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Acquacoltura: il Veneto dimezza il canone idrico

La Giunta della Regione Veneto, su proposta dell’Assessore all’Ambiente Maurizio Conte, ha approvato l’aggiornamento dei canoni di concessione di derivazione d’acque per l’uso dei beni del demanio idrico.

Atto dovuto per un comparto importante come  l’acquacoltura. Si tratta dell’adeguamento all’aumento ISTAT pari all’1,35% applicato ai canoni demaniali dovuti per l’anno 2011 rispetto a quelli vigenti nel 2010. Con il medesimo provvedimento ha anche disposto il dimezzamento degli attuali canoni pagati per le vallicolture e pescicoltura, mentre sono completamente esentati dal canone idrico, sia per quanto riguarda le acque superficiali che sotterranee, i rifugi alpini ed escursionistici. A questo proposito l’Assessore Conte fa presente che è un atto dovuto rispetto ad un impegno preso a fine legislatura per definire una questione che interessa in particolare un settore tanto importante per l’economia regionale come quello dell’acquacoltura. Gli operatori – precisa Conte – aspettavano da tempo questo provvedimento, per il quale è stato necessario modificare la legge.

Una decisione che migliora la competitività veneta. Da parte sua l’Assessore allo Sviluppo Economico Isi Coppola ha sottolineato che “per il settore dell’acquacoltura questo è un importantissimo passo in avanti, che al di là della qualità del prodotto ittico, consente di meglio concorrere con gli altri paesi europei, che attualmente pagano un  canone dimezzato, con ricadute positive sul prezzo finale”.

(fonte Regione Veneto)

Semplificazione delle norme per chi acquista terreni agricoli

Arrivati nei giorni scorsi i chiarimenti richiesti da Coldiretti all’Agenzia Entrate in relazione all’applicazione delle norme relative alle agevolazioni per la piccola proprietà contadina introdotte con l’articolo 4 bis della legge 25 del 2010.

Agevolazioni fiscali per acquisto terreni agricoli: basta dimostrare l’iscrizione alla previdenza agricola. In pratica gli imprenditori agricoli che intendono fruire delle agevolazioni fiscali per acquistare terreni agricoli non sono più tenuti a chiedere il  Certificato di Qualifica Professionale all’Ispettorato Regionale dell’Agricoltura, ma possono accedere direttamente ai benefici dimostrando di essere iscritti alla previdenza agricola. In sostanza Agenzia Entrate ha confermato in pieno  le linee applicative che Coldiretti aveva sempre indicato fin dal momento in cui la legge è stata promulgata. “ Si tratta di una norma che mette chiarezza nella materia e consente un notevole snellimento della procedura per ottenere i benefici fiscali, con conseguente beneficio per gli imprenditori agricoli “ commenta il direttore di Coldiretti Venezia, Luca Saba. Inoltre la nuova norma  consente di evitare in futuro improduttivi contenziosi con gli Ispettorati come avveniva invece fino alla fine dello scorso anno.

(fonte Coldiretti Veneto)

Privatizzazione dell’acqua: il parere di Acli Terra Sicilia

Nicola Perricone, Presidente Acli Terra Sicilia

Acli Terra Sicilia condivide la campagna referendaria che è stata promossa dalle Acli e da Acli Terra nazionale sulla privatizzazione dell’acqua. “Ci auguriamo che a livello nazionale si raggiunga il risultato che è stato ottenuto in Sicilia”, afferma Nicola Perricone, presidente regionale di Acli Terra, “dove con 53 voti a favore e 25 contrari, l’Ars ha approvato, a scrutinio segreto, l’articolo 50 della finanziaria regionale, che prevede il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua in Sicilia”.

Acqua, un bene comune. La campagna referendaria rappresenta un’occasione per proseguire l’azione di tutela dei diritti delle aziende agricole, di difesa dell’economia quotidiana delle famiglie. “Condividiamo l’iniziativa perché consideriamo l’acqua un bene comune, un diritto fondamentale dell’uomo”, prosegue Perricone, “e ci impegniamo anche dall’Isola a raccogliere le firme per i tre quesiti referendari depositati in Corte di Cassazione il 31 marzo 2010, che puntano sostanzialmente a reintrodurre nell’ordinamento giuridico la possibilità di affidare la gestione dell’acqua a soggetti di diritto pubblico”. Trovate sul sito www.acliterrasicilia.it l’elenco dei referenti provinciali per la raccolta delle firme.

