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Firmato accordo economico UE/Giappone, a maggio 2019 una delegazione di imprenditori agroalimentari europei a Tokio, domande di partecipazione entro il 20 febbraio

E’ entrato in vigore lo scorso 1 febbraio l’accordo di partenariato economico tra l’Unione Europea e il Giappone. Le imprese e i consumatori in tutta l’UE e in Giappone possono ora usufruire della più grande zona di scambio aperta del mondo (635 milioni di persone; quasi 1/3 del PIL mondiale).

L’Accordo elimina una lunga serie di barriere tariffarie tra le due aree, agevolando così gli scambi commerciali e introducendo molteplici benefici per le imprese, gli agricoltori, i consumatori, ecc. Per la prima volta, fatto questo non secondario, un Accordo bilaterale sottoscritto dall’UE fa riferimento agli impegni sul Clima di Parigi del 2015, fissando standard elevati per i diritti dei lavoratori e la protezione dei consumatori.

Delegazione agroalimentare Ue in Giappone, candidature entro il 20 febbraio. Il Commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, visiterà il Giappone il prossimo maggio, accompagnato da una delegazione di imprenditori e rappresentanti del settore agroalimentare UE. Obiettivo della visita: facilitare le esportazioni di prodotti agroalimentari europei sfruttando l’accordo economico UE/Giappone appena entrato in vigore. Nel corso della visita, la delegazione europea incontrerà numerosi potenziali partner del settore agroalimentare locale e parteciperà ad una serie di seminari sulle caratteristiche del mercato giapponese, le tendenze dei consumatori, la vendita al dettaglio, ecc. Il programma di attività per i delegati aziendali si svolgerà a Tokyo dall’8 all’11 maggio. I costi relativi i voli aerei e l’hotel sono a carico dei partecipanti, mentre tutti gli eventi del programma ufficiale saranno offerti dai promotori dell’evento. Le candidature per partecipare vanno presentate entro il 20 febbraio. Ulteriori informazioni a questo link

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Gli anni che verranno per il primario europeo: terreni agricoli in calo, sistemi di produzione alternativi, reddito agricolo stabile

La Commissione europea ha pubblicato l’outlook agricolo 2018-2030 comprendente le proiezioni per le diverse produzioni del settore primario. Determinanti saranno le scelte dei consumatori che sempre più modelleranno i mercati agricoli.

Il report. Il consumatore e il cittadino diventeranno più consapevoli riguardo al cibo che consumano, al suo approvvigionamento e al suo impatto sull’ambiente e sui cambiamenti climatici. Per i produttori ciò comporterà costi di produzione più elevati ma sarà anche un’opportunità per differenziare i loro prodotti, aggiungendo valore e riducendo allo stesso tempo l’impatto negativo sul clima e sull’ambiente. Ciò si rifletterà in sistemi di produzione alternativi, come prodotti locali, biologici o altri prodotti certificati sempre più richiesti.

Terreni agricoli in calo. L’outlook prevede un calo del totale dei terreni agricoli nell’UE, anche se a un ritmo più lento rispetto allo scorso decennio, che passeranno da 178 milioni di ettari nel 2018 a 176 milioni di ettari nel 2030. In linea con questa tendenza, i principali cereali, i pascoli permanenti e i le colture sono destinate ad un ulteriore declino fino al 2030. Per contro, le terre utilizzate per i foraggi aumenteranno leggermente, raggiungendo i
22 milioni di ettari nel 2030.

Seminativi, cereali, semi oleosi e colture proteiche. Per il settore dello zucchero, le iniziative in materia di salute e le preferenze dei consumatori determineranno un calo del consumo nell’UE del 5%. Entro il 2030, la produzione di zucchero dell’UE dovrebbe raggiungere i 19,3 milioni di tonnellate, rispetto ai 18,6 milioni di tonnellate del 2018. Per quanto riguarda il mercato dei cereali, la produzione dovrebbe continuare a crescere raggiungendo i 325 milioni di tonnellate entro il 2030 (rispetto ai 284 milioni di tonnellate del 2018). Questa crescita sarà guidata da un aumento dell’uso
industriale dei cereali, da un lieve aumento della domanda di mangimi e delle prospettive di esportazione. Per quanto riguarda i semi oleosi, non ci si aspetta un’ulteriore crescita nelle colture di colza a causa della politica sui biocarburanti dopo il 2020. Inoltre, la domanda di colture proteiche continuerà ad essere forte sia per i mangimi che per il consumo umano. L’ambiente politico sarà di supporto, faciliterà e guiderà ulteriormente la crescita della produzione. Tuttavia, le colture proteiche rappresentano solo l’1,4% della superficie totale del raccolto, fatto che ne limita la crescita complessiva.

Latte e i prodotti lattiero-caseari. Durante il periodo considerato dalla previsione, la crescita della popolazione e del reddito determinerà un
aumento del consumo di prodotti lattiero-caseari e della domanda globale di importazioni. Entro il 2030, l’UE potrebbe coprire quasi il 35% della domanda globale, concentrandosi su prodotti a valore aggiunto (indicazioni geografiche, biologico, ecc.). Si prevede che le esportazioni dell’UE di prodotti lattiero-caseari cresceranno in media di circa 330.000 t di latte equivalente all’anno. Per quanto riguarda il mercato dell’UE, occorrerebbero circa 900.000 t di latte in più all’anno per soddisfare la crescita di domanda per i prodotti
lattiero-caseari tradizionali, principalmente formaggi. La produzione di latte nell’UE dovrebbe registrare un modesto aumento nel 2018-2030, pari allo 0,8% all’anno in media.

