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Futuro della PAC e cambiamenti climatici

Incredibilmente il cambiamento climatico rappresenta ancora un concetto astratto per molte persone, nonostante sempre più spesso si senta parlare di fusione dei ghiacci polari, di incremento delle temperature del globo terrestre, di eventi atmosferici quali uragani e trombe d’aria sempre più distruttivi, ecc. Troppe persone, cioè, danno poca importanza al verificarsi di questi fenomeni, soprattutto perché non influiscono direttamente nella loro vita quotidiana. Niente di più sbagliato: i cambiamenti in atto devono interessare tutti noi per svariate ragioni a partire dalle sorti dal cibo che  consumiamo, che dipende da un’agricoltura sempre più esposta proprio ai cambiamenti del clima.

Le conseguenze del cambiamento climatico nel settore agroalimentare influiscono sempre di più sull’agricoltura. Le condizioni meteorologiche estreme e i cambiamenti repentini di stagionalità hanno un impatto significativo sulla produzione agricola, influenzando sia la quantità che la qualità dei prodotti. In futuro questi effetti potrebbero intensificarsi sfidando il settore agroalimentare. Nella prima parte del 2017 l’Europa ha affrontato condizioni climatiche estreme, con gravi ripercussioni sulle produzioni. Per esempio, le grandi tempeste di grandine e gelo registrate nello scorso mese di aprile hanno causato gravi danni a molte colture, in primis al vigneto europeo. Di conseguenza, nel 2017 la produzione di vino è stimata in calo del 14% rispetto al 2016, segnando un preoccupante minimo storico. Non è però solo la quantità di prodotti agricoli ad essere minacciata dal cambiamento climatico ma anche la qualità. Un esempio è dato dalle frequenti piogge che sempre quest’anno hanno colpito l’Europa settentrionale, causa questa di una
forte riduzione di contenuto proteico nel frumento. Tutto questo determina
anche un impatto negativo sulle esportazioni agroalimentari europee.

La risposta dell’UE. In che modo l’Unione Europea risponde a queste importanti questioni? La Politica Agricola Comune (PAC) è una parte della risposta. Attraverso la PAC, infatti, l’UE ha messo in campo una serie di misure che contribuiscono a combattere i cambiamenti climatici. Non solo, la PAC offre anche concreti aiuti agli agricoltori che si trovano in difficoltà finanziarie a causa del clima in cambiamento. Ad esempio, nel settembre di quest’anno la Commissione europea ha permesso a 15 Stati Membri di aumentare i pagamenti anticipati agli agricoltori colpiti da difficili condizioni climatiche. Tale incremento è stato destinato ai pagamenti diretti (dal 50 al 70%) e ad alcuni pagamenti per lo Sviluppo rurale (dal 75 all’85%). Tuttavia, aiutare i produttori ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico è solo una parte dell’impegno dell’UE. Un altro aspetto chiave si chiama “mitigazione”, ovvero come aiutare gli agricoltori a contribuire agli
sforzi generali che puntano a ridurre l’impatto del cambiamento climatico. L’UE sta lavorando con forza su questo fronte, rinnovando costantemente le sue politiche e assicurando importanti finanziamenti per contribuire a garantire l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali e limitare le emissioni.

Una politica in continua evoluzione. La PAC, nata nel 1962, si è evoluta nel tempo. Oggi più che mai le sue azioni si concentrano sulle questioni ambientali e climatiche e i risultati sono evidenti: dal 1990, ad esempio, si è registrata una riduzione del 23% delle emissioni di gas a effetto serra, mentre l’agricoltura biologica europea è cresciuta del 5,5% all’anno nell’ultimo decennio. Per raggiungere questi obiettivi l’UE ha modificato le sue strategie e di conseguenza la PAC, prevedendo tra l’altro una maggiore sostenibilità nel settore agroalimentare. Anche i pagamenti diretti agli agricoltori possono essere incrementati con somme aggiuntive in cambio delle cosiddette misure “verdi”, quali la diversificazione delle colture o la creazione di aree ecologiche in cui la terra non viene coltivata. Queste misure (a dire il vero per alcune solo in parte) hanno già evidenziato i loro vantaggi ambientali per la biodiversità, la qualità dell’acqua e del suolo, il sequestro del
carbonio e la valorizzazione dei paesaggi.