(fonte Acli Terra Sicilia)

A rischio zootecnia bovina italiana ed europea. Lettera a Galan di Intercarnepro

Il Presidente dell’Interprofessionale della carne in Italia, Fabiano Barbisan, ha scritto una lettera al Ministro Galan per metterlo in guardia su quanto potrebbe succedere in caso di riapertura delle trattative Mercosur (Mercato dell’America Meridionale) annunciate dalla Commissione europea, che così facendo sacrificherebbe la nostra zootecnia (e quella europea) sull’altare dell’automobile e della tecnologia.

Bistecche e polli americani in cambio di macchine e telefonini europei. In gioco ci sono, da una parte la sopravvivenza delle nostre aziende zootecniche, dall’altra la sicurezza alimentare per i consumatori. Barbisan ricorda che i prodotti agricoli dell’America Meridionale hanno costi di produzione molto inferiori a quelli italiani ed europei, non solo per le condizioni di vita in quei Paesi (costo manodopera, qualità materie prime, igiene negli allevamenti) ma anche per il livello dei controlli (tracciabilità, uso degli estrogeni, benessere animale).

Salvare il settore agricolo comunitario di bovini, suini e pollame. Barbisan ha chiesto quindi a Galan di schierarsi con i rappresentanti degli altri Paesi europei (Irlanda, Francia, Grecia, Ungheria, Lussemburgo, Polonia e Finlandia) in occasione del Consiglio Agricolo Europeo dei Ministri, previsto per oggi lunedì 17 maggio, che presenteranno una  mozione contro la posizione assunta dal Commissione europea, nonostante gli ammonimenti già pronunciati dai Commissari Cioloş (Agricoltura), Geoghegan-Quinn (Ricerca ed Innovazione) e Barnier (Mercato Interno) – sul possibile devastante impatto che i negoziati  Mercosur scatenerebbero su alcuni settori agricoli comunitari, in particolare quelli dei bovini, suini e pollame. Il Presidente di IntercarnePro, Barbisan, si è appellato dunque a Galan, chiedendogli di proporre, quale alternativa ad eventuali accordi Mercosur, di discuterli in sede di negoziati di Doha sulla liberalizzazione degli scambi mondiali.

(fonte Intercarnepro)

Politica agricola comune (Pac): oltre cinquant’anni di storia

Della Politica agricola comune (Pac) si parla dal 1957. L’agricoltura ha rappresentato, fin dai tempi dei negoziati del Trattato di Roma, uno degli obiettivi prioritari delle istanze politiche decisionali europee. In quel periodo era ancora vivo il ricordo di arretratezza delle coltivazioni e i problemi della sicurezza alimentare che si erano venuti a creare nell’immediato dopoguerra.

Con il Trattato di Roma sono stati definiti gli obiettivi generali di politica agraria, ma i primi tentativi di integrazione dell’agricoltura europea si manifestarono nel 1948 anche se erano limitati a regolamentare e sviluppare gli scambi che fino a quel momento erano stati ristretti per il prevalere di politiche protezionistiche nei singoli Paesi. Nell’articolo 39 del Trattato di Roma vengono specificate le “necessità di incrementare la produttività dell’agricoltura; di migliorare il tenore di vita della popolazione agricola attraverso un miglioramento del reddito; di stabilizzare i mercati; di puntare alla sicurezza degli approvvigionamenti”.