Carne. Entro il 2030, il mercato europeo delle carni sarà influenzato da cambiamenti nelle preferenze dei consumatori, potenziale di esportazione, redditività e cambiamenti nel settore lattiero-caseario. Complessivamente, il consumo di carne nell’UE diminuirà, passando dai 69,3 kg pro capite del 2018 a 68,6 kg nel 2030. Si stima che la produzione di carni bovine nell’UE nel 2018 sia di 8,2 milioni di tonnellate. Tuttavia, si prevede che la produzione diminuirà, influenzata da una diminuzione nelle dimensioni delle
mandrie, bassa redditività e calo della domanda. La produzione di carne ovina e caprina invece, grazie al miglioramento dei rendimenti per i produttori, al sostegno accoppiato della PAC e alla domanda interna sostenuta, aumenterà durante il periodo 2018-2030, raggiungendo 950.000 t nel 2030, rispetto alle 903.000 t del 2018. Il consumo di carne suina nell’UE diminuirà dai 32,5 kg pro capite del 2018 a 31,7 kg nel 2030. Questo calo sarà compensato da maggiori esportazioni, con la domanda mondiale di importazioni che continuerà a crescere ad un tasso dello 0,7% all’anno nel 2018-2030. Quella di pollo è l’unica carne che vedrà un forte aumento della produzione e del consumo dell’UE. Entro il 2030, la produzione dell’UE
dovrebbe raggiungere 15,5 milioni di tonnellate, rispetto ai 14,2 milioni di tonnellate del 2018. Anche la domanda globale aumenterà, sostenendo un aumento delle esportazioni dell’UE.

Olio d’oliva, vino, frutta e verdura. Il settore dell’olio d’oliva dell’UE dovrebbe crescere nel periodo di riferimento. Nel 2018/2019, si prevede che
raggiungerà i 2,3 milioni di tonnellate e che aumenterà dell’1,3% all’anno. Anche la domanda globale di olio d’oliva dell’UE aumenterà, portando a un’ulteriore espansione delle esportazioni che aumenteranno del 3,3%
all’anno nel periodo 2018-2030. Per quanto riguarda il settore vitivinicolo, si prevede che la produzione e il consumo totali dell’UE si stabilizzeranno. Durante il periodo di previsione si prevede una leggera riduzione del consumo dai 26 litri pro capite in media del 2018/2019 a 25,3 litri nel 2030. Per quanto riguarda le esportazioni, l’UE dovrebbe mantenere una crescita costante delle esportazioni, trainata principalmente da Indicazioni Geografiche e spumanti. Per il settore ortofrutticolo, la produzione di mele dovrebbe stabilizzarsi, passando da 12,7 milioni di tonnellate nel 2018/2019 a 12,4 milioni di tonnellate nel 2030, nel periodo in esame a causa della riduzione dell’area di produzione combinata con l’aumento dei rendimenti nell’UE. Pesche e nettarine si troveranno anche loro ad affrontare una riduzione dell’area di produzione nell’UE, che comporterà un leggero calo della produzione (da 4,1 milioni di tonnellate nel 2018 a 4 milioni di tonnellate nel 2030). Infine, si prevede che la produzione di pomodori freschi rimarrà stabile nonostante i crescenti rendimenti dovuti alle stagioni più lunghe (da 7 milioni di tonnellate nel 2018 a 6,8 milioni di tonnellate nel
2030).

Reddito agricolo. Il report, basato sull’evoluzione dei mercati, offre una panoramica di come il reddito degli agricoltori si evolverà nel periodo considerato. L’analisi mostra una stabilizzazione del reddito agricolo per azienda (o unità di lavoro annuale) per tutto il periodo di previsione. Ciò può essere spiegato da un aumento significativo della produzione agricola (+ 17% nel periodo) con, in parallelo, un analogo aumento dei costi di produzione, principalmente a causa dei maggiori prezzi dell’energia e dei maggiori ammortamenti. Anche la diminuzione della manodopera dovuta a cambiamenti strutturali sta svolgendo un ruolo significativo.

Ambiente. I risultati delle previsioni del mercato sono stati presi in considerazione per analizzare il loro impatto su determinati indicatori climatici e ambientali. Ad esempio, i cambiamenti nel settore dell’allevamento saranno un fattore importante per le emissioni. Pertanto, la prevista diminuzione del numero di capi di bestiame dell’UE entro il 2030 contribuirà a ridurre le emissioni. Tuttavia, una maggiore produzione agricola e utilizzo di letame porteranno ad un aumento. Ciò comporterà un livello di emissioni di gas che rimarrà ai livelli rilevati nel 2012, mentre le emissioni di ammoniaca diminuiranno del 9%. Le perdite di azoto nell’acqua nell’UE saranno inferiori dell’8% rispetto al 2012. In relazione alla biodiversità vegetale, i risultati delle potenziali specie vegetali nell’UE tra il 2012 e il 2018 non cambiano molto, con un aumento del 2% di potenziali specie vegetali.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Combattere la desertificazione nell’UE, la Corte dei conti europea avverte che i provvedimenti adottati finora mancano di coerenza

Stando ad una nuova relazione della Corte dei conti europea, la Commissione non ha un quadro chiaro delle problematiche rappresentate dalle crescenti minacce in termini di desertificazione e degrado del suolo nell’UE. A giudizio della Corte, i provvedimenti presi finora dalla Commissione e dagli Stati membri per combattere la desertificazione hanno una limitata coerenza; inoltre, la Commissione non ha valutato i progressi compiuti riguardo all’impegno di conseguire, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo.

