamo però rilevato scarsi elementi che dimostrino l’effetto di queste misure e se aiutano davvero i giovani agricoltori, soprattutto a causa di una focalizzazione insufficiente e di indicatori di bassa qualità.”

I punti di debolezza. Nonostante la tardiva introduzione di criteri di selezione nel periodo 2007‑2013, questi non hanno consentito di assegnare la priorità ai progetti migliori in quanto le soglie minime erano troppo basse o inesistenti. In alcuni Stati membri, la dotazione finanziaria è stata subito esaurita all’inizio del periodo di programmazione, il che ha impedito agli agricoltori che si sono insediati successivamente di percepire fondi. “Per rendere gli aiuti efficaci, l’UE e gli Stati membri devono in primo luogo definire meglio chi intendono aiutare e quale risultato debba perseguire l’assistenza europea; in seguito, devono concentrarsi sulla misurazione dei progressi compiuti”, ha aggiunto Wojciechowski.

Le raccomandazioni. La Corte raccomanda alla Commissione europea e agli Stati membri di: 1) migliorare la logica di intervento, rafforzando la valutazione delle esigenze e definendo obiettivi che rispecchino l’obiettivo generale di promuovere il ricambio generazionale; 2) rendere più mirate le misure, migliorando la selezione dei progetti e utilizzando piani aziendali; 3) migliorare il monitoraggio e la valutazione attingendo alle migliori pratiche elaborate dagli Stati membri.

La relazione speciale n.10/2017 intitolata “Rendere più mirato il sostegno dell’UE ai giovani agricoltori per promuovere efficacemente il ricambio generazionale” è disponibile in 23 lingue dell’UE sul sito Internet della Corte.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

 

No alla dicitura “latte” per le bevande vegetali, pronunciamento della Corte di Giustizia europea

La Corte di Giustizia europea si è pronunciata sul rischio di ambiguità delle indicazioni sulle bevande vegetali stabilendo che “i prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni come ‘latte’, ‘crema di latte’ o ‘panna’, ‘burro’, ‘formaggio’ e ‘yogurt’, che il diritto dell’Unione riserva ai prodotti di origine animale” anche se “tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l’origine vegetale del prodotto in questione”.

Sanato un danno indiretto al vero settore lattiero caseario. “Già i nostri allevatori devono fare i conti ogni giorno con le distorsioni del mercato, i notevoli investimenti imposti dalle normative, il continuo aumento del costo con le materie prime. Se poi ci si mettono anche le ambiguità sulle indicazioni, non è più finita, ben venga dunque il pronunciamento della Corte di Giustizia europea, che ha messo un punto fermo sulla questione”, ha affermato in una nota Giovanni Roncalli, presidente di Coldiretti Padova.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

CETA UE/Canada, prove tecniche di collaborazione

Guidati dal Commissario europeo per l’Agricoltura, Phil Hogan, i rappresentanti di Copa-Cogeca hanno preso parte ad una missione commerciale in Canada che costituisce una buona opportunità per trovare nuovi mercati per la produzione europea e per incontrare gli operatori commerciali, dopo che nei mesi scorsi UE e Canada hanno siglato l’accordo di libero scambio CETA.

La delegazione (circa 60 dirigenti europei dell’agroalimentare) ha partecipato a numerosi incontri con rappresentanti dei Ministeri, del commercio e dell’industria canadesi. Si è trattato di una importante occasione per promuovere i prodotti europei, incontrare gli importatori e sensibilizzare il pubblico circa le elevate norme da rispettate dalle aziende dell’UE per garantire l’effettiva applicazione del CETA. Nel corso degli incontri è emerso che questo Accordo può fornire concreti benefici da entrambi i lati, ammesso che venga gestito adeguatamente e che i contingenti tariffari sulle importazioni di prodotti agricoli vengano gestite in maniera tale da evitare il disfunzionamento del mercato. Per questo é essenziale garantire l’accesso al mercato alle piccole e medie imprese (PMI), comprese le cooperative. Le Organizzazioni agricole europee, da parte loro, hanno chiesto che la burocrazia in Canada venga minimizzata per abbassare la soglia, in modo che le PMI possano avere accesso al mercatocanadese.