La Pac consiste in una serie di norme e meccanismi che regolano la produzione, gli scambi e la lavorazione dei prodotti agricoli nell’ambito dell’Unione europea. Nel 1960 i sei membri fondatori della Comunità europea hanno adottato i meccanismi della Pac e due anni dopo, nel 1962, la Pac è entrata in vigore. La Pac ha subìto, nel corso dei decenni della sua esistenza, numerose riforme. Il primo tentativo risale al 1968, con la pubblicazione da parte della Commissione di un “Memorandum sulla riforma della Pac”, comunemente detto “Piano Mansholt“, dal nome del suo promotore, Sicco Mansholt, all’epoca vice presidente della Commissione e responsabile della Pac.  Il piano prevedeva la riduzione della popolazione attiva in agricoltura e l’incoraggiamento alla formazione di unità di produzione agricola più grandi e più efficienti. Nel 1972 sono state introdotte misure strutturali rivolte, in particolare, alla modernizzazione dell’agricoltura e, nel 1983, la Commissione propose una riforma sostanziale, che fu formulata ufficialmente due anni dopo con la pubblicazione del libro verde sulle “Prospettive della politica agraria comune” (1985).

Sono tre i principi fondamentali, definiti nel 1962, che caratterizzano il mercato agricolo comune e quindi le Ocm
: un mercato unificato, inteso come libera circolazione dei prodotti agricoli nell’ambito degli Stati membri; la preferenza comunitaria, ovvero la priorità negli scambi per i prodotti agricoli dell’Unione europea, in modo tale da renderli più vantaggiosi dal punto di vista dei prezzi rispetto ai prodotti importati dai Paesi terzi e da proteggerli dalle grandi fluttuazioni sul mercato mondiale; la solidarietà finanziaria, ovvero il sostenimento di tutte le spese e i costi inerenti l’applicazione della Pac da parte del bilancio comunitario. Le organizzazioni comuni dei mercati sono state introdotte in maniera graduale: attualmente esistono per la maggior parte dei prodotti agricoli e costituiscono gli strumenti di base del mercato agricolo comune in quanto eliminano gli ostacoli agli scambi intracomunitari dei prodotti e mantengono barriere doganali comuni nei confronti dei paesi terzi. Lo strumento finanziario della Pac è il Fondo europeo agricolo d’orientamento e di garanzia (Feaog) che rappresenta una parte sostanziale del bilancio comunitario, istituito nel 1962.

Fino al 3 giugno, dibattito aperto ai cittadini europei sulla riforma dell’agricoltura in Europa. La Pac oggi deve adeguarsi ad un contesto europeo e globale in evoluzione. Sono molte le sfide del 2013: sicurezza alimentare, qualità alimentare, lavoro e reddito agricolo, stabilità degli approvvigionamenti, lotta ai cambiamenti climatici, protezione ambientale, conservazione della biodiversità. Per questo la Commissione europea ha avviato il dibattito sul futuro delle azioni da intraprendere, invitando (fino al 3 giugno) tutti i cittadini al dibattito per la progettazione della riforma. Nell’Unione europea la Pac assorbe attualmente il 44% del bilancio comunitario (si prevede che tale incidenza scenda al 39% nel 2013). Gli stanziamenti sono utilizzati per finanziare gli aiuti diretti agli agricoltori (cosiddetto I pilastro), prevalentemente indirizzati a sostenere i redditi degli operatori, e le politiche di sviluppo rurale (cosiddetto II pilastro), destinate invece a rafforzare e qualificare il ruolo multifunzionale dell’agricoltura (produzione, salvaguardia del territorio, sviluppo del turismo, valorizzazione delle tradizioni).

(fonte: agricolturaitalianaonline.gov.it)

15-16 maggio 2010: a Milano e a San Vendemiano (TV), si parla di nuovi strumenti finanziari a sostegno dell’agricoltura

Sjoerd Wartena

La terra ha bisogno di una rinnovata attenzione. E’ un appello per tutti. Che coinvolge tutti. Se l’agricoltura è in crisi e il territorio è sotto continua minaccia di cementificazione e di speculazioni sempre più aggressive, le malattie aumentano e aumenta la richiesta di cambiamento da parte dei cittadini: per un nuovo stile di vita, per un’agricoltura sana che rispetti l’ambiente, che dia prospettiva al lavoro dei giovani.

