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17-18 maggio, a Torri del Benaco (Verona) c’è la Festa dell’olio

Il 17 e 18 maggio a Torri del Benaco, sulla sponda veronese del lago di Garda, è di scena l’edizione di primavera della Festa dell’olio, organizzata dal Comune di Torri del Benaco in collaborazione con Slow Food del Veneto.

La giornata di sabato 17 maggio sarà dedicata all’approfondimento tecnico per gli olivicoltori, mentre domenica 18 maggio il porticciolo della cittadina rivierasca ospiterà una mostra mercato di alcuni dei migliori produttori di olio extravergine di oliva del Veneto, della Lombardia e del Trentino, oltre a laboratori di degustazione e lezioni di cucina. “È un passo importante verso la valorizzazione dei prodotti tipici dell’agricoltura e della gastronomia di Torri del Benaco, che viaggia in parallelo con il recente riconoscimento della nostra De.Co., la denominazione comunale” dice il sindaco Stefano Nicotra.

La rassegna si apre sabato 17 maggio, alle ore 10.30, presso l’auditorium della chiesa romanica di San Giovanni con la tavola rotonda dal titolo “Quale olivicoltura al servizio dell’ambiente?”. I relatori saranno Francesca Baldereschi, curatrice della “Guida agli Extravergini” di Slow Food, e i coordinatori regionali della guida per il Trentino, la Lombardia e il Veneto, Meri Ruggeri, Marco Antonucci e Mauro Pasquali. Al termine dell’incontro saranno premiati i produttori oleari delle tre regioni che abbiano ricevuto premi speciali da parte della guida. L’ingresso è libero.

Domenica 18 maggio, dalle 10.30 alle 18.30, la manifestazione si sposta nella piazzetta del porto di Torri del Benaco, presso la quale saranno allestiti gli stand di una ventina di produttori veneti, lombardi e trentini di oli di eccellenza, selezionati da Slow Food, che porteranno in assaggio anche altri prodotti agroalimentari di qualità, come vini, mieli e confetture. Accanto a loro, i produttori dei presìdi Slow Food del formaggio Monte Veronese di malga e del riso di Grumolo delle Abbadesse. Sempre sul molo, nell’area della Vela degli Olivi, Slow Food proporrà alcuni laboratori del gusto dedicati agli extravergini, che si alterneranno con i cooking show del cuoco torresano Isidoro Consolini, già stella Michelin, autore del volume “Olio: forme e aromi”. Saranno inoltre in degustazione alcuni prodotti tipici del lago di Garda e del monte Baldo abbinati con l’olio extravergine prodotto a Torri del Benaco.

Nella stessa giornata di domenica 18 maggio, in occasione della Giornata internazionale dei Musei, sarà possibile visitare gratuitamente il Museo del Castello Scaligero di Torri del Benaco, recentemente riaperto al pubblico dopo la pausa invernale, e in particolare la sua ricca collezione di frantoi antichi e di strumenti dell’olivicoltura tradizionale. In caso di pioggia, anche la mostra mercato e i laboratori di gastronomia si terranno nelle sale del Castello Scaligero.

Altra apertura eccezionale, domenica 18 maggio dalle ore 14.30 alle 17.30, è quella del piccolo frantoio settecentesco della contrada di Crero, con visita guidata da parte degli animatori del Ctg El Vissinel. Sempre a Crero, sarà possibile visitare un oliveto che contiene olivi plurisecolari della varietà autoctona Drizzar e delle ormai quasi estinte cultivar Trép, Fòrt, Ràsa e Favaróla. Alle 15.30, musica tra gli olivi di fronte alla chiesetta di San Siro. In entrambe le giornate, infine, i ristoranti e gli hotel di Torri del Benaco e delle frazioni di Albisano e Pai proporranno ai visitatori piatti tipici a base di olio extravergine di oliva.

Fonte: servizio stampa Festa dell’Olio di Torri del Benaco

A.A.A. Cercansi nuovo gestore dell’oliveto storico delle Grotte di Catullo a Sirmione (Brescia), domande entro il 31 ottobre

Le Grotte di Catullo a Sirmione (Brescia) cercano un partner d’eccezione per gestire il loro storico uliveto. Chi ha passione per l’olio ed esperienza nel settore, può partecipare alla consultazione e far parte di un progetto che unisce storia, natura e gusto. La Direzione regionale Musei nazionali Lombardia – l’istituto del Ministero della Cultura che coordina e gestisce diversi musei statali sul territorio lombardo fra cui le Grotte di Catullo e il Museo archeologico di Sirmione – intende affidare in concessione l’Oliveto storico che si trova all’interno dell’area archeologica delle Grotte.

