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Il Marrone di San Zeno Dop ora è anche bio. La bontà del frutto ed il riconoscimento festeggiati per tre fine settimana dal 22 ottobre al 6 novembre con iniziative culinarie e di intrattenimento.

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Marroni di San Zeno Dop

(di Marina Meneguzzi) Il marrone dei record in Italia è veneto e precisamente veronese: si tratta del Marrone di San Zeno di Montagna, amena località situata a poco più di 600 metri nel comprensorio del monte Baldo, con vista diretta sul lago di Garda. Che, peraltro, oltre a deliziare lo sguardo, dona una particolare dolcezza al frutto autunnale che cresce nei declivi boschivi.

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da sx Ugo Bonafini, Claudio Valente, Maurizio Castellani, Andrea Perotti, Simone Campagnari

I primati da record. Ebbene, dopo essere stato il primo nel Bel Paese (ed in Europa) ad ottenere la Dop nel 2003, in virtù delle tecniche di lavorazione tradizionali applicate ed in particolare della curatura (novena e rissara), il marrone sanzenate (Castanea sativa Mills) è il primo in Italia ad aver ottenuto il marchio “bio” ad un anno poco più dall’inizio delle pratiche di riconoscimento. E questo grazie alla naturalità dell’ambiente e dei metodi di coltivazione in cui e con cui viene prodotto. Ad annunciarlo con giusto orgoglio lo scorso 12 ottobre alla stampa, tra cui Argav, riunita per l’occasione a San Zeno nelle splendide sale trecentesche del palazzo “Ca’ Montagna”, sono stati i fautori di questo successo, a cominciare dai produttori soci del Consorzio di Tutela, rappresentati dal presidente e dal vice presidente, rispettivamente Simone Campagnari e Ugo Bonafini, ed ancora il sindaco di San Zeno di Montagna Maurizio Castellani, Andrea Perotti, consigliere comunale e il presidente di Coldiretti Verona Claudio Valente.

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il castagneto di Giovanni Gondola

Biologico per natura, con uno scoiattolo per mascotte. “In taluni e speciali casi, il periodo di conversione dall’agricoltura non biologica a quella biologica  può essere superato – ha spiegato Campagnariad esempio quando gli appezzamenti siano superfici allo stato naturale non trattate con prodotti vietati nell’ambito della produzione biologica da almeno tre anni. E’ questo il nostro caso, poiché il nostro marrone è sempre stato del tutto naturale, coltivato con i sistemi tradizionali, rigorosamente a mano e senza utilizzo di trattamenti chimici. Avepa (Agenzia Veneta per i pagamenti in agricoltura) lo ha riconosciuto e lo scorso 7 ottobre ha concesso il riconoscimento retroattivo. Ad oggi, già tredici aziende produttrici sono registrate a produzione biologica (oltre il 70 per cento della produzione). L’obiettivo del Consorzio – che raggruppa 45 soci che coltivano un totale di oltre 2mila ettari di castagneti tra i 250 e i 900 metri – è raggiungere il 100 per cento entro il 2018“. “Il Marrone di San Zeno Dop è una coltura di nicchia che esprime perfettamente un nuovo concetto di agricoltura in grado di dare risposta e valore ai prodotti agricoli di periferia e di montagna, che necessitano di “strade nuove” per essere conosciuti e apprezzati. Si tratta prima di tutto di una scelta culturale che, se ben gestita, può tradursi anche in una felice scelta economica“, ha affermato  Claudio Valente, la cui organizzazione agricola ha affiancato il Consorzio nell’ottenimento della certificazione bio.