L’olandese Sjoerd Wartena da anni è impegnato in iniziative per togliere la terra dal dilagante sistema speculativo. Nel 2003, sull’esempio della banca olandese Triodos che, negli anni ’80, aveva costituito un fondo di investimento destinato alle fattorie biologiche e biodinamiche e alle fonti di energia rinnovabili, ha fondato Terre de Liens . L’iniziativa sta avendo grande successo in Francia e molti altri paesi la stanno guardando con interesse. Anche l’Italia. Sarà lo stesso Sjoerd Wartena a raccontare la storia di questa importante iniziativa che segna un nuovo passo verso una nuova economia, mettendo in  connessione città, campagna, terra.

Due gli appuntamenti previsti: il 15 maggio a Milano durante l’assemblea Generale dell’Associazione Biodinamica (ore 11 presso la Scuola Rudolf Steiner, via Clericetti 45) e il 16 maggio a Zoppè di San Vendemiano (Tv) nell’ambito di “Ecor Incontra alla Festa di Primavera” (ore 11.30,  presso la Libera Scuola Steiner Waldorf “Novalis”, via Rudolf Steiner 2, laterale di via Fontane). L’incontro sarà l’occasione per conoscere un’innovativa forma di risparmio solidale a favore del biologico e per capire se, dopo il grande successo avuto in Francia, questa idea che associa con originalità finanza e lavoro della terra può aiutare anche l’agricoltura italiana.

Chi è Terre de Liens. E’ un’associazione creata nel 2003 e attiva su tutto il territorio francese; l’associazione raggruppa diverse altre associazioni e organizzazioni ad essa collegate, che insieme operano per cercare di modificare il rapporto dell’uomo con la terra, con l’agricoltura, con il cibo e con la natura, migliorando il rapporto e la gestione della proprietà fondiaria. La finalità di Terre di Liens è quella di tentare di riattivare le zone rurali nazionali, ormai spopolate a causa della forte urbanizzazione, e di sostenere stili di vita e pratiche agricole rispettose dell’uomo e dell’ambiente. In questo modo, da un lato ostacolano l’accrescimento del mercato speculativo della terra e dell’agricoltura, dall’altro lato proteggono e rispettano le biodiversità locali.

Nuovi strumenti di Finanza Solidale. L’attività di Terre de Liens si traduce in un accompagnamento di singole persone o di gruppi di persone nell’avvio di attività agro-rurali ex novo, oppure nel supportare attività agricole già esistenti, ma in difficoltà.  Per realizzare i propri obiettivi, Terre di Liens ha attivato degli strumenti di Finanza Solidale che gli permettono una più facile gestione dei terreni, oltre che la raccolta di donazioni; ha così creato due strumenti finanziari: la Fondiaria Terre de Liens (raccoglie i risparmi dei cittadini per acquistare terreni che vengono poi affittati ad agricoltori o imprese agricole che, con le loro attività, operano a sostegno dell’ambiente) e la Fondazione Terre de Liens (raccoglie donazioni da destinare a progetti agro-rurali; sensibilizza cittadini, enti pubblici e imprese private a partecipare alla gestione e alla conservazione dei terreni considerati patrimonio comune; detiene il patrimonio fondiario al fine di proteggerlo, conservarlo e migliorarlo).

Gli organizzatori. Banca Popolare Etica è il primo istituto di credito italiano che opera interamente secondo i principi della finanza etica. Attraverso le sue 13 filiali sparse da Nord a Sud e i suoi 30 banchieri ambulate raccoglie il risparmio di cittadini e  organizzazioni responsabili e lo impiega per sostenere iniziative economiche dall’elevato valore sociale: ONG, associazioni, cooperative sociali e imprese sociali. Dal 2003 Banca Etica ha incluso tra i settori strategici di intervento anche l’agricoltura biologica, considerata elemento essenziale per un’economia sempre più attenta all’uomo e all’ambiente. Sefea – Società Europea Finanza Etica e Alternativa è stata fondata da Banca Etica per fornire supporto finanziario agli Istituti di credito etici e solidali europei attualmente esistenti ed in corso di creazione, per favorirne la crescita e lo sviluppo. Ecor è il più importante distributore in Italia di prodotti biologici e serve oltre 800 negozi di alimentazione naturale – tra i quali oltre 250 negozi associati al brand B’io e 66 supermercati ad insegna NaturaSì.