Nel sito bresciano, olivi centenari

Le origini dell’Oliveto storico – che conta oggi circa 1.470 piante – risalgono al Cinquecento, ma la tradizione olivicola sirmionese è ben più antica e risale almeno all’epoca romana. “Proprio in considerazione dello straordinario valore culturale, storico e paesaggistico dell’Oliveto, che conta al suo interno alberi centenari, abbiamo voluto effettuare – prima dell’avvio della procedura di gara per l’affidamento in concessione – una consultazione preliminare, invitando chi già lavora nel settore a manifestare il proprio interesse o a sottoporre suggerimenti o soluzioni migliorative”, spiega Rosario Maria Anzalone, dal maggio scorso a capo della Direzione regionale Musei Lombardia. La tradizione olivicola nella zona di Sirmione è – letteralmente – millenaria: grazie al ritrovamento di manufatti legati alla produzione olearia locale, si ritiene che già in età romana nel territorio sirmionese si praticasse la coltivazione dell’olivo. Non si trattava probabilmente di una grandissima produzione, ma certo più che sufficiente per il fabbisogno locale. Conferme della presenza di oliveti a Sirmione nell’antichità arrivano anche dai ritrovamenti effettuati all’interno dell’area archeologica: fra i frammenti di intonaco dipinto, recuperati in abbondanza negli scavi del secolo scorso, si riconoscono chiaramente raffigurazioni di olivi mossi dal vento su fondo azzurro, che ci rimandano inevitabilmente alle piante che abbellivano i giardini della villa con lo sfondo del lago. Oggi l’oliveto delle Grotte di Catullo comprende alberi, distribuiti in tre zone principali all’interno dell’area archeologica. Le piante furono tramandate di famiglia in famiglia fino all’esproprio dei terreni da parte dello Stato (1947), e la successiva apertura al pubblico dell’area archeologica. Fino a quel momento, infatti, le famiglie possedevano degli appezzamenti di terreno all’interno dell’area archeologica e coltivavano, oltre agli ulivi, il grano. Gli abitanti della generazione degli anni Trenta del secolo scorso ricordano ancora di quando accompagnavano i genitori alla raccolta delle olive nel terreno, allora non cintato, delle Grotte per poi portare le olive con le barche fino a Malcesine, Toscolano o Fasano, dove c’erano i frantoi. Negli ultimi anni, grazie alle cure prestate su impulso della Direzione regionale Musei nazionali Lombardia, l’oliveto è tornato a produrre olive (circa 5.000 Kg all’anno) da cui viene estratto un olio extra vergine di grande qualità (circa 600 l annui).  

Consultazione preliminare

L’invito a partecipare alla consultazione preliminare di mercato indetta dalla Direzione regionale è esteso a tutti gli operatori economici attivi nel settore di riferimento e alle loro associazioni di categoria purché in possesso dei requisiti speciali minimi di idoneità professionale e di capacità tecnica professionale. L’avviso, con tutte le informazioni e indicazioni sulle modalità di partecipazione è pubblicato sul sito della Direzione regionale. Il termine di partecipazione è fissato per le ore 12:00 di giovedì 31 ottobre 2024.

Fonte: Servizio stampa Direzione regionale Musei Lombardia

Campagna olearia 2023: buona la qualità, ma la quantità non è ai livelli delle annate migliori

carico di olive

“Per certi aspetti il 2023 è stato migliore dell’anno scorso, segnato dalla siccità che aveva causato una forte cascola. La situazione, tuttavia, è disomogenea anche negli stessi areali: ci sono state aziende agricole che hanno portato a casa una buona produzione, mentre altre non hanno prodotto nulla o quasi. Diciamo che, in media, il bilancio dovrebbe assestarsi su una percentuale del 50-60% di raccolto rispetto al 45% del 2022. Ringraziamo le piogge, che hanno favorito la buona qualità delle olive, anche se ci sono stati danni consistenti da grandine, soprattutto in aprile, che hanno colpito ampie fasce della Pedemontana veneta: dal Garda a Vittorio Veneto, passando per i Colli Euganei. D’altra parte, la situazione climatica è questa e dobbiamo abituarci, se pensiamo che negli ultimi cinque anni c’è stata solo una stagione che si è salvata pienamente senza soffrire gelo, grandine o siccità. L’olio veneto, comunque, è di altissima qualità grazie all’impegno forte dei produttori. Chiediamo però più attenzione sulla ricerca e sulla promozione, per diffondere una cultura sul prodotto olio esattamente come si fa con il vino”, afferma Leonardo Granata, presidente degli olivicoltori di Confagricoltura Veneto e produttore dei Colli Euganei, nel commentare la produzione olearia veneta 2023.

