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30 giugno 2010: a Rovigo, convegno sugli OGM

Mercoledì 30 giugno alle 9.30 presso il CENSER (Padiglione C, sala Rigolin, via Porta Adige 45) Confagricoltura Rovigo e del Veneto organizzano il convegno “OGM. Libertà d’informazione, libertà d’impresa“. Tra i partecipanti: Stefano Casalini (presidente Confagricoltura Rovigo), Roberto Defez (Istituto di genetica e biofisica “A. Buzzati Traverso” CNR Napoli, Dario Bressanini (Dipartimento di Scienze chimiche e ambientali Università dell’Insubria), Marco Aurelio Pasti (presidente Associazione maiscoltori italiani) e Antonio Borsetto (vicepresidente Confagricoltura).

(fonte Confagricoltura Rovigo)

Abano Terme (Pd). Zaia e Alemanno al Congresso Nazionale Slow Food Italia

Il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia e Gianni Alemanno, Presidente del Consiglio nazionale Anci e Sindaco di Roma sono intervenuti in questa prima giornata del Congresso Nazionale Slow Food Italia che si sta svolgendo ad Abano Terme fino al 16 maggio.

Luca Zaia, Presidente Regione Veneto

Durante il suo intervento al convegno, Luca Zaia, ha ribadito la sua contrarietà agli ogm: una contrarietà non ideologica, ma economica, culturale e salutistica.«E’ ora di smetterla di dire ai contadini la bugia che gli organismi geneticamente modificati sono la soluzione per fare concorrenza all’agricoltura dei Paesi dove lo stipendio è di un euro al giorno. Mi inquieta l’idea di un seme che genera una pianta che non dà semi – ha aggiunto – ma soprattutto gli ogm non sono affatto una soluzione per l’economia agricola in crisi, mentre la nostra vera risorsa sono la qualità, la tipicità, la varietà dei gusti. Anche negli Stati Uniti c’è un ripensamento e si sta cercando una seconda via per l’agricoltura. Se il mondo della scienza è diviso, è certo che la Germania ha proibito un mais transgenico che è risultato cancerogeno per le cavie da laboratorio». «La battaglia la dobbiamo fare per la biodiversità – ha detto ancora Luca Zaia – in Italia abbiamo 4750 prodotti tipici, dietro ciascuno di essi c’è una comunità e la sua storia: difendiamo la vera multinazionale, quella dei contadini, che con gli ogm non guadagnano di più. Non è vero che non essere per gli ogm significa essere contro la modernità, questo è solo uno slogan». Certo, c’è il problema della fame nel mondo, di un miliardo 200 mila persone che soffrono la fame, di queste, 3 milioni annualmente muoiono di fame, mentre noi sprechiamo cibo per un miliardo e mezzo di euro. «Anche noi dobbiamo dare un contributo, sapendo che il cibo è un grande valore, ma questo significa – ha concluso Zaia – dare a chi soffre la fame le risorse per comprarsi il cibo: il diritto dell’accesso al cibo non ha nulla a che vedere con gli ogm».

Gianni Alemanno, Sindaco di Roma

Grande interesse ha suscitato anche l’intervento di Gianni Alemanno che ha sottolineato come sia fondamentale che le grandi città abbiano a cuore la sostenibilità, facilitando tutte le attività che portano «la campagna nel territorio urbano, per questo sosteniamo le iniziative di Slow Food come gli Orti in Condotta o Mercati della Terra per agevolare il più possibile la filiera corta e l’incontro tra produttori e consumatori. Stiamo lavorando anche per il recupero dei vecchi casali ancora presenti nella città». Alemanno ha inoltre sottolineato come Roma stia operando per diventare un modello di città che pone grande attenzione al discorso energetico, cercando di sviluppare modelli di produzione diffusa. Concludendo ha ribadito che la Capitale sarà una città ogm free.

(fonte: Slow Food Italia)

Semina mais Ogm in Friuli pro e contro: i video

L’azione dimostrativa di Movimento Libertario e Agricoltori Federati:

Alcune reazioni delle organizzazioni contrarie:

Ogm: Futuragra accoglie l’invito di Galan a sospendere la semina di mais transgenico

Giancarlo Galan, Ministro dell'Agricoltura

“Credo che la questione degli OGM meriti, da parte di tutti,  un supplemento di attenzione. Per questo chiedo a chi in queste ore sta  meditando di risolvere la questione con azioni dimostrative di sospendere ogni iniziativa che travalichi i confini della legalità, anche perché troverà in me un interlocutore libero da pregiudizi.” Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali,  Giancarlo Galan, interviene sulla questione degli OGM ritornata di attualità dopo che un’associazione di agricoltori del Friuli Venezia Giulia aveva annunciato per venerdì una semina dimostrativa di Mais OGM. “La mia raccomandazione parte dal principio che con il dialogo e il confronto sia più semplice trovare soluzioni a una questione  che  con inutili fughe in avanti  si rischierebbe di compromettere”.