Possibilità di accredito stampa: Koiné Comunicazione, Beatrice Doretto,  mob. 347 2419035, ufficiostampa@ecor.it oppure Chiara Bannella, 06 42016060, cbannella@bancaetica.com

(fonte: Koinè Comunicazione)

12 e 19 maggio 2010: 
il Gal Adige presenta al pubblico i bandi per la Formazione e il Turismo rurale

Alberto Faccioli (presidente Gal Adige) e Stefano Fracasso (direttoe Gal Adige)

Oggi, giovedì 12 maggio alle ore 21 presso l’Ostello Canalbianco di Arquà Polesine, si terrà un incontro pubblico organizzato dal GAL Adige per presentare il PSL e, in particolare, per illustrare i contenuti dei tre bandi appena pubblicati,  relativi alla Misura 311 Azione 1- Creazione e consolidamento di fattorie plurifunzionali, Misura 311 Azione 2 – Sviluppo dell’ospitalità agrituristica, Misura 331 Azione 1 – Interventi a carattere collettivo di formazione/informazione, educazione ambientale e sul territorio.

Investimenti sul territorio per oltre 2 milioni di euro. Nel corso dell’incontro, che verrà riproposto mercoledì 19 maggio alle ore 21, a Lendinara (Ro), presso la sala consiliare del Comune, e che è rivolto a tutti gli enti, istituzioni e operatori territoriali, verranno illustrati i contenuti, le modalità di accesso, i requisiti richiesti, le modalità di erogazione del contributo, dei suddetti bandi e più in generale sulle altre azioni del PSL. Saranno presenti all’incontro, oltre al presidente del GAL Adige Alberto Faccioli e al direttore Stefano Fracasso, anche Avepa, struttura a cui andranno presentate le domande di contributo. Complessivamente sono stati messi a bando 1.120.000 euro di contributo, che attiveranno nel territorio dei 17 Comuni del GAL Adige investimenti e attività per oltre 2.000.000 euro.

Azioni di sviluppo territoriale. Il Gal Adige di recente costituzione (2008) con ventiquattro soci opera nei  comuni posti tra il Canal Bianco e l’Adige; con il PSL “Percorsi rurali tra centuriazioni, ville, abbazie e santuari “sviluppo degli itinerari rurali nelle terre dell’Adigetto”, sono previste iniziative per oltre 14 milioni di euro di investimenti. I Gruppi di Azione Locale sono dei partenariati pubblici-privati che si sono costituiti grazie alle politiche sullo sviluppo delle zone rurali che l’Unione Europea sta portando avanti dagli anni ’90, attraverso le Iniziative Comunitarie LEADER (acronimo di “Liaisons Entre Actions de Developpement de l’Economie Rurale”).

(fonte Gal Polesine Adige)

Arrivano gli aiuti per il settore bieticolo-saccarifero

Il 7 maggio scorso il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha autorizzato Agea a utilizzare un fondo gia’ esistente nel bilancio per il sostegno al settore bieticolo-saccarifero. Sono 21 milioni che potranno essere destinati per le finalita’ previste dall’Ocm Zucchero gia’ approvate dalla Commissione Europea. Per completare l’impegno che questo Ministero ha nei confronti del settore stiamo lavorando per la presentazione di un apposito emendamento che permetta di utilizzare gli altri 65 milioni di euro previsti”, ha detto il Ministro Galan. I 65 milioni verranno reperiti con un emendamento all’atto Camera 22/60 recante disposizioni per fornire competitivita’ al settore agroalimentare.

(fonte: Ministero politiche agricole alimentari e forestali)

Grando duro: in Italia è vera “debacle”

Per il grano duro ”made in Italy” e’ ormai una vera ”debacle”. I prezzi pagati agli agricoltori sono sempre piu’ in caduta libera (13-15 euro al quintale) e addirittura piu’ bassi di venti anni fa, quando le quotazioni erano di 50.000 lire, pari ad euro 25,82. Un ”taglio” drastico: quasi il 50 per cento. Solo nell’ultimo quinquennio il calo e’ stato del 32 per cento. E’ quanto denuncia la CIA, Confederazione degli Agricoltori Italiani, a poche settimane dalle prime operazioni di mietitura.