L’importanza della politica di Sviluppo rurale. Anche i Programmi di Sviluppo Rurale stanno svolgendo un ruolo importante nella lotta ai cambiamenti climatici. I PSR elaborati a livello di Stati Membri o di Regioni affrontano infatti obiettivi che rappresentano importanti priorità quali il ripristino, la conservazione e il miglioramento degli ecosistemi legati all’agricoltura e alla silvicoltura, alla promozione dell’efficienza delle risorse e il sostegno allo spostamento verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

Innovazione, un alleato strategico contro i cambiamenti climatici. Anche l’innovazione e la conoscenza contribuiscono alla sostenibilità del settore agricolo. Dai robot ai satelliti, la tecnologia e l’innovazione stanno lentamente modificando l’agricoltura. Una grande quantità di informazioni è ora accessibile a un’ampia fascia di popolazione, consentendo agli agricoltori una maggiore precisione nelle loro attività in campo, ma anche contribuendo a migliorare la qualità delle previsioni meteo, monitorare i raccolti e prevedere i rendimenti. Questa combinazione consente di rispondere, a livello locale, all’utilizzo più responsabile delle risorse ma anche, a livello europeo, alla formulazione delle politiche. Attraverso il Programma Horizon 2020, l’UE investe con forza nella ricerca e nell’innovazione: nel suo ultimo programma di lavoro, lanciato lo scorso 27 ottobre, ben 1 miliardo di euro è dedicato alla conoscenza e all’innovazione in agricoltura, nel settore alimentare e nello sviluppo rurale, principalmente nei temi della sicurezza alimentare sostenibile, della rilancio delle aree rurali, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Il cambiamento climatico, un problema globale. È dunque fondamentale che l’UE adempia ai propri impegni nella lotta al cambiamento climatico ponendo al
centro l’agricoltura. Ricordiamo che gli impegni dell’UE derivano principalmente dagli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e dall’Accordo di Parigi adottato dopo i negoziati sul clima del COP21 svoltosi a Parigi nel novembre 2015, impegni che mirano a mantenere l’aumento globale della temperatura al di sotto di 2°C. L’Europa ha un settore agroalimentare ricco e diversificato, che dovrebbe essere protetto, e proprio per questo la futura PAC continuerà a mettere la sostenibilità al centro delle sue priorità, fornendo gli strumenti per consentire agli
agricoltori e agli attori delle aree rurali di affrontare le molteplici sfide causate dal cambiamento climatico.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura Europe Direct

Consiglio dei Ministri agricoli europei di novembre 2017, tra i temi trattati figurano accordi commerciali con i Paesi dell’America latina, la gestione sostenibile del suolo e l’uso sostenibile dei pesticidi

In occasione del Consiglio Agricoltura di novembre, la Commissione europea ha aggiornato i Ministri UE sullo stato di avanzamento delle questioni agricole connesse al commercio, in particolare sui negoziati con il Messico, il Mercosur e l’OMC. Inoltre, sono stati affrontati altri importanti argomenti quali la gestione sostenibile dei suoli e l’uso sostenibile dei pesticidi.

Accordi commerciali. I Ministri hanno accolto con favore i progressi compiuti dall’UE sul fronte “accordi commerciali”, ma hanno anche espresso preoccupazione per il possibile impatto che gli accordi di libero scambio nel loro complesso possono avere sui prodotti agricoli sensibili come la carne bovina, l’etanolo e lo zucchero. I Ministri dell’Agricoltura hanno incoraggiato la Commissione a coinvolgere in maniera più decisa gli Stati Membri nei negoziati in corso. Come ha ricordato Tarmo Tamm, ministro degli Affari rurali della Repubblica di Estonia, presidente di turno dell’UE: “Le trattative commerciali che l’Unione Europea ha intavolato con vari Paesi possono aiutare gli agricoltori europei a crescere a livello internazionale, ma vogliamo essere sicuri che ogni futuro accordo tenga debitamente conto delle sensibilità dei diversi settori agricoli dell’UE e soprattutto che protegga i nostri agricoltori e possa accrescere la loro competitività”.

