L’UE spende 12 miliardi di euro l’anno per l’inverdimento (greening), pari al 30 % di tutti i pagamenti diretti della PAC e a quasi all’8% dell’intero bilancio dell’UE. Per gli agricoltori, questo si traduce in un importo medio di circa 80 euro per ettaro all’anno. Quando è stato introdotto l’inverdimento nel 2013, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno spostato questi fondi dagli altri pagamenti diretti. L’ammontare totale dei pagamenti diretti della PAC è quindi rimasto sostanzialmente stabile.
L’inverdimento rientra nell’ambito della gestione concorrente, in cui la Commissione europea detiene la responsabilità complessiva per l’esecuzione del bilancio dell’UE, ma delega i compiti di attuazione agli Stati membri. Lo scopo della sua introduzione era quello di compensare gli agricoltori per l’impatto positivo che tali pratiche avrebbero prodotto sull’ambiente, un beneficio che non sarebbe stato altrimenti compensato dal mercato. Si tratta dell’unico pagamento diretto la cui principale finalità dichiarata è di carattere ambientale.
La verifica. La Corte dei conti europea, quindi, ha esaminato se l’inverdimento sia stato in grado di migliorare la performance della PAC sul piano ambientale e climatico in linea con gli obiettivi dell’UE. Sono state consultate le autorità di cinque Stati membri: Grecia, Spagna (Castiglia e León), Francia (Aquitania e Nord-Pas-de-Calais), Paesi Bassi e Polonia. È emerso che la Commissione europea non aveva sviluppato una logica di intervento completa per i pagamenti verdi, né aveva definito obiettivi ambientali chiari e sufficientemente ambiziosi da conseguire grazie a tali pagamenti. Inoltre, la dotazione di bilancio assegnata all’inverdimento non è basata sul conseguimento degli obiettivi della politica in materia di ambiente e clima. In base a quanto osservato, la Corte ritiene improbabile che l’inverdimento apporti benefici significativi per l’ambiente e per il clima, principalmente perché una parte significativa delle pratiche sovvenzionate sarebbe stata attuata comunque, anche senza tale contributo. La Corte stima che i cambiamenti delle pratiche agricole indotti dall’inverdimento interessino soltanto il 5% circa della superficie agricola dell’UE. La Corte ha rilevato infine che è improbabile che i risultati della politica giustifichino la notevole complessità che l’inverdimento ha aggiunto alla PAC, dovuta in parte alla sovrapposizione tra gli obblighi introdotti dall’inverdimento e gli altri obblighi ambientali della PAC.
Raccomandazioni. La Corte raccomanda alla Commissione di definire, in occasione della prossima riforma della PAC, una logica di intervento completa riguardo al contributo della PAC agli obiettivi dell’UE in materia di ambiente e di clima. Nella proposta di riforma, la Commissione dovrebbe applicare i seguenti princìpi:gli agricoltori dovrebbero percepire i pagamenti PAC soltanto se rispettano una serie di norme ambientali di base. Le sanzioni applicate in caso di inosservanza dovrebbero costituire un deterrente sufficiente; i programmi agricoli volti a rispondere a necessità di carattere ambientale e climatico dovrebbero includere obiettivi di performance e finanziamenti che rispecchino i costi sostenuti e il mancato guadagno risultante da pratiche che vanno oltre gli standard ambientali di base; quando gli Stati membri hanno la possibilità di scegliere tra più opzioni per l’attuazione della PAC, dovrebbero dimostrare di aver scelto opzioni efficaci ed efficienti ai fini del conseguimento degli obiettivi della politica.
Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea
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