Quindici anni di storia, un +35% di crescita in fatturato, presenza in oltre 30 Paesi e un nuovo riconoscimento gastronomico: il premio Piave Gourmet. Il Consorzio per la Tutela del Formaggio Piave DOP celebra nel 2025 un anniversario che testimonia il successo di un prodotto nato tra i pascoli delle Dolomiti e divenuto ambasciatore del Bellunese nel mondo. E lo ha fatto nella sua sede di Busche (Belluno), con un appuntamento che ha visto la presenza di tanti soci e allevatori, il presidente Modesto De Cet e la direttrice Chiara Brandalise, il sindaco di Cesiomaggiore, il prefetto ed il questore di Belluno, i rappresentanti regionali e delle Forze dell’Ordine.
La storia del Piave DOP affonda le radici nella tradizione casearia delle Dolomiti bellunesi, Patrimonio UNESCO. Nel nome rivive il fiume Piave, simbolo storico del territorio. Nel 2010 nasce il Consorzio, con una missione chiara: difendere la Denominazione d’Origine Protetta attraverso un Disciplinare rigoroso e valorizzare un formaggio che interpreta l’identità di una terra e della sua gente.
Dal 2010 il fatturato del Consorzio è cresciuto del 35%, raggiungendo 18,5 milioni di euro nel 2024. Ogni anno vengono prodotte in media 350.000 forme, di cui circa il 10% esportate in 30 mercati esteri, tra cui Stati Uniti, Canada, Giappone e Australia. Un risultato che premia la qualità e l’autenticità di un prodotto capace di conquistare consumatori sempre più attenti. A testimonianza della sua eccellenza, il Piave DOP ha ottenuto in questi 15 anni oltre 71 premi e riconoscimenti, sia locali sia internazionali, rafforzando la propria immagine attraverso la partecipazione a 105 fiere internazionali e la realizzazione di campagne di comunicazione mirate.
La qualità del Piave DOP è garantita dal rispetto scrupoloso del disciplinare europeo: latte esclusivamente bellunese, proveniente per l’80% da razze tipiche alpine, filiera controllata, certificazioni CSQA e costante vigilanza contro abusi e imitazioni. Il formaggio si distingue per le sue cinque stagionature – Fresco, Mezzano, Vecchio, Vecchio Selezione Oro e Vecchio Riserva – ciascuna con un profilo sensoriale unico, dalle note dolci e delicate del Fresco alle sfumature più complesse e alpine del Vecchio Riserva. Accanto alla tutela, cresce l’impegno nella promozione: eventi e degustazioni per i consumatori, formazione dedicata agli operatori della distribuzione, presenza a fiere ed eventi istituzionali per consolidare la cultura delle DOP. Un lavoro che contribuisce a rafforzare la reputazione del Piave come formaggio di alta qualità, radicato nel territorio ma conosciuto a livello globale.
Ad animare la celebrazione dei 15 anni del Consorzio Formaggio Piave DOP, una originale tavola guidata con brillante ironia da Patrizio Roversi, che ha saputo intrecciare storie di vita e di lavoro trasformandole in un racconto di identità e orgoglio bellunese. Ad aprire il dialogo è stato Dimitri Biasuz, casaro storico, simbolo umano di una filiera che tiene insieme mani, passione e territorio. “Ho iniziato come “bocia” nel 1981 – ha raccontato – e da allora non ho mai smesso di imparare.” Dietro al suo sorriso, però, c’è un concetto forte: sacrificio. “Fare il casaro non è un mestiere, è una scelta di vita – ha spiegato –. Servono attenzione, dedizione e notti insonni. Se sbagli, comprometti il lavoro di tutti. È un lavoro di responsabilità, ma anche d’amore per la terra e per la comunità.” Biasuz, che è anche allevatore, ha ricordato l’importanza di custodire le piccole aziende di montagna: “Quando chiude una stalla, non perdiamo solo latte, ma un pezzo di paesaggio, di cultura, di civiltà”.
