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Insalata di Lusia Igp, anche i soci ARGAV alla giornata “test” di ricerca della perfezione dei sapori

Campi prova

La ricerca della perfezione delle armonie di sapore dolce e acido, della croccantezza, dell’aroma persistente che si sprigiona dalle foglie di un verde fresco è l’ultima frontiera degli orticoltori lusiani, riuniti nel Consorzio di tutela del presidente Alessandro Braggion. Ma il gusto va a braccetto col perseguimento della sostenibilità ambientale e col risparmio energetico.

Dimostrazioni in campo. Il pomeriggio di mercoledì 28 settembre è stato interamente dedicato a fare il punto sulla coltura della lattuga con l’organizzazione del Consorzio, del Mercato di Lusia, di Veneto agricoltura e le associazioni di categoria. Dapprima le ditte sementiere, i produttori di teli per pacciamatura e di macchine agricole, si sono dati appuntamento con i produttori ed i giornalisti agroalimentari nei campi prova di lattughe dell’azienda di Mauro Magon, per alcune dimostrazioni in campo. Fra le novità introdotte, alcune macchine agricole che preparano il terreno per il trapianto dell’insalata in una sola operazione, risparmiando carburante ed evitando di calpestare più volte il suolo e mantenerlo integro. Nuovi anche i teli per pacciamatura (che proteggono i filari di insalata dalle erbe infestanti) completamente biodegradabili, perché a base di amido di mais e oli vegetali.

Panel test, visibile tra i presenti la segretaria ARGAV Mirka Cameran

Infine, il momento del pannel test, il primo autunnale ed il secondo in assoluto, ossia di una vera e propria prova di gusto, con l’assaggio da parte dei giornalisti specializzati, fra cui alcuni soci Argav, di dieci varietà (cultivar) di insalata, nelle due tipologie Cappuccia e Gentile. In un apposito tavolo allestito al ristorante Al ponte di Lusia, sotto la guida dell’esperto Renato Maggiolo, i valutatori hanno assaggiato le foglie di lattuga e compilato una scheda per ciascun cultivar, indicando un voto per l’aspetto fisico, la croccantezza, l’aromaticità, il sapore. Questa prova è particolarmente rilevante perché servirà ad orientare i produttori e le sementiere verso la varietà che si presenta più gradevole al palato e alla vista, oltre che possedere caratteristiche tecniche adatte alla coltivazione. Gli assaggi hanno premiato gli sforzi dei selezionatori di tre nuovi cultivar di Gentile, la Dalmation di Rijk Zwaan (329 punti), e le due sperimentali 13zs692 di Zeeta seeds (317 punti) e Bvp9414 di Valmorin (302). Fra le Cappucce c’è stata la riconferma delle varietà premiate nel pannel test di primavera: l’ormai certa Ghibli di Isi (353,5 punti), la new entry Amalizia di Vilmorin (324 punti) e la riconfermata Maditta di Enza Zaden (294 punti).

La giornata si è conclusa con una degustazione a buffet di sfiziosità a base di Insalata di Lusia Igp e di tutte le verdure stagionali prodotte in loco, preparate dal giovane chef Enrico Rizzato del ristorante Al ponte che rende unica la sua cucina attraverso l’uso delle orticole del territorio.

(fonte Coldiretti Rovigo)

28 settembre 2011, i soci ARGAV invitati al 2° incontro per il test di degustazione “Insalata di Lusia Igp”

I giornalisti ARGAV al primo incontro di test di degustazione insalata Lusia Igp

Mercoledì 28 settembre 2011, in occasione della manifestazione “Il sapore dell’Insalata di Lusia Igp in Autunno” organizzata a Lusia (RO) dal Consorzio di Tutela dell’Insalata di Lusia Igp, i soci ARGAV sono invitati a partecipare al secondo incontro di “assaggi guidati” di insalata di Lusia Igp. Il punto di ritrovo  è alle 17 presso l’azienda agricola Magon Mauro (via Gorzon 44). Prenotazione necessaria per questioni organizzative, rivolgersi a Beatrice Tessarin, tel. 0425/201951 – email:  organizzazione.ro@coldiretti.it oppure Renato Maggiolo – mymag@tin.it.

