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Difesa del suolo. Il bacino di laminazione di Caldogno/Villaverla in costruzione utilizzabile già da agosto 2015.

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Luca Zaia, governatore del Veneto

Il bacino di laminazione di Caldogno/Villaverla, a nord di Vicenza, contro le piene del Bacchiglione, sarà terminato entro la fine del 2015. Ma il primo bacino funzionale dei due previsti al suo interno sarà già operativo dall’agosto del prossimo anno. Lo ha confermato lo scorso 17 ottobreil presidente del Veneto Luca Zaia, in visita ai lavori di realizzazione assieme al sindaco di Vicenza Achille Variati e a quelli di Caldogno, Marcello Vezzaro, e di Villaverla, Ruggero Gonzo, oltre a consiglieri regionali.

“E’ la prima grande opera di difesa del suolo che realizziamo in Veneto dopo ottant’anni – ha sottolineato Zaia – e a giorni partiranno i lavori di quello di Trissino, mentre siamo prossimi all’affidamento di quelli di Colombaretta, Muson e San Lorenzo”. A quasi quattro anni dalla grande alluvione del 2010, il bilancio degli interventi per la sicurezza idraulica del territorio veneto è riassumibile nei 925 cantieri realizzati dopo l’evento e nell’avvio delle opere per la riduzione del rischio. Il bacino di Trissino/Caldogno è progettato per trattenere in caso di piena circa 3,8 milioni di metri cubi d’acqua dal torrente Timonchio, ma, tenuto conto del “franco” degli argini di circa un metro, in caso di necessità si potrebbero sfiorare i quattro milioni.

L’opera. non A questa grande vasca stanno lavorando quotidianamente una sessantina di operai di nove ditte diverse, tutte venete, con una cinquantina di mezzi di vario tipo. L’intervento è diviso in due parti separate e funzionanti anche autonomamente, in modo da poter utilizzare uno solo o entrambi gli invasi. Ma non sarà un’opera solo in attesa di eventi estremi: il piano campagna conserverà infatti la vocazione agricola e potrà essere coltivato dai proprietari precedenti. “Non un metro cubo del terreno che viene scavato finisce all’esterno – ha fatto presente Zaia – ma, a seconda della tipologia, viene utilizzato per le arginature o per la ricostruzione del piano campagna”. Le famiglie che abitano lungo l’argine del Timonchio nell’ambito del bacino, dove si trova l’argine che divide le due sezioni, si trasferiranno in nuove abitazioni, avendo accettato la proposta che garantisce loro sicurezza e nessun danno economico. Ringrazio i proprietari e quelle famiglie – ha affermato Zaia – perché hanno dato un esempio di come si affronta un problema come quello della sicurezza collettiva; e ringrazio anche gli ambientalisti che hanno collaborato a questo lavoro.

Burocrazia sempre in agguato. Attesa e necessaria, l’opera ha messo ancor più in evidenza la necessità che i lavori di salvaguardia del territorio, e dunque della vita umana, non possono seguire le ordinarie procedure degli interventi pubblici, pena blocchi e ritardi le cui conseguenze si sono viste nei giorni scorsi a Genova. Basta un ricorso qualsiasi per fermare tutto – ha ricordato Zaia – e questo oggi non se lo può permettere nessuno. E a questo oggi si aggiungono i tagli dalla Legge di Stabilità, che metteranno in forse e impediranno di finanziare le opere necessarie. Gli hanno fatto eco gli altri tre sindaci: troppe leggi e procedure arretrate – ha ripetuto Variati – mentre occorrono normative più efficienti, anche in mano a commissari, per superare le disgrazie che abbiamo avuto. Il parlamento potrebbe decidere tutto questo in un paio di mesi.