Duilio Campagnolo, presidente Futuragra

E in risposta all’invito al dialogo e al rispetto delle leggi da parte del Ministro dell’Agricoltura Galan, Futuragra ha  espresso pieno appoggio alle sue parole. ”Abbiamo sempre condotto la nostra battaglia sul piano legale e nel pieno rispetto delle normative italiane ed europee e intendiamo continuare su questa strada, ha dichiarato Duilio Campagnolo, Presidente di Futuragra. ”Offriamo al Ministro Galan tutto il nostro appoggio e la nostra collaborazione affinche’ si possa trovare una soluzione condivisa attraverso una mediazione tra le varie parti senza fughe in avanti che possano compromettere questa importante battaglia, che e’ prima di tutto culturale”.

(fonte: Ministero Politiche Agricole/Asca)

Ogm? Il “ni” del neo Ministro all’Agricoltura Galan

Giancarlo Galan, neo Ministro dell'Agricoltura

“Vorrei ribadire ancora una volta la mia posizione sulla delicata questione degli Organismi Geneticamente Modificati. Comprendo che la curiosità dei media e del mondo agricolo si sia soffermata, in questi giorni di cambio al Ministero, soprattutto su questo punto, che è indiscutibilmente centrale per il futuro dell’agricoltura italiana.” Così il neo Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan torna sulla questione degli OGM.

No a Ogm ma sì a ricerca. “Procediamo con ordine: sono entrato a far parte di un Governo che su questa questione ha già preso una serie di decisioni, l’ultima è il decreto interministeriale di stop alla coltivazione di un mais Ogm. Non intendo – continua il Ministro Galan – per coerenza e lealtà, mettere in discussione questa posizione. Detto questo, la ricerca è un’altra cosa e va sempre e comunque incoraggiata. Per un sistema paese il gap peggiore è quello della conoscenza, quindi su questo punto resterò coerente alle mie posizioni di sempre: sì alla ricerca e all’innovazione”.

(fonte Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali)

In Europa avanza l’agricoltura biologica, arretra invece la coltura OGM

Secondo Eurostat, l’Istituto statistico dell’Unione Europea, le superfici dedicate all’agricoltura biologica nell’UE hanno raggiunto nel 2008 i 7,8 milioni di ettari, segnando un aumento del 7% rispetto al 2007. Su un periodo più lungo, ovvero tra il 2005 e il 2008, i dati disponibili indicano un aumento del 21%.

Spagna, Italia, Germania, Regno Unito e Francia in pole position. Nel 2008, i cinque Stati membri con le maggiori superfici dedicate all’agricoltura biologica sono risultati la Spagna (1,3 mil di ha), l’Italia (1,0), la Germania (0,9), il Regno Unito (0,7) e la Francia (0,6). Nel 2007, il totale delle superfici dedicate all’agricoltura biologica rappresentava il 4,1% dell’insieme delle superfici agricole utilizzate nell’UE. Le maggiori proporzioni di superfici dedicate all’agricoltura biologica risultavano in Austria (15,7% del totale delle superfici agricole), in Svezia (9,9%) e in Italia (8,9%).

Le colture. Nel 2008, le colture arabili più importanti sono state i cereali (44% delle superfici convertite interamente all’agricoltura biologica e dedicate alle colture arabili), seguite dai foraggi erbacei (42%), dalle altre colture arabili come i legumi da granella, le patate, le barbabietole da zucchero, le sementi e semenzali di terre arabili (7%), le verdure fresche e le colture industriali (4% ciascuno). I cereali raggiungono valori importanti in Lituania (79% delle superfici dedicate alle colture arabili), Portogallo (75%) e Irlanda (73%), mentre le percentuali più elevate di foraggi erbacei sono state registrate in Lettonia (67%), Estonia (66%) e Svezia (58%).

Diminuiscono le superfici destinate a colture OGM. Nel 2009, 14 milioni di agricoltori di 25 Paesi hanno coltivato 134 milioni di ettari di colture biotech, contro i 13,3 milioni di agricoltori e 125 milioni di ettari nel 2008. Il 90% degli agricoltori che hanno coltivato OGM sono piccoli produttori dei Paesi in crescita. È quanto si legge nel rapporto annuale sulle coltivazioni transgeniche diffuso dall’”International service for the acquisition of agri-biotech applications” (Isaaa).