Dopo la presentazione e l’osservazione delle prove in campo, i giornalisti ed alcuni tecnici si recheranno presso il vicino ristobar “Il Peperoncino” per la degustazione e la compilazione della scheda di analisi sensoriale. Saranno analizzate 4 + 4 varietà analizzate la volta scorsa, possibilmente – avendo più tempo- in modo più approfondito. Obiettivo dell’incontro, individuare le due varietà da consigliare ai soci del Consorzio come Igp. Una volta terminata la degustazione, al gruppo si uniranno altri tecnici e produttori che avranno esaminato anche le prove di concimazione, trattamenti e i film di pacciamatura. Segueirà degustazione piatti con Insalata di Lusia IGP preparati in collaborazione con la trattoria  Al Ponte” presso il ristobar “Il Peperoncino”.

(fonte Coldiretti Rovigo)

Mercati ortofrutticoli veneti, nel 2010 meno merce, più valore

Dopo la flessione del 2009, continua a diminuire nel 2010 la quantità di merce transitata per i mercati ortofrutticoli del Veneto pari a circa 1.050.000 tonnellate (-2% sul 2009). Nota positiva, il valore degli scambi posizionati nuovamente sopra il miliardo di euro (1,03 miliardi, +3,6% sul 2009). Questa la sintesi dell’analisi degli esperti di Veneto Agricoltura, sui dati forniti dai mercati veneti all’ingrosso.

Tra i mercati più importanti, quelli di redistribuzione, ancora in flessione Verona (circa 410 mila tonnellate, -5,5%), mentre Padova (350 mila tonnellate, +3%) e Treviso (115 mila tonnellate, +4%) hanno registrato un aumento delle quantità commercializzate. Questi mercati concentrano oltre l’83% delle merci che transitano per i mercati all’ingrosso della Regione. Notevole la flessione dei volumi veicolati dai mercati al consumo: se Venezia – Mestre rimane sostanzialmente stabile (circa 44 mila t), Bassano del Grappa (circa 20 mila t) e Vicenza (poco più di 9 mila t) fanno segnare cali di quasi il 20%. Nei mercati alla produzione, sempre nel 2010, le quantità sono scese per la prima volta sotto le 100 mila tonnellate (-5% rispetto al 2009): da segnalare la crescita registrata dai mercati orticoli polesani (Lusia, con 31.500 t, +4% e Rosolina, 14.100 t, +6,6%) e dai mercati delle ciliegie veronesi (in particolare San Pietro in Cariano, con 2.800 t, cresce del 55%). Diminuiscono drasticamente le quantità aggregate nei mercati veronesi che concentrano la produzione di pesche e altra frutta fresca (kiwi, mele, ecc.), in particolare Valeggio sul Mincio (13.200 t, -23%) e Bussolengo (4.000 t, -35%).

Nel dettaglio, per quanto riguarda l’origine delle merci, in ripresa quelle provenienti dal territorio regionale (circa 293 mila t, +12%), che hanno costituito il 28% circa del prodotto totale immesso nei mercati e che nel 2010 hanno rappresentato il 24% dell’intera produzione regionale (nel 2009 erano il 20%). Stabili le provenienze estere (20% del totale immesso), composte principalmente dall’Unione Europea (57%), ma anche dal Centro (18%) e Sud America (14%).  Diminuiscono le merci provenienti da altre regioni d’Italia (52% del totale immesso).

Per quanto riguarda le destinazioni, in leggero calo le merci che rimangono dentro i confini regionali per essere consumate (42,1%) e quelle destinate all’estero (35,7%) a conferma delle difficoltà commerciali dovute alla crisi economica internazionale incontrate anche dagli operatori ortofrutticoli del Veneto. Cresce invece (22,3%) la quantità di merce veicolata a livello nazionale verso altre regioni, in prevalenza Trentino-Alto Adige, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia. In definitiva, nonostante nel 2010 vi sia stato un calo delle provenienze dalle altre regioni d’Italia, una leggera flessione degli acquisti della Distribuzione Moderna (DM) e una sostanziale stabilità delle spedizioni verso l’estero, i mercati ortofrutticoli veneti si confermano essere delle vere e propri e piattaforme di rilancio dei prodotti ortofrutticoli non solo regionali, ma anche nazionali, verso tutto il nord Italia e soprattutto all’estero, in particolare verso i mercati di sbocco nel Nord Est Europa e della Russia.

