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Patata blu, delizia da Alta cucina, curiosa e ricca di antiossidanti

Mirco Migotto, giovane chef trevigiano, ristorante “Al Migò”, fa della patata blu una delle sue belle sorprese per gli ospiti di riguardo e per le grandi occasioni. E’ una curiosità che stupisce e che si fa ricordare per il gusto originale e diverso, molto forte.

La patata blu è una varietà storica proveniente dalle Ande peruviane. E’ definita una varietà primordiale e semiselvatica: un esempio di prodotto “biodiverso” che l’Alta cucina sta riscoprendo. Si caratterizza per il colore blu viola della buccia e della polpa. Della stessa tipologia sono le vitelotte francesi (si trovano in particolare nella zona della Piccardia) e le blu di San Gallo, coltivate nel cantone svizzero dei Grigioni, e di una zona del Trentino attorno a Margone (Valle dei Laghi).

Bassa resa. La patata blu, che fa parte della specie Solanum tuberosum, non va confusa con la “patata nera” o con la “patata violetta”, la cui polpa è gialla. Sul nero o sul violetto esse hanno solo la superficie. Nel trevigiano viene prodotta da Aurelio Codello, azienda di Moriago della Battaglia, un orticoltore che ama sperimentare coltivazioni originali, antiche e inconsuete. “E’ una patata – egli sottolinea – che mi ha sempre incuriosito. Sono stato felicissimo quando un amico francese, di Lione, me ne ha portato alcuni tuberi da seme. Li ho piantati e hanno dato ottime patate. Non si seminano per la resa o per reddito: sono patate che rendono poco e sono piuttosto piccole. In compenso però sono originali, diverse, ricchissime di antiossidanti. Sono sfiziose. Resistono alle malattie e alla siccità. Hanno un gusto molto forte, per cui non sempre sono apprezzate e accettate”.

Mirco Migotto

Versatile in cucina. “Sono comunque un prodotto interessante e che merita attenzione, è il commento di Sergio Tronchin, di OPO Veneto, organizzazione di produttori con sede centrale a Zero Branco (Treviso), che ha cominciato a trattare la patata blu e a commercializzarla: destinazione la grande ristorazione. In cucina è molto versatile: la si può presentare in tutte le versioni, lessa, fritta, al forno. Ma è il purè della patata blu che si presta a combinazioni o abbinamenti di grande effetto cromatico.

Piatto emozionale. Ne esibisce una splendida prova Valerio Chiarion del ristorante “Agli amici di Arquà Polesine” (Rovigo): un rotolo di baccalà arrostito, che rispecchia una ricetta ereditata dalla bisnonna, al quale viene appoggiato il purè blu. Un felice esempio di tradizione e di novità. Renato Maggiolo, gastronomo, OPO Veneto: “Una squisitezza, un piatto emozionante per gusto, per sapore, per colore, per bontà e soprattutto per leggerezza”. Piatto forte di Mirco Migotto è la crema di patate blu con musetto (cotechino), sgombro scottato e nuvola di cren (rafano). Il piatto si distingue per la varietà e la brillantezza dei colori, molto saporito, sorprendente. Sa tanto di tradizione, eppure si presenta molto creativo e fantasioso. Naturale e piacevolissimo. “E’ un piatto, commenta lo chef, simpatico e gustoso, che richiama i nostri gusti più genuini. Per questo è accolto sempre molto bene”.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Torna l’interesse per il cardo, ortaggio un po’ dimenticato

Ha una storia lunga e nobile il cardo, un ortaggio che per forma assomiglia al sedano e per gusto al carciofo. E’ ricco di proprietà nutritive ed è stato tenuto in alta considerazione dalla medicina popolare per le sue virtù terapeutiche: febbrifugo, depurativo, diuretico, lassativo. Si riteneva che stimolasse il latte materno. E’ presente nelle diete ipocaloriche per il basso contenuto di calorie (poco più di 10 sui cento grammi) e per l’elevato indice di sazietà.