Le azioni in atto. La Regione Veneto ha convocato un tavolo tematico sull’olio per affrontare le principali criticità. “Bisogna riconoscere che l’ente regionale ha riportato l’attenzione sull’olivicoltura – sottolinea Granata -. Penso anche a Veneto Agricoltura, che ha finanziato un progetto dedicato ad alcuni aspetti dell’oliveto, in modo particolare a fioritura, allegagione e cascola. È partito un monitoraggio su oliveti campione tra Garda, Valpolicella, Colli Euganei e Alta Trevigiana per capire quali interventi fare, a livello di concimazioni, per mitigare fenomeni come quello della cascola. Segnalo anche che l’Università di Verona sta studiando i problemi causati a chiome e cortecce da insetti come l’euzophera. Importanti segnali di interesse verso l’universo oleario, che però ci auguriamo siamo solo il primo passo di un percorso costante e duraturo, perché fare il produttore di olive oggi è sempre più difficile tra manodopera, aumento dei costi di produzione dal frantoio agli imballaggi e norme a livello nazionale ed europeo che ci tagliano le gambe. Vedi etichettatura e divieto di fitofarmaci utili per combattere la mosca olearia”.

Nel settore c’è preoccupazione per il calo dei consumi, che secondo i dati recenti della Commissione Ue è stato nel 2023 del 18%, causato dall’inflazione. L’aumento dei prezzi dell’olio sugli scaffali non aiuta. “Serve un’adeguata campagna di promozione a livello istituzionale che faccia capire il valore della catena olivicola italiana – osserva Alessandra di Canossa, presidente di settore di Confagricoltura Verona e produttrice sul lago di Garda -, dal più modesto olio d’oliva ai prodotti di alta gamma, ma anche quanto i produttori, a partire da quelli più piccoli, siano importanti per i paesaggi magnifici che attraggono il turismo di tutto il mondo. Pensiamo alla bellezza degli uliveti sulla riviera gardesana o sui Colli Euganei, garantita dal lavoro di manutenzione e cura degli agricoltori. Bellezza dei paesaggi e qualità sono i nostri segni distintivi, sui quali occorre fare cultura per far capire al consumatore che, come con il vino, anche per l’olio è cosa saggia e salutare scegliere prodotti di qualità, locali, spendendo il giusto prezzo. Da parte nostra, dobbiamo invogliare gli olivicoltori a continuare a produrre olio di qualità, selezionando bene le olive, affinché sia sempre più ricercato e apprezzato dal mercato.

Secondo i dati 2022 di Veneto Agricoltura, la superficie a olivi in produzione in Veneto è di 5.142 ettari, in lieve calo rispetto al 2021 (-0,8%). Circa il 70% delle piante è situato in provincia di Verona (3.565 ettari), seguita da Treviso (563 ettari) e Padova (440 ettari). La produzione 2022 è stata di 14.761 tonnellate.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Sol&agrifood e B/open, l’agroalimentare di qualità tra olio evo, bio, birre e sidri protagonista a Verona Fiere dal 2 al 5 aprile in contemporanea a Vinitaly

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Con 300 espositori provenienti anche dall’estero, Sol&Agrifood si conferma punto di riferimento internazionale per l’agroalimentare di qualità, per i comparti dell’olio extravergine di oliva, della birra artigianale e, new entry della 27ª edizione (Verona, 2-5 aprile) in contemporanea con Vinitaly, anche dei sidri. Ulteriore novità la compresenza di B/Open, rassegna b2b dedicata al biologico. Nel Padiglione C saranno presenti espositori in rappresentanza di tutte le regioni italiane; le collettive più numerose da Sicilia, Calabria, Abruzzo, Marche, Basilicata, Lazio, Umbria (Assoprol). Molto qualificata anche la partecipazione di aziende guidate da Italia Olivicola del CNO e dalla Confederazione italiana agricoltori (CIA); presenti anche aziende estere da Spagna, Turchia e Albania.