In Germania forte stop all’Ogm. Il rapporto segnala che sei Paesi europei hanno coltivato 94.750 ettari di colture biotech nel 2009, in ribasso rispetto ai sette Paesi ed ai 107.719 ettari del 2008. Il calo è dovuto al fatto che la Germania ha interrotto la coltivazione transgenica. La Spagna ha coltivato l’80% di tutto il mais OGM europeo. Gli otto maggiori produttori di OGM sono stati: Usa (64 milioni di ettari), Brasile (21,4), Argentina (21,3), India (88,4), Canada (8,2), Cina (3,7), Paraguay (2,2) e Sud Africa (2,1). Gli altri Paesi che utilizzano OGM sono: Uruguay, Bolivia, Filippine, Australia, Burkina Faso, Spagna, Messico, Cile, Colombia, Honduras, Repubblica Ceca, Portogallo, Romania, Polonia, Costa Rica, Egitto e Slovacchia.

(fonte: Veneto Agricoltura Europa)

OGM: la Commissione Europea dà il via libera alla patata Amflora. Il ministro Zaia contrario, plauso di Confagricoltura, Greenpeace lancia allarme

foto Ministero Politiche agricole alimentari e forestali

“La decisione  presa dalla Commissione europea di concedere l’autorizzazione alla coltivazione di una patata geneticamente modificata ci vede contrari. Il fatto di rompere una consuetudine prudenziale che veniva rispettata dal 1998 è un atto che rischia di modificare profondamente il settore primario europeo.” Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia commenta la decisione presa dalla Commissione Europea di autorizzare la produzione della patata OGM Amflora di proprietà della BASF.

Sovranità degli Stati membri prima di tutto. “Non solo non ci riconosciamo in questa decisione – commenta il Ministro – ma ci teniamo a ribadire che non permetteremo che questo metta in dubbio la sovranità degli Stati membri in tale materia. Da parte nostra proseguiremo nella politica di difesa e salvaguardia dell’agricoltura tradizionale e della salute dei cittadini. Non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall’alto, comprometta la nostra agricoltura. Per questo valuteremo la possibilità di promuovere un fronte comune di tutti i Paesi che vorranno unirsi a noi nella difesa della salute dei cittadini e delle agricolture identitarie europee.”

Possibile referendum per sapere cosa l’Italia vuole. Zaia si dice poi soddisfatto “della comune levata di scudi avvenuta in Italia in seguito alla decisione della Commissione Europea di autorizzare la coltivazione di un nuovo prodotto OGM interrompendo una cautela che durava da più di dieci anni.” E dichiara: “A mali estremi, estremi rimedi. Credo che si potrebbe ragionare attorno alla possibilità di un referendum popolare, che su questo argomento sgombri ogni campo a proposito di ciò che in Italia si vuole davvero attorno al sistema agroalimentare nazionale.”

Solo per uso industriale? “Non e’ previsto alcun utilizzo alimentare”, ha precisato Peter Eckes, direttore della sezione fitosanitaria dell’azienda chimica “Basf”, il gruppo tedesco che ha sviluppato la patata OGM. La patata transgenica contiene infatti solo amilopectina pura, uno dei componenti dell’amido, e verrebbe quindi utilizzata per la produzione di carta, calcestruzzo e adesivi. Di rimando, il Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia afferma che “non è vero che questa coltivazione sarà destinata solo ad usi industriali, visto che verrà utilizzata anche per i mangimi animali. E questo significherebbe introdurre nella nostra catena alimentare gli organismi geneticamente modificati”.

Confagricoltura: da anni i mangimi per gli allevamenti contengono vegetali transgenici. “In Italia si può essere contrari agli Ogm, ma optare per la realtà modificata. Da anni i mangimi destinati agli allevamenti da cui nascono le nostre migliori produzioni alimentari contengono vegetali transgenici e finora pare che nessuno se ne sia accorto”. Così Confagricoltura replica all’allarmismo sul via libera europeo alla coltivazione della patata biotech “Amflora” e avverte: “L’agricoltura italiana è delusa di veder cavalcare a scopi anche elettorali un argomento importante come quello degli organismi geneticamente migliorati. La gran parte di commenti e dichiarazioni negative registrate a proposito della patata Amflora prescindono purtroppo da basi scientifiche e dal principio di libera scelta degli imprenditori agricoli. Occorre ricordare agli oltranzisti anti-Ogm che da tempo gli organismi biotech sono componente essenziale della dieta quotidiana praticamente in tutti gli allevamenti nazionali, compresi quelli delle filiere simbolo del made in Italy, dal Parmigiano al prosciutto San Daniele”. In materia economica gli Ogm potrebbero aiutare, anche in Italia, numerosi comparti produttivi in crisi: per il mais, ad esempio, il valore aggiunto può toccare circa 280 milioni di euro l’anno. “E’ demagogico e semplicistico – conclude Confagricoltura – gridare no quando in gioco c’è la sopravvivenza di un settore dell’economia nazionale che lo scorso anno ha registrato perdite economiche doppie della media europea”.