(fonte Veneto Agricoltura)

AOP Veneto Ortofrutta, un Piano operativo 2012 che supera i 9 milioni di euro

il "tavolo tecnico" di OPO Veneto Ortofrutta

“Bisogna valorizzare tutte le risorse europee messe a disposizione: proprio tutte, fino in fondo, superando strettoie, cavilli, pretesti burocratici”. Ecco molto in sintesi l’impegno che si è posto l’AOP Veneto Ortofrutta (associazione di organizzazioni di produttori ortofrutticoli) e le OP aderenti (Organizzazioni di produttori).  Tutto questo sembra scontato, ma non lo è. Il percorso per raggiungere l’obiettivo è piuttosto ostacolato e progettare lo sviluppo in queste condizioni è un’impresa.

Normativa fluida e spesso intralciante, costi aggiuntivi che costituiscono pesi, condizionamenti più che incentivi (buone intenzioni sempre dichiarate, ma nei fatti deluse) a carico delle imprese associate. A Zero Branco, in provincia di Treviso, nella sede di AOP Veneto Ortofrutta si è riunito il “Tavolo tecnico” per valutare il che fare per il Piano operativo 2012, vale dire mettere a fuoco richieste, proposte, impegni, attività. Un ragionamento a tutto campo sul piano di sviluppo sui base pluriennale (5 anni) che AOP si è data per raggiungere gli obiettivi di sviluppo contemplati dall’OCM (Organizzazione comune di mercato) ortofrutta.   AOP Veneto Ortofrutta ha superato i 120 milioni di euro di fatturato proveniente dai soci. Il piano operativo, attorno al quale si sta lavorando, supera i 9 milioni di euro. Presenti alla riunione di Zero Branco, oltre a Giorgio Fregonese e a Simone Natali, Luca Lanzoni (OP Europ, Giacciano con Barucchella, Rovigo), Giorgio Lavezzo (OP Cop San Giovanni Lupatoto, Verona) e il direttore di AOP Veneto Ortofrutta Cesare Bellò. Fanno parte di AOP Veneto Ortofrutta, presieduta da Fausto Bertaiola, O.P. C.O.P. di San Giovanni Lupatoto (VR); O.P. EUROP di Giacciano con Barucchella (RO); O.P. IL NOCETO di Chiarano (TV); O.P. ORTI DEI BERICI di Pojana Maggiore (VI); O.P. ORTOROMI di Borgoricco (PD); O.P.O. VENETO di Zero Branco (TV); O.P. CONSORZIO PICCOLI FRUTTI di San Giovanni Lupatoto (VR).

(fonte OPO Veneto)

Discreto avvio per la stagione del radicchio in Veneto, prezzi al rialzo.

E’ partita nel Veneto la stagione del radicchio. Il primo raccolto non sta deludendo, anche se i prezzi sono un po’ sotto tono: la quotazione iniziale è stata più bassa rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma già si preannuncia una sua lievitazione a causa di una disponibilità contenuta di merce.

Pronte le varietà precoci del rosso di Chioggia, di Lusia e di Verona. “Sul mercato sta mancando un po’ di prodotto – commenta Sergio Tronchin, responsabile commerciale di OPO Veneto; stessa situazione si sta verificando per le insalate, e in simili situazioni i prezzi sono tendenzialmente destinati a migliorare. Sarebbe un boccata di ossigeno per gli orticoltori dopo un periodo piuttosto magro”. L’andamento climatico sembra favorire il radicchio. Per ora sono pronte, ovviamente, la varietà precoci del rosso di Chioggia, di Lusia e di Verona; presto arriverà il precoce di Treviso, una varietà che negli ultimi anni ha perso un po’ di smalto e di gradimento. Sono i primi radicchi, una primizia che come tale va considerata per capirne e accettarne la qualità, il pregio e qualche inevitabile carenza. I consumatori, ad ogni modo, li stanno accogliendo bene, pregustando il top che arriverà tra qualche settimana.

(fonte Opo Veneto)

Crisi ortofrutta, martedì 2 agosto 2011 Coldiretti Rovigo offre pesche in piazza

Se gli agricoltori “sono alla frutta”, tanto vale offrire le nettarine in piazza: un gesto simbolico dei produttori di Coldiretti per affermare forte e chiaro che la crisi del prezzi alla produzione non si risolve con l’aumento dei prezzi al consumatore, ma con strumenti politici che incentivino filiere tutte agricole e italiane, che permettano la giusta remunerazione a tutti i soggetti coinvolti e dove il ricarico sul prezzo finale sia reso trasparente, per impedire le speculazioni.