Inaugurazione. Come da tradizione, il convegno inaugurale si svolge nel secondo giorno della rassegna (3 aprile, ore 11,30 – Area Talk del padiglione Sol&Agrifood) e sarà incentrato sul tema “La sostenibilità è un costo o un’opportunità di business per le aziende agroalimentari?”. Sul concetto di sostenibilità la Commissione europea sta lavorando a un progetto di regolamento che ne disciplini l’utilizzo del termine, affiancandolo a un preciso disciplinare. Il sistema agroalimentare italiano è pronto a raccogliere la sfida? Ne parleranno Roberto Berutti (Commissione europea), Eugenio Puddu e Francesca Tognetti di Deloitte Italia, Gennaro Sicolo, vicepresidente Cia e presidente Italia Olivicola, Nicola Bertinelli, presidente Consorzio Parmigiano Reggiano. Le conclusioni saranno affidate all’On. Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare (invitato).

La birra artigianale, per essere pienamente apprezzata in tutte le sue favolose sfaccettature, va presentata e spiegata da professionisti che abbiano sia conoscenze tecniche vaste che una forte empatia nei confronti dei propri interlocutori. In questi ultimi anni, moltissimi gestori e addetti ai lavori operanti in contesti specializzati quali pub, ristoranti, birrerie e pizzerie a tema brassicolo hanno sostenuto e supportato il movimento birrario artigianale italiano con le loro capacità di diffusione culturale. 101 attività sparse in tutta Italia non sono solo alfieri per la commercializzazione di birra di qualità, ma anche luoghi ove si fa diffusione della “cultura brassicola“. “La “carica dei 101 ristoranti e pub: gli ambasciatori italiani della cultura birraria e del territorio” è il tema della tavola rotonda (3 aprile – Area Talk, Padiglione Sol&Agrifood – ore 16). Interverranno Natascia Tion, managing director di Ales&Co, Roberto Aliati, direttore commerciale di Aliati&Pedrazzini, Carlo Vischi, advisor specializzato in food&beverage, Carlo Schizzerotto, direttore generale del Consorzio Birra Italiana, Mauro Pellegrini, presidente di Unione Italiana Degustatori Birre (IDB). Modera: Lorenzo Dabove, in arte Kuaska.

Olivicoltura di montagna. Se da un lato l’olivicoltura si sta specializzando, in molte regioni italiane, è concentrata in aree marginali, in collina o in montagna. È un’olivicoltura che nasce dal passato, patrimonio storico, paesaggistico e ambientale che, purtroppo è in progressivo abbandono. Tanti i problemi, a partire dal frazionamento degli oliveti, per passare all’età avanzata degli olivicoltori, fino a costi di produzione sempre più insostenibili. Decine di migliaia di ettari destinati, in caso di abbandono, al rimboschimento. Occorre allora capire quale è e potrebbe essere il ruolo dell’olivicoltura di collina e montagna in Italia, a partire da una dimensione economica che eviti lo spopolamento e l’abbandono. Serve un’idea che dia dignità all’impresa olivicola, senza relegarla al semplice ruolo di custode del passato. “Far rinascere l’olivicoltura di collina e montagna: sogno o realtà?”, il tema dell’incontro (Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood, 4 aprile, ore 15.00), al quale parteciperanno Marco Viola, presidente Assoprol Umbria, Raffaele Amore, presidente Consorzio Igp Campania, Pietro Di Paolo, Coop Larentana (Abruzzo), Giosuè Catania, presidente Consorzio Monte Etna. Le conclusioni saranno di Sebastiano Forestale, della Direzione generale delle politiche internazionali e dell’Unione europea. Modera: Alberto Grimelli

