Mirco Migotto, giovane chef trevigiano, ristorante “Al Migò”, fa della patata blu una delle sue belle sorprese per gli ospiti di riguardo e per le grandi occasioni. E’ una curiosità che stupisce e che si fa ricordare per il gusto originale e diverso, molto forte.
La patata blu è una varietà storica proveniente dalle Ande peruviane. E’ definita una varietà primordiale e semiselvatica: un esempio di prodotto “biodiverso” che l’Alta cucina sta riscoprendo. Si caratterizza per il colore blu viola della buccia e della polpa. Della stessa tipologia sono le vitelotte francesi (si trovano in particolare nella zona della Piccardia) e le blu di San Gallo, coltivate nel cantone svizzero dei Grigioni, e di una zona del Trentino attorno a Margone (Valle dei Laghi).
Bassa resa. La patata blu, che fa parte della specie Solanum tuberosum, non va confusa con la “patata nera” o con la “patata violetta”, la cui polpa è gialla. Sul nero o sul violetto esse hanno solo la superficie. Nel trevigiano viene prodotta da Aurelio Codello, azienda di Moriago della Battaglia, un orticoltore che ama sperimentare coltivazioni originali, antiche e inconsuete. “E’ una patata – egli sottolinea – che mi ha sempre incuriosito. Sono stato felicissimo quando un amico francese, di Lione, me ne ha portato alcuni tuberi da seme. Li ho piantati e hanno dato ottime patate. Non si seminano per la resa o per reddito: sono patate che rendono poco e sono piuttosto piccole. In compenso però sono originali, diverse, ricchissime di antiossidanti. Sono sfiziose. Resistono alle malattie e alla siccità. Hanno un gusto molto forte, per cui non sempre sono apprezzate e accettate”.
Versatile in cucina. “Sono comunque un prodotto interessante e che merita attenzione, è il commento di Sergio Tronchin, di OPO Veneto, organizzazione di produttori con sede centrale a Zero Branco (Treviso), che ha cominciato a trattare la patata blu e a commercializzarla: destinazione la grande ristorazione. In cucina è molto versatile: la si può presentare in tutte le versioni, lessa, fritta, al forno. Ma è il purè della patata blu che si presta a combinazioni o abbinamenti di grande effetto cromatico.
Piatto emozionale. Ne esibisce una splendida prova Valerio Chiarion del ristorante “Agli amici di Arquà Polesine” (Rovigo): un rotolo di baccalà arrostito, che rispecchia una ricetta ereditata dalla bisnonna, al quale viene appoggiato il purè blu. Un felice esempio di tradizione e di novità. Renato Maggiolo, gastronomo, OPO Veneto: “Una squisitezza, un piatto emozionante per gusto, per sapore, per colore, per bontà e soprattutto per leggerezza”. Piatto forte di Mirco Migotto è la crema di patate blu con musetto (cotechino), sgombro scottato e nuvola di cren (rafano). Il piatto si distingue per la varietà e la brillantezza dei colori, molto saporito, sorprendente. Sa tanto di tradizione, eppure si presenta molto creativo e fantasioso. Naturale e piacevolissimo. “E’ un piatto, commenta lo chef, simpatico e gustoso, che richiama i nostri gusti più genuini. Per questo è accolto sempre molto bene”.
(Fonte: http://www.ortoveneto.it)
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