Il termine “desertificazione” descrive i processi, legati all’azione dell’uomo e del clima, che comportano problemi per le zone aride, quali una minore produzione alimentare, infertilità del suolo, diminuzione della resilienza naturale del terreno e una qualità dell’acqua inferiore. Le proiezioni relative ai cambiamenti climatici in Europa indicano che il rischio di desertificazione è in aumento. Zone calde semidesertiche esistono già nell’Europa meridionale, ed il fenomeno si sta estendendo a Nord. La desertificazione è non solo una conseguenza, ma anche una delle cause del cambiamento climatico: il degrado del suolo dà luogo all’emissione di gas a effetto serra, e i suoli degradati hanno una minore capacità di trattenimento del carbonio.

Tredici Stati membri dell’UE hanno dichiarato, nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta contro la desertificazione, basandosi sulle proprie autovalutazioni, di essere colpiti da desertificazione. Nel 2015, l’UE e gli Stati membri si sono impegnati ad adoperarsi intensamente per conseguire, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo. Gli auditor della Corte hanno visitato cinque Stati membri dell’UE colpiti da desertificazione (Spagna, Italia, Cipro, Portogallo e Romania) e hanno verificato se il rischio di desertificazione nell’UE fosse affrontato in maniera efficace ed efficiente. La Corte ha constatato che, benché la desertificazione e il degrado del suolo siano minacce attuali e crescenti nell’UE, la Commissione non ha un quadro chiaro di tali problematiche ed i provvedimenti presi per combattere la desertificazione hanno una limitata coerenza.

Non esiste una vera e propria strategia Ue ma tante piccole azioni contro la desertificazione. “Stiamo assistendo ad un incremento della siccità, dell’aridità e del rischio di desertificazione dovuto ai cambiamenti climatici nell’UE”, ha affermato Phil Wynn Owen, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “La desertificazione può comportare povertà, problemi di salute dovuti alla polvere portata dal vento, nonché una diminuzione della biodiversità. Può anche avere conseguenze demografiche ed economiche, costringendo la popolazione a migrare lontano dalle aree colpite. Come auditor, abbiamo la responsabilità di attirare l’attenzione su questi rischi, che potrebbero generare crescenti pressioni sui bilanci pubblici, sia a livello dell’UE che nazionale”. Secondo la Corte, non esiste una strategia, a livello dell’UE, per far fronte alla desertificazione e al degrado del suolo. C’è invece una serie di strategie, piani d’azione e programmi di spesa, come la politica agricola comune, la strategia forestale dell’UE e la strategia dell’UE sull’adattamento ai cambiamenti climatici, che sono pertinenti ai fini della lotta contro la desertificazione, ma non specificamente mirati ad essa.I progetti dell’UE riguardanti la desertificazione sono inoltre suddivisi in diversi settori di intervento: lo sviluppo rurale, l’ambiente e l’azione per il clima, la ricerca e la politica regionale. Possono avere un impatto positivo sulla lotta alla desertificazione, ma vi sono timori riguardo alla loro sostenibilità a lungo termine.

Raccomandazioni. La Commissione e gli Stati membri raccolgono dati su vari fattori che incidono sulla desertificazione e sul degrado del suolo. Tuttavia, non è stata condotta una valutazione completa sul degrado del suolo a livello dell’UE, né è stata concordata alcuna metodologia al riguardo. Vi è stato un limitato coordinamento fra gli Stati membri, e la Commissione non ha fornito orientamenti concreti. La Commissione non ha valutato i progressi compiuti riguardo all’impegno di cercare di conseguire, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo nell’UE. La Corte dei conti europea raccomanda di: definire una metodologia per valutare l’estensione della desertificazione e del degrado del suolo nell’UE e, su tale base, analizzare i dati pertinenti e presentarli regolarmente; valutare l’adeguatezza dell’attuale quadro normativo per l’uso sostenibile del suolo nell’intera UE, anche per quanto riguarda la lotta alla desertificazione e al degrado del suolo; illustrare in maniera dettagliata come potrà essere assolto l’impegno assunto dall’UE di raggiungere, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo e riferire periodicamente i progressi compiuti; fornire orientamenti agli Stati membri sulla preservazione del suolo e la realizzazione della neutralità in termini di degrado del suolo nell’UE, compresa la diffusione di buone pratiche; ove da questi richiesto, fornire agli Stati membri supporto tecnico nell’elaborare piani d’azione nazionali per raggiungere entro il 2030 la neutralità in materia di degrado del suolo.

I 13 Stati membri dell’UE che, basandosi su proprie autovalutazioni, hanno dichiarato, nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta contro la desertificazione (UNCCD), di essere colpiti da desertificazione sono: Bulgaria, Grecia, Spagna, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Ungheria, Malta, Portogallo, Romania, Slovenia e Slovacchia. La Corte presenta le proprie relazioni speciali al Parlamento europeo e al Consiglio dell’UE, nonché ad altre parti interessate, come i parlamenti nazionali, i portatori d’interesse del settore e i rappresentanti della società civile. La grande maggioranza delle raccomandazioni formulate nelle relazioni della Corte è posta in atto. Questo elevato livello di attuazione evidenzia il beneficio del lavoro della Corte per i cittadini dell’UE. La relazione speciale n. 33/2018, intitolata “Combattere la desertificazione nell’UE: di fronte a una minaccia crescente occorre rafforzare le misure”, è disponibile in 23 lingue dell’UE sul sito Internet della Corte (eca.europa.eu).