B/Open. Il mercato degli alimenti biologici ha raggiunto i 260 miliardi di dollari nel 2022 e in Italia vale 4,4 miliardi di euro dei quali quasi 3 di export (fonte: Nomisma). Iper e supermercati coprono la maggior parte delle vendite con 1,4 miliardi di euro a luglio 2022. Al secondo posto per dimensioni i discount, con vendite pari a 272 milioni, in crescita del +14% rispetto all’anno precedente. Al terzo posto i liberi servizi con vendite per 159 milioni di euro. L’e.commerce continua a crescere e fa segnare vendite che raggiungono i 78 milioni di euro (dati IQ Nielsen). Nel complesso, nel nostro Paese il comparto bio tiene meglio del convenzionale che, nel periodo gennaio-maggio 2022, ha fatto segnare una flessione delle vendite del 2,9% contro lo 0,4% del biologico. In valore, il cibo convenzionale perde l’1,9% mentre il bio cresce del 2,3%. Da questi numeri parte la tavola rotonda sul tema “La crescita del biologico e i consumi fuori casa: sinergie per la sostenibilità” (4 aprile – Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood – ore 11.30). Moderato da Lorenzo Tosi, questo incontro si aprirà con un focus sulle dimensioni del settore nel 2022: il presidente di Assocertbio (Associazione degli Organismi di Certificazione del Biologico) Riccardo Cozzo, presenterà una recente indagine di scenario quantitativa, Riccardo Uleri, di Longino&Cardenal, offrirà una visuale reale dei trend del settore per trovare nuove chiavi di aggancio. Valentina Quattro, di ‘TheFork’, illustrerà i risultati di una recente indagine sulla sostenibilità svolta su più di 1000 utenti e ristoranti. Al Sottosegretario del Masaf, l’On. Luigi D’Eramo, il compito di delineare la politica per raggiungere gli obiettivi della “Farm To Fork”.

Artigianato alimentare e sostenibilità. La sostenibilità declinata tra ambiente, economia, sociale e culturale. Corollari che descrivono la necessità di conservare nella vita comune, non solo come testimonianza nei musei, il saper fare maturato in millenni di conoscenze e valori. Qui sta il ruolo dell’artigiano, già di per sé molto legato al territorio quindi garanzia di rispetto per l’ambiente e di presidio sociale ed economico, soprattutto in un paese baricentro della creatività mondiale come l’Italia. L’artigianato non è solo manualità, ma anche un continuo esercizio mentale perché la creatività dell’uomo resti sempre al centro della sua presenza attiva sul pianeta con la capacità di gestire l’intelligenza artificiale non di esserne gestito. Su queste premesse, si svilupperà la tavola rotonda sul tema “Il ruolo fondamentale dell’artigiano alimentare per la sostenibilità” (Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood – 5 aprile, ore 11.30). Parteciperanno Francesca Petrini, CNA, Roberto Bava, già presidente della Compagnia del Cioccolato, Walter Massa, artigiano del vino e contadino, Giampaolo Sodano, presidente dell’Associazione dei Mastri Oleari e Massimo Spigaroli, norcino, patron dell’Antica Corte Pallavicina. Modera: Guido Stecchi, presidente dell’Accademia delle 5T.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere

Produzione olive in Veneto, previste perdite del 30 per cento per la siccità, olio di qualità, probabile aumento di 50 centesimi al litro per il “caro-bollette”

Olive pronte per la raccolta

È partita la raccolta delle olive in buona parte del Veneto, dai Colli Euganei, nel Padovano, alla provincia di Verona. Dalle prime impressioni l’annata 2022 si profila decisamente migliore rispetto allo scorso anno, quando le condizioni atmosferiche avverse causarono la perdita quasi totale della produzione. Si prevede comunque un calo del 30-40 per cento a causa della siccità, con un olio però strutturalmente importante. “Il caldo siccitoso ha inciso molto – sottolinea Leonardo Granata, presidente degli olivicoltori di Confagricoltura Veneto -, anche se le perdite saranno più o meno alte a seconda delle zone e dell’irrigazione, e quindi avremo un andamento a macchia di leopardo. Quest’anno non abbiamo, però, subito le gelate primaverili dello scorso anno e quindi, complessivamente, sarà un’annata buona, anche se lontana da quelle eccezionali del 2020 e del 2018. Dalle prime moliture l’olio, proprio in conseguenza della scarsità d’acqua, appare molto forte, strutturato, aromatico e con alto contenuto di polifenoli. Ci sarà un effetto sul prezzo di vendita dovuto al caro-bollette, ma anche al rincaro di materiali come bottiglie, latte, cartoni. Si prevede un ritocco all’insù di almeno 50 centesimi al litro”.