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Marroni di San Zeno Dop

Recupero di castagni abbandonati. La raccolta dei marroni, ancora in corso, dovrebbe superare abbondantemente i 200 quintali ottenuti nel 2015. Un’ottima resa, dunque, avvenuta in un’annata in cui, specie in Sud Italia, si parla di crolli di produzione del 90 per cento a causa di un parassita di origine cinese, il cinipide. “Ma non si tratta di fortuna – ha precisato il sindaco Castellanibensì di un preciso piano di prevenzione e investimento iniziato 5 anni fa, con un’attività di lotta integrata al parassita attraverso i lanci del suo nemico naturale, il parassitoide Torymus sinensis“. Tra gli obiettivi che uniscono Amministrazione e Consorzio, oltre alla valorizzazione e promozione del prodotto, c’è il recupero di castagni abbandonati – si parla di alberi vecchi di 200/300 anni con una circonferenza di 7/8 metri ciascuno – all’interno dei boschi disseminati nei comuni della Comunità montana del Monte Baldo: Brentino-Belluno, Brenzone, Caprino Veronese, Costermano, Ferrara di Monte Baldo e San Zeno di Montagna. “Al momento non è possibile calcolare con esattezza il numero di piante da recuperare ma stiamo parlando di almeno altrettanti duemila ettari“,  ha detto Campagnari.

caldarrostemarronesanzenodopLe feste in omaggio ad un frutto che si adatta bene in cucina. Dunque, da quest’anno, nell’etichetta che si trova nelle confezioni in vendita del marrone che, ricordiamo, si differenzia dalla castagna, frutto della pianta selvatica, per essere originato da una pianta coltivata e migliorata con successivi innesti, oltre alla dicitura della Dop, con logo, peso, annata di produzione e luogo di confezionamento, si potrà trovare anche il marchio bio. Metà della produzione annuale sarà venduta durante la 44° Festa della Castagne, che coincide con la 13° edizione della Festa del Marrone di San Zeno Dop, entrambe organizzate dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con il Consorzio, ed in programma a San Zeno di Montagna per tre fine settimana, il 22 e 23 ottobre, il 29 e 30 ottobre e il 5 e 6 novembre. “Negli anni la Festa del Marrone è cresciuta sia nell’offerta, sempre più di qualità e differenziata, sia nel numero di visitatori, provenienti anche al di fuori della provincia veronese e drl Veneto“, ha riferito Perotti, che coordina la realizzazione delle feste. Tra gli intrattenimenti in programma, c’è il mercatino dei sapori, dove si potrà degustare il marrone in molteplici vesti e ricette, dalla caldarrosta al frutto sciroppato alla birra Castanea passando da quella più caratteristica, il minestrone di marroni, protagonista di un vero e proprio premio che verrà assegnato a chiusura della manifestazione.

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Giancarlo Zanolli titolare della Taverna Kus

Menù raffinati a base di marroni. Nei giorni di festa le cucine saranno sempre aperte e pronte a servire i piatti tipici della zona del Baldo anche nei ristoranti locali. A questo proposito, fino al 13 novembre, cinque ristoranti aderenti al progetto “San Zeno Castagne, Bardolino & Monte Veronese” (Al Cacciatore, Bellavista, Costabella, Sole e Taverna Kus) offriranno agli avventori 5 diversi menù degustazione con pietanze, dall’antipasto al dessert, a base di marroni (da 35 a 44 euro, gradita prenotazione, maggiori info http://www.ristosanzeno.it). Grande importanza viene data dagli chef al minestrone, piatto della tradizionale autunnale di San Zeno, declinato dai ristoranti in differenti versioni di consistenza e di sapori, tutte da assaggiare.

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Ugo Bonafini abbraccia il suo castagno cinquecentenario per evidenziare la circonferenza del tronco

Novena e rissara, cosa s’intende. A spiegare la tecnica di curatura dei marroni è Bonafini, anche produttore di formaggio di malga sul Baldo e fortunato possessore in località Lumini di un castagno cinquecentenario: “I frutti raccolti subiscono trattamenti di cura secondo il metodo tradizionale, quali la “novena” e la “rissara” (ricciaia in dialetto veronese). La prima consiste nel far riposare i marroni in acqua fredda per 9 giorni (da qui novena) cambiando parte o tutta l’acqua ogni 2, senza aggiunta di nessun additivo. La rissara invece, praticata da sempre su questi monti, consiste nell’accumulare all’aperto i frutti ed i ricci per 8-15 giorni. In entrambi i casi, l’obiettivo è favorire una fermentazione naturale per far aprire il frutto e preservarlo da funghi, muffe e parassiti”.