Dopo essere stato un po’ accantonato, viene riscoperto proprio per le sue proprietà benefiche e per piatti squisiti che si possono ricavare. Ancora una volta l’innovazione valorizza la tradizione. A proposito di cucina storica, con il cardo si fa la bagna cauda, specialità piemontese a base di aglio, olio, acciuga, un piatto regionale sempre in auge. Il Piemonte, con l’Emilia Romagna e la Toscana, è la regione dove si ha la maggiore coltivazione di cardi. C’è comunque  un ritorno di interesse per questo ortaggio invernale, dal sapore amarognolo, del quale si mangia il picciolo, una volta imbiancato. Lo confermano dati e tendenze commerciali rilevati da OPO Veneto, organizzazione di produttori con sede centrale a Zero Branco, di Treviso. Sono in crescita le richieste, che si concentrano soprattutto attorno alle feste di fine anno. Ma già adesso, con il primo freddo, si è visto un risveglio di interesse.

Il processo di imbianchimento avviene per legatura e impagliatura, per rincalzatura del terreno o per infossamento. Lo si raccoglie da fine settembre a primavera. Il prezzo alla produzione attualmente si aggira attorno a un euro e mezzo al chiloEnrico Schievene, coltivatore di Lovadina di Spresiano, terreno ai margini del Fiume Piave, in provincia di Treviso: “Il prodotto, quando è bello e buono, va. Ho quasi terminato la produzione di quest’anno. Con sorpresa vedo che anche tanti giovani si interessano al cardo e lo chiedono. Evidentemente piace, anche perché è una cosa diversa, e fa bene. Dovrebbe essere più conosciuto”.

Il nome scientifico della pianta Cinara cardunculus e appartiene alla famiglia delle composite, che comprende molte specie spontanee o coltivate. In Italia sono noti i cardi di Bologna, facili da conservare, privi di spine; poco spinosi sono i cardi Chieri, presenti soprattutto in Piemonte. Curioso e squisito il cardo gobbo Nizza Monferrato, chiamato così per la forma ricurva che assume nel processo di imbianchimento.  Un accenno al cardo Mariano, spontaneo, presente nell’Italia centrale e meridionale. Conosciuto per le sue proprietà curative. E’ chiamato anche il cardo della Madonna, nome legato a una tenera leggenda. Le macchie bianche delle foglie sarebbero dovute al latte caduto dal seno della Vergine mentre allattava il bambino Gesù.

(fonte: Opo Veneto)

Fino all’11 dicembre 2011, a Piombino Dese (PD) manifestazione dedicata ai radicchi e agli ortaggi invernali

A Piombino Dese, in provincia di Padova, è in programma fino all’11 dicembreGusta l’inverno, le terre del Dese”, kermesse gastronomica dedicata ai radicchi e ad altri ortaggi tipici della zona e dei mesi freddi. Si potrà gustare l’ortaggio preparato nei piatti tradizionali, collegato ad altri prodotti del luogo di ieri e di oggi. Spazio a spettacoli e a iniziative culturali. In particolare è previsto un convegno per fare il punto sulle strade del radicchio: Piombino Dese è crocicchio dei tracciati ideali che vengono indicati per gustare il radicchio e per godere del paesaggio, dell’ambiente, delle opere dell’uomo.

In provincia di Padova la maggiore produzione del variegato di Castelfranco. Piombino Dese è il solo comune padovano, assieme a Trebaseleghe, compreso nel territorio Igp del rosso di Treviso (precoce e tardivo). Il variegato, invece, si può considerare ormai cittadino padovano, avendo “quasi abbandonato” Castelfranco, la terra di origine. In provincia di Padova si ha infatti la maggiore produzione (complessivamente più di 5 mila tonnellate) e si hanno le maggiori adesioni al consorzio di tutela Igp. E’ conosciuto anche come il “fior di Maserà”.
Dunque si coltivano sempre più radicchi nella terra padovana, a conferma della vitalità e della richiesta di un ortaggio che sta incontrando, come dicono i recenti dati di mercato, sempre più appeal da parte dei consumatori. Se ne sottolinea, inoltre, la capacità di essere calamita turistica tanto che le manifestazioni, che gli si dedicano, risultano tra le più frequentate, soprattutto se si svolgono in aree di interesse culturale, paesaggistico, naturalistico.