Fonte: Regione Veneto

Chioggia (Ve), realizzato canale con golene anti-allagamento di Sottomarina e migliorativo dell’ambiente

Consorzio Bonifica BacchiglioneLunedì 26 maggio 2014 ci sarà l’inaugurazione dei lavori realizzati a Chioggia (VE) dal Consorzio di bonifica Bacchiglione nell’ambito dell’Accordo di programma per la salvaguardia ambientale del bacino del Lusenzo nella laguna di Venezia

È stato realizzato un grande canale con golene, lungo circa 2000 m e largo da 5 a 15 metri, in grado di invasare 50.000 metri cubi d’acqua, regolato da un impianto idrovoro terminale con scarico nel fiume Brenta. Le opere realizzate a Chioggia hanno  l’obiettivo di “creare spazio” all’acqua per evitare gli allagamenti a Sottomarina e migliorare la qualità ambientale dell’area. I lavori ultimati riguardano due finanziamenti: “Completamento ricalibratura e gestione invasi nell’area di Brondolo di Chioggia” euro 1.289.497,00 (fondi per il disinquinamento della laguna di Venezia) ed il “Potenziamento idrovora di Brondolo e adeguamento della rete di bonifica (Chioggia)” euro 3.060.000,00 (accordo di programma fra Commissario Delegato per l’emergenza idraulica di settembre 2007, Magistrato alle Acque di Venezia, Ministero dell’Ambiente, Regione Veneto, Veritas spa, Comune di Chioggia e Consorzio di bonifica Bacchiglione).

(Fonte: Consorzio di bonifica Bacchiglione)

15 maggio 2014, seminario di formazione ARGAV “Acqua risorsa o minaccia” destinato ai giornalisti

Arezerello di Piove di Sacco, 11/10/11, Fabrizio Stelluto presidente ARGAV e Maurizio Conte assessore Ambiente Regione Veneto

da sx Maurizio Conte assessore Ambiente Regione Veneto e Fabrizio Stelluto presidente ARGAV

Giovedì 15 maggio 2014, unitamente all’Ordine Giornalisti del Veneto ed all’Unione Veneta Bonifiche, ARGAV organizza il seminario per giornalisti (max 100 partecipanti) “Acqua: risorso o minaccia? Dalla salvaguardia idrogeologica all’irrigazione: viaggio nella bonifica veneta”, che si terrà presso la Fiera Campionaria di Padova (Pad. 8, spazio Ambiente), in occasione della Settimana dell’Ambiente indetta dalla Regione Veneto.

Programma. Inizio: ore 9.00. Saluti: Giuseppe Romano, presidente Unione Veneta Bonifiche, Gianluca Amadori, presidente Ordine Giornalisti Veneto, Fabrizio Stelluto, presidente A.R.G.A.V. Relazione introduttiva: Anna Maria Martuccelli, direttore Generale A.N.B.I.-Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni “La Bonifica, un’attività permanente: dal bonum facere a fattore di sviluppo del territorio”. Ore 10.00. Trasferimento in pullman. Ore 10.30 Impianto idrovoro Padova. Relatore: Francesco Veronese, direttore Consorzio di bonifica Bacchiglione “La salvaguardia dei centri urbani dalle acque: dove finisce la pioggia?” Ore 11.15 Trasferimento in pullman Ore 12.00 Museo delle Idrovore Codevigo, Relatore: Francesco Veronese, “Quando l’acqua va in salita”. A seguire: brunch. Ore 14.00, Trasferimento in pullman. Ore 14.30. Oasi Ca’ di Mezzo Codevigo Relatore: Gisueppe Gasparetto, direttore Ufficio Tecnico Consorzio di bonifica Adige Euganeo, “Disinquinamento, Ambiente, Irrigazione: la funzione dei consorzi di bonifica”. Ore 15.15 Trasferimento in pullman. Ore 16.00 rientro Fiera Campionaria di Padova. Relatori: Massimo Gargano, presidente A.N.B.I. – Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni,  “I nuovi orizzonti della Bonifica”, Maurizio Conte, assessore Ambiente Regione Veneto, “I Consorzi di bonifica, un’esperienza veneta”. Conclusione: ore 16.30. A seguire ci sarà la possibilità di visitare l’allestimento della Settimana Veneta dell’Ambiente nei padiglioni della Fiera Campionaria di Padova.