Allarme Greenpeace. La patata Ogm della Basf autorizzata dalla Commissione europea e conosciuta con il nome di Amflora contiene un gene che conferisce la resistenza ad alcuni antibiotici“. A lanciare l’allarme e’ Federica Ferrario, responsabile della campagna Ogm di Greenpeace Italia, che aggiunge: “L’Organizzazione mondiale della sanita‘ e l’Agenzia europea per i medicinali (Emea), hanno gia’ messo in guardia sull’ “importanza critica” degli antibiotici colpiti dall’Amflora (kanamicina e neomicina). L’immissione in ambiente di questa patata della Basf potrebbe scatenare una resistenza batterica verso medicinali salva vita, compresi i farmaci utilizzati anche per il trattamento della tubercolosi.

(fonte: Ministero Politiche agricole e forestali/Confagricoltura/Asca/Greenpeace Italia)

OGM, le posizioni pro e contro

C’è chi dice sì, c’è chi dice no. La possibile introduzione degli OGM anche nell’agricoltura italiana fa discutere. Ecco una raccolta di pareri/posizioni apparse di recente sull’argomento.

L’opinione del Ministro italiano e del Presidente della Commissione Europea. “Penso che la posizione espressa in materia di Ogm dal Presidente Barroso sia condivisibile perché ispirata a un buonsenso e a una prudenza non ideologici. Riconoscere il principio del diritto irrinunciabile per ciascuno Stato di decidere in autonomia, anche sulla base di pareri scientifici, se coltivare o meno gli organismi geneticamente modificati sul proprio territorio mi sembra un orientamento ineccepibile”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha commentato le dichiarazioni rilasciate da Bruxelles, in base alle quali il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, ha proposto di elaborare un nuovo sistema di autorizzazione comunitario, fondato su pareri scientifici, che lasci liberi gli Stati membri di decidere se coltivare o no gli Ogm. Il commissario Ue alla Sanità John Dalli, ha avuto mandato dal Presidente Barroso di seguire il dossier sugli Ogm. “In questo modo il Presidente dimostra una sensibilità verso la volontà dei cittadini di ciascuno Stato che gli fa onore. Le parole ‘non voglio imporre’ credo che siano esattamente quelle che ogni cittadino consumatore d’Europa si aspetta di sentire dalle istituzioni nazionali e comunitarie”.

Scienza. Tra i gruppi a favore ci sono numerose associazioni di ricercatori: in tema di coesistenza tra coltivazioni GM e convenzionali, 19 Società Scientifiche Italiane e 2 Accademie Nazionali hanno rilasciato nel 2006 un documento congiunto in cui sottolineano che, sulla base della letteratura scientifica disponibile, le piante transgeniche non differiscono dalle varietà convenzionali nel loro comportamento in campo, e i criteri esistenti per la coesistenza delle diverse varietà convenzionali possono costituire il modello per stabilire analoghi criteri per le varietà transgeniche. Le pratiche agricole già oggi disponibili consentirebbero quindi di rispettare la soglia dello 0,9% di presenza accidentale di OGM in prodotti non-OGM, imposta dal Regolamento CE 1830/2003, senza un significativo impatto in termini di costi di gestione per gli agricoltori italiani. Sul rapporto tra OGM e sicurezza alimentare un documento del 2004, anch’esso firmato da 14 Società Scientifiche italiane e l’Accademia dei Lincei, sottolinea come si debba “concentrare l’analisi non sulla tecnologia con cui vengono prodotte le piante GM, ma sui caratteri genetici inseriti, seguendo un approccio caso per caso“. Si dovrebbe quindi, secondo questi ricercatori, abbandonare l’approccio critico verso gli OGM intesi nel loro insieme “a favore di un consenso razionale perché informato sul processo e sui prodotti derivanti”.  Si vorrebbe quindi portare la normativa verso una maggiore attenzione al prodotto ottenuto invece che al processo utilizzato, di modo da non discriminare le varietà ottenute con la tecnica del DNA ricombinante piuttosto che con tecniche di incrocio tradizionale.