Suggestivi scorci agresti, paesaggistici e colturali. Piombino Dese, sotto questo aspetto, è un territorio con condizioni ottimali: dentro i suoi confini si trovano le sorgenti del Sile, nel cui parco è compreso; è attraversato da un fiume fratello, il Dese, che gli dà il nome. Stesse caratteristiche, un analogo percorso, acque miracolose per le colture di ortaggi pregiati. Suggestivi scorci agresti, paesaggistici e colturali offrono gli altri fiumi che lo bagnano, quali il Marzenego, lo Zero, il Draganziolo. Si possono ammirare due splendide ville: villa Cornaro, progettata dal Palladio, patrimonio dell’umanità protetto dall’Unesco (Organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura) e la sontuosa Villa Marcello, dove hanno soggiornato re d’Italia e personaggi del bel mondo.

(fonte OPO Veneto)

Cavolo cappuccio, ortaggio amato da tutti, specie nella varietà dalla testa appuntita

Tra la stagione delle insalate e quella dei radicchi nel Veneto si inseriscono i cavoli cappucci che fanno cerniera tra i due ortaggi. Coprono, in particolare, il periodo in cui vengono a scarseggiare le insalate e non sono ancora pronti i radicchi. E’ una verdura interessante per i coltivatori. Si mantiene sostanzialmente stabile quanto a prezzo, e dà la possibilità di rotazione con altre prodotti a beneficio della salubrità dei terreni a orto. E’ quanto accade sul litorale adriatico nell’area che va da Chioggia (Venezia) a Rosolina (Rovigo).

L’esperienza di un coltivatore OPO Veneto. Tra i produttori di cavoli cappucci emerge Alessandro Boscarato, una bella azienda a Sant’Anna di Chioggia, socio OPO Veneto. “L’ortaggio – egli sottolinea – non dà un grande rendimento, ma il prezzo è stabile e ritengo questo molto positivo. Ci sono problemi soltanto quando c’è un eccesso di offerta, che si dovrebbe prevenire attraverso un’oculata azione di programmazione della produzione. I nostri crauti, comunque, si stanno comportando in questo momento bene sul mercato”.

Crauto, kraut, cavolo cappuccio. Una nota a questo punto: a Chioggia e dintorni l’ortaggio è chiamato crauto, termine con il quale si intende la pianta e non il prodotto generalmente conosciuto come crauto, che è il risultato del processo di fermentazione lattica naturale al quale il cavolo cappuccio viene sottoposto. La parola deriva dal tedesco kraut che significa erba, ortaggi, ma che finì per definire il crauto, una specialità che va forte nelle regioni nordiche, in particolare in quelle di lingua tedesca. Il cavolo cappuccio, di fatto, si trova tutto l’anno. Adesso è tempo della varietà autunnale. Sono tantissime le cultivar di cavoli, pianta della famiglia delle cruciferae. Nel Veneto si stanno allargando le varietà dalla testa appuntita, che sono, stando ai dati OPO Veneto (organizzazione di produttori) anche i più richiesti dai consumatori per delicatezza, tenerezza e sapidità. Può essere gustato crudo in insalata, cotto, lavorato, come crauto. Consumi consolidati, il prezzo attuale alla produzione si avvicina ai 50 centesimi al chilo. E’ valutato per il basso contenuto calorico e per proprietà salutistiche. E’ un amico della salute e un valido supporto alle difese organiche. Fa bene. L’ortaggio è antichissimo. Già più di duemila anni fa Catone il Censore, politico e scrittore dell’antica Roma, lo definiva “La prima di tutte le verdure”. Due secoli più tardi Columella, scrittore romano di agricoltura (suo è il De re rustica) ne esaltava la democraticità: “Un ortaggio adatto al volgo e al re sul suo trono”. Un buon cibo per tutti.