Sicurezza idraulica del Polesine, una conquista continua

Marco Giuriolo, presidente Coldiretti Rovigo

Marco Giuriolo, presidente Coldiretti Rovigo

“Andiamo a chiederlo agli abitanti dei comuni alluvionati del padovano e del modenese se i danni li hanno avuti solo gli agricoltori o tutti quanti. Gli investimenti per la sicurezza idraulica e la bonifica non riguardano solo le campagne, ma tutta la comunità”. Il presidente di Coldiretti Rovigo Mauro Giuriolo, interviene a bollare come disinformata la provocazione di qualche organizzazione sindacale secondo cui i consorzi di bonifica dovrebbero essere finanziati ancora di più (di quanto già non avvenga), dalle quote dei proprietari di campi, in quanto sarebbero gli unici beneficiari delle attività di bonifica.

In Polesine, per ora il rischio è sotto controllo, ma quanto potrà durare? Un’affermazione sconfessata dai disastri provocati da esondazioni e frane che avvengono ormai frequentemente anche in Veneto, a causa dei cambiamenti climatici, ma soprattutto, per evidenti carenze di manutenzione e gestione consapevole del rischio idraulico, attraverso lo strumento delle attività di bonifica. “Fra l’altro – aggiunge il direttore di Coldiretti Silvio Parizzi – gli agricoltori contribuiscono quotidianamente alla sicurezza del territorio, anche col presidio diretto delle affossature di campagna, cioè la piccola rete di scoli privati tra i campi coltivati”. “Il vero problema – spiega il presidente Giuriolo – è capire che se oggi il Polesine è il territorio provinciale più sicuro dal punto di vista idraulico di tutto il Veneto, lo deve a decenni e decenni di opere di bonifica e di salvaguardia idrogeologica. Mentre gli allagamenti e le esondazioni dalla rete fluviale, stanno ancora imperversando sull’intera regione – prosegue Giuriolo – la provincia di Rovigo se la sta cavando con una modesta (in riferimento ai disastri avvenuti altrove) esondazione del Tartaro verso Melara e diverse infiltrazione lungo l’ondata di piena del Canalbianco. Questo non è un caso, ma vera e propria conquista dell’opera dell’uomo attraverso i consorzi di bonifica, di cui tutte le nostre comunità si stanno avvantaggiando”. “Ma queste opere silenziose e meritorie – continua Giuriolo – si stanno interrompendo negli ultimi anni, a causa del drastico e continuativo taglio delle risorse che lo stato e la regione dovrebbero destinare appunto alla manutenzione del demanio idrico. E quanto durerà la sicurezza in Polesine?”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

La Sardegna siamo noi

img(di Cristina De Rossi, socio ARGAV) Partono le inchieste per disastro colposo, una nella Procura della Repubblica di Tempio Pausania, l’altra in quella di Nuoro, per accertare cause, fare chiarezza su come e quanto progettato, costruito, condonato, edificato negli ultimi anni dalle Amministrazioni coinvolte nel disastro sardo del 18 novembre.

E’ questo l’iter della Magistratura dopo lo scempio, la morte, la devastazione. Ma ai sedici morti non servirà. L’acqua scura, fangosa, violenta, con un urlo rabbioso, li ha trascinati via, lontano, come foglie secche. Non è bastato nemmeno il terrore negli occhi innocenti dei bambini, le loro grida disperate, a placare la furia dei fiumi straripanti, dei torrenti gonfi e deformi. Sembrava chiedessero un sacrificio, come gli dei dell’Olimpo, per ritornare a essere pacifici, a scorrere placidi dentro i loro alvei.

E’ bastata una forte perturbazione di alcune ore, carica di pioggia intensa e rapidissima, per ridare voce e potenza distruttiva e innescare la ribellione dei corsi d’acqua, soffocati dalle costruzioni, violentati dalla loro iniziale conformazione, accerchiati dalla mano dell’uomo che li ha voluti domare, sottomettere, snaturare.  Siamo tutti ormai consapevoli del punto di non ritorno in cui ci sta portando la nostra miopia ambientale, il nostro egoismo speculativo, il pensare che le risorse che la natura ci mette a disposizione non siano degne di rispetto.