Gestione sostenibile del suolo. La Presidenza estone ha presentato i risultati della Conferenza di Tallin dello scorso ottobre sul tema “Suolo per produzioni alimentari sostenibili e servizi ecosistemici”. Nella discussione che ne è seguita, i Ministri hanno sottolineato l’importanza per l’UE di mantenere l’attuale elevato livello qualitativo della produzione agricola, assicurando nel contempo la gestione dei terreni agricoli in modo sostenibile, nonché le strategie possibili per proteggerli. I Ministri hanno affrontato la questione specifica delle buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo e della perdita di terreni agricoli, riconoscendo che le soluzioni dipenderanno soprattutto dalle specificità nazionali, mentre lo scambio di migliori pratiche dovrebbe essere incoraggiato. In quest’ottica, risulta fondamentale il trasferimento delle conoscenze e l’innovazione, come pure sensibilizzare e creare incentivi aggiuntivi per gli agricoltori attraverso misure di sostegno. Questi aspetti dovrebbero essere presi in considerazione nella PAC post 2020.

Uso sostenibile dei pesticidi. L’Esecutivo ha informato il Consiglio sui risultati della relazione sull’uso sostenibile dei pesticidi. Nel corso del dibattito, i Ministri hanno condiviso le misure attuali e future per conseguire gli obiettivi della direttiva europea sull’uso sostenibile dei pesticidi e su come accelerare l’attuazione dei principi integrati di gestione dei parassiti. Come è stato ribadito nel corso dei lavori, l’uso sostenibile dei pesticidi è importante per tutti i cittadini europei che non vogliono solo cibo sicuro, ma anche cibo prodotto con il rispetto della salute umana e dell’ambiente. Per questo, risulta importante migliorare la situazione attuale affinché la salute di tutti sia meglio protetta in tutta l’UE. Il prossimo Consiglio dei Ministri agricoli dell’UE si terrà lunedì 11 dicembre.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura Europe Direct Veneto

Pagamenti Pac: a causa delle avversità meteo occorse nel 2017, la Commissione europea ne autorizza l’anticipo dal 16 ottobre invece che da dicembre

Le condizioni climatiche avverse registrate quest’anno in alcuni Stati UE – siccità, ondate di calore, gelate primaverili, precipitazioni esagerate – hanno influenzato pesantemente le attività agricole creando non poche difficoltà agli agricoltori. Per questo motivo, la Commissione europea ha deciso di accogliere la richiesta di dieci Paesi Ue – Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Spagna, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Portogallo e Finlandia – e di ammorbidire le regole della PAC, consentendo agli Stati di anticipare i sostegni agli agricoltori legati ai Pagamenti diretti e ad altri contributi in ambito dello Sviluppo rurale.

L’accordo, che copre i pagamenti che solitamente vengono assegnati al 1° dicembre e fino al 30 giugno dell’anno successivo, consente ai Governi dei Paesi colpiti dalle condizioni sfavorevoli di versare gli anticipi a partire dal 16 ottobre fino ad un massimo del 70% dell’importo totale per i Pagamenti diretti (anziché 50%) e dell’85% per i pagamenti dello Sviluppo rurale (anziché 75%).

Fonte: Servizio Stampa Europe Direct Veneto

La Commissione europea investe sul futuro della bioeconomia

La Commissione europea ha inaugurato un nuovo Centro di conoscenze sulla bioeconomia per fornire prove scientifiche a sostegno dei responsabili politici e stakeholder nazionali ed europei. Si tratta di una piattaforma on-line pensata non solo per generare conoscenza, ma per raccogliere, strutturare e rendere accessibili le conoscenze provenienti da un’ampia gamma di discipline e fonti scientifiche sulla bioeconomia, la produzione sostenibile di risorse biologiche rinnovabili e la loro trasformazione in prodotti validi.

Istituito da e per la Commissione europea, il nuovo Centro agevolerà le politiche basate sulle prove in agricoltura, fornendo una conoscenza approfondita sulla bioeconomia, inclusi dati, informazioni e competenze. L’agricoltura in senso lato (foreste, colture, animali) svolge un ruolo importante nello sviluppo della bioeconomia, che include l’utilizzo di risorse biologiche rinnovabili terrestri e marine indispensabili per produrre cibo, bioenergia e materiali vari.

Investimenti con effetto moltiplicatore. Per questo motivo la Commissione europea ha deciso di investire importanti risorse nel futuro della bioeconomia, promuovendone l’innovazione attraverso la politica di Sviluppo rurale. Basti pensare che per il periodo 2014-2020 le Autorità di Gestione hanno programmato attività su questa linea per più di 800 milioni di euro che genereranno, tra l’altro, un investimento complessivo di 2,7 miliardi di euro destinati alla produzione di energia rinnovabile.