E’ la motivazione della grande manifestazione che i produttori di pesche di Coldiretti Rovigo hanno organizzato per martedì mattina, 2 agosto, in piazza Vittorio Emanuele a Rovigo, a seguito del tonfo dei prezzi alla produzione dell’ortofrutta polesana (nettarine e pesche, cocomeri, meloni, lattughe e verdure estive), ceduta a prezzi inferiori ai costi alla produzione, mentre i consumatori continuano a pagarli molto salati al momento della spesa.

Offerta libera dei cittadini per le nettarine. Da un grande gazebo giallo Coldiretti, i produttori di pesche cederanno, a offerta libera ai cittadini, dei cestini di splendide nettarine di prima scelta (categoria A), maturate al sole delle campagne dell’alto Polesine. Frutta che ha un costo di produzione di 50 centesimi al chilo e che viene attualmente pagata all’agricoltore 25 centesimi, mentre le famiglie le comprano ad euro 1,50-2,00 al chilo.

Un concerto di fattori negativi. «I prezzi alla produzione della nostra frutta sono affondati in seguito ad una congiuntura di fattori negativi – spiega Floriano Sinico, presidente di Cofruta di Giacciano con Baruchella, la maggiore cooperativa ortofrutticola polesana – Un lieve incremento della produzione ma, soprattutto, un andamento stagionale di basse temperature nel Nord Europa, dove la nostra coop esporta il 70-80 per cento del prodotto nostrano, che ha fatto contrarre i consumi. In Germania richiedono le pezzature medio-piccole, che quest’anno sono in prevalenza, mentre il mercato italiano chiede pezzature più grandi. La contrazione della domanda tedesca fa riversare tutto sul mercato interno. Quando il fresco non tira, l’agroindustria ne approfitta – continua Sinico – e paga il prodotto per succhi e concentrati a 3-4 centesimi al chilo. Una certa influenza l’ha avuta la psicosi da “batterio killer”, seppure la salubrità e sicurezza della nostra frutta “made in Italy” sia indiscutibile».

Contrazione consumi famiglie. Alla Cofruta, che raccoglie le produzioni di pesche, cocomeri e meloni di Castelmassa, Bergantino, Melara e Oltrepo mantovano si traccia un quadro della situazione: «Le produzioni sono state buone un po’ in tutta Europa – spiega Massimo Milani, direttore commerciale della cooperativa – Ciò significa una presenza importante di prodotto sul mercato e che Spagna e Grecia competono con noi. A questo si aggiunga la contrazione dei consumi delle famiglie: l’ortofrutta è l’ultimo prodotto che si mette sul carrello della spesa e al quale si rinuncia più facilmente».

Ortofrutta, 100 chili in meno all’anno per famiglia. Coldiretti ha calcolato che gli acquisti di frutta e verdura sia diminuito di 100 chili/anno per famiglia negli ultimi tre anni (-22 per cento) a causa degli aumenti di prezzo al consumo, mentre le remunerazioni degli agricoltori sono crollate, tanto che si stima che negli ultimi 15 anni siano stati abbattuti la metà dei frutteti italiani. A causa delle distorsioni, delle inefficienze e delle eccessive intermediazioni nel passaggio della frutta dall’azienda agricola al carrello della spesa i prezzi aumentano di 5-6 volte senza giustificazioni. «Produrre meloni costa 30 centesimi al chilo – continua Milani – mentre vengono pagati 20 centesimi ed il consumatore li compra a un euro e 50: di questo divario le famiglie non si accorgono, i ricarichi non sono trasparenti e questo apre le porte alle speculazioni. Lungo la filiera ci sarebbe spazio perché tutti guadagnino il giusto ed i consumatori possano acquistare a prezzi più favorevoli maggiori quantità».

(fonte Coldiretti Rovigo)

Coldiretti Rovigo: agricoltori strozzati e consumatori “salassati”

E’ possibile che un chilo di nettarine (pesche noci), maturate al sole polesano, perfettamente sane, venga pagato al produttore 15-25 centesimi, all’insaputa del consumatore che le compra ad euro 1,50-2,20 e che non sa che per produrre quella frutta l’agricoltore ha speso 50 centesimi al chilo? Praticamente cinque chili di pesche per una tazzina di caffè.