Abbiamo bisogno di strumenti seri e rapidi nel prevenire i disastri ormai frequentissimi, a testimonianza di un Paese fragile e lasciato allo sbando. Costerebbe molto meno applicare Piani di Salvaguardia (uno per tutti il Piano per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico presentato illo tempore dall’ANBI) giacenti nei cassetti. Le risorse ci sono, basterebbe impegnarsi davvero a fare opere “non elettoralmente di primo riscontro” perché poco visibili, ma essenziali per la nostra salvezza.

La difesa del suolo, la salvaguardia e la sicurezza dei territori non aspettano più: siamo già troppo in ritardo, rispetto alla velocità di intervento richiesta dai sempre più repentini e drammatici cambiamenti climatici. Ogni giorno in più che lasciamo all’incuria, all’abbandono, all’approssimazione, alla sottovalutazione delle conseguenze, può essere un ennesimo giorno di lutto, come oggi in Sardegna.

Attraverso il voto, abbiamo dato ai rappresentanti in Parlamento la delega per la gestione e l’amministrazione della cosa pubblica, ma non abbiamo consegnato nelle loro mani la delega della nostra vita.  E’ una delega che non si acquisisce con la norma del silenzio-assenso.  E i morti della Sardegna, mai come ora, parlano anche per i vivi.

Maltempo tragico in Sardegna: e la politica a cosa pensa?

Gargano-Massimo-ANBI

Gargano-Massimo-ANBI

Come annunciato dai dati registrati negli anni più recenti, novembre si conferma mese dalle forti criticità idrogeologiche, accentuate dai cambiamenti climatici, che evidenziano la grave fragilità del territorio italiano, dove 5.581 comuni, cioè il 68,9%, sono interessati da aree ad alto rischio idrogeologico; oltre la metà delle regioni italiane è stata colpita, nell’ultimo triennio, da eventi calamitosi di origine naturale, causa anche di numerose vittime.

Vicinanza al popolo sardo. “Di fronte a questo quadro sorge una domanda spontanea: come può la politica pervicacemente continuare a disattendere fondamentali scelte anche economiche, quali quelle legate alla salvaguardia del territorio?”  A domandarselo è Massimo Gargano, presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.) che, nell’esprimere vicinanza al popolo sardo, prosegue: “Mettere in riga qualche cifra serve a sostanziare il ragionamento. Nel solo 2013, finora maltempo ed alluvioni hanno causato danni per oltre 1 miliardo all’agricoltura, cui devono aggiungersi i danni altrettanto ingenti ad infrastrutture civili, pubbliche e private. Mediamente riparare i danni da calamità naturali costa allo Stato lo 0,7% del Prodotto Interno Lordo; dal dopoguerra ad oggi, ciò ha significato circa 3 miliardi e mezzo di euro all’anno.

Prevenzione, tante le “conseguenze” virtuose. Vale la pena di ricordare che il Piano per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico, annualmente presentato dall’ANBI, ha previsto per il 2013, 3.342 interventi perlopiù immediatamente cantierabili con un importo complessivo di circa 7.409 milioni di euro, finanziabili con mutui quindicennali; in altri termini, ridurre fortemente il rischio idrogeologico del nostro Paese, costerebbe solo il doppio, per altro “spalmabile” su 3 lustri, di quanto annualmente si spende, dal 1944 ad oggi, per riparare i danni da calamità naturali, senza considerare il tributo in vite umane. Non solo; intervenire in prevenzione produce un serie di conseguenze virtuose.

Nuovi posti di lavoro e gestione partecipata del territorio. E’ stato infatti calcolato che ogni milione di euro crei 7 posti di lavoro, derivandone che il solo Piano A.N.B.I. darebbe vita a circa 50.000 nuove opportunità occupazionali; la seconda attestazione arriva dalla Francia, dove si è verificato che la gestione partecipata del territorio incrementi di 6 volte il valore di ogni euro pubblico investito: 3 in ristorno dei danni ed almeno altrettanti, sollecitando investimenti privati. A fronte di questi dati e del rincorrersi di drammatiche notizie dalle regioni d’Italia (in Sardegna, i comuni interessati da aree ad alto rischio idrogeologico sono 42. I Consorzi di bonifica dell’Isola hanno pronti 40 progetti per 263 milioni di euro) – conclude Gargano – le nuove risorse di 30 milioni di euro per l’anno 2014, stanziati nella Legge di Stabilità, per la salvaguardia del territorio, a fronte dei 500 richiesti dalla Commissione Ambiente del Senato, sono solo la testimonianza di non voler fare della prevenzione una leva fondamentale per la crescita anche economica del Paese.”