Dopo l’annata boom del 2020, l’ultima è stata di scarica, con una resa crollata del 90%. In aumento, invece, la superficie coltivata a olivi in Veneto: secondo i dati 2021 di Veneto Agricoltura, la superficie totale è di 5.412 ettari (+1,4%), con quasi il 70% degli oliveti localizzato in provincia di Verona (3.568 ettari), seguita da Treviso , Vicenza e Padova. Nel 2021 la quantità raccolta si è fermata a 24.800 quintali: una cifra ben lontana dai 220.000 quintali del 2018 e dai 246.400 del 2020.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

All’Esao Awards 2021/22, indetto dalla Scuola Superiore dell’Olio d’Oliva di Spagna, trionfano gli oli d’oliva extravergine italiani 

olio

La Scuola Superiore dell’Olio d’Oliva di Spagna, con sede a Madrid, ha annunciato i risultati della sesta edizione dell’ESAO Awards 2021 – 2022, premio da loro organizzato con l’obiettivo di cercare e riconoscere i migliori EVOO internazionali. Al concorso, suddiviso in sei categorie, hanno partecipato più di 190 oli provenienti da sette diversi Paesi, tra cooperative e produttori e imbottigliatori. Ebbene, sul podio, sono saliti due oli extravergine d’oliva italiani, il San Giuliano Cuor d’Olivo Fruttato (varietà bosana e coratina), dell’azienda Domenico Manca Spa – Oleificio San Giuliano, che è stato riconosciuto come il miglior Olio Extravergine di Oliva del premio e, nella categoria Best International EVOO ,si è aggiudicata il secondo posto l’azienda agricola Andrea Piero Brunotti con l‘extravergine Brunotti Biologico l’Olivaggio olio d’oliva. Il terzo posto è andato allo spagnolo EVOO “La Quinta Esencia” (varietà picual).

I vincitori della categoria “Best EVOO from Italy”.  Il San Giuliano Cuor d’Olivo Fruttato di Domenico Manca S.P.A – Oleificio San Giuliano è un olio extravergine di oliva a base delle varietà bosana e coratina, prodotto ad Alghero (Sassari), i suoi profumi ricordano gli agrumi, le erbe aromatiche e le foglie di olivo. L’azienda, fondata più di 100 anni fa, ha un uliveto di 167.495 piante di ulivo e una lunga storia alle spalle. Brunotti Biologico l’Olivaggio dell’azienda agricola Andrea Piero Brunotti ha un fruttato medio ed è di produzione biologica. Nata alla fine del 18° secolo, si trova a Canino, in provincia di Viterbo. Gran Riserva dell’Accademia Olearia Srl: questa produzione, dai profumi che ricordano la mela e il pomodoro, è originaria di Alghero (Sassari) ed è realizzata con olive raccolte con metodi semimeccanici. Completano la categoria come finalisti i DOP Sardegna di Accademia Olearia SRL e San Giuliano Monocultivar Bosana di Domenico Manca S.P.A – Oleificio San Giuliano.

A proposito di ESAO. La Scuola Superiore dell’Olio d’Oliva di Spagna è una scuola pionieristica nella formazione online sull’olio d’oliva ed è stata la prima scuola spagnola specializzata nel settore olivicolo. “Gli ESAO Awards hanno visto la partecipazione di oli principalmente dalla Spagna, ma anche da altri paesi produttori come Italia, Portogallo, Grecia, Turchia o Marocco”, affermano dall’organizzazione.” Gli EVOO italiani presentati a questa edizione degli ESAO Awards stanno sviluppando un lavoro straordinario, scommettendo sull’alta qualità. Faccio loro le mie più sincere congratulazioni”, afferma Susana Romera, direttore tecnico dell’ESAO e responsabile degli ESAO Awards. “La presenza degli EVOO italiani agli ESAO Awards è davvero notevole. Vogliamo congratularci con gli oli che fanno parte del podio italiano per la loro produzione di altissima qualità”, aggiungono dalla Scuola.  La Scuola ha fatto coincidere la delibera dei Premi con il lancio della Guida ESAO, dove i vincitori e i finalisti compariranno non solo degli ESAO Awards, ma anche dei premi Mario Solinas dell’International Olive Council e del Food Premi della Spagna del Ministero dell’Agricoltura, della Pesca e dell’Alimentazione. Come novità, quest’anno la guida si presenta in formato online e ad accesso libero. Include filtri per la ricerca in base alle varietà, ai premi ottenuti, ai certificati e altro. Vedi guida: info.esao.es/guia