Occhi aperti sulle carni. In particolare, Copa-Cogeca ha accolto con favore il migliore accesso ai mercati canadesi per i prodottilattiero-caseari e il vino europei, ma allo stesso tempo ha avvisato che “saranno tenuti gli occhi aperti”, soprattutto rispetto al maggiore accesso al mercato UE per le carni bovine e suine canadesi oggetto dell’accordo. Il divieto di promotori della crescita è altresì un segnale positivo per la produzione di carni bovine, nonché le carni suine prive di ractopamina.

Aumento della richiesta di carni bovine UE di alta qualità. Missioni commerciali analoghe si sono svolte lo scorso anno a ad Hong Kong, in Vietnam, a Singapore, in Indonesia, in Giappone, in Messico e in Colombia, di cui si cominciano a vedere i primi risultati. In particolare, si é già riscontrato un aumento della domanda delle carni bovine UE di alta qualità da parte degli importatori ad Hong Kong, secondo mercato di esportazione per le carni bovine dopo la Turchia, tanto che le importazioni sono aumentate di 12.000 t lo
scorso anno, rispetto al 2015. Dopo aver visitato questi Paesi, stanno emergendo anche nuove opportunità di mercato nel settore cerealicolo.

Fonte: Europe Direct Veneto

Accordi commerciali UE/Norvegia, semaforo verde per i prodotti agricoli

Unione Europea e Norvegia hanno raggiunto un accordo che faciliterà il commercio bilaterale di prodotti agricoli, consentendo agli esportatori dell’UE-28 di rafforzare la loro posizione su quello che rappresenta oggi il loro 8° mercato agroalimentare più importante.

L’UE è il primo esportatore agroalimentare nel mondo, con 130 miliardi di euro di esportazioni nel 2016. Anche le esportazioni di prodotti agricoli europei verso la Norvegia sono in costante crescita: negli ultimi dieci anni sono praticamente raddoppiate, raggiungendo un valore di 2,5 miliardi di euro. Dal canto suo, la Norvegia è un importatore netto di prodotti agricoli per cui la bilancia commerciale agricola è a netto favore dell’UE.

L’accordo raggiunto con la Norvegia dopo due anni di negoziati consentirà il libero accesso per ben 36 linee tariffarie. Per quanto riguarda prodotti come carne, latticini, cereali, ortaggi e piante ornamentali, l’UE e la Norvegia hanno definito reciproci contingenti tariffari. Il progetto di accordo sarà ora trasmesso alle Autorità competenti per l’esame e l’adozione formale prima della loro entrata in vigore definitiva.

Fonte: Europe Direct Veneto

Relazione Omnibus sulla Pac, i contenuti approvati

Nell’ambito della revisione di metà percorso del bilancio pluriennale dell’UE, la Commissione europea ha proposto un regolamento “Omnibus” che contiene disposizioni per molti settori delle politiche europee, tra cui modifiche ai regolamenti della riforma della PAC approvata nel 2013.

Cambiamenti più incisivi. In una fase di incertezza sul futuro delle politiche agricole europee, l’Europarlamento ha voluto cogliere l’occasione per proporre cambiamenti più incisivi di quelli previsti dalla stessa Commissione europea. Gli emendamenti mirano all’alleggerimento degli oneri burocratici per gli agricoltori, al rafforzamento della loro posizione negoziale vis-a-vis con le altre parti della filiera e, infine, all’ampliamento del set di strumenti per la gestione del rischio. Di seguito le principali novità della parte agricola del regolamento Omnibus, per come è uscito dal voto del 3 maggio in Commissione Agricoltura del Parlamento europeo.