(Fonte: ANBI)

Consorzi di bonifica: “Contratti di fiume” utili ad economia e ambiente

bonifica2“I Consorzi di bonifica, espressione di autogoverno del territorio, non possono che essere primi sostenitori dei Contratti di Fiume, innovativo strumento di gestione partecipata delle risorse idriche. L’esperienza francese dimostra che il coinvolgimento dei soggetti interessati incrementa di 6 volte il valore di ogni euro pubblico investito; un esempio a noi vicino: ogni euro investito in prevenzione idrogeologica ne fa risparmiare 3 in ristorno dei danni e ne sollecita almeno altrettanti in investimenti privati. Se consideriamo che lo Stato spende annualmente lo 0,7% del Prodotto Interno Lordo per porre rimedio alle disastrose conseguenze di eventi naturali, capiamo di che valore economico stiamo parlando.” Ad affermarlo è Massimo Gargano, presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (ANBI), a margine del convegno a ciò dedicato ed organizzato nei giorni scorsi a Venezia Mestre dall’Unione Veneta Bonifiche.

Contratto di Fiume, protocollo giuridico per la rigenerazione ambientale del bacino idrografico di un corso d’acqua da poco recepito in Italia. Il Contratto di Fiume viene definito in occasione del 2° Forum Mondiale sull’Acqua nel 2010 a L’Aja, ma solo in tempi recenti viene recepito in Italia, dove ne sono censiti 76, ma solo 7 sono pienamente operativi; le esperienze più avanzate si segnalano in Francia e Belgio. Gli obiettivi del Contratto di Fiume, nel quadro della programmazione di Distretto Idrografico, sono la riqualificazione dei sistemi ambientali, paesaggistici ed insediativi, presenti nelle aree fluviali; la salvaguardia del rischio idrogeologico; l’uso sostenibile delle risorse idriche; la riduzione dell’inquinamento idrico; la diffusione della cultura dell’acqua. Per la particolari caratteristiche del nostro territorio, in Italia i contratti di fiume vengono “declinati” anche contratti di foce e di falda come evidenziato da esperienze in essere soprattutto nel Veneto (“Delta Po” ed “Alta Pianura Vicentina”).

Contratti di Fiume, momenti partecipativi da inserire nei Piani di gestione delle acque. “I Contratti di Fiume – conclude Gargano – sono testimonianza dell’ altra Italia, quella della partecipazione, del lavoro, dell’innovazione nel fare e di cui i Consorzi di bonifica sono espressione concreta. E’ quella Italia, che chiede di destinare alla salvaguardia idrogeologica, nella prossima Legge di Stabilità, i 500 milioni chiesti dalla Commissione Ambiente del Senato come sostenuto da sempre più vasti ambienti, invece dei 30 milioni annunciati. I soli Consorzi di bonifica hanno già redatto 3.342 interventi immediatamente cantierabili per la riduzione del rischio idrogeologico e realizzabili nel quadro del Protocollo d’Intesa sottoscritto con l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani).” “I Contratti di Fiume, momenti partecipativi per la condivisione di problemi e proposte interessanti le acque pubbliche, devono, ai fini della loro efficacia, trovare collocazione nei piani di gestione delle acque”. Lo sottolinea Anna Maria Martuccelli, direttore generale dell’ANBI. “Occorre altresì – prosegue Martuccelli – individuare quali siano i provvedimenti vincolanti per tutti i soggetti partecipanti, in modo che gli impegni assunti possano determinare una positiva applicazione.” Con riferimento specifico ai contenuti di tali Contratti, che incidono su un bene pubblico quale l’acqua, già soggetto a vincoli di utilizzazione e tutela, Martuccelli sottolinea che dovrebbero essere inseriti nell’ambito delle “Misure supplementari” dei Piani di Gestione delle Acque (la competenza è delle Autorità di Distretto Idrografico), che tengono conto delle situazioni in atto e delle possibilità di variazione o adeguamento, definendone i contenuti e quindi l’efficacia.