Fonte: Servizio stampa Scuola Superiore dell’Olio d’Oliva di Spagna

 

 

2021, produzione quasi azzerata per l’olio extravergine d’oliva del Veneto

olio

Si profila un’annata fortemente negativa per l’olio di oliva extravergine del Veneto, che andrà a uguagliare il disastroso 2019 che segnò una perdita di prodotto di oltre il 90 per cento. Anche quest’anno le condizioni atmosferiche avverse hanno causato gravi danni alla produzione di olio nell’area del Veneto e della Lombardia, tanto che ci saranno produttori che non tireranno fuori le reti per la raccolta.

Cambiamenti climatici. “L’annata olearia 2021-2022 si profila con una produzione sostanzialmente azzerata – sottolinea Leonardo Granata, presidente degli olivicoltori di Confagricoltura Veneto. Le gelate dei primi giorni di aprile hanno provocato una fioritura ritardata, slittata al mese di giugno che è stato estremamente caldo e secco. A questo si sono aggiunte le grandinate estive, che hanno ulteriormente compromesso la produzione. I produttori delle zone interessate auspicano un intervento delle Regioni a tutela di una produzione che, specialmente in questi ultimi anni, a fronte di una qualità molto alta raggiunta dall’olivicoltura veneta, subisce ingenti danni”. Alessandra di Canossa, presidente di settore di Verona, provincia in cui si concentra la maggior parte degli oliveti (3.565 ettari su 5.142), indica come i cambiamenti climatici siano alla radice dell’infausto andamento. “È la seconda volta in tre anni che incassiamo un mancato raccolto – dice -, che non trova motivazione nella fisiologica alternanza di produzione che caratterizza l’olivo. I mutamenti del clima, che stanno pesantemente condizionando l’agricoltura, sono senz’altro tra i responsabili di queste annate disastrose, cui concorrono le nuove fitopatie dell’olivo, in larga parte causate da insetti come la cimice asiatica”.

Dopo un 2018 eccellente, coronato da un’abbondante produzione (220.000 quintali di olive in Veneto), nel 2019 le piante furono colpite dalle gelate nel pieno della fioritura e subirono altri danni a causa della mosca olearia e della cimice asiatica, con produzione quasi azzerata. L’anno scorso l’annata è stata buona, con raccolto quasi ai livelli del 2018 e rese produttive aumentate del 555 per cento rispetto all’anno precedente. In Veneto il 70% degli investimenti rimane localizzato a Verona, seguita da Vicenza, Treviso e Padova.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

De Castro: «La Pac conferma i 34 milioni per le associazioni olivicole italiane»

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Paolo De Castro

«La Pac, seconda voce di spesa dopo il Recovery Plan nel bilancio europeo, ha subito una riduzione complessiva dei fondi disponibili, ma siamo riusciti a confermare i 34 milioni di euro destinati alle associazioni italiane dell’olio di oliva». Questa la dichiarazione di Paolo De Castro, eurodeputato, coordinatore del Gruppo S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo, intervenuto alla quarta edizione degli Evoo Days, il forum per l’approfondimento e il networking della filiera dell’olio extravergine di qualità (5-6 luglio 2021 a Veronafiere).

«Il regolamento europeo sulle pratiche sleali – ha aggiunto – può essere molto utile anche al settore olio per riequilibrare i rapporti tra produttori e Gdo. Molti Paesi l’hanno già recepito nel loro ordinamento, in Italia si attende che i ministeri delle Politiche agricole e dello Sviluppo economico trovino un’intesa per la sua piena applicazione».

Daniele Salvagno

Ad ottobre 2021 edizione speciale Sol&Agrifood. «Anche quest’anno gli Evoo Days, evento promosso da Veronafiere-Sol&Agrifood, hanno offerto alla filiera oliviola-olearia qualificati approfondimenti con i migliori esperti e spunti di riflessione comune per sostenere le nuove sfide produttive e commerciali lanciate dal mercato – osserva Daniele Salvagno (nello foto sopra), consigliere di amministrazione di Veronafiere Spa –. Il prossimo appuntamento per il settore è la Special Edition di Sol&Agrifood, in programma dal 17 al 19 ottobre, prima occasione di incontro col mercato per le imprese del settore dopo la pandemia».