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Due prodotti veneti di piccole comunità locali al Parlamento Europeo per dimostrare il valore, anche economico, della sostenibilità

Il 26 settembre 2018 a Bruxelles, al convegno sullo sviluppo sostenibile e lo stato di attuazione dei 17 obbiettivi per il Terzo Millennio, il padovano Efrem Tassinato, socio Argav e tesoriere Unaga, nonché presidente Wigwam, ha portato, presentato e fatto degustare due prodotti simbolo di economie virtuose delle comunità locali di Colli Euganei e Saccisica, nel Padovano.

Sostenibilità, già in atto ma va incoraggiata e diffusa.  Giornalista-chef e profondo conoscitore delle produzioni tipiche locali, Efrem Tassinato non è nuovo a queste sortite per dimostrare, in specie ai più autorevoli livelli, dove si fanno le politiche per la governance e lo sviluppo, che abbracciare il paradigma della sostenibilità non solo è possibile ma è già in atto e ne va senz’altro incoraggiata la pratica e la diffusione a tutti i livelli.

Olio evo e burci. Al convegno, organizzato dal parlamentare europeo Marco Zullo, la cinquantina di rappresentanti del mondo delle imprese e delle politiche economiche e per l’ambiente, sono quindi illustrati e fatti degustare l’olio extravergine di oliva Bio e Dop prodotto nel territorio del Parco regionale dei Colli Euganei (Azienda Agricola Brecà di Cinto Euganeo) simbolo di un territorio salvato dalla distruzione delle cave e dei cementifici ed oggi luogo di produzioni di altissima qualità e i Burci altrimenti conosciuti come Dolcetti di Pontelongo (Consorzio I Buoni Convivi di Piove di Sacco), che nascono dalla presenza storica dello zuccherificio, uno dei due superstiti in Italia dopo il taglio europeo delle quote zucchero, senz’altro il più antico (1908): a dimostrare che anche un prodotto industriale come questo, derivato dalla lavorazione della barbabietola, può essere molto di più che una semplice ed anonima commodity bensì, anche promotore di attrattiva turistica e stimolatore per nuove attività economiche in un territorio come la Saccisica.

Fonte: Servizio stampa rete Wigwam

Agli agricoltori USA 12 mld di dollari, per quelli europei solo tagli di bilancio

Sugli agricoltori dell’Unione Europea, e quindi anche italiani, pende la scure di un taglio fino al 12% in termini reali del bilancio agricolo UE 2021-2027, mentre gli agricoltori USA riceveranno un sussidio di 12 miliardi di dollari dall’Amministrazione americana per compensare le ritorsioni collegate all’introduzione di dazi e barriere al commercio. A questo proposito, l’europarlamentare Paolo De Castro rileva la disparità di trattamento e critica fortemente la linea che sta tenendo l’UE nei confronti del capitolo agricolo del prossimo bilancio pluriennale europeo.

Bilancio PAC salvadanaio a cui si attinge per le altre politiche europee. “Come per gli americani – sottolinea De Castro – anche i nostri produttori vanno salvaguardati. Così mentre gli agricoltori americani potranno beneficiare di ulteriori aiuti diretti, di acquisti di surplus produttivi e di promozioni al commercio, la nostra Politica Agricola Comune continua a pagare le conseguenze negative della crisi diplomatica con la Russia. Con i suoi risparmi la PAC si sobbarca gli oneri dell’emergenza migratoria e, non ultimo, la richiesta agli agricoltori europei di farsi carico della Brexit, la decisione dei cittadini inglesi di lasciare l’UE. Il bilancio della PAC 2021-2027 deve sostenere gli agricoltori e l’intera filiera agroalimentare a superare le numerose sfide a cui sono confrontati, e non diventare il salvadanaio delle altre politiche europee”.

Fonte: Veneto Agricoltura Europe Direct Veneto

Prende forma la Pac 2021-2027: fra tagli, innovazioni e attenzione all’ambiente, si va verso una maggiore flessibilità decisionale dei singoli Stati Membri

Il Consiglio dei Ministri agricoli dell’UE ha discusso le proposte della Commissione relative la riforma della PAC post 2020. Le proposte, presentate lo scorso 1° giugno, delineano un nuovo modello di attuazione della politica agricola europea in cui gli Stati Membri disporrebbero di maggiore flessibilità per adattare le loro decisioni a bisogni e situazioni locali specifiche.

Luci e ombre. I ministri dell’Agricoltura hanno manifestato soddisfazione per alcuni elementi innovativi contenuti nel pacchetto di proposte, ma allo stesso tempo hanno espresso forti preoccupazioni per i tagli che la stessa Commissione ha paventato per il bilancio della PAC in generale e dello Sviluppo rurale in particolare. In occasione dell’ultimo Consiglio Agricoltura, è emerso anche grande scetticismo sulla capacità della nuova PAC di pervenire a una reale semplificazione a favore delle Autorità nazionali e degli agricoltori.

Lo stato dei lavori. Le proposte, che puntano a preparare la PAC del periodo 2021-2027, ruotano attorno ad un regolamento sui Piani Strategici che ciascun Stato Membro dovrà elaborare, un regolamento sull’Organizzazione Comune di Mercato (OCM) unica e un regolamento orizzontale sul finanziamento, la gestione e il monitoraggio della PAC.