Preoccupa l’invasione dei mercati di produzione estere. I nostri produttori sono al collasso – avverte l’associazione – anche perche’ costretti a sostenere costi (produttivi, contributivi e burocratici) in crescita record (piu’ 30 per cento nei confronti dello scorso anno). Ma quello che preoccupa e’ l’invasione dei mercati di produzioni estere, soprattutto da parte dei paesi extracomunitari, come gli Stati Uniti, il Canada, il Messico, l’Australia e la Turchia. La Cia chiede immediati e straordinari interventi per sanare una situazione esplosiva che sta caratterizzando l’intero comparto cerealicolo sia in Italia che in tutta Europa. Molte imprese – denuncia la Cia – sono in ”profondo rosso’ e rischiano di chiudere i battenti nel giro di poco tempo se non vengono predisposte misure adeguate per fronteggiare un’emergenza che sta assumendo aspetti catastrofici.

Un ettaro di grano duro costa al produttore 900 euro, ma i ricavi non arrivano a 600. I prezzi all’origine sono sempre piu’ stracciati. Le ultime quotazioni (quarta settimana di aprile) registrano una diminuzione di oltre il 25 per cento allo stesso periodo del 2009. A questo si aggiungono gli elevati costi produttivi e contributivi che tagliano le gambe a qualsiasi slancio imprenditoriale. Basti ricordare che produrre un ettaro di grano duro costa all’agricoltore circa 900 euro, mentre, in queste particolari condizioni, i ricavi non arrivano a 600 euro. Gli agricoltori, pertanto, lavorano in perdita. E se anche la prossima campagna di commercializzazione dovesse proseguire sull’attuale deprimente trend, le conseguenze sarebbero disastrose: oltre alla chiusura di tante aziende, si dimezzerebbe anche la superficie coltivata.

(fonte Asca)

Accaparramento terre coltivabili: a rischio popolazioni povere

Un articolo apparso sul quotidiano francese Le Monde delinea una situazione mondiale in cui le terre arabili nei Paesi in via di sviluppo stanno per essere prese da multinazionali o da Paesi industrializzati, a detrimento delle popolazioni locali. Dal 2006, quasi 20 milioni di ettari di terreni coltivabili (equivalenti ai terreni arabili francesi) nel mondo sono state oggetto di negoziazioni, secondo Olivier de Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto al cibo.

Acquistare ettari di terreno è diventata una moda per gli investitori, come per esempio per il finanziere George Soros o per il fondo Altima, visto l’ aumento sostenuto dei prezzi delle materie prime o l’instabilità dei mercati. Allo stesso tempo è diventato un elemento strategico per i paesi interessati in modo da garantirsi la sicurezza alimentare. Secondo l’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, la Fao, per il 2050 la produzione agricola dovrà aumentare del 70% per soddisfare la popolazione mondiale in crescita.

Rischio di comparsa di un nuovo colonialismo. “Abbiamo bisogno di investire in agricoltura, ma è necessario che ci sia un codice di condotta per le acquisizioni, in particolare nei paesi poveri che non hanno i mezzi politici ed economici per difendere i loro interessi”, ha dichiarato Jacques Diouf Il direttore generale della Fao, due anni dopo aver ricordato il rischio di comparsa di un “neo-colonialismo”. Investire in terreni agricoli non è una cosa né semplice nè trasparente. In Ucraina, gli investitori stranieri possono affittare ricchi terreni coltivati a cereali e non comprarli. In Africa, sullo stesso terreno si possono giustapporre titoli fondiari formali e diritti consuetudinari d’uso. Per evitare lo slittamento di questi investimenti, l’ONU, la Fao e alcuni governi stanno cercando di stabilire dei principi di gestione di questi investimenti per tutelare i piccoli produttori.

(Fonte Le Monde, traduzione Natalie Nicora)