Ambientalisti. Questi ritengono che la modificazione genetica diretta “snaturizzi” l’organismo modificato, con conseguenze imprevedibili per l’ambiente e la salute. Ritengono inoltre che il flusso genico verso le specie agrarie o selvatiche di transgeni sia un processo irreversibile che andrà a contaminare in modo irreparabile la biodiversità presente sul pianeta. La Federazione Italiana Agricoltura Biologica ritiene che sia impossibile la coesistenza tra colture biologiche ed OGM per il forte e irreparabile rischio di contaminazione tra le diverse colture e i costi molto elevati da sostenere per una separazione efficace.

Le associazioni di categoria a favore. Posizione possibilista per Confagricoltura e Futuragra che sottolineano il fatto che oggi la pressoché totalità dei mangimi sul mercato italiano recano la dicitura “contiene OGM”. Si domandano dunque perché, se si possono usare, non si possano anche coltivare e comunque invocano il principio di libera scelta. A ciò i sostenitori aggiungono che taluni OGM aiuterebbero a contenere i quantitativi di alcune classi di micotossine, quali ad esempio le fumonisine, per le quali l’Italia risulta ben al di sopra delle soglie in discussione a Bruxelles (4.000 ppb contro le 30.000 della media italiana). Tali composti sono oggi sotto osservazione per il loro potenziale teratogeno. Questi agricoltori reclamano dunque il loro diritto a compiere autonomamente le proprie scelte economiche e vorrebbero, non esistendo dati che correlino gli OGM a pericoli per la salute e per l’ambiente, poter decidere se coltivarli o meno sui loro terreni, valutando di volta in volta cosa coltivare o meno.

E quelle sfavorevoli. Contrarie Cia e Coldiretti, quest’ultima ha peraltro promosso, insieme a numerose altre associazioni nazionali e locali, presso i comuni e le province l’approvazione di una delibera che dichiari il territorio come “libero da OGM”. Tale atto, pur essendo di scarso valore applicativo sia da un punto di vista legale che da un punto di vista pratico (la delibera vieterebbe non solo l’uso di OGM da parte di agricoltori e allevatori, ma anche il solo transito di materiale OGM sul territorio e, in taluni casi, anche la vendita nei supermercati, nonostante non siano previsti strumenti di controllo) ha comunque un forte valore politico avendo raccolto le adesioni da più di 2300 comuni italiani.

Cosa succede in Europa e negli States. Per essere coltivate sul terreno dell’Unione, le varietà transgeniche devono prima essere valutate dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare e ricevere l’approvazione della Commissione europea. Spetta poi ad ogni singolo Stato decidere se e cosa coltivare, una volta stabilita la distanza minima dalle altre piantagioni non Ogm, necessaria per evitare le contaminazioni. La Ue, infatti, tutela la libertà di scelta, ovvero il diritto dei cittadini di poter scegliere cibo non transgenico. FRANCIA La legge consente le coltivazioni geneticamente modificate dal giugno del 2008. Prevede una distanza minima di 50 metri tra campi Ogm e non, e un risarcimento per eventuali contaminazioni. Oggi non sono presenti coltivazioni transgeniche. GERMANIA Favorevole, ma cauta. La legge prevede una distanza minima di 150 metri dalle piantagioni convenzionali di mais e 300 da quelle biologiche, oltre all’obbligo di informare le aziende adiacenti, e di far firmare loro consenso scritto se si trovano a distanze inferiori ai limiti di coesistenza. AUSTRIA La normativa è molto severa e mira a proteggere le coltivazioni tradizionali. È previsto un risarcimento per “gravi effetti avversi” derivanti dalle coltivazioni Ogm. SPAGNA Mais Ogm è coltivato dal 1998 senza alcuna regolamentazione sulla coesistenza. Tutta la produzione è destinata ai mangimi per animali. GRAN BRETAGNA Le piantagioni Ogm non sono considerate pericolose, ma si preferisce valutare caso per caso. Si coltivano dal 1993 a scopo di ricerca, ma i prodotti non sono mai stati commercializzati. USA Una volta che una coltura Ogm è approvata dai tre organi deputati, lo United States Department of Agriculture, l’Environmental Protection Agency e la Food and Drug Administration, può essere fatta crescere liberamente in qualsiasi Stato. Vanno rispettate distanze minime per evitare la contaminazione.

(fonti: Ministero Politiche agricole alimentari e forestali/Wikipedia/L’Espresso)