Riesame della strategia. Nelle aree rurali dell’UE, dove viene prodotta la biomassa agricola e forestale, un piano di questo tipo si traduce nella creazione di migliaia di posti di lavoro. Il centro di conoscenze sulla bioeconomia sosterrà la Commissione europea nel riesame della Strategia per la bioeconomia del 2012 tenendo conto dei nuovi sviluppi politici e strategici, come l’Accordo di Parigi del 2015 nell’ambito della COP21, gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e il pacchetto sull’economia circolare.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Uova contaminate al Fipronil, una truffa ad ampio spettro

“Si è parlato di responsabilità dell’agricoltura «industriale» e delle multinazionali, fino a collegamenti arditi che associavano le uova contaminate alle gabbie in batteria. Ma è tutto falso. Quello delle uova al Fipronil è una truffa che ha colpito tutti, anche le piccole aziende e quelle del biologico”. Lo ha detto all’Informatore Agrario Alain Masure, direttore del Centro studi della Federazione dell’agricoltura della Vallonia (Belgio), in merito allo scandalo delle uova contaminate comparso anche in Italia.

L’inchiesta fa luce sulla partita del trattamento antipulci «dei miracoli» con cui un’azienda olandese ha truffato centinaia di allevamenti di galline ovaiole  aggiungendo al prodotto autorizzato il Dega16, l’insetticida incriminato. Secondo gli investigatori, che ora indagano sul sospettoso silenzio degli olandesi, gli ignari agricoltori hanno creduto a una soluzione spacciata dai truffatori come ideale per assicurare risparmio economico ma anche taglio del numero dei trattamenti chimici e meno stress per gli animali. “Abbiamo anche sentito dire che con il bio certe cose non succedono – ha aggiunto Masure – ma il Dega16 è autorizzato anche per gli  allevamenti biologici. La polemica sulla tipologia di allevamento poi è totalmente fuori dal mondo, perché ha riguardato tutte le categorie di produzione, a terra come in gabbia“.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Più equità nella catena di approvvigionamento alimentare, la Commissione europea avvia una consultazione pubblica on line, risposte entro il 17 novembre 2017

La Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica su come rendere più equa la catena europea di approvvigionamento alimentare. L’Esecutivo invita gli agricoltori, i cittadini e le altre parti interessate ad esprimere il loro parere sul funzionamento della catena di approvvigionamento alimentare tramite una consultazione on-line che si concluderà il prossimo 17 novembre.

Il punto di partenza è semplice: la Commissione europea si è convinta che il valore aggiunto della catena di approvvigionamento alimentare nell’UE non sia adeguatamente distribuito a tutti i livelli della filiera a causa, ad esempio, delle differenze di potere contrattuale tra gli operatori più piccoli e quindi più vulnerabili, come gli agricoltori e le piccole imprese, e i loro partner commerciali economicamente più forti e fortemente concentrati. Inoltre, con questo strumento, l’Esecutivo intende esaminare il livello di trasparenza del mercato in tutta la catena e individuare dove sia possibile migliorarlo. Considerata la necessità di un certo grado di concorrenza, la consultazione pubblica contribuirà a valutare se sia necessario da parte dell’UE introdurre disposizioni supplementari per la trasparenza del mercato.

Uno strumento solo apparentemente complesso. Il questionario sottoposto ai cittadini analizza anche il livello di interesse nella cooperazione tra produttori e l’uso dei cosiddetti accordi di ripartizione del valore (ossia la condivisione degli utili e delle perdite di mercato risultanti dall’evoluzione dei prezzi del mercato), già applicati in alcuni settori come quello dello zucchero. La consultazione si basa sui lavori svolti dalla task force per i mercati agricoli, istituita dal Commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, nel gennaio 2016. Da quell’indagine era emersa una serie di misure concrete per rafforzare la posizione degli agricoltori nella catena di approvvigionamento alimentare. Infine, è stata pubblicata una valutazione d’impatto iniziale che illustra una serie di possibili opzioni strategiche, mentre una valutazione d’impatto completa sarà effettuata per ogni futura iniziativa intesa a migliorare la catena di approvvigionamento alimentare. Eventuali proposte future della Commissione saranno coerenti con l’obiettivo di semplificare e modernizzare la PAC.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Omnibus agricolo, semplificazione della Pac (e non solo) nel mirino. A metà ottobre 2017, Veneto Agricoltura organizzerà un incontro in vista del termine della discussione tra Consiglio e Commissione europei.