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La rissara di Gondola

Con le corde sui rami. Oggi, quasi tutti i produttori effettuano la “novena”. Ma c’è ne è ancora uno che pratica la “rissara“. Si tratta di Giovanni Gondola, socio del consorzio e titolare insieme alla famiglia dell’hotel Castagneto (tel. 045-7285121), struttura immersa in un bosco di castagneti secolari (110 in tutto). Da metà ottobre, il contadino-albergatore si cimenta direttamente nella raccolta dei marroni, salendo sui rami più alti con le corde e raggruppando i ricci nella rissara. “Un lavoro faticoso, a fine sera lo si sente nelle braccia, ma per me è di impagabile soddisfazione” ha raccontato Gondola. E guardando il suo volto sorridente e disteso, non si stenta a credergli.

Caseus Veneti 2016, i quattro formaggi top

caseus-veneti-2016Nella splendida cornice di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (PD), la giuria aurea di Caseus Veneti, formata da stampa di settore nazionale, ha eletto tra i 37 formaggi premiati con una medaglia d’oro i quattro “top formaggi 2016”.

Ed in vincitori sono…La Casatella Trevigiana DOP della Latteria S.Andrea di Povegliano (TV), il formaggio Piave DOP di Lattebusche di Cesio Maggiore (BL), lo stracchino del Caseificio Castellan Urbano di Rosà (VI), il Capra ubriacato al Traminer della Latteria Perenzin di San Pietro di Feletto (TV), rispettivamente per le categorie DOP freschi e stagionati, formaggi variegati, e per ultimo affinati ed erborinati.

La giuria popolare. Ha premiato ancora Latteria S.Andrea per la Casatella Trevigiana e il Piave di Lattebusche nelle categorie DOP, Paliotto stagionato sempre di Latteria Sant’Andrea e infine l’Imbriago del Centro Veneto Formaggi. Il premio popolare è andato ai casari che hanno elaborato il formaggio.“Un ringraziamento va alla Regione, ai consorzi e a tutto lo staff che ha contribuito al successo di questa manifestazione che dimostra di avvicinare ogni anno migliaia di consumatori – ha detto Terenzio Borga, presidente Aprolaval prodotto del territorio, un prodotto che nasce dal latte, materia prima di qualità delle stalle del Veneto e viene trasformaggio in formaggi che sono la storia della nostra regione”.

Gli chef ai fornelli. Successo anche per gli show cooking 7 Chef per 7 Formaggi più uno, condotti da Adua Villa, sommelier master class e Marco Colognese, selezionatore Guide Espresso, che hanno visto alternarsi per due giorni gli chef più promettenti del Nordest (Silvia Moro, ristorante Aldo Moro di Montagnana- PD; Carlo Nappo, Podere dell’Angelo, Pordenone; Andrea Rossetti, Do Campagni, Cavallino Treporti-VE; Leandro Luppi, Vecchia Malcesine – VR; Alerto Basso, 3 Quarti di Grancona- VI; Ljublica Komlenic, Sporting by Lju a Caorle –VE; Alessio Longhini, Stube Gourmet di Asiago – VI).

Fonte: Servizio Stampa Caseus Veneti

 

21-22 giugno 2016, a Trento e a Bolzano due giorni di formazione gratuiti sui prodotti di qualità certificata rivolti a Consorzi di tutela e imprese

6-8 maggio 2016, a Padova si tiene il Festival dell’Agricoltura, comprensivo anche del Festival delle Dop (7-8 maggio) e di Orti e Giardini

A3_FESTIVASHOWAGRICOLTURA-PD-lowLa 3^ edizione del Festival delle DOP del Veneto, kermesse promossa da Regione e Veneto AgricolturaEurope Direct Veneto, si svolgerà presso l’ippodromo “Le Padovanelle” a Padova nei giorni 7 e 8 maggio nel contesto del Festival dell’Agricoltura (6-8 maggio, ore 10-22), manifestazione su agricoltura, ippica, zootecnia, giardinaggio, fattorie didattiche, prodotti tipici, etc.