Obiettivi e strumenti a livello di Unione Europea. Le proposte della Commissione includono iniziative a livello europeo quali: un insieme unico di obiettivi fissati al livello di UE per la PAC nel suo insieme, che definiscono ciò che tale politica punta a conseguire per gli agricoltori, i cittadini e il clima; un ampio strumentario di tipi di intervento convenuti a livello europeo, che definiscono ciò che gli Stati Membri possono fare con i finanziamenti loro attribuiti; un insieme comune di indicatori per garantire parità di condizioni nella valutazione dell’efficacia delle misure adottate. In pratica, gli Stati Membri godranno di una maggiore flessibilità per quanto riguarda le modalità di utilizzo delle dotazioni loro assegnate e potranno progettare programmi su misura che rispondano più efficacemente alle preoccupazioni degli agricoltori e delle comunità rurali in senso ampio. Gli Stati Membri avranno anche la possibilità di trasferire fino al 15% delle proprie dotazioni PAC dai pagamenti diretti allo Sviluppo rurale e viceversa, per assicurare il finanziamento delle proprie priorità e misure. Saranno assicurate condizioni di parità tra gli Stati Membri attraverso: Piani Strategici definiti per l’intero periodo che stabiliscano le modalità con cui ciascuno Stato Membro intende conseguire nuovi obiettivi economici, ambientali e sociali, utilizzando sia il sostegno sotto forma di pagamenti diretti che quello per lo Sviluppo rurale. La Commissione approverà ogni Piano per assicurare la coerenza e la tutela del Mercato Unico; la Commissione seguirà da vicino i risultati di ciascun Paese e i progressi verso il raggiungimento dei target concordati.

Un Piano Strategico PAC per ogni Stato Membro. Le proposte includono anche iniziative a livello degli Stati Membri. In sintesi: ogni Stato Membro dovrà effettuare un’analisi di ampio respiro delle proprie esigenze specifiche e mettere a punto un Piano Strategico PAC; ogni Piano Strategico illustrerà come lo Stato Membro utilizzerà i finanziamenti della PAC per soddisfare tali esigenze, indicando anche gli strumenti cui ricorrere e definendo obiettivi specifici; ogni Piano Strategico dovrà essere approvato preventivamente dalla Commissione al fine di garantirne la coerenza con gli obiettivi a livello di Unione Europea; ogni anno gli Stati Membri dovranno presentare alla Commissione una relazione sull’efficacia dell’attuazione per illustrare i progressi verso gli obiettivi fissati, confrontandoli con i risultati pianificati. I Piani Strategici saranno controllati per garantire che non distorcano il Mercato Unico né creino oneri eccessivi per i beneficiari o le Amministrazioni. La Commissione riesaminerà in seguito le relazioni annuali e, se necessario, proporrà raccomandazioni per migliorare le prestazioni.

Una PAC più equa e un sostegno più mirato. I pagamenti diretti rimarranno una componente essenziale della nuova PAC, assicurandone la stabilità e la prevedibilità per gli agricoltori. Sarà data priorità al sostegno delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni, che costituiscono la maggioranza nel settore agricolo dell’UE, e agli aiuti ai giovani agricoltori. La Commissione continuerà ad adoperarsi per una distribuzione più equa dei pagamenti diretti tra gli Stati Membri mediante la convergenza esterna. Inoltre, i pagamenti diretti agli agricoltori saranno ridotti a partire da 60.000 € e limitati a 100.000 € per azienda agricola. Si terrà debitamente conto del costo del lavoro. In questo modo si assicura una distribuzione più equa dei pagamenti; le aziende agricole di piccole e medie dimensioni riceveranno un sostegno più elevato per ettaro; gli Stati Membri dovranno accantonare almeno il 2% della dotazione relativa i pagamenti diretti per aiutare i giovani agricoltori ad avviare la propria attività. Tale iniziativa sarà integrata da un sostegno finanziario per lo Sviluppo rurale e diverse misure per facilitare l’accesso alla terra e i trasferimenti di terreni.

Azioni per favorire ricambio generazionale, qualità alimentare, salute umana e benessere animale. Le proposte della Commissione intendono incoraggiare il ricambio generazionale e la rigorosa conformità per salvaguardare la qualità degli alimenti, la salute umana e il benessere animale attraverso: il tutoraggio dei giovani agricoltori da parte di agricoltori più esperti; il miglioramento del trasferimento di conoscenze da una generazione all’altra o elaborazione di piani di successione; requisiti più rigorosi affinché gli agricoltori soddisfino le aspettative in materie di alimenti e salute; un collegamento più stretto tra sostegno finanziario e rispetto delle norme in materia di riduzione dell’uso di pesticidi; incoraggiamento della riduzione dell’uso di antibiotici.

Maggiori ambizioni per ambiente e clima. I cambiamenti climatici, le risorse naturali, la biodiversità, gli habitat e i paesaggi sono tutti aspetti compresi nelle proposte della Commissione. Il sostegno al reddito degli agricoltori dipende già dall’attuazione di pratiche rispettose dell’ambiente e del clima, ma la nuova PAC richiederà agli agricoltori di conseguire obiettivi ancora più ambiziosi grazie a misure obbligatorie e basate su incentivi: i pagamenti diretti saranno subordinati a requisiti ambientali e climatici più rigorosi; ciascuno Stato Membro dovrà offrire regimi ecologici che aiuteranno gli agricoltori ad andare oltre i requisiti obbligatori e che saranno finanziati con una quota delle dotazioni nazionali per i pagamenti diretti; almeno il 30% di ciascuna dotazione nazionale per lo Sviluppo rurale sarà dedicata alle misure ambientali e climatiche; il 40% del bilancio complessivo della PAC dovrebbe contribuire all’azione per il clima; oltre alla possibilità di trasferire il 15% delle dotazioni tra i pilastri, gli Stati Membri avranno anche la possibilità di trasferire un ulteriore 15% dal pilastro 1 al pilastro 2 per le spese relative alle misure climatiche e ambientali (senza cofinanziamento nazionale). Le proposte della Commissione delineano inoltre nuovi obblighi, quali: la conservazione dei suoli ricchi di carbonio attraverso la protezione di paludi e torbiere; uno strumento obbligatorio di gestione dei nutrienti al fine di migliorare la qualità dell’acqua e ridurre i livelli di ammoniaca e di ossido nitroso; rotazione anziché diversificazione delle colture; inclusione, da parte degli Stati Membri, di regimi ecologici nei Piani Strategici volti a sostenere e/o incentivare gli agricoltori a rispettare le pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente, spingendosi oltre ai requisiti obbligatori.