Semplificazione. Giovani agricoltori: semplificazione delle condizioni di accesso agli aiuti per l’insediamento ai più giovani; rafforzamento del premio di primo insediamento nei Piani di Sviluppo Rurale; rafforzamento del sostegno all’insediamento nel primo pilastro. Pratiche “verdi” (greening): ampliamento della definizione di terreno seminativo, che potrà includere le superfici a riposo e della definizione di prato permanente, che comprenderà pascoli e foraggiere; riconoscimento della definizione di “azienda verde” (non vincolate al greening, definizione oggi applicata principalmente alle aziende biologiche) anche alle aziende che applicano misure agro-ambientali previste nei piani di sviluppo rurale; obbligo di diversificazione delle colture per le aziende da 15 ettari in su (il requisito viene allineato a quello delle altre pratiche “verdi”); misure per promuovere le colture azoto-fissatrici (leguminose, come la soia) sia per il ruolo positivo che svolgono per la fertilità dei suoli, sia per ridurre la dipendenza dalle importazioni di proteine vegetali per la mangimistica; inclusione nel novero delle aree considerate ad interesse ecologico delle superfici di terreni a riposo
composti da specie ricche di polline e nettare (c.d. melliferi) e delle superfici con piante erbacee selvatiche. Agricoltore Attivo: mantenimento dell’obbligo di ottenere lo status di agricoltore attivo per essere riconosciuto come beneficiario degli aiuti; possibilità per le Amministrazioni nazionali di utilizzare registri pubblici (p.es. registro IVA) per identificare gli agricoltori in attività. Disposizioni finanziarie: estensione della programmazione per lo sviluppo rurale fino alla entrata in vigore di nuovi regolamenti.

Misure di mercato. Il punto di riferimento è il Rapporto dell’Agricultural Market Task Force: estensione delle misure del Pacchetto Latte a dopo il 2020 e a tutti i settori, inclusa la possibilità di interventi straordinari in caso di crisi per incentivare, se necessario, la riduzione della produzione a livello UE (come accaduto nell’ultima crisi del latte); rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera, affiancando alle Organizzazioni dei produttori Organizzazioni di “contrattazione”, con il solo scopo di negoziare contratti; possibilità per produttori, Organizzazioni di produttori, Organizzazioni di contrattazione o una loro Associazione, di esigere una contrattualizzazione scritta obbligatoria per la vendita di prodotti agricoli; richiesta alla Commissione europea di presentare entro il 30 giugno 2018 una proposta legislativa a livello UE per contrastare le pratiche commerciali sleali; misure per favorire le opportunità di concentrazione dell’offerta e condividere funzioni di tipo organizzativo
e commerciale; misure per finanziare la formazione attraverso le Organizzazioni dei produttori (cosiddetto Coaching).

Gestione del rischio. Possibilità per gli Stati Membri di cambiare, al massimo una volta l’anno, la destinazione degli aiuti accoppiati indirizzandoli verso settori in crisi, in funzione anticiclica; la soglia di perdita di reddito che innesca il ricorso a strumenti di gestione del rischio viene abbassata al 20% (invece del 30%) per tutte le misure: polizze assicurative agevolate, fondi mutualistici contro i danni naturali e strumento di stabilizzazione del reddito; parametri chiari e condivisi sulla misurazione dei redditi per l’accesso al sostegno pubblico agli strumenti di gestione del rischio: possibilità di usare indicatori di riferimento per ricostruire in modo semplice e su elementi oggettivi il reddito presunto di riferimento per una data azienda ai fini dell’accertamento dell’eventuale perdita.

Fonte: Europe Direct Veneto

 

Aperta fino all’1 giugno 2017 la consultazione pubblica UE in tema di indicazioni nutrizionali fornite nelle etichette

Tutti i cittadini europei sono invitati a partecipare alla consultazione in tema di indicazioni nutrizionali fornite nelle etichette dei prodotti alimentari.

Aperta fino al 1 giugno. La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica, aperta fino al prossimo 1° giugno, che punta a raccogliere le opinioni dei cittadini europei sulla revisione in corso del regolamento sulle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari e su come le sostanze vegetali utilizzate nei prodotti alimentari sono regolamentati nell’UE.

Obiettivo. In particolare, con questa iniziativa si vuole ottenere informazioni su come i cittadini/consumatori comprendano queste informazioni fornite nell’etichetta di un prodotto alimentare, come percepiscono la salubrità degli alimenti e quali siano gli elementi specifici che guidano le loro scelte alimentari.

Fonte: Europe Direct Veneto

Accordi commerciali UE/resto del mondo, pro e contro/3. A rischio sicurezza alimentare e lavoro.