Presenti quasi una trentina di Consorzi di tutela. In vetrina quindi le eccellenze dell’agroalimentare regionale, ovvero i prodotti riconosciuti dai marchi europei di qualità DOP, IGP, STG e il marchio regionale Qualità Verificata. Ricco il programma degli eventi con presentazioni dei prodotti e degustazioni guidate a cura dell’Istituto Alberghiero “Pietro d’Abano” di Abano terme (Pd).

Direttivo ARGAV. Nell’occasione, nella tribuna dell’ippodromo delle Padovanelle, sabato 7 maggio si riunirà dalle ore 16 alle ore 18 il direttivo ARGAV, con il seguente ordine del giorno: approvazione verbale precedente; comunicazioni del Presidente; comunicazione della Segretaria; domande iscrizione nuovi soci; bilancio consuntivo 2015; bilancio preventivo 2016; programmazione assemblea 2016 e  prossime attività; varie ed eventuali.

12 ottobre 2014, anche il Radicchio di Chioggia Igp al Festival delle Dop

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Giuseppe Boscolo Paolo, presidente Consorzio Tutela Radicchio Chioggia Igp

Al “Festival delle DOP”, la manifestazione promossa da Regione Veneto e Veneto Agricoltura-Europe Direct Veneto, in programma a Castelfranco Veneto (Tv) domenica 12 ottobre, in piazza Giorgione, parteciperanno anche i Consorzi di Tutela che hanno collaborato alla realizzazione dell’iniziativa. Tra questi, anche il Consorzio di Tutela Radicchio Igp di Chioggia, presieduto da Giuseppe Boscolo Palo, socio ARGAV.

Regione Veneto, incentivi nel PSR e ai ristoratori che utilizzano prodotti a marchio in cucina. «Il Veneto conta un numero consistente di denominazioni, purtroppo conosciute a livello europeo solo per il 5 per cento e poco di più a livello italiano – ha esordito l’assessore all’Agricoltura Franco Manzato presentando nei giorni scorsi la manifestazione – per questo il Festival è importante per diffondere consapevolezza su questi marchi d’origine, farli conoscere e riconoscere, per una scelta consapevole al momento dell’acquisto. Abbiamo introdotto, a tal proposito, un articolo di finanziaria che incentiva i ristoratori che utilizzano prodotti a marchio nelle loro cucine – ha spiegato Manzato -, inoltre il nuovo Programma di Sviluppo Rurale del Veneto 2014-2020 metterà a disposizione 20 milioni di euro, per i prossimi 6 anni, al fine di promuovere i prodotti veneti e per incentivare l’adesione ai regimi di qualità tutelati dai Consorzi».

11 ottobre, anteprima del Festival,  alle 9,30 presso Istituto Alberghiero “Maffioli”, con un seminario dedicato alle DOP e il mercato globale, moderato da Antonio Boschetti de “L’Informatore Agrario”, che si concluderà con un “buffetdop” proposto dagli studenti dell’Alberghiero a base di prodotti DOP e IGP veneti, tra cui Radicchio di Chioggia Igp, che nel pomeriggio sarà in mostra anche per le riprese del programma “Ricette all’italiana”, trasmissione in onda su Rete4, assieme ai Radicchi di Treviso, Castelfranco e Verona ed alle altre eccellenze agroalimentari venete.

Domenica 12 ottobre, dalle 10.00 alle 19.00, è in calendario una ricca kermesse di esposizione e degustazione con i Consorzi veneti e lo spettacolo teatrale dell’artista Tiziana Di Masi “Tutto quello che sto per dirvi è falso”. «Non potevamo mancare a questa vetrina prestigiosa – spiega Giuseppe Boscolo Palo, presidente del Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp -, che è anche un’occasione importante per mostrare che i Consorzio di tutela Dop e Igp sono una squadra numerosa e agguerrita, fortemente impegnata a promuovere i prodotti a denominazione e ben determinata a combattere ogni contraffazione. Gli incentivi posti in finanziaria dalla Regione Veneto per i ristoratori, che utilizzano prodotti a marchio nelle loro cucine, vengono a pallino per noi che stiamo per partire con una gara gastronomica tra i ristoranti che proporranno ricette col Radicchio di Chioggia con l’obiettivo di promuovere il consumo di quello col marchio che ne certifica l’origine, partendo dal territorio di produzione».

Fonte: Consorzio Tutela Radicchio di Chioggia Igp

12 ottobre, a Castelfranco Veneto (TV) si tiene il Festival delle Dop. Speciale anteprima sabato 11 ottobre all’Istituto “Maffioli” con convegno e “buffetdop”.

Prodotti a denominazione VenetoFormazione, eccellenza agroalimentare e marketing si fondono al “Festival delle DOP venete”. Vista la necessità di supportare i prodotti a marchio e approfondirne le dinamiche del mercato, Regione Veneto, Veneto Agricoltura-Europe Direct Veneto e i Consorzi di Tutela hanno organizzato il convegno “Le Denominazioni di origine alla conquista del mercato globale” sabato 11 (ore 9.30) presso l’Istituto Alberghiero Maffioli (via Valsugana, 74 Castelfranco V.to TV) nell’ambito del Festival delle DOP venete.

Buffetdop. Al termine del convegno, i presenti avranno la possibilità di degustare il lavoro dei giovani cuochi che cucineranno i prodotti a marchio veneti. Il “Buffetdop”, che prevede un menù preparato con alcune DOP e IGP, è infatti realizzato dai docenti e dagli alunni di alcuni Istituti aderenti alla rete “Consorzio degli Istituti Alberghieri Veneti”. Si tratta di un Consorzio nato nel gennaio 2000, quando gli Istituti Alberghieri del Veneto hanno formalizzato la stretta collaborazione che già li legava con la costituzione del Consorzio per lo Sviluppo e la Formazione delle Nuove Professioni; lo scopo era ed è quello di condividere l’avanzata verso un obiettivo comune e offrire ad ogni Istituto della regione un supporto per migliorare la propria azione formativa. Ogni IPSSAR veneto, anche grazie a questo “fare rete”, riesce a rispondere alle richieste del mondo del lavoro e alle necessità dell’utenza moderna, e ad interpretare le tradizioni culturali, turistiche ed enogastronomiche tipiche. Fare Rete dunque per condividere la sfida di tramandare competenze professionali di alto livello e rileggere in chiave moderna le tradizioni culinarie della nostra regione.

La vera festa del gusto sarà domenica 12 ottobre, quando si potranno assaggiare ed acquistare i prodotti a marchio veneti, DOP IGP e STG, direttamente dai Consorzi di Tutela, (ore 10.00-19.00), all’interno della tensostruttura allestita in Piazza Giorgione. Infine intrattenimento per tutti con lo spettacolo teatrale di Tiziana Di MasiTutto quello che sto per dirvi è falso”, ore 16.30, dedicato alla contraffazione e ai danni provocati al “made in italy”.

Conosciamo meglio i marchi Dop, Igp e Stg, Sono 36, più una STG (Specialità tradizionale garantita), le eccellenze agroalimentari venete riconosciute dai Marchi di qualità europei (DOP e IGP, Denominazione di origine protetta e Indicazione geografica protetta). Ma cosa significano queste sigle? Cosa caratterizza in maniera unica questi prodotti di qualità? L’Unione Europea ha riconosciuto come l’origine geografica condiziona qualità e peculiarità di un prodotto e per tutelarla ha creato due denominazioni d’origine.

Il marchio DOP, Denominazione di Origine Protetta, è concesso ai prodotti agroalimentari le cui caratteristiche qualitative dipendono del tutto o in parte dall’ambiente geografico in cui sono prodotti, ambiente che unisce fattori naturali, come il clima e le risorse, e fattori umani, come le tecniche di produzione e trasformazioni tipiche di un’area delimitata. Fondamentale è che tutte le fasi produttive avvengano nell’area stessa. Le Dop venete sono 18: Prosciutto Veneto Berico-Euganeo, Salamini italiani alla Cacciatora, Sopressa Vicentina, Cozza di Scardovari e Miele delle Dolomiti Bellunesi; tra i Formaggi l’Asiago, la Casatella Trevigiana, il Grana Padano, il Montasio, il Monte Veronese, il Piave, il Provolone Valpadana e il Taleggio; e ancora l’Olio extravergine di oliva Garda e l’Olio extravergine di oliva Veneto delle zone Valpolicella, Euganei e Berici e Grappa. Infine Aglio Bianco Polesano, Asparago Bianco di Bassano e Marrone di S. Zeno.

Il marchio IGP, “Indicazione Geografica Protetta”, viene attribuito ai prodotti agricoli e alimentari che posseggono qualità o caratteristiche determinate dall’origine geografica. Almeno una delle fasi produttive deve avvenire in un’area geografica determinata, ma non necessariamente tutte come invece vale per le DOP. Le I.G.P. venete sono 18, principalmente prodotti ortofrutticoli: Ciliegia di Marostica, Fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese, Insalata di Lusia, Marrone di Combai, Marroni del Monfenera, Pesca di Verona, Radicchio di Chioggia, Radicchio di Verona, Radicchio Rosso di Treviso, Radicchio Variegato di Castelfranco, Riso del Delta del Po, Riso Nano Vialone Veronese, Asparago di Badoere e Asparago Bianco di Cimadolmo. Inoltre Salame Cremona, Zampone Modena, Mortadella Bologna e Cotechino Modena. Rigidi disciplinari di produzione e specifici organismi di controllo assicurano che le caratteristiche siano rispettate.

Il marchio STG. Infine la denominazione di Specialità Tradizionale Garantita STG spetta agli alimenti ottenuti da materie prime o ingredienti utilizzati tradizionalmente o con un metodo di produzione tradizionale, in uso in Italia da almeno 30 anni. Oltre alla pizza napoletana esiste solamente un’altra STG italiana, la mozzarella, regina dei formaggi freschi che non mancherà tra gli stand del Festival delle DOP domenica 12 ottobre.

Consorzi partecipanti. Vini Venezia, Radicchio di Chioggia, Formaggio Montasio, Formaggio Casatella, Radicchio di Treviso e Castelfranco, Asparagi di Badoere, Formaggio Piave (con Miele delle Dolomiti), Prosecco; Valdobbiadene Conegliano; Colli Asolani, Fagioli di Lamon, Marroni di Combai, Mozzarella Stg, Vini Colli Euganei, Vino Fior d’Arancio, Prosciutto Veneto Berico Euganeo, Formaggio Grana Padano, Formaggio Asiago, Asparagi di Bassano, Vini Gambellara, Vini Breganze, Vini Vicenza, Ciliegie di Marostica, Insalata di Lusia, Riso Delta del Po, Aglio Bianco del Polesine, Radicchio di Verona, Olio del Garda, Vino di Custoza, Vini Arcole; Lessini-Durello; Merlara; Soave.

Fonte: Veneto Agricoltura Europe Direct Veneto

Istat, Italia leader per prodotti agroalimentari di qualità e per sistema di controlli

Prosciutto Dop Montagnana

Prosciutto Dop Montagnana

“Il rapporto dell’Istat conferma che siamo leader in Europa per i prodotti di qualità e vogliamo continuare a far crescere questo primato, puntando sulla distintività del nostro agroalimentare. I 13 miliardi di euro al consumo testimoniano l’importanza del settore nel contesto economico nazionale. Il sistema delle Dop e Igp è una garanzia per i consumatori, che valorizza i territori e l’origine e sulla quale stiamo lavorando intensamente. Una parte fondamentale della tutela passa attraverso il sistema dei controlli, che è uno dei più avanzati al mondo. Non lo diciamo noi, ma un approfondito audit della Commissione Ue che nelle sue conclusioni conferma che l’Italia mette in campo misure che vanno oltre quelle richieste dall’Europa”.

Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha commentato i dati del rapporto Istat ‘Prodotti agroalimentari di qualità’, presentato lo scorso 18 settembre.Nelle conclusioni formali si legge: “In linea generale, il sistema in atto in Italia per i controlli ufficiali delle denominazioni registrate come DOP/IGP/STG è efficace. I controlli ufficiali dei prodotti DOP/IGT/STG sono delegati a organismi di controllo, a loro volta sottoposti a un’adeguata supervisione. In molti casi, l’Autorità di controllo ha attuato misure che vanno oltre i requisiti previsti dall’UE”.

Fonte: Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali

 

30 luglio 2014, stasera a Salvaterra di Badia Polesine (RO) incontro sui prodotti a denominazione del Polesine organizzato in collaborazione con ARGAV

3-Radicchio e birra in Polesine.ridCausa maltempo (l’evento si doveva tenere all’aperto), l’incontro non avrà luogo questa sera, ma verà riproposto in autunno, in data da definirsi.

Si intitola “DOP e IGP del Polesine” l’incontro promosso da ARGAV a Salvaterra di Badia Polesine (RO) oggi, mercoledì 30 luglio,  alle ore 21.

Gli esperti a confronto. L’incontro, moderato dal presidente ARGAV Fabrizio Stelluto, vedrà la presenza di Giuseppe Boscolo Palo, socio ARGAV e presidente del Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia, Massimo Tovo, presidente Consorzio di tutela dell’Aglio Bianco Polesano Dop, Alessandro Braggion, presidente Consorzio di tutela Insalata di Lusia Igp (unica lattuga certificata in Europa), Terenzio Finotti, vice presidente del Consorzio tutela Riso del Delta Igp, Fabrizio Boscolo, presidente Consorzio tutela Cozza di Scardovari. Maggiori info sulla serata al consigliere ARGAV Paolo Giorgio Aguzzoni, tel.0425-53375  cell.3477243810,  email paoloaguzzoni@gmail.com.

Radicchio di Chioggia, insalata di Lusia, aglio del Polesine, cozza di Scardovari e riso del Delta, c’è una “Strada” nel futuro delle eccellenze Dop e Igt?

3-Radicchio e birra in Polesine.ridAnche il Radicchio di Chioggia IGP protagonista degli incontri con giornalisti di testate tedesche, austriache, olandesi, danesi, svizzere e russe, che sono stati per alcuni giorni ospiti in Polesine per conoscere la variegata offerta di turismo, produzioni agricole e gastronomia che si possono godere immersi nelle bellezze naturali del Delta del Po. Un’iniziativa, promossa e realizzata da ConSviPo (Consorzio Sviluppo del Polesine) dall’8 all’11 luglio 2014, che fa seguito ad un analogo educational-tour di fine maggio dedicato alla stampa nazionale.

Cinque eccellenze gastronomiche del Polesine. Quattro giorni di full-immersion tra workshop e visite guidate a ville, abbazie, santuari, attraverso percorsi rurali, ciclabili e fluviali, nella terra dei grandi fiumi, toccando con mano il territorio di produzione dei cinque prodotti a marchio DOP e IGP coltivati totalmente o in parte in Polesine: il Radicchio di Chioggia IGP, l’Insalata di Lusia IGP, l’Aglio Bianco Polesano DOP, la Cozza di Scardovari DOP e il Riso del Delta IGP. Prodotti tipici con una storia più che centenaria, che la delegazione straniera ha potuto così conoscere da vicino, apprezzandone le qualità organolettiche, e apprendendo caratteristiche e specificità dei terreni, delle acque e dei vari sistemi produttivi. Ai diversi workshop, nei quali i responsabili dei Consorzi di Tutela hanno spiegato il ruolo e le attività di ciascun organismo e risposto alle domande dei giornalisti, sono seguiti gustosi “incontri” con la cucina tipica di vari ristoranti che sapientemente hanno valorizzato le specificità territoriali.