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

2020, annata eccellente per l’olio Veneto Dop

olive pronte per il frantoio

L’ultima annata olivicola-olearia veneta è stata definita da Daniele Salvagno, presidente del Consorzio di tutela olio Veneto Dop, “la migliore del secolo, assieme a quella del 2018, sia per qualità che per quantità”. Una produzione di altissimo valore, dunque, che segna la rinascita dell’olivicoltura regionale dopo la disastrosa annata del 2019.

La produzione. Nella video intervista fatta con Veneto Agricoltura, Salvagno ha messo in risalto le caratteristiche dell’olio veneto Do prodotto in Valpolicella (Vr), sui Monti Berici (Vi), sui Colli Euganei (Pd) e sulle colline della pedemontana trevigiana e vicentina da oltre 340 produttori per 48 aziende agricole certificate e 55 etichette. Complessivamente quest’anno sono stati prodotti 125.000 litri di Olio Veneto DOP, pari a 250.000 bottiglie commercializzate nel formato da mezzo litro in Italia e in numerosi Paesi stranieri. Il video-clip, online su tutti i canali Social di Veneto Agricoltura, è accompagnato da una sintetica scheda tecnica che inquadra il prodotto e il territorio di produzione.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Nel Veronese, olive, caldo e sole favoriscono la quantità. Ma la Dop interregionale del Garda lamenta nessun sostegno dalle 3 regioni coinvolte.

Olivi lago di Garda

Il caldo e il sole stanno favorendo le olive veronesi, che quest’anno stanno segnando una grande rimonta rispetto all’annata disastrosa del 2019. Il fenomeno della cascola è molto ridotto e i frutti abbondano sugli alberi, soprattutto nella zona del lago di Garda che è stata meno colpita in primavera da bombe d’acqua e vento.

Laura Turri

Raccoltà metà di ottobre. “Se la stagione proseguirà così contiamo di iniziare la raccolta alla metà di ottobre – sottolinea Laura Turri, presidente degli olivicoltori di Confagricoltura Verona e del Consorzio Olio Garda dop -. “Abbiamo avuto una fioritura ottima dalla metà di maggio, grazie alle giornate soleggiate che all’ulivo fanno molto bene. L’allegagione, cioè il passaggio dal fiore al frutto, è stata ottimale e perciò le piante sono cariche di olive. La cascola c’è stata, ma in percentuali minime che non hanno inciso sulle quantità. Gli olivi hanno, evidentemente, deciso di venirci incontro e di rimediare alle enormi perdite del 2019, quando l’olio Garda dop perse il 96 per cento della produzione”.

Regioni non sostengono il settore. Laura Turri esprime però rammarico per la mancanza attenzione degli enti regionali per il settore: “Nessuna delle tre Regioni cui fa capo il lago di Garda ha risposto alle nostre richieste di aiuto – dice – , quando al termine della scorsa stagione olearia abbiamo chiesto lo stato di calamità. Né, il Veneto, né la Lombardia, né la Provincia autonoma di Trento. Evidentemente non ci ritengono un settore importante come altri, ma dimenticano che l’olivicoltura è indispensabile per il paesaggio del lago di Garda, che si caratterizza proprio per queste piante sempre verdi, tra cui tante secolari, che sono uno dei punti di attrazione per il turista. Se noi olivicoltori abbandonassimo la coltura, l’ambiente risulterebbe impoverito e il territorio non sarebbe più così curato e in ordine com’è oggi. Auspichiamo perciò che gli amministratori diventino consapevoli dell’importanza del settore e ci sostengano nelle annate a reddito zero, come il 2019, nelle quali comunque le spese di potatura e manodopera rimangono immutate”.

Aromi. I produttori veronesi, che coltivano 3.560 ettari di superficie a olivo, incrociano le dita, sperando che il bilancio 2020 compensi le perdite dell’anno precedente. Oltre all’olio Garda dop, nel territorio scaligero si produce anche l’olio Veneto dop, che nel Veronese ha la sottozona Valpolicella coincidente con la zona di produzione del Valpolicella e dell’Amarone. L’olio gardesano è caratterizzato da un profumo di erba fresca, erbe aromatiche, fieno e carciofo, con un tipico retrogusto di mandorla. L’olio Veneto dop presenta sentori fruttati, di frutta secca e note speziate, con un retrogusto di mandorle e carciofo.