(Fonte: ANBI)

Rischio idrogeogologico in alta pianura veneta, Mezzane e Rodegotto faranno meno paura

bonifica2“E’ stato un colloquio molto positivo per la disponibilità riscontrata nelle amministrazioni del territorio”. E’ questo il commento di Antonio Nani, presidente del Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta, a due giorni dal vertice, svoltosi a San Bonifacio (presente anche l’assessore all’Ambiente della Regione Veneto, Maurizio Conte) per un confronto sugli interventi da realizzare sul torrente Mezzane, nel veronese e sul Rio Rodegotto, nel vicentino, entrambi esondati lo scorso 16 maggio.

Interventi per oltre 4 milioni di euro. La Regione Veneto mette a disposizione 500.000 euro (400.000 destinati al Mezzane, il restante al Rodegotto), cui l’ente consortile ne aggiunge 400.000 (100.000 per il Rodegotto, il restante per il Mezzane), frutto di una variazione di bilancio. Ai 700.000 euro così disponibili per il torrente Mezzane, se ne aggiungeranno ulteriori 200.000 dal Servizio Forestale Regionale; dovranno però essere integrati con ulteriori risorse, per le quali sono impegnate “Veneto Strade” e le Amministrazioni Comunali di Caldiero, Lavagno e Mezzane. Il piano complessivo prevede interventi per oltre 4 milioni di euro, ma già uno stanziamento superiore al milione permetterà la sistemazione idraulica dell’alveo con l’eliminazione dell’ostacolo rappresentato dalla ridotta arcata del ponte di Vago, garantendo un migliore fluire delle acque in caso di piena. Analoga partecipazione delle realtà territoriali alla spesa sarà necessaria per implementare l’attuale disponibilità di 200.000 euro, pari a circa il 10% del fabbisogno di interventi necessari sul Rio Rodegotto, ma sufficiente a garantire tranquillità alla popolazione; in particolare, necessita un approfondimento con le Amministrazioni Comunali interessate: Montorso, Montebello Vicentino e Zermeghedo.

Necessario un imepegno corale. “L’alluvione del 2010 ha posto drammaticamente alla nostra attenzione la priorità della tutela idrogeologica del territorio – commenta Conte – Come Regione, ogni anno investiamo circa 100 milioni per la difesa del suolo, ma non basta: per mettere definitivamente in sicurezza il nostro territorio servirebbe un impegno economico simile a quello per il Mose; è ormai nella fase conclusiva l’iter per l’avvio dei lavori sui bacini di Caldogno e Trissino, ma la loro realizzazione necessiterà di almeno due anni. Serve comunque un impegno corale, rispetto al quale lo Stato deve fare la sua parte, consentendo anche il superamento del Patto di Stabilità per interventi a tutela da frane ed alluvioni.”

(Fonte: Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta)

Anbi, risorse idriche: Italia, paese sempre a rischio

bonifica2Se quest’anno, di fronte al caldo che finalmente pare arrivare, l’Italia non dovrà fare i conti con la siccità, il merito va ascritto solo alle cospicue precipitazioni dei mesi scorsi, abbondantemente sopra le medie del periodo. A sottolinearlo è l’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.) nel rendere noti i dati sui volumi d’acqua presenti nei maggiori invasi di competenza dei Consorzi, cui si accompagnano i confortanti livelli idrometrici, registrati nei grandi laghi settentrionali.