Paolo De Castro

Iniziati ai primi di luglio, i negoziati sulla parte agricola del Regolamento Omnibus, presieduti dal primo vice presidente Paolo De Castro, correlatore insieme al collega Albert Dess del parere del Parlamento europeo, si annunciano ambiziosi per contenuti e obiettivi. “Il Regolamento Omnibus rappresenta un’importante
opportunità per semplificare alcune problematiche che i nostri agricoltori hanno riscontrato nei primi tre anni di applicazione della PAC 2014-2020 – ha detto al riguardo De Castro – ma soprattutto rappresenta molto probabilmente l’unico atto legislativo dove poter intervenire sulla PAC”.

Rischio esclusione della parte agricoal dall’accordo finale. “La proposta del Parlamento – prosegue l’europarlamentare – si attiene a tre obiettivi principali: la semplificazione delle procedure, il rafforzamento degli strumenti di gestione dei rischi e il miglioramento delle misure di mercato. L’Europarlamento, pur condividendo largamente la proposta del Commissario all’Agricoltura, Phil Hogan, havoluto essere più ambizioso della Commissione cercando di ottenere dei risultati in più per gli agricoltori europei. Al momento, la posizione del Consiglio non è ancora definita ma ci auguriamo possa convergere sulla posizione del Parlamento europeo. Speriamo sia possibile avere uno spirito collaborativo e costruttivo durante tutta la fase negoziale al fine di non rischiare che gli sforzi fatti finora per raggiungere un risultato che semplifichi e migliori l’applicazione della PAC per i nostri agricoltori, possano essere vanificati con un’esclusione della parte agricola della proposta dall’accordo finale. In questo senso, voglio ricordare che non ci sarà alcun accordo se non sarà completato il negoziato su tutti e quattro gli articoli riguardanti i quattro atti di base della PAC”.

In cosa consiste il Regolamento Omnibus agricolo oggetto di discussione in questi mesi tra le Istituzioni europee? Vediamo, in sintesi, i punti salienti. Il 10 aprile di quest’anno il Comitato speciale Agricoltura (CSA) ha annunciato la sua posizione sulla parte agricola della proposta che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’UE, il cosiddetto Regolamento Omnibus. In linea con la proposta della Commissione, la posizione del Consiglio punta a semplificare ulteriormente la Politica Agricola Comune (PAC) apportando una serie di miglioramenti tecnici ai quattro Regolamenti della stessa PAC, vale a dire: i Pagamenti diretti, lo Sviluppo rurale, l’Organizzazione Comune dei Mercati (OCM) e il Regolamento orizzontale. Le nuove norme dovrebbero entrare in vigore all’inizio del 2018.

Elementi confermati dal CSA. Il CSA ha confermato la maggior parte degli elementi della proposta della Commissione, quali lo strumento di stabilizzazione del reddito (la soglia che innesca tale meccanismo viene abbassata e parte ora dal 20% del calo di reddito); si introduce inoltre uno strumento specifico per settore; gli agricoltori in attività (la relativa condizione è resa facoltativa per gli Stati membri); gli strumenti finanziari (se ne promuove l’uso attenuando le norme applicabili); i produttori nel settore ortofrutticolo (le procedure per concedere un aiuto finanziario nazionale vengono semplificate); la disciplina finanziaria (si semplifica la procedura, che d’ora in poi sarà gestita unicamente dalla Commissione).

Differenze Consiglio/Commissione. La posizione del Consiglio diverge dalla proposta della Commissione per quanto riguarda: il pascolo permanente (si prevedono modifiche supplementari al regime dei pagamenti diretti, così da concedere agli Stati Membri una maggiore flessibilità nell’applicazione nazionale dell’obbligo corrispondente); il regime per i Giovani agricoltori (mentre nel Regolamento sullo Sviluppo rurale la flessibilità proposta è mantenuta, in quello sui Pagamenti diretti si è preferito fissare norme stabili per gli agricoltori); il sostegno accoppiato facoltativo (viene aggiunta la possibilità di eseguire una revisione annuale); la regola del 50/50 (il Consiglio ha respinto la proposta della Commissione di eliminare la cosiddetta “regola del 50/50” per la condivisione dei pagamenti irregolari non recuperabili).