Rafforzare l’utilizzo di conoscenze e innovazioni. Una PAC più moderna si avvarrà delle tecnologie e delle innovazioni più recenti, fornendo un aiuto sul campo agli agricoltori e alle pubbliche amministrazioni, in particolare: mettendo a disposizione un bilancio di 10 miliardi di € nell’ambito del programma di ricerca dell’UE Orizzonte Europa destinati a progetti di ricerca e innovazione nel settore dell’alimentazione, dell’agricoltura, dello Sviluppo rurale e della bioeconomia; incoraggiando gli Stati Membri a utilizzare i big data e le nuove tecnologie per i controlli e il monitoraggio (ad esempio, verificando le dimensioni dell’azienda agricola ai fini delle domande di pagamenti diretti mediante dati satellitari), con una conseguente diminuzione della necessità di effettuare controlli in loco; promuovendo la digitalizzazione della vita rurale, ad esempio ampliando l’accesso alla banda larga nelle regioni rurali, migliorando così la qualità della vita in queste regioni e contribuendo ulteriormente alla competitività della produzione agricola europea.

Prossime tappe. Un accordo nel 2019 sul prossimo bilancio a lungo termine consentirebbe una transizione agevole tra l’attuale bilancio a lungo termine (2014-2020) e quello successivo (2021-2027), garantendo la prevedibilità e la continuità dei finanziamenti a beneficio di tutti.

Fonte: Veneto Agricoltura Europe Direct

La Commissione europea autorizza a sostituire i controlli in azienda con i dati satellitari

Secondo le attuali norme della Pac (Politica Agricola Comune), gli Stati Membri dell’UE sono tenuti ad effettuare una serie di controlli sulle aziende agricole come parte del sistema integrato di gestione e controllo, garantendo che tutti i pagamenti effettuati agli agricoltori siano effettuati correttamente. A questo proposito, con l’obiettivo di semplificare e modernizzare la Pac, la Commissione europea ha adottato nuove regole che consentiranno di utilizzare una gamma di tecnologie moderne per l’esecuzione di verifiche nell’ambito dei pagamenti Pac. Ciò include la possibilità di sostituire completamente i controlli fisici nelle aziende agricole con un sistema di controlli automatici basati sull’analisi dei dati di osservazione della Terra.

Geo-tag e droni. Le nuove regole, che sono entrate in vigore lo scorso 22 maggio, permetteranno di utilizzare come prova i dati dai satelliti Copernicus Sentinel dell’UE e altri dati di osservazione della Terra per verificare l’adempimento degli agricoltori dei requisiti per i pagamenti basati sulla superficie (diretti o indiretti), i pagamenti nell’ambito dello Sviluppo rurale, così come i requisiti di condizionalità. Altre nuove forme di prova come le foto con geo-tag, le informazioni provenienti dai droni e la documentazione di supporto pertinente degli agricoltori, come le etichette dei semi, saranno accettate per la prima volta come parte di un più ampio spostamento verso un cosiddetto approccio di monitoraggio. Ciò comporterà una diminuzione del numero di controlli in azienda; le visite al campo saranno infatti necessarie solo quando le prove digitali non sono sufficienti per verificare la conformità.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Bilancio Ue 2021-2027, chiesti tagli alla Politica Agricola Comune (Pac) per sopperire a Brexit e nuove emergenze

La Politica Agricola Comune e la Politica di Coesione sono finiti nel frullatore dei possibili tagli al bilancio UE post 2020. L’operazione si renderebbe necessaria per far fronte al “buco” di bilancio determinato dall’uscita della Gran Bretagna dall’UE.

Le discussioni in Europarlamento. Tagliare alcuni capitoli del futuro bilancio europeo oppure chiedere agli Stati Membri di aumentare i propri contributi all’Unione o addirittura prevedere un’estensione delle fonti di entrate della stessa UE? Considerato che delle ultime due opzioni nessuno ne ha voluto sentir parlare, la Commissione ha dovuto puntare proprio sui tagli al bilancio, con la Politica Agricola Comune e la Politica di Coesione nel mirino dei cecchini contabili. A inizio maggio, l’Esecutivo ha così presentato al Parlamento europeo una proposta di bilancio pluriennale per il periodo 2021-2027 che prevede forti tagli proprio alla PAC (7%) e alla Politica di Coesione (5%). In particolare, le disponibilità per l’agricoltura e le questioni climatico-ambientali passerebbero da 408,3 miliardi di euro del periodo di programmazione attuale (2014-2020) a 378,9 miliardi di euro del periodo 2021-2027.