Per l’ortofrutta polesano, crisi di prezzi mai vista prima. Le pesche sono il prodotto di punta della campagna estiva polesana, ma un ragionamento analogo si ripropone per gli altri ortofrutticoli del territorio: angurie, meloni e verdure, soprattutto le lattughe. «La nostra ortofrutta sta attraversando una crisi dei prezzi mai vista – afferma il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo – I prezzi stracciati alla produzione non sono diminuiti per il consumatore, che continua a pagare salato la frutta e la verdura. In questo momento la grande distribuzione organizzata, che detiene l’80 per cento dei consumi, sta strozzando i produttori agricoli. Le nostre imprese ortofrutticole rischiano di chiudere perché non possono giocare a rimetterci l’azienda. In un momento di grave crisi per tutti – dichiara Giuriolo – noi di Coldiretti riteniamo che non si possa e non si debba muovere guerra tra categorie e che non sia etico che qualcuno approfitti della situazione: tutti debbono poter guadagnare, ma in modo leale, non soltanto alle spalle dei produttori del primario».

Mauro Giuriolo, presidente Coldiretti Veneto

Necessario un rapporto trasparente tra mondo agricolo e commercio. «In questo momento la grande distribuzione ed i commercianti ad essa collegati – spiega Giuriolo – stanno chiedendo ai produttori di cedere le pesche senza prezzo e di accontentarsi di guadagnare a seconda di quanto riuscirà a ricavare il supermercato: non vorremmo che nelle prossime settimane i nostri consumatori si trovassero davanti a super offerte speciali! E’ necessario – conclude il presidente di Coldiretti Rovigo – trovare un rapporto trasparente tra mondo agricolo e commercio che renda in chiaro i prezzi, perché in gioco non c’è solo la sopravvivenza delle nostre aziende agricole, ma l’intera economia. Per questo ci battiamo da tempo per attivare delle filiere trasparenti, che per noi sono tutte agricole e tutte italiane, cioè filiere dove appare evidente al consumatore ciò che mangia e come si forma il prezzo di ciò che compra. Siamo arrivati al limite: non escludo che i nostri produttori organizzino atti di sensibilizzazione e protesta pubblici».

(fonte Coldiretti Rovigo)

Orti di Lusia (Ro), meta di turismo verde (10 luglio) e protagonisti a tavola (12 luglio)

Gli orti di Lusia, nel cuore del Polesine, tra i fiumi Adige e Po, danno ottime verdure, ma rappresentano soprattutto un paesaggio unico, un patrimonio ambientale e turistico. Sono l’anima del territorio: ne costituiscono l’identità. E’ per questo che vanno fatti conoscere e valorizzati. Con questo obiettivo, in occasione della Festa della Madonna del Carmine (16 luglio), viene proposta una settimana di iniziative culturali, sportive, gastronomiche e turistiche.

Sono gli ortaggi il leitmotiv di tutto. In primo piano le insalate di Lusia IGP, cappuccia e gentile, due fiori all’occhiello, il cui Consorzio di tutela, presieduto da Alessandro Braggion si sta muovendo con efficaci proposte promozionali. Gli orti di Lusia, con le insalate, ma anche con altre importanti verdure, puntano molto sulle potenzialità del turismo fuori porta, di breve raggio. Rappresentano una bellezza ed una bontà che merita di essere “gustata”. Dunque sono di notevole richiamo.
Renato Maggiolo, enogastronomo, nonché operatore del settore ortofrutticolo, OPO Veneto: “Non c’è giardino più bello di un campo piantato a ortaggi”. E’ una espressione molto efficace che non si può non condividere. Gli orti di Lusia, visti in particolare dall’argine del fiume Adige sono decisamente suggestivi.