Prossime tappe: in arrivo anche un incontro promosso da Veneto Agricoltura. I triloghi tra la Presidenza del Consiglio e i rappresentanti della Commissione e del Parlamento (i cui obiettivi, come sottolinea l’on. De Castro, sono più ambiziosi rispetto a quanto ha osato l’Esecutivo) si concluderanno nel prossimo mese di ottobre. Segnaliamo che proprio nella seconda metà di ottobre, Veneto Agricoltura organizzerà a Legnaro (Pd) sul tema dell’Omnibus agricolo un focus che vedrà la partecipazione dei rappresentanti delle Istituzioni europee, nazionali e locali, dell’Università, delle Organizzazioni agricole e dei produttori.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

La gestione dei rischi al centro del prossimo incontro del Consiglio dei Ministri agricoli europei

Dopo la pausa estiva riprendono i lavori del Consiglio dei Ministri agricoli europei. Dal 3 al 5 settembre a Tallinn, capitale dell’Estonia, che in questo semestre presiede l’UE, si svolgerà una riunione informale incentrata sul tema della gestione dei rischi post-2020 e sull’individuazione degli strumenti più efficaci da mettere a disposizione degli agricoltori europei.

Le difficoltà incontrate dagli agricoltori. L’argomento che i Ministri agricoli europei affronteranno a Tallinn, pur riguardando la PAC del post 2020, è già di grande attualità e molto sentito dagli imprenditori agricoli europei. Ormai da diversi anni, infatti, il comparto sta affrontando crescenti rischi di mercato e di produzione dovuti sia ad una maggiore volatilità dei prezzi sui mercati globali che ad una sempre più marcata incidenza dei cambiamenti climatici sulle produzioni. Tutto ciò va ad influire negativamente sui redditi e sulla competitività degli agricoltori, rendendo difficile la programmazione a lungo termine in azienda e ostacolando gli incentivi agli investimenti.

Ripresa fragile. Il settore agricolo europeo sta dunque subendo una forte tensione e, nonostante si sia assistito di recente a qualche sviluppo positivo in alcuni comparti, la ripresa resta fragile. Le diverse misure eccezionali adottate in questi ultimi tre anni si sono rivelate di grande aiuto, ma allo stesso tempo sono emerse con forza le carenze dell’attuale PAC. Per rendere il comparto meno vulnerabile, gli agricoltori europei necessitano dunque di strumenti più efficaci di gestione del rischio.

Gestione dei rischi: tante domande per un’unica strategia. Sul tavolo del Consiglio informale di Tallinn sarà posta una serie di questioni che saranno approfondite e discusse, vediamole in sintesi. Uno dei principali messaggi della riforma della PAC del 2003 era: “libertà di fare agricoltura”. Gli agricoltori europei hanno riconosciuto la loro responsabilità nella gestione dei rischi? La PAC ha fornito loro strumenti efficaci per farlo? L’ammontare della riserva di crisi dovrebbe essere aumentato? Per avere un reale impatto nell’affrontare le crisi di mercato, tale importo dovrebbe essere accumulato nel corso degli anni? Dovrebbe essere accumulato a livello di Unione Europea o di Stato Membro? I pagamenti diretti possono essere considerati uno strumento di gestione dei rischi? Un’ulteriore armonizzazione dei livelli di sostegno può aiutare i pagamenti diretti ad agire come una copertura a rischio reale? Qualora una parte dei pagamenti diretti venisse indirizzata al fondo di gestione del rischio, dovrebbe questa essere volontaria oppure obbligatoria per gli agricoltori?

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Verso un bilancio europeo adatto al futuro con il “Libro Bianco”

Con la pubblicazione di un documento di riflessione, la Commissione europea ha avviato il dibattito sul futuro finanziario dell’Unione.