Un piano negoziale appena iniziato. 1.279 miliardi di euro per il bilancio UE 2021-2027. E’ questo l’ammontare totale della proposta di bilancio pluriennale per il settennio post 2020, che prevede un leggero aumento rispetto al bilancio dell’attuale periodo di programmazione 2014-2020 che ammonta a 1.087 miliardi di euro. L’annunciato nuovo budget presenta però diverse difficoltà: innanzitutto bisogna risolvere la questione del “buco finanziario” lasciato dalla Brexit, inoltre vanno trovate le risorse per le nuove  priorità dell’UE, tra le quali l’immigrazione, la sicurezza e la ricerca. Ricordiamo che i costi aggiuntivi della Brexit si aggirano intorno ai 22 miliardi di euro. Sono queste le principali ragioni per cui nella prima bozza di bilancio UE 2021-2027 sono stati proposti dei tagli ai due principali pilastri della politica europea: l’Agricoltura e la Coesione. Riguardo alla PAC, il
Commissario Phil Hogan è stato lapidario: “Alla luce della Brexit e di altre emergenze europee, come l’immigrazione e la sicurezza, non è stato possibile evitare questi tagli (2,7 miliradi di euro all’anno), ma rassicuro gli agricoltori europei che i pagamenti diretti non diminuiranno oltre il 4% in tutti gli Stati Membri”. I livelli dei pagamenti diretti per ettaro dovrebbero essere armonizzati tra i Paesi e più mirati, continuando a convergere verso la media dell’Unione Europea.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura Europa

Agricoltura biologica, approvate dall’Europarlamento le nuove norme, che entreranno in vigore nel 2021. Europarlamentari italiani contro il provvedimento in quanto poco restrittivo su soglia contaminazione accidentale da pesticidi non autorizzati e deroghe concesse a importazione prodotti bio da Paesi terzi.

Le nuove norme sul biologico, che dovranno essere formalmente approvate dal Consiglio UE prima di essere applicate, arrivano dopo quattro anni di negoziato ed entreranno in vigore a partire dal 2021.

Il regolamento prevede controlli annuali antifrode per tutti gli operatori della filiera del bio, quindi non solo agricoltori, con le ispezioni che diventano a cadenza biennale per chi risulta in regola per tre anni di fila. I produttori con aziende di piccole dimensioni potranno aggregarsi e ottenere una certificazione bio di gruppo, riducendo i costi.  Potranno continuare a essere usate sementi convenzionali, ma sarà creato un database europeo per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di quelli bio. Le aziende agricole che producono sia prodotti convenzionali che biologici continuano a essere autorizzate, mentre sulle importazioni viene sancito il principio che prodotti bio provenienti da Paesi terzi debbano rispettare gli standard europei e non solo, come oggi, essere ad essi equivalenti. Numerose sono però le deroghe a questo principio che, per esempio, non viene riconosciuto per gli accordi commerciali bilaterali.

Europarlamentari italiani, voto contro il provvedimento. I prodotti che accidentalmente vengono contaminati da pesticidi non autorizzati nel settore biologico potranno continuare ad avere la certificazione. I Paesi che, come l’Italia, hanno un meccanismo di decertificazione automatico potranno mantenerlo, ma non impedire la commercializzazione nel proprio mercato di prodotti di altri Paesi europei che si comportano diversamente. Quest’ultimo aspetto, insieme alle numerose deroghe al principio di conformità dei prodotti importati, hanno spinto gli europarlamentari italiani a votare contro, confermando l’orientamento già espresso dagli eurodeputati della Commissione agricoltura.

In dettaglio le nuove regole approvate. Garantire l’alta qualità dei prodotti biologici attraverso controlli rigidi e basati sul rischio di contaminazione lungo tutta la catena di approvvigionamento. Grazie all’insistenza del Parlamento, i controlli saranno effettuati in sede per tutti gli operatori, annualmente di regola o ogni due anni se nessuna irregolarità è stata riscontrata nel corso di tre anni. Tutti i prodotti importati da Paesi extra UE dovranno rispettare gli standard dell’UE. Le attuali norme in materia di “equivalenza”, che impongono ai Paesi terzi di conformarsi a norme simili ma non identiche, saranno eliminate entro cinque anni dall’entrata in vigore. Aumentare l’offerta di semi biologici per soddisfare i bisogni degli agricoltori: le deroghe che permettono l’utilizzo di semi convenzionali nella produzione biologica saranno eliminati entro il 2035. Aziende agricole miste per incoraggiare la produzione: le aziende agricole che producono sia prodotti convenzionali che biologici continuano a essere autorizzate, a condizione che le due attività agricole siano chiaramente ed efficacemente separate.

Certificazioni più facili per i piccoli coltivatori. Le certificazioni di gruppo permetterebbero ai piccoli coltivatori che si convertono al biologico di risparmiare soldi e tempo. Evitare la contaminazione da pesticidi chimici o fertilizzanti sintetici. Misure precauzionali: i coltivatori e altri operatori nella catena di approvvigionamento saranno obbligati ad applicare una serie di misure per evitare la contaminazione; se si sospetta la presenza di un pesticida o un fertilizzante non autorizzato, il prodotto finale non potrà essere etichettato come biologico fino ad ulteriori indagini; se la contaminazione risulterà volontaria o se l’operatore non ha applicato le misure precauzionali, il prodotto perderà lo status di alimento biologico. Gli Stati Membri che al momento applicano soglie massime per le sostanze non autorizzate nei cibi biologici, come pesticidi, potranno continuare a farlo, a condizione che permettano ai prodotti biologici provenienti da altri Paesi UE e che rispettano le regole dell’Unione di entrare nel loro mercato. Valutazione dell’efficacia. Quattro anni dopo l’entrata in vigore di questo regolamento la Commissione valuterà l’efficacia delle norme europee contro la contaminazione e le soglie nazionali e, se necessario, elaborerà un progetto di legge per armonizzarle.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura Europa

Energia, nuovi obiettivi europei su efficienza e rinnovabili

L’Europarlamento intende negoziare precisi obiettivi vincolanti con i Ministri dell’UE al fine di aumentare entro il 2030 l’efficienza energetica e la quota delle energie rinnovabili nel mix energetico totale. Ha quindi approvato nuovi obiettivi vincolanti a livello UE per un miglioramento del 35% dell’efficienza energetica, una quota minima pari almeno al 35% di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia e una quota del 12% di energia da fonti rinnovabili nei trasporti entro il 2030.