(fonte: OPO Veneto)

Il porro del Polesine, produzione in crescita. Risana i terreni “stanchi o malati”.

A Lusia nel Polesine il porro, in rotazione con l’insalata, ma anche con altri ortaggi, si sta dimostrando un valido rimedio naturale per risanare terreni stanchi o colpiti dalla fusariosi, malattia di origine micogena. E’ questo uno dei motivi per cui la sua coltivazione si sta espandendo, oltre al fatto che si posiziona positivamente sul mercato, che per i produttori i prezzi sono ritenuti, tutto sommato, accettabili e che, una volta maturo, può restare per quasi un mese in campo senza deperire. Può quindi attendere il momento più favorevole per essere raccolto e quindi smerciato.
La produzione attuale nel Polesine, in particolare attorno a Lusia, la terra delle insalate Igp, supera i 100 mila quintali.  Sono aspetti che mette in evidenza Renato Maggiolo, responsabile della piattaforma OPO Veneto di Lusia, oltre che affermato enogastronomo, che tra i fattori vincenti dell’ortaggio aggiunge anche la grande versatilità in cucina. Infatti, si presta a essere impiegato, come erba aromatica e come ortaggio, sia nella cucina tradizionale che in quella innovativa e ricercata.
E’ una pianta erbacee biennale, appartenente alla famiglia delle liliacee, che per gusto si avvicina alla cipolla. Si può trovare in commercio tutto l’anno, ma è durante l’inverno che viene particolarmente consumato. Si può dire che la sua stagione ideale comincia adesso e dura fino a febbraio. Si mangia la parte inferiore del fusto, che può superare i 50 centimetri ed è tenera e bianca. Ha una storia che si perde in anni lontanissimi. Si racconta che fosse cibo molto consumato dagli schiavi che costruivano le piramidi di Egitto. Ne facevano grande uso i romani. L’imperatore Nerone, passato alla storia per l’incendio di Roma, lo mangiava in giorni fissi per schiarire la voce e cantare in modo più vibrante. Il porro è il simbolo del Galles (Gran Bretagna), dove è stato portato dall’esercito romano. Ortaggio ricco di acqua (oltre il 90 per cento), è impiegato nelle diete ipocaloriche. Ma è sempre stato tenuto in alto dalla medicina popolare per le sue proprietà terapeutiche, grazie alla ricchezza di minerali e di vitamine. Rimedio usato come tonico, diuretico e lassativo, è ritenuto efficace contro colesterolo, artrosi, affezioni urinarie, reumatismi. Una panacea per prevenire o combattere questi e tanti altri malanni. La credenza popolare lo ritiene valido anche contro spiriti maligni, vampiri, streghe.


In Veneto quattro mesi di Feste del radicchio
, si parte con Rio San Martino (Venezia)


Con la Festa di Rio San Martino, in provincia di Venezia, è partita la stagione degli eventi in Veneto dedicati al radicchio rosso di Treviso e al variegato di Castelfranco. Quattro mesi di manifestazioni in cui sono coinvolte centinaia di migliaia di persone delle province di Treviso, Venezia e Padova. Sono momenti particolarmente importanti per gli ortaggi Igp che rappresentano un patrimonio orticolo rilevante per la conoscenza del territorio, per l’economia agricola, per il turismo fuori porta, per il settore della ristorazione e in generale enogastronomico.