Accanto a lui, Antonio Bortoli, storico direttore generale di Lattebusche, ha ripercorso oltre mezzo secolo di crescita cooperativa, ricordando gli anni difficili in cui la piccola realtà di montagna dovette convincere le latterie locali a unirsi. “Ci dicevano di no – ha ricordato – ma abbiamo insistito, credendo nel valore del ‘fare insieme’. Oggi Lattebusche è la prima cooperativa lattiero-casearia del Veneto, con 23 fusioni e oltre 160 milioni di euro di fatturato, ma soprattutto con la stessa missione di sempre: lavorare solo il latte dei nostri soci e restare radicati nel territorio”.
Bortoli ha raccontato anche l’evoluzione tecnologica e la grande intuizione che ha reso unico il Piave DOP: l’uso del latte innesto e del siero innesto, che hanno permesso di preservare i fermenti naturali del territorio senza mai ricorrere a conservanti. “Nel 1965 – ha ricordato – è nato un formaggio che per la prima volta non usava formaldeide. È stato un salto epocale, e ancora oggi quel principio guida la nostra qualità”.
A dare respiro internazionale, l’intervento di Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, che ha raccontato il ruolo del Piave DOP come ambasciatore della terra d’origine: “Ogni bellunese emigrato sa che il formaggio Piave è un pezzo di casa. Lo regaliamo ai rappresentanti delle comunità all’estero: è il nostro biglietto da visita nel mondo”. A chiudere la tavola, lo chef Fabio Campoli, che ha legato gastronomia e identità culturale: “Il turismo enogastronomico è una forma di educazione al bello. Il Piave è una biblioteca di sapori, un racconto che va servito, non solo gustato.” Tra una riflessione e una ricetta – dagli gnocchi con crema di Piave e melograno agli spaghetti con guanciale e scaglie di Piave stagionato – Campoli ha ricordato che la cucina è memoria condivisa, “un modo per tramandare cultura attraverso il gusto”.
Durante l’evento è stato assegnato il Premio “Piave Gourmet”, dedicato ai ristoratori che meglio interpretano la cucina del territorio. L’edizione 2025 premia la Trattoria “da Ciliotta” di Limana (chiusa a fine 2024), celebre per il suo risotto al Piave Vecchio, diventato un piatto-simbolo della tradizione locale. Per quasi vent’anni i titolari, Loris Bogo ed Eleonora “Lolli” Roffarè, hanno portato avanti una cucina autentica, legata ai sapori della montagna bellunese. Il loro risotto – profumato di pascoli e memoria contadina – rimane una delle interpretazioni locali più genuine e apprezzate del Piave DOP in cucina.
Quindici anni di tutela, crescita e promozione segnano un capitolo importante per il Consorzio Piave DOP, che guarda avanti con l’obiettivo di rafforzare la presenza internazionale, investire nella sostenibilità e coinvolgere le nuove generazioni nella cultura casearia. La forza del progetto sta nelle radici profonde: la montagna, il fiume Piave, le comunità che custodiscono un patrimonio di saperi e tradizioni. L’avventura continua, perché il Piave DOP non è solo un formaggio, ma un’eccellenza che appartiene a tutti.
Fonte testo e foto: servizio stampa Consorzio per tutela del formaggio Piave Dop
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Il Consorzio per la Tutela dei vini Valpolicella, in qualità di capofila e in partenariato con il Consorzio Tutela formaggio Asiago Dop, Consorzio di Tutela della IGP riso nano vialone veronese, A.I.P.O. O.P. Società̀ Cooperativa Agricola, informa che ha presentato, per la pubblicazione nel Supplemento della Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, l’avviso di gara (n.2019-163784), a procedura aperta per l’affidamento della realizzazione di una campagna di informazione e promozione sul sistema delle indicazioni geografiche europee del programma denominato “European Lifestyle: Taste Wonderfood – E.L.T.W.”, presentato sul bando 2019 “Call for proposals for simple programmes – Promotion of agricoltural products”.
Dal 1 agosto è on line
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha sentenziato che l’utilizzo di segni figurativi che evocano l’area geografica alla quale è collegata una denominazione d’origine protetta (DOP) può costituire un’evocazione illegittima di quest’ultima. Una sentenza che, pur non coinvolgendo direttamente prodotti Made in Italy, è certamente significativa anche per la tutela dei marchi protetti italiani.