A pochi giorni dalla firma del presidente Usa Trump di due ordini esecutivi che ridisegnano la politica commerciale di Washington, con l’obiettivo di individuare gli “abusi commerciali” e impedire il “dumping”, le esportazioni a prezzi scontati per penetrare nel mercato Usa, da oggi pubblichiamo una serie di interventi pro e contro gli accordi commerciali UE/resto del mondo per offrire ai lettori la possibilità di confrontare le diverse posizioni e, crearsi, possibilmente, un’opinione in merito.

Secondo l’europarlamentare Mara Bizzotto (Lega Nord, ndr), l’accordo commerciale UE/Canada rappresenta l’ennesimo regalo del Parlamento europeo alle multinazionali e una mazzata per il Made in Italy. Se da una parte c’è chi sostiene che “il meglio deve ancora venire”, dall’altra c’è chi avverte che questo accordo UE/Canada rappresenta un grande rischio per le nostre imprese. “Il via libera al CETA da parte del Parlamento europeo – scrive infatti in una nota l’on. Mara Bizzotto – rappresenta l’ennesima truffa che l’UE sta compiendo ai danni dell’Italia, dei nostri cittadini e delle nostre aziende. Se si pensa, ad esempio, che saranno soltanto 41 su un totale di quasi 300 i prodotti italiani di Indicazione Geografica ad essere riconosciuti in Canada, ben si capisce il disastro a cui andremo incontro con questo CETA fortemente voluto da Bruxelles, da Berlino e da uno scandaloso Governo Italiano che sta svendendo il lavoro e le eccellenze delle nostre terre”.

Tempi duri per il comparto zootecnico italiano e veronese. Denuncia invece Coldiretti Verona: “Migliaia di posti lavoro, solo in territorio scaligero, sono a rischio in virtù dell’accordo Ceta, che fa vacillare la competitività di un settore noto in tutto il mondo per qualità e sicurezza alimentare. Fonte di ulteriori preoccupazioni, poi, sono le notizie allarmistiche diffuse negli ultimi giorni, come quella sui dazi che Trump vorrebbe imporre ai prodotti italiani come ritorsione al divieto comunitario di importazione della carne Usa trattata con ormoni.L’accordo del Ceta decreta la libera entrata in Europa di generi alimentari prodotti con standard qualitativi impensabili in Italia e a Verona, visto che in Canada vengono usate 99 sostanze attive vietate nell’Ue. L’accordo ha bisogno dell’assenso di tutti gli Stati europei e quindi anche dell’Italia: non c’è molto da dire su ciò che dovrebbe fare un Paese che ha a cuore l’agricoltura di qualità e la sicurezza dei propri cittadini. Si rende quindi ancora più necessario che le etichette siano chiare sulla provenienza degli alimenti e che nei ristoranti e nelle mense i menù riportino informazioni utili per una scelta consapevole. La situazione deve essere risolta e non resteremo a guardare. Quella veronese è tra le prime province italiane per numero di allevamenti “professionali” di bovini da carne. Il forte rischio è che l’indotto che tale attività porta nella nostra provincia venga ridimensionato a causa di scelte politiche a dir poco discutibili”.