Consigliere Opo Veneto

Fino al 20 novembre, è di scena la Festa e Mostra del Radicchio Rosso di Treviso Igp di Scorzè (VE). Sono sempre di grande richiamo le mostre con concorsi, che per i coltivatori sono uno stimolo a produrre sempre meglio, curando qualità e aspetti commerciali. La kermesse di Rio San Martino di Scorzè, a cui partecipa con un proprio stand OPO Veneto, l’organizzazione di produttori presieduta da Francesco Daminato e diretta da Cesare Bellò, quest’anno compie trent’anni, ed è tra le più visitate e ricche di appuntamenti. L’inaugurazione della mostra ha visto protagonista il radicchio rosso di Treviso precoce, varietà che negli ultimi anni ha perso smalto, surclassata dal più pregiato rosso tardivo, che sarà invece al centro della rassegna domenica 13 dicembre. Storia, tradizioni, valore per il territorio, prospettive produttive sono illustrate in un catalogo, tradotto in parte in inglese, dal sindaco di Scorzè, comune del quale Rio San Martino è frazione, Giovanni Battista Mestriner, dall’assessore all’agricoltura Angelo Michielan e dal presidente della Pro Loco Lorenzo Michielan. Il programma di quest’anno – sottolineano Gli Amici del radicchio – è particolarmente innovativo ed è motivato, come sempre, “dall’amore per la comunità e per il proprio territorio”. Un omaggio anche ai 150 anni dell’Unità d’Italia: un tocco patriottico che dà respiro storico e culturale all’evento.

Da dicembre 2011 a marzo 2012, le feste del radicchio nel trevigiano e veneziano. Dal 2 al 12 dicembre a Martellago (VE) si tiene la  “24^ Mostra del Radicchio Tardivo”; il 3 e  4 dicembre a Santa Maria di Sala (VE) c’è la “Festa del Radicchio Rosso di Treviso”; dall’8 all’11 dicembre a San Biagio di Callalta (TV) si tiene “Sapori di Calle Alta”; l’11 dicembre a Mogliano Veneto (TV) c’è la “28^ Mostra del Radicchio Rosso”; dal 15 al 18 dicembre a Castelfranco Veneto (TV) c’è la “Festa del Radicchio Variegato di Castelfranco”; il 17 e 18 dicembre a Treviso si tiene “l’Antica Mostra del Radicchio Rosso di Treviso”; dal 13 al 15 e dal 20 al 22 gennaio 2012 a Zero Branco (TV) si svolgerà la “19^ Mostra del Radicchio Rosso di Treviso Igp Tardivo”; il 14 e 15 gennaio 2012 a Preganziol (TV) è prevista la “41^ Mostra del Radicchio Rosso di Treviso a Preganziol”; il 15 gennaio a a Mirano (VE) c’è la “Festa del Radicchio e dei sapori della tradizione veneta”; il 27 gennaio e il 5 febbraio a Dosson di Casier (TV) c’è la “26^ Festa del Radicchio Rosso di Treviso a Dosson”; dal 22 al 25 marzo a Quinto di Treviso (TV) si tiene “Colori e sapori di Primavera”.

(fonte http://www.ortoveneto.it/index.php?pagename=ConsumatoriNews&categoryId=9&docId=596″>Opo Veneto/Marcadoc.it)

Ortofrutta, crescono le importazioni, diminuisce l’export

Dai dati di Fruitimprese relativi all’import-export ortofrutticolo nel periodo gennaio-luglio 2011 emerge che le esportazioni di prodotti ortofrutticoli sono diminuite del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2010 mentre in valore hanno tenuto, +0,1%. Le importazioni sono cresciute sia in quantità (+2,8%) che in valore (+11,3%). Anche il saldo positivo di 354 milioni di euro ha fatto segnare una sensibile frenata (-33,4%).

Positivo solo il comparto della frutta fresca. Complessivamente nei primi sette mesi del 2011 l’Italia ha esportato circa 2 milioni e 250 mila tonnellate di ortofrutticoli per un valore di 2 miliardi e 130 milioni di euro. Solo il comparto della frutta fresca è risultato positivo: +6,3% le quantità e +10,6% il valore. Per gli altri tutti segni negativi; gli agrumi hanno fatto segnare -18% in quantità e -15,2% in valore, gli ortaggi -9,9% e -7,1% e la frutta secca -4,7% e -11,4%. L’Italia ha importato poco meno di 2 milioni di tonnellate per un valore di 1 miliardo e 770 milioni di euro. Incremento in volume per agrumi (+50,2%) e frutta fresca (+20%). In calo ortaggi (-3,6%), frutta secca (-2,7%) e frutta tropicale (-0,3%); in valore segno positivo per tutti i comparti.