Domenica 10 luglio, a passeggio tra gli orti. Li potranno ammirare quanti parteciperanno alla sesta “Caminada tra gli orti” che nello scorso anno ha avuto oltre mille iscritti, cifra che quest’anno dovrebbe essere superata. Sono previsti arrivi dalle province di Ferrara, di Padova, di Verona, di Vicenza e da tutto il Polesine. La felicità di trascorre una domenica sportiva tra le buone cose che la terra offre per nutrirsi in maniera sana. Una novità quest’anno: un percorso di soli 5 chilometri (ne sono previsti di 7, di 12 e di 14 chilometri), che porterà in particolare a visitare la prima azienda in Europa ad essere certificata “biodiversa”. E’ titolare Luca Callegaro, socio OPO Veneto.

Grande attesa anche per la cena vegetariana di gala Lusia… il gusto della nostra terra”, completamente a base di Insalata di Lusia Igp e delle altre verdure del comprensorio. La fresca proposta estiva è fissata per il 12 luglio prossimo, alle 20 e trenta, in piazza Papa Giovanni XXIII, a Lusia, pensata dal Consorzio di tutela dell’Insalata Igp con l’Azienda speciale mercati ed il patrocinio del Comune di Lusia e della Provincia di Rovigo. La serata è aperta al pubblico, previa prenotazione obbligatoria, al numero del Mercato ortofrutticolo 0425-607501, dalle 8 alle 12 e trenta, entro le ore 12 e trenta di lunedì 11 luglio (costo cena 25 euro). A prepararla sarà il giovane chef Enrico Rizzato, che con il papà Luciano è il fantasioso creatore di piatti a base di ortaggi locali nel loro ristorante “Al Ponte” di Lusia. «Approfittando del fatto che sono sempre più numerose le persone che scelgono una forma di alimentazione vegetariana e che potranno apprezzare questa iniziativa – commenta il presidente del Consorzio, nonché produttore Coldiretti, Alessandro Braggion – abbiamo pensato che organizzando una cena completa con le verdure dei nostri produttori locali, è l’occasione giusta sia per far sperimentare la qualità dei prodotti, sia per dimostrare che è possibile mangiare a sazietà anche solo con le verdure di0 stagione». Venerdì 15, infine, si tiene il concorso per le migliori insalate di Lusia IGP.

(fonte OPO Veneto/Coldiretti Rovigo)

Allarme prezzi, a rischio le imprese ortofrutticole veronesi e l’indotto

Un po’ per colpa dei prezzi e del calo di consumi, un po’ per colpa delle conseguenze dovute all’allarme del batterio killer, è sempre più crisi per l’ortofrutta veronese. “Il mese scorso il prezzo al consumo della frutta è salito del 4,8%, ma ai produttori è stata pagata il 10% in meno – afferma il presidente di Coldiretti Verona Damiano Berzacola  -. A fronte di tale situazione occorrono politiche agricole mirate ed interventi volti a migliorare il posizionamento degli agricoltori all’interno della filiera”.

Allarme E-coli all’origine della crisi. “Siamo in presenza di fattori destabilizzanti che stanno mettendo a serio rischio la redditività dei nostri agricoltori – aggiunge Berzacola – senza i quali non ci sarebbe più materia prima per l’agroalimentare Made in Italy, fatto che ridimensionerebbe inevitabilmente, ed irrimediabilmente, tutta la filiera nazionale del settore”. La situazione di volatilità dei prezzi si è fatta sentire fortemente anche a giugno, a seguito dell’allarme E.coli. in Germania. Tutto il mercato dell’ortofrutta è stato completamente paralizzato. La chiusura per circa un mese del mercato russo ha paralizzato il mercato, con cali generalizzati degli ordinativi, e i conti delle aziende ortofrutticole sono peggiorati ulteriormente.  A oggi la situazione anche sul fronte delle esportazioni non si è ancora stabilizzata.

 

In crisi coltivatori di pesche, meloni e colture orticole. “In forte apprensione sono in questo momento i coltivatori di pesche con la produzione che è praticamente in perdita perché il costo di raccolta è superiore al prezzo di realizzo ma analogo discorso vale per i meloni, altro frutto di stagione, e le colture orticole – precisa il direttore di Coldiretti Verona Pietro Piccioni – Esiste un divario rilevante tra il prezzo della produzione e quello che pagano i consumatori, il che fa scontenti tutti. Non si tratta, però, di un problema di giacenza delle pesche poiché la richiesta c’è e il mercato assorbe tutta la produzione ma con prezzi inadeguati per i coltivatori”.