Radicchio Igp-Presidente Boscolo

Giuseppe Boscolo Palo

Offerta territoriale strutturata. «Queste iniziative sono utilissime per la promozione dei nostri prodotti tipici e del territorio nel suo complesso – ha affermato Giuseppe Boscolo Palo, presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia IGP – e ringrazio pertanto il Consorzio Sviluppo del Polesine per l’opportunità che ci è stata data. L’interesse mostrato dai giornalisti, italiani e stranieri, dimostra che è necessario creare un’offerta territoriale strutturata, per far sì che il Radicchio di Chioggia IGP sia “vissuto” pienamente da tutte le componenti economiche dell’area geografica tutelata. Ritengo che la costituzione della Strada del Radicchio di Chioggia possa essere la risposta adeguata».

(Fonte: Consorzio Tutela Radicchio di Chioggia IGP)

Tradizioni rurali venete, da Ballotta a Torreglia (PD), “Amarcord” firmato carni Brianza

Serata Ballotta Un dì di respiro

Salatura e taglia mezzene Antica Trattoria Ballotta (foto Mario Stramazzo)

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Per qualche fortunato di origine contadina,  è stato un tuffo nelle tradizioni rurali venete, per il resto degli avventori, la possibilità di scoprire un passaggio fondamentale per il sapore del prosciutto Dop di Montagnana che da lì a poco avrebbero gustato. Stiamo parlando della dimostrazione di salatura del prosciutto e a cui hanno assistito i tanti presenti alla serata “Un dì de respiro”, irriverente ma gustoso strappo alla regola del “mangiar di magro” in Quaresima proposto da Fabio e Cristina Legnaro dell’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia (PD) domenica 23 marzo scorso.

 

Brianza e Legnaro serata Ballotta Un dì di respiro

da sx, noricini e titolare Salumificio Brianza insieme a Fabio Legnaro, patron Antica Trattoria Ballotta (foto Mario Stramazzo)

Un sapido massaggio. La sapiente massaggiatura con il sale di Cervia della coscia di maiale nonché la dimostrazione del taglio delle mezzene sulla mejoara (termine veneto per definire il piano di legno dove si taglia, trita, amalgama e insacca la carne di maiale), è avvenuta per mano dei norcini del Salumificio Brianza di Montagnana (PD), specializzato nella produzione di prosciutto crudo, in particolare del pregiato Prosciutto Veneto, tipico di Montagnana, realizzato con carni scelte di prima qualità proveniente unicamente da allevamenti italiani certificati, come previsto dal marchio DOP del Consorzio di tutela.

Dal piedino, la provenienza. Invitati a partecipare alle feste dedicate al prelibato insaccato (lFesta del Prosciutto di Montagnana, 16- 25/5/14 e Festa del Maiale di Montagnana, gennaio 2015) e soddisfatte le numerose curiosità sulla produzione del prosciutto, tra cui l’accortezza di osservare in occasione di un prossimo acquisto, oltre al marchio impresso, se la coscia ha tutto il piedino (prosciutto San Daniele) o ne sia privo (prosciutto di Parma e, in maniera un po’ più accentuata, prosciutto di Montagnana), gli avventori sono passati alla degustazione di crudo e insaccati insieme ad altre prelibatezze di stagione, come i bruschi, gli asparagi selvatici tipici dei colli Euganei. Seduti a tavola, dopo lo sbroeton (minestra) di verze, è seguita la grigliata di carne di maiale a volontà con polenta, verze e fagioli stufati, il tutto innaffiato da vino rosso Doc dei colli Euganei. Tra le sorprese riservate agli ospiti, anche le piccole delizie (bacetti, maranei e zaletti) della rinomata pasticceria Loison, proposte dall’eclettico e vulcanico patron, Dario.