Necessari invasi collinari e di pianura. “Nonostante le nostre ripetute e preoccupate richieste, la dotazione infrastrutturale di invasi in Italia non è sostanzialmente cambiata – commenta Massimo Gargano, Presidente A.N.B.I. – e così si riesce ad utilizzare solo il 15% delle acque piovane, che bagnano l nostro territorio. Una ricerca (fonte: Kinsey & Company) ha valutato in 140 litri la riserva idrica di ciascun italiano che, mediamente, già ne consuma circa 180 litri al giorno; ma ciò, che sconcerta maggiormente è il paragone con altri Paesi: la riserva idrica pro-capite in Australia è valutata in 3.300 litri e negli Stati Uniti in 2.200 litri; in Spagna, Paese del Mediterraneo climaticamente simile all’Italia, tale riserva è quantificata in 1.100 litri a testa. Tali dati confermano non solo il deficit idrico, che è testimoniato dal generalizzato abbassamento delle falde registrato nel Paese, ma la persistente fragilità del nostro ecosistema, cui solo un Piano Nazionale degli Invasi può dare risposta, evitando il ripetersi di crisi idriche con gravi ripercussioni sull’economia agricola, ma non solo e complessivamente sull’ambiente; la nostra proposta – conclude Gargano – oltre all’estendersi d’uso del sistema “esperto” Irriframe per l’ottimizzazione dell’irrigazione, prevede invasi collinari e di pianura, capaci di immagazzinare le acque piovane per utilizzarle nei momenti di necessità, riducendo al contempo il rischio di alluvioni.” La tutela e gestione delle risorse idriche sarà uno dei temi al centro dell’Assemblea A.N.B.I. in calendario a Roma, Giovedì 11 Luglio p.v., nel Centro Congressi dell’Hotel Parco dei Principi.

(Fonte: ANBI)

Est veronese, ampliamento bacino di Montebello il lavoro più urgente per scongiurare i rischi alluvione, ma burocrazia, mancanza fondi e patto di stabilità ne rallentano l’esecuzione

Un'immagine dell'alluvione di marzo 2011 a Soave

Un’immagine dell’alluvione di marzo 2011 a Soave

Istituzioni e associazioni di categorie hanno risposto numerose all’invito di Coldiretti Verona a un incontro, svoltosi nei giorni scorsi, volto a trovare soluzioni urgenti al problema delle alluvioni soprattutto nelle zone dell’est veronese.Interventi strutturali, di manutenzione e indennizzi sono le opere più urgenti, soprattutto l’ampliamento del bacino di Montebello. Queste le proposte condivise da tutti ma bisogna reperire i fondi per realizzarle e in tempi certi.

Relatori. Erano presenti l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte, il presidente della Provincia di Verona Giovanni Miozzi, il sindaco di Verona Flavio Tosi, il presidente del Consorzio di Bonifica dell’Alta Pianura Veneta Antonio Nani, il dirigente Regionale responsabile Genio Civile di Verona Mauro Roncada, il presidente della Coldiretti di Verona Claudio Valente e il direttore Pietro Piccioni. Presenti in sala i sindaci dei comuni alluvionati: San Bonifacio, Soave e Monteforte d’Alpone oltre ai sindaci di Arcole, Belfiore, Caldiero, Veronella, Cazzano di Tramigna, Illasi e S. Giovanni Ilarione. Per le associazioni di categoria sono intervenuti i rappresentanti di Confcommercio, Confindustria, Confartigianato, C.C.I.A.A. Unione Provinciale Artigiani, CIA, CNA, Confagricoltura.

A maggio 2013 gli ultimi danni subiti dagli agricoltori. Il direttore Piccioni ha ricordato che a maggio sono andati sotto acqua circa 3000 ettari di terreni con danni enormi che hanno colpito soprattutto gli agricoltori con l’allagamento dei loro terreni e danni economici gravissimi. “Una situazione – definita dal direttore – molto pesante dal punto di vista economico ed umano”. Antonio Nani ha illustrato insieme al direttore Gianfranco Battistello del Consorzio di Bonifica dell’Alta Pianura i recenti avvenimenti e le aree colpite dall’alluvione. Nani ha poi evidenziato che “è necessario ampliare il bacino di Montebello per far confluire anche il Chiampo, altrimenti le zone del’est veronese sono a rischio. Sono necessari i soldi e la volontà politica per intervenire con opere indispensabili e nel tempo più veloce possibile per risolvere i problemi e dare una certa sicurezza ai comuni colpiti altrimenti saranno sempre a rischio. Anche al Ponte della Motta deve essere trovata una soluzione tecnica”.  Mauro Roncada ha fatto presente l’enorme quantità di pioggia del mese di maggio, gli interventi effettuati dal Genio Civile e ha ribadito la necessità che sia ampliato il bacino di Montebello.