Un altro fattore negativo è il gran caldo registrato nella seconda metà di aprile che ha determinato un anticipo di produzione causando la sovrapposizione dei prodotti veronesi con il Sud Italia e la Spagna. “Tale situazione – conclude Piccioni – se vista assieme ad un avvio di stagione poco esaltante in termini di prezzo, cui si aggiunge un calo stimato attorno al 10% della domanda interna, genera sicuramente tensione sui mercati”. La crisi delle aziende ortofrutticole veronesi mette seriamente a rischio circa 40.000 posti di lavoro tra settore agricolo, commercio, servizi e produzioni dedicate, come imballaggi, trasporti e distribuzione.

(fonte Coldiretti Verona)

Protocollo d’intesa fra 3 consorzi di radicchi veneti IGP

Nel corso di una conferenza stampa svoltasi negli uffici regionali di via Torino a Mestre, Paolo Manzan, Presidente del Consorzio di tutela del radicchio rosso di Treviso e variegato di Castelfranco, nel dare l’annuncio della firma di un protocollo d’intesa tra i tre consorzi di tutela dei radicchi veneti IGP, ha dichiarato: “In Europa non c’è un simile esempio di aggregazione tra consorzi di tutela IGP. In Veneto nasce un modello straordinario lungimirante e anti-crisi. Voglio ringraziare, a nome anche degli altri presidenti, la Regione Veneto per aver tenuto a battesimo questa unione, questo super consorzio dei radicchi veneti”.

Un super consorzio per battere la crisi. Durante la conferenza stampa è stato firmato, davanti all’assessore regionale all’agricoltura, Franco Manzato, un protocollo d’intesa tra i tre consorzi di tutela dei radicchi veneti IGP: il Consorzio di Tutela del Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco IGP, il Consorzio del Radicchio di Verona IGP, il Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia IGP. A sottoscrivere il documento, oltre il Presidente del Consorzio di tutela del radicchio rosso di Treviso, Paolo Manzan anche il Presidente del Consorzio del Radicchio di Verona, Luciano Ambrosi e il Presidente del Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia, Patrizio Garbin.

Un modello da imitare. “Le firme di oggi – hanno detto i protagonisti dell’accordo – hanno molteplici significati riferiti al presente ed al futuro del comparto del radicchio. Sono, innanzitutto, un passo concreto verso la costituzione di un Consorzio di secondo livello che per ora chiamiamo ‘Consorzio dei radicchi veneti’. Un plauso alla maturità dei tre consigli di amministrazione che hanno dato mandato ai rispettivi presidenti di costruire questo percorso. Il loro benestare è un segno preciso. E’ arrivato il momento storico per scrivere una pagina nuova per la tutela e la valorizzazione dei nostri prodotti. Il momento economico difficile, che impone a tutti di ridisegnare il proprio posizionamento e soprattutto uno sforzo per dar vita ad un nuovo modo di approcciare il mercato, ci ha trovati già pronti e alleati per dar vita a questo modello che potrebbe fare scuola”.

L’unione fa la forza. Un modello che è basato sul buon senso e sul concetto che in tre si sarà più forti. Più forti nel fare promozione e tutela dei nostri prodotti, più forti nel comunicare ai consumatori le nostre diversità, più forti nei confronti delle istituzioni che potranno razionalizzare l’uso delle risorse. “Condividere i mezzi per raggiungere i rispettivi obiettivi sarà la nostra filosofia – spiega Manzan presidente del Consorzio di Treviso che è stato scelto come capofila dell’aggregazione. Concretamente sono davvero numerosi gli esempi che hanno reso necessario questo passo. Una semplice brochure gestita in tre, promossa in tre, veicolata in tre, presentate da tre realtà diverse fa comprendere come la necessità di mettersi insieme è già diventata per noi una opportunità per contare di più. La gestione degli agenti vigilatori e dei controlli sul rispetto dei nostri marchi di Indicazione Geografica Protetta, se condivisa, potrebbe finalmente far decollare la tutela nei modi che tutti auspichiamo”.
“L’intesa tra i tre Consorzi dei radicchi veneti IGP può trovare enormi benefici anche nelle attività di progettazione. Un servizio di progettazione comune può presentare progetti più forti perché all’interno ci sono i tre consorzi rappresentati, ma può essere sfruttato, facendo economie di scala fondamentali, per le singole progettazioni”, ha concluso Manzan.

(fonte agi.it)