(fonte Fruitimprese.it)

Nel trevigiano, fino a novembre le merende della domenica con verdura, frutta e fiabe

Frutta, verdura e fiabe. Si “rivivono” i magici racconti e uno spuntino con i buoni frutti della terra. Accade a Zero Branco, in provincia di Treviso, dove è approdata la Mostra internazionale dell’infanzia di Sarmede, comune arrampicato sulla Pedemontana trevigiana, ribattezzato il paese della fiaba, dove arrivano artisti da tutto il mondo con il meglio delle loro magiche opere che affascinano la fantasia dei bambini.

Una rassegna mondiale meta da trent’anni dei cultori del settore. A Zero Branco quasi due mesi di esposizione (fino al 20 novembre in Villa Guidini, esempio molto scenografico di villa veneta), con un contorno di laboratori, visite guidate, animazione, spettacoli per ragazzini (ma anche per i grandi), eventi culturali. Il tema della rassegna: “I canti dei ghiacci. Fiabe delle regioni artiche”. Si dà volto e paesaggio ad antiche fiabe e ai miti delle popolazioni delle regioni fredde, soprattutto del Nord Europa e della Siberia, ma si offre anche lo spunto per riflettere sulla natura e sull’ambiente e sulla necessità di rispettare l’ecosistema.

Un momento della mostra a Sarmede

Nei giorni festivi, nelle pause tra uno spettacolo e l’alto, o durante un breve intervallo nelle visite alla mostra, si fa merenda con verdura e frutta, messe a disposizione da OPO Veneto, che è tra gli sponsor della suggestiva manifestazione, nella quale sono coinvolti anche i comuni di Quinto di Treviso, di Morgano e di Roncade, un ampio territorio orticolo dove si coltivano in particolare il radicchio rosso di Treviso Igp e l’asparago di Badoere Igp. Una bella vetrina dunque per l’ortofrutta di qualità, che viene esibita, spiegata e fatta assaggiare. L’iniziativa chiamata “Mangia mela” è accolta con entusiasmo. E’, tra l’altro, un modo molto efficace per far conoscere ai ragazzi e ai genitori il territorio e quanto di bello e di buono si coltiva e che merita di essere valorizzato a tavola. Frutta e verdura sono, del resto, temi e soggetti che si incontrano spesso nel mondo delle favole che tanto affascina i bambini.

(fonte OPO Veneto)

ARGAV nella giuria di qualità della gara gastronomica “Zucca per tutti” al Mercato Orticolo di Brondolo di Chioggia (VE)

Accendono il turbo le iniziative per la valorizzazione della Zucca Marina di Chioggia, messe in campo da Chioggia Ortomercato in questo mese di ottobre con “C’è davvero del sale in zucca!”. Domenica 16, l’appuntamento è nei padiglioni del Mercato orticolo di Brondolo per la manifestazione “Zucca per tutti”, con la prima Mostra della Zucca Marina di Chioggia tra ortolani professionali e hobbysti, l’esposizione di zucche giganti e l’esibizione degli chef intagliatori di zucca.

Il clou della giornata è l’attesissima gara gastronomica con piatti e preparazioni a base di zucca. Sono dodici i ristoranti e artigiani del gusto che in questa seconda edizione si misureranno a colpi di mestolo e leccornie, dagli antipasti fino ai dessert: il Big Fish con la vellutata di zucca con cozze e pane al radicchio, la Fazenda col saòre di terra e di mare con zucca, i pizzaioli di Confartigianato con la pizza alla zucca; il Tavernino col gratin di zucca al profumo di cozze, la Taverna col risotto scampi e zucca con ristretto di refosco, lo Zafferano col mantecato di riso con porcini e gelato; il Facecook coi calamari ripieni con crema di zucca e fior di latte su crostino di pizza alla zucca, il Fronte del Porto con la zucca fritta con Montasio e mostarda di radicchio; Ai Vaporetti coi cioccolatini ripieni alla zucca con sorbetto e biscottini, il Park col tiramisù alla zucca, la gelateria Sottozero con gelato e semifreddo alla zucca, e infine in tavola il pane alla zucca e altre specialità da forno degli orti di Chioggia proposti dal panificio Bruno Vianello.