Dati sul comparto zootecnico 2016 (Fonte Coldiretti Veneto). Carne bovina nella provincia veronese. A Verona oggi il settore conta circa 800 allevamenti  (di cui oltre metà professionali) con almeno un capo per un totale di 130.000 capi allevati annualmente, la stragrande maggioranza di questi allevamenti soffre la dipendenza cronica dalla Francia per quanto riguarda l’approvvigionamento dei ristalli. In termini occupazionali sono circa  1100 gli occupati nelle aziende zootecniche professionali, numero che raddoppia se si considera l’indotto sul territorio (macelli, trasporti, tecnici, mangimisti, vendita al dettaglio…) con un valore d’affari stimabile intorno ai 400 milioni di euro. Settore avicolo Gli allevamenti avicoli sono in Veneto circa 2.000 di cui piu’ di 1.000 a Verona, che risulta essere il principale distretto nazionale, con il seguente indirizzo: 57% polli da carne, 3% galline ovaiole, 35% tacchini e 5% altri volatili (faraone,anatre, quaglie ecc.); la  P.L.V. è stimata a  550.000.000,00 di Euro a livello Veneto,  Verona incide per il 46% della  P.L.V. totale per  Euro 253.000.000,00; vengono allevati a Verona annualmente circa 30.000.000 di capi. Questo settore essendo “regolato” praticamente da un regime di duopolio e da rapporti di soccida, non risente particolarmente di sussulti di mercato. Settore suinicolo. Gli allevamenti  di  suini i provincia di Verona  sono circa 150 di cui l’80% destinati all’ingrasso per un totale di 23.000 scrofe per  circa 300.000 suini prodotti annualmente. E’ indispensabile l’avvento dell’obbligo dell’indicazione della zona di provenienza della carne, sia per i tagli freschi, sia per quella  utilizzata per i prodotti trasformati dal momento che oltre il 50% dei prodotti venduti ha provenienza estera con nomi di fantasia che però evocano l’italianità. Settore cunicolo. Il Veneto detiene  oltre il 30% della produzione nazionale che si attesta sull’allevamento di circa 1.000.000 di fattrici /anno; la provincia con la maggiore concentrazione di allevamenti e’ Treviso con 200.000 fattrici e 10.000.000 di conigli, seguita da Padova e Verona con rispettivamente 60.000 e 55.000  fattrici con 3.000.000 di conigli ciascuna.

Fonte: Europe Direct Veneto/Coldiretti Verona

 

 

 

Accordi commerciali UE/resto del mondo, pro e contro/2. Accordo con il Canada, il via dell’Europarlamento.

A pochi giorni dalla firma del presidente Usa Trump di due ordini esecutivi che ridisegnano la politica commerciale di Washington, con l’obiettivo di individuare gli “abusi commerciali” e impedire il “dumping”, le esportazioni a prezzi scontati per penetrare nel mercato Usa, da oggi pubblichiamo una serie di interventi pro e contro gli accordi commerciali UE/resto del mondo per offrire ai lettori la possibilità di confrontare le diverse posizioni e, crearsi, possibilmente, un’opinione in merito.

L’accordo economico e commerciale globale UE-Canada (CETA), che punta ad aumentare il commercio e gli investimenti nelle due aree, è stato ratificato dal Parlamento europeo. Potrebbe essere applicato in via provvisoria già dal prossimo mese aprile.

L’accordo CETA eliminerà i dazi sulla maggior parte dei beni e dei servizi e prevede il mutuo riconoscimento della certificazione per una vasta gamma di prodotti. Il Canada aprirà il mercato degli appalti pubblici federali e municipali alle imprese europee (per il Paese nord americano il mercato europeo è oggi già accessibile). I fornitori europei di servizi quali il trasporto marittimo, le telecomunicazioni, l’ingegneria, i servizi ambientali e la contabilità avranno accesso al mercato canadese.

Protezione dei prodotti agricoli e degli standard sociali. Durante i negoziati, l’UE ha garantito la protezione di oltre 140 Indicazioni Geografiche europee per cibo e bevande venduti sul mercato canadese. Sono state inoltre incluse clausole per uno sviluppo sostenibile, per salvaguardare gli standard ambientali e sociali e garantire che il commercio e gli investimenti le incrementino. Per fugare le preoccupazioni di quei cittadini che sostengono come l’accordo dia troppo potere alle multinazionali e che i Governi non possano legiferare per tutelare la salute, la sicurezza o l’ambiente, l’UE e il Canada hanno confermato esplicitamente, sia nel preambolo dell’accordo sia nella dichiarazione comune allegata, il diritto degli Stati a rifarsi al diritto nazionale.

Eccezioni: servizi pubblici, audiovisivo e alcuni prodotti agricoli. L’accordo CETA non rimuoverà le barriere doganali per i servizi pubblici, i servizi audiovisivi e di trasporto e per alcuni prodotti agricoli, come ad esempio i prodotti lattiero-caseari, il pollame e le uova.

Accordo strategico di partenariato UE-Canada. A complemento del CETA, l’Europarlamento ha approvato anche un accordo strategico di partenariato UE-Canada (SPA) il cui scopo è quello di intensificare la cooperazione bilaterale per una vasta gamma di questioni non commerciali, quali la politica estera e di sicurezza, la lotta al terrorismo, la lotta alla criminalità organizzata, lo sviluppo sostenibile, la ricerca e la cultura.