Fare di più con meno risorse, una sfida quasi impossibile. Il documento di riflessione della Commissione sul futuro delle finanze dell’UE esamina le diverse opzioni a disposizione per definire un Bilancio UE in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati e messi in evidenza sul “Libro Bianco sul futuro dell’Europa”. In pratica, il documento individua le possibili implicazioni finanziarie delle scelte disponibili. Günther Oettinger, Commissario per il Bilancio e le risorse umane, al riguardo taglia corto: “Se l’Europa deve affrontare nuove sfide, il denaro necessario deve pur saltar fuori da qualche parte. Le alternative sono due: spendere meno o trovare nuove entrate. Qualunque cosa si faccia, però, ogni euro investito mediante il bilancio dell’UE, deve dare un valore aggiunto e avere un impatto positivo sulla vita quotidiana delle persone”.

Scenari. Il futuro Bilancio dell’UE deve dunque affrontare una sfida difficile. A fronte di un ruolo importante, sia a livello interno che internazionale, su tante materie, compresa la leadership nella lotta ai cambiamenti climatici, l’UE si ritrova a fare i conti con un Bilancio che non solo arriva appena all’1% del PIL degli Stati che ne fanno parte, ma addirittura è destinato ad assottigliarsi per via della Brexit. Il documento della Commissione esamina questa sfida e presenta i principali elementi di discussione, strutturati intorno ai cinque scenari del Libro Bianco sul futuro dell’Europa, ovvero: 1) l’UE non cambia rotta; 2) gli Stati Membri faranno di meno insieme; 3) procederanno a velocità diverse; 4)faranno di meno ma in modo più efficiente; 5) faranno molto di più insieme. Ciascuno di questi scenari avrebbe conseguenze diverse per quanto riguarda il livello di spesa, gli obiettivi perseguiti e l’origine dei fondi da utilizzare.

Le opzioni vanno dalla riduzione della spesa per le politiche esistenti all’aumento delle entrate. Inoltre, il documento descrive gli elementi di base del Bilancio dell’UE e le tendenze e gli sviluppi principali in settori chiave come la coesione o l’agricoltura. Il documento affronta infine questioni trasversali come il valore aggiunto dei fondi UE o l’interazione tra questi e le riforme strutturali negli Stati Membri.

Non tagliare la spesa agricola. L’Organizzazione agricola europea Copa-Cogeca ha rivolto un invito alle Istituzioni UE di non operare tagli alla futura spesa agricola per consentire agli Stati Membri di raggiungere gli ambiziosi obiettivi prefissatisi in materia di lotta ai cambiamenti climatici, competitività imprenditoriale, crescita economica e occupazione. E’ impensabile, infatti, di fronte a queste grandi sfide in cui l’agricoltura europea è coinvolta in prima linea, anche solo ipotizzare dei tagli al capitolo agricolo dei futuri bilanci UE. Sfide, queste, che puntano allo sviluppo sostenibile dell’UE, nonché al miglioramento della resilienza del settore rispetto ai mercati agricoli e delle prestazioni economiche delle zone rurali. Per raggiungere questi obiettivi, il comparto agricolo e rurale dell’UE deve però poter contare su un adeguato futuro Quadro Finanziario Pluriennale (QFP). Guai dunque anche solo ventilare l’idea di tagliare i finanziamenti della Politica Agricola Comune (PAC). Soltanto un settore agricolo sostenibile e in buone condizioni economiche può infatti continuare a fornire beni e servizi di carattere pubblico e ambientale, di cui tutta la società europea ne beneficia.

Il reddito agricolo ha subito più riduzioni rispetto ad altri settori economici. Queste argomentazioni sono importanti anche alla luce della riduzione del 20% del reddito degli agricoltori registrato negli ultimi quattro anni, che corrisponde soltanto al 40% del guadagno medio degli altri settori economici. “Copa-Cogeca ritiene che la PAC debba continuare ad avere regole davvero comuni, in particolare per quanto riguarda il Primo Pilastro. I suggerimenti elencati nel documento di riflessione della Commissione riguardanti il cofinanziamento del Primo Pilastro della PAC sono dunque inaccettabili. Ci aspettano decisioni difficili, ma il ruolo rilevante del settore agricolo in quanto primo produttore di alimenti sicuri, nutritivi e di qualità va riconosciuto e dovutamente finanziato”.

Fonte: Europe Direct Veneto

Bilancio UE, fare di più con meno risorse (dopo Brexit), una sfida quasi impossibile

Con la pubblicazione di un documento di riflessione, la Commissione europea ha avviato il dibattito sul futuro finanziario dell’Unione. Fare di più con meno risorse, una sfida quasi impossibile.