Iscrizioni giuria popolare entro le ore 12.30 di domenica. Per l’evento, annunciato nel libretto illustrativo distribuito dagli organizzatori, sono già pervenute numerose prenotazioni alla Direzione dell’Ortomercato (tel. 0415543430) e alla Pro Loco (cell. 328.0057599-Marco), comunque le iscrizioni alla giuria popolare per la gara gastronomica saranno accettate, fino ad esaurimento dei posti, entro le 12.30 di domenica, quando inizierà la degustazione dei piatti. A far parte della giuria di qualità della gara gastronomica ci sarà anche ARGAV. Al termine, le premiazioni per il miglior piatto, la Zucca Marina di Chioggia più autentica e l’intaglio più artistico, mentre tra i partecipanti alle votazioni verrà sorteggiata una confezione regalo di prodotti tipici chioggiotti.

Servizio di degustazione organizzato dalla Pro Loco. «Abbiamo fatto tesoro dell’esperienza dello scorso anno – spiega il presidente di Chioggia Ortomercato del Veneto, Giuseppe Boscolo Palo – organizzando assieme alla Pro Loco il servizio per la degustazione, che in questa seconda edizione si presenta proprio come un vero menù completo. Registriamo con soddisfazione anche l’aumento del numero di chef e di specialità in gara, a tutto vantaggio del palato dei giurati-buongustai che aspettiamo numerosi».

(fonte Chioggia Ortomercato del Veneto)

Topinambùr, il fiore del sole, una felice scoperta in tavola

Topinambur, fiori e frutti

E’ nel Veneto dove si trovano le maggiori aziende che producono il Topinambùr, il fiore del sole, ricco di proprietà nutritive e salutistiche. La sua riscoperta come cibo si inserisce nella ricerca sempre più attenta di prodotti naturali che contribuiscano al benessere psicofisico. E’ impiegato, tra l’altro, nelle diete dimagranti e per contrastare il colesterolo, per controllare il diabete e per abbattere la glicemia e la gotta.

Una pianta infestante…che fa bene alla salute. Ma questi non sono che alcuni benefici che si mettono in evidenza. E’ ricco di vitamine A e B, di ferro e di potassio. E’, inoltre, considerato un nemico naturale delle mosche che non ne sopportano il profumo. In realtà, è una pianta infestante: parliamo di quella che cresce spontanea quando incomincia l’autunno, i cui fiori gialli rallegrano il paesaggio. Cresce, in particolare, su terreni umidi in vicinanza di corsi d’acqua, su aree abbandonate, ai margini di campi coltivati. Sono i fiori del sole, come dice il loro nome scientifico: Helianthus tuberosus (parola composta da due termini greci, helios, sole e da anthos, fiore). Il topinambùr, della famiglia delle Asteraceae, è originario della prateria del Nord Americhe e in particolare del Canada. Si diffuse in Europa molto rapidamente. E’ stato usato a partire dal XVI secolo come alimento, spesso accanto o in alternativa alla patata, tanto che viene chiamato anche patata del Canada. Alcuni altri nomi popolari: fior di sole, girasole del Canada, tartufo di canna, pera di terra, carciofo di Gerusalemme, picciriddi, tirituffoli, tupinambo.

Si mangiano le radici bitorzolute (tuberi), che si caratterizzano per la buccia rossastra e la polpa bianca. Il sapore si avvicina a quello del carciofo. Il topinambùr coltivato, a differenza di quello spontaneo, ha pochissimi fiori. In cucina è molto versatile: si possono preparare tantissimi piatti, saporiti e diversi. In Italia se ne coltivano poco più di 5 mila quintali, una parte dei quali viene esportata, soprattutto nel Nord Europa. Quotazioni sostanzialmente stabili: alla produzione siamo attorno ai 2 euro al chilo o poco più.

(fonte Opo Veneto)