Il primo ministro canadese. In occasione dell’accordo UE/Canada, il Primo Ministro canadese, Justin Trudeau, ha tenuto un discorso alla Plenaria di Strasburgo sottolineando che “il Canada sa che avere un’efficace voce europea sulla scena globale non è solo preferibile – ma essenziale”. “L’UE – ha detto Trudeau – rappresenta una conquista veramente notevole e un modello senza precedenti di cooperazione pacifica. Il mondo intero trae benefici da una UE forte”. “Con il CETA abbiamo costruito qualcosa di importante insieme. Soprattutto in questo momento, nel vostro continente e nel mio. Ora abbiamo bisogno di farlo funzionare, per il vostro popolo e il nostro. (…) Il meglio deve ancora venire.”

Fonte: Europe Direct Veneto

 

Accordi commerciali UE/resto del mondo, pro e contro/1. I risultati di uno studio della Commissione europea per quanto riguarda il settore agroalimentare UE.

A pochi giorni dalla firma del presidente Usa Trump di due ordini esecutivi che ridisegnano la politica commerciale di Washington, con l’obiettivo di individuare gli “abusi commerciali” e impedire il “dumping”, le esportazioni a prezzi scontati per penetrare nel mercato Usa, da oggi pubblichiamo una serie di interventi pro e contro gli accordi commerciali UE/resto del mondo per offrire ai lettori la possibilità di confrontare le diverse posizioni e, crearsi, possibilmente, un’opinione in merito.

Uno studio svolto dalla società di consulenza indipendente Copenhagen Economics per conto della Commissione europea, indica che gli accordi commerciali hanno contribuito in questi anni a promuovere le esportazioni di prodotti agricoli dell’UE offrendo, nel contempo, un sostegno all’occupazione nel settore agroalimentare e in altri comparti economici. Lo studio analizza nel dettaglio gli accordi commerciali con tre Paesi: Messico, Corea del Sud e Svizzera.

In sostanza, l’elaborato dimostra che gli accordi commerciali sottoscritti dall’UE hanno contribuito a intensificare gli scambi in entrambe le direzioni, incrementando dunque sia le esportazioni dell’UE che le importazioni di prodotti provenienti da questi tre Paesi, offrendo ai consumatori e alle imprese europee un maggiore accesso ai prodotti agroalimentari.  Lo studio  ha esaminato l’impatto sulle esportazioni di prodotti agroalimentari di tre diversi tipi di accordo commerciale: accordi più vecchi, ossia di prima generazione, come quello con il Messico; accordi di libero scambio approfonditi e completi, di nuova generazione, come quello con la Corea del Sud; accordi specifici settoriali, come quello con la Svizzera.

UE/Messico. L’accordo tra l’Unione Europea e il Messico ha comportato un aumento di 105 milioni di euro per le esportazioni di prodotti agroalimentari dell’UE nel 2013, tre anni dopo la soppressione di tutte le barriere commerciali che le parti si erano impegnate ad eliminare grazie all’accordo stesso. Si tratta per la maggior parte di alimenti trasformati e bevande. Le importazioni supplementari per un valore di 316 milioni di euro registrate nello stesso anno erano per lo più costituite da prodotti di base. Lo studio identifica inoltre potenzialità per il settore agricolo dell’UE provenienti da un’ulteriore riduzione delle attuali tariffe e barriere. La questione viene ora affrontata nel quadro dei negoziati volti a modernizzare questo accordo.

UE/Messico, intesa per accelerare i negoziati commerciali. Lo scorso anno l’UE e il Messico avevano avviato dei negoziati per aggiornare l’attuale accordo di libero scambio in vigore dal 2000. Nei sedici anni dalla firma dell’accordo attuale i flussi commerciali globali sono profondamente cambiati, evidenziando la necessità di un nuovo accordo più ampio e profondo. I prossimi cicli di negoziati tra l’UE e il Messico si terranno nei giorni 3-7 aprile e 26-29 giugno nella capitale del Paese centroamericano. Obiettivo: compiere ulteriori progressi nell’ambito dei negoziati commerciali in corso per stimolare la crescita, rendere le imprese più competitive e ampliare la scelta per i consumatori, creando nel contempo nuovi posti di lavoro. “Di fronte al preoccupante aumento del protezionismo in tutto il mondoscrive in una nota la Commissione europeaé giunto il momento, in qualità di partner che condividono gli stessi principi, di difendere fianco a fianco l’idea di una cooperazione mondiale aperta. I nostri sforzi congiunti per rafforzare l’apertura al commercio da entrambe le parti sono già a buon punto; ora intendiamo accelerare il ritmo di questi colloqui così da coglierne i benefici ancora più velocemente”.