Per raggiungere tali obiettivi, gli Stati Membri dell’UE sono invitati a fissare le necessarie misure nazionali, che saranno monitorate secondo le nuove regole sulla governance dell’Unione dell’energia. Vediamo in sintesi i contenuti dei nuovi obiettivi europei.

Efficienza energetica dell’UE: obiettivo vincolante del 35%. Per quanto riguarda l’efficienza energetica, il Parlamento ha votato in favore di un obiettivo minimo vincolante del 35% e di obiettivi nazionali indicativi. Tale obiettivo sarà definito sulla base del consumo energetico previsto per il 2030 seguendo il modello PRIMES (simulando il consumo energetico e il sistema di approvvigionamento energetico nell’UE). La risoluzione sull’efficienza energetica è stata approvata con 485 voti favorevoli, 132 contrari e 58 astensioni.

Energia rinnovabile: obiettivo vincolante del 35%. In una risoluzione legislativa separata, approvata con 492 voti favorevoli, 88 contrari e 107 astensioni, i deputati hanno affermato che nel 2030 la quota di energie rinnovabili deve essere pari al 35% del consumo energetico dell’UE. Dovrebbero inoltre essere fissati obiettivi nazionali, dai quali gli Stati Membri sarebbero autorizzati a discostarsi, a determinate condizioni, fino a un massimo del 10%.

Trasporti: biocarburanti più avanzati, olio di palma vietato entro il 2021.
Nel 2030, ogni Stato Membro dovrà garantire che il 12% dell’energia consumata nei trasporti provenga da fonti rinnovabili. Il contributo dei biocarburanti cosiddetti di “prima generazione” (composti da colture alimentari e da mangimi) dovrà essere limitato ai livelli del 2017 con al massimo il 7% del trasporto stradale e ferroviario. I deputati intendono inoltre vietare l’uso dell’olio di palma a partire dal 2021. La quota dei biocarburanti avanzati (che hanno un impatto minore sull’uso del suolo rispetto a quelli basati sulle colture alimentari), dei carburanti rinnovabili per i trasporti di origine non biologica, dei combustibili fossili a base di rifiuti e dell‘elettricità rinnovabile, dovrà essere pari almeno all’1,5% nel 2021, con un aumento fino al 10% nel 2030.

Stazioni di ricarica. Entro il 2022, il 90% delle stazioni di rifornimento lungo le strade delle reti transeuropee dovrà essere dotato di punti di ricarica ad alta potenza per i veicoli elettrici.

Biomassa. I regimi di sostegno alle rinnovabili derivanti dalla biomassa devono essere concepiti in modo tale da non incoraggiare un uso inappropriato della biomassa ove esistano impieghi industriali o materiali che offrono un valore aggiunto più elevato, in quanto il carbonio catturato nel legno verrebbe liberato se fosse bruciato per riscaldamento. Per quanto riguarda la produzione di energia, occorre pertanto dare priorità alla combustione dei rifiuti di legno e residui.

Autoconsumo e comunità energetiche. Il Parlamento europeo vuole garantire che i consumatori che producono energia elettrica nei loro edifici (autoconsumo) abbiano il diritto di consumarla e di installare sistemi di stoccaggio senza dover pagare oneri, canoni o imposte. Il mandato negoziale chiede inoltre agli Stati Membri di valutare gli ostacoli esistenti all’autoconsumo di energia prodotta nei territori dei consumatori, di promuovere tale consumo e di garantire che i consumatori, in particolare le famiglie, possano aderire alle comunità delle energie rinnovabili senza essere soggetti a condizioni o procedure ingiustificate.

Piani nazionali e ruolo della Commissione europea. Per raggiungere gli obiettivi dell’Unione dell’energia, ogni Stato Membro deve notificare alla Commissione un “Piano nazionale integrato per l’energia e il clima” alla Commissione europea entro il 1° gennaio 2019 e, successivamente, ogni dieci anni. Il primo Piano coprirà il periodo dal 2021 al 2030, mentre i Piani seguenti copriranno il periodo di dieci anni immediatamente successivo alla fine del periodo coperto dal Piano precedente. La Commissione dovrebbe valutare i “Piani nazionali integrati per l’energia e il clima” e formulare raccomandazioni o adottare misure correttive qualora ritenesse che i progressi compiuti siano insufficienti o che siano state adottate azioni insufficienti. La risoluzione sulla governance dell’Unione dell’energia è stata approvata con 466 voti favorevoli, 139 contrari e 38 astensioni.

Prossime tappe. I negoziati potranno iniziare immediatamente poiché il Consiglio ha approvato i suoi orientamenti generali sull’efficienza energetica il 26 giugno e sulle energie rinnovabili e la governance dell’Unione dell’energia il 18 dicembre del 2017.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa