• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Radicchi e territorio: cinque mesi di eventi in tre province del Veneto

Immagine 1Pochi prodotti della terra come i radicchi di Treviso e di Castelfranco hanno la capacità di rappresentare e valorizzare il territorio. Nella loro stagione è tutto un fiorire di eventi, che vanno dalla cultura alla gastronomia e passano per una serie fantasiosa di manifestazioni che agganciano visitatori e li prendono per la gola prima ancora che per le bellezze artistiche e per il paesaggio.

Fiori d’inverno. Certo, sono importanti cultura, arte, mostre, spettacoli, paesaggio, ma è il radicchio che fa da calamita e da motore di tutto. “Fiori d’inverno” è il filo conduttore di un viaggio nelle provincie di Treviso, di Venezia e di Padova alla ricerca di buone cose con le quali nutrire lo spirito e il corpo. E’ un felice contenitore in cui si incontrano e si esaltano cultura, storia, arte, paesaggio e buona cucina. Undici le tappe programmate dai primi di novembre all’inizio di aprile: si è partiti da Rio San Martino (Venezia) e si finirà a Quinto di Treviso, dove si gusteranno i colori e i sapori della primavera. Si va dall’autunno inoltrato, con la forza della maturità dei suoi prodotti, alla delicatezza dalla prima primavera, con il radicchio sempre in primo piano, il rosso di Treviso e il precoce di Castelfranco Veneto.

La rosa che si mangia”. Come punto di riferimento si hanno i radicchi Igp, che rappresentano la ricchezza professionale dei coltivatori e la bontà di un prodotto che ha le tonalità della grande pittura veneta, rappresentata in maniera eccelsa da Giorgione di Castelfranco Veneto, la terra della “rosa che si mangia”, un prodigio della natura e dell’uomo coltivatore. Nella magica colorazione del variegato è bello intuire un tocco giorgionesco. OPO Veneto è presente, direttamente o attraverso produttori soci, in tutte le manifestazioni, nella convinzione che esse siano un importante volano promozionale. Rafforzano il consumo locale, attirano visitatori, il turismo fuori porta, spingono i coltivatori a produrre sempre meglio e allargano le opportunità commerciali. Il radicchio, tanto più è gustato nelle sue terre, tanto più convince fuori. Si stanno avvicinando i grandi appuntamenti trevigiani di Castelfranco Veneto, di Mogliano Veneto, di Zero Branco, di Preganziol, di Dosson di Casier e di Quinto di Treviso, dove la leggenda vuole che si sia scoperto il magnifico rosso tardivo di Treviso. “Fiori d’inverno” è un ciclo di eventi promosso, in particolare, dalle Pro loco trevigiane (Unpli) con il patrocinio di Comuni e di Province. Sono coinvolti il Consorzio di tutela del radicchio rosso di Treviso e variegato di Castelfranco e la Strada del radicchio.

Fonte: (www.ortoveneto.it)

Chioggia Ortomercato del Veneto va al rinnovo delle cariche sociali

l’area di Chioggia Ortomercato del Veneto

Venerdì 23 novembre, nella sala riunioni dell’Ortomercato a Brondolo, si riunirà l’assemblea per il rinnovo delle cariche sociali di Chioggia Ortomercato del Veneto, la società pubblico-privato che gestisce l’Ortomercato cittadino e che è detenuta per l’84% da Sst Spa (società interamente partecipata dal Comune di Chioggia),  proprietaria anche del compendio del mercato, mentre la restante quota del 16% è detenuta dai privati (le cooperative Cos e Capo, la società di intermediari Sico e l’organizzazione di produttori Opoveneto).

L’attuale CdA viene nominato a fine novembre 2009, con presidente Giuseppe Boscolo Palo (produttore orticolo) e membri Cesare Bellò (direttore di Opoveneto) e Lucio Gianni (per la parte pubblica), poi sostituito da Sandro Marangon prima e Romeo Conselvan poi. La gestione del Mercato Ortofrutticolo, restaurato e ristrutturato dall’Amministrazione comunale, viene affidata a Chioggia Ortomercato dal 1° marzo 2010, subentrando al Cogemo.

Il lavoro svolto. Il CdA, nella gestione della tradizionali attività di mercato, è intervenuto per favorire trasparenza e concorrenza nelle contrattazioni, con l’obiettivo di stimolare l’incremento del livello qualitativo delle produzioni e la redditività per le imprese agricole conferenti. Si è attivato per aprire la struttura all’ingresso di nuovi operatori, assegnando tramite bando porzioni dell’ortomercato che si erano rese disponibili a seguito della progressiva riduzione dei conferimenti. Con lo slogan “Il prodotto promuove il territorio” ha sviluppato importanti iniziative promozionali, tra le quali “Chioggia Capitale del Radicchio” e “C’è davvero del sale in zucca!” (quest’anno giunte, rispettivamente, alla seconda e terza edizione), che appaiono oramai consolidate come appuntamenti calendarizzati annualmente, rispettivamente, a marzo e ottobre. Alle azioni promozionali sono state affiancate iniziative di sollecitazione alle istituzioni, come la richiesta di attuazione dell’Anagrafe Orticola dei radicchi veneti, e di studio, come quella in atto, affidata ad Isagro (spin-off dell’Università di Parma) per una ricerca sui mercati di consumo del radicchio di Chioggia.

Boscolo Palo: “frenato il declino e invertita la rotta”. “In poco più di trenta mesi – commenta il presidente Giuseppe Boscolo Palo – siamo riusciti a frenare il declino e a invertire la rotta, riposizionando il mercato nel ruolo centrale che gli compete, relazionandolo con tutte le istituzioni in maniera propositiva ed importante, avviando processi di valorizzazione delle produzioni in linea con le sfide di oggi. Il lavoro svolto è stato teso a mettere al centro l’impresa agricola e a porre il mercato quale strumento per la sua affermazione, anche in linea con l’azione di Coldiretti in modo particolare, ma anche delle altre organizzazioni agricole, per una gestione diretta della struttura da parte del Mondo Agricolo. Il prossimo triennio sarà decisivo per valutare l’efficacia del lavoro svolto da questo CdA e raccoglierne i frutti a favore delle imprese agricole che conferiscono il prodotto ».

(Fonte: Chioggia Ortomercato del Veneto)

Tempo di topinambur, i “figliolini del sole”

Il poeta Andrea Zanzotto chiamava i topinambur “figliolini del sole”. Ne amava la spontaneità, la bellezza, il fiore che dipinge di oro giallo i giorni autunnali. E però, bisogna distinguere i topinambur spontanei, una pianta considerata infestante, da quelli coltivati, che non si fanno ammirare per i fiori, che sembrano non avere, ma per le radici tuberose, che fanno molto bene e sono riscoperte dalla cucina, dopo che erano state quasi dimenticate, soppiantate dalla patata.

Sono ortaggi attualissimi al mangiare del nostro tempo, attento a diete e a calorie. Sono adatti e funzionali per chi vuole restare in forma e combattere il sovrappeso, o per chi ha problemi di digestione, di diabete, di glicemia, di gotta e di colesterolo. La raccolta è appena cominciata. Le radici bitorzolute, che si distinguono per la buccia gialla e la polpa bianca, si presentano ricche, sane e compatte. Un po’ magre, rispetto allo standard ottimale a causa della siccità, ma questo non ne ha toccato la qualità e i valori nutritivi. Dove si è potuto irrigare, si è salvata la produzione, come nella azienda “La Perla” di Arcade, in provincia di Treviso, che è leader nella coltivazione di topinambur. Esporta le radici preziose in Austria, Germania, Svizzera, Francia. “La raccolta è appena cominciata, rileva Franco Zanette, titolare dell’azienda “La Perla” associata ad OPO Veneto, e tutto fa pensare a una produzione stabile e conforme alle attese. Noi abbiamo tamponato i danni della siccità dando acqua: è costato molto, ma il raccolto adesso c’è”.

La quotazione è sostanzialmente stabile, con tendenza in prospettiva a una possibile lievitazione, stando alle stime di OPO Veneto, l’organizzazione di produttori che ne tratta una notevole quantità, piazzandola sia sul mercato interno che estero. Si è adesso attorno ai due euro al chilo alla produzione. I topinambur si avvicinano per sapore al carciofo, tanto che in Inghilterra li chiamano Jerusalem artichoke, carciofi di Gerusalemme. Ma Jerusalem non c’entra niente con la città santa di Israele, ma sarebbe la storpiatura di girasole, parola con la quale i coloni italiani in America chiamavano i topinambur, conosciuti anche con altri nomi volgari: pera di terra, patata del Canadà, girasole tuberoso, tartufo di canna, tartufolo, fior di sole, ciapinambù, topinabò, picciriddi. La pianta è originaria del Canada o comunque delle pianure americane. Prende il nome da una tribù di “nativi” cannibali del Brasile (tupinambàs), chiamati dai francesi topinambaux, nome con il quale, pur con tante variazioni, è generalmente conosciuta la pianta. Il nome scientifico è Helianthus tuberosus, fiore del sole (dal greco helios, sole, e anthos, fiore).

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Festa di Ognissanti, ad Occhiobello (RO), mercato agricolo all’insegna di zucche…piene di felicità!

Zucche polesane, ottime da mangiare, che incutono gioia e sicurezza. Niente a che fare con le spaventose zucche intagliate di Halloween. Si potranno trovare anche giovedì, 1° novembre, festa di Ognissanti, al mercato agricolo di Campagna amica Coldiretti, che si terrà col consueto orario (dalle 8.30 alle 13), sempre in piazzale Policentro Aquila, in via Eridania, a Santa Maria Maddalena.

Un ortaggio ricco di virtù. I banchi degli agricoltori prenderanno i colori arancio/ verde dei prodotti autunnali: la zucca in particolare, in tutte le varietà locali: la Violina dal colore arancione, il collo lungo e la base tonda, ottima grigliata e fritta; la Delica, piccola e verde; la Chioggiotta, dalla forma schiacciata e rugosa. Sebbene nel dire comune “lo zuccone” è chi ha “la testa vuota come una zucca”, questo ortaggio è povero solo di grassi e calorie (17 calorie ogni 100 grammi di polpa), mentre è ricco di virtù gastronomiche e terapeutiche. Contiene il betacarotene, che ha proprietà antiossidanti anti-invecchiamento, protegge il sistema circolatorio, è antinfiammatorio.

Altro che Halloween! “Le zucche – spiegano da Coldiretti Rovigo – per noi non sono il simbolo di Halloween, festa della modernità anglosassone che non appartiene alle nostre tradizioni polesane, e che mette assieme gli incontri soprannaturali del Samhain celtico con la resurrezione cristiana delle anime dei defunti (rappresentate dalle zucche intagliate ed illuminate, le “lumazze” che si posizionavano nelle nostre campagne tanti anni fa), miscelando simbologia occultistica con una buona dose di consumismo “in maschera”. La zucca – dichiarano da Coldiretti – è un ortaggio che con un costo modesto (circa 80 centesimi al chilo), permette di preparare dei piatti ricchi e squisiti, secondo le tradizioni delle nostre nonne: dai cappellacci ai risotti, ma anche sorprendenti contorni di zucca caramellata, stufata o al forno. E’ davvero un peccato sprecare le zucche per mimare la leggenda irlandese di Jack O’Lantern, che illuminava la strada con la torcia di Satana dentro una rapa”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

AOP Veneto Ortofrutta, avanti tutta: nuovi obiettivi, nuovi spazi di crescita

Cesare Bellò e Fausto Bertaiola, rispettivamente direttore e presidente di AOP Veneto Ortofrutta

AOP Veneto Ortofrutta (associazione di organizzazioni di produttori) guarda avanti, oltre la scadenza del 2013, quando potrebbero venire meno opportunità e vantaggi che sono alla base della sua costituzione. Le recenti modifiche normative dell’Ocm (organizzazione comune di mercato) hanno limitato l’operatività e la strategicità delle Aop, incrementandone il carico burocratico con i relativi vincoli.

Rilanciare le ragioni dello stare insieme. Il Consiglio di amministrazione dell’Aop Veneto Ortofrutta, riunitosi a Zero Branco (Treviso) lo scorso settembre, ha discusso sulla opportunità o meno di continuare “insieme” l’attività, dal momento che i vantaggi dello “stare insieme” potrebbero venire meno o comunque essere ridimensionati. Conclusione unanime: è bene continuare il viaggio insieme, valorizzando il patrimonio di conoscenze e di relazioni acquisito e mettendo a frutto le esperienze maturate. E’ stato delineato, quindi, un piano di azione che comporta la messa a fuoco di nuovi obiettivi e l’individuazione di nuovi spazi operativi. Si tratta di rilanciare le ragioni dello stare insieme e le motivazioni di azioni condivise sul fronte promozionale, commerciale, strategico, dei servizi, della logistica, della ricerca delle risorse e delle esportazioni.

OPO Veneto rappresenta oggi il 40% dell’ortofrutticoltura organizzata veneta. L’esperienza fatta è ritenuta più che soddisfacente e fruttuosa. L’AOP Veneto Ortofrutta, presieduta da Fausto Bertaiola, dalla sua costituzione è cresciuta con continuità e con vistosità tanto ad arrivare a rappresentare il 40 per cento dell’ortofrutticoltura organizzata della Regione Veneto. Dal 2009 c’è stato un tasso di crescita del 20 per cento. Anche nel primo semestre di quest’anno si è avuta una lievitazione dell’attività, tanto che si potrebbe arrivare a fine 2012 con un fatturato aggregato di 150 milioni di euro, di cui più 100 milioni derivati dei soci. C’è stato, inoltre, un efficace lavoro di lobby istituzionale, di collaborazioni tecniche e commerciali, di sinergia operativa. Tutto questo si è tradotto in interessanti progetti comuni, che si è riusciti “a portare a casa” e a realizzare proprio per il fatto di essere aggregati e coesi. “Noi siamo convinti, commenta il presidente Fausto Bertaiola, del valore e dell’efficacia del sistema ortofrutticolo organizzato. Si è creato un patrimonio di idee, di risorse umane, di lavoro di squadra, di professionalità nuove che sarebbe peccato buttare via. La nostra scommessa va dunque oltre il 2013, per questo siamo convinti che è bene andare avanti, a prescindere dalla normativa Ocm, che si avrà con la programmazione comunitaria 2014 – 2020”. Non si esclude, comunque, che nel frattempo a Bruxelles qualcosa si possa muovere a favore delle Aop.

I soci. Le organizzazioni di produttori soci di AOP Veneto Ortofrutta, della quale è direttore Cesare Bellò, sono OP COP di San Giovanni Lupatoto (Verona), OP Europ di Giacciano con Barucchella (Rovigo), OP Il Noceto di Chiarano (Treviso), OP Orti dei Berici di Pojana Maggiore (Vicenza), OP Ortoromi di Borgoricco (Padova), OPO Veneto di Zero Branco (Treviso), OP Consorzio Piccoli Frutti di Illasi (Verona).

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

E’ Padova, con il variegato, la capitale del radicchio veneto

In provincia di Padova si coltivano sempre più radicchi: si è arrivati, dati Istat dello scorso anno, a 2.310 ettari, dai quali se ne raccolgono 325 mila quintali. Un primato veneto: Padova ha superato la provincia di Venezia, che è seconda con 322 mila quintali. Seguono a distanza le province di Verona, di Rovigo e di Treviso.

Al momento, troppa offerta e poca domanda. Sono dati molto indicativi per capire come sta cambiando e verso dove sta andando l’orto veneto. I radicchi oggi sono tra gli ortaggi che danno maggiore soddisfazione e hanno quindi maggiori prospettive di mercato. Nel Padovano prevale la varietà variegato. Una quantità, ancora piccola rispetto alle potenzialità, ha il riconoscimento Igp, variegato di Castelfranco. Ma, se lo scenario futuro è promettente, il momento attuale sta un po’ deludendo. Troppa offerta e poca domanda. I campi sono pieni di radicchi, che però presentano problemi di qualità e di mercato. L’ortaggio, parliamo del precoce, è maturato troppo in fretta e il consumatore, impoverito dalla crisi, ne acquista meno.

I produttori stanno lavorando quasi al minimo, le quotazioni sul campo superano di poco l’euro al chilo, troppo poco per ripagare lavoro e fatica, rileva Ettore Petranzan, presidente della cooperativa “Terre Euganee” di Pernumia, socia di OPO Veneto, organizzazione di produttori ortofrutticoli con sede a Zero Branco (TV). Hanno tradito quest’anno prima la siccità, poi le piogge e il caldo: fatto sta che il variegato precoce è maturato prima del previsto e trova un mercato piuttosto scarso. E’ un radicchio dalla foglia poco croccante, poco variegato nei colori. Prevale il giallo crema, la venatura rossa quasi non si coglie, è pallido il verde. I produttori sperano, a questo punto, in un inverno più favorevole e quindi nel variegato tardivo, che comincerà ad arrivare sul mercato dalla seconda metà del prossimo mese. Ci sarebbero tutte le condizioni per una buona stagione: sta maturando bene. Oltre al variegato, in provincia di Padova si ha anche una buona produzione di radicchio rosso precoce e tardivo trevigiano e di rosso tondo chioggiotto.

(Fonte: www.ortoveneto.it)

Cipolle borettane, andamento positivo

Nella Bassa Veronese sta lievitando la coltivazione di cipolle borettane, la cui richiesta è sempre sostenuta, così come si mantiene su livelli soddisfacenti la quotazione. Prendono il nome da Boretto (Reggio Emilia), città dove sono documentate da 7 secoli. Tenere e dolci, si distinguono dalle altre cipolle per la forma schiacciata e per la piccola dimensione.

La produzione non ha risentito della siccità. Le tuniche sono color giallo paglierino, mentre l’interno è bianco. Amano terreni ben drenati e sabbiosi, come se ne trovano nella Bassa Veronese. Sono sostanzialmente soddisfatti i responsabili della Cooperativa “Orti dei Berici”, azienda di Pojana Maggiore, in provincia di Vicenza, leader nella produzione e nella commercializzazione di borettane. “La stagione è cominciata bene, dice Leonardo Buratti, responsabile commerciale di “Orti dei Berici”: la produzione è eccellente; la quantità, che è sulla media, non è stata toccata dalla siccità che, invece, ha aggravato i costi aziendali dovuti alla necessità di irrigazione. La borettana è un prodotto valido, sempre richiesto, in particolare come “quarta gamma”. I consumi sono appena partiti, con l’arrivo del fresco; per tradizione non è, infatti, un ortaggio gustato quando fa caldo”. “Orti Veneti” coltivano la cipolla con metodi rispettosi della qualità e dell’ambiente.

Molto richieste in Germania. Il consumo è sostenuto, confermano ad OPO Veneto, l’organizzazione di produttori ortofrutticoli di Zero Branco, in provincia di Treviso, e le quotazioni sono apprezzabili. Le cipolle borettane, che oltre a piazzarsi bene sul mercato nazionale, sono sempre più richieste anche all’estero, in particolare in Germania. Ne fanno largo uso gli agriturismi e le famiglie che le valorizzano come prodotti “fatti in casa” per servirli sottolio o sottaceto. Sono molto versatili e quindi si prestano a tante combinazioni e abbinamenti: si presentano in giardiniere, vengono sposate con gli arrosti, oppure sono cotte alla griglia. Spesso arricchiscono e insaporiscono antipasti, farcite con acciughe, tonno, pasta d’olivo o con altri prodotti. Sono commercializzate in contenitori di diverso peso, pelate e già pronte per l’uso, mentre si sta sempre più restringendo la “vendita sfusa” in quanto risulta un po’ laborioso pulirle e si rischia di lacrimare nel togliere le tuniche (sbucciandole).

(Fonte: www.ortoveneto.it)

19-21 ottobre 2012, all’Ortomercato di Chioggia un fine settimana all’insegna della Zucca Marina

Accendono il turbo le iniziative per la valorizzazione della Zucca Marina di Chioggia, messe in campo da Chioggia Ortomercato in questo mese di ottobre con “C’è davvero del sale in zucca!”. Da oggi, venerdì 19 nei padiglioni del Mercato orticolo di Brondolo prende, infatti,  il via “Zucca per tutti”, una vera Sagra della Zucca, con la cena di apertura dello stand gastronomico alle ore 19.

Tante esposizioni e iniziative benefiche. Sabato 20 ottobre mattina si aprono la seconda Mostra della Zucca Marina di Chioggia tra ortolani professionali e hobbysti, l’esposizione di zucche giganti, la quarta mostra micologica del Gruppo Bresadola di Chioggia-Sottomarina, le mostre fotografiche “Territorio del Radicchio di Chioggia Igp”, “Paesaggio Veneto, luoghi persone e prospettive” e “Chioggia, immagini e suggestioni”, la rassegna di vignette “Fumetti che parlano di Chioggia”; nel pomeriggio l’ass. Le Tegnùe di Chioggia presenta il video “Meraviglie di un mondo sommerso”. L’associazione San Rafael propone “Spesa Amica” con zucca, carote, cipolle, patate, radicchio nostrano, e “Un sorso di solidarietà” con degustazione della birra “La Rossa di Chioggia”, mentre la Provincia di Venezia e Veneto Agricoltura presenziano con i loro stand istituzionali.

Non solo zucca…Domenica mattina 21 ottobre esibizione degli intagliatori di zucca del Gruppo Cuochi Spiagge Venete, reduci dai recenti successi delle Olimpiadi di Cucina a Erfurt in Germania, mentre alle 18 si esibisce il gruppo musicale “The Band”, cover dei Pink Floyd. Lo stand gastronomico rimane aperto a pranzo e cena, come le degustazioni dei gelati Sottozero, campione della gara gastronomica della zucca 2011, della Marmellata al Radicchio e dei prodotti da forno dei panificatori clodiensi. Evento clou delle esposizioni è “Darsene in blu”, mostra mercato delle imbarcazioni usate sotto la cupola della Centrale Orticola e nelle vicine darsene fluviali, mentre per gli appassionati della campagna il Consorzio agrario presenta i suoi trattori.

(Fonte: Chioggia Ortomercato del Veneto)

Radicchi, in dieci anni a Treviso è più che raddoppiata la produzione

Boom del radicchio in provincia di Treviso: in dieci anni la produzione è più che raddoppiata. La raccolta è passata da 48 mila quintali a ben 103 mila (dato Istat 2011). Gli ettari a radicchio nel 200 erano 704, oggi superano i 1.150.

Sono la ricchezza dell’orto trevigiano, che in buona parte si estende su aree bene conservate sotto il profilo ambientale, come il Parco del Fiume Sile o il territorio delle risorgive dalle quali spunta una rete di fiumi, le cui acque sono “miracolose” per gli ortaggi ed i radicchi in particolare. Si coltivano soprattutto il radicchio rosso tardivo di Treviso, che nelle quotazioni si stacca da tutti, e il variegato di Castelfranco Veneto. “Sono dati eccezionali, commenta Paolo Manzan, presidente del Consorzio di tutela del radicchio rosso Igp di Treviso e del variegato di Castelfranco, che sorprendono e lasciano felicemente stupiti. Confermano che, quando ci si impegna su un prodotto puntando sulla qualità e sulla identità, si fa centro. In tempo di così pesante crisi economica, l’orticoltura e l’agricoltura in generale si dimostrano capaci di reggere e di sviluppare posti di lavoro. Un radicchio tanto pregiato e riconosciuto per qualità non può essere delocalizzato, è tutto nostro, appartiene alla nostra terra ed alla nostra storia. Non si ottiene che da noi. E’, dunque, un’opportunità, vogliamogli bene. Tanto successo è una ragione in più per sostenere il Consorzio che lo tutela e lo promuove. I produttori dovrebbero di questo essere ben coscienti e quindi aderire più compatti e più convinti”.

Un successo che può crescere ancora, a patto che…Per Cesare Bellò, direttore di OPO Veneto, il boom del radicchio in provincia di Treviso “non è un miracolo, né una casualità, ma è il risultato di una lunga e costante azione di promozione della qualità, di formazione dei produttori, di sviluppo del marketing e di aggregazione dei coltivatori, di investimento nella professionalità e nell’immagine. Tutto questo, in una ventina di anni, ha trasformato in gioiello redditizio un ortaggio popolare, poco conosciuto, presente in un mercato locale o poco più che regionale ed in via di scomparsa. Può crescere ancora molto perché ne ha le premesse, a condizione però che si programmi e si concentri la produzione e si tuteli l’ambiente in cui è coltivato, la biodiversità del territorio”.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Virosi del fagiolo nel bellunese, la Regione Veneto avvia un progetto di salvaguardia delle colture

Feltre (BL), piante malate di fagiolo di Lamon

“Salveremo il Fagiolo di Lamon e della Vallate bellunese IGP lavorando su due fronti. Da un lato attiveremo un progetto di profilassi sanitaria mettendo in sinergia Servizio fitosanitario regionale, Veneto Agricoltura e Istituto agrario Antonio Della Lucia di Feltre. Dall’altro valuteremo l’applicazione di una legge del 2003 che prevede azioni per la selezione di linee resistenti, la diffusione di tecniche di coltivazioni per contenimento virus, l’informazione e la formazione degli agricoltori”.

Fagiolo di Lamon, nel 2012 perso il 90 per cento della produzione. Sono queste le conclusioni dell’incontro svoltosi ieri a Feltre (BL) con l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, i produttori del famoso fagiolo IGP, i rappresentanti delle associazioni di categoria e le istituzioni locali, promosso per elaborare una strategia volta a contrastare la virosi che quest’anno ha pesantemente colpito la produzione. “Le possibili cause che hanno poi portato alla perdita del 90 per cento della coltura di fagiolo di Lamon – ha ricordato Manzato – possono essere ricondotte alle avverse condizioni climatiche di quest’anno, con un maggio freddo e piovoso (con minime sotto i 10°C), per passare poi a temperature sopra le medie del periodo (con massime sui 30 gradi dal 15 al 30 giugno)”. Questa situazione ha creato una situazione purtroppo ottimale per lo sviluppo di molte fitopatologie: le condizioni meteo hanno debilitato le piante e si sono verificati forti attacchi di afidi, la cui diffusione ha probabilmente diffuso l’epidemia di virus la cui presenza in forma lieve su piante spontanee è da ritenersi normale. Oltre ai fagioli di Lamon IGP sono stati danneggiati anche i produttori della varietà fagiolo gialet ed altre: “varietà autoctone che vogliano e dobbiamo tutelare – ha ribadito Manzato – perché rappresentano un valore economico e un fattore di promozione dei nostri territori che non possiamo permetterci di perdere”.

Il dato economico. Secondo stime ISMEA del 2010 la produzione del Fagiolo di Lamon IGP presenta un fatturato all’origine di 79.800 euro ed un fatturato al consumo di 213.930 euro. Nel 2012 i produttori che hanno aderito all’IGP sono 87 e la superficie 14 ettari circa. Si stima al momento che la produzione certificata abbia subito una perdita fra il 90 e il 95 per cento del potenziale. Le virosi hanno colpito tutte le aziende, sia quelle che coltivano fagioli IGP sia le altre. Non si ricorda un disastro simile da almeno 90 anni, anche se ituazioni meno gravi sono comunque frequenti e si ripetono in occasione di annate climaticamente sfavorevoli.

(Fonte: Regione Veneto)