Sindaci allarmati in vista del prossimo autunno. I Sindaci delle aree coinvolte Antonio Casu, sindaco di San Bonifacio, Lino Gambaretto, sindaco di Soave e Carlo Tessari, sindaco Monteforte d’Alpone hanno evidenziato gli interventi necessari e urgenti da fare tra cui, soprattutto, l’ampliamento del bacino di Montebello e la necessità degli indennizzi agli agricoltori. “Il rischio è che tra quattro mesi – ha evidenziato Tessari – alle porte dell’autunno ci ritroveremo con gli stessi problemi”.  Damiano Berzacola, componente della giunta della Camera di Commercio di Verona, ha ricordato l’intervento straordinario dell’ente dopo l’alluvione del 2010 ma ha detto che “anche trovassimo le risorse economiche per un altro aiuto, il problema è che la burocrazia è troppo lenta e fa giungere gli aiuti a chi ha bisogno in tempi troppo lunghi. Nei momenti di emergenza i fondi devono arrivare subito”. Paolo Arena, presidente di Confcommercio ha ricordato un importante aspetto politico: “i soldi per intervenire ci sono ma il patto di stabilità non permette di spenderli. E’ quindi fondamentale ampliare il bacino di Montebello, rinforzare gli argini e capire in quanto tempo realizzare le opere”.

Prossimo step, in piazza con i trattori? Claudio Valente ha detto “oggi per noi lo scopo era avere al tavolo le Istituzioni e presenti le associazioni di categoria che ringrazio. L’incontro è stato organizzato dal mondo agricolo perché quest’anno è stato il più colpito dall’alluvione. I danni sono stati enormi ma anche la preoccupazione e disperazione di molte persone. Lasciamo aperta questa seduta per altri confronti perché noi non staremo a guardare. Se sarà necessario andremo nelle piazze con i trattori a fianco delle imprese e delle persone. Quando sono colpite le imprese, i cittadini sono colpiti due volte. Non è possibile che un territorio così importante come l’est veronese non abbia la sicurezza del vivere”.  Per il presidente Miozzi l’ultima alluvione poteva addirittura creare danni maggiori soprattutto alle persone: “Dobbiamo strutturare un patto per risolvere il problema perché non è più prorogabile questa situazione. Mi attiverò anche a livello nazionale con il sottosegretario Giorgetti insieme alla Regione Veneto”.

Protocollo d’intesa per espropri e indennizzi. “Grazie alla Coldiretti per questo incontro – ha detto nel suo intervento l’assessore Conte – e proprio con la Coldiretti abbiamo definito un protocollo d’intesa per stabilire il valore degli espropri e degli indennizzi”. “Abbiamo definito – ha proseguito – per il problema delle alluvioni un piano d’intervento di 2,7 miliardi di euro. Se li avessimo non potremmo spenderli per il patto di stabilità. Siamo in difficoltà a pagare le imprese che hanno realizzato opere negli ultimi due anni. Dopo l’ultima alluvione, la Regione Veneto ha stanziato 2 milioni di euro, di cui uno è andato a coprire le emergenze del Genio Civile. Per realizzare l’ampliamento del bacino di Montebello si possono recuperare le risorse economiche del 2010, 50 milioni di euro necessari, una volta approvato il progetto entro la fine dell’anno. Per gli indennizzi abbiamo messo a bilancio 500.000 euro per gli interventi provocati dal Genio Civile”. In conclusione il Sindaco Tosi ha sottolineato che “il quadro normativo è tipicamente italiano: c’è un commissario che ha poteri emergenziali e di ordinaria amministrazione. E’ importante decidere: la cosa più sbagliata è tergiversare. Quindi è necessario attivarsi senza prolungare più i tempi”.

(Fonte: Coldiretti Verona)