UE/Corea del Sud. Sebbene non ancora pienamente attuato, l’accordo di libero scambio UE-Corea del Sud ha dato luogo a esportazioni agroalimentari supplementari dell’UE per un valore di 439 milioni di euro nel 2015 (ultimo anno per cui sono disponibili i dati), soprattutto sottoforma di prodotti di base. Le importazioni supplementari per un valore di 116 milioni di euro registrate nello stesso anno erano per lo più costituite da alimenti trasformati e bevande.

UE/Svizzera. Gli accordi UE-Svizzera sul commercio di prodotti agricoli e di prodotti agricoli trasformati hanno consentito congiuntamente un aumento delle esportazioni di prodotti agroalimentari dell’UE pari a 532 milioni di euro nel 2010, ossia tre anni dopo la loro piena attuazione. Si è trattato per la maggior parte di alimenti trasformati e bevande. Importazioni supplementari per un valore di 1,17 milioni di euro erano costituite per la maggior parte da prodotti di base.

L’importanza di aggiornare periodicamente. Lo studio sottolinea l’importanza di seguire da vicino i negoziati commerciali dei principali concorrenti dell’UE per garantire che quest’ultima non resti indietro relativamente alle condizioni di accesso a mercati importanti per i prodotti agroalimentari. L’elaborato indica inoltre che, più recentemente, accordi più ambiziosi come quello con la Corea, entrato in vigore nel 2011, hanno un impatto positivo maggiore rispetto a quelli più vecchi e meno completi, come l’accordo UE-Messico del 2000. È questo un segnale del miglioramento della qualità ed efficacia degli accordi commerciali dell’UE in termini di eliminazione degli ostacoli nonché del successo del settore nel migliorare la competitività.

Promozione. Lo studio sottolinea infine l’importanza delle campagne di promozione e di informazione dell’UE per agevolare l’accesso degli esportatori europei a nuovi mercati e lo sviluppo delle loro attività sui mercati esistenti. La Commissione ha aumentato considerevolmente il bilancio destinato alla promozione e il Commissario Hogan ha già effettuato visite in sei Paesi (Colombia, Messico, Cina, Giappone, Vietnam e Indonesia) per promuovere i prodotti agroalimentari dell’UE e offrire alle imprese e alle organizzazioni europee la possibilità di trovare nuove opportunità commerciali. La prossima visita di questo tipo avrà luogo a maggio in Canada, che ha appena concluso un accordo di libero scambio con l’UE.

Esportazioni agroalimentari UE a livelli record nel 2016. I tre accordi commerciali sopra accennati hanno contribuito a far registrare un anno record per le esportazioni agroalimentari dell’UE nel 2016, con un volume totale di 130,7 miliardi di euro, ovvero 1,7 miliardi di euro in più rispetto al 2015. Gli aumenti maggiori sono stati registrati nelle esportazioni annuali verso gli Stati Uniti (+1,26 miliardi di euro) e verso la Cina (+1,06 miliardi di euro). Nello stesso periodo, il valore delle importazioni agroalimentari dell’UE è diminuito dell’1,5%, attestandosi a 112 miliardi di euro. Il settore agroalimentare ha rappresentato il 7,5% delle esportazioni totali di merci dell’UE nel 2016; il 6,6% di tutte le merci importate era costituito da prodotti agroalimentari. Con un’eccedenza di 18,8 miliardi di euro, il settore agroalimentare rappresenta quasi la metà dell’eccedenza complessiva dell’UE nel settore degli scambicommerciali, che nel 2016 è ammontata a 39,3 miliardi di euro.

Fonte: Europe Direct Veneto