Libro bianco sul futuro dell’Europa. La riflessione della Commissione sul futuro delle finanze dell’UE esamina le diverse opzioni a disposizione per definire un Bilancio in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati e messi in evidenza sul “Libro Bianco sul futuro dell’Europa”. In pratica, il documento individua le possibili implicazioni finanziarie delle scelte disponibili. Günther Oettinger, commissario per il Bilancio e le risorse umane, al riguardo taglia corto: “Se l’Europa deve affrontare nuove sfide, il denaro necessario deve pur saltar fuori da qualche parte. Le alternative sono due: spendere meno o trovare nuove entrate. Qualunque cosa si faccia, però, ogni euro investito mediante il bilancio dell’UE, deve dare un valore aggiunto e avere un impatto positivo sulla vita quotidiana delle persone”.

Opzioni e scenari. Il futuro Bilancio dell’UE deve dunque affrontare una sfida difficile: fare di più con meno risorse. A fronte di un ruolo importante, sia a livello interno che internazionale, su tante materie, compresa la leadership nella lotta ai cambiamenti climatici, l’UE si ritrova a fare i conti con un bilancio che non solo arriva appena all’1% del PIL degli Stati che ne fanno parte, ma addirittura è destinato ad assottigliarsi per via della Brexit. Il documento della Commissione esamina questa sfida e presenta i principali elementi di discussione, strutturati intorno ai cinque scenari del Libro Bianco sul futuro dell’Europa presentato lo scorso marzo, ovvero: l’UE non cambia rotta; gli Stati Membri faranno di meno insieme; procederanno a velocità diverse; faranno di meno ma in modo più efficiente; faranno molto di più insieme. Ciascuno di questi scenari avrebbe conseguenze diverse per quanto riguarda il livello di spesa, gli obiettivi perseguiti e l’origine dei fondi da utilizzare. Le opzioni vanno dalla riduzione della spesa per le politiche esistenti all’aumento delle entrate. Inoltre, il documento descrive gli elementi di base del Bilancio dell’UE e le tendenze e gli sviluppi principali in settori chiave come la coesione o l’agricoltura. Il documento affronta infine questioni trasversali come il valore aggiunto dei fondi UE o l’interazione tra questi e le riforme strutturali negli Stati Membri.

Non taglia la spesa agricola! Il grido d’allarme arriva dall’Organizzazione agricola europea Copa-Cogeca, che ha rivolto un invito alle Istituzioni UE di non operare tagli alla futura spesa agricola per consentire agli Stati Membri di raggiungere gli ambiziosi obiettivi prefissatisi in materia di lotta ai cambiamenti climatici, competitività imprenditoriale, crescita economica e occupazione. Per raggiungere questi obiettivi, il comparto agricolo e rurale dell’UE deve però poter contare su un adeguato futuro Quadro Finanziario Pluriennale (QFP). Guai dunque anche solo ventilare l’idea di tagliare i finanziamenti della Politica Agricola Comune (PAC). Soltanto un settore agricolo sostenibile e in buone condizioni economiche può infatti continuare a fornire beni e servizi di carattere pubblico e ambientale, di cui tutta la società europea ne beneficia.

Agricoltura, un settore che va tutelato. Queste argomentazioni sono importanti anche alla luce della riduzione del 20% del reddito degli agricoltori registrato negli ultimi quattro anni, che corrisponde soltanto al 40% del guadagno medio degli altri settori economici. “La situazione – sottolinea in una nota Copa-Cogeca – è divenuta insostenibile. Gli agricoltori, come pure tutti i cittadini europei, si rivolgono all’UE e ai Governi nazionali perché assicurino prosperità, stabilità di lungo termine e sicurezza in questi tempi difficili. Per questo Copa-Cogeca ritiene che la PAC debba continuare ad avere regole davvero comuni, in particolare per quanto riguarda il Primo Pilastro. I suggerimenti elencati nel documento di riflessione della Commissione riguardanti il cofinanziamento del Primo Pilastro della PAC sono dunque inaccettabili. Ci aspettano decisioni difficili, ma il ruolo rilevante del settore agricolo in quanto primo produttore di alimenti sicuri, nutritivi e di qualità va riconosciuto e dovutamente finanziato.

Fonte: Europe Direct Veneto